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	<title>internazionali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&#160; Giovedì 27 agosto, prima giornata del Nòt Film Fest, il festival del cinema che per la&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Nòt Film Fest 2020: la prima giornata di festival tra talenti del territorio, musica e nuove concezioni femminili&nbsp;</strong></p>



<p>Giovedì <strong>27 agosto</strong>, prima giornata del <strong>Nòt Film Fest</strong>, il festival del cinema che per la terza volta porta a Santarcangelo <strong>film </strong>e <strong>registi indipendenti </strong>da tutto il <strong>mondo</strong>. Quest’anno i <strong>film </strong>in programma sono <strong>118</strong>, 50 in più rispetto all’edizione 2019, e vengono da <strong>32 paesi differenti</strong>; capire le storie ed emozionarsi con queste però non è difficile, perchè oltre ad essere <strong>sottotitolati </strong>in <strong>italiano </strong>i film in concorso sono provocanti, attenti, pensati e realizzati per far riflettere il pubblico su tematiche di rilievo che non sempre trovano spazio nelle grandi sale cinematografiche.&nbsp;</p>



<p>Come previsto per tutti i giorni del festival, si è inizia la mattinata con due <strong>talk</strong>: alle 10:30 <strong>Filippo Moretti</strong>, giovane <strong>compositore </strong>romagnolo formatosi al conservatorio di Cesena Bruno Maderna, che racconta con esempi concreti quanto la <strong>musica </strong>nel <strong>cinema </strong>sia importante quanto la sceneggiatura.&nbsp;</p>



<p>“La musica amplifica il film”, dice Filippo Moretti e aggiunge che è “un <strong>linguaggio </strong>a sé stante comprensibile attraverso il subconscio”. Attraverso scene tratte da film quali “Indiana Jones e “L’ultima crociata” di Steven Spielberg e “Spider-Man 2” di Sam Raimi, Filippo Moretti spiega quanto la musica contribuisca a costruire un film e a delineare le diverse <strong>emozioni </strong>e i vari <strong>personaggi</strong>. “La musica è <strong>ritmo</strong>” dice anche, ed ecco che&nbsp; spiega al pubblico il lavoro che svolge per per comporre la colonna sonora di un film.</p>



<p>Alle 11.45 c’è stato il workshop “<strong>Scrivere</strong> <strong>un film con Fabula Deck</strong>”. <strong>Andrea Binasco</strong> e <strong>Matteo di Pascale</strong> sono i fondatori di Sefirot, casa editrice indipendente che crea strumenti pensati per stimolare la creatività. Fra questi è stato presentato “<strong>Fabula</strong>”, un kit di <strong>40 carte </strong>che, dicono i creatori, “insegna come strutturare una storia sulla base del Viaggio dell’Eroe di Vogler e della Struttura a tre Atti”. “Ogni carta è una scatola” dice Matteo di Pascale “che può essere riempita, anche usando dei semplici post-it”. Alla fine della presentazione del kit, sono stati organizzati dei <strong>gruppi </strong>di <strong>lavoro </strong>per la stesura di 5 cortometraggi con l’utilizzo delle carte Fabula e&nbsp; che impegnerà gli avventori per tutta la durata del festival.</p>



<p>Alle 15:00 ecco&nbsp; le proiezioni dei film in concorso: per la giornata di apertura abbiamo avuto la sezione dei <strong>corti internazionali</strong>, con 8 prime europee e una mondiale, “<strong>The White Wall</strong>” (MX).&nbsp;</p>



<p>Si prosegue alle 17.00 con una sezione interamente dedicata ai talenti emergenti del nostro territorio chiamata appunto “<strong>Emilia Romagna Docs</strong>” con i documentari “<strong>Pi Amuri o Pi Raggia</strong>” di <strong>Fabrizio Raggi </strong>e la <strong>prima mondiale </strong>“<strong>The childhood experience</strong>” di <strong>Valentina Olivato</strong>. Entrambi i registi erano presenti in sala. Fabrizio sceglie di raccontare una realtà quasi dimenticata, quella dei cantastorie siciliani, mentre <strong>Valentina </strong>racconta la storia di una <strong>famiglia bolognese </strong>e del suo <strong>modello educativo libertario</strong>. Di fronte alle perplessità, sono gli stessi ragazzi presenti in sala a difendere l’educazione ricevuta: “Ogni giorno c’è un nuovo modo di imparare” dice Miranda e le fa eco anche Ines, la sorella maggiore: “Non ci pesa non andare a scuola, abbiamo possibilità di fare nuove amicizie in altro modo”.&nbsp;</p>



<p>Le proiezioni del pomeriggio si sono concluse alle 18.00 con <strong>confini femminili,</strong> una serie di corti che esplora la condizione e il concetto di donna attraverso gli occhi di filmmaker di differenti culture e paesi. Dagli <strong>USA </strong>alla <strong>Norvegia </strong>e <strong>all’Iran </strong>passando per il <strong>Giappone </strong>si intrecciano <strong>2 prime europee </strong>(“<strong>Woman screaming in a car</strong>” e “<strong>Woman of the photographs</strong>” e <strong>una italiana </strong>(“The <strong>Manchador</strong>”) che portano a Santarcangelo una celebrazione di tutte le sfumature del femminile.&nbsp;</p>



<p>All’ora dell’aperitivo è stato inaugurato il<strong> Castle Bar</strong>, il luogo di ritrovo dei creativi e di tutti gli affezionati al Nòt Film Fest, gestito dal Cucinino di Santarcangelo e che ospita il food truck di <strong>Franceschetta58</strong>, il bistrot dell’Osteria Francescana. Qui l’attore <strong>Luca Guastini </strong>leggerà per 4 giorni le <strong>sceneggiature </strong>in lingua originale di film, che sono partiti come produzioni indipendenti per poi riscuotere grande successo nel panorama mainstream. Si è dato il via agli appuntamenti con il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura “<strong>JoJo Rabbit</strong>” di Taika Waititi, nella sua scrittura originale risalente a tre anni prima dell’effettiva realizzazione del film.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Quello che viene dopo è un turbinio di <strong>colori</strong>, <strong>riflettori </strong>e <strong>risate</strong>: si inizia ufficialmente il festival con la <strong>cerimonia </strong>di <strong>apertura</strong>. Sul <strong>red carpet </strong>hanno sfilato&nbsp; filmmaker, attori, giornalisti, volontari e ovviamente i fondatori della manifestazione <strong>Noemi Bruschi</strong>, <strong>Alizé Latini </strong>e <strong>Giovanni Labadessa</strong>, che si impegnano affinché tutti si sentano a proprio agio e possano vivere il festival nel clima di comunità creativa che lo caratterizza. Quest’anno è particolarmente importante per il festival, che al suo terzo anno di vita ha voluto comunque esserci rispettando tutte le <strong>norme </strong>di <strong>sicurezza</strong>, come il red carpet 5&#215;30 e i posti limitati in sala.&nbsp;</p>



<p>Proprio sul red carpet hanno fatto la loro prima apparizione anche i <strong>giudici</strong>, tra cui <strong>Sandra Lipski, Luca Scarcella, Stefano Cipani, Luca</strong><strong> Severi, Anna Pennella e Peter Baxter</strong>, presidente di giuria, che ha introdotto e presentato i film proiettati all’arena allo Sferisterio: <strong>Zombies</strong> (Congo) video musicale del visionario Baloji; <strong>Beats</strong> (Scozia) lungometraggio provocante e ribelle di Brian Welsh che racconta la storia di due amici che vogliono partecipare a un rave nella Scozia proibizionista degli anni 90.&nbsp;</p>



<p>Dopo le proiezioni serali ci si è spostati di nuovo al <strong>Castle bar</strong>, questa volta per rilassarsi, chiacchierare e ascoltare i <strong>concerti </strong>e ballare con&nbsp; i <strong>dj set </strong>curati da <strong>Kadesh </strong>&amp; <strong>G </strong>che saranno presenti tutte le sere fino all’1:30. Ad aprire la serie, troviamo <strong>g.em</strong>, giovane cantautrice indipendente romagnola che presenta i suoi brani accompagnandosi al piano o all’ukulele.&nbsp;</p>



<p><strong>Tutti i film </strong>menzionati e in concorso sono <strong>disponibili </strong>dal<strong> 27 al 30 agosto</strong> su  <a href="https://notstream.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">NOTSTREAM</a>, la piattaforma <strong>streaming </strong>tutta <strong>italiana </strong>del <strong>cinema indipendente</strong> creata dal <strong>Nòt Film Fest.</strong></p>



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		<title>Regione Piemonte: la proposta del disegno di legge dell&#8217;assessore Ricca preoccupa Associazione 21 luglio perchè viola i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 04:09:30 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13223" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p></p>



<p><br>  “Norme in materia di regolamentazione del nomadismo e di contrasto all’abusivismo”. È questo il titolo della proposta del disegno di legge presentato nella giornata di lunedì 28 ottobre da <strong>Fabrizio Ricca, assessore alla sicurezza della Regione Piemonte</strong>. Un documento che ricalca un’altra proposta di legge presentata dal gruppo Lega nel 2015 (n.122) e licenziata con voto contrario il 29 giugno nel 2017 dal Consiglio regionale del Piemonte.<br><strong>Associazione 21 luglio ha inviato una lettera al presidente della Regione Piemonte</strong> per esprimere preoccupazione e per chiedere di vigilare attentamente sulla proposta del disegno di legge che, se approvato, comporterebbe una violazione dei diritti umani ponendosi in contrasto con gli obblighi costituzionali, con le norme comunitarie e internazionali.</p>



<p><strong>Le motivazioni di Associazione 21 luglio</strong></p>



<p>La proposta del disegno di legge, secondo Associazione 21 luglio, più che “regolamentare il nomadismo”&nbsp;<strong>nasconde la volontà di adottare una legge ad hoc per soggetti e gruppi di persone individuate su base etnica</strong>, identificate come rom. Tra i vari punti contenuti nel testo (che possono essere approfonditi nel link in basso) Associazione 21 luglio esprime preoccupazione per l’installazione in dette “<strong>aree di transito</strong>” di impianti di videosorveglianza, ricordando tra l’altro che l’Autorità garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che «un soggetto pubblico può effettuare attività di videosorveglianza solo per funzioni istituzionali di cui sia realmente titolare in base all’ordinamento di riferimento. Diversamente, il trattamento non è lecito». Tra le criticità evidenziate compaiono, inoltre, i requisiti di accesso alle aree come la provenienza del reddito e l’idoneità morale dei soggetti che ne fanno richiesta. Perplessità viene espressa anche per i principi che potrebbero portare alla revoca dell’autorizzazione e al permanere nelle “aree di transito”.</p>



<p>Nel documento presentato dall’assessore Ricca viene ripresa nuovamente l’idea della creazione di un “<strong>Osservatorio regionale</strong>” sul monitoraggio dei flussi e il “contrasto all’abusivismo” con la presenza di «tre componenti delle Forze dell’ordine, di concerto con le Prefetture». Associazione 21 luglio evidenzia come la Corte Costituzionale abbia più volte ribadito che le forme di collaborazione e di coordinamento coinvolgenti compiti ed attribuzioni di organi dello Stato non possono essere disciplinate unilateralmente dall’attività legislativa regionale essendo necessaria la loro previsione da parte della legge statale o da parte di accordi tra i soggetti istituzionali coinvolti.</p>



<p>«La proposta del disegno di legge si pone in netto contrasto con normative comunitarie e internazionali e rappresenta, di fatto, una violazione dei diritti umani – dichiara Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio -.&nbsp;<strong>Chiediamo che l’azione politica sia rispettosa delle norme</strong>, degli articoli della Costituzione e dei diritti individuali di ognuno e su questo continueremo a vigilare».</p>



<p><a href="https://21luglio.us5.list-manage.com/track/click?u=9a86f4f7d9e5a8ec04430f29c&amp;id=02d565702e&amp;e=a18abbae43&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">LA LETTERA DI ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO</a></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un continente che esonda</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 08:13:18 +0000</pubDate>
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<p> <strong>U</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="640" height="480" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/07/mamma-e-figli-13-2-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p> </p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Un lago in mezzo a valli in cui piove continuamente arriverà ad esondare e a coprire di acqua tutto il paesaggio circostante. Gli abitanti dei paesi intorno si adopereranno per contenere l’acqua, faranno riunioni su riunioni per prevenire ulteriori esondazioni fino a che qualcuno, in maniera illuminata, proporrà una prevenzione del lago, attraverso la cura degli argini e la costruzione di un letto più solido.  </p>



<p>
Così
l’Africa, come un lago grande e caldo nel quale continuano a
nascere bambini che arriveranno ad “esondare”.  La popolazione
dell’Africa subsahariana continua a crescere costantemente, a un
ritmo 2,5 volte più rapido rispetto al resto del mondo, grazie
all’aumento dei livelli di fertilità e alle migrazioni
internazionali. 
</p>



<p>
Come
riportato dalla Rivista Africa, tale popolazione dovrebbe aumentare
da 1,06 miliardi nel 2019 a 1,4 miliardi nel 2030 e 2,12 miliardi nel
2050.</p>



<p>
Ed
entro il 2050, mentre la Tanzania sarà tra i nove paesi (inclusa la
Repubblica Democratica del Congo, l’Etiopia e l’Egitto) che si
prevede aggiungerà la maggior parte delle persone nel mondo, la
Nigeria sarà la nazione più popolosa dell’Africa sub-sahariana e
la seconda più popolosa al mondo dopo l’India.</p>



<p>
Come
sottolinea l’agenzia&nbsp;InfoAfrica, la grande regione dell’Africa
subsahariana è cresciuta in media del 2,3% ogni anno a partire dal
2015. La proiezione mostra che i Paesi in maniera combinata
aggiungeranno oltre un miliardo di persone alla popolazione mondiale
e “potrebbero rappresentare oltre la metà della crescita della
popolazione mondiale tra il 2019 e il 2050”. Si prevede che la
popolazione del continente continui a crescere fino alla fine del
secolo.</p>



<p>
Nel
2050 la Nigeria continuerà ad essere il paese più popoloso nel
continente, secondo solo all’India a livello mondiale. &nbsp;Alcuni
altri paesi, tra cui Tanzania, Etiopia, Egitto e Repubblica
democratica del Congo, avranno una crescita superiore alla media.</p>



<p>
Tutto
questo può portare a fare dei ragionamenti più o meno scontati, che
possono inquadrarsi nel conseguente aumento del numero di immigrati
verso l’Europa e nella crescita della povertà. Molti degli Stati
che ravvisano tale incremento sono gli stessi nei quali “presidenti
dinosauri” non consentono una parallela crescita economica e un
ricambio governativo, mantenendo il paese in stallo, sia sotto il
punto di vista economico che, talvolta, culturale. Questo significa
che stanno aumentando le persone ma non i posti di lavoro, la
ricchezza e lo scambio economico. Facile da prevedere uno
spopolamento di villaggi e un aumento dell’immigrazione, a partire
già dal provare a trovare rifugio negli Stati limitrofi (ricordiamo
che il 70% degli immigrati africani si trova proprio in Africa).<br>Per
“arginare il lago” bisognerà, dunque, guardare proprio dentro al
lago, guardare l’Africa per lavorare su quei governi che consentono
alla povertà, alla corruzione e alle ingiustizie di prendere il
sopravvento.</p>
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		<title>Chiudere i porti significa chiudere lo stato di diritto: appello al Presidente Mattarella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2019 09:27:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene e divulga il seguente appello di Osservatorio Solidarietà Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica, ci rivolgiamo a Lei come alla massima autorità a garanzia del rispetto delle Istituzioni repubblicane&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="800" height="450" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12704" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/NYZIlIedAjIfYxN-800x450-noPad-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene e divulga il seguente appello di Osservatorio Solidarietà</p>



<p>Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,</p>



<p>ci rivolgiamo a Lei come alla massima autorità a garanzia del rispetto delle Istituzioni repubblicane e della Costituzione, per chiederLe di intervenire nel caso della nave Sea-Watch3, in stallo da &nbsp;otto giorni in acque internazionali, al limitare delle acque italiane, con a bordo 43 profughi divenuti ostaggi – insieme ai loro salvatori – di una politica dimostrativa che dimentica vite, esistenze, umanità.</p>



<p>A Lampedusa questa notte si dormirà sul sagrato della Chiesa per chiedere che i quarantatré naufraghi a bordo, sopravvissuti ai lager libici, vengano accolti in un porto sicuro e smettano di soffrire inutilmente, dopo tanto dolore già patito. Molti di loro soffrono di disidratazione e mal di mare, a causa dell’incessante rollio dello scafo, come affermato oggi dalla comandante della nave.</p>



<p>Questa notte – la notte che ironicamente conclude la Giornata mondiale del rifugiato – nemmeno noi dormiremo. Forse neppure Lei.</p>



<p>Ci appelliamo a Lei affinché non venga assunto dall’Italia alcun provvedimento che sia in contrasto con il rispetto dei diritti umani, il buon senso e l’eredità politica, giuridica e umana che ci è stata consegnata dai Padri costituenti, che vede il sacro e inderogabile principio della solidarietà richiamato nell’art. 2 della nostra Costituzione.</p>



<p>Chiediamo a Lei, signor Presidente, che è garante della nostra convivenza civile, che la pietas, la giustizia, l’inviolabilità dei diritti fondamentali, il principio di separazione dei poteri e il rispetto delle convenzioni internazionali sottoscritte dal nostro Paese continuino a essere la base della nostra vita democratica di cittadini.</p>



<p>Con gratitudine</p>



<p>Osservatorio solidarietà</p>



<p></p>



<p>Per firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/sergio-mattarella-chiudere-i-porti-significa-chiudere-lo-stato-di-diritto-appello-al-presidente-mattarella?recruiter=53067140&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=psf_combo_share_initial&amp;utm_medium=whatsapp&amp;utm_content=washarecopy_16236498_it-IT%3Av1&amp;recruited_by_id=e8d86110-b255-0130-e9e7-3c764e04873b&amp;share_bandit_exp=initial-16236498-it-IT&amp;share_bandit_var=v3&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/sergio-mattarella-chiudere-i-porti-significa-chiudere-lo-stato-di-diritto-appello-al-presidente-mattarella?recruiter=53067140&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_campaign=psf_combo_share_initial&amp;utm_medium=whatsapp&amp;utm_content=washarecopy_16236498_it-IT%3Av1&amp;recruited_by_id=e8d86110-b255-0130-e9e7-3c764e04873b&amp;share_bandit_exp=initial-16236498-it-IT&amp;share_bandit_var=v3&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>Sosteniamo l’appello del nobel Pamuk: “Stop alla repressione del regime di Erdogan in Turchia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 08:21:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; #Associazione per i Diritti umani  e #NOBAVAGLIO #StopCarcereTurchia &#160; di Marino Bisso &#160; “Non si può restare indifferenti davanti alla repressione del regime di Erdogan. Restare in silenzio vuol dire esserne complici.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/22/sosteniamo-lappello-del-nobel-pamuk-stop-alla-repressione-del-regime-di-erdogan-in-turchia/">Sosteniamo l’appello del nobel Pamuk: “Stop alla repressione del regime di Erdogan in Turchia”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6968" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="turkeyImpronte-800x445" width="800" height="445" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-300x167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-768x427.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#Associazione per i Diritti umani  e #</span><span class="_58cm">NOBAVAGLIO</span></span></span> <span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">StopCarcereTurchia</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Marino Bisso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non si può restare indifferenti davanti alla repressione del regime di Erdogan. Restare in silenzio vuol dire esserne complici. In queste settimane sono state svuotate le carceri e altre verranno costruite per imprigionare migliaia di oppositori arrestati negli ultimi mesi: si parla di almeno centomila detenuti politici. Tra questi intellettuali, magistrat<span class="text_exposed_show">i, avvocati e insegnanti. In cella sono finiti anche tanti giornalisti “colpevoli” solo di voler fare il proprio lavoro con onestà e senza cedere alle censure del regime turco. Il fallito golpe è diventato così l’alibi per annullare libertà e diritti civili. Tutto avviene nella pressoché indifferenza o timidezza degli organismi internazionali, a cominciare dalla Ue, preoccupati più di salvare i difficili equilibri geopolitici dell’area che non la difesa dei fondamentali diritti dell’uomo. La scorsa settimana abbiamo manifestato la nostra indignazione assieme alla Fnsi e tante altre associazioni amiche. Torneremo ancora in piazza e sosteremmo in tutti i modi possibili l’appello dello scrittore turco Orhan Pamuk, lanciato da La Repubblica che ha già raccolto firme illustri di scrittori, giornalisti e accademici di tutto il mondo. Tocca in particolare proprio ai giornalisti il dovere di tenere accesi i riflettori sulle gravi violazioni dei diritti umani di cui si sta macchiano il regime di Ankara. Lo possiamo fare non solo con i nostri articoli ma anche attraverso i nostri siti e blog personali per chiedere a tutti di partecipare a questa battaglia per la libertà e spingere gli organismi internazionali a intervenire per fermare violenze e abusi. Per questa ragione è fondamentale che l’appello di Repubblica venga diffuso da tutti coloro che non ci stanno a tenere gli occhi chiusi sugli orrori che colpiscono tanto i cittadini turchi che il popolo kurdo”. </span></p>
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<div class="mbs _6m6 _2cnj _5s6c"><a href="http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Festeri%2F2016%2F09%2F11%2Fnews%2Fturchia_appello_intellettuali-147579398%2F&amp;h=vAQHmwCbF&amp;enc=AZNzNBi6sqhky9OJvXZsuY8RhuUMTjPCMIOwxrEbUYZSvq3_V0ZkY2qF4NSDQYj79TIc5hyov8CNx-CAOK-0-Jzpy9qYrRis2-ZQEvHQUMPEEQ-Lx-5Ci6pjA_brVQPDZ-Bj54VVHjOy-iKtd2mYTzF1L5mee92P-sq4FO5UoZ3Vubr3D-GGnKMHMT91JxOxNB8&amp;s=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: #c2272d;">Turchia, l’appello degli intellettuali contro la caccia alla streghe</span></a></div>
<div class="_6m7 _3bt9">Alla lettera aperta di protesta contro “la vendetta del governo” dopo il tentato golpe e per la liberazione di Ahmet Altan hanno aderito tra gli altri….</div>
<div class="_6m7 _3bt9"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #c2272d;">http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></div>
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		<title>IN CONDIZIONI INUMANE GLI OLTRE 300 ROM SGOMBERATI DALLE AUTORITÀ LOCALI A GIUGLIANO (NA)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 09:14:08 +0000</pubDate>
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<div>Amnesty International, Associazione 21 luglio Onlus, Associazione Garibaldi 101, Centro europeo per i diritti dei rom, Associazione Cinema e diritti &#8211; Festival del cinema dei diritti umani e OsservAzione hanno duramente condannato lo sgombero forzato eseguito il 21 giugno dalle autorità del comune di Giugliano, in provincia di Napoli, ai danni di circa 75 famiglie rom (oltre 300 persone), che dal campo di Masseria del Pozzo sono state trasferite in un’ex fabbrica e si trovano in condizioni inumane. Le sei organizzazioni hanno sollecitato tutte le autorità competenti ad assicurare che alle famiglie colpite dallo sgombero forzato sia immediatamente offerto un riparo adeguato e che verrà approntato e realizzato per loro un piano a lungo termine, in consultazione con le famiglie interessate e nel pieno rispetto degli standard in materia di diritti umani. Il caso di Giugliano, così come molti altri documentati dalle sei organizzazioni, mostra una volta di più la realtà quotidiana dei rom in Italia, spesso collocati in campi segregati, a rischio di sgomberi forzati e discriminati nell&#8217;accesso a un alloggio adeguato: gravi violazioni dei diritti umani, vietate dalle norme internazionali e da quelle dell&#8217;Unione europea. Per questo motivo, le sei organizzazioni chiedono alla Commissione europea di intraprendere un&#8217;azione decisiva nei confronti di queste violazioni, attraverso l&#8217;avvio di una procedura d&#8217;infrazione contro l&#8217;Italia per violazione della Direttiva anti-discriminazione razziale.</p>
<p>Lo sgombero forzato</p>
<p>Il 21 giugno <b>oltre 300 rom</b>, tra cui decine di bambini e alcuni neonati, sono stati costretti a lasciare il campo di Masseria del Pozzo, dove erano rimasti per quasi tre anni. Quel campo per soli rom era stato costruito nel 2013 dal comune di Giugliano <b>nelle vicinanze di una discarica di rifiuti tossici</b>, dopo che in precedenza le famiglie rom erano state ripetutamente sottoposte a sgombero forzato.Le sei organizzazioni riconoscono il fatto che le famiglie rom dovevano essere urgentemente spostate da Masseria del Pozzo per ragioni di salute e d&#8217;incolumità. Infatti, il campo di Masseria del Pozzo non avrebbe mai dovuto essere costruito. La necessità di risolvere la situazione d’emergenza, creata dalle stesse autorità attraverso la costruzione di un campo in una zona inabitabile, non giustifica però il ricorso a uno sgombero forzato, che costituisce <b>una</b> <b>grave violazione dei diritti umani</b>.Le autorità non hanno mai notificato per iscritto lo sgombero, limitandosi a fornire qualche informazione a voce. A partire dal 14 giugno, le autorità locali e la polizia avevano informato le famiglie rom che lo sgombero sarebbe stato realizzato il 16 o il 23 giugno. Invece, lo sgombero forzato ha avuto luogo il 21 giugno e <b>le famiglie rom sono state trasferite sul terreno di un’ex fabbrica di fuochi d’artificio</b>. La comunità era stata informata che lo sgombero era necessario poiché i terreni di Masseria del Pozzo erano stati posti sotto sequestro dall&#8217;autorità giudiziaria sin dall&#8217;ottobre 2015, in quanto potenzialmente pericolosi per la salute e l&#8217;incolumità dei residenti. Purtroppo, le famiglie rom non sono state coinvolte in alcuna autentica consultazione per esplorare soluzioni alternative. Dopo aver inizialmente preso in considerazione un terreno lontano, privo di servizi igienico-sanitari e di forniture d’acqua, le autorità locali hanno deciso di trasferire le 75 famiglie rom nel terreno abbandonato dell&#8217;ex fabbrica di fuochi d&#8217;artificio. Le famiglie hanno ricevuto pochissime informazioni al riguardo.Decine di rom, incontrati da Amnesty International il 22 giugno, hanno dichiarato che non erano stati informati sulle condizioni della nuova area e che non avevano avuto la possibilità di vederla prima dello sgombero. Le famiglie rom si sono sentire dire che quella era l&#8217;unica alternativa esistente e sono state poste di fronte al dilemma se accettare il trasferimento in un luogo sconosciuto o rimanere del tutto senza tetto.Dato che le necessarie salvaguardie &#8211; la notifica adeguata per iscritto, la genuina consultazione con la comunità e la messa a disposizione di un’alternativa alloggiativa adeguata &#8211; non sono state poste in essere prima del trasferimento, le sei organizzazioni hanno concluso che <b>il trasferimento ha costituito uno sgombero forzato</b>, ossia una grave violazione dei diritti umani in contrasto con gli obblighi assunti dall&#8217;Italia rispetto a una serie di norme internazionali e dell&#8217;Unione europea, tra cui la Direttiva anti-discriminazione razziale, che garantiscono il diritto a un alloggio adeguato e la protezione da ogni forma di discriminazione basata sull’etnia o sulla razza. Questo sgombero forzato e il successivo trasferimento in un ulteriore campo monoetnico si pongono inoltre in contrasto con gli impegni assunti dall&#8217;Italia nel 2012 con la Strategia nazionale d&#8217;inclusione di rom, sinti e caminanti.</p>
<p><b>Un&#8217;alternativa gravemente inadeguata</b></p>
<p>Dopo lo sgombero forzato, l&#8217;alternativa messa a disposizione dal comune di Giugliano è risultata <b>gravemente inadeguata</b>. Il terreno di circa 1000 metri quadrati, <b>situato all&#8217;estremità della zona industriale del comune campano</b>, è un area chiusa circondata su tre lati da vegetazione incolta e sul quarto da un muro con una cancellata. Nei pressi del terreno si trovano due bagni chimici, uno dei quali inagibile e l&#8217;altro in condizioni tali da costringere i residenti a recarsi nei cespugli, col conseguente impatto sulla loro salute e sull&#8217;ambiente. <b>All&#8217;arrivo</b>, <b>le famiglie rom hanno trovato rifiuti</b>, <b>materiale arrugginito e residui della lavorazione dei fuochi d’artificio</b>, la cui fabbrica era stata distrutta da un’esplosione nel 2015. I rappresentanti di Amnesty International hanno rinvenuto sul posto un contenitore aperto di polvere di natura non identificata, insieme a molti altri contenitori pieni di sostanze sconosciute classificate come &#8220;polveri&#8221; e &#8220;a combustione spontanea&#8221;, insieme a <b>pezzi apparentemente di amianto</b> della struttura ancora in piedi nonostante i danni provocati dall&#8217;esplosione. Il 22 giugno, le famiglie rom non avevano ancora avuto accesso all&#8217;energia elettrica e stavano usando fuochi, torce a batteria e fari delle automobili per fare luce dopo il tramonto. L&#8217;accesso all&#8217;acqua era rappresentato da quattro cannelle, insufficienti per il numero di famiglie presenti. <b>Le autorità locali non hanno messo a disposizione alcuna struttura o riparo</b>. Chi aveva una roulotte ha avuto il permesso di portarla con sé da Masseria del Pozzo. Nel nuovo sito, adulti e bambini sono costretti a dormire stipati nelle roulotte o all&#8217;esterno. Almeno tre famiglie, che a Masseria del Pozzo vivevano all&#8217;interno di baracche, ora sono senza tetto e sono costrette a dormire nelle automobili o per terra. Quando Amnesty International ha visitato il nuovo campo, le persone stavano iniziando a costruire baracche improvvisate coi materiali che erano riusciti a salvare dallo sgombero di Masseria del Pozzo.</p>
<p><b>Un piano a lungo termine destinato alla segregazione</b></p>
<p>Le autorità locali hanno detto alle famiglie rom che il trasferimento sarà una misura &#8220;temporanea&#8221;, <b>in attesa che venga costruito un nuovo campo</b>. Sulla base della documentazione esaminata dalle sei organizzazioni e delle dichiarazioni ufficiali, nel febbraio 2016 è stata approvata a livello locale, regionale e nazionale la costruzione di un nuovo campo segregato con 44 unità abitative prefabbricate. Alla costruzione dei prefabbricati il ministero dell&#8217;Interno e la Regione Campania hanno destinato <b>1.300.000 euro</b>, mentre non sono state minimamente finanziate le parti del progetto relative all&#8217;integrazione. Non risulta inoltre esservi alcun piano per inserire nel medio e lungo termine le famiglie rom in alloggi adeguati. La comunità non è stata adeguatamente consultata nella fase definitoria del progetto e il trasferimento in un nuovo campo è stata l&#8217;unica opzione messa a disposizione. Il progetto dà adito a grandi preoccupazioni e solleva molti rischi, poiché rappresenta ancora una volta l&#8217;esempio di un modello di segregazione abitativa, <b>per soli rom</b>, <b>vietata dalle norme internazionali e dell&#8217;Unione europea</b>.L&#8217;attiva partecipazione al progetto del ministero dell&#8217;Interno, anche attraverso il suo finanziamento, solleva forti preoccupazioni sull&#8217;effettiva intenzione del governo italiano di rispettare le norme e gli standard sui diritti umani a livello internazionale e dell&#8217;Unione europea così come la stessa Strategia nazionale per l&#8217;inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti del 2012, che conteneva l’impegno a “superare i campi&#8221;.</div>
</div>
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<div>&#8212; &#8212;</div>
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		<title>Rapporto Human Rights Watch: l&#8217;Italia respinge in Grecia i minori non accompagnati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Grecia e l&#8217;Italia affrontano continuamente pressioni migratorie perchè sono Paesi alle frontiere esterne dell&#8217;Unione europea. Ahmed è uno dei tanti migranti. E&#8217; riuscito a nascondersi sotto un camion e salire a bordo di&#46;&#46;&#46;</p>
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<div style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Grecia e l&#8217;Italia affrontano continuamente pressioni migratorie<br />
perchè sono Paesi alle frontiere esterne dell&#8217;Unione europea.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ahmed è<br />
uno dei tanti migranti. E&#8217; riuscito a nascondersi sotto un camion e<br />
salire a bordo di un battello diretto verso un porto italiano. Dopo<br />
18 ore di viaggio, incastrato tra la cima di una scatola ed un asse,<br />
è riuscito ad arrivare in Italia, ma qui la polizia lo ha arrestato.<br />
Ahmed era un minorenne, scappato dall&#8217;Afghanistan che racconta di non<br />
aver avuto un traduttore a disposizione che lo aiutasse a spiegare la<br />
sua storia: in Italia non ha mai avuto né un avvocato, né un<br />
rappresentante di una Ong che lo informassero sui suoi diritti. Dopo<br />
quattro ore dal suo arrivo, Ahmed è stato rispedito in Grecia sulla<br />
stessa nave sulla quale era arrivato.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questa è<br />
una delle storie riportate dal sito di Human Rights Watch su<br />
cui si può leggere il rapporto, pubblicato il 22 gennaio scorso, sui<br />
respingimenti in Grecia degli stranieri che chiedono asilo nel nostro<br />
Paese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Basato<br />
su 29 interviste a migranti e richiedenti asilo – uomini e ragazzi<br />
– che sono stati rispediti in Grecia da parte dei funzionari di<br />
frontiera italiani (oltre che sugli  interventi di operatori e<br />
funzionari di governo), il rapporto documenta le procedure<br />
burocratiche a cui vengono sottoposte le persone che, ogni anno,<br />
raggiungono il suolo italiano nascoste sui traghetti, dopo viaggi<br />
pericolosi e interminabili.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nonostante<br />
le indicazioni del Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti<br />
dell&#8217;Infanzia e il Piano d&#8217;Azione dell&#8217;UE sui Minori non<br />
accompagnati, molti dei migranti intervistati hanno lamentato di<br />
essere stati confinati in cattive condizioni e di essere stati<br />
addirittura ammanettati per tutta la durata del viaggio di ritorno in<br />
Grecia senza avere la possibilità di accedere a cibo, acqua e<br />
servizi igienici.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si sono<br />
verificati, inoltre, numerosi  casi di errori nella procedura di<br />
screening del minore (per esempio nel rilevamento dell&#8217;età) che si<br />
aggiungono, come detto, alla mancanza di fornitura di avvocati,<br />
interpreti, servizi che vadano a protezione della persona e dei suoi<br />
diritti.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In base<br />
al diritto internazionale, invece, l&#8217;Italia “ha l&#8217;obbligo di<br />
verificare se chi esprime il timore di una persecuzione qualora<br />
respinto abbia invece bisogno delle protezioni internazionali<br />
accordate ai rifugiati”. Le norme internazionali statuiscono anche<br />
che un minore non accompagnato debba essere accolto affinché ne<br />
vengano garantiti i migliori interessi”, sempre come si legge sul<br />
rapporto di Human Rights Watch.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
volta ritornati in Grecia non esistono strutture di accoglienza<br />
adeguate, per cui molte persone respinte dall&#8217;Italia sono abbandonate<br />
a se stesse oppure destinate ai centri di detenzione e qui le loro<br />
condizioni sono state definite  dal Commissario europeo per gli<br />
Affari Interni, Cecilia Malmstrom, “semplicemente terribili”.</div>
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