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	<title>islam Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>“Libri Liberi”. Una piccola morte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 12:17:01 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="240" height="376" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18081" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 240w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/07/Una-piccola-morte-191x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 191w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /></a></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>“Da quando Dio mi ha dato la vita, a Murcia, e fin quando me l&#8217;ha tolta, a Damasco, sono stato continuamente in viaggio”, così afferma il protagonista di questo lungo racconto all&#8217;inizio del quarto capitolo del romanzo intitolato “Una piccola morte”, di Mohamed Hasan Alwan (edito da E/O).</p>



<p>Si tratta della vicenda di Muhammad Ibn Arabi, vissuto tra il XII e XIII secolo e considerato uno dei più importanti mistici di sempre, ispiratore persino di Dante e di San Giovanni della Croce.</p>



<p>Se la metafora del viaggio, in Letteratura, è metafora di Vita, Ibn Arabi, attraverso i suoi spostamenti tra la Spagna (che all&#8217;epoca faceva parte dell&#8217;impero degli Almohadi) e alcune città del Nord Africa e del Medioriente conduce la propria esistenza da uomo finito e mortale (si sposa più volte, diventa padre, prende parte alle complesse vicende politiche del suo tempo, è docente stimato delle madrase più affermate del mondo arabo, soffre per la perdita degli amici cari), ma allo stesso tempo compie un percorso spirituale che lo porterà a divenire uno dei più importanti padri del sufismo, la dimensione, appunto, mistica della religione islamica.</p>



<p>Ogni capitolo è introdotto da citazioni del maestro stesso &#8211; alcune più interessanti, altre meno &#8211; che delineano il suo pensiero filosofico e poetico e la scrittura dettagliata e curata dell&#8217;autore permette di prender parte all&#8217;avventura del personaggio principale e dei comprimari, alcuni dei quali sono stati, per lui e per i lettori, guide interiori, come ad esempio le bella figura del compagno di ricerca e servo fedele, Badr. Ricerca di cosa? Dei quattro <em>watad</em>, ovvero dei quattro santi che proteggono i quattro angoli del mondo, ma in realtà la vera ricerca è quella del senso della vita.</p>



<p>Tradotto in più di dieci lingue, la storia di Ibn Arabi romanzata da parte del giovane autore saudita, classe 1979, ha riscosso enorme successo &#8211; tanto da vincere l&#8217;International Prize for Arabic Fiction, il più prestigioso riconoscimento dedicato alla letteratura in ligua araba &#8211; per la scrittura esoticamente affascinante, per la descrizione vivida delle situazioni storiche e, infine, per la delicatezza con cui Alwan, tramite un racconto in prima persona, accompagna il lettore nella individuale, privata indagine del significato dell&#8217;esistenza.</p>



<p>Raggiungere il misticismo, raggiungere un&#8217;Altezza è facile: è sufficiente, per elevarsi, per viaggiare in verticale, farlo in linea orizzontale, ovvero amando chi è intorno a noi, coloro che intrecciano il nostro percorso, nel bene nel male. E ciò dimostra come, al di là delle distinzioni tra le fedi monoteiste, l&#8217;essenza sia la medesima: “La nostra religione è la religione dell&#8217;amore, e tutti gli uomini sono legati in una catena di cuori, e se un anello si stacca, un altro, in un altro luogo, ne prenderà il posto”. <em>Una piccola morte</em>, ci dice che è l&#8217;amore che ci individua, l&#8217;amore per gli altri che così “altri” non sono.</p>
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		<title>Un appello di donne afghane di diverse nazionalità</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2021 06:59:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Afghanistan: &#8220;Non abbandonateci!&#8221;<br></p>



<p>&#8220;Non abbandonateci!&#8221;: un appello che risuona dai tempi del primo sanguinoso dominio talebano di 20 anni fa. Un appello che è stato ascoltato in Alto Adige. Le donne della SVP hanno raccolto donazioni per l&#8217;ONG Shuhada guidata dall&#8217;attivista per i diritti delle donne Sima Samar. A quel tempo, Margit Bergmann, un&#8217;insegnante di Bolzano, era impegnata con l&#8217;organizzazione svizzera Omid di Evelina Colavita per raccogliere fondi per scuole. In questo modo sono state finanziate scuole per ragazze afghane in esilio in Pakistan. Un aiuto, ormai spesso citato, ma fatto davvero sul terreno.</p>



<p>A venti anni di distanza, in seguito alla liberazione dell&#8217;Afghanistan dai Talebani, gli islamisti sono tornati. Gli aiuti di allora e i 20 anni di ricostruzione sono stati vani. Questo rende ancora più utile e umano l&#8217;aiuto delle due province autonome dell&#8217;Alto Adige e del Trentino. I Verdi fanno bene a esprimersi a favore dell&#8217;accoglienza di ragazze e donne. Sono tra le prime vittime della nuova-vecchia dittatura talebana.</p>



<p>Nel 1999, prima della caduta dei Talebani, Hanifa Nawed aveva informato il pubblico europeo sulle violazioni dei diritti umani del regime di terrore dei Talebani su invito dell&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati. All&#8217;epoca, nell&#8217;Afghanistan controllato dai Talebani era in vigore una radicale apartheid di genere: le donne potevano uscire di casa solo se accompagnate da un parente maschio. Erano costrette a indossare il tipico burqa afghano su tutto il corpo. Se le loro caviglie<br>erano visibili, venivano punite. Non erano autorizzate a svolgere alcuna professione. Le ragazze non potevano andare a scuola, non potevano completare alcuna formazione. Anche l&#8217;assistenza medica per le donne è stata fortemente limitata dai Talebani.</p>



<p>Soprattutto nei centri urbani, il burqa è diventato uno strumento dei talebani per umiliare le donne istruite e in parte già emancipate. Il burqa è diventato un simbolo visibile della sottomissione e della disparità di trattamento delle donne. La violenza contro le donne, gli abusi, gli stupri, erano all&#8217;ordine del giorno. Hanifa Nawed aveva accusato di saccenteria gli europei che avevano dichiarato l&#8217;Islam radicale come parte dell&#8217;identità culturale dell&#8217;Afghanistan.</p>



<p>L&#8217;esperto di Afghanistan Michael Pohly aveva descritto i Talebani, sponsorizzati dal Pakistan e un tempo dagli USA, come islamofascisti. I Talebani, la maggior parte dei quali appartengono al gruppo etnico di maggioranza pashtun, combattono non solo le donne ma anche le altre nazionalità come gli Hazara o i Tagiki. Ancora uno sguardo indietro:<br>&#8220;Nell&#8217;ottobre 1998, i Talebani decretarono che tutti i non musulmani in Afghanistan dovevano indossare un pezzo di stoffa gialla come segno distintivo. Particolarmente colpite da questo regolamento discriminatorio sono le circa 50 famiglie indù che vivono ancora principalmente a Kandahar nel sud dell&#8217;Afghanistan, la roccaforte dei Talebani, parlano correntemente il pashto e hanno passaporti afghani.<br>Alla vigilia dell&#8217;invasione sovietica, si stima che in Afghanistan vivessero ancora 20.000 Indù e 15.000 Sikh, i cui antenati si erano stabiliti lì nel XVII secolo&#8221;, scriveva Andreas Selmeci sulla rivista dell&#8217;APM &#8220;pogrom&#8221; nel 1999.</p>



<p>In una conferenza stampa, i Talebani hanno annunciato che avrebbero rispettato le donne. Ma strettamente all&#8217;interno delle linee guida dell&#8217;Islam. Non è una buona prospettiva per le ragazze e le donne. Ecco perché sosteniamo la mozione dei Verdi per non abbandonare le donne in Afghanistan. L&#8217;Alto Adige e il Trentino dovrebbero avere il coraggio di<br>accogliere ragazze e donne afghane e offrire loro una nuova casa.</p>
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		<title>La Turchia costruisce moschee ad Afrin</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:22:34 +0000</pubDate>
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<p><br>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati critica l&#8217;islamizzazione in atto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="990" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15382" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p></p>



<p>La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi nella regione settentrionale siriana di Afrin. In questo modo, lo stato turco sta cercando di promuovere l&#8217;islamizzazione della regione un tempo multireligiosa e di diffondere un&#8217;interpretazione particolarmente radicale dell&#8217;Islam sunnita. Attraverso la sua succursale tedesca DITIB, la stessa autorità sta cercando di portare le sue opinioni religiose anche nelle scuole locali.</p>



<p>Fonti yezidi ci parlano della costruzione di una moschea nel villaggio di Shadere, un tempo yezidi, a sud della città di Afrin. Ci sono ancora 45 persone di fede Yezidi che vivono lì, ma prima dell&#8217;occupazione turca erano 450. Dopo che la maggior parte di loro è stata cacciata, la Turchia vi ha insediato dei musulmani radicali e questi eseguono regolarmente raid contro la popolazione curda locale. Ciò che viene predicato nelle moschee e nelle nuove scuole coraniche ad Afrin è determinato dalla Diyanet turca. Spesso anche le bambine devono indossare un foulard. Durante l&#8217;ultima guerra di Gaza, c&#8217;è stato anche<br>un massiccio incitamento contro Israele e gli ebrei nelle moschee. In questo contesto, è particolarmente incomprensibile che questa autorità turca voglia ora ottenere un&#8217;influenza ufficiale sull&#8217;educazione religiosa islamica anche in Germania.</p>



<p>Il DITIB non è un&#8217;associazione liberale, ma propaganda un Islam radicale. Durante l&#8217;attacco ad Afrin, in quasi tutte le moschee DITIB in Germania si è pregato per la vittoria dell&#8217;esercito di occupazione. La popolazione di Afrin una volta era almeno il 96% curda. Dopo l&#8217;occupazione turca, la maggior parte è stata sfollata e la proporzione della popolazione curda è scesa a circa il 25%. Così, la Turchia è sul punto di raggiungere uno dei suoi obiettivi più importanti: rendere<br>Afrin libera dai curdi. I curdi di Afrin sono per lo più musulmani sunniti moderati. Un tempo ad Afrin vivevano anche 20.000-30.000 fedeli yezidi. Oggi ce ne sono solo poche migliaia.</p>
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		<title>L’accusa di genocidio rivolta alla Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 07:19:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="408" height="532" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 408w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/uyghur-genocide-report-230x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 230w" sizes="(max-width: 408px) 100vw, 408px" /></figure>



<p></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Secondo un recente rapporto legale, il governo cinese ha violato ogni singolo articolo della convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel trattamento degli Uiguri nello Xinjiang e può essere soggetta alla responsabilità internazionale per aver commesso il crimine di genocidio.</p>



<p>Il rapporto di 25.000 parole, pubblicato da un think-tank apartitico con sede negli Stati Uniti all’inizio del mese di marzo, è uno dei primi esami legali indipendenti e non governativi del trattamento della Cina nei confronti degli Uiguri ai sensi della convenzione sul genocidio del 1948.</p>



<p>Lo Xinjiang è&nbsp;una regione autonoma&nbsp;della Cina nordoccidentale tra le più grandi della Cina: si trova tra Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan, India, la regione autonoma del Tibet e le province del Qinghai e del Gansu.&nbsp;Il concetto di terrorismo in Cina ha una portata particolarmente ampia. Racchiude, infatti,&nbsp;il terrorismo&nbsp;<em>tout court</em>, il separatismo e l’estremismo religioso in un’unica cornice, quest’ultima è quella di cui viene accusata la minoranza uigura in Xinjiang.</p>



<p>Dal 2010, con il pretesto di reprimere il radicalismo islamico che negli anni precedenti aveva portato ad alcuni attentati in Cina, Chunxian adottò una politica repressiva della libertà di culto nello Xinjiang, proibendo il Ramadan e l’utilizzo di capi d’abbigliamento tipici (come il velo) nei luoghi pubblici.&nbsp;Stando a tutte le fonti intervistate e alla documentazione consultabile su New York Times, Associated Press, BuzzFeed, The Economist, le deportazioni nei campi si sarebbero intensificate a partire dal 2016/2017. «La persecuzione non avviene solo tramite deportazione, ma anche &#8211; ed in larghissima scala &#8211; tramite sterilizzazione forzata delle donne, iniezione di metodi contraccettivi, pratiche di aborto e infanticidio», spiega Olivia Enos, analista senior presso l&#8217;Asian Studies Center del think-tank americano The Heritage Foundation. Secondo l’esperta, le sterilizzazioni coatte e l’assunzione/impianto di agenti contraccettivi riguarderebbero tra l’80 ed il 90% delle donne: un dato che mostra quanto la sopravvivenza dell’etnia uigura sia gravemente a rischio. «La cancellazione del popolo uiguro in Cina avviene per mezzo di due strategie fondamentali: eliminazione fisica e assimilazione culturale», aggiunge Dinlur Reyahn, uigura residente a Parigi e fondatrice dell’Istituto Uiguro d’Europa.</p>



<p>Il rapporto prima citato è la prima applicazione, da parte di esperti indipendenti, della Convenzione sul genocidio del 1948 al trattamento in corso degli Uiguri in Cina. È stato intrapreso dal Newlines Institute for Strategy and Policy, in collaborazione con il Raoul Wallenberg Center for Human Rights, in risposta ai resoconti emergenti di gravi e sistematiche atrocità nella provincia dello Xinjiang in particolare contro gli uiguri, una minoranza etnica, per accertare se la Repubblica Popolare Cinese viola la Convenzione sul genocidio ai sensi del diritto internazionale. Lo studio puntualizza che dal 2014 ci sarebbero circa due milioni di Uiguri detenuti nei 1.400 campi di concentramento presenti nello Xinjiang.</p>



<p>A tal fine, dozzine di esperti in diritto internazionale e in politiche etniche cinesi sono stati invitati a esaminare pro-bono tutte le prove disponibili che potevano essere raccolte e verificate dalle comunicazioni pubbliche dello Stato cinese, con testimonianze e metodi di ricerca open source come l&#8217;analisi pubblica dell&#8217;immagine satellitare, l&#8217;analisi delle informazioni che circolano sull&#8217;Internet cinese e qualsiasi altra fonte disponibile.</p>



<p>Il Partito Comunista Cinese ha categoricamente negato di aver commesso atrocità e abusi contro la minoranza musulmana uigura, nonostante un numero crescente di prove.</p>



<p>I rapporti sugli uiguri hanno portato a un crescente indignazione internazionale e all&#8217;isolamento diplomatico ed economico. L&#8217;amministrazione statunitense ha già descritto la persecuzione degli uiguri come un genocidio. Un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha detto che &#8220;tali atrocità sconvolgono la coscienza e devono essere affrontate con gravi conseguenze&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire &#8220;indagini immediate e indipendenti da parte di osservatori internazionali&#8221; sulle accuse di stupro.</p>



<p>Il ministro degli Esteri britannico Nigel Adams ha affermato che il rapporto mostra &#8220;azioni chiaramente malvagie&#8221; e ha chiesto alla Cina di consentire agli investigatori indipendenti di entrare nell&#8217;area poiché il governo è stato sottoposto alle pressioni dei parlamentari di tutte le parti per sanzionare i funzionari cinesi.</p>



<p>Il ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, ha fatto eco alle richieste degli Stati Uniti che gli osservatori internazionali, tra cui l&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, &#8220;abbiano accesso immediato, significativo e illimitato nella regione dello Xinjiang &#8220;.</p>



<p>La Cina ha costantemente negato le accuse di violazioni dei diritti umani e genocidio nello Xinjiang, nonostante le crescenti prove di internamento di massa, sospetti programmi di lavoro forzato, indottrinamento, sterilizzazione forzata delle donne, ampia sorveglianza digitale e di persona e soppressione di attività religiose e culturali. La Cina afferma che i campi sono centri di formazione professionale progettati per contrastare l&#8217;estremismo. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin ha accusato la BBC di fare un &#8220;falso rapporto&#8221; che era &#8220;del tutto privo di basi fattuali&#8221;. Ha affermato che le donne intervistate erano &#8220;attori che diffondevano false informazioni&#8221;, e ha detto che la Cina aveva rilasciato più rapporti che mostravano &#8220;persone di tutti i gruppi etnici nello Xinjiang vivere in pace e contentezza, unità e armonia, e che tutti i loro diritti legali sono effettivamente garantiti&#8221;. Tra i rapporti a cui fa riferimento Wang c&#8217;è un libro sullo Xinjiang, che lo scorso anno ha ammesso per la prima volta che più di 1,2 milioni di persone erano state coinvolte in programmi di “formazione professionale”.</p>



<p>Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha detto ai giornalisti che le accuse di genocidio nello Xinjiang &#8220;non potrebbero essere più assurde&#8221;. &#8220;È una voce fabbricata con secondi fini e una totale bugia&#8221;, ha detto Wang.</p>



<p>In base alla convenzione delle Nazioni Unite, firmata da 152 paesi, compresa la Cina, è possibile accertare il genocidio se una parte viola uno dei cinque atti criminali definiti. Il rapporto del Newlines Institute for Strategy and Policy ha rilevato che il Partito Popolare li ha violati tutti e ha accusato il partito di dimostrare chiaramente un &#8220;intento di distruggere, nella totalità o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso&#8221;. L&#8217;intento di distruggere gli Uiguri come gruppo deriva da una prova oggettiva, ovvero da una politica e una pratica statali, che il presidente Xi Jinping, la massima autorità in Cina, ha messo in moto. I cinque atti criminali sono: uccidere i membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per determinarne la distruzione fisica in tutto o in parte; imporre misure intese a prevenire le nascite all&#8217;interno del gruppo; e trasferire con la forza i bambini del gruppo in un altro gruppo.</p>



<p>Come prova, il rapporto citava documenti in merito a morti di massa, condanne a morte selettive e reclusione a lungo termine di anziani, tortura sistemica e trattamenti crudeli tra cui abusi sessuali e torture, interrogatori e indottrinamento, detenzione mirata di leader della comunità uigura, sterilizzazione forzata, separazione familiare, schemi di trasferimento di massa del lavoro e trasferimento di bambini uiguri in orfanotrofi e collegi statali.</p>



<p>Le persone e le entità che perpetrano gli atti di genocidio sopra indicati sono tutti agenti o organi statali &#8211; che agiscono sotto l&#8217;effettivo controllo dello Stato &#8211; che manifestano l&#8217;intenzione di distruggere gli Uiguri come gruppo ai sensi dell&#8217;articolo II della Convenzione sul genocidio.</p>



<p>La Corte Penale Internazionale ha respinto la domanda per indagare sulle accuse di genocidio nello Xinjiang, affermando di non essere in grado di agire perché i presunti crimini sono avvenuti in Cina che non è Stato parte dello Statuto della Corte e quindi è esclusa dalla giurisdizione della Corte.</p>



<p>Il ruolo degli Stati e della cooperazione internazionale assumono dunque un ruolo ancora più significativo quando una Corte non si può pronunciare in merito a tali violazioni dei diritti umani. La Cina non adempie alla sua primaria responsabilità di proteggere e prevenire abusi nei confronti di tutti coloro che sono soggetti alla sua giurisdizione; e per questo motivo, l’azione degli Stati terzi deve avere un impatto rilevante nel denunciare le violazioni e avviare un dialogo proficuo con la Cina.</p>
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		<title>Co-Mai: condanna e solidarietà al popolo francese. Combattiamo insieme il terrorismo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 08:24:00 +0000</pubDate>
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<p><br>Ancora una volta pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali.<br>La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) condanna &#8220;con fermezza il feroce attacco nella Cattedrale di Nizza&#8221;. &#8220;Ancora una volta dentro una chiesa pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali&#8221;, dichiara il presidente Foad Aodi che guida anche l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi) ed è membro del registro esperti  Fnomceo. &#8220;La vera religione, che parla di pace, dialogo, non ha niente a che fare con il terrorismo. Da anni Co-mai è impegnata nel dialogo interreligioso e ancora una volta ci troviamo a condannare il terrore a Nizza, come in altre città della Francia&#8221;, continua Aodi che ricorda le due iniziative #MusulmaninChiesa e CristianinMoschea il 31.07 e 11.09.2016.</p>



<p>&#8220;E&#8217; un momento molto difficile a livello internazionale per colpa del Coronavirus per questo il mio richiamo all&#8217;unità è ancora più forte. Non c&#8217;è solo l&#8217;emergenza sanitaria da affrontare, ma anche il terrorismo di chi in nome di Dio attenta alla vita altrui&#8221;, aggiunge Aodi, a giudizio del quale le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron &#8220;sono state utilizzate per incoraggiare persone &#8216;malate&#8217;, con crisi d&#8217;identità, lupi solitari, al fine di scatenare una guerra interreligiosa tra le civiltà. Uniti, dobbiamo essere un muro contro tali alibi&#8221;. &#8220;Faccio appello alle responsabilità di ogni leader politico mondiale &#8211; insiste il presidente Co-mai &#8211; Purtroppo talune dichiarazioni possono essere strumentalizzate, possono costituire un alibi al terrore. Non è ovviamente una giustificazione, ma un richiamo a combattere insieme contro il terrorismo. Chi sbaglia deve pagare senza se e senza ma. Chiedo a tutto il mondo arabo e musulmano in Italia e in Europa &#8211; conclude &#8211; di continuare nella loro azione a favore del dialogo interreligioso&#8221;. La preghiera di domani, &#8220;sarà dedicata alle vittime e contro il terrorismo&#8221;.</p>
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		<title>Artsakh in pericolo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2020 07:30:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca &#160;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia. Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1>Azerbaigian e Turchia stanno combattendo una guerra sporca</h1>



<p></p>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/uI6kYIxyZRp42uBP7zXViNa-fuWdvO87HqwRpnQy9YKzAQVuZanf-cURgc-tOSdcBsBmptmvhNpZcy8lNdVxYXvRYhhmyg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200929nagorno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia." width="425" height="277">&nbsp;Carta del Nagorno-Karabakh. Wikipedia.</p>



<p>Gli abitanti della Repubblica d&#8217;Armenia e della regione di Artsakh (Nagorno-Karabakh) in Azerbaigian sono i discendenti dei sopravvissuti al genocidio perpetrato dai Giovani turchi contro gli Armeni. Durante la Prima guerra mondiale, i nazionalisti turchi e i loro complici curdi hanno commesso il primo genocidio sistematico del XX secolo. Da allora, non ci sono quasi più Armeni in Turchia e nell&#8217;odierna Turchia islamista rappresentano una sparuta minoranza. Ora proprio la Turchia minaccia la regione di Artsakh, enclave armena nella Repubblica islamica dell&#8217;Azerbaigian. Una continuazione del genocidio dei giovani turchi? Ma cosa c&#8217;é dietro il conflitto in Artsakh? Tessa Hofmann, sociologa tedesca e collaboratrice di lunga data della GfbV, scrive a questo proposito:<br><br>Nel Karabakh &#8211; Artsakh in armeno &#8211; non sono due gli Stati che combattono tra loro, ma uno dei contendenti è una regione che si batte per la conservazione della propria indipendenza. Si tratta dell&#8217;incompatibilità di due principi del diritto internazionale: il diritto nazionale all&#8217;autodeterminazione e la tutela dell&#8217;integrità territoriale. Ma le rivendicazioni dello Stato dell&#8217;Azerbaigian nei confronti del Karabakh, risalenti al 1918, sono giustificate dalla storia e dal diritto internazionale?<br><br>Il conflitto in realtà non è nato 32 anni fa, ma dopo la prima guerra mondiale, quando la Conferenza di pace di Parigi non ha voluto impegnarsi in modo permanente nel Karabakh. Tra il dicembre 1920 e il giugno 1921, il potere sovietico promise inizialmente all&#8217;Armenia sovietica le regioni del Nakhichevan e del Karabakh, quest&#8217;ultima popolata per oltre il 90% da Armeni. Poi, su insistenza della nascente Turchia kemalista, nel luglio 1921 Mosca concesse entrambe le regioni all&#8217;Azerbaigian. Per decenni gli armeni del Karabakh, separati dall&#8217;Armenia, hanno manifestato una forte volontà di riunirsi, cosa che durante il periodo della riforma del 1988 ha portato alla nascita di un movimento di massa con lo slogan &#8220;Miazum!&#8221; (&#8220;Unificazione!&#8221;). Ma la richiesta del Soviet Supremo del Nagorno-Karabakh di essere separato dall&#8217;Azerbaigian e annesso all&#8217;Armenia non fu accolta.<br><br>Quando il Karabakh si staccò dall&#8217;Azerbaigian nel settembre 1991, questo reagì con un tentativo di riconquista militare. Il conflitto non è mai stato pacificato. Questa guerra non dichiarata è costata la vita a 40.000 persone, 23.000 delle quali Armeni, per lo più civili. Dal 2012 l&#8217;Azerbaigian, sostenuto dal regime di Erdogan, ha ripetuto i suoi tentativi di riconquista. A differenza della Turchia, che ha riconosciuto Cipro del Nord come Stato, l&#8217;Armenia non ha ancora osato riconoscere la Repubblica di Artsakh, figuriamoci unirsi ad essa.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Dal Sudan al Kuwait e l&#8217;Egitto con #Patrick Zaky</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jul 2020 09:11:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rassegna stampa a cura di Farid Adly (Anbamed) Rassegna Anbamed Lunedì 27 Luglio 2020 I titoli: Sudan: 60 civili uccisi negli attacchi contro i villaggi in Darfur Egitto: Zaki compare in Tribunale per la&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/07/27/notizie-dal-mondo-dal-sudan-al-kuwait-e-legitto-con-patrick-zaky/">Notizie dal mondo. Dal Sudan al Kuwait e l&#8217;Egitto con #Patrick Zaky</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>Rassegna stampa a cura di Farid Adly (Anbamed)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-640x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14456" width="640" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-640x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-188x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 188w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1-768x1229.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/patrick-2-850x1360-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 850w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<p><strong>Rassegna Anbamed Lunedì 27 Luglio 2020</strong></p>



<p><strong>I titoli:</strong></p>



<p>Sudan: 60 civili uccisi negli attacchi contro i villaggi in Darfur</p>



<p>Egitto: Zaki compare in Tribunale per la prima volta dall&#8217;arresto, il 7 marzo</p>



<p>Iraq: l&#8217;Esercito spara contro i manifestanti.</p>



<p>Israele: abbattuto un drone di Tel Aviv nei cieli libanesi</p>



<p>Siria: attentati e scontri. Si teme per la diffusione incontrollata del Coronavirus</p>



<p>Kuwait: 10 &#8220;social influencer&#8221; sono sotto accusa</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p>Sudan:</p>



<p>Si aggrava la situazione nel Darfur. Almeno 60 civili sono stati uccisi e altri 60 feriti in seguito ad un attacco di gruppi armati contro villaggi. Secondo un rapporto dell&#8217;ONU, gli armati sono entrati sabato in una trentina di villaggi della località di Giuneina, hanno saccheggiato case e mercati ed hanno appiccato il fuoco nei raccolti. Il governo di Khartoum ha dichiarato lo stato d&#8217;emergenza e spedito una forza congiunta per ristabilire la sicurezza della popolazione. Il ritorno degli abitanti originari nei loro villaggi era stato concordato due mesi fa, nel quadro di una soluzione condivisa al conflitto che attanaglia la regione occidentale del paese.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>Ieri, Patrick Zaki è stato ascoltato dal giudice, nella prima udienza dal momento del suo arresto. E&#8217; già una buona notizia, perché della sua sorte non si è saputo nulla di certo in questi lunghi mesi di detenzione. Il giovane studente egiziano dell&#8217;Università di Bologna è stata arrestato al suo ritorno in Egitto il 7 marzo scorso, per alcuni post scritti sui social sul caso Regeni. Oggi si saprà se l&#8217;arresto verrà confermato oppure verrà rilasciato libero su cauzione.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>L&#8217;esercito torna a sparare contro i manifestanti. Le proteste di piazza rivendicano servizi, lavoro e fine della corruzione che ha dilapidato il paese e dopo una pausa imposta dall&#8217;emergenza sanitaria, la partecipazione è molto forte e diffusa. I vertici delle forze armate hanno preso le distanze dalla repressione ed hanno promesso un&#8217;inchiesta. Il paese è teatro dello scontro tra Iran e Stati Uniti ed è infestato dal terrorismo jihadista. In due caserme, la scorsa notte, si sono avute forti esplosioni e si teme che sia opera di terroristi di Daesh (Isis). In tutte le province è iniziata ieri un&#8217;operazione per il controllo del territorio da parte delle unità anti terrorismo, per stanare i gruppi armati.</p>



<p>Israele:</p>



<p>Un drone israeliano è stato abbattuto nei cieli del Libano. Da diversi giorni, la tensione è alta sui confini nord di Israele. Il primo ministro israeliano, Netanyahu, ha messo in guardia Siria e Libano da “ogni azione contro il territorio israeliano”. L&#8217;esercito di Tel Aviv mantiene la situazione di massima allerta, in seguito all&#8217;attacco israeliano su obiettivi siriani, dove sono rimasti uccisi combattenti di Hezbollah libanese. Venerdì, il capo dello stato maggiore degli eserciti USA ha compiuto una visita non annunciata a Tel Aviv.</p>



<p>Siria:</p>



<p>Nel nord est della Siria, a Ras Alain (Sari Kanie), sono morte 8 persone in un&#8217;esplosione provocata da un&#8217;autobomba. La città è sotto il controllo della Turchia. A Idlib, sono avvenuti scontri tra fazioni rivali, con morti e feriti. Il gruppo qaedista Tahrir Sham contende il controllo di alcune zone con le formazioni filo turche.</p>



<p>In tutta la Siria, è preoccupante la situazione sanitaria, a causa della diffusione del coronavirus. Le autorità di Damasco minimizzano. Il timore maggiore è per eventuali contagi nei campi di sfollati. Nella provincia di Idlib, le autorità locali hanno chiuso la cittadina di Sirmen, ad est di Idlib, dopo la registrazione di molti casi, anche tra il personale medico.</p>



<p>Kuwait:</p>



<p>10 social influencer sono stati messi sotto accusa in Kuwait ed i loro patrimoni sono stati congelati. Sono stati sequestrati i loro passaporti, per impedire loro di lasciare il paese. Secondo il quotidiano Al Qabas, l&#8217;accusa è riciclaggio. “Le indagini sono partite in seguito alla registrazione di movimenti finanziari ingenti non corrispondenti ad attività economiche regolari”. Gli interessati non sono stati ancora interrogati, ma sono liberi.</p>
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		<title>Notizie dal mondo &#8211; flash</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anbamed a cura di Farid Adly) Rassegna Anbamed di Mercoledì 15 Luglio 2020 I titoli: Nilo: nessun accordo tra Egitto-Etiopia e Sudan Tunisia: crisi di Governo, Ennahda ritira i suoi ministri Iran:&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<p>Rassegna Anbamed di Mercoledì 15 Luglio 2020</p>



<p>I titoli:</p>



<p>Nilo: nessun accordo tra Egitto-Etiopia e Sudan</p>



<p>Tunisia: crisi di Governo, Ennahda ritira i suoi ministri</p>



<p>Iran: L&#8217;attivista Nirgis Mohamadi colpita dal Covid19 in carcere</p>



<p>Tunisia: sei mesi di carcere alla media-attivista Amna Sharqi, per i versetti apocrifi sul Coronavirus</p>



<p>Egitto: appello alle autorità del Cairo per la liberazione dei giornalisti detenuti di opinione</p>



<p>Siria: bombardamenti in seguito allo scoppio di una bomba contro soldati russi</p>



<p>Le notizie:</p>



<p><strong>Nilo</strong>: Le trattative per le acque del Nilo sono finite senza un accordo. Lo ha detto il ministro delle risorse idriche di Addis Abeba, Seleshi Bekele. “Ci sono stati passi in avanti, ma non è stato raggiunto un accordo”, ha detto, sottolineando che le richieste di Egitto e Sudan sono eccessive. Il ministro degli esteri del Cairo, Shukri, ha replicato che si andrà di nuovo al Consiglio di Sicurezza e che non è ammissibile qualsiasi atto unilaterale senza un accordo. Il ministro sudanese ha auspicato che ci sia un altro round di trattative, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Unione Africana, per risolvere la questione con il negoziato.</p>



<p><strong>Tunisia</strong>: E&#8217; crisi di governo. Il partito islamista Ennahda ha deciso di ritirare i suoi ministri e di avviare la procedura di sfiducia in Parlamento. La decisione arriva a 24 ore dalle dichiarazioni del primo ministro, l&#8217;imprenditore Fakhfakh di procedere ad un rimpasto di governo. In Parlamento è stata avviata anche la procedura di sfiducia nei confronti del presidente del Parlamento,Ghannouchi, leader di Ennahda.</p>



<p><strong>Iran</strong>: L&#8217;attivista Nirgis Mohannadi è colpita da Covid19 in carcere. In una lettera fatta trapelare scrive: “Non mi fanno sentire i miei figli da un anno”. Mohannadi, 47 anni, è una attivista per i diritti umani e sconta una condanna a 16 anni per “reati politici compiuti tramite un&#8217;associazione non autorizzata”. L&#8217;associazione si chiama Centro di difesa dei diritti umani e il reato politico è quello di aver incontrato, nel 2014, la rappresentante dell&#8217;UE per la politica estera, Catherine Ashton.</p>



<p>La magistratura iraniana ha informato che è stata eseguita la condanna a morte contro un impiegato del ministero della difesa in pensione, per spionaggio a favore degli Stati Uniti. Un Tribunale di Teheran ha condannato a morte 3 giovani manifestanti che hanno guidato il movimento di protesta dello scorso Novembre.</p>



<p><strong>Tunisia</strong> 2: Il Tribunale di Tunisi ha condannato a 6 mesi di carcere la media-attivista Amna Sharqi, 27 anni, con l&#8217;accusa di diffusione di messaggi che incitano all&#8217;odio e mancato rispetto alla fede. Sharqi ha condiviso sui social una poesia sul Coronavirus, che imita i versetti coranici. In molte città tunisine sono stati organizzati sit-in a sostegno della libertà di opinione. Nei loro cartelli, i manifestanti chiedevano la liberazione della giovane.</p>



<p><strong>Siria</strong>: Bombardamenti russi su postazioni jihadiste nella provincia di Idlib, in seguito allo scoppio di una bomba durante il passaggio di mezzi militari russi e turchi sulla M4, l&#8217;autostrada che collega Aleppo con Latakia. Nello scoppio è stato distrutto un mezzo militare e feriti 3 soldati di Mosca.</p>



<p>Lo scorso Marzo, tra russi e turchi è stato raggiunto un accordi di tregua, che ha messo fine all&#8217;offensiva dei governativi contro la provincia di Idlib. Secondo l&#8217;accordo ci sarebbero state ronde miste di monitoraggio sulla tregua. Il movimento qaedista Tahrir Sham, protetto dalla Turchia, non ha mai accettato questo accordo ed ha attaccato diverse volte in passato le ronde russo-turche oppure ha organizzato proteste della popolazione per impedire il passaggio dei soldati russi.</p>



<p><strong>Egitto</strong>: Appello alle autorità del Cairo per il rilascio di tutti i giornalisti detenuti per reati di opinione. Lo ha chiesto il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (CPJ) con sede a New York. L&#8217;appello arriva il giorno dopo la morte del giornalista Mohammed Mounir, per aver contratto il Covid19 in carcere. Per il CPJ, “tenere le persone in carcere per reati di opinione , in questa fase di pandemia Coronavirus, equivale ad una sentenza di morte”.  </p>
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		<title>Le contraddizioni dei valori fondamentali. Con il Prof. Paolo Branca</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2020 09:06:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha avuto il piacere di ospitare il Prof. Paolo Branca che ci ha parlato delle contraddizioni umane e di quelle che riguardano tre concetti e termini fondamentali nell&#8217;ambito dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha avuto il piacere di ospitare il Prof. <strong>Paolo Branca</strong> che ci ha parlato delle contraddizioni umane e di quelle che riguardano tre concetti e termini fondamentali nell&#8217;ambito dei diritti umani: <strong>Uguaglianza, Libertà, Fraternità. </strong></p>



<p>Per un problema tecnico è possibile solo ascoltare le parole del prof. Branca che ringraziamo per la sua disponibilità.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Diritti, intercultura e... umorismo" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/20Axk56wXk0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p>Tra i tanti libri del professore, vi consigliamo questa chicca (perchè si può parlare di argomenti seri anche con l&#8217;ironia): </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="221" height="326" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/sorriso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/sorriso.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/sorriso-203x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 203w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" /></figure></div>
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		<title>L&#8217; auspicio delle comunità arabe e musulmane italiane che con la fine dell&#8217;epoca di Al Baghdadi venga decretata la sconfitta del terrorismo</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/10/29/l-auspicio-delle-comunita-arabe-e-musulmane-italiane-che-con-la-fine-dellepoca-di-al-baghdadi-venga-decretata-la-sconfitta-del-terrorismo/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 08:24:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217; auspicio delle comunità arabe e musulmane italiane che con la fine dell&#8217;epoca di Al Baghdadi venga decretata la sconfitta del terrorismo. Così le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) insieme a tutte&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="469" height="268" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Foad-Aodi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Foad-Aodi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 469w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/Foad-Aodi-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 469px) 100vw, 469px" /></figure></div>



<p>L&#8217; auspicio delle comunità arabe e musulmane italiane che con la fine dell&#8217;epoca di Al Baghdadi venga decretata la sconfitta del terrorismo.</p>



<p>Così le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) insieme a tutte le comunità arabe e musulmane aderenti auspicano che con la fine dell&#8217;epoca del Al Baghdadi venga sconfitto una volta per tutti il terrorismo internazionale che utilizzava il nome dell&#8217;islam per fini personali cercando di danneggiare la vera e giusta immagine dei musulmani e dell&#8217;islam in Italia e in Occidente.</p>



<p>Oggi sicuramente una giornata importante, storica e una vittoria contro il terrorismo cieco e disumano che aveva l&#8217;obbiettivo di scatenare guerre interreligiose tra le civiltà in mediorientale  e in Europa e tra islam e occidente ,che per fortuna e grazie alla responsabilità e impegno delle comunità arabe e musulmane in Europa e in particolare in Italia   sono stati sconfitti tutti i tentativi a scatenare scontri e conflitti dentro il grande conflitto e obbiettivo dell&#8217;esercito del Al  Baghdadi .dichiara il Presidente  delle Co-mai Foad Aodi che si appella ai giornali e politici che cercano sempre strumentalizzazioni anti Islam di moderare le loro dichiarazioni con maggiore responsabilità e lavorare tutti insieme per una proficua convivenza. </p>
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