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	<title>interista Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Le donne musulmane, il Progetto Aisha e la lotta alla discriminazione (anche in bicicletta)</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 06:50:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Milano: da Via Padova a Piazza Oberdan, in bicicletta.</p>
<p>Un&#8217;iniziativa – che si è svolta domenica 13 marzo – organizzata dalle associazioni islamiche dopo la dichiarazione dell&#8217;imam di Segrate che aveva considerato inopportuno, per le donne, muoversi con le due ruote. La dichiarazione è stata ritrattata, ma la biciclettata è stata significativa anche per dire NO alla violenza e alla discriminazione nei confronti delle donne.</p>
<p>In questa occasione, l&#8217;<i>Associazione per i Diritti umani</i> ha rivolto alcune domande a Sumaya Abdel Khader, attivista, che ci ha illustrato il PROGETTO AISHA e la ringrazia tantissimo.</p>
<p>Il progetto è a cura del CAIM (Coordinamento delle Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza) e si pone l&#8217;obiettivo di operare sul tema della violenza e delle discriminazioni contro le donne, in particolare delle donne musulmane.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>In che modo si declina il progetto? Quali le attività proposte?</p>
<p>Il progetto si declina attorno a tre punti principali: la sensibilizzazione, la formazione e la prevenzione/assistenza.</p>
<p>Per quanto riguarda la sensibilizzazione, attaverso alcune campagne informative, vogliamo far prendere coscienza dell&#8217;esistenza del problema della violenza contro le donne all&#8217;interno della comunità islamica e cercare di parlarne. Il secondo passo riguarda la formazione di donne che diventino punti di riferimento per coloro che si trovano in difficoltà e questo lavoro formativo verrà svolto in collaborazione con i centri istituzionali. La terza fase si rivolge agli imam e si pone l&#8217;obiettivo di metterli in grado di riconoscere la violenza (spesso sottovalutata) per poi avviare dei percorsi di aiuto della vittima.</p>
<p>Il progetto, quindi, si rivolge anche agli uomini?</p>
<p>Sì, in fonso sono gli imam che si occupano dll&#8217;educazione all&#8217;interno delle comunità musulmane.</p>
<p>Abbiamo chiesto loro di inserire – anche nei sermoni del venerdì – discorsi legati al rispetto della donna o della parità di genere proprio per lanciare un messaggio chiaro ai fedeli e cominciare a cambiare la mentalità, laddove ce n&#8217;è bisogno.</p>
<p>L&#8217;esperienza della migrazione può aumentare il rischio di violenza sulle donne?</p>
<p>In generale sì, ma i dati dicono la violenza contro le donne è uguale fra italiani e immigrati.</p>
<p>La migrazione può essere un fattore di rischio perchè crea frustrazione, stress e tanti altri elementi che possono creare disagi all&#8217;interno delle famiglie: ad esempio, nelle famiglie sudamericane, dove le donne sono fortemente emancipate, alcuni uomini reagiscono con la violenza proprio perchè frustrati. Comunque, al saldo dei conti, anche in base ai dati forniti dall&#8217;Associazione Giuristi, l&#8217;esperienza migratoria non incide così tanto.</p>
<p>Quali sono le altre radici in cui si annidano violenza e discriminazione?</p>
<p>Per quanto riguarda la comunità musulmana, un altro elemento è dato dai retaggi culturali: alcune persone provengono da Paesi in cui le tradizioni mettono la donna in secondo piano, o sanciscono la punizione corporea come giusta così come le mutilazioni. Non è, quindi, un fattore religioso, ma culturale.</p>
<p>E&#8217; vero, poi, che la violenza è “giustificata” anche da una lettura errata del testo sacro perchè i versetti vengono letti in modo decontestualizzato, alla lettera, senza considerare l&#8217;epoca in cui sono stati scritti.</p>
<p>In che modo si può agevolare l&#8217;inclusione delle donne musulmane nella società italiana ?</p>
<p>Innanzitutto cominciando a cambiare lo sguardo: non sono tutte sottomesse, povere e senza istruzione. Nei confronti delle immigrate, in particolare, non bisogna aspettare che siano loro a fare il primo passo per venireci incontro, ma lo dobbiamo fare noi che abbiamo una situazione di vita più stabile.</p>
<p>Se vengono coinvolte in attività di vario genere, la loro risposta è molto positiva perchè si sentono aiutate nell&#8217;uscire dai loro schemi e nel vedere se stesse in una nuova prospettiva.</p>
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