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	<title>inserimento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>E&#8217; vietata la tortura: nuovo report dell&#8217;associazione Antigone</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jun 2023 08:44:14 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Oggi pubblichiamo un approfondimento tratto dal nuovo report di associazione Antigone dal titolo: &#8220;E&#8217; vietata la tortura&#8221;.</p>



<p>In calce, potrete leggere molto altro del rapporto uscito nei giorni scorsi. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17005" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-768x404.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB-1536x807.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/Antigone2023_TorturaB.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h4></h4>



<h4>La rigida separazione tra donne e uomini in carcere. “Cose di un altro mondo”</h4>



<p> di Valeria Polimeni </p>



<p></p>



<p>Che il carcere costituisca una sorta di “mondo a sé” non è certo una novità: in quanto istituzione totale, esso è infatti caratterizzato da precise e peculiari regole che scandiscono minuziosamente la vita dei detenuti, intente, almeno in teoria, ad assicurare l’ordine e la sicurezza interna. Ma se la particolare durezza di tali norme e pratiche può trovare giustificazione nelle specifiche caratteristiche che differenziano il contesto penitenziario dalla comunità libera, non sempre la diversa regolazione della vita delle persone ristrette rispetto a quelle libere appare a priori ragionevole.</p>



<p>Solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo</p>



<p>È il caso, per esempio, di quella prassi, riscontrata nella maggior parte degli istituti penitenziari lombardi ospitanti donne e uomini, di mantenere una rigida separazione tra detenuti di sesso opposto nella gestione della vita penitenziaria quotidiana. Guardando, infatti, ai dati relativi alle visite svolte durante l’attività dell’Osservatorio di Antigone effettuate su tutto il territorio nazionale nel corso dell’anno 2022 emerge come i momenti trattamentali intramurari comuni tra donne e uomini ristretti siano molto scarsi: solo nel 10% degli istituti penitenziari a “composizione mista” si registrano attività in comune di tipo formativo, professionalizzante, culturale o sportivo (seppure in miglioramento in confronto all’anno precedente, rispetto al quale il tasso di istituti visitati con sezioni femminili in cui erano previste attività “miste” si attestava al 4,3%).</p>



<p>Questi dati nazionali risultano confermati anche nella più circoscritta realtà lombarda: nelle case circondariali di Milano San Vittore e Como e nella casa di reclusione di Vigevano, ad esempio, non si rilevano momenti di “socialità mista” tra detenuti di sesso opposto. Circostanza che vale anche per gli istituti di Bergamo e Brescia-Verziano, fatta eccezione per le rare occasioni di incontro che riguardano solamente le attività teatrali nel primo caso e quelle scolastiche nel secondo. Anche se è interessante notare come nella casa di reclusione di Brescia sia prevista la possibilità per donne e uomini di prestare attività lavorativa presso una cooperativa per il confezionamento di cialde di caffè, ma su turni rigorosamente separati. Singolare risulta poi l’esperienza della casa di reclusione di Bollate, in cui, rispetto al passato, si riscontra oggi una maggiore chiusura all’integrazione tra donne e uomini nelle attività trattamentali miste. Le uniche opportunità che si muovono in tal senso sono attualmente costituite dal progetto “Commissione cultura”, formato da una persona detenuta per ogni reparto (compreso quello femminile) e deputato ad organizzare la realizzazione di progetti e attività culturali da svolgersi in istituto, nonché dal progetto “Redazione Carte Bollate”, che vede impegnati settimanalmente donne e uomini detenuti insieme. Dal punto di vista professionale e lavorativo poi solo nell’attività di call center è prevista una partecipazione mista di (tre) donne e uomini detenuti. Inoltre, nella seconda casa di reclusione di Milano la possibilità di svolgere colloqui privati tra detenuti di sesso opposto richiede, secondo una curiosa prassi ormai consolidata nel tempo, che tra i medesimi vi sia stato un precedente periodo di scambio epistolare di almeno quattro mesi (di cui due con bollo affrancato e due senza).</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini.</p>



<p>Questi sporadici progetti costituiscono però una vera e propria eccezione. Nelle strutture penitenziarie promiscue la regola di fondo rimane, infatti, quella della ferrea separazione tra donne e uomini, a fronte di quanto previsto dall’art. 14, co. 6, ordin. penit., secondo cui, com’è noto, le donne devono essere ospitate in istituti separati da quelli maschili oppure in apposite sezioni di questi ultimi.</p>



<p>«Uomo in sezione!»</p>



<p>A conferma della permanenza di questa tradizionale prassi, fanno riflettere lo stupore e l’imbarazzo del personale penitenziario – spesso percepiti durante le suddette visite sul territorio lombardo – di fronte alla richiesta di informazioni circa le possibilità di socialità intramurarie tra donne e uomini detenuti nel medesimo istituto, quasi come se si trattasse di domande dal contenuto scandaloso. Non solo, in alcuni casi questa angoscia tra gli operatori penitenziari nel gestire la popolazione detenuta nel rapporto con l’altro sesso non sembra rivolta solo alla parte maschile della popolazione ristretta, ma anche nei confronti delle persone di sesso maschile provenienti dalla comunità esterna. Invero, in occasione di alcune visite condotte insieme ad altri volontari di Antigone di entrambi i sessi, si è avvertito un certo senso di ansia tra gli educatori e il personale di polizia penitenziaria che ci ha accompagnato durante l’attività di osservazione quando ad entrare in contatto con le detenute della sezione femminile dell’istituto fossero volontari uomini. Ciò si è reso evidente dal “grido di allarme” che in quella circostanza ha preceduto l’entrata in reparto della componente maschile del gruppo: «Uomo in sezione!».</p>



<p>Questa prassi, se può costituire ordinaria amministrazione per gli addetti al mestiere, appare però inconsueta a chi, da esterno, osserva i meccanismi propri delle istituzioni totali, soprattutto perché, in quelle occasioni, un medesimo segnale non è stato rilasciato quando lo stesso gruppo di volontari (donne e uomini) si è recato nelle sezioni maschili dell’istituto; né tale pratica è stata osservata in altri istituti lombardi con sezioni femminili quando a svolgere la visita era una delegazione di volontarie formata interamente da donne.</p>



<p>Ebbene, queste non rare reazioni dimostrano quanto nel mondo penitenziario sia ancora inimmaginabile garantire alcuni diritti e libertà, che sono invece pienamente affermati al di fuori delle mura del carcere. Ci si riferisce, ovviamente, a quella sfera di «diritti sommersi», tra cui, anzitutto, il diritto all’affettività e sessualità in carcere, il quale, dopo la nota sentenza costituzionale n. 301/2012, è oggi nuovamente tornato in auge a seguito della recente questione di legittimità costituzionale, sollevata dal magistrato di sorveglianza di Spoleto, dell’art. 18 ordin. penit. nella parte in cui non prevede che al detenuto sia consentito, quando non vi siano ragioni di sicurezza, lo svolgimento di colloqui intimi (anche a carattere sessuale) con la persona convivente non detenuta, stante il controllo a vista da parte del personale di custodia. Antigone è peraltro entrata nel giudizio presentando un proprio atto di intervento.</p>



<p>È chiaro che quella resistenza del nostro legislatore e dell’Amministrazione penitenziaria a riconoscere momenti e spazi di socialità tra donne e uomini ristretti nel medesimo istituto penitenziario è riscontrabile ancora di più nell’assenza di luoghi e istituti giuridici che garantiscano alla popolazione penitenziaria (maschile e femminile) il diritto all’affettività con i propri cari. Da questo punto di vista, peraltro, l’ordinamento penitenziario per adulti sembra discostarsi da quello minorile, per il quale è invece oggi prevista, grazie alla riforma Orlando, la possibilità di usufruire, ai sensi dell’art. 19 d.lgs. n. 121/2018, di «visite prolungate» all’interno di apposite unità abitative con i propri familiari o con altre persone con le quali sussista un legame affettivo. Eppure, nemmeno ciò varrebbe ad affermare che almeno per i detenuti minorenni sia avvenuto un superamento della logica di separazione sottesa al rapporto con l’altro sesso, considerato il caso del carcere di Pontremoli, unico istituto penale minorile italiano interamente costituito da popolazione femminile.</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti</p>



<p>La forzata separazione tra i due sessi in carcere appare, quindi, espressione di quel perdurante e dannoso approccio infantilizzante alla popolazione detenuta, secondo cui quest’ultima viene concepita come oggetto del trattamento, piuttosto che come insieme di persone titolari di diritti. Tale prassi risulta poi pericolosa anche perché ha senza dubbio favorito il radicarsi nel tempo dell’idea del carcere come istituzione pensata anzitutto a forma d’uomo, alle cui regole le donne detenute devono, in via residuale, adeguarsi.</p>



<p>Guardando, infatti, alle disposizioni contenute nella legge o nel regolamento penitenziario ci si accorge di come, nonostante le Regole di Bangkok per il trattamento delle donne detenute<a><sup>1)</sup></a>, nel nostro ordinamento non vi sia alcuna attenzione alle specifiche condizioni e ai peculiari bisogni delle donne ristrette e ciò probabilmente anche a causa dell’esiguo numero che esse rappresentano rispetto al totale della popolazione detenuta (il solo 4,2 %). Una situazione, questa, che permane malgrado la citata riforma dell’ordinamento penitenziario del 2018, la quale è intervenuta sul menzionato art. 14, co. 6, ordin. penit., prevedendo che nelle sezioni femminili di istituti maschili vi sia una dimensione minima di donne detenute «in numero tale da non compromettere le attività trattamentali», e ha introdotto, all’art. 31, co. 2, ordin. penit., la possibilità anche per la popolazione femminile di far parte delle rappresentanze dei detenuti e degli internati.</p>



<p>Costituendo, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi</p>



<p>Costituendo, quindi, le donne detenute una minoranza e non essendo consentito loro di partecipare alle attività pensate principalmente per gli uomini, si determinano evidenti disparità trattamentali tra i due sessi, come evidenziato, in particolare riferimento al carcere di San Vittore, anche nel rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti in occasione delle visite effettuate in alcuni istituti penitenziari italiani nel 2022. Differenziazioni in tal senso sono rinvenibili altresì nella casa circondariale di Como, in cui la maggior parte delle offerte di trattamento sono destinate ai detenuti di sesso maschile, non essendo prevista alcuna attività lavorativa, ricreativa, sportiva o culturale specifica per le sezioni femminili. Del resto, ciò è confermato dal&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">primo rapporto di Antigone sulle donne detenute in Italia</a>, secondo cui risulta davvero difficile enucleare dai dati sulle offerte trattamentali intramurarie quelli specificamente destinati alla popolazione femminile, a riprova della scarsità di attività di questo tipo.</p>



<p>Importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione.</p>



<p>Nonostante la previsione di cui all’art. 19, co. 3, ordin. penit., che assicura la parità di accesso alla formazione culturale e professionale per le donne detenute e internate, importanti differenze di possibilità risocializzative si riscontrano poi soprattutto rispetto alle attività scolastiche, a cui generalmente le detenute possono accedere per i soli gradi inferiori di istruzione (come i corsi di alfabetizzazione), mancando nella maggior parte dei casi spazi e numeri sufficienti a consentire l’attivazione di corsi di istruzione di secondo livello o di corsi di studi universitari.</p>



<p>Per evitare allora che il carattere minoritario della popolazione detenuta femminile venga utilizzato come pretesto per giustificare la penalizzazione di fatto di un’intera categoria di persone che spesso si traduce in una carenza di risorse e attività risocializzative, sarebbe forse opportuno che, nel ripensare un diverso modello di amministrazione detentiva, ci si spogli di regole eccessivamente anacronistiche e afflittive, le quali, richiedendo una gestione separata della popolazione mista, implicano anche una differenziazione delle opportunità di reinserimento sociale, con il risultato di renderle poi nettamente sbilanciate a favore della componente maschile. Peraltro, una differente gestione della popolazione penitenziaria all’interno delle strutture promiscue consentirebbe anche il definitivo superamento di quelle logiche che spesso portano alla genderizzazione delle poche attività presenti nelle sezioni femminili, secondo cui alle detenute vengono generalmente offerte solo quelle attività ritenute più confacenti al genere femminile (quali, per esempio, attività di sartoria, ricamo, lavanderia, pasticceria, giardinaggio, estetista o parrucchiera).</p>



<p>Pertanto, laddove le fondamentali esigenze di sicurezza lo consentano, sarebbe davvero utile, sotto diversi punti di vista, sostenere una normalizzazione delle attività c.d. “miste”, nonché della socialità tra donne e uomini del medesimo istituto, al pari di quanto accade, d’altronde, nel mondo libero: non potendo ravvisarsi nulla di scandaloso o immorale nel garantire alle persone private della libertà personale quei diritti la cui restrizione o negazione non trova alcuna giustificazione plausibile se non quella di un’ulteriore afflizione. Il principio di separazione espresso dal citato art. 14, co. 6, ordin. penit. non dovrebbe, dunque, intendersi in senso assoluto: per evitare che alcuni gruppi rimangano privi di opportunità risocializzative sarebbe comunque possibile (se non doveroso) ipotizzare attività che coinvolgano insieme categorie disomogenee tra loro. In questo senso, proprio per attenuare il forte divario che rende il carcere una sorta di universo a parte rispetto al resto della società, negli istituti a prevalenza maschile che ospitano sezioni femminili si potrebbe favorire l’organizzazione di attività diurne comuni, partendo, ad esempio, dal campo educativo e formativo attraverso l’istituzione generalizzata di classi miste, oppure nell’ambito delle manifestazioni religiose. Ciò implicherebbe certamente anche un ripensamento degli spazi – già insufficienti – da destinare alle attività trattamentali, nonché delle tipologie di queste ultime: affinché, nella regolamentazione della gestione della vita quotidiana detentiva così come nell’offerta di opportunità di reinserimento sociale, possa finalmente rivolgersi la dovuta attenzione anche alla componente femminile della popolazione penitenziaria ed evitarne così la sua progressiva marginalizzazione.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p>L’auspicio, allora, è che il tema del rapporto con l’altro sesso riceva una maggiore attenzione all’interno delle politiche di management penitenziario, non fosse altro che per le evidenti e concrete ripercussioni che esso ha sulle condizioni di vita intramuraria delle persone ristrette.</p>



<p><strong>Breve bibliografia</strong></p>



<p>Dalla parte di Antigone. Primo rapporto sulle donne detenute in Italia, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>F. Brioschi,&nbsp;<em>Donne ai margini di un carcere che parla al maschile</em>, 10 marzo 2023, in&nbsp;<a href="https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ristretti.org/donne-ai-margini-di-un-carcere-che-parla-al-maschile?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>G. Masullo, V. Fidolini,&nbsp;<em>Sessualità negate? L’eros negli istituti penitenziari</em>, in Salute e Società, n. 1/2018, pp. 27 ss.</p>



<p>Report to the Italian Government on the periodic visit to Italy carried out by the European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment (CPT) from 28 March to 8 April 2022, pubblicato in&nbsp;<a href="https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.coe.int/it/web/portal/-/il-comitato-anti-tortura-pubblica-il-rapporto-sull-italia?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>S. Ronconi, G. Zuffa,&nbsp;<em>La prigione delle donne. Idee e pratiche per i diritti</em>, Roma, 2020</p>



<p>S. Talini,&nbsp;<em>L’affettività ristretta</em>, in M. Rutolo, S. Talini (a cura di), I diritti dei detenuti nel sistema costituzionale, Napoli, 2017, pp. 198 ss.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><th scope="row"><a>↑1</a></th><td>La Regola 1 delle Regole delle Nazioni Unite per il trattamento delle donne detenute stabilisce che: «Affinché sia messo in pratica il principio di non discriminazione, sancito dalla regola 6 delle Regole Minime per il trattamento dei detenuti, bisogna tener conto delle esigenze peculiari delle donne detenute per l’attuazione delle presenti regole. Le misure adottate per soddisfare tali necessità nella prospettiva della parità di genere non devono essere considerate discriminatorie».</td></tr></tbody></table></figure>



<p>PER LEGGERE IL REPORT: https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.rapportoantigone.it/diciannovesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Dossier statistico Immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2021 08:07:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/dossier.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per la prima volta in calo gli immigrati in Italia.</p>



<p><br>Dopo 20 anni di crescita ininterrotta, anche a causa della pandemia si registra una<br>diminuzione della presenza straniera, che non compensa più il saldo demografico<br>naturale del Paese. Si riducono sia i residenti che la forza lavoro, il cui tasso di<br>occupazione diventa inferiore a quello degli italiani.</p>



<p><br>Anticipazione del 31° Dossier Statistico Immigrazione a cura di IDOS,<br>in collaborazione con Confronti e Istituto di Studi Politici “S. Pio V”<br><br>L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni<br>a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in<br>tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%),<br>attestandosi su 5.013.215. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente<br>compensava i saldi naturali negativi degli italiani.<br>Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni<br>all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato<br>l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti,<br>acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.<br>A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero<br>(177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%)<br>rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero<br>(29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri<br>cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa<br>58mila unità rispetto al 2019.<br>Guardando alla differenza tra nati e morti, l’Italia registra, anche a causa della pandemia, un<br>incremento della mortalità che porta a un saldo naturale della popolazione totale negativo per<br>342.042 unità: la componente italiana perde, tra nati e morti, 392.108 persone, mentre quella straniera,<br>grazie alle nascite, aumenta di 50.066. Gli stranieri, per la loro più giovane età, hanno patito meno gli<br>effetti letali della pandemia ma, nonostante ciò, la loro mortalità è cresciuta in un anno del 25,5%<br>(1.892 decessi in più del 2019) e registra l’incremento maggiore nel Nord-Ovest (+36,0%), più<br>colpito dalla diffusione del virus.<br>Seppure il saldo migratorio estero e quello naturale siano anche nel 2020 di segno positivo, i residenti<br>stranieri calano a causa di 118.949 cancellazioni d’ufficio per “altri motivi” (irreperibilità o scadenza<br>del permesso di soggiorno) e di 133mila stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana.<br>Nel caso dei cittadini non comunitari, al blocco delle frontiere si è aggiunto il rallentamento nella<br>gestione delle pratiche amministrative: solo con il rilascio del permesso di soggiorno, infatti, è<br>possibile l’iscrizione anagrafica, che oltretutto avviene dopo una presenza in Italia di una certa durata.<br>Da tutti questi elementi scaturisce la diminuzione registrata nel 2020. In 20 anni, solo nel 2015 e nel<br>2016 si erano registrati lievi cali (rispettivamente -4.203 e -12.409), ma decisamente più bassi e rilevati a posteriori dall’Istat (revisione post censuaria). Invece, il calo del 2020 è il più alto mai avuto<br>e, al netto delle acquisizioni di cittadinanza italiana e delle cancellazioni d’ufficio, è riconducibile<br>alla pandemia (salvo aggiornamenti che l’Istat comunicherà a fine 2021 con i dati definitivi).<br>Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva<br>(in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della<br>disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme<br>all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il<br>contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente<br>scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri.<br>Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-<br>1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’inattività<br>cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una<br>perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita<br>di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).<br>Se nel 2004 il tasso di inattività degli stranieri era più basso di 12 punti percentuali rispetto agli<br>italiani, dopo 14 anni il gap si è ridotto a soli 2 punti. E così, per la prima volta nella storia<br>dell’immigrazione in Italia, il tasso di occupazione degli stranieri si attesta su un livello inferiore a<br>quello dei cittadini italiani (57,3% rispetto a 58,2%), essendo diminuito tra i primi in misura molto<br>più intensa (-3,7 contro -0,6 punti percentuali).</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Dossier statistico immigrazione 2021" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Cb7rVugGx3Y?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;. Alessio e Marco</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 08:55:03 +0000</pubDate>
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<p>Ecco per voi un altro video per conoscere i giovani di oggi: le loro aspettative, i loro interessi, come si affacciano alla vita e al futuro. Abbiamo ALESSIO e MARCO, due gemelli. Vi consigliamo di ascoltarli perchè vi fare anche due risate!</p>



<p>Il progetto è a cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>&#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;. Alice</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 06:34:15 +0000</pubDate>
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<p>Per il progetto a cura di Jorida Dervishi, &#8220;Dialogo con gli studenti&#8221;, oggi vi presentiamo Alice.</p>



<p>Per conoscere la gioventù di oggi, per capire quali sono le aspettative delle ragazze e dei ragazzi, per sapere come vedono il Futuro e cosa pensano del Presente. </p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/IMG_7862.mov?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>


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		<title>&#8220;L’imprenditoria sociale giovanile e l’Agenda 2030”</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2020 07:15:04 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/20200710_104921-1-1024x706.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14434" width="768" height="529" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/20200710_104921-1-1024x706.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/20200710_104921-1-300x207.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/20200710_104921-1-768x530.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/20200710_104921-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<h1>Nazioni Unite: pubblicato il Rapporto Mondiale della Gioventù 2020.</h1>



<p>Il Dipartimento degli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite ha adottato in data 2 luglio il<a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Rapporto_sulla_gioventu_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;Rapporto Mondiale della Gioventù 2020 &#8211; “L’imprenditoria sociale giovanile e l’Agenda 2030”.</a>&nbsp;Questo ha come obiettivo quello di abbattere gli ostacoli che rendono difficile l’accesso dei giovani all&#8217;imprenditoria sociale di successo, contribuendo di conseguenza allo sviluppo sostenibile e ad affrontare gli effetti socio economici negativi del COVID-19.&nbsp;</p>



<p>A causa della disoccupazione giovanile crescente nel mondo, aggravata in seguito all&#8217;emergenza sanitaria, il Rapporto esorta i governi ad adottare le misure necessarie per garantire l’accesso alla formazione, al supporto tecnico, alle reti e ai sistemi finanziari fondamentali per avviare un’impresa sociale giovanile.</p>



<p>Il Rapporto evidenzia come l’imprenditoria sociale possa essere un mezzo importante per migliorare l’inclusione sociale dei gruppi vulnerabili e per assicurare ai giovani un sostentamento economico, contribuendo allo stesso tempo alla concretizzazione degli <strong>Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile.</strong></p>



<p></p>



<p>Per approfondimenti: </p>



<p><a href="http://www.unric.org/it/agenda-2030?utm_source=rss&utm_medium=rss">Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile</a></p>



<p><a href="https://www.un.org/development/desa/en/news/social/2020-world-youth-report.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nuove opportunità imprenditoriali per i giovani potrebbero ridurre la disoccupazione e portare benefici sociali</a></p>



<p></p>
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		<title>La presenza degli stranieri nella scuola e nel lavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 07:11:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da retemigrazionilavoro.it) Focus Cgil Milano.Rubrica sul mercato del lavoro migrante in collaborazione con la Camera del Lavoro Metropolitana di Milano. a cura di Antonio Veronaresponsabile dipartimento Mercato del lavoro – Formazione e Ricerca di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da retemigrazionilavoro.it)</p>



<p><strong>Focus Cgil Milano.</strong>Rubrica sul mercato del lavoro migrante in collaborazione con la Camera del Lavoro Metropolitana di Milano.<br><br></p>



<p><strong>a cura di Antonio Verona<br></strong><em>responsabile dipartimento Mercato del lavoro – Formazione e Ricerca di Cgil Milano</em><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.cgil.milano.it/dipartimento/mercato-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://www.cgil.milano.it/dipartimento/mercato-del-lavoro/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="450" height="287" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 450w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/lavoratore-immigrato12-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></figure>



<p>Nelle settimane che coincidono con la conclusione dell’anno scolastico, si rinnovano le speranze dei genitori, l’impegno degli studenti e l’aspettativa di tutti nell’attribuire alla scuola e ai suoi esiti parte fondamentale del riscatto sociale che orienta e anima l’investimento che ciascuno fa per sé e per la propria famiglia.</p>



<p>Forse è proprio questo il momento giusto per analizzare la presenza degli stranieri nella scuola e nel mondo del lavoro osservando, al tempo stesso, i criteri attraverso i quali gli studi possano condizionare l’attività lavorativa e fino a che punto l’istruzione riesca ad avere un ruolo nella crescita sociale dell’intera comunità nazionale e con quali caratteristiche.</p>



<p>Cominciamo con un’osservazione empirica.</p>



<p>E’ sufficiente andare all’uscita di una qualsiasi scuola milanese, ma il discorso può valere per tutti con proporzioni e cifre diverse, per sentire il suono dell’ultima campanella della giornata e vedere correre gruppi di ragazzi e ragazze di etnie diverse, mescolarsi tra loro, accomunati magari da un unico accento che spesso tradisce il linguaggio parlato in famiglia.</p>



<p>La stessa cosa può valere per i campus universitari, sebbene il dato sia massicciamente condizionato dai programmi “Erasmus”&nbsp; che,&nbsp; tuttavia, non smentisce&nbsp; l’affermarsi &nbsp;di una società cosmopolita che, a dispetto dei sovranismi di diverse marche, delinea i contorni di un diverso contesto sociale.</p>



<p>Serve capire se tutto questo sforzo, anche finanziario, messo in campo dalle famiglie e corrisposto dall’investimento pubblico destinato alla formazione e all’istruzione, trova il giusto riscontro nelle occasioni di lavoro che si proporranno in seguito.</p>



<p>La figura che segue, descrive l’evoluzione negli anni della presenza degli stranieri nel mondo del lavoro e con quale livello di preparazione</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1341"/></figure>



<p>Va segnalato l’incremento degli stranieri occupati in Italia, ma questo lo sapevamo già; &nbsp;ci sorprende che ad aumentare siano soprattutto i laureati, mentre pressoché stazionari sono i diplomati e i lavoratori privi di formazione specifica.</p>



<p>Lo stesso dato suddiviso per genere offre uno spaccato interessante, poiché fa notare che l’incremento dei laureati riguarda soprattutto i maschi stranieri mentre le femmine offrono il contributo più significativo ad abbassare la media dei lavoratori privi di formazione</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1343"/></figure>



<p>Tornando agli ambienti scolastici, serve rilevare la corrispondenza tra le prospettive (e le aspettative) per gli studenti di oggi rispetto alla domanda di lavoro di domani, sapendo che oggi ci si trova di fronte a questo dato: l’incremento dell’istruzione liceale e tecnica, a spese della formazione e dell’istruzione professionale.</p>



<p>Forse l’aspirazione più significativa è rivolta ad un futuro accademico ed è un’ambizione ben riposta, dal momento che già si avvertono i primi esiti nella maggior presenza dei laureati tra i lavoratori occupati (Il dato assume valore a fronte del fatto che i laureati occupati in Italia rappresentano una quota di gran lunga inferiore nel confronto con la condizione degli altri paesi europei).</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.retemigrazionilavoro.it/wp-content/uploads/2019/06/grafico-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1338"/></figure>



<p>Prima ancora di capire se la prospettiva degli stranieri sia quella di occupare posizioni importanti nel sistema produttiva che verrà, serve analizzare la struttura del sistema produttivo e i mutamenti che si&nbsp; stanno configurando quale esito della crisi iniziata nel 2008.</p>



<p>A Milano, più che altrove, si conferma un apparato produttivo orientato all’esportazione e, quindi, bisognoso di competenze capaci di favorire l’intermediazione tra culture, costumi e usi differenti (non si tratta solo di interpretariato, pur importante, ma di tutta quella gamma di attività e conoscenze che fanno capo al diffondersi dei diversi stili di vita e dei differenti modelli comportamentali.</p>



<p>Talvolta anche le diversità antropologiche possono segnare il successo o l’insuccesso dei prodotti: è emblematico, a questo riguardo, il rovinoso fallimento della campagna tentata in Cina da un noto marchio di moda, per aver frainteso il modello di bellezza diffuso in quel Paese).</p>



<p>Sarà superfluo ricordare che su questi terreni gli stranieri hanno molto da offrire, quello che ancora stenta a farsi strada è la consapevolezza di quanto le donne siano, tra gli stranieri, in possesso di quel talento naturale capace di creare relazioni e legami utili allo sviluppo delle reti internazionali della produzione e della commercializzazione.</p>



<p>Anche per questa ragione stride quel gap, che va superato velocemente, tra laureati maschi e laureate femmine. Non è solo una questione di genere ma una vera e propria esigenza sociale ed economica.</p>
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		<title>I frutti del carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 05:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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<a href="http://1.bp.blogspot.com/-ST3YUK-2TEw/Vf-uamS1fQI/AAAAAAAADOk/_WM9Lccyusk/s1600/unnamed%2B%2528194%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/09/unnamed-%28194%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="224" /></a></div>
<p>Milano. La Loggia dei Mercanti,&nbsp; a un passo dal Duomo, ospita &#8211;<strong> sabato 26 settembre</strong> – l’iniziativa “I frutti del carcere”. In programma l’esposizione delle produzioni carcerarie e incontri di approfondimento sui temi della detenzione e delle alternative al carcere. Un’occasione per conoscere il lavoro dei detenuti, le attività svolte nei laboratori degli Istituti di pena con la mostra mercato di mobili, gioielli, accessori, abiti, prodotti alimentari (pane, focacce, dolci) oltre a fiori e piante.&nbsp;Saranno organizzati anche&nbsp;incontri e dibattiti di approfondimento incentrati sui temi della detenzione, del lavoro carcerario e delle misure alternative. A cura associazione di &nbsp;promozione sociale “Per i Diritti”. L’evento è inserito nel calendario di Expo in Città. Ore 10-18.30. Sito: <a href="http://www.comune.milano.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.comune.milano.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
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