<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Iran Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/iran/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/iran/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Iran Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/iran/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[islamismi]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[Scià]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18210</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/">Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="466" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal mondo esterno, senza possibilità di ricevere medicinali, generi alimentari o carburante, riferisce l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV).</p>



<p>Nelle zone conquistate si dà la caccia ai curdi. Particolarmente drammatica è la situazione nella leggendaria città curda di Kobanê, che<br>nel 2014 ha resistito allo ”Stato Islamico” (IS). Da lì è partita la liberazione della regione dall’IS. A Kobanê sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Anche l’accesso a Internet è stato bloccato. I radicali islamici continuano ad avanzare. L’interruzione<br>intenzionale dei servizi di base sta provocando una crisi umanitaria. I civili, tra cui bambini e anziani, sono intrappolati nell’oscurità e non<br>hanno accesso ai servizi di base.</p>



<p>A quanto pare, il regime siriano vuole vendicarsi di Kobanê perché la città è un simbolo della lotta contro l’IS. Per i curdi – e per il mondo intero – Kobanê è un simbolo di speranza e di resistenza contro l’Islam radicale.</p>



<p>Di fronte ai continui attacchi delle truppe del regime islamista siriano contro la popolazione curda nel nord-est del Paese, centinaia di<br>migliaia di curdi e membri di altre minoranze siriane minacciate scendono in piazza in tutto il mondo per protestare. In questo contesto,<br>l’Associazione per i popoli minacciati fa appello ai curdi, ai drusi, agli alawiti e alle persone solidali in tutta Europa che protestano<br>affinché manifestino esclusivamente in modo pacifico. Anche se il dolore di fronte alle notizie sempre più drammatiche provenienti dalla Siria non conosce limiti, invitiamo tutti i manifestanti a protestare pacificamente. La rabbia per l’inerzia, l’indifferenza e persino il<br>sostegno al regime islamista di Damasco da parte dell’amministrazione Trump, dei governi e leader di partito in Europa è comprensibile. Non lasciatevi provocare da questo e dai siriani che dall’Europa sostengono il regime islamista! Chiediamo ai media di parlare con i membri delle minoranze siriane e di non minimizzare il regime islamista. Gran parte dell’opinione pubblica tedesca ed italiana è dalla parte delle minoranze perseguitate.</p>



<p>Tra i sunniti arabi siriani ci sono molte persone che rifiutano l’Islam radicale e si impegnano per la democrazia nel loro Paese. Molti sunniti arabi siriani attualmente tacciono, forse perché sperano che gli islamisti radicali porteranno la democrazia in Siria. Proprio come molte persone in Iran dopo il 1979, quando il regime di Khomeini salì al potere. Speravano in maggiori libertà per l’Iran dopo la terribile dittatura dello Scià. Ma molto presto questi siriani, proprio come allora gli iraniani, rimarranno delusi. Perché l’Islam radicale – sia sciita che sunnita – non ha portato più libertà in nessun luogo, ma solo più guerra, violenza, terrore e odio tra etnie e comunità religiose.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/">Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:34:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attacchi]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[comunicatostampa]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[etnie]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18055</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/">Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="590" height="332" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18056" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/06/Teheran-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></figure></div>



<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di Teheran contro il movimento per la democrazia e la libertà dei popoli dell’Iran. Dopo gli attacchi, in Iran ci si chiede come sia stato possibile che Israele abbia condotto diverse operazioni nel Paese per prepararsi. Nella ricerca dei colpevoli, i mullah non cercheranno tra le proprie fila, ma tra le minoranze etniche e religiose del Paese.</p>



<p>Da decenni i membri della comunità religiosa bahá’í, i convertiti al cristianesimo e i curdi sono considerati dal regime dei mullah come complici di Israele. Ora potrebbero essere soprattutto i curdi a essere ritenuti responsabili del fatto che Israele sia riuscito a operare attivamente anche in Iran. L’APM teme che nei prossimi giorni l’Iran arresti o giustizi altri curdi. Sono probabili anche nuovi attacchi al pacifico Kurdistan iracheno confinante.</p>



<p>Gruppi sciiti radicali, nazionalisti turchi e islamisti sfruttano gli attacchi per seminare odio contro Israele. Affermano che Israele potrebbe attaccare la Turchia come prossimo obiettivo. Anche se gli sciiti radicali e i sunniti sono nemici tra loro, sono uniti dall’odio comune verso gli ebrei, i curdi e i valori universali come la democrazia e i diritti umani. I governanti iraniani aspirano alla creazione di un grande impero persiano di stampo sciita, mentre la Turchia mira alla fondazione di un impero turco-ottomano di stampo sunnita. I curdi e altre minoranze come i beluci in Iran, gli alawiti/aleviti in Turchia e Siria e i drusi in Siria sono considerati un ostacolo alle aspirazioni di grande potenza persiano-sciite e turco-sunnite. Ora potrebbero diventare bersaglio di attacchi.</p>



<p>Nel frattempo, si levano voci che chiedono un cambio di regime in Iran. La grande maggioranza della popolazione iraniana desidera un ordine democratico diverso, ma non la sostituzione di una dittatura con un’altra, come è successo in Siria. I gruppi etnici non persiani e non sciiti aspirano alla libertà nazionale, linguistica, culturale e, soprattutto, alla completa libertà di credo e di opinione. Ciò è possibile solo in un sistema federale. Molte donne iraniane non vogliono che i mullah impongano loro come vestirsi.</p>



<p>L’Iran è uno Stato multietnico in cui vivono numerosi gruppi etnici come persiani, azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché comunità religiose come sciiti, sunniti, bahá’í, cristiani, zoroastriani, ebrei, ahl-e haqq e dervisci sufi. A differenza della Turchia, le loro aree di insediamento spesso portano ufficialmente il nome etnico del gruppo etnico che vi abita.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/">Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2025/06/20/dopo-lattacco-di-israele-ricerca-di-colpevoli-in-iran-si-temono-repressioni-contro-le-minoranze/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Notizie dal Sud est del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2024/09/26/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-5/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2024/09/26/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-5/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 09:23:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bombardamento]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[genocidio]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17720</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da anbamed.it Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui. Genocidio a Gaza In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/09/26/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-5/">Notizie dal Sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Da anbamed.it </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>في مشهد قاس يعكس مأساة الفلسطينيين في قطاع غزة جراء الحرب الإسرائيلية، اجتاحت الأمطار الغزيرة خيام النازحين في مناطق عدة، لتزيد المآسي التي لم تتوقف عند هول القصف الإسرائيلي فحسب، بل فاقمت الظروف الجوية القاسية أيضا حجم الكارثة. ويعيش نحو مليوني نازح فلسطيني في محافظات قطاع غزة، في ظروف معيشية قاسية، مع اقتراب حلول فصل الشتاء وموسم تساقط الأمطار، وفق المكتب الإعلامي الحكومي بغزة. ( Mahmoud Bassam &#8211; وكالة الأناضول )</figcaption></figure>



<p></p>



<p> Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/Anbamed-20240925.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss"></audio></figure>



<p id="gaza"></p>



<p id="genocidio"><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti civili. Le testimonianze dei soccorritori, ai microfoni delle tv arabe presenti sul campo, sono agghiaccianti. “Corpi smembrati irriconoscibili. Bambini senza testa. È terribile, è terribile”, ha esclamato un soccorritore, chiedendosi di dove è finità l’umanità.</p>



<p><strong>Il nos<em>tro commento quotidiano fisso:</em>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p id="libano"><strong>Libano-Israele</strong><strong></strong></p>



<p>Quarta ondata di bombardamenti israeliani, stamattina, sulla popolazione civile libanese. Si ripete lo scenario di Gaza. Si bombardano i civili e la propaganda parla di attacchi mirati. Le vittime sono state finora 568 persone uccise, in stragrande maggioranza donne e bambini. 1800 i feriti.&nbsp; Rasi al suolo interi quartieri con palazzi di 7 piani, usando bombe made in USA del peso di una tonnellata. L’esercito israeliano dice che l’operazione è breve, ma se necessario andrà all’infinito, fino alla distruzione di Hezbollah. Un’altra grande bugia come quella su Hamas a Gaza. È un altro genocidio. 500 mila sono gli sfollati in fuga dalle città e villaggi del sud.</p>



<p>Ieri sono stati 400 i missili, i razzi e i droni lanciati dal sud Libano verso il territorio israeliano. È stata colpita la base navale di Haifa. Stamattina i portavoce di Hezbollah hanno dichiarato che è stato lanciato un missile ‘Qader 1’ contro la sede del Mossad a Tel Aviv, responsabile – secondo il comunicato – di aver architettato gli attacchi contro i cercapersone.</p>



<p>Netanyahu parla di riportare la popolazione israeliana sfollata da 11 mesi dal nord alle proprie case, ma con la sua operazione ha aumentato il numero degli sfollati di altre 100 mila persone. La stampa israeliana rivela che gli strateghi di Tel Aviv hanno il timore della presenza di 40 mila combattenti di varie nazionalità arabe presenti nel sud della Siria, pronti ad intervenire in caso dello scoppio di una vera guerra. Netanyahu ha indirizzato al presidente siriano un avviso minaccioso.</p>



<p>Diversi analisti dei media israeliani parlano di questo attacco contro il Libano come una tattica diversiva per nascondere il fallimento nel raggiungere gli obiettivi della guerra su Gaza. “Gli ostaggi sono stati abbandonati”, scrivono. Haaretz scrive che alti comandanti dell’esercito e dei servizi di sicurezza hanno avanzato al consiglio ristretto del governo l’idea di una tregua a Gaza, “per consolidare strategicamente i risultati sul fronte nord”. Tradotto dal militarese, la fine delle operazioni a Gaza costringerà Hezbollah a deporre le armi e non proseguire gli attacchi missilistici, ma nel frattempo sarebbe stato indebolito. È un’analisi che stride con la volontà di Netanyahu di mantenere salda la propria poltrona. E per ottenere questo obiettivo è disposto a scatenare una guerra generalizzata in M.O., appellandosi al vittimismo della sindrome di accerchiamento.</p>



<p>Oggi a New York si terrà la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libano. Un altro inutile appuntamento che non metterà fine all’aggressione israeliana a causa del diritto di veto di Washington.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p id="situazione"><strong>Situazione umanitaria a Gaza</strong><strong></strong></p>



<p>I torrenti in piena sono l’ulteriore sofferenza della popolazione di Gaza costretta dall’invasione israeliana a vivere in tende di plastica, che non difendono dal caldo d’estate e dal freddo e dell’acqua d’inverno. Le piogge delle ultime settimane hanno fatto inondare i torrenti e i campi profughi sono diventati pozzanghere.</p>



<p id="onu"><strong>ONU</strong><strong></strong></p>



<p>Si è aperta da ieri l’Assemblea generale dell’ONU con gli interventi dei capi di Stato e di governo. Al centro degli interventi Palestina, Libano, Ucraina e il pericolo di una guerra nucleare. Ieri è toccato al presidente Usa Biden, che non ha affatto rassicurato su un futuro di pace nel mondo.</p>



<p>Si attendono i discorsi di Cina e Russia. Dei paesi emergenti spicca il discorso del presidente brasiliano Lula. “Quando è stata fondata, l’Onu ha avuto la forza di creare lo Stato di Israele, ma oggi non ha il coraggio di creare lo Stato palestinese”. Poi ha aggiunto: “Il mondo è fuori controllo. Nessuno rispetta nessuno. L’ONU non ha la forza per prendere decisioni importanti, creando un danno alla pace nel mondo. Non ci sarebbe stata la guerra tra Russia e Ucraina. Non ci sarebbe stato il genocidio nella Striscia di Gaza. Non ci sarebbe stato bisogno di un’invasione in Libia né della guerra in Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se l’Onu avesse adempiuto al suo compito di imporre una governance globale”. Un chiaro attacco all’unilateralismo degli USA e della NATO.</p>



<p id="militarismo"><strong>Militarismo USA in MO</strong><strong></strong></p>



<p>Una nave cisterna USA per il rifornimento di carburante “si è guastata” nella zona del Golfo. Lo riporta una tv di Washington senza specificare i motivi di questo guasto. Il responsabile militare citato avrebbe parlato di danni subiti, ma non viene chiarito se è stata colpita da droni o missili marini oppure si sarebbe trattato di un guasto tecnico o uno speronamento accidentale. Nella zona del golfo arabo-persico è presente la portaerei Lincoln, che è a propulsione nucleare. Le altre navi di supporto però hanno bisogno di rifornimenti petroliferi per proseguire la missione di lungo periodo. Il pattugliamento statunitense del Golfo è una minaccia contro l’Iran.</p>



<p id="cisgiordania"><strong>Cisgiordania</strong><strong></strong></p>



<p>Ieri, i rastrellamenti israeliani hanno toccato El-Bira e Nablus e villaggi delle zone di Jenin e Qalqilia. Una guerra non dichiarata che sfida le risoluzioni dell’ONU e della Corte di giustizia internazionale, che avevano dichiarato illegale l’occupazione militare israeliane dei territori palestinesi. Questa guerra ha il compito di costringere la popolazione alla deportazione, per lasciare libero spazio alla colonizzazione ebraica. Nella prima metà di quest’anno, 27 mila donum di terreni agricoli palestinesi sono stati confiscati con decreti militari, per essere poi assegnati alle colonie.</p>



<p id="gerusalemme"><strong>Gerusalemme</strong><strong></strong></p>



<p>Discriminazione razziale contro i palestinesi. Un cittadino israeliano-palestinese di Gerusalemme, farmacista a Petah Tiqva, Moataz Y’leaan, è stato arrestato dalla polizia israeliana perché indossava un anello con la scritta in arabo “Mohammed profeta di dio”. L’accusa sarebbe simpatia con l’Isis. Era stato denunciato da un cliente israeliano razzista e la polizia ha fatto irruzione nella farmacia, davanti ai clienti presenti, e non ha voluto sapere nulla delle spiegazioni del significato della frase. Il deputato Ayman Odeh ha indirizzato un’interrogazione al premier Netanyahu chiedendo se il suo governo vuole “cancellare uno dei 5 pilasti dell’Islam oppure è una politica di Apartheid contro i palestinesi di Israele?”.</p>



<p id="iran"><strong>Iran</strong><strong></strong></p>



<p>Armiamoci e partite! È questo il motto prevalente a Teheran. Dopo i duri attacchi israeliani in Libano, il ministero degli esteri iraniani si è messo ad analizzare la situazione: “Hezbollah da solo non ce la fa a contrastare Israele. Questo attacco israeliano è il segnale del loro fallimento a Gaza”. Delirio per nascondere in realtà il fallimento della politica iraniana di mandare avanti i partiti sciiti arabi allo sbaraglio, mentre i governanti di Teheran fanno i comodi loro. Ieri il presidente Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è disponibile a discutere con altre nazioni la possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Non potevano esprimerla questa loro neutralità l’8 ottobre 2023? Come hanno fatto d’altronde la totalità dei regimi arabi, che si erano limitati alla solidarietà a parole.</p>



<p>Il sito saudita Ilaph ha rivelato l’esistenza di una trattativa segreta indiretta tra Israele e Iran, con la mediazione di Washington, per la de-escalation nella regione a partire dalla situazione libanese. Se queste rivelazioni si dimostrassero vere, sarebbe una bella pugnalata alla schiena a Hezbollah. Le proposte statunitensi sul tavolo chiederebbero l’allontanamento dei guerriglieri del partito dal sud Libano, come rivendica Tel Aviv.</p>



<p id="siria"><strong>Siria</strong><strong></strong></p>



<p>Bombardamento israeliano su Tartous, cittadina siriana sul Mediterraneo vicina al confine libanese. Secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, l’attacco è mirato a colpire le batterie dell’antiaerea ma ha colpito una zona residenziale. Nella zona ci sono anche le basi navali russe e questo attacco sembra di assumere il senso della provocazione contro Mosca, in linea con la politica di Washington in Ucraina.</p>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/09/26/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-5/">Notizie dal Sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2024/09/26/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-5/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		<enclosure url="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/Anbamed-20240925.mp3" length="12622420" type="audio/mpeg" />

			</item>
		<item>
		<title>Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2024/08/02/notizie-dal-medioriente-sempre-piu-in-fiamme/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2024/08/02/notizie-dal-medioriente-sempre-piu-in-fiamme/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 08:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[civili]]></category>
		<category><![CDATA[disarmo]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Netanyahu]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17634</guid>

					<description><![CDATA[<p>(notizie riprese: da anbamed.it) Libano Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&#160;“Siamo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/08/02/notizie-dal-medioriente-sempre-piu-in-fiamme/">Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>(notizie riprese: da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17635" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&nbsp;<em>“Siamo entrati in una fase nuova. La risposta a questo crimine non tarderà, avverrà di sicuro, al momento giusto e sarà dolorosa per gli israeliani. Noi non attaccheremo i civili come fa il nemico, ma colpiremo in profondità”.</em>&nbsp;Il leader libanese fa poi un commento alle manifestazioni di giubilo che hanno avuto luogo in Israele sia nelle colonie sia nelle trasmissioni televisive e nelle dichiarazioni dei politici:&nbsp;<em>“Non ridete troppo, perché piangerete di pentimento per il crimine compiuto. La nostra risposta sarà multilaterale. Non verrà soltanto da nord”.</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Il capo di Stato maggiore iraniano, Mohammed Bakiri, ha affermato che&nbsp;<em>“Israele si pentirà di aver violato la sovranità iraniana e compiuto il suo crimine contro il leader palestinese Hanie nel cuore di Teheran”.</em>&nbsp;In Israele la tensione è alta e l’allerta tocca diversi livelli, dall’aumento di sorveglianza di sicurezza sui movimenti dei politici, a partire da Netanyahu, alle misure di protezione civile nelle colonie. L’esercito ha diramato un ordine alle industrie con sede nel nord di spostare i materiali pericolosi stoccati.</p>



<p>La stampa israeliana commenta che Teheran dovrà sicuramente agire per non essere derisa dalle opinioni arabe e interne a causa dello smacco ricevuto, con l’assassinio di Hanie durante il momento massimo di allerta dei servizi iraniani, durante l’insediamento del nuovo presidente. Ufficialmente Israele non ha rivendicato l’attacco di Teheran, ma Netanyahu ha ammesso indirettamente la responsabilità, dicendo che “chiunque faccia male ad Israele, sarà colpito”.</p>



<p></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>Le incursioni dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi palestinesi, con la protezione dell’esercito, sono diventate l’esercizio quotidiano per costringere la popolazione a fuggire. Pulizia etnica a fuoco lento. Ieri, a Burqa, ad est di Ramallah e nei pressi del muro della vergogna, un gruppo di coloni ha attaccato la casa di un palestinese incendiandola e appiccando il fuoco in una macchi di un altro cittadino. Il sindaco di Burqa ha detto ad una tv araba:&nbsp;<em>“I sionisti arrivati da oltreoceano che non hanno nessun legame con questo territorio vogliono cacciarci dalla nostra terra, per allargare le colonie, ma noi resisteremo. Non ce ne andremo; questa è la nostra terra e sono loro che prima o poi se ne dovranno andare”.</em></p>



<p></p>



<p><strong>Prigionieri</strong></p>



<p>La Commissione ONU per i diritti umani ha documentato le torture compiute sui detenuti palestinesi nei campi di concentramento israeliani. Le testimonianze raccolte parlano di “detenzione in celle a forma di gabbie metalliche in mezzo al deserto, completamente nudi tranne che di pannolini, con occhi bendati e mani legate, oltre alla privazione del cibo e dell’acqua”. Folker Turk, alto commissario, ha dichiarato che “secondo queste testimonianze, diverse, tante e coincidenti, Israele potrebbe aver compiuto crimini di guerra. L’uso di annegare la testa dei detenuti in acqua e lanciare contro di loro i cani feroci addestrati, mentre erano ammanettati, è una tortura vietata dalle norme internazionali di guerra”.</p>



<p>Le richieste dell’ONU e della Croce Rossa internazionale di vistare i campi di concentramento israeliani sono state rifiutate dal governo Netanyahu.</p>



<p></p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Una storia triste dal finale positivo. Ibrahim Bakri è il papà di una bambina uccisa nel 2023 da un uomo che le ha sparato mentre stava in macchina, per futili motivi. L’assassino, Hussein Harhara, aveva litigato con Bakri per un diverbio stradale sul diritto a parcheggiare. Ha tirato il fucile ed ha sparato uccidendo Hanin, una bimba di 7 anni e ferendo la sorella maggiore, che erano nell’abitacolo dell’auto di famiglia.&nbsp;</p>



<p>Il tribunale di Aden ha condannato l’assassino alla pena capitale da svolgersi in pubblico e con un colpo di mitra alla testa. Un orrore di Stato.</p>



<p>Al momento dell’esecuzione, quando tutto era pronto: il condannato con le mani legate a terra su un lenzuolo e il&nbsp;boia pronto con il suo fucile automatico con attorno una folla di militari e civili che aspettava la macabra esecuzione, il padre di Hanin ha perdonato l’assassino e fatto decadere così la condanna della giustizia&nbsp;statale, in ottemperanza ad una norma della sharia islamica. “La vendetta non avrebbe riportato in vita Hanin. Ho perdonato l’assassino pensando alla sorte dei suoi figli che sarebbero rimasti orfani”, ha detto l’uomo.&nbsp;</p>



<p>Sui social, in tutti i paesi arabi e non solo in Yemen, il gesto generoso è stato valutato positivamente, con commenti di vari orientamenti, che vanno dall’opposizione alla pena di morte considerata un assassinio di Stato, a valutazioni religiose che considerano la legge divina superiore a quella umana (fondamentalisti) fino a quelle sociologiche sulla necessità di far prevalere la fratellanza umana, per sconfiggere la violenza. Non sono mancati ragionamenti politici: “Se ragionassimo tutti così, la guerra nel nostro paese sarebbe finita da tempo”.</p>



<p></p>



<p>Anche <strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> aderisce al seguente appello:</p>



<h1>Rete Pace e disarmo: “A Gaza muore anche la nostra umanità”</h1>



<p><a href="https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://api.whatsapp.com/send?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22%20https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&amp;text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://www.instagram.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a></p>



<p><strong>Lettera aperta della società civile: “A Gaza muore anche la nostra umanità: fate passare gli aiuti della comunità internazionale”</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2024/07/A-Gaza-muore-anche-la-ns-umanita-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-20208"/></figure>



<p><br><strong>Lettera aperta di decine di organizzazioni della società civile al&nbsp;Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo Italiano</strong>: occorre&nbsp;<strong>mettere in campo tutte le proprie responsabilità affinché sia rispettato il diritto umanitario internazionale e si ponga fine alla disumana ed immorale situazione in cui è costretta la popolazione palestinese</strong>&nbsp;nella Striscia di Gaza<br><br>La Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, il 26 gennaio 2024, ha evocato un “rischio plausibile” di genocidio nella striscia di Gaza, ammonendo Israele di adottare concrete misure di prevenzione. In particolare la Corte ha sancito che: “Lo Stato di Israele deve adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura d’urgenza di servizi di base e di assistenza umanitaria”<br><br><strong>Ribadendo la necessità e l’urgenza di adottare tutte le azioni politiche e diplomatiche per arrivare ad un cessate il fuoco, alla liberazione di tutti gli ostaggi e dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente, ma soprattutto alla costruzione di una soluzione del conflitto tra Israele e palestinesi, fondata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni ONU</strong>, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando nella Striscia di Gaza con il blocco degli aiuti umanitari per la popolazione affamata, priva di medicine e di cure per feriti ed ammalati.<br><strong>Ricordiamo che è responsabilità di ogni stato membro delle Nazioni Unite, quindi anche dello Stato italiano, operare in modo attivo affinché sia rispettato il diritto umanitario</strong>, la cui reiterata violazione non ha nessuna giustificazione in alcun contesto di guerra, come ha nuovamente riportato il parere della Corte Internazionale di Giustizia lo scorso 19 luglio.<br><br><strong>Israele deve garantire il libero accesso e la sicurezza agli operatori umanitari.</strong><br><br><br>Il testo della lettera aperta, con&nbsp;le adesioni raccolte, è&nbsp;<strong><a href="https://retepacedisarmo.us14.list-manage.com/track/click?u=fa5bab19e0386a407221c9180&amp;id=3713f009df&amp;e=338190a9de&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato a questo link&nbsp;</a></strong></p>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2024/08/02/notizie-dal-medioriente-sempre-piu-in-fiamme/">Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2024/08/02/notizie-dal-medioriente-sempre-piu-in-fiamme/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023. Un appello per la sua libertà e per quella delle donne iraniane</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/04/narges-mohammadi-nobel-per-la-pace-2023-un-appello-per-la-sua-liberta-e-per-quella-delle-donne-iraniane/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/04/narges-mohammadi-nobel-per-la-pace-2023-un-appello-per-la-sua-liberta-e-per-quella-delle-donne-iraniane/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 08:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#NargesMohammadi]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attivismo]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[autorità]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[detenzione]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libertadisespressione]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
		<category><![CDATA[velo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17257</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Inutili i tentativi del regime teocratico di Ebrahim Raisi (presidente della Repubblica islamica d’Iran in carica dal 2021) e di Ali Khamenei (capo delle forze armate e guida suprema dell’Iran, dal&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/11/04/narges-mohammadi-nobel-per-la-pace-2023-un-appello-per-la-sua-liberta-e-per-quella-delle-donne-iraniane/">Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023. Un appello per la sua libertà e per quella delle donne iraniane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="291" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 291w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/nar-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 291px) 100vw, 291px" /></a></figure></div>



<p><br>di Barbara Raccuglia</p>



<p>Inutili i tentativi del regime teocratico di Ebrahim Raisi (presidente della Repubblica islamica d’Iran in carica dal 2021) e di Ali Khamenei (capo delle forze armate e guida suprema dell’Iran, dal 1989), di soffocare le rivolte e il diffondersi di notizie in tutto il mondo, sugli ultimi episodi di violenza emersi a danno del popolo iraniano.</p>



<p>A noi le notizie arrivano, e sono forti.</p>



<p>Forti, come lo sguardo fermo di <strong><em>Narges Mohammadi</em></strong>, che in questa foto appare in una cornice di semplicità e fierezza. Un’immagine che purtroppo, oggi, rischia di tramutarsi in ricordo, per le torture a cui è sottoposta Narges, da diversi anni di prigionia.</p>



<p>Ma la rivoluzione canta versi d’Amore per la Libertà,e non si ferma davanti a niente.</p>



<p>In carne e ossa, una donna che dentro di sé ha dovuto trovare la forza e il coraggio di perseverare nella lotta, nonostante le torture fisiche, i periodi di prigionia iniziati nel 1998, la separazione dai suoi adorati gemelli.</p>



<p><strong>Narges Mohammadi</strong> è una nota <strong>attivista per i diritti umani </strong>in Iran. È conosciuta per il suo impegno costante nella difesa dei diritti delle donne, dei prigionieri politici e dei detenuti.</p>



<p>E’ stata membro attivo del Centro per i Diritti Umani di Teheran insieme a Shirin Ebadi  e per questo è stata più volte al centro di persecuzioni da parte del regime.</p>



<p>E’ divenuta simbolo di resistenza e ha ricevuto numerosi premi internazionali, tra cui il Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 2018, e il&nbsp;<strong>PREMIO NOBEL PER LA PACE</strong>&nbsp;nel 2023.</p>



<p>E’ stata condannata ad un totale di<strong> 11 anni e 11 mesi di carcere, 154 frustate e altre sanzioni</strong> in due casi separati derivanti esclusivamente dal suo attivismo. Alla fine di aprile 2022 le autorità inquirenti hanno aperto un nuovo caso.</p>



<p>Secondo Amnesty International, Narges è sottoposta a torture e maltrattamenti.</p>



<p>Le sono state negate le cure sanitarie adeguate ai suoi problemi di cuore e per le sue ripetute difficoltà respiratorie.</p>



<p>In questi giorni scopriamo che la sua salute si è aggravata, a causa delle torture subite. Le viene negato il ricovero ospedaliero poiché, secondo le autorità iraniane, rifiuta di indossare il velo.</p>



<p>La sua storia continua ad essere d’ispirazione, nella lotta per i diritti umani e la giustizia, in tutto il mondo. Narges resiste, e resta al fianco delle ribelle e dei ribelli. Riesce a scrivere dei comunicati, di cui in seguito ne riportiamo alcuni, che per noi sono stati particolarmente toccanti.</p>



<p>Estate 2023</p>



<p><em>“Negli ultimi mesi, abbiamo visto arrivare in carcere donne e ragazze con il volto e il corpo segnati da percosse e ferite. Quando sono arrivate, ognuna di loro sembrava scossa e molto preoccupata. Ci siamo lamentati, ma la violenza fisica contro le donne è diventata così frequente che documentarla e protestare è diventato inutile.&nbsp;</em></p>



<p><em>Più di tre mesi fa, una giovane donna di vent’anni è venuta nella nostra sezione. Da tempo lamentava dolori alle costole. La notte in cui era stata arrestata, era stata picchiata dagli agenti di polizia per la strada. Il medico di Evin ha confermato che le sue costole erano rotte.</em></p>



<p><em>Un mese fa, una ragazza giovane è entrata in prigione. Le sue guance erano gonfie e rosse; le sue braccia e le sue mani erano coperte di lividi. Un giorno, mentre mangiava, ha iniziato a gemere per il dolore. Una guardia l’ha colpita in faccia, poi un’altra le ha afferrato la mascella e l’ha schiacciata tra le sue mani, tanto che l’abbiamo potuta sentire rompersi.</em></p>



<p><em>Qualche settimana fa, una giovane ragazza è entrata in carcere con lividi sulle gambe, sulle spalle e sulle mani. Le altre persone le stavano intorno, guardandola mentre mostrava i suoi lividi. Ha spiegato che era stata picchiata e che pensava di avere una gamba rotta.</em></p>



<p><em>Un’altra donna ci ha raggiunti. La mia prima domanda, come sempre, è chiederle se proveniva dall’esterno o da un altro carcere. Mi risponde: «Ero in un luogo dove la polizia mi ha colpito in faccia e mi ha dato un calcio nello stomaco, minacciandomi. In seguito, sono stata trasferita nella sezione 209 di Evin per essere interrogata».</em></p>



<p><em>Innumerevoli detenute non raccontano nulla delle violenze patite ai giornalisti, a causa delle minacce subite. Le loro famiglie non ne parlano perché temono rappresaglie da parte delle forze di sicurezza.&nbsp;</em></p>



<p><em>Come testimone dell’atroce violenza che il governo sta infliggendo alle donne in lotta, dichiaro che tale brutalità nei luoghi di detenzione illegali è un sistema diffuso di tortura volto a terrorizzare la popolazione, che può portare a disastri irreparabili, come abbiamo visto sempre più spesso negli ultimi mesi.</em></p>



<p><em>Invito i miei coraggiosi compatrioti, le organizzazioni internazionali, le femministe di tutto il mondo, i giornalisti e gli scrittori, e il Relatore Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, a lottare contro l’escalation e la continuazione della violenza del Governo contro le donne iraniane in difficoltà.&nbsp;</em></p>



<p><em>Il governo sa che l’intensificarsi della violenza e della repressione non distrarrà il popolo dal suo desiderio di lasciarsi alle spalle un sistema autoritario e religioso. Al contrario, non lascerà loro altra scelta.</em></p>



<p>(da <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/#:~:text=Narges%20Mohammadi%20ha%20appena%20ricevuto,e%20la%20libert%C3%A0%20per%20tutti%C2%BB?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/#:~:text=Narges%20Mohammadi%20ha%20appena%20ricevuto,e%20la%20libert%C3%A0%20per%20tutti%C2%BB?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-il-grand-continent-it wp-block-embed-il-grand-continent-it"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="tpo74XLmev"><a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023: una lettera inedita dalla prigione delle donne</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023: una lettera inedita dalla prigione delle donne&#8221; &#8212; Il grand Continent - IT" src="https://legrandcontinent.eu/it/2023/10/09/narges-mohammadi-premio-nobel-per-la-pace-2023-una-lettera-inedita-dalla-prigione-delle-donne/embed/#?secret=XGoEJMUW16#?secret=tpo74XLmev&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="tpo74XLmev" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Dal carcere di Ervin &#8211; Teheran, giugno 2023</p>



<p><em>“ Lo scopo delle mie parole è dare un volto agli esseri umani che, ovunque nel mondo, subiscono una prigionia, tra le mura di un carcere o di un paese oppressivo, e che nonostante tutto aspirano a far cadere questi e altri muri: quelli dell’ignoranza, dello sfruttamento, della povertà, della privazione e dell’isolamento.</em></p>



<p><em>Sentite in Iran il rumore sordo del muro della paura che s’incrina? Presto lo sentiremo crollare grazie alla volontà implacabile, alla forza e alla determinazione incrollabile degli iraniani.</em></p>



<p><em>In quanto donna, e come milioni di altre donne iraniane, mi sono sempre dovuta confrontare con la prigionia imposta dalla cultura patriarcale, dal potere religioso e autoritario, dalle leggi discriminatorie e repressive, e da ogni tipo di restrizione in qualsiasi ambito della mia vita.</em></p>



<p><em>La nostra infanzia non è sfuggita a questa prigionia culturale. “Loro” non ci hanno permesso di vivere la nostra giovinezza, e in una parola, la nostra vita. La triste verità, in fondo, è il gopverno autoritario, misogino e religioso della Repubblica islamica ci ha rubato la vita. Da una parte e dall’altra delle mura del carcere di Evin, dove siamo state imprigionate, non siamo rimaste immobili. In quanto donne, a volte sole e senza sostegno, spesso travolte da accuse e umiliazioni, abbiamo spezzato a una a una le nostre catene fino a quando è nato il movimento rivoluzionario Donna, vita, libertà. Allora abbiamo mostrato la nostra forza al mondo.</em></p>



<p><em>Al liceo ho studiato matematica e fisica, poi ho proseguito all’università gli studi di fisica applicata. Sono diventata ingegnere. Tuttavia, a causa del mio impegno per i diritti umani, la mia formazione e la mia carriera si sono scontrate con “il muro dell’ostruzione”. Ho fatto la giornalista ma, per ordine della guida suprema della Repubblica islamica e dopo la chiusura dei mezzi di informazione indipendenti, i nostri giornali e le nostre riviste sono finite sotto “ il muro della censura” e la nostra libertà di espressione è stata imbavaglaita. Sono diventata portavoce del Centro per la difesa dei diritti umani, per partecipare alla formazione in Iran di un grande movimento associativo e tentare di dare corpo a una società civile organizzata, reale e forte.</em></p>



<p><em>Ahimè, queste organizzazioni si sono scontrate con la barriera innalzata dalle autorità, dopo attacchi ripetuti dalle forze di sicurezza, sostenute dai servizi segreti e dai guardiani delal rivoluzione. Ho protestato e lottato contro le politiche distruttive e repressive, al fianco di migliaia di manifestanti e oppositori che sono stati anch’essi accerchiati dalle mura della prigione, dell’isolamento e della tortura.</em></p>



<p><em>Infine, sono diventata “madre”, ma da molto tempo tra me e i miei figli si è levato il “muro dell’emigrazione e dell’esilio forzato”, coem per centinaia di migliaia di altre madri che soffrono l’allontanamento dei propri figli. Mi mancano le parole per descrivere questa maternità rimasta dietro “ il muro della crudeltà e della violenza”.</em></p>



<p><em>Nonostante questa prigione in cui ci troviamo non abbiamo mai smesso di batterci. Siamo diventate madri e padri universali, abbiamo conservato i nostri valori, il nostro entusiasmo, il nostro amore, la nostra forza e la nostra vitalità, abbiamo ricreato la vita vera. Anche se ostacolate da tutte queste serrature, siamo state capaci di far emergere il potere di chi si oppone e la forza della contestazione. Il nostro impeto ci ha portato più in alto dei muri che ci opprimono e ora siamo più forti e solide di loro. Se le nostre sbarre sono l’immobilità, il silenzio e la morte, noi siamo movimento, eco e vitalità, ed è qui che si disegna la promessa della nostra vittoria.</em></p>



<p><em>Il governo della Repubblica islamica nega i diritti fondamentali alla vita, alla libertà di opinione, d’espressione e di religione; il diritto a praticare la danza e la musica, e perfino il diritto all’amore. Se guardate con attenzione la società iraniana vedrete che ciascun individuo, in ogni momento della sua vita e in ogni luogo, è&nbsp;<strong>colpevole del desiderio di vivere.&nbsp;</strong>Rischia per questo reato le sanzioni peggiori, di essere puntio, umiliato, arrestato, tenuto in carcere e perfino di essere condannato a morte.</em></p>



<p><em>Ognuno di noi è diventato oppositore al regime. Il mondo è testimone delle proteste in Iran e della creatività del movimento, che ogni giorno inventa nuove forme di mobilitazione. Questo movimento conduce a una transizione che passo dopo passo allontana la Repubblica islamica e ci porta verso la democrazia, l’uguaglianza e la libertà. Il ruolo dei mezzi di informazione indipendenti, delal società civile, delel organizzazioni per i diritti umani, in tutto il mondo, è cruciale in questa lotta.</em></p>



<p><em>Care lettrici, cari lettori, la pubblicazione di questa lettera dimostra che la nostra voce è stata abbastanza potente da raggiungervi. Siate anche voi la nostra voce, trasmettete il nostro messaggio di speranza, site al mondo che noi non siamo dietro queste mura per nulla e che ora siamo più forti dei nostri aguzzini che usano tutti i mezzi possibili per mettere a tacere la nostra società. Questa voce risuonerà nel mondo. Questo orizzonte ci motiva e ci rallegra. Trionferemo insieme. Sperando di veder arrivare molto presto quel giorno</em>&#8220;.</p>



<p>(da Internazionale n. 1533 13/19 ottobre 2023)</p>



<p>Nel 2015, ha scritto questa lettera personale dal carcere per esprimere cosa significasse per lei la separazione dai suoi due figli:</p>



<p><em>“I miei gemelli sono nati il ​​28 novembre 2006. Non mi è stato permesso di tenere in braccio mio figlio Ali e mia figlia Kiana quando sono nati perché la mia salute non era buona. Potevo vederli semplicemente attraverso la porta dell&#8217;ospedale. Sembra che il loro destino sia quello di separarsi da me fin dalla nascita. Quando li ho presi tra le mani per la prima volta, ho dimenticato tutte le ferite del taglio cesareo, le difficoltà che avevo a respirare, la paura della morte e tutto il dolore. Sono diventata madre. Quando Kiana e Ali avevano tre anni e mezzo, Kiana era malata e io tornai a casa dall&#8217;ospedale con lei.</em></p>



<p><em>Proprio in quel momento i servizi vennero ad arrestarmi. Ali stava piangendo. L&#8217;ho messo sulle mie ginocchia e gli ho cantato una ninna nanna finché non si è addormentato. Kiana era sconvolta. L&#8217;ho tenuta. L&#8217;ho baciata. Le ho chiesto &#8220;Kiana, perché non dormi Gold?&#8221;. Lei rispose &#8220;Non ho voglia di dormire, voglio stare tra le tue braccia&#8221;.</em></p>



<p><em>I poliziotti mi hanno detto che dovevamo andare. Ho provato ad allontanare Kiana da me. Si teneva al mio collo con tutte le sue forze e piangeva a squarciagola. Scesi lentamente le scale. L&#8217;ho sentita dire &#8220;Madre Narges, vieni a baciarmi&#8221;. Sono tornato e l&#8217;ho baciata. Questo è successo tre volte. Ho ascoltato il grido del bambino che mi è più caro della vita. Mi ha spezzato il cuore separarmi da lei. Sono stato messo in isolamento nel reparto 209 della prigione di Evin a Teheran. Era la stanza delle torture di una madre separata dal figlio malato.</em></p>



<p><em>Una notte ho dormito in cella. Era prima dell&#8217;alba. La mia dolce figlia, mi ha baciato sulla guancia. Ho sentito il suo corpo caldo e le sue piccole labbra sulla mia guancia. Era Kiana. Allargo le braccia per abbracciarla. Ho aperto gli occhi. Non era Kiana. Ho pianto per molte, molte ore, finché non ho avuto più lacrime.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano quattro anni e due mesi, le forze di sicurezza hanno sfondato la porta ed sono entrate in casa mia. Kiana era seduta sulle mie ginocchia con le sue braccine attorno al mio collo. Aveva paura e mi teneva stretto. Ali era molto turbato. Ha seguito la polizia e li ha avvertiti di &#8220;non toccare le mie cose&#8221;. Hanno portato mio marito Tagi giù per le scale. Chiusero la porta e lo sguardo di Kiana era fisso sul pavimento. Si sdraiò e continuò a piangere.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano 5 anni e 5 mesi, le forze di sicurezza vennero a portarmi al Ministero dell&#8217;Intelligence. Ali correva in giro con la sua pistola giocattolo gialla urlando che voleva venire con me. La mia cara Kiana mi ha tenuto il vestito e ha detto: &#8220;Madre Narges, non andare!&#8221;. Con difficoltà mi sono separato dai bambini e sono uscito di casa mentre piangevano e sono salito in macchina con i poliziotti.</em></p>



<p><em>Quando Kiana e Ali avevano 8 anni e 6 mesi, il 5 maggio 2015, andarono a scuola alle 7 del mattino. Alle 8:30 i servizi di sicurezza mi aspettavano già alla porta. Hanno detto che dovevo venire con loro e mi hanno portato nella prigione di Evin.</em></p>



<p><em>Ali e Kiana hanno lasciato l&#8217;Iran il 17 luglio 2015. Durante l&#8217;ultima visita di Kiana in prigione mi ha detto:</em></p>



<p><em>Mamma, mentre non sarai qui, andremo a stare con papà, finché non ti unirai a noi. Ali mi ha chiesto se sarei stato triste e si è concentrato per vedere la mia reazione. Ho cercato di sembrare felice in modo che non si preoccupassero per me. Stavo annegando nei miei pensieri. La mia cara Kiana e Ali presto se ne andranno e si separeranno da me. Caro Dio, non vedevo l&#8217;ora che arrivassero le settimane e i giorni di visita. La domenica mattina correvo per la prigione mentre li aspettavo. Ero pieno di energia dopo averli ascoltati e sentito la loro presenza. Nella mia mente ho cominciato a parlare ai bambini:</em></p>



<p><em>Cari Ali e Kiana, avete tutto il diritto di lasciare un Paese il cui leader non riconosce e riconosce il vostro diritto e il vostro mondo. Quante volte feriranno i vostri cuori piccoli e innocenti e vi guarderanno piangere mentre vi separate da me? I miei cari Kiana e Ali. Entrambi avete sopportato più sofferenze nella vostra vita di quanto non siate consapevoli e di quanto potreste mai immaginare. Non lo so, forse sarebbe più facile per te vivere in una società in cui l&#8217;amore e il legame tra una madre e i suoi figli sono apprezzati e compresi, anche se non sono accanto a te. So che questa separazione sarà dura, ma non posso sopportare di vedere le tue lacrime, le tue paure e le tue insicurezze. Farei tutto ciò che è in mio potere per proteggerti dal dolore. Mio caro, per favore perdonami. Le punizioni che le autorità mi hanno rivolto hanno colpito anche te. In soli 8 anni e mezzo hai sopportato più sofferenze di quanto potresti mai immaginare. Il mio petto sta bruciando. Guardo l&#8217;orologio e vedo Ali e Kiana prendere l&#8217;aereo. E io, madre sofferente e stanca di soffrire, sono rimasta in Iran. Il mio cuore si è spezzato in cento pezzi. Le mani, senza alcuno sforzo, si alzano al cielo. Caro Dio, prendi le mie mani e dammi la pazienza di cui ho bisogno. Non vedrò i loro volti innocenti per molto tempo. Non sentirò le loro voci. Non ne sentirò l&#8217;odore mentre li tengo tra le mani. Oh Dio, le mie mani sono così fredde e vuote senza i miei figli dentro. Il mio petto sta bruciando. Le mie guance bruciano per le lacrime che mi rigano il viso. La lava che esce dai miei occhi è come il fuoco che esce dal profondo del mio cuore.”</em></p>



<p>(<a href="https://www.slobodenpecat.mk/it/pismo-na-nobelovkata-narges-mohamadi-shto-go-kine-srceto-racete-mi-se-ladni-i-prazni-bez-moite-deca-vo-niv/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.slobodenpecat.mk/it/pismo-na-nobelovkata-narges-mohamadi-shto-go-kine-srceto-racete-mi-se-ladni-i-prazni-bez-moite-deca-vo-niv/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>



<p></p>



<p>Lettera aperta che scrisse al Presidente della Repubblica islamica Mahmud Ahmadinejad, gennaio 2010</p>



<p><em>“Egr. Dott. Ahmadinejad,</em></p>



<p><em>sono Narges Mohammadi, giornalista, laureata in fisica, moglie di Taghi Rahmani e madre di due gemelli di soli tre anni. Sono un’attivista del Centro dei Difensori dei Diritti Umani in Iran, che è stato recentemente chiuso illegalmente, nonché del Consiglio Nazionale della Pace. Da quando è stata messa al bando la stampa democratica iraniana, il 22 settembre 2001, fino a 19 novembre 2009, sono stata impiegata, con un contratto regolare, presso la Società per le Ispezioni Ingegneristiche facendo parte del gruppo specialistico per ispezione industriale e mineraria. Il 19 novembre 2009 sono stata licenziata. Questo è un breve curriculum di una donna 36 enne iraniana. E’ bene che lei sappia che il mio ordine di licenziamento, prima di essere notificato a me, ha seguito un iter attraverso le forze di sicurezza. Nel mese di khordad 1387 (maggio-giugno 2008), tornando da una riunione dei difensori dei diritti umani e degli esperti delle Nazioni Unite, tenutasi a Vienna, sono stata convocata e interrogata dagli agenti del Ministero dell’Intelligence del Suo Governo. L’8 maggio 2009, quando stavo per recarmi in Guatemala per partecipare ad un convegno internazionale delle donne, mi è stato illegalmente impedito di lasciare il Paese, e non ero stata accusata di alcun reato, e infatti non sono mai stata chiamata in giudizio come imputata. Il mio passaporto è stato sequestrato all’aeroporto e da allora non ho un passaporto. Per questo motivo ho dovuto un’altra volta presentarmi agli agenti dell’intelligence i quali mi hanno chiesto apertamente di abbandonare le mie attività nel Consiglio Nazionale della Pace e nel Centro dei Difensori dei Diritti Umani; in caso contrario la minaccia era di ricevere restrizioni ancora più severe.</em></p>



<p><em>Il 18 giugno scorso, cioè sei giorni dopo le recenti elezioni, sono stata nuovamente minacciata per telefono da un agente dell’intelligence: se avessi proseguito con la minima attività e non avessi lasciato Teheran, sarei stata arrestata insieme ai miei piccoli bambini. Più tardi, in un’altra convocazione gli</em>&nbsp;<em>agenti, come ultimo avvertimento, mi hanno riferito che se non avessi lasciato il Centro dei Difensori dei Diritti Umani e il Consiglio Nazionale della Pace e non avessi interrotto tutti i rapporti con il Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, sarei stata licenziata e arrestata.</em></p>



<p><em>In Settembre, dopo essere stata accettata per un corso di specializzazione, ho chiesto al Ministero dell’Intelligence di restituirmi il mio passaporto, mi è stato detto che il Ministero aveva un parere negativo su di me e che non avrei potuto partecipare al corso se non avessi cambiato idea sulle loro proposte.</em></p>



<p><em>E alla fine, in data del 19.11.2009, l’amministratore delegato dell’azienda dove lavoravo mi ha informata di aver avuto richiesta di licenziarmi; quando ho chiesto una lecita spiegazione, mi sono sentita dire che era una decisione dettata dall’alto. Mi consigliò di approfittare dell’ultima occasione e parlare con gli agenti per non farmi licenziare; anche lui a sua volta mi aveva chiesto di porre fine alle mie attività. Quando ho spiegato i miei punti di vista egli mi confermò che doveva licenziarmi.</em></p>



<p><em>Sono stata licenziata lo stesso giorno, in meno di un’ora.</em></p>



<p><em>Ora vorrei dirle quello che penso.</em></p>



<p><em>Mi ricordo quando, dopo una stagione di riforme, Lei è diventato il Presidente della Repubblica, ha fatto tante promesse di “amore” e di generosità e ha detto che portava al tavolo degli iraniani gli utili del petrolio. Mentre quello che testimoniano questi tempi amari è una espressione opposta, cioè la vendetta, la violenza nella sua forma più nuda e cruda.</em></p>



<p><em>Sicuramente non sono poche le persone alle quali da anni è stata negata la possibilità di studiare ed io sono una goccia in questo mare tempestato di ingiustizia e oppressione. Parlo di donne e di uomini che per le loro idee diverse da quelle del regime hanno subito privazioni pesanti e le loro famiglie sono state vittime di gravi e illimitate violenze. Allora, forse dovevo tacere e vergognarmi di parlare di cose che erano accadute a me.</em></p>



<p><em>Però, dobbiamo parlare e scrivere dei nostri diritti costituzionali e non tacere, fino al giorno in cui nel nostro paese il diritto allo studio e il diritto al lavoro vengano considerati come diritti di persone e non come uno strumento di minaccia nelle mani di un regime.</em></p>



<p><em>Quindi, mi sono permessa di chiedere: per quale colpa i miei piccoli bambini devono essere vittime delle vendette del regime.</em></p>



<p><em>Il padre di questi bambini è stato 15 anni nelle carceri di questo regime ma continua ad essere un attivista civile, politico e rispettoso delle leggi. Per essere stato incarcerato diverse volte dai primi anni della Repubblica Islamica, egli non ha potuto portare a termine i suoi studi di storia presso l’Università di Tabriz, e a causa dei lunghissimi periodi di detenzione non ha mai potuto avere un impiego. Forse è facile parlarne, ma vivere così ed essere privati di ogni diritto in questo dissestato paese è davvero difficile.</em></p>



<p><em>Ed io, che non sono stata riconosciuta colpevole da nessun tribunale e sono soltanto un’attivista di diritti umani e una pacifista, ora devo subire vari generi di privazioni volute dal Ministero dell’Intelligence, che invece dovrebbe salvaguardare la sicurezza dei cittadini.</em></p>



<p><em>Essere attivisti di diritti umani e dedicarsi alla pace può essere considerata una tale colpa imperdonabile da privarci del diritto di avere un pezzo di pane?</em></p>



<p><em>Se un regime aspira al governo di Imam Ali, sa che Imam Ali non ha mai privato un oppositore dei mezzi di sostentamento. Mentre le mie attività sono nell’ambito dei diritti umani, e il nostro scopo nel Centro per i Diritti Umani è di migliorare la situazione di diritti umani in Iran. E Lei ben sa che in tutte le società i pacifisti sono rispettati e ammirati e non oggetto di umiliazioni e minacce.</em></p>



<p><em>Sono le nostre attività per alleviare un po’ il dolore delle famiglie dei detenuti a provocare una tale ira del regime o le nostre attività pacifiche nell’ambito del Consiglio Nazionale della pace, contro ogni forma di violenza, pesano tanto ai signori del potere?</em></p>



<p><em>La vera domanda è: il suo “amore” promesso più di quattro anni fa riguarda solo la limitata cerchia di persone che La circondano?</em></p>



<p><em>Non crede che questo suo modo di trattare i propri connazionali, appartenenti a qualsiasi gruppo o ideologia, sarà considerata dal popolo iraniano e dalla storia come una grande e imperdonabile ingiustizia? Togliere il pane dalla bocca dei nostri bambini innocenti è una dimostrazione di generosità (“amore”) di questo regime e un segno di governare secondo i principi di Imam Ali?</em></p>



<p><em>Io ho lavorato 8 anni in un campo di ispezioni ingegneristiche dell’industria in Iran, anche su progetti nazionali importanti; lettere elogiative conservate nella mia pratica lavorativa testimoniano un ottimo svolgimento del lavoro che mi è stato affidato. Nonostante i responsabili dei progetti per i quali ho lavorato fossero soddisfatti della mia attività lavorativa svolta, sono stata licenziata nel giro di un’ora solo perché non ho accettato le proposte del Ministero dell’Intelligence del Suo Governo.</em></p>



<p><em>Non crede che trattare così un connazionale non è soltanto illegale ma è anche vile, immorale e disumano, mentre gli iraniani sono famosi per essere magnanimi e gagliardi?</em></p>



<p><em>In conclusione, mentre posso pensare, scrivere ed esprimere il mio pensiero liberamente e lontano dalle torture, che è ciò che conta, sono convinta: che il Centro dei Difensori dei Diritti Umani e il Consiglio Nazionale della Pace sono associazioni sociali e legali in Iran, che hanno avuto l’approvazione del fiero popolo iraniano; che per me è un grande onore collaborarci e servirle; e anche che il Premio Nobel per la Pace Signora Ebadi è una donna molto coraggiosa che ha dedicato la propria vita alle attività per la pace e per i diritti umani; che collaborare con i pacifisti del mondo non è criticabile e condannabile ma, al contrario, è di grande pregio. La pace e la difesa dei diritti umani contro le guerre e le violenze fanno parte dei grandi obiettivi della storia dell’umanità, al raggiungimento dei quali io mi dedicherò sempre di più.”</em></p>



<p>(da azionenonviolenta.it)</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/11/04/narges-mohammadi-nobel-per-la-pace-2023-un-appello-per-la-sua-liberta-e-per-quella-delle-donne-iraniane/">Narges Mohammadi, Nobel per la Pace 2023. Un appello per la sua libertà e per quella delle donne iraniane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/11/04/narges-mohammadi-nobel-per-la-pace-2023-un-appello-per-la-sua-liberta-e-per-quella-delle-donne-iraniane/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Veil or not veil</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/10/11/veil-or-not-veil/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/10/11/veil-or-not-veil/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 09:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#ArmitaGeravand]]></category>
		<category><![CDATA[#MashaAmini]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[attiviste]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[donna]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[iraniani]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[velo]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=17193</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Barbara Raccuglia Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/10/11/veil-or-not-veil/">Veil or not veil</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="2000" height="1125" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17199" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 2000px) 100vw, 2000px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA AMINI.</p>



<p>Neanche il tempo di raccogliermi per trovare le parole, che la storia si ripete.</p>



<p>Come una raffica.&nbsp;</p>



<p>Torna a fare parlare di sè la dittatura, (Repubblica?), iraniana per l’ennesimo episodio di violenza e di repressione che lo scorso 1 ottobre 2023, si accannisce contro <strong>ARMITA GERAVAND</strong>.</p>



<p>A 16 anni, pestata e ridotta in coma dalla cosidetta polizia “morale” di regime.</p>



<p>Accuse che non trovano spazio tra le mie capacità di comprensione e di osservazione della realtà:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un&nbsp;<em>velo</em>.</p>



<p>Ma il velo, contiene in sè, davvero, tutte le disgrazie del mondo femminile islamico?</p>



<p>Strumento politico?&nbsp; di protezione? di rettitudine morale o di oppressione?</p>



<p>Un velo che, secondo le interpretazioni di alcune studiose e studiosi  (vedi ad esempio Fatima Mernissi in <em>La Terrazza Proibita</em>), occorre a mantenere una storica e importante separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata di una persona.</p>



<p>Per altri il velo viene vivamente consigliato dal profeta Maometto, per distinguere una donna musulmana da una qualsiasi schiava o da un impostore, meritevoli  entrambi di aggressioni, molestie e stupri. Un velo in questo caso, che assume un significato di &#8220;protezione&#8221;.</p>



<p>Succede ancora in Iran. Paese dove, per un velo indossato male è subito oltraggio&#8230;. E ci metti poco a diventare obiettivo di pene severe, giustificate dal fatto di non aver rispettato le norme e gli obblighi imposti sull&#8217;uso dell&#8217; <em>hijab.</em></p>



<p>E lasciandoci andare ad aperte fantasie (tratte in parte da ciò che accaduto realmente ad Armita) mi sovviene, ad esempio l’immagine, di un velo nero, in movimento, che si sposta un poco a destra e poi a sinistra, mentre una ragazza, si fa spazio correndo, per salire su un mezzo di trasporto pubblico: una ciocca si sposta, sfugge via alla costrizione, viene vista e, così, viene scoperta una zona intima che invece, deve restare segreta, nascosta e misteriosa, che da intima appunto diviene pubblica, e per un attimo di non curanza, si affaccia in quel luogo, dove finisce la libertà di essere e inizia il rischio di un fine vita.</p>



<p>Non è esattamente il caso di Armita, perchè lei si trovava a volto totalmente libero, ma l&#8217;esempio di cui sopra lascia intendere che qualsiasi donna o ragazza può diventare un bersaglio, e in qualsiasi momento della giornata.</p>



<p>E&#8217; anche grazie ad organizzazioni umanitarie come la HENGAW (dislocata in Norvegia per ovvi motivi), che veniamo a sapere anche dell&#8217;arresto anche di Shahin Ahmadi, madre di Armita Geravand.</p>



<p>L&#8217;accusa? Il desiderio materno di voler vedere la figlia, ora in coma presso l&#8217;ospedale di Fajr.</p>



<p>Come sappiamo, il regime non transige. Vi è il divieto assoluto ai familiari di avvicinarsi ai propri cari detenuti o colpiti, e/o di raccontare al mondo la verità. I familiari della ragazza, infatti, sono stati subito costretti ad affermare che Armita, abbia avuto un collasso improvviso, mentre si trovava all&#8217;interno del vagone,  per aver battuto &#8220;sempre accidentalmente&#8221; la testa contro una struttura del vagone. Tutt&#8217;ora non si hanno più notizie della signora Shanin Ahmadi. Pressioni e minacce anche sugli insegnanti, sugli amici e i compagni di scuola di Armita, diffidati dalla diffusione di qualsiasi notizia sulla giovane, comprese fotografie della stessa, che noi invece pubblichiamo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="992" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></figure>



<p>Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione dal punto di vista internazionale.<br>Il caso di Armita ci fa fare un sobbalzo indietro di un anno: il brutale pestaggio su Mahsa Amini, fino al coma e poi al decesso. Aveva soltanto 22 anni la giovane Mahsa, chiamata Jina nel suo luogo di origine curda. Di lì a poco avrebbe iniziato a intraprendere gli studi per diventare avvocato&#8230; Ma qualcun&#8217;altro ha scelto per lei un destino infausto: destino stabilito dalla polizia di regime, guidata dall&#8217;attuale guida suprema, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, che evidentemente deve avere una concezione molto misera della vita umana. </p>



<p>Ed è così che, nell’anniversario della morte di Mahsa Amini (16 settembre 2022), in tutto il mondo si è svolta una giornata di commemorazione e di riflessione, ma soprattutto un grido collettivo che, a volto scoperto, intende farsi sentire, urlando che NOI ESISTIAMO e che non abbiamo alcuna intenzione di smettere di farlo, in libertà. Lottiamo. Con ogni mezzo necessario e a nostra disposizione metteremo un punto alla parola &#8220;dittatura&#8221;. E voglio pensare che questa nuova rivoluzione stia aprendo le strade al cambiamento e al fallimento dell&#8217;intero sistema politico iraniano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione per i diritti umani, anche questa volta, si schiera a fianco delle donne e degli uomini, in lotta contro il regime sanguinario attualmente presente in Iran. Intendiamo esprimere un immenso senso di gratitudine per il coraggio di tutti gli attivisti e le attiviste iraniane, nella speranza che possano divenire un esempio per tanti altri.</p>



<p>In seguito, alcune immagini della manifestazione che si è svolta in piazza duomo a Milano, il 16 settembre 2023.</p>



<p>La pioggia era forte, ma noi siamo rimasti. Qualcuno ha pianto. Chi ha ballato. Chi ha cantato.</p>



<p>Commossa dalla vivace partecipazione degli uomini, concludo :</p>



<p><strong>DONNA&nbsp; VITA&nbsp; LIBERTA&#8217;</strong></p>



<p><em>Per ballare nei vicoli<br>Per il terrore quando ci si bacia<br>Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle<br>Per cambiare le menti arrugginite<br>Per la vergogna della povertà<br>Per il rimpianto di vivere una vita ordinaria<br>Per i bambini che si tuffano nei cassonetti e i loro desideri<br>Per questa economia dittatoriale<br>Per l&#8217;aria inquinata<br>Per Valiasr e i suoi alberi consumati<br>Per Pirooz e la possibilità della sua estinzione<br>Per gli innocenti cani illegali<br>Per le lacrime inarrestabili<br>Per la scena di ripetere questo momento<br>Per i volti sorridenti<br>Per gli studenti e il loro futuro<br>Per questo paradiso forzato<br>Per gli studenti d&#8217;élite imprigionati<br>Per i ragazzi afghani<br>Per tutti questi &#8220;per&#8221; che non sono ripetibili<br>Per tutti questi slogan senza senso<br>Per il crollo di edifici finti<br>Per la sensazione di pace<br>Per il sole dopo queste lunghe notti<br>Per le pillole contro l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia<br>Per gli uomini, la patria, la prosperità<br>Per la ragazza che avrebbe voluto essere un ragazzo<br>Per le donne, la vita, la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà</em></p>



<p>Baraye di Shervin HajipourVee</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="674" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="471" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17205" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1125" height="2000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1125w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/10/11/veil-or-not-veil/">Veil or not veil</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/10/11/veil-or-not-veil/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/04/17/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-3/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/04/17/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-3/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Apr 2023 10:02:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[aiutiumanitari]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[arabo]]></category>
		<category><![CDATA[asia]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[golpie]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[invasione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[societàcivile]]></category>
		<category><![CDATA[Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Yemen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16925</guid>

					<description><![CDATA[<p>(Da anbamed.it) I TITOLI: Sudan: Terzo giorno di furiosi combattimenti tra le truppe dei due generali golpisti, Hamidati e Burhan. 97 civili uccisi e quasi mille i feriti. Colpito da obici l’ospedale universitario a sud&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/04/17/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-3/">Notizie dal sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="663" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16926" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/iran-768x497.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption>Vignetta di Gianluca Costantini </figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(<strong>Da anbamed.it</strong>)</p>



<p><strong>I TITOLI: </strong></p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong> Terzo giorno di furiosi combattimenti tra le truppe dei due generali golpisti, Hamidati e Burhan. 97 civili uccisi e quasi mille i feriti. Colpito da obici l’ospedale universitario a sud della capitale. Cessate il fuoco umanitario di tre ore rispettato parzialmente.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;Concluse le operazioni di scambio prigionieri. Adesso si apre la fase per una trattativa politica per mettere fine al conflitto.</p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> 43 persone uccise dall’Isis; in maggioranza contadini e pastori.</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Ritira la propria candidatura un amico di Erdogan, travolto dallo scandalo delle foto in atteggiamenti intimi con delle minorenni in ufficio.</p>



<p><strong><u>Iran:</u></strong>&nbsp;Lacrimogeni e idranti contro i genitori delle allieve colpite dai casi di avvelenamento.</p>



<p><strong><em><u>Le notizie</u></em></strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Terzo giorno di combattimenti in Sudan.</p>



<p>Cresce il numero dei morti e feriti tra i civili e gli ospedali di Khartoum hanno raggiunto la loro capienza massima. Il sindacato dei medici ha annunciato la morte di un’altra dottora, mentre svolgeva il suo lavoro di soccorso in piazza. Nei primi due giorni di combattimenti, 97 civili hanno perso la vita a causa degli scontri e quasi mille i feriti che hanno avuto bisogno di ricovero in ospedale. Il sindacato dei medici ha lanciato un appello ai belligeranti di rispettare la neutralità degli ospedali, dopo che un obice di artiglieria ha colpito la struttura medica dell’Università, nella parte meridionale della capitale.</p>



<p>Il cessate il fuoco umanitario, chiesto ieri dall’ONU per l’evacuazione dei feriti, accettato dall’esercito e dalle milizie di pronto intervento, è stato rispettato soltanto parzialmente. Nel pomeriggio di ieri e in serata sono stati sentiti spari e esplosioni nel centro della capitale durante le ore di cessate il fuoco.</p>



<p>La Tv di Stato ha smesso le trasmissioni dopo un giorno di musiche militari e patriottiche. Il personale tecnico e giornalistico era stato evacuato dall’inizio degli scontri sabato mattina. Il palazzo è stato assediato dalle milizie e poi ha subito danni dai reciproci lanci di artiglieria.</p>



<p>Nella capitale l’elettricità e l’acqua potabile sono interrotte e la popolazione è intrappolata nelle case. L’esercito ha raccomandato di rimanere in casa a causa dei combattimenti in corso. In due zone della capitale ci sono colossali incendi da ieri mattina e non sono stati ancora domati.</p>



<p>A Khartoum i combattimenti sono furiosi nelle vicinanze del palazzo presidenziale e per il controllo dei ponti sul Nilo, che sono arterie principali per collegare le diverse zone della capitale, divise dal Nilo. Le milizie sostengono di aver abbattuto due elicotteri dell’esercito che stavano mitragliando le loro truppe nella parte ovest della capitale. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La propaganda delle due parti racconta di vittorie, molte volte immaginarie. I comunicati non sono sempre verificabili.</p>



<p>Sugli account social ufficiali dei belligeranti sono stati pubblicati immagini e video di basi militari conquistate e di soldati e ufficiali catturati. In due casi, Anbamed ha verificato che le immagini sono vecchie e risalgono a battaglie dei Janjaweed in Darfur.</p>



<p>Le milizie hanno accusato l’intervento di caccia stranieri contro le loro basi a Port Sudan, senza però specificare la nazionalità.</p>



<p>L’esercito ha annunciato il controllo sulla base militare e aeroporto di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Merowe,+Sudan/@18.4795609,31.7878227,13z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x168347f43455bbb3:0x5b69ad07c12e8a11!8m2!3d18.4689363!4d31.8164031!16s%2Fm%2F05h1w77?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Merowe</a>, nel nord, sostenendo che i miliziani in fuga hanno preso con loro come ostaggi soldati e ufficiali egiziani che erano presenti nella base secondo accordi tra i due paesi.</p>



<p>Le forze politiche della Coalizione del cambiamento hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco e di tronare al tavolo delle trattative “perché la guerra non avrà vincitori ma soltanto perdenti”. I due generali golpisti, Buhan e Hamidati, si erano alleati per bloccare il passaggio del potere ad un governo civile e oggi si combattono per contendersi il potere e la ricchezza del paese, bloccando il processo democratico.</p>



<p>Lega araba ha svolto una riunione d’urgenza sulla situazione sudanese e ha lanciato un appello per la fine dei combattimenti. Una delegazione dell’Unione africana sta tentando di raggiungere Khartoum per un incontro diretto con i due generali. &nbsp;I capi delle diplomazie di Arabia Saudita e Emirati hanno contattato telefonicamente i due generali belligeranti.</p>



<p>FAO ha annunciato la chiusura di tutte le proprie attività umanitarie in Sudan in seguito all’uccisione dei tre funzionari dell’organismo internazionale.</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Si sono concluse ieri le operazioni di scambio dei prigionieri di guerra tra il governo rifugiato ad Aden e quello dei ribelli houthi insediato a Sanaa. In totale sono tornati tra le loro famiglie 869 prigionieri. Soddisfazione tra le due parti politiche e gioia nelle case e nelle piazze. Questa prima fase è stata utile a creare un clima di fiducia e si apre adesso una fase politica importante. Il portavoce del governo houthi ha annunciato che le trattative riprenderanno subito dopo le festività di Ied Fitr, la fine di Ramadan. La distensione è stata possibile in seguito all’accordo tra Teheran e Riad di riprendere le relazioni diplomatiche, con la mediazione cinese dello scorso mese.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>In tre diversi attacchi, i terroristi di Daiesh hanno ucciso ieri 43 persone, in prevalenza civili: lavoratori agricoli e pastori. Ad est di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Hama,+Siria/@35.1366608,36.6680048,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x1524828fcdd5b865:0x62d43f56ee62b5ef!8m2!3d35.1408881!4d36.7551993!16zL20vMDJrbWp2?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hama</a>&nbsp;è avvenuto l’attacco più atroce, con 36 vittime colpite con mitragliatrici. Tra di loro 10 della guardia nazionale. Gli altri due episodi sono avvenuti nella provincia nord-orientale di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Deir+el-Zor,+Siria/@35.3350942,40.0555717,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x154817f4aeddb761:0x4cbc9d58e981374f!8m2!3d35.3296518!4d40.1350341!16zL20vMDUwdHNs?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deir Azzour</a>. Un gruppo di terroristi su moto di grossa cilindrata ha attacco dei pastori, uccidendo 5 e confiscando tutto il gregge portandolo via su camion. Altre due vittime sono state rinvenute senza vita da un gruppo di cittadini nei pressi del villaggio di Shafaa. Dopo la sconfitta del fu falso califfato, i miliziani jihadisti si sono barricati nelle zone impervie della Badia siriana, la zona desertica nel centro e nell’est del paese.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>L’ex sindaco di <a href="https://www.google.it/maps/place/Esenyurt%2FProvincia+di+Istanbul,+Turchia/@41.0497677,28.5788219,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x14b558b1fceb5dad:0x614634ee1252675e!8m2!3d41.0343177!4d28.6614809!16s%2Fm%2F04f6b_f?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Essenyurt</a>, nella provincia di Istanbul, Najmi Ghadi-oglu, ha ritirato la sua candidatura alle politiche del 14 maggio, in Turchia. Era candidato nelle liste del partito Islamista “Giustizia e Sviluppo” del presidente Erdogan. Il motivo del ritiro è lo scandalo che lo ha coinvolto con la pubblicazione delle sue foto, in ufficio, in atteggiamenti intimi con delle studentesse adolescenti partecipanti ad un concorso, indetto dal Municipio da lui allora guidato. Ghadi-oglu è uno dei fondatori del partito ed un amico di Erdogan, ma dopo lo scandalo il presidente lo ha evitato per paura di perdere voti. L’ipocrisia al potere.</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Si sono svolte sabato a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Shahin+Shahr,+Regione+di+Esfahan,+Iran/@32.8657066,51.4778058,12z/data=!3m1!4b1!4m6!3m5!1s0x3fbdc4f9439959f9:0xa1e8d5eb3724d5c8!8m2!3d32.8608728!4d51.5532972!16s%2Fm?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Shahin Shahr</a>&nbsp;manifestazioni dei genitori delle allieve che hanno subito per l’ennesima volta attacchi con gas velenosi. Durante la scorsa settimana in sei scuole sono stati registrati questi fenomeni di avvelenamento che le autorità non sono mai riuscite a chiarire. I familiari delle ragazze chiedevano maggiori protezioni nelle scuole. Formazioni di Basiji li hanno dispersi con lacrimogeni e idranti.</p>



<p><strong>Notizie dal mondo</strong>&nbsp;Sono passati 13 mesi e 22 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/04/17/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-3/">Notizie dal sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/04/17/notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-3/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/01/cosa-si-sa-del-naufragio-al-largo-della-calabria/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/01/cosa-si-sa-del-naufragio-al-largo-della-calabria/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 11:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[#apriteiporti]]></category>
		<category><![CDATA[#corridoiumanitari]]></category>
		<category><![CDATA[#Cutro]]></category>
		<category><![CDATA[#naufragio]]></category>
		<category><![CDATA[Afghanstan]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[barcone]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[conflitti]]></category>
		<category><![CDATA[costa]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[dispersi]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[guardiacostiera]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[porti]]></category>
		<category><![CDATA[salvataggio]]></category>
		<category><![CDATA[scafisti]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[somalia]]></category>
		<category><![CDATA[speranza]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16877</guid>

					<description><![CDATA[<p>(da Ilpost.it) Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria I morti accertati sono 65: il peschereccio si è ribaltato a meno di 200 metri dalla costa, ed era stato avvistato già sabato&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/03/01/cosa-si-sa-del-naufragio-al-largo-della-calabria/">Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>(da Ilpost.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16878" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/cutro-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>I volontari della Croce Rossa di Crotone impegnati per soccorrere i superstiti del naufragio avvenuto a Cutro, 26 febbraio 2023. TWIITER CROCE ROSSA 
+++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO&#8217; ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L&#8217;AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++ NPK++</figcaption></figure>



<h1>Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</h1>



<h2>I morti accertati sono 65: il peschereccio si è ribaltato a meno di 200 metri dalla costa, ed era stato avvistato già sabato notte da un aereo di Fronte</h2>



<p>Domenica mattina, intorno alle 4, un’imbarcazione che trasportava oltre 180 migranti è naufragata a circa 200 metri dalla costa ionica della Calabria, di fronte a Steccato di Cutro, un paese in provincia di Crotone: al momento i morti accertati sono 65.</p>



<p>La barca, un vecchio peschereccio a motore, era partita quattro giorni prima dalla Turchia, con ogni probabilità dalla città di Smirne, e trasportava migranti che avevano pagato alcune migliaia di euro, secondo le prime testimonianze, per fare il viaggio. Non ci sono certezze sul numero dei passeggeri: erano almeno 180, ma secondo altre testimonianze 250, provenienti in maggioranza da Afghanistan, Pakistan, Siria, ma anche Iran, Somalia e Palestina.</p>



<p>Nell’ultimo giorno di navigazione, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, le condizioni del mare erano notevolmente peggiorate, ma intorno alle 4 di domenica mattina il peschereccio era comunque arrivato in prossimità della costa calabra, a non più di 200 metri da terra. Qui avrebbe urtato il fondale o uno scoglio, ribaltandosi (si sarebbe spezzato in seguito) e provocando la caduta in mare di tutti gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che ci viaggiavano.</p>



<p>Pochissimi dei migranti avevano giubbotti di salvataggio, molti non sapevano nuotare: sono finiti in mare e molti sono annegati immediatamente, mentre qualcuno è riuscito ad arrivare alla spiaggia. Dopo una giornata di ricerche sono stati trovati 59 cadaveri (30 uomini e 29 donne, fra questi 14 sono bambini e ragazzi), a cui si aggiungono quattro corpi recuperati lunedì, mentre 81 sono i migranti sopravvissuti.</p>



<p>La maggior parte dei superstiti (59 per ora) è stata ospitata al CARA (Centro accoglienza richiedenti asilo) di Isola Capo Rizzuto, mentre 22 sono all’ospedale di Crotone.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425336-naufragio-calabria3.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425338-naufragio-calabria4.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-5/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425340-naufragio-calabria5.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425332-naufragio-calabria1.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-6/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425342-naufragio-calabria6.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-7/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425344-naufragio-calabria7.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-8/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425347-naufragio-calabria8.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425357-naufragio-calabria12.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425349-naufragio-calabria9.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/naufragio-migranti-calabria/naufragio-barcone-migranti-a-cutro-nel-crotonese-con-morti-e-dispersi-10/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2023/02/26/130x91/1677425352-naufragio-calabria10.jpg?x26128&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Ad accorgersi per primo del naufragio era stato un pescatore intorno alle 5 di mattina: è stato lui a dare l’allarme. Ma la presenza del peschereccio era nota alle autorità già dalle 22 del sabato, quando era stato avvistato da un aereo in pattugliamento di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, a circa 40 miglia (75 chilometri) dalla costa. Una vedetta della Sezione operativa navale della Guardia di finanza di Crotone e un pattugliatore del Gruppo aeronavale della finanza di Taranto sono partite per tentare un salvataggio, ma sono state costrette a rientrare in porto per le cattive condizioni del mare, con onde alte fino a quattro metri.</p>



<p>Secondo le testimonianze di alcuni dei migranti intorno alle 4 il peschereccio avrebbe avvistato delle luci e i trafficanti, forse temendo di essere stati localizzati da motovedette della Guardia costiera avrebbero gettato almeno venti persone in mare, per alleggerire il carico, aumentare la velocità e allontanarsi.</p>



<p>Nella giornata di domenica è stato individuato uno dei presunti scafisti: alcuni giornalisti italiani sul posto hanno scritto che sarebbe un egiziano, altri un turco, mentre esisterebbe la possibilità della presenza di un secondo scafista, ancora disperso o fuggito. Nelle prossime ore continueranno le ricerche dei migranti dispersi, che potrebbero anche essere decine: alcuni dei corpi sono stati ritrovati a parecchi chilometri di distanza da Steccato di Cutro.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/03/01/cosa-si-sa-del-naufragio-al-largo-della-calabria/">Cosa si sa del naufragio al largo della Calabria</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2023/03/01/cosa-si-sa-del-naufragio-al-largo-della-calabria/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Reporter senza frontiere, il 2022 è l’anno dei record: giornalisti in carcere, uccisi, rapiti e dispersi</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/12/23/reporter-senza-frontiere-il-2022-e-lanno-dei-record-giornalisti-in-carcere-uccisi-rapiti-e-dispersi/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/12/23/reporter-senza-frontiere-il-2022-e-lanno-dei-record-giornalisti-in-carcere-uccisi-rapiti-e-dispersi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Dec 2022 12:32:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[#Repotersenzafrontiere]]></category>
		<category><![CDATA[abusi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[censura]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[giornaliste]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Libertàdiespressione]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Potere]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[professioe]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16786</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il report annuale di Reporter senza frontiere fa il punto della situazione dei giornalisti nel mondo. Nel 2022 si sono registrati 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 risultano ancora dispersi.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/12/23/reporter-senza-frontiere-il-2022-e-lanno-dei-record-giornalisti-in-carcere-uccisi-rapiti-e-dispersi/">Reporter senza frontiere, il 2022 è l’anno dei record: giornalisti in carcere, uccisi, rapiti e dispersi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="750" height="430" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16787" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-750x430-1-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></figure>



<h2>Il report annuale di Reporter senza frontiere fa il punto della situazione dei giornalisti nel mondo. Nel 2022 si sono registrati 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 risultano ancora dispersi. Ecco cosa sta succedendo e quali i paesi più pericolosi per chi si occupa di informazione</h2>



<p><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/author/diego-battistessa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">di <strong>Diego Battistessa</strong></a> (da osservatoriodiritti.it)<a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.osservatoriodiritti.it%2F2022%2F12%2F19%2Freporter-senza-frontiere-2022%2F&amp;text=Reporter%20senza%20frontiere,%20il%202022%20%C3%A8%20l%E2%80%99anno%20dei%20record:%20giornalisti%20in%20carcere,%20uccisi,%20rapiti%20e%20dispersi&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il 2022 è l’<strong>anno dei record</strong>&nbsp;per il nuovo studio di&nbsp;<strong>Reporter senza frontiere</strong>&nbsp;(Rsf) sullo stato di salute della<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/liberta-dinformazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;libertà d’informazione</a>&nbsp;nel mondo: 533 giornalisti in carcere, 57 uccisi, 65 rapiti e 49 dispersi.</p>



<p><strong>La&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/conflitti/guerra/?utm_source=rss&utm_medium=rss">guerra</a>&nbsp;in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/ucraina/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ucraina</a></strong>&nbsp;spiega in grande misura questo&nbsp;<strong>importante aumento delle morti</strong>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/giornalisti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">giornalisti</a>&nbsp;e giornaliste in questo 2022 (18,8% in più del 2021), ma la tendenza degli attacchi, minacce e ritorsioni verso la stampa è in&nbsp;<strong>aumento in tutto il mondo</strong>.</p>



<p>Nel paese europeo che ha sofferto l’invasione russa lo scorso febbraio, solo nei primi sei mesi di conflitto sono stati&nbsp;<strong>uccisi 8 giornalisti</strong>, ma i dati peggiori arrivano da paesi che non vivono una guerra nel senso stretto della parola.</p>



<p>Tra questi troviamo il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/messico/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Messico</strong></a>, il&nbsp;<strong>paese più mortale</strong>&nbsp;per chi esercita la professione di giornalista, con 11 casi di omicidio dal 1° gennaio al 1° dicembre 2022.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39751"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere classifica" class="wp-image-39751"/></a><figcaption>Non si uccide la verità uccidendo i giornalisti (Messico 2013) – Foto: Eneas De Troya (via&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/eneas/9442739530/in/photolist-foqvtY-owSmHc-pEjJXY-q4kaXE-bX8raH-cetuno-2mGgWV3-dxL4dJ-bWimDC-Cim31w-Zpvk2r-Zpvmc2-Cim5j9-YjJx4C-Cim25U-Cim7ch-ppardi-NepJVx-2hwsZ22-2mGkobF-2mGi8qS-WR34zm-mqZhhg-2nQTJA8-PueTnW-xpNS2W-WR3hwU-HYDQF3-2hwqgYG-2hwqgDy-2hwsYeW-6r2phF-VCwqvY-WDAKxb-VF8tYM-MgJLdQ-WGTD5i-WjiXy1-MgJHBY-NbiRkN-MgGeLR-MgJLS5-2hwsXNW-Cj1J1L-ZkRMVq-YkqT3A-YoTNTk-Cj1HKf-YoTNNv-Cj1Jbf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Per Reporter senza frontiere, nel 2022 l’America Latina è la regione più pericolosa per i giornalisti</h2>



<p>Agli 11 casi di assassinio di giornalisti e giornaliste in Messico, paese che da solo copre il 20% del totale, si sommano i&nbsp;<strong>6 omicidi</strong>&nbsp;avvenuti ad&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/10/10/haiti/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Haiti</strong></a>, i&nbsp;<strong>3 avvenuti in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/brasile/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Brasile</a></strong>&nbsp;e uno in&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/colombia/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Colombia</strong></a>.</p>



<p>Questi omicidi fanno diventare l’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/america-latina/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>America Latina</strong></a>&nbsp;la&nbsp;<strong>regione del mondo più pericolosa&nbsp;</strong>al mondo per la stampa, con quasi la metà di tutti i giornalisti uccisi a livello globale nel 2022.</p>



<p><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>Osservatorio Diritti</em></a>&nbsp;ha già raccontato la grave situazione in&nbsp;<strong>Messico</strong>&nbsp;riguardo all’attacco costante alla stampa (leggi anche&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/09/20/giornalisti-uccisi-in-messico/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giornalisti uccisi in Messico: la mattanza continua nell’impunità</a>), dove oltre l’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/difensori-dei-diritti/ong/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ong</a>&nbsp;Article 19 fornisce dati ancora più gravi rispetto a quelli di Rsf.</p>



<p>Sul&nbsp;<strong>Brasile&nbsp;</strong>la nostra testata ha raccontato il caso di&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/06/17/brasile-amazzonia-assassinati-dom-philips-bruno-pereira-araujo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dom Philips</a></strong>, ucciso insieme a&nbsp;<strong>Bruno Pereira Araújo</strong>&nbsp;in Amazzonia mentre indagavano sull’ecocidio del polmone verde e sul genocidio indigeno.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39750"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere classifica annuale" class="wp-image-39750"/></a><figcaption>Le Farc liberano il giornalista francese Romeo Langlois – Foto: AFP PHOTO/Luis Acosta (via Globovisión,&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/globovision/7303972326/in/photolist-c8qLvm-21FbkF-aa7xmr-5YZzcK-VsByeq-5Z4Luw-9y9gcQ-9y6hTZ-5YZy1a-9y6gJD-9y9fQC-9y9fB9-ucVSUC-9y9f49-mqtyZn-uuJope-9y9ftf-ud4WBH-9y9gvA-9y9eMq-aNrfmn-aNrfFD-aNrf6v-7Ga8cf-9y9fYL-5X4oqQ-22ZrGsm-9y6gTZ-txFeKZ-c8qM2m-bb2otp-txv89y-brfA8n-9y6hFg-9y6hZP-aNrewP-aNreoB-aNrhfR-aNrhoX-aNriir-aNrhUK-aNric2-aNri4p-c8qMWG-r9JHZZ-rr6rry-brAbQ6-brxvhc-2mGgWzU-2mGmkRu?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Carceri piene di giornalisti: la classifica 2022</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>«I regimi dittatoriali e autoritari stanno rapidamente riempiendo le loro prigioni, detenendo giornalisti. Questo nuovo record di giornalisti in carcere conferma la necessità imperiosa e urgente di resistere a questi poteri senza scrupoli e di esercitare la nostra fattiva solidarietà con tutti coloro che difendono l’ideale di libertà, indipendenza e pluralismo dell’informazione», ha detto&nbsp;<strong>Christophe Deloire</strong>, segretario generale de RSF.</p></blockquote>



<p>Riguardo alla detenzione di giornalisti la&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/cina/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cina</strong></a>&nbsp;si conferma la&nbsp;<strong>più grande prigione del mondo</strong>. Il paese asiatico ha raggiunto livelli estremi di&nbsp;<strong>censura e sorveglianza</strong>&nbsp;e ad oggi conta almeno&nbsp;<strong>110 giornalisti incarcerati</strong>. Rsf segnala, per esempio, il caso del giornalista indipendente&nbsp;<strong>Huang Xueqin</strong>, che si è occupato di questioni legate alla corruzione, all’inquinamento industriale e alle molestie nei confronti delle&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/discriminazione/donne/?utm_source=rss&utm_medium=rss">donne</a>.</p>



<p>Come seconda carcere più grande del mondo per i giornalisti troviamo il&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/myanmar/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Myanmar</a></strong>&nbsp;(ex Birmania), dove – sottolinea Rsf –&nbsp;<strong>«la pratica del giornalismo</strong>&nbsp;è semplicemente&nbsp;<strong>fuorilegge</strong>, come dimostrano i numerosi media messi al bando dopo il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/06/23/myanmar-oggi-situazione-cosa-succede/?utm_source=rss&utm_medium=rss">colpo di stato militare</a>&nbsp;nel febbraio 2021». In questo paese sono almeno&nbsp;<strong>62 i giornalisti attualmente in carcere.</strong></p>



<p>Al terzo posto si trova la&nbsp;<strong>Repubblica islamica dell’<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/iran/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Iran</a></strong>, dove con &nbsp;l’aumento &nbsp;della repressione dopo il&nbsp;<strong>caso Mahsa Amini</strong>&nbsp;troviamo ben&nbsp;<strong>47 casi di detenzione</strong>&nbsp;di membri della stampa. Se a questi tre stati aggiungiamo&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/bielorussia/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Bielorussia&nbsp;</strong></a>e&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/vietnam/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Vietnam</strong></a>, otteniamo il 54% del totale dei 533 giornalisti incarcerati.</p>



<p>Un altro dato importante e significativo rispetto alla repressione verso la stampa riguarda il fatto che solo poco più di un terzo dei giornalisti in carcere ha ricevuto una condanna:&nbsp;<strong>il 63,6% de detenuti si trova in prigione senza essere stato processato</strong>.</p>



<h2>Reporter senza frontiere denuncia l’aumento delle giornaliste detenute</h2>



<p>Uno dei dati che vengono sottolineati dall’ong francese riguarda l’<strong>aumento delle detenzioni di donne</strong>&nbsp;che lavorano nel settore giornalistico.</p>



<p>Il 2022 è stato particolarmente duro per le giornaliste che sommano un&nbsp;<strong>totale di 78 casi di incarceramento</strong>&nbsp;sui 533 registrati: un&nbsp;<strong>aumento del 27,9%&nbsp;</strong>rispetto allo scorso anno.</p>



<p>Secondo il&nbsp;<a href="https://rsf.org/sites/default/files/medias/file/2022/12/RSF_Bilan2022_EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a>&nbsp;questo nuovo aumento riflette la crescente&nbsp;<strong>femminilizzazione della professione</strong>, ma conferma anche che le donne non sono esenti dalla repressione.</p>



<p>Come esempio basti pensare a&nbsp;<strong>Cina, Iran, Myanmar e Bielorussia,</strong>&nbsp;quattro paesi che si trovano tra le posizioni più basse nel ranking mondiale della libertà di stampa e dove nel 2022 sono state incarcerate rispettivamente 19, 18, 10 e 9 giornaliste (il 70% del totale).</p>



<p>Particolarmente grave la situazione in Iran, dove la repressione verso la stampa si è accentuata dopo le proteste per l’uccisione di &nbsp;Mahsa Amini. Rsf sottolinea che tra questi casi preoccupano particolarmente quelli di&nbsp;<strong>Nilufar Hamedi</strong>&nbsp;ed&nbsp;<strong>Elahe Mohammad</strong>, giornaliste ora in carcere e&nbsp;<strong>punibili con la&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/05/24/pena-di-morte-nel-mondo-oggi-paesi-amnesty-international/?utm_source=rss&utm_medium=rss">pena di morte</a></strong>&nbsp;per essere state le prime a denunciare il caso Amini, e perciò accusate di “propaganda contro il sistema e associazione per delinquere finalizzata ad agire contro la sicurezza nazionale” (leggi anche&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2022/10/27/iran-proteste-donne-oggi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Proteste in Iran, Babak Monazzami: «La mia battaglia per un Paese libero e forte»</a>).</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image" id="attachment_39749"><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.osservatoriodiritti.it/wp-content/uploads/2022/12/reporter-senza-frontiere-2022-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="reporter senza frontiere 2022" class="wp-image-39749"/></a><figcaption>Proteste per la morte di Mahsa Amini&nbsp; a Londra – Foto: Alisdare Hickson (via&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/alisdare/52417414501/in/photolist-2nRWX8T-2nRWSvg-2nRZvj4-2nT151U-2nRZx7n-2nRZcQt-2nQBF2h-2nQ9vJF-2nQBJMx-2nNcB9y-2o4bvku-2nRYpFt-2nNcBbN-2nR6m1q-2nUuo2m-2nRZfVQ-2nUvL6T-2nQAW7J-2nQ8ez7-2nVk2a3-2nRA8jR-2nNYyRc-2nNTLPw-2nVnjcp-2nYP6Qw-2nNTLPg-2nQRJGt-2nPEX5h-2o1csmV-2nT4M4Q-2nUymMw-2nPFPfu-2nPyXPV-2nYLCYW-2nRJx5H-2nQPb1i-2nNZMyB-2nYRXo7-2nYQyMi-2nT77j3-2nP1KLD-2nX89BN-2nNZjXw-2nXJ436-2nYLCYa-2nNYyFY-2nQRpbG-2o5ah22-2nQRovZ-2nNUo2K?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Flickr</a>)</figcaption></figure>



<h2>Rapimenti e sparizioni forzate tra gli operatori dell’informazione</h2>



<p>Anche la&nbsp;<strong>pratica dei rapimenti</strong>&nbsp;continua ad essere una costante nel settore. Ad oggi, puntualizza Reporter senza frontiere, sono&nbsp;<strong>almeno 65 i giornalisti sequestrati</strong>&nbsp;e altri&nbsp;<strong>49 risultano ancora dispersi</strong>.</p>



<p>I sequestri si concentrano in tre paesi del&nbsp;<strong><a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/medio-oriente/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Medio Oriente</a>:&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/iraq/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Iraq</a>,&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Siria</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/yemen/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yemen</a>,</strong>&nbsp;ai quali si aggiunge il&nbsp;<a href="https://www.osservatoriodiritti.it/tag/mali/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Mali</strong></a>, dove un gruppo jihadista ha rapito il&nbsp; giornalista francese&nbsp;<strong>Oliver Dubois.</strong></p>



<p>Per quanto riguarda i giornalisti scomparsi, nel 2022 si sono aggiunti i casi di&nbsp;<strong>Dmytro Khiliuk</strong>&nbsp;(scomparso il 4 marzo nella città ucraina di Dymer, a nord di Kiev, occupata dalle forze russe) e&nbsp;<strong>Roberto Carlos Flores Mendoza</strong>&nbsp;(fondatore del portale di notizie&nbsp;<em>Chiapas Denuncia Ya</em>, scomparso il 20 settembre).</p>



<p>Questi due nuovi casi portano a&nbsp;<strong>49 il numero totale di giornalisti scomparsi dal 2003</strong>&nbsp;e tre di loro sono donne (due giornaliste messicane e una peruviana).</p>



<h2>Reporter senza frontiere: la classifica annuale</h2>



<p><strong>Reporter senza frontiere</strong>&nbsp;elabora questo report ogni anno dal 1995 da RSF, su&nbsp;<strong>dati raccolti tra il 1° gennaio e il 1° dicembre</strong>&nbsp;dell’anno della pubblicazione. Il conteggio totale del bilancio 2022 include giornalisti professionisti e non professionisti, nonché altri operatori dei media.</p>



<p>Rsf raccoglie meticolosamente informazioni per poter affermare che l’incarcerazione, il rapimento, la scomparsa o la morte di un giornalista è una&nbsp;<strong>diretta conseguenza dell’esercizio della professione</strong>.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/12/23/reporter-senza-frontiere-il-2022-e-lanno-dei-record-giornalisti-in-carcere-uccisi-rapiti-e-dispersi/">Reporter senza frontiere, il 2022 è l’anno dei record: giornalisti in carcere, uccisi, rapiti e dispersi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/12/23/reporter-senza-frontiere-il-2022-e-lanno-dei-record-giornalisti-in-carcere-uccisi-rapiti-e-dispersi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2022/11/09/anbamed-notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-17/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2022/11/09/anbamed-notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-17/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 08:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
		<category><![CDATA[arabo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Egitto]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[libertà ONU]]></category>
		<category><![CDATA[libia]]></category>
		<category><![CDATA[manifestanti]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà #AlaaAbdelFattah]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[vittime]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=16717</guid>

					<description><![CDATA[<p>(a cura di Farid Adly) Palestina Occupata Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/11/09/anbamed-notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-17/">Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="976" height="549" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 976w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 976px) 100vw, 976px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(a cura di Farid Adly)</p>



<p></p>



<p><strong><br>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in assetto di guerra, era la visita alla tomba di Giuseppe. Negli scontri che ne sono seguiti, le pallottole hanno avuto la meglio sulle pietre.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Quarto giorno dello sciopero totale, della fame e della sete, di Alaa Abdel Fattah. La diplomazia ha fatto passi modesti a favore della sua liberazione, negli incontri bilaterali con il generale Al-Sissi, durante i lavori del vertice sul clima che si tiene a Sharm Sheikh. Il regime non ha permesso la visita in carcere alla madre, Leila Sueif, e non ha fornito nessuna prova della presenza in vita di Alaa. I timori riguardano l’alimentazione forzata per tenerlo in vita fino alla conclusione di COP27 e la fine della copertura mediatica. Questo timore lo ha espresso esplicitamente la sorella Sanaa nel suo intervento durante la conferenza sui diritti umani al COP27 (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=bTKJQavA0Wk&amp;t=6113s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi)</a>.</p>



<p>Anche le pressioni dell’ONU non hanno sortito nessuna clemenza nella granitica determinazione repressiva della dittatura.</p>



<p>In Italia è in corso un digiuno collettivo, in solidarietà con Alaa, di un centinaio di giornalisti, politici e attivisti. (<a href="https://www.anbamed.it/2022/11/07/digiuno-per-alaa-9-novembre-2022/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;elenco completo degli aderenti lo trovate qui</a>).</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>La procura ha annunciato che sono stati citati in giudizio 1024 persone, in riferimento alle proteste nate dopo l’assassinio di Mahsa Amini. Questo numero riguarda soltanto la capitale Teheran. Il portavoce ha definito le vittime del provvedimento “fomentatori di disordini”. Si temono – come ha annunciato lo stesso procuratore della capitale e come hanno chiesto i parlamentari – molte condanne a morte.</p>



<p>Le proteste continuano malgrado la repressione e le minacce degli esponenti del regime, a partire dalla stessa guida spirituale sciita, Khaminei. Al centro della protesta ci sono gli studenti universitari che proseguono lo sciopero della didattica, fino alla liberazione dei loro compagni arrestati.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Il procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha compiuto ieri una visita a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Tarhuna,+Libia/@32.4313686,13.6027683,13z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13a606a18f17b105:0xbac238f4cf0dd0ea!8m2!3d32.4279191!4d13.6420599?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarhuna</a>, 80 km a sud di Tripoli. Si è recato nei luoghi dove sono state scoperte le fosse comuni ed ha incontrato i sopravvissuti e le famiglie delle vittime (<a href="https://twitter.com/IntlCrimCourt/status/1589892888057778176?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1589892888057778176%7Ctwgr%5E611eaccfc31192a0e310619a28b5f69292a185ff%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fmubasher.aljazeera.net%2Fnews%2F2022%2F11%2F8%2Fd8a7d984d985d8afd8b9d98a-d8a7d984d8b9d8a7d985-d984d985d8add983d985d8a9-d8a7d984d8acd986d8a7d98ad8a7d8aa-d8a7d984d8afd988d984d98ad8a9&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>). Oggi, mercoledì 9 novembre, Khan esporrà al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il rapporto sui crimini di guerra compiuti in Libia dal 2011 in poi.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una barca è affondata al largo delle coste di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Biserta,+Tunisia/@37.2810525,9.7914623,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x12e31e4db2105f13:0xf44361a00609c69e!8m2!3d37.2767579!4d9.8641609?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biserta</a>. A bordo vi erano 18 persone, dei quali soltanto 5 sono stati salvati. Un corpo è stato riportato dalla guardia costiera e le ricerche sono ancora in corso, per trovare gli altri 12 dispersi.</p>



<p>La crisi economica ha spinto molti giovani tunisini a tentare di raggiungere le coste italiane, a rischio della vita. Nei primi 10 mesi di quest’anno, la guardia costiera tunisina ha bloccato in mare 22 mila migranti e riportati indietro.</p>



<p>A&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Zarzis,+Tunisia/@33.5025516,11.0147766,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13aaef091002cd17:0xf0c94e8be32184f!8m2!3d33.5041035!4d11.0881494?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zarzis</a>, invece, familiari di migranti scomparsi hanno invaso il cimitero dei senza nome, per tentare di identificare i corpi dei loro cari tra quelli recuperati lo scorso mese e sepolti dalle autorità comunali, senza le necessarie indagini per la loro identificazione.</p>



<p>Nella scorsa settimana si è tenuto uno sciopero di protesta, che ha coinvolto tutta la cittadinanza, con chiusura delle scuole, blocco dei trasporti e saracinesche abbassate dei negozi. Le autorità hanno deciso la chiusura del cimitero dei senza nomi, ma i parenti hanno scavalcato ieri il muro e aperto le tombe per tentare di identificare le vittime, controllando i vestiti. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri ha annunciato che Algeri ha presentato ufficialmente la richiesta di aderire al gruppo BRICS.&nbsp;<em>“Russia e Cina hanno già espresso parere favorevole e si attende la conclusione delle valutazioni degli altri tre paesi, Brasile, India e Sud Africa”,</em>&nbsp;ha affermato Leila Zroughi, responsabile del dossier.</p>



<p>BRICS è un gruppo alternativo al G7 e raggruppa le 5 economie emergenti, con forte crescita del prodotto nazionale. Raccoglie attualmente il 40% della popolazione mondiale e il 25% dell’economia globale. Nella fase odierna della crisi dell’Ucraina e di Taiwan, BRICS rappresenta anche uno schieramento politico e non solo economico. &nbsp;</p>



<p><strong>Arabia Saudita-Iran</strong></p>



<p>Il Cremlino ha annunciato il proprio impegno a mediare tra l’Arabia Sauditae l’Iran,&nbsp;<em>“per superare pacificamente la crisi in corso”.</em>&nbsp;È una risposta indiretta ai tamburi di guerra che Washington ha messo in campo, schierando i caccia della V flotta ai confini dell’Iran e parlando di un possibile attacco iraniano contro il territorio saudita. Molti osservatori mediorientali hanno visto, in quelle agitazioni statunitensi, un tentativo di riportare Riad nell’ovile della Casa Bianca, dopo la rottura sui prezzi del petrolio. Le relazioni diplomatiche persiano-saudite sono interrotte dal 2016 e negli ultimi anni si sono aperti spazi di trattative bilaterali dirette, con la mediazione dell’Iraq. L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso aprile e lo scoglio principale alla ripresa dei rapporti è la guerra in Yemen. &nbsp;</p>



<p><strong>Mondo</strong></p>



<p>Sono passati otto mesi e 14 giorni di guerra russa in Ucraina.</p>



<p><strong>Appelli:</strong></p>



<p>Anbamed&nbsp;chiama la vostra sensibilità per salvare la 20enne sudanese, Amal, dalla lapidazione. Vi chiediamo di scrivere una lettera all’ambasciata sudanese a Roma:&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Da domenica 6 novembre, ha iniziato anche lo sciopero della sete. Il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità.</p>



<p>In Italia, dal 28 maggio, è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.</p>



<p>Oggi, mercoledì 9 novembre, un centinaio di volontari rispettano un digiuno collettivo in solidarietà con Alaa.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/11/09/anbamed-notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-17/">Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2022/11/09/anbamed-notizie-dal-sud-est-del-mediterraneo-17/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
