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	<title>israeliani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>israeliani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Lettera e petizione del padre di Ahmed Tamini</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Feb 2018 07:36:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il processo all&#8217;attivista palestinese Ahmed Tamimi è slittato al 6 febbraio. Intanto il padre ha scritto una lettera e ha lanciato una petizione e Associazione per i Diritti umani chiede a tutte/i di firmarla.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo all&#8217;attivista palestinese Ahmed Tamimi è slittato al 6 febbraio. Intanto il padre ha scritto una lettera e ha lanciato una petizione e <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>chiede a tutte/i di firmarla. Grazie.</p>
<p><input name="cid" type="hidden" value="27228" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/66_medium_5a69e99ed5b92_631x316.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10083" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/66_medium_5a69e99ed5b92_631x316.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="631" height="316" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/66_medium_5a69e99ed5b92_631x316.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 631w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/66_medium_5a69e99ed5b92_631x316-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 631px) 100vw, 631px" /></a></p>
<div class="content-btm"></div>
<div class="open-letter-intro">Firma la lettera ai leader mondiali:</div>
<div class="open-letter-intro"></div>
<div class="open-letter-intro-quote"><i>&#8220;Chiediamo la liberazione di Ahed e di tutti i bambini e minori palestinesi detenuti ingiustamente nelle prigioni militari.</p>
<p>La comunità internazionale deve mettere fine ai maltrattamenti e alla detenzione di minorenni in queste carceri. Si è passato ogni limite.</p>
<p>Ad Ahed e a tutti gli altri ragazzi nelle prigioni militari israeliane: siamo con voi, e vi portiamo nel cuore. Non ci fermeremo finché non sarete liberi. Non siete soli.&#8221;</i></div>
<p><b>Maggiori informazioni</b>:</p>
<p>Un mese fa <b>i soldati sono entrati nella nostra casa nel cuore della notte per arrestare mia figlia 16enne</b>. Oggi è ancora rinchiusa in una cella al gelo.</p>
<p>Ho dedicato la mia vita alla resistenza civile. È per questo che ora l&#8217;esercito trattiene mia figlia: vogliono toglierci la speranza. Ma da 8 anni sono anche membro di Avaaz, e ho visto la forza e i risultati che può raggiungere la nostra comunità quando è unita contro l&#8217;ingiustizia.</p>
<p>Il caso della mia bambina va in aula tra pochi giorni, il 6 febbraio &#8212; ma nel 99% dei casi quando l&#8217;imputato è palestinese, anche se si tratta di ragazzi, i tribunali militari israeliani arrivano a una condanna. <b>Vi prego di unirvi al mio appello qui sotto, </b> &#8212; lo faremo arrivare direttamente ai leader di tutto il mondo.</p>
<p>Quando l&#8217;ho vista in tribunale era pallida e tremava, era in manette e sofferente. Avrei voluto piangere ma non potevo, dovevo essere forte per lei.</p>
<p>Poi il giudice ha negato il rilascio su cauzione e ora Ahed rischia di restare in prigione per mesi o anni prima ancora di arrivare a un processo. Non c&#8217;è ragione che giustifichi tutto questo! L&#8217;hanno portata via per aver schiaffeggiato un ufficiale armato fino ai denti, dopo che i soldati avevano sparato a suo cugino più piccolo fratturandogli il cranio. Ma invece di fare qualcosa per chi ha sparato a un bambino, se la prendono con mia figlia e ora la stanno accusando anche di altri 12 crimini.</p>
<p><b>Dal 2000 ad oggi sono stati arrestati oltre 12mila bambini e ragazzi palestinesi</b>! A prescindere dalla posizione di ognuno di noi su questo conflitto, nessun bambino dovrebbe finire in un carcere militare senza almeno un giusto processo, rischiando abusi di ogni tipo!</p>
<p>Sto contattando personalmente ambasciatori e consoli, ma <b>la mia voce da sola non basta</b>. Per questo vi chiedo di unirvi a me. Sappiamo che il tribunale militare non vuole attirare l&#8217;attenzione internazionale e che i politici israeliani vogliono evitare che la storia dei minori in carcere diventi uno scandalo pubblico. <b>Firma ora &#8212; abbiamo pochi giorni</b>.</p>
<p>La forza e la passione di questo movimento per la libertà, la giustizia e la creazione di un mondo migliore per i nostri figli mi hanno sempre ispirato. Per questo vi scrivo, perché so che se c&#8217;è qualcuno o qualcosa che può liberare Ahed e gli altri bambini incarcerati, è Avaaz.</p>
<p>Bassem Al-Tamimi con il team di Avaaz</p>
<p>PS: Il team di Avaaz ha preparato <a title="Link: https://avaazpress.s3.amazonaws.com/Child+Detention+Fact+Sheet_IT.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" href="https://avaazpress.s3.amazonaws.com/Child+Detention+Fact+Sheet_IT.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow">una scheda informativa</a> con un approfondimento sul trattamento dei minori palestinesi da parte dell&#8217;esercito israeliano. (In inglese, una traduzione in italiano sarà disponibile al più presto allo stesso link).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Per firmare la petizione: https://secure.avaaz.org/campaign/it/free_ahed_global_loc/?slideshow&utm_source=rss&utm_medium=rss</span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Jenin Jenin e il BDS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jan 2018 08:00:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi I soldati che ci proteggono restano esposti a ripetute calunnie e l&#8217;attuale situazione legale non ci permette di proteggerli Yoav Kisch, deputato del Likud Con queste parole sono stati presentati&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I soldati che ci proteggono </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>restano esposti a ripetute calunnie </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e l&#8217;attuale situazione legale non ci permette di proteggerli</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Yoav Kisch, deputato del Likud</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole sono stati presentati due disegni di legge destinati a rivoluzionare il quadro legislativo israeliano…ed in subordine a riaprire accuse e cause di diffamazione contro il documentario Jenin, Jenin del 2002.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Il primo, presentato lo scorso novembre, riguarda l’apertura di procedimenti civili contro gli attivisti israeliani che sostengono il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) prevedendo addirittura l’inversione dell’onere della prova: cioè spetterà agli attivisti dimostrare di non aver provocato danni…il che costituisce un’aberrazione giuridica prima ancora che logica; il secondo (presentato ai primi di gennaio sempre dal Likud) permette le cause civili contro attivisti e organizzazioni che lanciano false accuse contro l’esercito più morale del mondo nell’unica democrazia del Medio Oriente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/20180108_175713.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-10025 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/20180108_175713.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="293" height="253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/20180108_175713.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 413w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/20180108_175713-300x259.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Ed il primo effetto è già arrivato: la scorsa settimana il procuratore generale Avichai Mandelblit ha aperto una causa per diffamazione contro il regista Mohammed Bakri per il documentario </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Jenin, Jenin</b></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"> per conto di Nissim Magnagi, un riservista che chiede 2,6 milioni di shekel (627.000 euro) e il ritiro del film o, in subordine, 100.000 shekel (24.000 euro) ogni volta che viene proiettato, perché “</span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>la sua buona reputazione è stata danneggiata, il suo onore infranto e la sua identità di soldato etico e morale drasticamente ridotta</i></span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Altri riservisti hanno già accusato questo film pluripremiato (…e vietato in Israele!) per essere stati trattati alla stregua di criminali di guerra ma, dopo una lunga battaglia legale, la Corte Suprema ha rigettato queste tesi… certo se passassero queste due proposte di legge i concetti di diffamazione e censura sarebbero ulteriormente asserviti alla narrativa sionista.</span></span></p>
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		<title>Quando una ragazza dai capelli rossi sfida i soldati</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 09:33:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di Ahed Tamimi , la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_10004" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10004" loading="lazy" class="size-full wp-image-10004" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-10004" class="wp-caption-text">Ahed Tamimi (L), a 16-year-old Palestinian, protests before Israeli forces in the West Bank village of Nabi Saleh, north of Ramallah, on May 12, 2016, after a demonstration following Friday prayers in solidarity with Palestinian prisoners on hunger strike in Israeli jails.<br />Israel&#8217;s army arrested Ahed Tamimi on December 19, 2017, after a video went viral of her slapping Israeli soldiers in the occupied West Bank as they remained impassive. / AFP PHOTO / ABBAS MOMANI (Photo credit should read ABBAS MOMANI/AFP/Getty Images)</p></div>
<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di <a href="http://www.dailymail.co.uk/wires/afp/article-5226709/Israel-charges-Palestinian-teen-viral-slap-video.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ahed Tamimi ,</a> la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di un video, divenuto virale, nel quale colpisce con schiaffi e calci dei soldati israeliani in Cisgiordania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa sarebbe la prova del “crimine” di <a href="https://twitter.com/hashtag/AhedTamimi?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#AhedTamimi</a>…<a href="https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ahed e la cugina – Nour, 20 anni, già incriminata – si avvicinano a due soldati israeliani, li esortano ad andarsene, li spintonano e li prendono a schiaffi. Loro non rispondono alle provocazioni e in seguito sosterranno di essersi trovati in quella zona per impedire ai palestinesi di lanciare pietre contro gli automobilisti israeliani.</p>
<p>Il 19 dicembre scorso la ragazza è stata arrestata a causa di questo episodio, divenendo un simbolo per i palestinesi, che hanno riempito i social media con elogi e parole di sostegno e hanno dato il via a diverse campagne, chiedendo la sua liberazione.</p>
<p>L’accusa, dal canto suo, sta cercando di sgretolare questa immagine di eroina costruita intorno alla sua persona, definendo la ragazza una pedina nelle mani della famiglia, che le chiederebbe di esibirsi in rimostranze sceniche, così da diventare il volto della protesta e raccogliere consensi intorno alla causa.</p>
<p>Con lei in carcere c’è anche la madre Nariman, accusata, tra l’altro, di utilizzare Facebook per “incitare le persone a commettere attacchi terroristici”. L’8 gennaio si terrà la prossima udienza e madre e figlia rimarranno in custodia almeno fino a quella data. I pm hanno chiesto che la detenzione prosegua sino alla fine del processo. In caso di condanna, le attendono diversi anni di prigione.</p>
<p>Chi la difende, sostiene che alla base dell’arresto della minorenne ci sarebbe il fatto che il suo volto sia diventato il simbolo di quella che viene definita la “nuova coraggiosa giovane generazione palestinese”, nel tentativo di tenerla lontana dalle rivolte e dai riflettori per lungo tempo.</p>
<p>Seguiremo la sua vicenda, statene certi!</p>
<p><img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339745" data-credit="Getty Images" /><br />
<img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339746" data-credit="Getty Images" /></p>
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		<title>Gomme, coloni e beduini: cronaca di una demolizione annunciata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2016 06:32:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Chi demolisce una scuola, demolisce il futuro Scuola di Gomme, villaggio beduino di Khan Al Ahmar, Palestina La Scuola di Gomme è una struttura realizzata nel deserto di Gerico con&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Chi demolisce una scuola, demolisce il futuro</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><em><span style="color: #555555;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Scuola di Gomme, villaggio beduino di Khan Al Ahmar, Palestina</b></span></span></span></em></span></span></p>
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6667" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6667" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (491)" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-491-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La Scuola di Gomme è una struttura realizzata nel deserto di Gerico con </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">2.200 pneumatici usati e appoggiati uno sull’altro, sfalsati come fossero mattoni, riempiti col terreno e poi pressati: non ha dunque né cemento nè fondamenta, come impongono i regolamenti militari</span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> israeliani</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> nella cosiddetta Area C (circa il 60% della Cisgiordania).</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> E’ stata progettata dal gruppo ARCò – Architettura e Cooperazione e </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">costruita sette anni fa dalla ong Vento di Terra (http://www.ventoditerra.org/)?utm_source=rss&utm_medium=rss con finanziamenti di enti locali, della Cooperazione italiana, della Conferenza Episcopale Italiana e della Rete di Sostegno a Vento di Terra. </span></span></strong></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E’ una </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">scuola primaria che ospita 8 classi con quasi 200 alunni ed è un punto di riferimento imprescindibile per le comunità beduine dell’area, circondate da colonie illegali ed escluse dall’accesso ai servizi di base. </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In questi giorni l</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">a scuola torna ad essere oggetto di un ordine di demolizione su richiesta della vicina colonia </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">illegale</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kfar Adumim che presentando foto della scuola chiusa durante le vacanze, ha sostenuto la sua inutilità e chiesto il trasferimento forzato degli alunni alla scuola di Al Jabal, a più di sette chilometri di distanza.</span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> In realtà </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la scuola di gomme si trova nel “Corridoio E1”, dove il Governo israeliano intende allargare la colonia </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">illegale</span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> di </span></span></strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Kfar Adumim ed estendere fino alla colonia illegale di Maale Adumim il Muro che gli arabi definiscono </span></span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">فصل</span></span> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">عنصري</span></span> </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">ossia “Muro dell’apartheid”.</span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6668" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6668" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (490)" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-490-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La scuola, ha poi ricordato Vento di Terra, costituisce il simbolo tangibile della tutela dei diritti della popolazione beduina in una area segnata dalla continua espansione degli insediamenti israeliani, ed il suo valore sociale è stato riconosciuto anche dalla Corte suprema israeliana e la sua demolizione e ricollocazione costituisce una</span></span> <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">grave violazione degli </span></span><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">art. 49 e art. 53 della IV Convenzione di Ginevra che vieta esplicitamente alla potenza occupante trasferimenti forzati della popolazione civile e demolizioni.</span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv è già stata convocata dal Primo Ministro israeliano per un incontro relativo allo smantellamento della scuola di Gomme che dovrebbe avvenire tra circa una settimana. La notizia ha avuto molta eco sulla stampa locale e internazionale e per cercare di bloccare questa decisione si sono mossi finora </span></span></strong><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">il Vice Console Italiano Luigi Mattirolo, la rappresentanza dei consolati di Belgio e Spagna, il direttore di UN-OCHA David Carden, il Ministro dell’Istruzione Palestinese ed il Governatore di Gerusalemme. </span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Niente invece dal Governo italiano….eppure Renzi nel suo discorso alla Knesset ha detto “</span></span></strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Per me l&#8217;università, il centro di ricerca, una scuola, sono i luoghi in cui il capitale umano emerge con tutta la sua forza e la sua bellezza: passa dall&#8217;investimento educativo sulle nuove generazioni la ripartenza di qualsiasi territorio”…ma forse si riferiva solo alla “Startup Nation” neologismo per indicare il connubio tra “università, venture capitalism e nuove aziende” con cui sono stati firmati accordi di cooperazione e stigmatizzata la pratica del boicottaggio.</span></span></span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Stone cold justice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 08:21:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; &#160; &#160; “Mio nonno è un sopravvissuto all&#8217;Olocausto E io non capisco. Non capisco come siamo diventati persone che fanno soffrire altre persone” Guy Pavia (civile israeliano che scorta i&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-364.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6155" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-364.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (364)" width="256" height="192" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Mio nonno è un sopravvissuto all&#8217;Olocausto </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">E io non capisco. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Non capisco come siamo diventati persone </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">che fanno soffrire altre persone”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Guy Pavia (civile israeliano che scorta i bimbi palestinesi a scuola)</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Una politica per creare paura? Non vi è nulla di simile. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;unica politica è quella di mantenere la legge e l&#8217;ordine, questo è tutto. </span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Se non ci fosse violenza, non sarebbe necessario applicare la legge”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #444444;"> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Portavoce del ministro degli esteri israeliano</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Questo film, prodotto da un gruppo di giornalisti australiani, denuncia l’uso sistematico della tortura da parte di Israele contro i bambini palestinesi e ruota attorno alle storie di alcuni ragazzi presi dalle loro case nel bel mezzo della notte ed interrogati da membri dell’esercito con metodi illegali, sottoposti ad abusi fisici, torture, costretti a false confessioni e spinti a raccogliere informazioni su attivisti palestinesi, per conto dei servizi segreti israeliani. Addirittura c’è il video dell’arresto di Wadi&#8217;a Mawadeh, un bimbo di soli 5 anni; l’intervista a Gaby Lasky, un avvocato israeliano che denuncia l’esistenza di due diversi sistemi giuridici e a Yehuda Shaul, il fondatore di Breaking the Silence (protagonista anche del documentario “This is my land Hebron” di cui potete trovare qui una recensione:www.formacinema.it/criticainternazionale/medio-oriente/187-my-land-is-hebron),?utm_source=rss&utm_medium=rss un’organizzazione di soldati ed ex-soldati israeliani che prendono coscienza e testimoniano le loro precedenti violazioni dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6154" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6154" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (365)" width="600" height="217" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/untitled-365-300x109.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">La tesi di questo lavoro è dunque che questi abusi non sono le azioni insensibili di alcuni “soldati canaglia”, ma una strategia organizzata e sistematica delle forze governative e di sicurezza israeliane per tenere la popolazione palestinese, in particolare i giovani, in uno stato permanente di terrore sopprimendo le diverse forme di resistenza all’occupazione israeliana. Accuse confermate da un rapporto dell’UNICEF del 2013 secondo cui i palestinesi dopo le incursioni notturne nelle loro case, vengono minacciati di morte e sottoposti a violenza fisica, isolamento e violenza sessuale: negli ultimi dieci anni, circa 700 ragazzi tra i 12 e i 17 anni sono stati arrestati, interrogati e detenuti a una media di due al giorno. Dopo confessioni estorte (in questo documentario il quattordicenne Qusai Zamara racconta di essere stato costretto a firmare una confessione scritta in ebraico, che non capisce) sono trascinati davanti ai tribunali militari le cui udienze durano in media 62 secondi a hanno un tasso di condanna del 99.74%: un&#8217;intera generazione di giovani traumatizzata.</p>
<p align="JUSTIFY">In Australia questo documentario ha destato molto scalpore e ha costretto Julie Bishop (Ministro degli esteri) a condannare l’uso della tortura da parte di Israele affermando di essere “profondamente preoccupata per le accuse di maltrattamento dei bambini palestinesi” ma nello stesso tempo sottolineando che il “governo australiano accoglie gli sforzi che Israele sta facendo per affrontare questi problemi”… ad esempio ha smesso di (de)tenere i bambini di notte in gabbie all&#8217;aperto quando nevica!</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: The idol. Da Gaza all&#8217;Egitto, il riscatto</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2016 10:12:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Questo film è sulla gente che riesce a creare bellezza dalla bruttezza, e cose positive da quelle negative” Hany Abu Assad “Mohamed Assaf ha la particolare capacità, tipica dei palestinesi, di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/locandina-arabo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5897" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5897" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/locandina-arabo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="locandina arabo" width="67" height="98" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"> “</span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Questo film è sulla gente che riesce a creare bellezza dalla bruttezza, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>e cose positive da quelle negative</i></span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Hany Abu Assad</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"> “</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>Mohamed Assaf ha la particolare capacità, tipica dei palestinesi, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><i>di sognare in grande</i></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">”</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;">Nancy Ajram</span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Mohammed, Nour (la strepitosa Hiba Atallah), Ahmad e Omar: quattro bambini a Gaza in bici, in barca, sulla spiaggia mentre studiano, giocano, suonano vecchie pentole e sognano di andare all’Opera Hall del Cairo…e nel frattempo cantano ai matrimoni con Nour in seconda fila (tra)vestita da maschiaccio. Durante un concerto Nour si sente male, è costretta a sottoporsi a dialisi ma non basta, Mohammed non è compatibile e Nour muore perché la famiglia non ha soldi né per le medicine né per il trapianto.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5898" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5898" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="theidol2" width="800" height="533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Schermo nero e un salto di dieci anni in quella prigione che è nel frattempo diventata Gaza (gli israeliani hanno permesso alla troupe di filmare all’interno della Striscia solo per tre giorni: e così possiamo vedere palazzi crollati, tante, troppe persone mutilate e i ragazzi del Parkour) dove Ahmed porta il fast food egiziano attraverso i tunnel, Omar è una guardia di Hamas e Mohammed lavora come tassista e canta ai matrimoni per pagarsi gli studi universitari senza mai dimenticare il “cambieremo il mondo” dell’infanzia con Nour.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5899" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5899" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="theidol3" width="368" height="137" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 368w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/theidol3-300x112.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 368px) 100vw, 368px" /></a></span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Arriva così al Cairo per partecipare a Arab Idol attraverso mille peripezie: il falso visto dal rigattiere che aveva rubato tutti i loro shekel, il salto sul camion per passare la frontiera, la bugia rifilata alla guardia islamista, il biglietto per partecipare al programma regalatogli da uno sconosciuto che lo sente cantare in bagno e poi finalmente l’arte senza più confini. Ma Mohammed “l’unico concorrente mai arrivato da Gaza” assume immediatamente un ruolo politico di riscatto che gli provoca stress (splendide sono le immagini nella piazza di Nazareth la sera della finale filmate in diretta dal regista stesso) ma che gli da anche la carica mentre parla alla foto di Nour e telefona alla madre. Il finale è noto: vittoria all’unanimità, delirio in Palestina e Mohamed Assaf che diventa una star internazionale e ambasciatore dell’Unrwa girando il mondo con un passaporto diplomatico (anche se per rientrare a Gaza ha sempre e comunque bisogno del permesso israeliano!)</p>
<p align="JUSTIFY">Un biopic leggero, intelligente e sensibile che non cade nell’agiografia e che mostra come nella quotidianità palestinese la dinamicità dell’arte si possa trasformare in gesto politico di ribellione.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il film di Hany Abu-Assad (plurinominato agli Oscar) è da poco uscito nelle sale italiane.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>L&#8217; arresto del bambino di cinque anni</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2013 04:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Wadi &#8216;Maswadeh ed è nato il 24 settembre 2007: ha cinque anni e nove mesi. Vive in Cisgordania, con la sua famiglia, e ha lanciato una pietra. Un gesto, ormai, ripetuto dai&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
chiama Wadi &#8216;Maswadeh ed è nato il 24 settembre 2007: ha cinque anni<br />
e nove mesi. Vive in Cisgordania, con la sua famiglia, e ha lanciato<br />
una pietra. Un gesto, ormai, ripetuto dai bambini e ragazzi che sono<br />
cresciuti in una situazione di guerra e circondati da un muro, gesto<br />
alimentato dalla cultura dell&#8217;odio e dall&#8217;esasperazione. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E Wadi,<br />
per quell&#8217;azione, è stato arrestato.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Fermato<br />
per quasi due ore presso la Tomba dei patriarchi a Hebron dai<br />
militari dell&#8217;esercito israeliano, viene fatto salire su una jeep e<br />
portato a casa dove si è nascosto dietro ad alcuni materassi per poi<br />
essere arrestato insieme a suo padre, Karam.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
vicenda è stata filmata e resa pubblica dal gruppo umanitario<br />
israeliano, B&#8217;Tselem, che ha denunciato il fatto anche a mezzo stampa<br />
in quanto l&#8217;età minima per la responsabilità penale, in Israele e<br />
nei Territori, è di 12 anni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
video si vede il bambino circondato dai militari che si consultano<br />
via radio con altre persone; Wadi ha paura, piange, batte i piedi per<br />
terra. Un passante palestinese lo accompagna e lo convince a salire<br />
sull&#8217;auto delle autorià. Una volta a casa, però, l&#8217;incubo non è<br />
finito: i soldati continuano a sostenere che la vicenda venga<br />
sottoposta all&#8217;attenzione della polizia palestinese, bendano e<br />
ammanettano Karam e portano lui e il figlio in un posto di blocco. Ma<br />
le autorità palestinesi li dovranno rilasciare immediatamente.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Interessante<br />
notare che, nel filmato, un tenente colonnello israeliano rimprovera<br />
duramente i suoi sottoposti per aver fermato padre e figlio a<br />
telecamere accese. Le sue parole sono significative: “ Si sta<br />
danneggiando la nostra immagine pubblica. I detenuti vanno trattati<br />
bene quando ci sono le telecamere in giro”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo caso Internet, le riprese video, i mezzi di informazioni sono<br />
stati utili per aprire, ancora una volta,  una finestra su quell&#8217;area<br />
di mondo dove lo stallo geopolitico non risparmia nemmeno i più<br />
piccoli.
</div>
</div>
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