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	<title>invasione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 10:02:23 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="663" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Vignetta di Gianluca Costantini </figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(<strong>Da anbamed.it</strong>)</p>



<p><strong>I TITOLI: </strong></p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong> Terzo giorno di furiosi combattimenti tra le truppe dei due generali golpisti, Hamidati e Burhan. 97 civili uccisi e quasi mille i feriti. Colpito da obici l’ospedale universitario a sud della capitale. Cessate il fuoco umanitario di tre ore rispettato parzialmente.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Concluse le operazioni di scambio prigionieri. Adesso si apre la fase per una trattativa politica per mettere fine al conflitto.</p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> 43 persone uccise dall’Isis; in maggioranza contadini e pastori.</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Ritira la propria candidatura un amico di Erdogan, travolto dallo scandalo delle foto in atteggiamenti intimi con delle minorenni in ufficio.</p>



<p><strong><u>Iran:</u></strong>&nbsp;Lacrimogeni e idranti contro i genitori delle allieve colpite dai casi di avvelenamento.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Terzo giorno di combattimenti in Sudan.</p>



<p>Cresce il numero dei morti e feriti tra i civili e gli ospedali di Khartoum hanno raggiunto la loro capienza massima. Il sindacato dei medici ha annunciato la morte di un’altra dottora, mentre svolgeva il suo lavoro di soccorso in piazza. Nei primi due giorni di combattimenti, 97 civili hanno perso la vita a causa degli scontri e quasi mille i feriti che hanno avuto bisogno di ricovero in ospedale. Il sindacato dei medici ha lanciato un appello ai belligeranti di rispettare la neutralità degli ospedali, dopo che un obice di artiglieria ha colpito la struttura medica dell’Università, nella parte meridionale della capitale.</p>



<p>Il cessate il fuoco umanitario, chiesto ieri dall’ONU per l’evacuazione dei feriti, accettato dall’esercito e dalle milizie di pronto intervento, è stato rispettato soltanto parzialmente. Nel pomeriggio di ieri e in serata sono stati sentiti spari e esplosioni nel centro della capitale durante le ore di cessate il fuoco.</p>



<p>La Tv di Stato ha smesso le trasmissioni dopo un giorno di musiche militari e patriottiche. Il personale tecnico e giornalistico era stato evacuato dall’inizio degli scontri sabato mattina. Il palazzo è stato assediato dalle milizie e poi ha subito danni dai reciproci lanci di artiglieria.</p>



<p>Nella capitale l’elettricità e l’acqua potabile sono interrotte e la popolazione è intrappolata nelle case. L’esercito ha raccomandato di rimanere in casa a causa dei combattimenti in corso. In due zone della capitale ci sono colossali incendi da ieri mattina e non sono stati ancora domati.</p>



<p>A Khartoum i combattimenti sono furiosi nelle vicinanze del palazzo presidenziale e per il controllo dei ponti sul Nilo, che sono arterie principali per collegare le diverse zone della capitale, divise dal Nilo. Le milizie sostengono di aver abbattuto due elicotteri dell’esercito che stavano mitragliando le loro truppe nella parte ovest della capitale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La propaganda delle due parti racconta di vittorie, molte volte immaginarie. I comunicati non sono sempre verificabili.</p>



<p>Sugli account social ufficiali dei belligeranti sono stati pubblicati immagini e video di basi militari conquistate e di soldati e ufficiali catturati. In due casi, Anbamed ha verificato che le immagini sono vecchie e risalgono a battaglie dei Janjaweed in Darfur.</p>



<p>Le milizie hanno accusato l’intervento di caccia stranieri contro le loro basi a Port Sudan, senza però specificare la nazionalità.</p>



<p>L’esercito ha annunciato il controllo sulla base militare e aeroporto di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Merowe,+Sudan/@18.4795609,31.7878227,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x168347f43455bbb3:0x5b69ad07c12e8a11!8m2!3d18.4689363!4d31.8164031!16s%2Fm%2F05h1w77?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Merowe</a>, nel nord, sostenendo che i miliziani in fuga hanno preso con loro come ostaggi soldati e ufficiali egiziani che erano presenti nella base secondo accordi tra i due paesi.</p>



<p>Le forze politiche della Coalizione del cambiamento hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco e di tronare al tavolo delle trattative “perché la guerra non avrà vincitori ma soltanto perdenti”. I due generali golpisti, Buhan e Hamidati, si erano alleati per bloccare il passaggio del potere ad un governo civile e oggi si combattono per contendersi il potere e la ricchezza del paese, bloccando il processo democratico.</p>



<p>Lega araba ha svolto una riunione d’urgenza sulla situazione sudanese e ha lanciato un appello per la fine dei combattimenti. Una delegazione dell’Unione africana sta tentando di raggiungere Khartoum per un incontro diretto con i due generali. &nbsp;I capi delle diplomazie di Arabia Saudita e Emirati hanno contattato telefonicamente i due generali belligeranti.</p>



<p>FAO ha annunciato la chiusura di tutte le proprie attività umanitarie in Sudan in seguito all’uccisione dei tre funzionari dell’organismo internazionale.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Si sono concluse ieri le operazioni di scambio dei prigionieri di guerra tra il governo rifugiato ad Aden e quello dei ribelli houthi insediato a Sanaa. In totale sono tornati tra le loro famiglie 869 prigionieri. Soddisfazione tra le due parti politiche e gioia nelle case e nelle piazze. Questa prima fase è stata utile a creare un clima di fiducia e si apre adesso una fase politica importante. Il portavoce del governo houthi ha annunciato che le trattative riprenderanno subito dopo le festività di Ied Fitr, la fine di Ramadan. La distensione è stata possibile in seguito all’accordo tra Teheran e Riad di riprendere le relazioni diplomatiche, con la mediazione cinese dello scorso mese.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>In tre diversi attacchi, i terroristi di Daiesh hanno ucciso ieri 43 persone, in prevalenza civili: lavoratori agricoli e pastori. Ad est di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Hama,+Siria/@35.1366608,36.6680048,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x1524828fcdd5b865:0x62d43f56ee62b5ef!8m2!3d35.1408881!4d36.7551993!16zL20vMDJrbWp2?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hama</a>&nbsp;è avvenuto l’attacco più atroce, con 36 vittime colpite con mitragliatrici. Tra di loro 10 della guardia nazionale. Gli altri due episodi sono avvenuti nella provincia nord-orientale di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Deir+el-Zor,+Siria/@35.3350942,40.0555717,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x154817f4aeddb761:0x4cbc9d58e981374f!8m2!3d35.3296518!4d40.1350341!16zL20vMDUwdHNs?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deir Azzour</a>. Un gruppo di terroristi su moto di grossa cilindrata ha attacco dei pastori, uccidendo 5 e confiscando tutto il gregge portandolo via su camion. Altre due vittime sono state rinvenute senza vita da un gruppo di cittadini nei pressi del villaggio di Shafaa. Dopo la sconfitta del fu falso califfato, i miliziani jihadisti si sono barricati nelle zone impervie della Badia siriana, la zona desertica nel centro e nell’est del paese.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>L’ex sindaco di <a href="https://www.google.it/maps/place/Esenyurt%2FProvincia+di+Istanbul,+Turchia/@41.0497677,28.5788219,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x14b558b1fceb5dad:0x614634ee1252675e!8m2!3d41.0343177!4d28.6614809!16s%2Fm%2F04f6b_f?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Essenyurt</a>, nella provincia di Istanbul, Najmi Ghadi-oglu, ha ritirato la sua candidatura alle politiche del 14 maggio, in Turchia. Era candidato nelle liste del partito Islamista “Giustizia e Sviluppo” del presidente Erdogan. Il motivo del ritiro è lo scandalo che lo ha coinvolto con la pubblicazione delle sue foto, in ufficio, in atteggiamenti intimi con delle studentesse adolescenti partecipanti ad un concorso, indetto dal Municipio da lui allora guidato. Ghadi-oglu è uno dei fondatori del partito ed un amico di Erdogan, ma dopo lo scandalo il presidente lo ha evitato per paura di perdere voti. L’ipocrisia al potere.</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Si sono svolte sabato a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Shahin+Shahr,+Regione+di+Esfahan,+Iran/@32.8657066,51.4778058,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x3fbdc4f9439959f9:0xa1e8d5eb3724d5c8!8m2!3d32.8608728!4d51.5532972!16s%2Fm?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shahin Shahr</a>&nbsp;manifestazioni dei genitori delle allieve che hanno subito per l’ennesima volta attacchi con gas velenosi. Durante la scorsa settimana in sei scuole sono stati registrati questi fenomeni di avvelenamento che le autorità non sono mai riuscite a chiarire. I familiari delle ragazze chiedevano maggiori protezioni nelle scuole. Formazioni di Basiji li hanno dispersi con lacrimogeni e idranti.</p>



<p><strong>Notizie dal mondo</strong>&nbsp;Sono passati 13 mesi e 22 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.</p>
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		<title>L’invasione turca della Siria diventa più probabile: pagamenti miliardari dal Qatar per l’alleato Erdogan</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 11:07:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="730" height="415" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16767" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/guerra-siria-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></a></figure>



<p></p>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme un’altra invasione su larga scala della Siria settentrionale da parte della Turchia. Un<br>pagamento di miliardi da parte dell’emirato islamista del Golfo, il Qatar, rende questo scenario più probabile. Negli ultimi giorni, il<br>sovrano turco ha dichiarato in modo inequivocabile ciò che si aspetta da questa invasione: vuole cacciare milioni di persone e rendere la Siria settentrionale libera dai curdi. Ora sembra che il Qatar abbia fornito almeno 10 miliardi di dollari alla Turchia. Con questo denaro, molti mercenari islamisti possono essere mandati in guerra. Sono già presenti in gran numero nella regione e terrorizzano la popolazione per conto della Turchia, Stato della Nato.</p>



<p>Il Paese sta attaccando il nord della Siria con artiglieria e attacchi aerei da settimane. In un’intervista televisiva, il presidente turco ha<br>dichiarato che il nord-est della Siria “non è adatto allo stile di vita dei curdi perché è desertico”. Il sovrano turco sembra voler determinare quale gruppo etnico può o non può vivere e dove. E naturalmente nasconde il fatto che la regione è stata popolata da curdi per secoli. Ora Erdogan sta mobilitando il sostegno dove può ottenerlo. Dalla Nato e anche dalla Russia. E dal Qatar che, a quanto pare, è riuscito a conquistare per le sue ambizioni di grande potenza islamista. Il piccolo Qatar, che ha appena annunciato un ampio contratto di fornitura di gas con la Germania, può ovviamente permettersi questo sostegno. Il Paese che ospita i Mondiali di calcio, sostiene gli islamisti sunniti in tutto il Medio Oriente. Da tempo ci sono buone relazioni con l’islamista sunnita Erdogan, che però adesso è in difficoltà a livello nazionale. Ha paura di perdere le elezioni del prossimo anno. Per lui, l’invasione è anche uno strumento della sua campagna elettorale. Per farlo, può fare pulizia etnica e religiosa nel nord della Siria e scatenare una nuova ondata di rifugiati con cui ricattare l’Europa.</p>



<p>Erdogan è visto come il capo politico dell’Islam radicale sunnita, analogo ai mullah iraniani che guidano i gruppi radicali sciiti. La<br>scelta di campo sunnita del Qatar e della Turchia, tuttavia, ha una posizione di partenza migliore grazie al legame con la Nato. Senza il benestare della Nato, della Russia o dell’Iran, Erdogan non oserà mai lanciare una nuova invasione. Tuttavia, dal momento che anche il governo tedesco esprime “comprensione per gli interessi di sicurezza della Turchia”, presto potrebbe aver raccolto abbastanza sostegno. Non appena ciò avverrà, inizierà l’invasione.</p>
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		<title>Afrin tre anni dopo l&#8217;invasione</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 08:01:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Numerose vittime e danni massicci Tre anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione della regione curda di Afrin nella Siria settentrionale da parte delle truppe turche il 20 gennaio 2018, avvenuta in completa violazione del diritto internazionale,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>Numerose vittime e danni massicci</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="594" height="396" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15001" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption>A picture taken on February 3, 2018, in the town of Afrin shows the mother (3rd-L), sister (2nd-L) and brother (C) of the late 23-year-old YPJ fighter Barin Kobani, chanting slogans during a mourning ceremony in her honor, after the YPJ and the Syrian Observatory for Human Rights accused Turkish-backed Syrian rebels of filming her mutilated dead body. / AFP PHOTO / Delil souleiman        (Photo credit should read DELIL SOULEIMAN/AFP via Getty Images)</figcaption></figure>



<p>Tre anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione della regione curda di Afrin nella Siria settentrionale da parte delle truppe turche il 20 gennaio 2018, avvenuta in completa violazione del diritto internazionale, ci sono<br>ancora numerose violazioni dei diritti umani e crimini di guerra contro la popolazione civile. Secondo l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) e i gruppi curdi per i diritti umani nel nord della Siria, almeno 58 civili sono stati assassinati l&#8217;anno scorso dalle forze di occupazione turche e dai mercenari siriani da loro sostenuti. Sono state rapite 987 persone, di cui 92 erano donne. Anche la natura e la storia di Afrin ne risentono sempre di più. Solo nel 2020, 50 siti storici sono<br>stati danneggiati, 72.000 alberi di ulivo sono stati abbattuti, 250 case sono state confiscate dalle milizie islamiste. Continuano anche le razzie e i combattimenti tra milizie islamiste. In 39 esplosioni in Afrin, 170 persone sono state coinvolte, molte delle quali sono rimaste uccise.</p>



<p>Inoltre, ci sono innumerevoli attacchi alla cultura e alla lingua curda: alle località vengono improvvisamente cambiati i nomi in turco o in arabo. L&#8217;ex Piazza della Libertà di Afrin si chiama ora Piazza Ataturk.<br>La piazza con il nome curdo Kawa è stata ribattezzata Ramo d&#8217;Ulivo in onore dell&#8217;offensiva turca avvenuta in violazione del diritto internazionale. La lingua curda viene oppressa e il turco viene imposto alla popolazione. Le bandiere turche sono esposte sulle uniformi scolastiche e i cittadini siriani sono costretti a portare la carta d&#8217;identità turca. Con l&#8217;occupazione turca ad Afrin non ci sono più gli abitanti cristiani. Fino al gennaio 2018 vi abitavano circa 1.200 credenti cristiani curdi. La percentuale della popolazione curda, compresi gli Yezidi, gli Alevi e i Cristiani, è scesa dal 96% a meno del 35%. I santuari di Yezidi e Alevi e i cimiteri musulmani curdi vengono distrutti o saccheggiati.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione Ramo d&#8217;Ulivo, nella regione di Afrin sono stati distrutti circa 314.400 alberi di ulivo. La produzione di olive e di olio d&#8217;oliva è uno dei principali settori economici della regione. A quanto pare, l&#8217;esercito turco vuole privare la popolazione del suo sostentamento economico.</p>



<p>Secondo i gruppi per i diritti umani nel nord della Siria, almeno 300.000 membri dell&#8217;etnia curda sono stati sfollati dal regime di occupazione dal gennaio 2018. Tra la popolazione civile, 674 persone sono state uccise e 7.343 rapite. Secondo dati non facilmente verificabili sembra che 82 persone abbiano perso la vita a causa delle torture subite. Circa 696 civili sono rimasti feriti, tra cui 303 bambini e 213 donne. Le esplosioni delle mine hanno ferito 2.017 persone ad Afrin. La violenza mirata contro le donne è stata segnalata in 68 casi: nelle società islamiche conservatrici, il termine &#8220;stupro&#8221; è spesso evitato.</p>
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		<title>Occupazione turca della Siria settentrionale</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 08:19:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi luoghi della Siria settentrionale sotto occupazione tagliati fuori dalla fornitura d&#8217;acqua La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> <br>Diversi luoghi della Siria settentrionale sotto occupazione tagliati fuori dalla fornitura d&#8217;acqua</p>



<p></p>



<p>La potenza occupante turca nella Siria settentrionale ha completamente tagliato la fornitura d&#8217;acqua alla città di Al Hasakeh e ad altri villaggi del nord-est della Siria. Lo riferiscono la radio locale indipendente <a rel="noreferrer noopener" href="http://arta.fm/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">arta.fm</a> e l&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani in Gran Bretagna, nonché i referenti locali dell&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM). Secondo i rapporti, i soldati turchi e le milizie siriano-islamiche alleate con loro sono entrati nell&#8217;impianto di depurazione dell&#8217;acqua nella regione di Ras Al Ain (in curdo Serê Kaniyê) e hanno cacciato il personale. Di conseguenza, la fornitura di acqua potabile alla popolazione delle regioni colpite è stata interrotta.</p>



<p>Nella sola città di Al Hasakeh vivono più di di 200.000 persone di origine curda, araba, assira/aramaica e armena e di fede musulmana, cristiana e yezida. Sono 200.000 persone che ora si trovano a dover sopravvivere senza acqua potabile e pulita, spiega Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell&#8217;APM. &#8220;L&#8217;azione della Turchia dimostra ancora una volta che sta facendo tutto il possibile per consolidare il suo potere nel Nord della Siria e per combattere l&#8217;autogestione autonoma della popolazione civile che vi abita. Proteggere il popolo, come sostiene il governo di Ankara e come chiede la NATO, non è affatto lo scopo della potenza occupante turca. Uno Stato realmente interessato al destino della popolazione civile non taglierebbe l&#8217;acqua potabile a centinaia di migliaia di persone per far rispettare obiettivi politici o interessi geopolitici&#8221;, ha commentato Sido. &#8220;Con questa politica, la Turchia sta calpestando il diritto umanitario internazionale&#8221;.</p>



<p>Mentre la comunità internazionale condanna giustamente ogni attacco di Assad e di Putin alla provincia di Idlib, controllata dagli islamisti, dove la popolazione civile siriana soffre in modo inimmaginabile, non è altrettanto decisa nel condannare le massicce violazioni dei diritti umani e i crimini di guerra che la Turchia, Stato membro della NATO,<br>continua a commettere contro le minoranze nel nord della Siria. </p>
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		<title>La lettera delle donne curde al mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 08:04:09 +0000</pubDate>
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<p> Le donne curde hanno chiesto a tutte di unirsi contro l’offensiva nel Paese </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="560" height="315" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/200618763-208701dc-6a44-4618-80d7-f088163c3100-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p>Il titolo della loro lettera è: “A tutte le donne e ai popoli del mondo che amano la liberà”<br></p>





<p>“Come donne di varie culture e fedi delle terre antiche della Mesopotamia vi mandiamo i più calorosi saluti. Vi stiamo scrivendo nel bel mezzo della guerra nella Siria del Nord-Est, forzata dallo Stato turco nella nostra terra natale. Stiamo resistendo da tre giorni sotto i bombardamenti degli aerei da combattimento e dei carri armati turchi.<br>Abbiamo assistito a come le madri nei loro quartieri sono prese di mira dai bombardamenti quando escono di casa per prendere il pane per le loro famiglie. Abbiamo visto come l’esplosione di una granata Nato ha ridotto a brandelli la gamba di Sara di sette anni, e ha ucciso suo fratello Mohammed di dodici anni.<br>Stiamo assistendo a come quartieri e chiese cristiane vengono bombardate e a come i nostri fratelli e sorelle cristiani, i cui antenati erano sopravvissuti al genocidio del 1915, vengono adesso uccisi dall’esercito del nuovo impero Ottomano di Erdogan. Due anni fa, abbiamo assistito allo Stato turco che ha costruito un muro di confine lungo 620 chilometri, attraverso fondi Ue e Onu, per rafforzare la divisione del nostro Paese e per impedire a molti rifugiati di raggiungere l’Europa.<br>Adesso stiamo assistendo alla rimozione di parti del muro da parte di carri armati, di soldati dello Stato turco e jihadisti per invadere le nostre città ed i nostri villaggi. Stiamo assistendo ad attacchi militari. Stiamo assistendo a come quartieri, villaggi, scuole, ospedali, il patrimonio culturale dei curdi, degli yazidi, degli arabi, dei siriaci, degli armeni, dei ceceni, dei circassi e dei turcomanni e di altre culture che qui vivono comunitariamente, vengono presi di mira dagli attacchi aerei e dal fuoco dell’artiglieria. Stiamo assistendo a come migliaia di famiglie sono costrette a fuggire dalle loro case per cercare rifugio senza avere un luogo sicuro dove andare.<br>Oltre a questo, stiamo assistendo a nuovi attacchi di squadroni di assassini di Isis in città come Raqqa, che era stata liberata dal terrore del regime dello Stato Islamico due anni fa con una lotta comune della nostra gente. Ancora una volta stiamo assistendo ad attacchi congiunti dell’esercito turco e dei loro mercenari jihadisti contro Serêkani, Girêsipi e Kobane. Questi sono solo alcuni degli incidenti che abbiamo affrontato da quando Erdogan ha dichiarato guerra il 9 ottobre 2019.<br>Mentre stiamo assistendo al primo passo dell’attuazione dell’operazione di pulizia etnica genocida della Turchia, assistiamo anche all’eroica resistenza delle donne, degli uomini e dei giovani che alzano la loro voce e difendono la loro terra e la loro dignità. Per tre giorni i combattenti delle Forze siriane democratiche, insieme alle YPG e alle JPY hanno combattuto con successo in prima fila per impedire l’invasione della Turchia e dei massacri. Donne e uomini di tutte le età sono parte di tutti gli ambiti di questa resistenza per difendere l’umanità , le acquisizioni e i valori della rivoluzione delle donne in Rojava. Come donne siamo determinate a combattere fino a quando otterremo la vittoria della pace, della libertà e e della giustizia. Per ottenere il nostro obiettivo contiamo sulla solidarietà internazionale e la lotta comune di tutte le donne e gente che ama la libertà.”</p>



<h3>Richieste delle donne</h3>



<p>&#8211; Fine dell’invasione e dell’occupazione della Turchia nella Siria del nord<br>&#8211; Istituzione di una No-Fly zone per la protezione della vita dela popolazione nella Siria del nord e dell’est<br>&#8211; Prevenire ulteriori crimini di guerra e la pulizia etnica da parte delle forze armate turche<br>&#8211; Garantire la condanna di tutti i criminali di guerra secondo il diritto internazionale<br>&#8211; Fermare la vendita di armi in Turchia<br>&#8211; Attuare sanzioni economiche e politiche contro la Turchia<br>&#8211; Adottare provvedimenti immediati per una soluzione della crisi politica in Siria con la partecipazione e la rappresentanza di tutte le differenti comunità nazionali, culturali e religiose in Siria.

</p>
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		<title>Vertice UE / Turchia: richiesta del ritiro da Afrin e rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze in Turchia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2018 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani sostiene la seguente richiesta: &#160; &#160; In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene la seguente richiesta:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10408" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="260" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/43871013-300x252.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione dell&#8217;odierno vertice tra Turchia e Unione Europea in Bulgaria, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all&#8217;Europa di pretendere dalla Turchia l&#8217;immediato ritiro delle proprie truppe e di quelle dei loro alleati da Afrin nel Kurdistan siriano. L&#8217;invasione turca ha causato la fuga in massa di più di 170.000 persone, ha portato violenza e distruzione e ha ulteriormente destabilizzato una regione già fragile. Per l&#8217;APM, l&#8217;invasione e il terrore turco ad Afrin discreditano in toto la Turchia come interlocutore con l&#8217;Europa. L&#8217;APM chiede però che l&#8217;Europa si soffermi anche sulla grave situazione dei diritti umani in Turchia. Il governo turco deve finalmente concedere la libertà di culto a Cristiani, Aleviti e Yezidi e un&#8217;ampia autonomia alla regione kurda in Turchia garantendo la parità linguistica tra il turco e il kurdo. Solo in questo modo possono essere poste le basi per la democrazia e la pace.</p>
<p>Secondo l&#8217;APM è però improbabile che il governo turco possa procedere con riforme di questo tipo considerato che la Turchia è oggi il maggiore carcere mondiale per giornalisti, sindaci, parlamentari di opposizione, scrittori e scienziati. La collaborazione con la Turchia dovrebbe presupporre la liberazione dei prigionieri politici e il rispetto dei diritti democratici fondamentali. Finché il regime di Erdogan viola in modo così palese la libertà di stampa, di opinione, di associazione e di organizzazione non vi può essere alcuna base su cui ampliare la collaborazione tra Europa e Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10409" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="495" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/175516750-9101236a-3b9c-4769-b951-87492beab309-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;APM, non basta che l&#8217;Europa comunichi al regime di Erdogan le sue perplessità sulla violazione dei diritti democratici fondamentali nel paese, è ora che tragga le conclusioni dall&#8217;attuale e sempre più grave situazione e quindi ponga fine alla collaborazione tra gli apparati di polizia europei e turchi e decida finalmente l&#8217;embargo alla vendita di armamenti e tecnologie per la sicurezza alla Turchia. Quanto l&#8217;Europa faccia finta di ignorare la situazione di repressione in Turchia è dimostrato dall&#8217;interesse manifestato dalla Turchia per l&#8217;ammodernamento dei carri armati Leopard 2. Secondo quanto dichiarato dalla stessa ditta produttrice Rheinmetall un accordo in tal senso è già stato negoziato cinque mesi fa, e secondo i dati forniti dal Ministero federale per l&#8217;Economia tedesco, tra il 18 dicembre 2017 e il 24 gennaio 2018 sono stati autorizzati 31 esportazioni di armamenti in Turchia. Considerata l&#8217;invasione turca ad Afrin, in cui i carri armati tedeschi sono stati massicciamente usati, è ora che l&#8217;Europa ponga immediatamente fine alle sue esportazioni di armi in Turchia.</p>
<p>MOZIONE N. 880/18 &#8220;Solidarietà con la regione autonoma Rojava/Siria del nord &#8211; Fermiamo l&#8217;avanzata militare turca verso Afrin&#8221;: <a href="http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www2.landtag-bz.org/documenti_pdf/idap_504407.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1522564948046000&amp;usg=AFQjCNFc8HIl7nEQ_ewlgmQIBS02dwvcZQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">www2.landtag-bz.org/documenti_<wbr /></span>pdf/idap_504407.pdf</a></p>
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