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	<title>intellettuali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Libertà per Alaa Abdel Fattah</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 07:11:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p><a href="https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://api.whatsapp.com/send?text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah%20https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2022%2F06%2F06%2Fliberta-per-alaa-abdel-fattah%2F&amp;text=Libert%C3%A0%20per%20Alaa%20Abdel%20Fattah&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://www.instagram.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a></p>



<p>Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di ciascun partecipante. Ha iniziato Riccado Noury di Amnesty International e poi vi hanno aderito decine e decine di persone, intellettuali, attivisti per i diritti umani, politici, giornalisti, attori, scrittori. Una catena di solidarietà per sostenere le rivendicazioni di Alaa che sta svolgendo uno sciopero della fame dal 2 aprile. L’iniziativa è coordinata dall’amica giornalista e scrittrice, Paola Caridi curatrice del blog&nbsp;<a href="http://www.invisiblearabs.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.invisiblearabs.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/Free-Alaa-2-1024x367.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5661"/></figure>



<p>Sono passati 67 giorni dall’inizio dello sciopero di Alaa e le autorità carcerarie e giudiziarie hanno negato l’evidenza, sostenendo falsamente che Alaa non sta svolgendo nessun sciopero. Poi lo hanno spostato dal carcere di massima sicurezza di Tora, al carcere di Natroun dove ha ottenuto un materasso, dei giornali e libri forniti dalla famiglia, una penna e dei quaderni.</p>



<p>Per iniziativa della famiglia (la madre è nata in GB), Alaa ha ottenuto la cittadinanza britannica. Questo passo potrebbe alleviare le sofferenze del carcere duro e disumano al quale è stato costretto per anni. Adesso un avvocato britannico lo può difendere e il consolato può compiere visite in carcere per accertarsi delle sue condizioni.</p>



<p>La vita di Alaa è in pericolo, perché il perdurante sciopero potrebbe causare danni irreversibili per la sua salute. Le uniche notizie finora trapelate sono quelle giunte dalla sua famiglia, in seguito alla visita della madre il 12 maggio. La prossima visita sarà il 12 giugno.</p>



<p>Ecco un articolo uscito su il manifesto:</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/copertina-non-siete-ancorastati-sconfitti-738x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5662"/></figure>



<p>Il suo libro&nbsp;<strong><em>“Non siete stati ancora sconfitti”,</em></strong>&nbsp;una raccolta di suoi scritti, è stato pubblicato in Italia ed è stato presentato lo scorso ottobre al Salone del Libro di Torino. Ecco la sua presentazione sulle pagine dell’editore, Hopefulmonster – Torino.</p>



<p>Prima traduzione italiana degli scritti del blogger e attivista Alaa Abd el-Fattah, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011. Il libro esce grazie a una rete internazionale di editor e giornalisti, alla famiglia dell’autore, ad Amnesty International che da anni segue il caso dello scrittore tuttora in carcere, ad ARCI e alla collaborazione con la casa editrice Fitzcarraldo di Londra lo pubblica contemporaneamente nella traduzione inglese. Un volume in grado di restituire la drammatica situazione dell’Egitto nelle cui carceri si stimano siano reclusi oltre 60.000 detenuti politici e di coscienza, sottoposti a torture, esecuzioni capitali, ingiusto processo e lunghi periodi di detenzione preventiva, in palese violazione dei diritti umani e civili.</p>



<p><strong>Alaa Abd el-Fattah</strong>, nato nel 1981 al Cairo, è entrato per la prima volta in prigione a 25 anni, nel 2006. Le autorità egiziane lo avevano arrestato durante una manifestazione pacifica al Cairo. Divenuto la figura simbolo della dissidenza egiziana ha trascorso gli ultimi sei anni praticamente sempre dentro una cella, privato anche dei libri e della carta per scrivere. È considerato da Amnesty International un ‘prigioniero di coscienza’, il più noto tra le decine di migliaia di detenuti politici nelle carceri egiziane. Figlio della più importante famiglia egiziana di attivisti e difensori dei diritti umani e civili, Alaa incarna un’intera generazione di giovani egiziani che mettono la propria vita e la propria intelligenza al servizio del diritto alla dignità, individuale e collettiva.</p>



<p>Un libro che raccoglie suoi scritti scelti:</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/channel/UCQMa_efjkW4mwNyTL2etaCA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La presentazione online del libro</a></p>



<p>ALAA ABD EL-FATTAH</p>



<h1>Non siete stati ancora sconfitti</h1>



<p>La stanza del mondo</p>



<p>traduzione di Monica Ruocco<br>pagine: 288<br>formato: 16 x 22,5 cm<br>data di pubblicazione: ottobre 2021<br>confezione: brossura<br>lingua: italiano<br>isbn 9788877572882</p>



<p>€23,00</p>
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		<title>Chi è il nostro nemico in questa guerra? Dichiarazione di accademici greci ed altri contro la xenofobia﻿</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 08:13:21 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="370" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13752" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/xxxxxxxxxxxxxxx-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><br></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td></td></tr><tr><td>Various Authors &#8211; Autores varios &#8211; Auteurs divers- AAVV-d.a.<br>(da txacala-int.org)</td></tr><tr><td>Tradotto da&nbsp;<strong>&nbsp;<a href="http://www.tlaxcala-int.org/biographie.asp?ref_aut=2&amp;lg_pp=it&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي</a></strong></td></tr></tbody></table>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td>In Grecia siamo testimoni di un&#8217;isteria xenofoba e razzista alimentata da un ampio spettro di forze conservatrici, di <br>estrema destra e fasciste, e sostenuta dai mass media e dal governo. In un&#8217;atmosfera di fervore nazionalistico, il <br>discorso pubblico è trafitto da grida di guerra e dichiarazioni disumane che offendono i valori morali fondamentali. <br>Incredibili, odiose e spudorate ingiurie vengono lanciate contro donne e bambini, e contro i deboli in generale.Questa<br> xenofobia organizzata e psicotica coltiva il panico, paralizza il pensiero razionale, annega ogni appello alla solidarietà, riempie una società stanca e insicura con i veleni dell&#8217;estrema destra e del fascismo misantropo. Segna il culmine di <br>uno sforzo sistematico e insistente del capitale per imporre alla società greca l&#8217;egemonia ideologica di un&#8217;estrema <br>destra razzista. Sfrutta gli enormi problemi creati dalle dure politiche liberali degli attuali e precedenti detentori del <br>potere statale.<br><br>Contro l&#8217;istrionismo dell&#8217;estrema destra dichiariamo con calma:<em>I rifugiati non sono mai stati un problema per il popolo </em><br><em>greco.<br><br>Non sono stati i rifugiati a causare la crisi mondiale, ma il capitale.<br><br>I rifugiati non hanno portato milioni di lavoratori alla disoccupazione, né centinaia di migliaia di imprese in Grecia alla </em><br><em>chiusura. In tutto il mondo, è il capitale che lo ha fatto.<br><br>I rifugiati non hanno fatto sì che nell&#8217;ultimo decennio gli Stati derubassero i propri cittadini con le tasse destinate a </em><br><em>salvare le banche e altri covi oligarchici del capitalismo mondiale. Sono stati gli oligarchi a farlo.<br><br>I rifugiati hanno perso tutto negli anni della crisi economica mondiale. Gli oligarchi continuano però ad accumulare </em><br><em>ricchezze saccheggiando il pianeta.<br><br>I rifugiati non hanno imposto al popolo greco disoccupazione di massa e povertà. La Troika lo ha fatto attraverso i suoi </em><br><em>memorandum.<br><br>I rifugiati non hanno mandato in emigrazione mezzo milione di figli e figlie del popolo greco. </em>I rifugiati non gestiscono un sistema basato sullo sfruttamento, la concorrenza, l&#8217;alienazione e la guerra. Come i migranti sono vittime del sistema <br>capitalistico dominante che organizza la guerra di classe dei ricchi contro i poveri. Sperimentano tutte le catastrofi che questo sistema porta all&#8217;umanità. Sono vittime di tutte le guerre e di tutti gli interventi organizzati dall&#8217;Occidente <br>imperialista &#8211; USA, Unione Europea, NATO &#8211; per imporre il suo dominio.<br><br>La Grecia è parte integrante delle strutture finanziarie, politiche e militari euroatlantiche. Attraverso la partecipazione a queste strutture gli oligarchi greci avanzano aggressivamente i loro interessi, qui e altrove. I rifugiati e gli immigrati sono vittime della guerra finanziaria mondiale condotta dai colossali monopoli degli Stati imperialisti contro i <br>produttori dei paesi più deboli, causando e riciclando così il sottosviluppo e la povertà.<br><br>L&#8217;estrema destra però, in Grecia e in ogni altro luogo, attribuisce tutti questi flagelli ai rifugiati. In modo sistematico e organizzato rivolge contro i rifugiati la rabbia di coloro che non vedono i veri colpevoli: le forze di guerra (USA, Nato, <br>Unione Europea), l&#8217;oligarchia della ricchezza, e i politici che le servono.<br><br>Attraverso il bersaglio xenofobo dei rifugiati l&#8217;estrema destra coltiva la discordia tra la gente. Sovverte la solidarietà <br>sociale, che è sempre stata l&#8217;arma degli sfruttati e degli oppressi contro gli sfruttatori e gli oppressori.<br><br>Di fronte a un&#8217;epidemia di xenofobia e razzismo, dichiariamo con forza che i rifugiati e i migranti non sono nostri <br>nemici. Non siamo contro di loro! Non siamo contro i deboli, i miserabili, gli impoveriti di questo mondo! I nostri <br>nemici sono i guerrafondai &#8211; gli Stati Uniti, la NATO, l&#8217;Unione Europea, gli oligarchi capitalisti in Grecia e Turchia, e i <br>loro servitori politici. I nostri nemici sono i fascisti, i razzisti e i misantropi.<br><br>Contro un sistema che schiaccia interi popoli e ne polverizza la vita, un sistema che giorno dopo giorno produce <br>sempre più “persone in esubero”, noi lotteremo sempre per la solidarietà dei popoli contro i loro nemici comuni, per <br>una nuova società di fratersororità e di umanità.<br><br></td></tr></tbody></table>



<p>&#8212;

</p>
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		<title>“LibriLiberi”: ALBA, di Selahattin Demirtaş</title>
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		<pubDate>Sun, 20 May 2018 07:27:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Selahattin non è solo un bravo scrittore, è un importante uomo politico: nato nel Kurdistan turco, è deputato in parlamento e capo dell&#8217; HDP (Partito democratico del popolo). Si trova in carcere dal novembre&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/9788807032875_0_0_300_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10741" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/9788807032875_0_0_300_75.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="191" height="300" /></a></p>
<p>Selahattin</p>
<p>non è solo un bravo scrittore, è un importante uomo politico: nato nel Kurdistan turco, è deputato in parlamento e capo dell&#8217; HDP (Partito democratico del popolo).</p>
<p>Si trova in carcere dal novembre 2016 in quanto difensore delle minoranze, oltre che paladino della pace e dell&#8217;uguaglianza. Proprio dalla prigione lancia la denuncia della violenza continua commessa soprattutto a danno delle donne, con una raccolta di racconti intitolata <i>ALBA</i>, raccolta edita da Feltrinelli.</p>
<p>In quarta di copertina si legge che <i>Alba</i> sia un “libro importante”: e lo è davvero. Attraverso le storie di Seher (nome turco del titolo del testo), di Nazo, di Semra e di molte altre donne, Demirtaş racconta uno spaccato della società turca che toglie la libertà fisica e psicologica (quando non toglie la vita stessa) all&#8217;altra metà del cielo, società che ancora si appella all&#8217;onore, al patriarcato, al maschilismo con la complicità di un sistema politico-giuridico deviato e corrotto.</p>
<p>I racconti sono narrati da vari punti di vista, a volte in prima persona altre volte in seconda o terza; hanno uno stile duro, ironico, immaginifico, ma presentano sempre un forte rimando all&#8217;attualità, ad una realtà troppo spesso violenta e crudele che non lascia spazio alla speranza.</p>
<p>I capitoli sono aperti dai disegni dell&#8217;autore stesso, a carboncino, in bianco e nero: figure umane, animali, oggetti ripresi nelle parole delle storie narrate perchè la scrittura e la pittura sono le due attività principali che permettono a Demirtaş di resistere nella sua condizione di detenuto per la sua attività di dissidente.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10743" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="273" height="497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2235w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-165x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 165w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-768x1398.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/IMG_20180519_100157-563x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 563w" sizes="(max-width: 273px) 100vw, 273px" /></a></p>
<p>Sostenuto dai propri familiari &#8211; dalla sorella in particolare, autrice della bella copertina del libro &#8211; il leader/scrittore dimostra una grande sensibilità e una profonda empatia con donne di tutte le età tanto da essere in grado di immedesimarsi con una bambina di cinque anni: racconta le emozioni e i sentimenti di chi è stata vittima di stupro, di chi ha vissuto la guerra, di chi ha perso una persona cara, di tutte/i coloro che hanno subìto e subiscono un&#8217;ingiustizia. E non cercano mai vendetta, ma verità.</p>
<p>Ogni racconto è potente ed emozionante, delicato e urgente: si parla della Turchia, dei kurdi e anche dei siriani&#8230;capri espiatori anche loro di un genocidio voluto e perpetrato con il benestare di noi occidentali.</p>
<p>Non mancano alcuni riferimenti autobiografici: in uno degli ultimi capitoli, lo scrittore parla a sua madre, figura archetipitica di donna, e racconta che fin da piccoli, lui e il fratello, coltivavano il sogno di distribuire equamente le risorse economiche che avevano a disposizione. Si nasce con il senso dell&#8217;etica e della giustizia? E poi se ne paga il prezzo.</p>
<p>Sì, <i>Alba</i> è un libro importante.</p>
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		<title>Venezuela. La VOCE della diaspora</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Nov 2017 08:15:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Nel 2015 il grande poeta venezuelano Rafael Cadenas, Premio García Lorca di poesia in Spagna scriveva: Se mi chiedessero dove si trova il Venezuela? Dovrei dire che si trova in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Nel 2015 il grande poeta venezuelano Rafael Cadenas, Premio García Lorca di poesia in Spagna scriveva: </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT"><i>Se mi chiedessero dove si trova il Venezuela? Dovrei dire che si trova in Messico, a Miami e in altre zone dell&#8217;entroterra degli Stati Uniti. Si trova in Colombia, in Ecuador, in Spagna, in Panama, in Cile e persino negli Emirati Arabi (…) Venezuela oggi è una nazione dispersa nel mondo. Dov’è radicato il talento, l’intelligenza e il lavoro dei venezuelani, lì si trova il Venezuela (…) </i></span></span><i> </i></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">E io aggiungo: adesso, questo Venezuela mondiale ha un volto e una voce perché lo scorso 17 novembre è scappato dal Venezuela Antonio Ledezma, sindaco metropolitano della città di Caracas, simbolo dei prigionieri politici insieme a Leopoldo López; Ledezma era agli arresti domiciliari dal 2015 per presunta cospirazione contro il governo di Nicolás Maduro. È fuggito verso la frontiera colombiana. E’uscito di casa, superando innumerevoli punti di controllo della polizia e dei militari, quindi è arrivato in Colombia e dopo alcune ora è partito in aereo, destinazione Spagna. Tra le prime dichiarazioni ha detto che per fuggire ha ricevuto aiuto da parte delle forze armate e che il governo aveva “altri progetti” per lui. Senz’altro, penso che questa avventura da film non sarebbe stata possibile senza aiuto. Questo però è un segno molto interessante di quello che sta succedendo all’interno del governo, ampie spaccature nelle forze armate e nella cupola di Nicolás Maduro. Evidentemente il governo è sempre più fragile, le crepe sono sempre più profonde. Ma la vendetta doveva arrivare. Mentre scrivo queste righe è in atto una caccia alle streghe con la detenzione di 18 persone: 3 dipendenti del comune metropolitano, 12 funzionari del Sebin (la polizia della dittatura), 2 guardie private e l’amministratore del condominio dove ha l’abitazione il sindaco Ledezma.</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9802" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="430" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/antonioledezma-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">In questo momento, Ledezma rappresenta la più importante figura della diaspora venezuelana. Diaspora che è aumentata in modo esponenziale negli ultimi anni a causa della crisi. Gente di tutte le età, classi sociali e livelli di istruzione costretta a lasciare il paese alla ricerca di una vita migliore, una vita decente. Un gran numero di persone che in altre circostanze non avrebbero mai lasciato il paese. Il Venezuela è un paese che ospita, un paese con forti radici, nella storia non è mai stato un popolo emigrante, piuttosto uno che nei secoli ha aperto le braccia a europei, nord africani, arabi, agli stessi latinoamericani, ecc., e li ha fatti suoi, li ha accolti sempre come fratelli. L’emigrazione sistematica dal Venezuela è iniziata 18 anni fa con l’avvento al potere di Hugo Chávez e nel governo di Nicolás Maduro si è intensificata. L’Osservatorio della Diaspora Venezuelana ha pubblicato uno studio coordinato dal sociologo Tomás Páez e in quelle pagine si parla di più di 2 milioni di venezuelani nel mondo. Questo esodo massiccio è impressionante ed è la dimostrazione che la crisi umanitaria è insopportabile. Le cifre “non ufficiali” parlano chiaro: 440.000 persone negli Stati Uniti, 230.000 in Spagna, 150.000 in Italia, 100.000 in Portogallo, 30.000 in Francia, più di 220.000 in tutta America Latina, persino 2.500 negli Emirati Arabi… In tutti e cinque i continenti ci sono venezuelani. Di tutta la popolazione all’estero più del 88% è rappresentata dai cervelli in fuga, professionisti con alti livelli accademici. Queste cifre sono state pubblicate da diverse ricerche universitarie e appunto, dall’Osservatorio della Diaspora, ma non sono mai state ufficializzate né dal governo, né da nessun ministero. Come sempre il governo tace o nasconde l’informazione. Più passa il tempo, più le cifre aumentano e meno parla il governo.</span></span></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9803" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Weil-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" />Caricatura di Ricardo Weil.</p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">Le diverse comunità venezuelane nel mondo rappresentano le nuove ambasciate della parola, le voci del paese nel mondo. Voci che dagli USA all’Australia, passando per l’Italia e la Spagna denunciano all’unisono, danno informazione, diffondono, parlano delle loro esperienze, aiutano come possono in nome di tutti i connazionali che in Venezuela non hanno voce o non possono parlare, in nome dei prigionieri politici e delle loro famiglie, dei bambini malati e denutriti, degli adolescenti e giovani che non hanno un futuro, dei malati negli ospedali che non hanno nemmeno un’aspirina in mano, della gente di tutte le età che muore di fame, delle famiglie spaccate, degli anziani che sono rimasti soli senza i figli e i nipoti perché, appunto, questi parenti fanno parte della gigantesca diaspora. </span></span></p>
<p><span lang="it-IT">Per cui, Antonio Ledezma sicuramente sarà la nostra voce più autorevole, senz’altro sarà più utile fuori dal paese mentre alza la sua voce, che dentro in prigione e con il bavaglio in bocca. Il bavaglio è rimasto per terra nella sua casa di Caracas e in compenso come valigia ha portato con sè soltanto una bandiera. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span lang="es-ES">¡</span></span><span style="font-size: medium;"><span lang="it-IT">BASTA YA!</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9804" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="928" height="561" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 928w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel-300x181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/cartel-768x464.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 928px) 100vw, 928px" /></a></p>
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		<title>Diario da Cuba (3). Informazione (?)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 08:29:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo e non ci sono notizie di cronaca nera: alcune persone rimarcano il fatto che questo sia tipico delle dittature (che non vogliono dissensi) e altri, invece, pensano che i governanti – tramite gli organi di stampa – non vogliano creare pensieri negativi nel popolo.</p>
<p>La fotografia di seguito riporta il quotidiano “Granma” che è quello ufficiale, il giornale di Stato; poi si vede il giornale dell&#8217;UNEAC, che è il luogo di ritrovo degli artisti e degli intellettuali cubani; infine è stata ripresa l&#8217;intestazione de “L&#8217;Avanguardia”, un organo di informazione locale, della città di Santa Clara. Su questa testata vengono pubblicate alcune vignette del collettivo MENAITO.</p>
<p>Ecco un loro progetto sui muri della città in cui gli autori dicono il loro NO alla guerra, a qualsiasi guerra.</p>
<p>Proprio in questi giorni si sono raffreddati di nuovo i rapporti tra USA e Cuba e i diplomatici americani hanno lasciato l&#8217;Avana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9481" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>Ziad Doueiri, arrestato e rilasciato . La maledizione mediorientale: non c&#8217;è pace per la cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 08:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale di Pierluigi Battista (Da Corrieredellasera.it) &#38;amp;amp;amp;lt;img alt=&#8221; &#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="article-title">Ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale</h1>
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<h3 class="article-signature">di <span class="writer">Pierluigi Battista</span></h3>
<p>(Da Corrieredellasera.it)</p>
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</div>
<div>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">È come se il regista Ziad Doueiri, nel percorso che da Venezia lo ha portato a Beirut, avesse compiuto un vertiginoso viaggio nel tempo, all’indietro però. Un tuffo nel passato, dalla libertà dell’arte e della cultura che per il suo film <em>The insult</em> nella Mostra veneziana del cinema aveva appena premiato come miglior interprete maschile l’attore Kamel el Basha, al regime autoritario e arrogante del Libano, dove il regista è stato arrestato (e poi rilasciato) con l’accusa grottesca di «tradimento». Sembra una maledizione: non appena il cinema, i libri, l’arte in genere suscita l’illusione di un regno se non ideale, almeno passabilmente decente, in cui la persecuzione ideologica, la protervia bellicista, la discriminazione, la smania censoria siano messe da parte nel mondo della cultura, subito la realtà si incarica di riferirci che un regista apprezzato debba essere minacciato perché nella messa in opera di un film ha osato girare alcune scene nell’odiatissimo, vituperatissimo, scomunicatissimo Stato di Israele. Il Libano avrebbe ben potuto gloriarsi del prestigioso riconoscimento veneziano, e infatti già nei vertici politici libanesi si era fatta strada di fare del film di Doueiri una bandiera nazionale per gli Oscar. Ma niente, ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale, una tregua, un momento di respiro, e infatti un altro film premiato a Venezia, «Foxtrot», sta suscitando ardenti polemiche in Israele prima ancora di essere visto. Come se l’eccesso, la dismisura, la sproporzione di un fanatismo politico senza freni non potesse che agire così, arrestando all’alba un regista apprezzato nel mondo solo perché ha avuto l’imprudenza di oltrepassare un confine proibito. Una maledizione, appunto. Una tragedia politica che non conosce armistizi.</p>
</div>
<p class="chapter-paragraph"><strong>QUI DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA DEL SINDACATO DEI CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI PER LA SUA IMMEDIATA LIBERAZIONE</strong></p>
</div>
<p>Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani<strong> condanna fermamente l’arresto del regista Ziad Doueiri,</strong> il cui film <strong>The Insult</strong> ha conquistato la Coppa Volpi attribuita a Kamel El Basha per la migliore interpretazione maschile.</p>
<p>Il regista, già autore di West Beirut, arrestato dalla polizia al suo arrivo in Libano, dovrà affrontare un processo pochi giorni prima del lancio del suo film nei cinema libanesi.</p>
<p>Si tratta di un atto di intimidazione inaccettabile. Di un sopruso intollerabile.</p>
<p>Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e la Settimana Internazionale della Critica di Venezia si schierano al fianco di Ziad Doueiri e di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di The Insult, ribadendo il proprio <strong>“NO!” inequivocabile a tutte le forme di censura e di intimidazione nei confronti dei registi, del cinema e dell’arte.</strong></p>
<p><strong>Auspicando la liberazione immediata di Ziad Doueiri, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani ribadisce che la libertà d’espressione e di parola è intoccabile.</strong></p>
<p><strong>No alla censura.</strong></p>
<p><strong>No alle minacce.</strong></p>
<p><strong>No alla paura. </strong></p>
</div>
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		<title>Nella geografia del dissenso</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 10:04:12 +0000</pubDate>
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<p>Per Gabriele Del Grande che è stato liberato !!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ieri, domenica 23 aprile 2017, a Tempo di libri si è tenuto un incontro dal titolo &#8220;Nelle geografie del dissenso. Voci e luoghi di una resistenza civile&#8221;, un viaggio in Egitto, Turchia, Ungheria e Cina con testimonianze e appelli per la libertà di espressione.</p>
<p>La conferenza si è aperta con lo scrittore ʿAlāʾ al-Aswānī che ha dichiarato che Mubarak, nonostante la rivoluzione, ha passato il testimone ad Al Sisi e che in Egitto vige un vero e proprio regime che colpisce anche gli intellettuali; lui stesso non può più scrivere nel suo Paese, ma scrive per giornali e case editrici straniere. Lo scrittore egiziano afferma di avere molta fiducia nel futuro perché i sostenitori del regime sono anziani mentre il 70% della società è composto da giovani sui quali ripone la speranza per il cambiamento.</p>
<p>Associazione per i Diritti umani ha seguito l&#8217;incontro e ha realizzato il seguente video. Hanno partecipato: Lorenzo Fazio di Chiarelletere, Yonca Cingoz dell&#8217;associazione degli editori turca che racconta della chiusura forzata delle case editrici operata dal regime di Erdogan; Ildikó Török responsabile di una casa editrice che oppone resistenza alle pressioni censorie sull&#8217;editoria scolastica in Ungheria; Angela Gui, che racconta e combatte per la liberazione di suo padre, Gui Minhai, rapito con altri quattro librai a Hong Kong e ancora in carcere in Cina.</p>
<p>Gli ospiti parlano in italiano e in inglese: vi consigliamo di ascoltare le loro parole perché sono molto, molto importanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/a4jpi37NgoU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Scrittore e assassino, tutte le declinazioni del Potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Apr 2017 09:26:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Questa recensione è dedicata a #GabrieleDelGrande e alla sua famiglia) Ambientato in un piccolo paese sulla costa mediterranea della Turchia, Scrittore e assassino è un romanzo corposo, edito da E/O, che appassiona il lettore&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Questa recensione è dedicata a #GabrieleDelGrande e alla sua famiglia)</p>
<p>Ambientato in un piccolo paese sulla costa mediterranea della Turchia, Scrittore e assassino è un romanzo corposo, edito da E/O, che appassiona il lettore con intrecci di sesso e politica. Sesso e politica sono legati da un filo conduttore che tormenta tutti i personaggi, uomini e donne, giovani e meno giovani: quello della brama di Potere.<br />
Uno scrittore &#8211; forse, in parte, l&#8217;alter ego dello stesso autore &#8211; arriva nella cittadina in cerca di tranquillità e di ispirazione per la sua prossima opera, affascinato dal clima, dai colori e dalla Natura del luogo, ma ben presto si rende conto che, sotto la coltre di bellezza, si cela un&#8217;umanità inaridita e violenta. Una collina sovrasta il territorio e lì, all&#8217;interno di una chiesa, corre voce che si nasconda un tesoro. Come in una favola noir, gli abitanti del posto sognano di conquistarlo, lottano per averlo. Creano alleanze politiche pericolose, trame criminali e commissionano omicidi senza pietà. Ma il tesoro, ovviamente, non esiste, vano desiderio di possesso. Lo scrittore protagonista viene coinvolto in giochi sensuali, attratto prima da una prostituta &#8211; lucida nel capire quando sia il caso di parlare e quando no &#8211; poi da una bella giovane donna &#8211; contraddittoria e misteriosa &#8211; e poi da un&#8217;altra più agée &#8211; già moglie di un uomo ricco e potente.<br />
Come in ogni buona storia, tutte le figure ritratte riflettono tipi e caratteri, vizi e virtù: avidità, passione, curiosità. Questi, in particolare, sono i sentimenti che muovono la trama e che porteranno le persone a una deriva etica e morale, causata dall&#8217;ybris, dalla tracotanza che tanto viene punita nei miti greci.<br />
Lo scrittore, che spesso racconta in forma diretta, si paragona addirittura a Dio perchè entrambi, sostiene, scrivono storie e delineano il destino di tutti: “Gli scrittori passano la vita a lottare per non palesare agli altri il desiderio omicida che li governa. Come Dio, anche loro distruggono sena pietà i personaggi che creano, li sballottano da un dolore all&#8217;altro, elargiscono spietate punizioni, mossi dall&#8217;indifferenza tipica del serial killer” e con i dialoghi che inframezzano (come il coro nella tragedia classica) il racconto, pone questioni importanti e universali sull&#8217;esistenza o meno di un Creatore e sulla sua onestà intellettuale. Tema fondamentale, questo, che accomuna autori di libri e giornalisti nella ricerca della Verità, anche se esporla, come sappiamo purtroppo, può risultare pericoloso: “ Nessuno vuole vedere la Verità, perciò perchè dovrei farlo io? Ma adesso sono faccia a faccia con una verità di proporzioni tali che è impossibile da negare. Dio mi sta mostrando delle verità ineluttabili. Ho visto la verità. Sconvolto e pieno di paura, ho visto la verità”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8542 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="240" height="372" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/cover_9788866328315_1904_240-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a><br />
Sullo sfondo, come in uno dei migliori testi di Pamuk, anche in questo viene tratteggiato un popolo impaurito, tenuto sotto scacco dal giogo del ricatto e della minaccia da parte dei più forti oppure indifferente, cieco e seduto sulle piccole abitudini che segnano un&#8217;esistenza vigliacca: “Di sera chattavo con Zuhal e di pomeriggio con la gente del paese in un mondo sconfinato, una realtà completamente diversa da ciò che vedevamo o sentivamo. La vita vera, quella che vivevo tutto solo in città, era calma e noiosa a confronto&#8230;Ma la cosa più scioccante era il modo in cui le verità non viste, non proferite, indistinguibili del mondo reale emergevano nel mondo cosiddetto &#8216;virtuale&#8217;,,,”. Ecco un altro argomento che ci riguarda tutti, in Occidente e in Medioriente, in tutto il mondo: il rapporto che abbiamo con la realtà fittizia. Verità e menzogna si mescolano in specchi che deformano, identità multiple, anime marce che si svelano solo dietro al paravento di uno schermo, con la mancanza di coraggio ad esporsi nel quotidiano, quando nel quotidiano la manipolazione, l&#8217;ingiustizia e la corruzione sono evidenti.<br />
Il nuovo sindaco del Paese, Mustafa, giovane arrivista, ma anche lui perdutamente innamorato, emana leggi e proclama a suo piacimento, in un climax sempre più ascendente di arroganza e presunzione; due capi clan di una mafia locale, ordinano omicidi e cercano complici anche in chi sa scrivere (il riferimento ai media è chiaro&#8230;), mentre il popolo sussurra. Gli uomini iniziano la guerra e le donne ,che dovrebbero custodire la Pace, sono invece la miccia che farà infuriare la violenza.<br />
Un vecchio falegname intagliatore di culle per i nuovi nascituri, amico forse immaginario dello scrittore è la speranza per il futuro e l&#8217;ancoraggio salvifico della saggezza: “Il falegname era il mio nesso con il futuro: in qualche modo era il mio trait d&#8217;union con l&#8217;infinito, mi ricordava il domani e alleviava le sofferenze del presente”. Le nuove generazioni hanno l&#8217;opportunità di non ripetere gli errori di chi li ha preceduti, rimanendo nell&#8217;ignavia, ma possono trasformare il mondo con azioni nuove, orientate davvero verso la bellezza, la verità e la giustizia.<br />
L&#8217;autore del romanzo di cui abbiamo scritto, Ahmet Altan, è stato arrestato nel settembre 2016 per la sua attività di giornalista, scrittore, difensore delle minoranze curde e armene.</p>
<p>Qui l&#8217;appello per la sua liberazione:</p>
<p><em>Pubblichiamo un appello per la liberazione dello scrittore e giornalista turco <strong>Ahmet Altan</strong>, arrestato in Turchia insieme a molti altri personaggi pubblici in seguito al fallito golpe.</em></p>
<p><em>Nel 2017 le Edizioni E/O pubblicheranno il suo romanzo</em> Scrittore e assassino.</p>
<p><em>Ahmet Altan, scrittore e giornalista turco, è autore di più di cinque romanzi bestseller. La sua prima opera, </em>Four Seasons of Autumn<em>, pubblicata all&#8217;età di 27 anni, ha vinto il Gran Premio della Akademi Publishing House. Nel 2009 ha vinto il prestigioso premio per la Libertà e il Futuro dei Media della Fondazione Cassa di Risparmio dei media Lipsia. Nel 2011 ha ricevuto il Hrant Drink Award.</em></p>
<h2 id="appello_per_la_turchia_e_per_ahmet_altan">Appello per la Turchia e per Ahmet Altan</h2>
<p>Noi sottoscritti facciamo appello ai democratici di tutto il mondo e a tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Turchia e della regione sulla quale esercita un ruolo di primo piano, perché protestino contro la vendetta che il governo sta portando avanti contro i suoi più brillanti pensatori e scrittori qualora non condividano il suo punto di vista.</p>
<p>L’antefatto di questa lettera è il tentativo di colpo di stato avvento il 15 luglio 2015, che fortunatamente non è riuscito ed è stato rapidamente represso. Se lo stesso popolo turco non avesse resistito a quest’assalto alle istituzioni, ne sarebbero seguiti anni di miseria.</p>
<p>In seguito a questo colpo di stato, è comprensibile che il governo abbia imposto uno stato temporaneo di emergenza. Tuttavia, il fallito colpo di stato non dovrebbe essere il pretesto per una caccia alle streghe nello stile di McCarthy, né lo stato di emergenza dovrebbe essere applicato con scarso riguardo per i diritti fondamentali, per le norme in materia di prove, o persino per il senso comune.</p>
<p>Noi, come scrittori, universitari e difensori della libertà di espressione siamo particolarmente turbati nel vedere colleghi che conosciamo e rispettiamo essere imprigionati in base alle misure di emergenza. Giornalisti come Şahin Alpay, Nazlı Ilıcak o la scrittrice Aslı Erdogan sono stati aperti difensori della democrazia, oppositori del militarismo e della tirannia in qualunque sua forma.</p>
<p>Siamo particolarmente costernati nell’apprendere che il prominente romanziere Ahmet Altan, e suo fratello Mehmet Altan, scrittore e insigne professore di economia, sono stati arrestati in un raid avvenuto all&#8217;alba del 10 settembre 2016. Entrambi sono accusati di avere in qualche modo lanciato messaggi subliminali per chiamare a raccolta i sostenitori del colpo di stato, nel corso di uno show televisivo trasmesso il 14 luglio, la sera prima del tentato colpo stesso.</p>
<p>Ahmet Altan è uno degli scrittori più importanti della Turchia; i suoi romanzi sono stati pubblicati in traduzione e vendono milioni di copie. Per cinque anni è stato, inoltre, caporedattore del quotidiano liberale Taraf. Il giornale ha sempre sostenuto il diritto di sapere dei lettori. Ahmet Altan è stato più volte processato durante la sua carriera &#8211; nel 1990 per aver cercato di far sì che i lettori turchi entrassero in empatia con i curdi del paese; più recentemente, per aver tentato di spingere il primo ministro a scusarsi pubblicamente per il massacro di Roboski del 2011 in cui sono stati bombardati 34 villaggi. Il 2 settembre si è presentato in tribunale, imputato di aver rivelato segreti di stato, sulla base di un atto d&#8217;accusa che era in gran parte un copia e incolla di casi completamente diversi.</p>
<p>Mehmet Altan è professore presso l&#8217;Università di Istanbul, editorialista e autore di numerosi libri in cui ha sostenuto la necessità di ricostruire l&#8217;identità della Turchia non sulla razza o sulla religione, ma sul rispetto dei diritti umani. Come suo fratello e altri ora in carcere non è colpevole di aver sostenuto il colpo di stato, ma di aver portato avanti una critica molto efficace al governo attuale, i cui progressi iniziali nell’ampliamento della democrazia si sono ormai inceppati e stanno retrocedendo.</p>
<p>Chiediamo al governo turco di cessare la sua persecuzione di scrittori di primo piano e di accelerare il rilascio di Ahmet e Mehmet Altan, così come dei tanti loro colleghi ingiustamente accusati.</p>
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		<title>Barbara Spinelli ha inviato una lettera cofirmata da 102 intellettuali e deputati europei per chiedere all&#8217;UE l&#8217;istituzione di un fondo di sostegno agli accademici licenziati in Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Mar 2017 07:00:09 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7900" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="797" height="597" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 797w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></a></p>
<p>Barbara Spinelli ha inviato una lettera cofirmata da 102 intellettuali e deputati europei al Commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport Tibor Navracsics e all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza / vicepresidente della Commissione europea Federica Mogherini. Nella lettera si esprime preoccupazione per le recenti epurazioni che hanno colpito 4.464 dipendenti pubblici, tra cui 330 studiosi e docenti universitari: una situazione che mette a repentaglio la reputazione internazionale delle istituzioni educative turche, macchiando ulteriormente la storia politica della Turchia.</p>
<p>I firmatari chiedono all&#8217;Unione europea – in osservanza dello spirito che ha portato il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo ad accordarsi su una decisione che istituisce un “Anno europeo del patrimonio culturale” per il 2018 – la creazione di un fondo permanente per preservare la vita intellettuale e culturale turca, attraverso un sostegno agli accademici e ai giornalisti che hanno perso il lavoro a causa delle politiche repressive del Presidente Recep Tayyip Erdoğan e la promozione di iniziative incentrate sui programmi di ricerca dei docenti universitari operanti in Turchia.</p>
<p lang="en-US" align="RIGHT"><span style="color: #000000;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT"><b>Federica Mogherini </b></span></span></span></span></p>
<p lang="en-US" align="RIGHT">
<p lang="en-US" align="RIGHT">
<p lang="en-US" align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT"><i>Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione europea </i></span></span></span></span></p>
<p lang="en-US" align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT"><b>Tibor Navracsics </b></span></span></span></span></p>
<p lang="en-US" align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT"><i>Commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport </i></span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT">Bruxelles, 15 febbraio 2017 </span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span lang="it-IT">Gentile AR/VP Mogherini, </span></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span lang="it-IT">Gentile Commissario Navracsics, </span></p>
<p lang="en-US"><span lang="it-IT">la settimana scorsa, il Presidente Recep Tayyip Erdoğan ha espulso dal loro lavoro migliaia di dipendenti pubblici, tra cui numerosi docenti universitari: una situazione che mette a repentaglio la reputazione internazionale delle istituzioni educative turche, macchiando ulteriormente la storia politica della Turchia. </span></p>
<p lang="en-US"><span lang="it-IT">Martedì 8 febbraio, dopo la proroga dello stato d’emergenza, un&#8217;ondata di epurazioni ha colpito 4.464 lavoratori del pubblico impiego, dopo che la lista dei loro nomi era stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 7 febbraio. Come risultato di quest’ultimo decreto, 330 accademici sono stati rimossi dalle cariche che ricoprivano, minando così la loro possibilità di sostentamento, il loro godimento dei diritti del lavoro e la loro libertà di espressione politica. Tali misure ingiustificabili e draconiane hanno suscitato immediate e aspre critiche da parte dal partito di opposizione e di un gran numero di studiosi turchi e internazionali, che le hanno inequivocabilmente condannate come forma di aperta censura, deplorando gli effetti che avranno sulle istituzioni educative dell’intera Turchia.</span></p>
<p>Dei 330 accademici sommariamente rimossi dalle loro posizioni, 184 erano firmatari dell’appello &#8220;Non saremo parte di questo crimine!&#8221;, che chiedeva la fine delle operazioni militari nella regione curda della Turchia. Tra questi studiosi vi è Ibrahim Kaboglu, dell’Università di Marmara, un eminente professore di diritto costituzionale, già presidente del Consiglio consultivo turco per i diritti umani. Kaboglu ha ripetutamente criticato il pacchetto di emendamenti di modifica della Carta costituzionale, sostenendo che la Costituzione non può essere cambiata durante lo stato di emergenza. Egli è, secondo il giornalista Yavuz Baydar, «uno dei portabandiera di coloro che, contro ogni previsione, difendono il valore dello stato di diritto [&#8230;] Kaboglu si è impegnato per anni in modo disinteressato per un ordine democratico».</p>
<p>Tra i 330 accademici colpiti dalle misure governative, anche due professori emeriti sono stati sollevati dalle loro posizioni: Oget Oktem Tanor, docente ottantaduenne, fondatrice del primo laboratorio di neuropsicologia in Turchia, e Ahmet Hasim Kose, noto professore di economia. Si tratta di accademici che godono del più ampio rispetto in Turchia, conosciuti e stimati in tutto il mondo.</p>
<p>Il decreto prende di mira alcune tra le migliori università del Paese, come la Facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;Università di Ankara (SFB), un’istituzione paragonabile alla francese Sciences-Po. Il 10 febbraio, studenti, accademici e deputati dell&#8217;opposizione hanno protestato nella capitale Ankara e a Istanbul. In alcuni casi, gli accademici hanno posato a terra le loro toghe, in segno di protesta contro i blocchi di polizia che impedivano l’ingresso nelle università. Le fotografie che ritraevano gli agenti delle forze dell’ordine calpestare le toghe hanno sollevato un’aperta condanna nei social media. Gli studenti e i professori che hanno protestato nel campus dell&#8217;SFB sono stati brutalmente caricati dalla polizia, che ha fatto uso di proiettili di gomma e cani poliziotto per sgomberare i manifestanti. La brutalità dell&#8217;epurazione di martedì scorso è stata tale che persino ambienti filo-governativi hanno espresso preoccupazione per le reazioni inorridite suscitate nei media.</p>
<p>Il 9 febbraio 2017, rappresentanti del Consiglio dell&#8217;Unione europea e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio su una decisione che istituisce un Anno europeo del patrimonio culturale per il 2018. L’8 giugno 2016, la Commissione ha affermato che lo scambio culturale e le istituzioni culturali saranno chiamati a svolgere un ruolo cruciale nel rafforzare i partenariati internazionali. Nelle parole dell’Alto Rappresentante dell&#8217;UE e vicepresidente Federica Mogherini, «la cultura è un potente strumento per costruire ponti tra le persone, in particolare tra i giovani, e rafforzare la comprensione reciproca. [&#8230;] Di fronte a sfide comuni, la cultura può aiutare tutti noi, in Europa, Africa, Medio Oriente e Asia, a rimanere uniti per combattere la radicalizzazione e instaurare un&#8217;alleanza delle civiltà contro chi tenta di dividerci». Analogamente, il Commissario europeo per l&#8217;istruzione, la cultura, i giovani e lo sport, Tibor Navracsics, ha affermato: «La cultura è il tesoro nascosto della nostra politica estera. Essa contribuisce a promuovere il dialogo e la comprensione reciproca».</p>
<p>In considerazione della gravità e dell&#8217;urgenza della situazione in Turchia e dell&#8217;enorme numero di studiosi e operatori culturali improvvisamente e ingiustificabilmente privati ​​delle proprie posizioni, chiediamo all&#8217;Unione europea di creare un fondo permanente, con sede a Bruxelles, in accordo con la sua dichiarata strategia circa il ruolo centrale della cultura. Tale fondo dovrebbe avere l&#8217;obiettivo prioritario di preservare la vita intellettuale e culturale turca, con particolare attenzione al diritto alla libertà di espressione e di informazione e al diritto di avere diritti. Il fondo potrebbe essere amministrato da un piccolo comitato con l&#8217;obiettivo di aiutare gli accademici e i giornalisti che hanno perso il lavoro a causa delle politiche repressive di Erdogan e di promuovere iniziative incentrate sui programmi di ricerca dei docenti universitari operanti in Turchia.</p>
<p>Ci aspettiamo che l&#8217;Unione europea e le sue istituzioni si ergano in difesa della libertà culturale, del pensiero e della creatività, e che si oppongano alla distruzione dei diritti fondamentali, che tengono in vita le nostre istituzioni educative e culturali. Il fondo può simbolicamente salvare l&#8217;onore d&#8217;Europa, dimostrando che l&#8217;Unione non resta indifferente quando la vita culturale dei suoi partner viene distrutta, e potrebbe fornire agli accademici turchi l&#8217;opportunità urgente e preziosa di avere accesso a risorse che renderanno loro possibile continuare a lavorare in condizioni protette. Come ha scritto Aristotele, la virtù (e la dignità) richiede un minimo di benessere.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Barbara Spinelli</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Member of the European Parliament, GUE-NGL group </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Céline Spector</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Professeur des Universités UFR de philosophie, Université Paris-Sorbonne, </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Jeanne Simon</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Associate Professor, Universidad de Concepción, Chile </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Albena Azmanova</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Associate Professor of Politics, University of Kent </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Arien Mack</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Alfred and Monette Marrow Professor of Psychology Editor, Social Research: An International Quarterly, Director, Center for Public Scholarship, Director, Journal Donation Project </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>André Tosel</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Professeur émerite de Philosophie, Université de Nice </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Bruce Robbins</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Old Dominion Foundation Professor in the Humanities, Columbia University </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Hamit Bozarslan</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, École des hautes études en sciences sociales (EHESS), Paris </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Lynne Segal</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Anniversary Professor, Psychosocial Studies, Birkbeck College, University of London </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Thomas Berns</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Professeur de philosophie à l’Université Libre de Bruxelles </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Cécile Lavergne</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Doctor in philosophy, Paris Ouest Nanterre University </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Alexis Cukier</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Paris Ouest Nanterre University, Collège International de Philosophie </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Xavier Papaïs</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, University of Geneva, Collège International de Philosophie </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Ilaria Possenti</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Tenure-track Assistant Professor (RTD B) in Political Philosophy, Department of Human Sciences, University of Verona, Italy. </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Eric Fassin</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Professor of sociology, Paris-8 University </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Michael Löwy</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Directeur de recherches émérite au CNRS </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Seyla Benhabib</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Eugene Meyer Professor for Political Science and Philosophy, Yale University, Diane Middlebrook and Carl Djerassi, Visiting Professor Center for Gender Studies, Cambridge University </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Nancy Fraser</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Vice-President and President Elect, American Philosophical Association, Eastern Division Henry A. and Louise Loeb Professor of Philosophy and Politics, New School for Social Research </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>J.M. Bernstein</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, University Distinguished Professor of Philosophy, New School for Social Research </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Susan Buck-Morss</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Professor of Political Science at the CUNY Graduate Center, Professor emeritus at Cornell University </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Claude Calame</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Directeur d’études. Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (EHESS), Paris, LDH, Ensemble! </span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US"><b>Judith Butler</b></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span lang="en-US">, Maxine Elliot Professor of Comparative Literature, University of California, Berkeley, Hannah Arendt Professor, European Graduate School, Switzerland </span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aggiornamenti dall’Egitto: processi e ricorsi</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 08:39:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settimane intense per i tribunali egiziani: rinviato al 18 dicembre l’appello per la liberazione di Ahmed Naji di cui abbiamo parlato qui http://www.peridirittiumani.com/2016/09/30/venerdislam-istikhdam-al-hayat-e-uscito-in-italiano-il-romanzo-che-ha-portato-in-carcere-ahmed-naji/ e al 19 dicembre l’appello contro l’annullamento dell’accordo sulla vendita all’Arabia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="JUSTIFY">Settimane intense per i tribunali egiziani: rinviato al 18 dicembre l’appello per la liberazione di Ahmed Naji di cui abbiamo parlato qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/09/30/venerdislam-istikhdam-al-hayat-e-uscito-in-italiano-il-romanzo-che-ha-portato-in-carcere-ahmed-naji/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/09/30/venerdislam-istikhdam-al-hayat-e-uscito-in-italiano-il-romanzo-che-ha-portato-in-carcere-ahmed-naji/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> e al 19 dicembre l’appello contro l’annullamento dell’accordo sulla vendita all’Arabia Saudita delle isole di Tiran e Sanafir <a href="http://www.peridirittiumani.com/2016/07/10/25-2-16-legitto-che-da-i-numeri/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2016/07/10/25-2-16-legitto-che-da-i-numeri/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-693.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7610" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-693.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-693" width="672" height="372" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-693.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 672w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-693-300x166.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 672px) 100vw, 672px" /></a></p>
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