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	<title>internazionale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Don&#8217;t worry, be Happy: lo sport come diritto ACCESSIBILE per tutt*</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2024 07:39:03 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="429" height="430" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17686" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 429w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/par-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Come molti di voi sapranno in questi giorni si stanno svolgendo le Paralimpiadi a Parigi, una bellissima occasione per parlare di Diritto allo sport e di sport accessibile. Lo faremo attraverso questa testimonianza/intervista ad Allegra Magenta una ragazza con disabilità motoria acquisita che ha trovato nello sport accessibile un modo per autodeterminarsi e per accrescere l&#8217;autonomia continuando a seguire le proprie passioni.</p>



<p>Vuoi presentarti?<br>Mio papà ha scelto di chiamarmi Allegra dopo avermi visto nascere, pare che già ridessi molto e devo dire che è un nome che mi piace e che mi si addice. Nel mondo sportivo mi chiamano tutti &#8220;Happy&#8221; perché le straniere australiane e americane non riuscivano a pronunciare bene il mio nome. Ho da sempre praticato sport e avendo due fratelli maschi sono sempre stata molto competitiva e grazie allo sport paraolimpico, anche dopo un grave incidente, ho potuto riprovare l’adrenalina competitiva.</p>



<p>Come è nata la tua passione per lo sport?<br>È nata grazie alla possibilità avuta da piccola di provarne molti tra cui: nuoto, judo, tennis per poi innamorarmi del softball (baseball femminile) e poi post incidente: scherma e del tennistavolo.<br>Credo proprio di potermi appassionare di qualunque sport, ricordo che appena dopo il mio incidente potevo solo muovere la testa e con collare e corsetto in carrozzina mi sono allenata con la cerbottana ed ero felice.</p>



<p>C&#8217;è stato qualcuno (tra i familiari, o qualche associazione sportiva) che ti ha sostenuto in questa tua passione?<br>Nel mondo del softball sicuramente il BSC Legnano dove ho giocato e nel 2007 vinto con la mia squadra lo scudetto italiano, la Coppa Italia e la Coppa delle coppe. Post incidente sicuramente la società di scherma a Niguarda creata dalla maestra Carolina Gambirasio e poi la mia attuale società di tennistavolo Nerviano.</p>



<p>Ricordi il momento in cui hai deciso di fare sport a livello agonistico e quali sono state le motivazioni ?<br>Inizialmente hanno creduto in me e mi hanno selezionato gli allenatori di softball, ma già all ascuola elementare,quando praticavo judo, il mio maestro voleva farmi gareggiare perché notava lo spirito agonistico. Ammetto che per la mia ottica fare sport ha senso per prepararsi al meglio e poi gareggiare; solo in gara infatti si valuta il livello di preparazione fisica e mentale e ci si confronta con avversari: sia vincendo sia perdendo si impara e si cresce sempre.</p>



<p>So che ti sei cimentata in più di uno sport, puoi raccontare le tue scelte?<br>Prima di tutto ho scelto la scherma perché durante il mio ricovero presso l’Unità spinale di Niguarda c’era la possibilità di provare e già da ricoverata andavo a curiosare in palestra. Dopo cinque anni ho capito che, anche se molto affascinante e divertente, è anche tanto asimmetrico dato che gli affondi vengono fatti lateralmente e per il mio fisico iniziava ad essere faticoso e sconsigliato. La seconda e per ora definitiva scelta è andata sul tennistavolo: è uno sport più corretto per il mio fisico (lesione midollare alta e amputazione al braccio destro) e mi permette di allenarmi più ore e performare con più facilità e poi si può gareggiare nel campionato dei normodotati perchè le regole e i materiali sono gli stessi: quindi la sfida è ancora più stimolante!</p>



<p>Che rapporto hai con la competizione?<br>Di dipendenza direi. Mi piace essenzialmente la sensazione di mettermi alla prova e imparare e quindi conoscere meglio il mio corpo e la mia mente per migliorarmi.</p>



<p>Puoi raccontarci cosa ti ha portato a partecipare alle Olimpiadi di Rio come volontaria?<br>È stata un’esperienza unica, sono molto felice di aver partecipato anche perché credo che fossi l’unica volontaria con disabilità che ha attraversato l’oceano per fare servizio all’interno del villaggio olimpico. Sembrava di essere in un sogno ogni giorno. Lo consiglio a chiunque di fare domanda e provare questa esperienza; inoltre farlo in Brasile con lo spirito carioca è stato esaltante! Tra le esperienze più belle.</p>



<p>Cosa ricordi di quella meravigliosa esperienza, che emozioni e sensazioni hai provato e cosa ti ha insegnato?</p>



<p>Ricordo con i cuoricini agli occhi il gruppo di volontari con cui ho lavorato composto da una cinese, un americano, un inglese, un brasiliano e il responsabile dello Zimbabwe. Insomma un&#8217;esperienza internazionale e tanto stimolante.</p>



<p>Quale è secondo te il valore più importante che lo sport trasmette?</p>



<p>Rispetto nei confronti di avversari, arbitri,  e delle regole del gioco.</p>



<p>Il tuo motto? Se ne hai uno&#8230;</p>



<p>Beh, &#8220;Don’t worry be Happy&#8221; mi piace molto ed è coerente con il mio soprannome da atleta.</p>



<p>Cosa ti aspetti per il tuo futuro sportivo?</p>



<p>Di trovare il modo di allenarmi in modo costante, fare più gare possibili e mettere un po’ di soldi da parte per poter iscrivermi a tanti tornei internazionali e scalare il ranking mondiale. Il mio sogno è sicuramente quello di esserci come atleta italiana nelle prossime paraolimpiadi.</p>



<p>Quest&#8217; intervista ci dimostra che, credendo nelle proprie capacità, con costanza e determinazione, si può trovare sempre un&#8217;alternativa, una possibilità per continuare a coltivare le proprie aspirazioni!</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17687" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/oli-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: le nostre voci schiacciate dalla dittatura</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 10:35:10 +0000</pubDate>
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<p><br>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. </p>



<p>Passaporti e aeroporto<br>In questo contesto di repressione e intimidazione, la cancellazione dei passaporti validi è l&#8217;ennesimo atto arbitrario del regime. Negli ultimi quattro giorni, il regime ha improvvisamente cancellato i passaporti di decine di oppositori, leader politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani, sia dentro che fuori dal Venezuela. Nello Stato di Zulia (lo Stato del petrolio) sono state colpite più di 30 persone. All&#8217;estero non ci sono ancora dati più precisi, ma finora decine di persone hanno denunciato l&#8217;accaduto in Paesi come Cile, Colombia, Ecuador e Argentina. Non contenti di questa operazione, hanno anche iniziato una caccia alle streghe all&#8217;aeroporto internazionale Simón Bolívar. Cittadini che si sono recati in Venezuela probabilmente per votare e altri che stanno lasciando il Paese per motivi personali sono stati trattenuti all&#8217;aeroporto e hanno chiaramente subito il ritiro del passaporto. È successo ad esempio a Yendri Velásquez, attivista e difensore dei diritti LGBTQ+, alla professoressa di scienze politiche e attivista umanitaria Edni López,<br>quest’ultima è stata sequestrata dal Sebin. Ieri, venerdì, Edni Lopez è stata rilasciata con misure cautelari.</p>



<p><br>I Social Network<br>Lo scorso giovedì sera, il regime ha iniziato il progressivo blocco del social network X (antico Twitter) sui principali provider internet del Paese. Nicolás Maduro ha annunciato il ritiro della piattaforma per 10 giorni.<br>Il dittatore ha anche indicato Instagram, WhatsApp e Tik Tok (tra l&#8217;altro, quest&#8217;ultimo appartenente ai suoi amici cinesi…) come strumenti per la moltiplicazione dell&#8217;odio e la proliferazione del fascismo. Sappiamo che in tempi di crisi politica e sociale questi sono gli unici strumenti che i cittadini hanno per essere<br>informati e/o per denunciare. Youtube, grazie a pressioni interne ed esterne, ha cancellato due programmi venezuelani del regime che da anni venivano trasmessi in diretta su questa piattaforma per disinformare, creare panico e insultare le persone, facendo discorsi di odio e istigazione. Ebbene, Youtube li ha cancellati e rimossi dalla piattaforma. Il programma &#8220;Con el mazo dando&#8221; (tradotto letteralmente: Colpendo con una mazza) aveva raggiunto negli anni i 100mila iscritti, senza alcuna spiegazione da parte di Youtube, adesso fuori.</p>



<p><br>Arresti forzati<br>Aggiorniamo i dati sugli arresti forzati da parte del regime. Ad oggi, sabato 10 agosto 2024 alle ore 16.41, sono 1303 gli arresti verificati dal Foro Penal e così identificati: 116 adolescenti, 170 donne, 14 indigeni e il resto sono uomini. L&#8217;età media degli arrestati è di 20 anni.<br>Il Foro Penal informa inoltre che ieri sono stati condannati a un massimo di 30 anni, tra altri cittadini, un giovane autistico di nome Dario Estrada e il professore universitario Robert Franco. Nella più totale impunità e senza il diritto di essere difesi.</p>



<p><br>A livello internazionale<br>Le organizzazioni Transparencia Electoral, Alianza por Venezuela e il Forum argentino per la difesa della democrazia (FADD) hanno chiesto venerdì alla società argentina ExClé, che ha fornito supporto tecnologico al Consiglio nazionale elettorale venezuelano (CNE) durante le elezioni del 28 luglio, di chiarire le accuse di un presunto hackeraggio che avrebbe influenzato il conteggio dei voti. Questo hacking è stato denunciato dal CNE dopo la chiusura dei seggi ed è stato citato come motivo del ritardo nella pubblicazione dei risultati. E’ già stato dimostrato che il hackeraggio non è mai esistito, tra l’altro confermato dall’organizzazione non governativa Carter Center, presente in Venezuela il giorno delle elezioni per il monitoraggio elettorale.</p>



<p>L&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite Volker Türk invita le autorità venezuelane a rilasciare immediatamente tutte le persone detenute arbitrariamente. Tutti hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza paura&#8221;, ha dichiarato la sua portavoce, Liz Throssell.<br>Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso grande preoccupazione per gli italiani che vivono in Venezuela e ha dichiarato: &#8220;Probabilmente ci vorranno settimane e mesi di intenso lavoro politico e diplomatico per ripristinare la legittimità democratica delle istituzioni venezuelane. Tuttavia, il nostro governo è al fianco del popolo venezuelano”. Nei giorni scorsi sono stati arrestati all’incirca 100 cittadini che hanno origine italiane o discendenti di italiani, tra cui quattro leader dell&#8217;opposizione italo-<br>venezuelana, Williams Dávila, il deputato Americo De Grazia, l’ex sindaco Enzo Scarano e la vice presidente dello Stato Aragua Rita Capriti, quest’ultima è stata prelevata alla forza nella notte e portata ad un carcere nelle vicinanze. Si hanno informazioni del deputato De Grazia che è stato sequestrato e portato al Helicoide, Il centro di tortura più grande di America Latina. La Farnesina è in allarme. Italia crea una task force per monitorare la crisi e attivare il controllo di salute dei sequestrati italiani.</p>



<p><br>Attenzione: il regime è sotto pressione internazionale, è molto nervoso, quasi isterico, nel senso stretto del termine. L&#8217;unico elemento a suo favore è la violenza atroce ed esacerbata e il mondo intero lo sa. C’è chi è a favore e amico del regime come Cuba, Russia, Cina, Turchia… c’è chi si mantiene neutro come Colombia, Brasile e Messico. Quasi tutto il mondo occidentale sa che in Venezuela c’è un bagno di sangue.<br>L’importante è che ormai tutti lo sanno, c’è chi tace e c’è chi parla, ma tutti lo sanno. Domanda: quale Stato può governare generando violenza e perseguitando i cittadini a tutte le ore?</p>
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		<title>ll diritto d’asilo. Report 2023. Liberi di scegliere se migrare o restare?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 11:53:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’edizione del 2023 la Fondazione Migrantes arriva alla settima edizione del rapporto dedicato al mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un lavoro scritto da un’equipe di autrici ed autori che si lasciano&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="661" height="943" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17332" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 661w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo-210x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /></a></figure>



<p>Con l’edizione del 2023 la Fondazione Migrantes arriva alla settima edizione del rapporto dedicato al mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un lavoro scritto da un’equipe di autrici ed autori che si lasciano “toccare e interrogare” dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo raccontano o portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Anche quest’anno un simile sguardo è cruciale per leggere dati, norme, politiche e storie di un’Unione europea e un’Italia che non solo stanno erodendo il diritto d’asilo, ma stanno addirittura tentando di smantellarne i capisaldi.</p>



<p>In questo quadro di pesanti violazioni dei diritti umani e delle convenzioni internazionali, ogni strumento sembra valido per perseguire lo scopo di escludere e per contrarre lo spazio della protezione internazionale e dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati: dagli accordi tra Paesi a prassi discutibili, sia nella gestione alle frontiere che fuori dalle questure, che nell’accesso ad accoglienze sempre più precarie e prive di servizi essenziali, quali l’orientamento legale, il supporto psicologico e la mediazione linguistica. E tutto ciò avviene in un quadro in cui le guerre e altre crisi hanno portato il numero delle persone in fuga nel mondo al più elevato livello di sempre – oltre i 110 milioni di persone in fuga nel mondo – benché siano sempre pochi in proporzione i migranti che cercano ottengono protezione in Europa e in Italia.</p>



<p>Non rinuncia questo volume a proporre in ogni settore – dall’ambito più legale a quello più sociale ed etico – possibili modalità per uscire dall’impasse, prendendo ancora una volta spunto dalle parole di papa Francesco proposte per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) del 2023 Liberi di scegliere se migrare o restare: parole che rappresentano l’orizzonte di senso in cui si riuscirebbero a risolvere molte delle questioni poste dall’attuale scenario, ma che necessitano con urgenza di azioni concrete per ridare dignità a chi è in fuga e cerca protezione che al momento – anziché essere libero di pensare se migrare o restare – si trova sempre più spesso “intrappolato” e “trattenuto”.</p>



<p>L’augurio è che questo volume possa anche quest’anno aiutare a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese, che ci aiuti a restare o ritornare “umani”, capaci di costruire finalmente quelle azioni concrete che ci facciano togliere il punto interrogativo che abbiamo inserito nel sottotitolo – liberi di pensare se migrare o restare?</p>



<p><strong>DOWNLOAD</strong><br>•&nbsp;<a href="https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2023/12/Sintesi-DD2023.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sintesi Report Diritto d&#8217;Asilo 2023</a></p>
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		<title>«LUBO» E «3000 NOTTI»: due film controcorrente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 09:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbarbieri.org) L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&#160;l’antidiplomatico) ispirato a un romanzo di Mario Cavatore&#160;(Il seminatore)&#160;Lubo&#160;è la storia di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2023/11/Lubo-6-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-157133"/></a></figure></div>



<p>L’ultimo film di Giorgio Diritti al cinema visto da Francesco Masala. A seguire un’intervista alla regista palestinese Mai Masri (ripresa da&nbsp;<em>l’antidiplomatico</em>)</p>



<p>ispirato a un romanzo di Mario Cavatore<em>&nbsp;(</em><em>Il seminatore</em>)&nbsp;<em>Lubo</em>&nbsp;è la storia di uno zingaro jenisch svizzero, artista di strada, e della sua famiglia.</p>



<p>quando lo costringono a fare il militare gli portano via i figli e la moglie ne muore.</p>



<p>Lubo fugge e cerca i suoi figli, oltre a una personale vendetta, che è l’oggetto del libro.</p>



<p>Franz Rogowski è sempre bravissimo, e convincente, come tutte le attrici e gli attori.</p>



<p>il film dura tre ore, ma neanche un minuto è in più,&nbsp;Giorgio Diritti fa film bellissimi o straordinari, niente di meno.</p>



<p>la storia è una delle tante di quegli anni a danno della popolazione jenisch, sterilizzazione delle donne e furto dei bambini,&nbsp;motore di questo genocidio, durato fino al 1974, è la fondazione&nbsp;<em>Pro Juventute</em>, ennesimo esempio della banalità del male.</p>



<p>il film non è piaciuto troppo ai critici laureati, ognuno ha i suoi gusti, ma è di sicuro un film da non perdere, non te ne pentirai.</p>



<p>buona (jenisch) visione – Ismaele</p>



<p>ps 1: un bel film italiano sugli Jenisch, di&nbsp;Valentina Pedicini, si può vedere&nbsp;<a href="https://www.raiplay.it/programmi/dovecadonoleombre?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">QUI</a>, e&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/dove-cadono-le-ombre-valentina-pedicini/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a>&nbsp;la recensione</p>



<p>ps 2: un grandissimo&nbsp;Franz Rogowski, in un film non apparso in Italia, è&nbsp;<a href="https://markx7.blogspot.com/2023/03/great-freedom-groe-freiheit-sebastian.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p>ps 3: un ritratto di Mariella Mehr, poetessa jenisch,&nbsp;<a href="https://www.labottegadelbarbieri.org/ricordo-di-mariella-mehr/?utm_source=rss&utm_medium=rss">qui</a></p>



<p><em>INTERVISTA di ALESSABDRO BIANCHI a MAI MASRI</em></p>



<p>Girato in un carcere dismesso in Giordania,<em>&nbsp;<strong>3000 notti</strong></em>&nbsp;è il film che consacra a livello planetario la carriera della regista palestinese Mai Masri.<em>&nbsp;“Nel 2015,&nbsp;quando è stato realizzato il film, nelle prigioni israeliane si trovavano 6000 palestinesi, uomini, donne e minori. È la storia di una di loro”</em>, ha dichiarato in un’intervista l’autrice per descrivere la figura, divenuta iconica, della protagonista Layal, giovane palestinese arrestata senza nessun valido motivo dalle autorità israeliane e che scoprirà la sua maternità in carcere.</p>



<p><em>“Gli israeliani e la mia casa – Nablus e Shatila:&nbsp;Sotto le macerie”&nbsp;(1983); I bambini del fuoco (1990)”&nbsp;</em>fanno rivivere il dramma delle donne e bambini sotto l’occupazione. In “<em>Donne oltre le frontiere, 2004”,&nbsp;</em>si ascolta Kifah Afifi rievocare la brutalità del campo di Khyam: “<em>Sono morta cento volte ogni&nbsp;giorno in quella cella</em>”, e Soha Bechara, che ha messo in gioco la propria vita per la liberazione del suo Paese, ripetere:<em>&nbsp;“Non dimentichiamo la Palestina”.&nbsp;</em>Amore e resistenza sono i due temi che ricorrono sempre nelle opere di Mai Masri. “<em>I suoi film sono l’antitesi degli stereotipi che</em>&nbsp;<em>disumanizzano e tolgono i loro diritti ai palestinesi. Lei non documenta solo ciò che viene fatto subire ai palestinesi dal 1948, ma mostra chi sono veramente</em>”, chiosa alla perfezione Victoria Brittain in un bellissimo lavoro di raccordo delle opere della regista (“<em>Love and resistance in the films of Mai Masri</em>”). Le immagini nei lavori dell’artista palestinese non si soffermano esclusivamente sulla disperazione e dolore, si ostinano a cercare, anche nella più grande sofferenza, l’amore e la bellezza. Viene da domandarsi come sia possibile oggi alla luce delle immagini tremende del genocidio in corso a Gaza.</p>



<p><em>In esclusiva, l’AntiDiplomatico ha avuto l’onore di rivolgere alla grande artista palestinese alcune domande sulla mattanza in corso nella sua terra e la nuova fase del conflitto in Palestina.</em></p>



<p><strong>Da regista come vedi il ruolo del cinema rispetto allo sterminio in atto a Gaza nelle ultime settimane?</strong></p>



<p><em>Credo nella potenza della narrazione per la nostra lotta e nel ruolo del cinema per cambiare la narrativa sulla Palestina. Sfortunatamente i principali media hanno disumanizzato il popolo palestinese e la sua lotta già da molto tempo. Il cinema può svolgere un ruolo fondamentale nel mettere in luce la sofferenza e la resistenza del popolo di Gaza di fronte al genocidio in corso. Il nostro ruolo come registi di tutto il mondo è concentrarci sulle vite, le speranze e i sogni dei palestinesi. Mentre guardiamo le immagini dal vivo di morte e distruzione provenienti da Gaza, nessuno può affermare di non sapere cosa sta accadendo. Questo è il primo genocidio televisivo della storia. Una continuazione della Nakba del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e la loro terra. Come regista palestinese sento la grande responsabilità non solo di testimoniare le atrocità che si stanno consumando a Gaza, ma anche di portare al mondo le nostre storie di umanità, speranza e resilienza.</em></p>



<p><strong>Cosa pensi del boicottaggio su artisti e accademici israeliani che partecipano a iniziative organizzate e patrocinate dallo stato d’Israele? A tuo avviso la campagna BDS (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni) era valida già prima della posizione estremista del governo di Netanyahu?</strong></p>



<p><em>Il boicottaggio su artisti e studiosi israeliani che partecipano ad attività culturali sponsorizzate dallo stato d’Israele è uno strumento legittimo e potente contro l’occupazione e l’apartheid. E’ anche una forma di resistenza civile molto efficace, modellata sul successo della campagna mondiale di boicottaggio contro il governo razzista del Sud Africa. Il razzismo e l’apartheid sono state parte integrante della ideologia e della struttura dello Stato israeliano molto prima del governo estremista di Netanyahu. Durante le recenti proiezioni dei miei film negli Stati Uniti e in Europa, ho notato un cambiamento nell’opinione pubblica, soprattutto tra i giovani e gli studenti, molti dei quali sono ebrei e sono in prima linea nel movimento contro l’occupazione e l’apartheid. E’ incoraggiante vedere che ci sono sempre più artisti, studiosi e studenti ebrei in tutto il mondo che si oppongono all’occupazione israeliana e ai crimini di guerra contro il popolo palestinese e hanno assunto una posizione coraggiosa: “Non in nostro nome”.</em></p>



<p><strong>L’idea di uno Stato unico laico e democratico concepita dalla Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) prima degli accordi di Oslo, con il senno di poi, sarebbe stata la soluzione più saggia? Abbiamo visto che la narrazione due Stati due popoli ha portato all’avanzamento del progetto di colonizzazione d’insediamento da parte d’Israele e un netto e tragico peggioramento delle condizioni di vita del popolo palestinese.</strong></p>



<p><em>Ho sempre creduto in uno Stato unico laico e democratico per palestinesi e israeliani. Questa è l’unica soluzione praticabile ed equa per entrambi i popoli. C’è molta ipocrisia da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati europei che sostengono a parole la soluzione dei due Stati e non fanno nulla per attuarla. Questo ha incoraggiato Israele a continuare la sua brutale occupazione della Cisgiordania, a costruire centinaia di insediamenti illegali e a continuare ad assediare Gaza in violazione del diritto internazionale. Israele ha reso impossibile la soluzione dei due Stati. E’ tempo che il mondo prenda una posizione ferma e mantenga le promesse fatte ai palestinesi. Nonostante la tragica situazione a Gaza, sono molto fiduciosa che la Palestina sarà libera. E che questo accadrà mentre io sarò ancora in vita. Questa ingiustizia non può continuare. Nessuno potrà essere libero finché la Palestina non sarà libera.</em></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17267" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/maria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>Prof. Foad Aodi: corridoi umanitari e dialogo per la Pace in Terrasanta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 06:46:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Prof. Foad Aodi (membro della commissione Salute globale Fnomceo e Docente a contratto all&#8217;Università di Tor Vergata) fornisce dati sulla situazione sanitaria &#8211; e non solo &#8211; a Gaza, aggiornata a ieri, 25&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17236" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/gaza-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p><em><br></em></p>



<p>Il Prof. Foad Aodi (membro della commissione Salute globale Fnomceo e Docente a contratto all&#8217;Università di Tor Vergata) fornisce dati sulla situazione sanitaria &#8211; e non solo &#8211;  a Gaza, aggiornata a ieri, 25 ottobre 2023 e lancia il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Ecco il bilancio della situazione sanitaria umanitaria come ci riferiscono i nostri medici dell&#8217;Unione Medica Euromediterranea (UMEM) a Gaza che sono in contatto dal 07.10 con il Presidente Amsi (Associazione Medici di origine straniera in Italia) e Umem (Unione Medica Euromediterranea)<strong><u>: </u></strong>tutti gli ospedali sono fuori uso. Mancano in particolare: la corrente, acqua, farmaci, sangue , medici specialisti e tutto quello che serve per gli ospedali.</p>



<p>Più di 6500 morti di cui più di 2700 bambini,  più di 16.000 mila ferriti di cui il 70% sono bambini e donne. Più di 3700 bambini soffre di malattie infettive, di scabbia, presentano sintomi di patologie gastrointestinali, malattie dermatologiche, diarrea, intossicazioni alimentari per mancanza di acqua e cibo pulito; c&#8217;è, quindi, il rischio di una pandemia di colera.</p>



<p>Più di 7000 feriti negli ospedali che aspettano le cure, mancano anestetici, alcool per curare e operare i feriti. I pazienti stanno per terra e nei corridoi; le patologie più frequenti sono di natura ortopedica, neurochirurgica, di chirurgia generale, ustioni, intossicazioni polmonari; malattie pediatriche, ginecologiche, otorinolaringoiatra, psicologia e chirurgia vascolare, infarti ed ictus. </p>



<p>Più di 1300 pazienti hanno bisogno di dialisi; si utilizza l&#8217;aceto per disinfettare i feriti; più di 200 aborti prematuri.</p>



<p>Oltre 2000 persone sono scomparse sotto le macerie di cui il 50% sono bambini; urge un corridoio sanitario con più di 300 camion al giorno per far rifunzionare gli ospedali, come chiede Aodi,  a nome dei movimenti di cui fa parte, oltre il cessate il fuoco e il dialogo per una conferenza internazionale di pace in Terrasanta.</p>
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		<title>Appello alla solidarietà internazionale: la protesta sociale è un diritto!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 09:09:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p> <strong>Associazione Per i Diritti umani </strong>aderisce e divulga il seguente appello</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16869" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Proteste-Peru-scaled-1-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Di fronte alla gravissima repressione che si sta vivendo in questi giorni in Perù, che ha già causato più di 50 morti, di cui 7 minorenni, i cittadini peruviani residenti in Italia invitano i rappresentanti delle istituzioni, i parlamentari, i partiti politici, i sindacati, le organizzazioni sociali e culturali laiche e religiose e i singoli cittadini a sottoscrivere il seguente appello di solidarietà.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo anche il vostro sostegno finanziario per aiutare a sostenere i bisogni primari delle migliaia di manifestanti che sono giunti nella capitale da diverse regioni del paese per esercitare il loro legittimo diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p>Le donazioni possono essere effettuate sul seguente conto corrente bancario:&nbsp;</p>



<p>IBAN: IT83O0358901600010570275236&nbsp;</p>



<p>A nome di Edda Milagros Pando Juarez&nbsp;</p>



<p>Banca Allianzbank&nbsp;</p>



<p>La mail per inviare le adesioni e maggiori informazioni è: <strong>solidarietaperu@gmail.com&nbsp;</strong></p>



<p><strong>APPELLO ALLA SOLIDARIETA&#8217; INTERNAZIONALE&nbsp;</strong></p>



<p><strong>LA PROTESTA SOCIALE È UN DIRITTO!&nbsp;</strong></p>



<p>Da più di 50 giorni migliaia di cittadini peruviani manifestano contro il governo di Dina Boluarte. La protesta è iniziata nelle città della Sierra meridionale e si è estesa ad altre regioni del Paese. Pochi giorni fa, folte delegazioni, per lo più composte dai popoli Quechua e Aymara, si sono recate nella capitale, Lima, dando vita alla Marcia dei Quattro Suyos.&nbsp;</p>



<p>La risposta del governo alla protesta sociale è stata una spropositata repressione, che ha già provocato più di 50 vittime, oltre a decine di feriti e arresti.&nbsp;</p>



<p>• Il governo di Dina Boluarte nega alla popolazione il legittimo diritto alla protesta sociale attraverso l&#8217;uso eccessivo e violento della polizia e della forza militare. I manifestanti affermano che la polizia spara per uccidere e questa versione trova conferma nei referti dei medici forensi che hanno rivelato che molti dei corpi esaminati presentano colpi precisi alla testa e al torace. Nonostante le prove, il governo continua a negare di aver commesso eccessi, difende la “condotta immacolata” della polizia e incolpa i manifestanti di quanto sta accadendo.&nbsp;</p>



<p>• Il governo Boluarte ha scatenato una campagna di criminalizzazione dei cittadini che protestano, definendoli terroristi, vandali e criminali. Questo discorso riporta il Paese al clima sinistro del regime di Alberto Fujimori, quando furono commesse gravissime violazioni dei diritti umani.&nbsp;</p>



<p>Fatte queste considerazioni, i firmatari di questo appello chiedono:&nbsp;</p>



<p>• che siano ascoltate le istanze dei manifestanti: un governo che in 50 giorni ha provocato 57 vittime, di cui 7 minori, oltre a più di mille feriti, è un governo che ha perso la sua legittimità; • L&#8217;immediata cessazione della violenza e il rispetto del diritto alla vita;&nbsp;</p>



<p>• La fine della campagna di criminalizzazione e discriminazione dei manifestanti e il rispetto del diritto alla protesta.&nbsp;</p>



<p><strong>Nessuno dovrebbe morire esercitando il proprio diritto a protestare!</strong></p>
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		<title>Restoring family links</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 09:20:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiediamo una vostra collaborazione per una ricerca delle seguenti persone:, nell&#8217;ambito del progetto Restoring Family Links che chiede supporto per le persone migranti scomparse: Sara Ibrahim nata il 28/04/21997 a Sulaymaniyah, Iraq (Origine etnica&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="730" height="487" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/res-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a></figure>



<p>Chiediamo una vostra collaborazione per una ricerca delle seguenti persone:, nell&#8217;ambito del progetto Restoring Family Links che chiede supporto per le persone migranti scomparse:</p>



<p><strong>Sara Ibrahim nata il 28/04/21997 a Sulaymaniyah, Iraq (Origine etnica Kurda)</strong> il cui ultimo contatto è avvenuto il 19/09/2018 nel tentativo di attraversare l&#8217;Egeo e raggiungere l&#8217;Italia con il compagno. </p>



<p><strong>Hemn Hamza Abdullah</strong> di cui si sono perse le tracce il 13.04.2018 durante il viaggio di fuga dall&#8217;Iraq.</p>



<p><strong>Signor Omar KONATE nato il 01/01/1988 a Kankan, Guinea</strong></p>



<p><strong>Signora Manké CONDE nata il 01/01/2005, Guinea<br></strong>Nel 2016 hanno lasciato la Guinea e sono arrivati in Libia nell&#8217;aprile 2019. Una settimana dopo il loro arrivo, si sono si sono separati. Il 17 o 18 aprile la persona che li ricerca e che viaggiava con loro è partita con una nave per l&#8217;Italia. Da quel giorno non ha più avuto notizie dei ricercati.</p>



<p><strong>Clabs Masehe nato il 2/4/92, Pakistan</strong><br>il suo ultimo contatto è avvenuto il 21/011/2017 nel tentativo di lasciare la Turchia e raggiungere l&#8217;Italia.</p>



<p>Purtroppo non disponiamo di fotografie per il riconoscimento. </p>



<p>Progetto della Croce Rossa Internazionale. </p>



<p>Per informazioni e segnalazioni: <a href="https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.icrc.org/en/what-we-do/restoring-family-links?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/06/28/restoring-family-links-2/">Restoring family links</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>L’organizzazione Internazionale del Lavoro e il lavoro minorile: dalla fondazione ai giorni nostri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jun 2022 08:02:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da unipd-centrodirittiumani.it) Ludovica Aricò&#160;ha concluso il corso di laurea magistrale “Human Rights and Multi-level Governance” presso l&#8217;Università di Padova. Attualmente è iscritta ad un Master di secondo livello in “Esperti in Politica e Relazioni&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/06/04/lorganizzazione-internazionale-del-lavoro-e-il-lavoro-minorile-dalla-fondazione-ai-giorni-nostri/">L’organizzazione Internazionale del Lavoro e il lavoro minorile: dalla fondazione ai giorni nostri</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="545" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16398" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-1024x545.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-300x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav-768x409.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/lav.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h1></h1>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<p><strong>Ludovica Aricò&nbsp;</strong>ha concluso il corso di laurea magistrale “Human Rights and Multi-level Governance” presso l&#8217;Università di Padova. Attualmente è iscritta ad un Master di secondo livello in “Esperti in Politica e Relazioni Internazionali” a Roma. Questo articolo è un estratto della tesi di laurea discussa ad ottobre 2021 sotto la supervisione del prof. Lorenzo Mechi.</p>



<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&nbsp;</p>



<p>L&#8217;articolo mira ad illustrare la missione dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) nella lotta contro il lavoro minorile, e a sottolineare i punti di forza e di debolezza del suo approccio. Per raggiungere questo obiettivo, l&#8217;elaborato esaminerà la storia dell&#8217;OIL nell&#8217;affrontare il lavoro minorile dalla sua fondazione ai giorni nostri. L&#8217;analisi si concentrerà su tre diversi periodi storici: dal 1919 al 1949; dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90; dal 2020 ai giorni nostri. In conclusione, si forniranno delle conclusioni sull&#8217;efficacia del lavoro dell&#8217;Organizzazione in linea con le presenti osservazioni.</p>



<p><strong>INTRODUZIONE: IL LAVORO MINORILE NEL PANORMA INTERNAZIONALE</strong></p>



<p>Il lavoro minorile,&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/facts/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">definito dall’OIL</a>&nbsp;come&nbsp;<strong>&#8220;il lavoro che priva i bambini della loro infanzia, del loro potenziale e della loro dignità, e che è dannoso per lo sviluppo fisico e mentale&#8221;</strong>, è presente nella comunità internazionale fin dalla rivoluzione industriale. A causa della sua intensità, i governi hanno sempre cercato di prevenire e monitorare il lavoro minorile sia a livello nazionale che internazionale. In ogni modo, solo con&nbsp;<strong>la fondazione dell&#8217;OIL&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>nel 1919</strong></a>&nbsp;si raggiunge un importante punto di svolta nell&#8217;interesse degli Stati nell&#8217;adozione di norme internazionali comuni per prevenire e proteggere i diritti dei lavoratori, compresi i bambini e le bambine. Infatti, dal 1919, l&#8217;OIL è un attore chiave nell&#8217;affrontare il lavoro minorile, garantendo un&#8217;arena pacifica in cui&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/about-the-ilo/who-we-are/tripartite-constituents/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">datori di lavoro, governi e sindacati</a>&nbsp;possono lavorare insieme per proteggere i diritti dei lavoratori. Oggi, l&#8217;OIL è la principale organizzazione internazionale impegnata nell&#8217;eliminazione del lavoro minorile, grazie anche alla produzione di&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/fr/f?p=NORMLEXPUB:12000:0::NO:::&utm_source=rss&utm_medium=rss">numerosi strumenti giuridicamente vincolanti</a>&nbsp;ed operativi per regolamentare l&#8217;età minima al lavoro ed eliminare il lavoro minorile nel globo. L&#8217;alto numero di ratifiche e la consistente partecipazione degli Stati Membri a operazioni&nbsp;<em>ad hoc</em>&nbsp;negli ultimi decenni sono risultati fondamentali nella lotta contro il lavoro minorile.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="397" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 397w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/image-300x280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 397px) 100vw, 397px" /></a></figure>



<p>&nbsp;(Source:&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/ipec/ChildlabourstatisticsSIMPOC/WCMS_817699/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">ILO and UNICEF: Child Labour: Global estimates 2020, trends and the road forward (New York, 2021)</a></p>



<p>Tuttavia, la comunità internazionale non sta ottenendo risultati altrettanto importanti da un punto di vista pratico. Di fatti, come affermato nel&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">report dell’OIL ed UNICEF sul lavoro minorile nel 2020</a>,&nbsp;<strong>più di 160 milioni di bambini e bambine</strong>&nbsp;(tra i cinque e i diciassette anni) sono attualmente impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile. Le statistiche dimostrano che, nonostante i numerosi strumenti creati, l&#8217;OIL non è riuscita nel suo tentativo di sradicare completamente il fenomeno o, almeno, di ridurne l&#8217;intensità entro il 2030. La missione dell&#8217;OIL è stata virtuosa nel creare una cooperazione internazionale e nel sensibilizzare le nazioni, ma relativamente inefficace nel raggiungere i risultati attesi. Innegabilmente, l’attuale quadro giuridico internazionale attuale ha delle debolezze che minano la capacità dell&#8217;organizzazione di raggiungere il suo obiettivo di sradicare il lavoro minorile a livello globale.</p>



<p>Gli aspetti negativi e positivi dell&#8217;attuale approccio possono essere rintracciati nella storia stessa dell&#8217;Organizzazione. Invero, monitorando l&#8217;evoluzione dell&#8217;azione dell&#8217;OIL contro il lavoro minorile, è possibile evidenziare come alcuni elementi positivi e negativi, specifici di un particolare periodo storico, abbiano lasciato un forte strascico nella capacità di azione dell’OIL, influenzando fortemente la sua missione.</p>



<p><strong>I PRIMI PASSI DELL’ORGANIZZAZIONE</strong></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dal 1919 al 1948</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL ha prodotto ben sette convenzioni sia per stabilire&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312150:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">una comune età minima di accesso</a>&nbsp;al lavoro, che per regolare&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312151:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss">i turni di notte</a>&nbsp;dei bambini. Gli obblighi internazionali formati rappresentarono un grande successo per l&#8217;OIL e per la lotta universale contro il lavoro minorile. Nonostante le difficoltà economiche poste dalla Prima Guerra Mondiale, dagli effetti della Grande Depressione e la conseguente disoccupazione di massa; l&#8217;Organizzazione non perse l&#8217;occasione di produrre Convenzioni legalmente vincolanti che fossero in grado di rafforzare l’esistente sistema giuridico internazionale anti-lavoro-minorile.</p>



<p>Il quadro stabilito creò elementi giuridici che sono ancora oggi fondamentali per la missione generale dell&#8217;OIL. In primo luogo, dall’analisi di queste Convenzioni si può evincere la misura in cui&nbsp;<strong>il lavoro minorile possa essere una seria&nbsp;</strong><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312205:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>minaccia alla salute, allo sviluppo umano e alla moralità dei giovani</strong></a><strong>.</strong>&nbsp;In secondo luogo, le delegazioni, specialmente quelle dei sindacati, spinsero fortemente per imporre&nbsp;<strong>la frequenza scolastica</strong>&nbsp;tra i più giovani. Si suppose che tale obbligo potesse ridurre considerevolmente l&#8217;alto tasso di bambini impiegati in vari settori. In terzo luogo, venne imposto per la prima volta nella storia che la protezione dei bambini sul posto di lavoro dovesse essere inserita nel più complesso&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>universo dei diritti umani</strong></a><a href="https://www.ilo.org/global/publications/ilo-bookstore/order-online/books/WCMS_169521/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a></p>



<p>Nonostante queste importanti basi legali, alcuni gravi problemi furono subito evidenti nelle Convenzioni. I settori più pericolosi per l’incolumità dei bambini non vennero regolamentati, ovvero&nbsp;<strong>le imprese familiari e l&#8217;agricoltura.</strong>&nbsp;L’ostacolo principale fu rappresentato da un comune malinteso sulla natura stessa del lavoro minorile. Infatti, svariate delegazioni nazionali sostenevano nei vari incontri della Conferenza Generale dell’OIL che il lavoro in un&#8217;industria familiare o all&#8217;aria aperta non potesse essere pericoloso per la salute dei bambini. Questa idea generale influenzò negativamente il risultato finale, generando&nbsp;<strong>un sistema di protezione nocivamente incompleto</strong>. Inoltre, l&#8217;organizzazione concesse enormi margini di discrezionalità ai governi nazionali, sia dal punto di vista legale che pratico. A dimostrazione di ciò, l&#8217;OIL non fu in grado in quegli anni di produrre elementi universalmente accettati. Le grandi mancanze furono: una definizione giuridica universale del lavoro minorile e un&#8217;età minima comune di accesso al lavoro. Questi difetti contribuirono a creare una grande lacuna nel diritto internazionale, con forti ripercussioni a livello nazionale. In aggiunta, la mancanza di un programma operativo internazionale per sostenere tecnicamente gli Stati nell&#8217;implementazione degli standard internazionali rese il quadro ancora più precario ed instabile.</p>



<p><strong>I GRANDI TRAGUARDI INTERNAZIONALI NELLA LOTTA AL LAVORO MINORILE</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/pics/Universal_retification_of_ILO_Convention_No_182.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>(Source:&nbsp;<a href="https://youtu.be/09sjAViDuqQ?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">Universal ratification of ILO Convention No. 182 on the Worst Forms of Child Labour</a>, ILO)</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_709665.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dagli anni &#8217;70 alla fine degli anni &#8217;90</strong></a><strong>,&nbsp;</strong>l&#8217;OIL riuscì a fare grandi miglioramenti, superando i principali ostacoli creati nei decenni precedenti, principalmente causati dell’opposizione di alcuni governi nazionali. Ad oggi, gli strumenti prodotti in questa fase rappresentano le pietre miliari del quadro internazionale contro il lavoro minorile.&nbsp; Questi sono: la Convenzione sull&#8217;età minima del 1973, la Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 e il Programma internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC). È importante sottolineare le novità presenti in ogni strumento per potere comprendere quanto forte sia stato il lavoro di dialogo e mediazione portato avanti dall’OIL.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312283:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sull&#8217;età minima del 1973 (n.138)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro&nbsp;<strong>fissa la soglia dell&#8217;età minima universale a quindici anni,</strong>&nbsp;concedendo agli Stati di fissare un&#8217;età minima inferiore ai quattordici anni con la promessa di rispettare l&#8217;obbligo dei quindici anni il più presto possibile.</p>



<p>Essa afferma che:</p>



<p><em>L&#8217;età minima [&#8230;] non deve essere inferiore a&nbsp;</em><em>all&#8217;età del completamento della scuola dell&#8217;obbligo&nbsp;</em><em>e, in ogni caso, non può essere inferiore a 15 anni. [&#8230;]&nbsp;<br></em><em>Un membro la cui economia e le cui strutture educative non sono sufficientemente sviluppate&nbsp;</em><em>può inizialmente prevedere un&#8217;età minima di 14 anni.</em></p>



<p>Inoltre, viene dato alla scuola un ruolo centrale, presentandolo come strumento principale per ridurre efficacemente il numero totale di bambini lavoratori. Nonostante le tensioni della guerra fredda, il documento fu ampiamente ratificato dagli Stati, dimostrando un nuovo e crescente interesse della comunità internazionale per la difesa dei diritti dei bambini.<br></p>



<p><a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO:12100:P12100_INSTRUMENT_ID:312327:NO&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>La Convenzione sulle peggiori forme di lavoro minorile del 1999 (n.182)</strong></a>&nbsp;dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro fornisce&nbsp;<strong>una definizione universalmente accettata del lavoro minorile</strong>, dopo ben ottant&#8217;anni dalla fondazione dell&#8217;OIL.</p>



<p>Gli stati membri hanno concordato che:</p>



<p>L<em>&#8216;espressione &lt;&gt; comprende:</em></p>



<p><em>(a) tutte le forme di schiavitù o pratiche simili alla schiavitù, come la vendita e il traffico di bambini, la servitù per debiti e la servitù della gleba e il lavoro forzato o obbligatorio, compreso il reclutamento forzato o obbligatorio di bambini da utilizzare nei conflitti armati.</em></p>



<p><em>(b) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un bambino per la prostituzione, per la produzione di pornografia o per spettacoli pornografici.</em></p>



<p><em>(c) l&#8217;uso, il procurare o l&#8217;offrire un minore per attività illecite, in particolare per la produzione e il traffico di droga come definito nei trattati internazionali pertinenti.</em></p>



<p><em>(d) il lavoro che, per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto,&nbsp;</em><em>possa nuocere alla salute, alla sicurezza o alla morale dei bambini.<br></em></p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/Informationresources/WCMS_IPEC_PUB_1200/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">La definizione</a>&nbsp;cerca di riferirsi a tutte quelle circostanze che, per la loro essenza, possono essere&nbsp;<strong>mentalmente, fisicamente, socialmente o moralmente pericolose e dannose per i bambini</strong>. Tale definizione include fondamentalmente tutte quelle pratiche in cui i bambini lavorano contro la loro volontà o sono costretti a lavorare sotto ricatto. Tra i vari esempi riportati nella Convenzione, importanti da menzionare sono:&nbsp;<strong>la schiavitù, la prostituzione, il lavoro per attività illecite</strong>. Questi, come altri elencati nel testo originale, sono lavori da cui i bambini non possono facilmente scappare e danneggiano seriamente il loro sviluppo fisico e psicologico. Inoltre, nel tentativo di proteggere efficacemente la vita dei bambini, la Convenzione fornisce agli stati membri linee guida rilevanti su come costruire i quadri nazionali, pur lasciando un ampio margine di discrezionalità. Questa&nbsp;<strong>flessibile</strong>&nbsp;<strong>rigidità&nbsp;</strong>ha garantito un consenso universale e un alto numero di ratifiche.</p>



<p><a href="https://papyrus.ilo.org/ipec/programme/lang--en/index.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Il Programma internazionale sull&#8217;eliminazione del lavoro minorile (IPEC),</strong></a>&nbsp;lanciato nel 1992, ha assicurato il rafforzamento dell&#8217;azione legale dell&#8217;OIL sulla riduzione del lavoro minorile.&nbsp;<strong>È il primo programma operativo dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile attraverso la cooperazione internazionale</strong>. Questa campagna permanente fu creata con lo scopo di: raccogliere dati; monitorare le tendenze; informare gli Stati membri, l&#8217;Organizzazione e la società civile; e intraprendere azioni appropriate contro le ingiustizie. Il programma ha permesso all&#8217;Organizzazione di intraprendere un&#8217;azione più decisa e di lanciare intense&nbsp;<strong>missioni internazionali.&nbsp;</strong>Le sue missioni sono state essenziali per ridurre il lavoro minorile nella nuova comunità globalizzata.</p>



<p><strong>IL LAVORO MINORILE DURANTE IL COVID</strong></p>



<p><strong>La pandemia Covid-19 nel 2020</strong>&nbsp;ha seriamente minato la missione dell&#8217;OIL per combattere il lavoro minorile. Durante la pandemia, con le economie nazionali sono diventate vittime degli eventi, causando enormi effetti negativi sulla popolazione. Inevitabilmente, la nuova minaccia globale ha gravemente danneggiato gli Stati, in cui la protezione dei diritti umani è stata per lo più fallimentare. L&#8217;instabilità economica, causata da una pandemia, ha imposto allo Stato di affrontare nuove sfide.&nbsp; La disoccupazione di massa, il declino del PIL nazionale, la riduzione delle rimesse dei migranti e l&#8217;aumento delle economie informali hanno seriamente colpito la qualità della vita delle persone, aumentando la fame e il numero delle persone vulnerabili. Tali condizioni hanno condotto ad un serio aumento del&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_747421.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">numero di bambini</a>&nbsp;impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile.</p>



<p>I rapporti dell&#8217;OIL prima del Covid-19 stimavano che, entro il 2020, il numero di bambini impiegati nelle peggiori forme di lavoro minorile&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_norm/---ipec/documents/publication/wcms_797515.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">sarebbe stato pari a 137 milioni</a>. Purtroppo, l&#8217;obiettivo non è stato raggiunto dall&#8217;Organizzazione, anzi sembra essere molto lontano dalla realtà. Infatti, l&#8217;insicurezza generale ha portato ad un grave aumento dei bambini impiegati nei lavori più pericolosi, soprattutto nelle zone geopolitiche più fragili economicamente.</p>



<p>Questa tendenza può essere rintracciata nell&#8217;incapacità dell&#8217;Organizzazione di assicurare una costante implementazione nazionale degli standard contro il lavoro minorile, mentre affronta nuove minacce alle performance economiche. Tuttavia, l&#8217;OIL ha pianificato azioni nazionali a diversi livelli per contrastare la crisi attuale, in collaborazione con un nuovo programma per affrontare il lavoro minorile:&nbsp;<a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>l&#8217;Alleanza 8.7</strong></a><a href="https://www.alliance87.org/the-alliance/?utm_source=rss&utm_medium=rss">.</a>&nbsp;L&#8217;obiettivo principale fissato è quello di identificare le cause principali delle tendenze attuali, elaborare risposte efficaci, così da poter intraprendere azioni concrete per contrastare il lavoro minorile. Il lancio&nbsp;<a href="https://www.ilo.org/global/topics/child-labour/int-year/lang--en/index.htm?mc_cid=09fcbcbd1b&amp;mc_eid=%5bUNIQID%5d&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>dell&#8217;Anno internazionale per l&#8217;eliminazione del lavoro minorile nel 2021</strong></a>&nbsp;è stata una delle azioni più rilevanti dell&#8217;OIL per diffondere la consapevolezza e ricreare una solida cooperazione internazionale.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="2021 International Year for the Elimination of Child Labour Timeline" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/XYNYxtx5LB8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p><strong>CONCLUSIONI</strong></p>



<p>Questo articolo ha cercato di presentare, attraverso un&#8217;analisi storica del lavoro dell&#8217;OIL, i vari punti di forza e di debolezza dell’attuale missione dell’OIL contro il lavoro minorile.</p>



<p>In seguito all&#8217;analisi di tre diversi periodi storici, dal 1919 al 1948, dal 1970 al 1990, e dal 2020 ai giorni nostri, sono emerse importanti considerazioni.</p>



<p>In primo luogo, l&#8217;esame ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro ha costruito un notevole quadro giuridico internazionale, obbligando gli stati a dialogare in merito al lavoro minorile e fissare comuni standard universali da rispettare. La capacità dell&#8217;Organizzazione di coinvolgere Stati, sindacati e datori di lavoro ha generato una buona serie di armi contro il lavoro minorile, come le Convenzioni OIL del 1973 e del 1999, e il lancio del programma IPEC dagli anni ‘90. Il quadro giuridico creato ha garantito l&#8217;eliminazione del lavoro minorile in molte aree del mondo e, inoltre,&nbsp;<strong>una significativa riduzione in specifiche aree geopolitiche critiche.</strong></p>



<p>In secondo luogo, l’analisi ha dimostrato che l&#8217;Organizzazione presenta alcuni difetti strutturali che potrebbero minare l&#8217;efficacia della sua missione sul lungo raggio. Di fatti, l’OIL ha creato un quadro giuridico gravemente precario, a causa&nbsp;<strong>della mancanza di una seria regolamentazione sul lavoro minorile nei settori agricoli e familiari</strong>. Questa mancanza di legislazione è una questione di grande urgenza per l&#8217;Organizzazione dato che il 70% del tasso globale di bambini (tra i cinque e i diciassette anni) lavora attualmente in agricoltura. Inoltre,&nbsp;<strong>la flessibile rigidità</strong>, che ha effettivamente garantito una partecipazione universale, ha però contribuito alla creazione di un sistema che non è in grado di affrontare concretamente il lavoro minorile. Infine,&nbsp;<strong>la pandemia Covid-19</strong>&nbsp;ha portato alla luce le difficoltà dell&#8217;Organizzazione ad assicurare l&#8217;implementazione nazionale sul lavoro minorile, mentre gestisce nuove imprevedibili emergenze. Di conseguenza, il lavoro minorile è aumentato drammaticamente, facendo retrocedere i risultati positivi del periodo pre-Covid.<br></p>



<p><strong>In conclusione</strong>, è possibile affermare che le carenze legislative ed operative dell’OIL devono essere affrontate per ridurre gli alti tassi di lavoro minorile nel mondo, cercando di rafforzare gli aspetti positivi e migliorare quelli negativi. L&#8217;Organizzazione deve adattarsi, come ha fatto in passato, alle nuove circostanze internazionali e progettare nuove tattiche contro il lavoro minorile per&nbsp;<a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">realizzare&nbsp;</a><a href="https://www.cypcs.org.uk/rights/uncrc/articles/article-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>i migliori interessi del bambino.</strong></a></p>
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		<title>Festival internazionale di poesia di Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2022 15:19:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sarà presente al Festival internazionale di Poesia di Milano e ringrazia Milton Fernandez e il Centro Asteria. Parleremo di SORELLANZA, attraverso musica e parole, ma sarà l&#8217;occasione di dialogare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Associazione Per i Diritti umani sarà presente al Festival internazionale di Poesia di Milano e ringrazia Milton Fernandez e il Centro Asteria. </p>



<p>Parleremo di SORELLANZA, attraverso musica e parole, ma sarà l&#8217;occasione di dialogare insieme sui temi della parità di genere, della ricerca dell&#8217;identità, di emozioni, di famiglie, di relazioni e di tanto altro ancora&#8230;</p>



<p>&#8220;il grande fiore sta uscendo</p>



<p>dalla tempesta.</p>



<p>E farà uscire il sole.</p>



<p>Si sente molto più sicuro e forte&#8221;, Mouna</p>



<p></p>



<p>Con letture del circolo LaAv di Milano e l&#8217;accompagnamento musicale di Marco Sicca, dell&#8217;Allegro Moderato InBand.</p>



<p>Sarà un momento intenso di voci  e suoni&#8230;Non potete mancare&#8230;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/festival-lett-JPG-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></a></figure>



<p>Vi aspettiamo!</p>



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