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	<title>istanbul Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Appello per un prigioniero politico kurdo in Turchia, gravemente malato e non curato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:05:34 +0000</pubDate>
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<h4></h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1-273x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92853"/></a></figure></div>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>Mi chiamo Nazire Bakrak, sono una donna Kurda e mi sono trasferita in Italia nel 2006, per permettere a mio figlio talassemico di poter ricevere cure mediche migliori, visto che la Turchia non offre cure adeguate. Durante questi anni i miei parenti rimasti là hanno sempre avuto ripercussioni sociali per via della nostra etnia, quella Kurda.<br>Mio fratello Mehmet Salih è un giovane ragazzo che da sempre ha avuto a cuore la nostra causa, partecipando attivamente alla vita del partito HDP (Partito degli Attivisti Kurdi). Un giorno durante l’ennesima manifestazione pacifica organizzata dal Partito, lui e altri ragazzi vengono arrestati dalla Polizia Turca. Avendo solo 17 anni venne portato nel Carcere Minorile di Adana Pozanti, dove rimarrà per circa 1 anno; durante questo arco di tempo verrà a conoscenze di un fatto scandaloso: gli addetti alla sicurezza del carcere, con la copertura dei responsabili ai piani alti, conducevano i ragazzi in zone segrete per sottoporli a violenze sessuali e fisiche.<br>Una volta raggiunta da Mehmet la maggiore età, il tribunale di Adana ha emesso la sentenza nei suoi confronti, condannandolo alla pena di 4 anni per sostegno al terrorismo. Dopo l’emissione della sentenza viene trasferito nel Carcere di Antalya. Una volta arrivato nel nuovo carcere decide di riportare per iscritto tutto quello che accadeva nel Carcere Minorile di Adana, descrivendo per filo e per segno le sofferenze che tutti i giovani vivevano una volta arrivati in quell’Inferno. Recapitò questa lettera ad un’Associazione dei Diritti Umani che ha sede a Istanbul. L’associazione, una volta ricevuta la lettera, manda due avvocati per parlare con lui della questione che aveva rivelato.<br>Gli avvocati gli dissero che l’unica possibilità era quella di fare causa alla Prigione Minorile, e automaticamente andare contro il sistema carcerario turco che copriva tutti questi soprusi.<br>Mehmet Salih, che nel cuore ha spazio solo per la giustizia e la democrazia, decise di fare causa, con la consapevolezza di andare incontro ad un suicidio giudiziario.<br>Il processo cominciò con lo Stato turco come colpevole sul banco degli imputati ma grazie ad una serie di imbrogli la situazione venne completamente ribaltata. Infatti, da processo nei confronti dello Stato divenne un processo nei confronti di Mehmet Salih. Vennero imputati a lui altri numerosi reati, come l’aver partecipato a manifestazioni urlando slogan contro il Governo; aver cantato delle canzoni dei Partigiani Kurdi, canzoni molto simili alla classica Bella Ciao italiana, e infine l’accusa più grave, quella di promuovere il terrorismo, e aver convinto altri giovani a seguirlo nella causa Kurda.<br>Il processo si concluderà con una sentenza che dimostra a tutto il mondo, quello che è la Turchia, e quello che è il sistema giudiziario Turco: <strong>una condanna a 18 anni di reclusione</strong>. Per cosa? Per aver semplicemente usato la propria voce come arma contro la Dittatura Turca. Ogni anno che passa vengono tirate fuori altre accuse contro Mehmet, che portano a un nuovo processo nei suoi confronti, facendogli accumulare altri anni di carcere.<br>La storia, lo racconto a malincuore, non termina qua. Mehmet Salih in questi anni si ammala di una grave forma di tumore all’intestino, che lo porta a vivere in condizioni ancora più disumane. Il suo sistema immunitario è praticamente inesistente, e questa forma tumorale ha portato ad altre gravi malattie, come la tubercolosi e l’artrite.<br>Il tumore era tenuto sotto controllo grazie ad un farmaco che veniva distribuito dalla Stato, ovviamente senza una frequenza regolare, ma almeno era distribuito. <strong>Nel marzo 2020 lo Stato ha bloccato la distribuzione di questo farmaco, come di altri farmaci di cui necessitano i prigionieri</strong>. A questo punto Mehmet decide di fare richiesta al carcere di far acquistare il farmaco dall’esterno, dai parenti in Turchia o da noi in Italia. Il tutto gli è stato negato senza alcuna motivazione, in poche parole lo stanno condannando ad una MORTE LENTA E DOLOROSA.<br><strong>La sua vita può finire in qualsiasi momento, senza che nessuno faccia qualcosa per salvarla</strong>.<br>In questo periodo della vicenda Covid-19 lo Stato Turco ha deciso di svuotare le carceri, liberando circa 100.000 prigionieri tra cui criminali comuni, assassini e spacciatori; ad eccezione dei prigionieri politici.<br>Io mi chiedo se nel 2020 uno Stato così vicino all’Unione Europea possa commettere tutte queste ingiustizie contro un giovane ragazzo di soli 24 anni, senza che nessuno faccia qualcosa per fermare questa tirannia.</p>



<p><strong>Chiediamo ad alta voce alle autorità competenti, e a chiunque possa alzare una voce autorevole, di poter far qualcosa per smuovere questa tragica situazione.</strong><br>Nazire Bakrak, 31 marzo 2020<br><em>Appello sottoscritto da Rete Kurdistan Sardegna e ASCE (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione) &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</em>per contatti:&nbsp;retekurdistansardegna@riseup.net</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4-223x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92855"/></a></figure>



<p><em>Erdinc Yucel</em></p>
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		<title>Jamal Khashoggi: l&#8217;Arabia saudita mente e minaccia ritorsioni</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 07:13:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11504" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="455" height="303" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Jamal-Khashoggi-15390870_10154765309794844_4714301979347099637_n1-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></span></p>
<p>“Il Regno rigetta ogni minaccia o tentativo di abolirlo, sia attraverso sanzioni economiche che pressioni politiche. Il Regno reagirà a ogni azione con un&#8217;azione ancora più forte” e poi “L&#8217;economia saudita ha un ruolo vitale e influente a livello globale”: queste le dichiarazioni prepotenti dell&#8217;Arabia saudita davanti alla mobilitazione della comunità internazionale e degli USA riguardo al caso Khashoggi.</p>
<p>Jamal Khashoggi è un giornalista saudita, sparito lo scorso 2 ottobre nel consolato dell&#8217;Arabia di Istanbul. Sul Washington Post esponeva le proprie critiche riguardo al governo di Riad. Sul NYT di sabato 13 ottobre, la fidanzata del giornalista, Hatice Cengiz, dichiara che Khashoggi non si definiva un dissidente, ma un professionista indipendente e un patriota perchè usava la penna per il Bene del proprio Paese.</p>
<p>Rainews, già due giorni fa, ha postato la notizia secondo la quale il pool di investigatori turchi e sauditi che stanno conducendo alcune indagini avrebbe in possesso alcune registrazioni che denuncerebbero l&#8217;omicidio di Khashoggi proprio all&#8217;interno del consolato. Il quotidiano turco Sabah riferisce che sarebbe stato lo stesso giornalista a registrare, con il suo Apple Watch, i momenti del sequestro, dell&#8217;interrogatorio e della tortura a suo danno; questa notizia è, però, messa in discussione dall&#8217;attivista e amico del giornalista, Iyahd el Baghdadi, che su twitter ha scritto: “Questa ricostruzione lascia perplessi. Si può pensare che i turchi stiano cercando un modo per giustificare il fatto di essere in possesso di registrazioni degli ultimi momenti di vita di Jamal”.</p>
<p>La situazione è complessa e drammatica sia per la mancanza di tutela di chi si oppone ai dettami del regno/regime saudita sia per le conseguenze a livello mondiale. Domenica 14 ottobre, Gran Bretagna e USA hanno espresso “grave preoccupazione”per la sorte di Khashoggi e Gran Bretagna, Francia e Germania hanno chiesto, in un comunicato congiunto, di trattare il caso con la massima serietà. Intanto, la borsa di Riad ha subìto un calo spaventoso (fino al 7%), molte multinazionali importanti e mass media si stanno allontanando dal Golfo, tanto che USA e Regno Unito stanno pensando di boicottare l&#8217;appuntamento di “Davos nel deserto”, il summit della finanza e dell&#8217;economia. Ieri, alcune testate hanno ripostato la notizia secondo cui l&#8217;Arabia volesse dichiarare che il giornalista fosse stato ucciso “per errore”.</p>
<p>Poca diplomazia, molta tensione, in quest&#8217;area di mondo già segnata da molti conflitti, tra cui quello nel vicino Yemen, poco considerato dall&#8217;informazione internazionale. Solo quattro giorni fa la coalizione guidata dall&#8217;Arabia saudita ha bombardato un convoglio di minibus, sul Mar Rosso, mettendo fine la vita di 15 persone. Sette anni di guerra civile e di intervento militare straniero, voluto dal principe Mohammed bin Salman, lo stesso pesonaggio che avrebbe ordinato la morte di Khashoggi.</p>
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		<title>Dispersa, a Istanbul, la manifestazione delle &#8220;Madri del sabato&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 14:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che la Turchia di Recep Tayyip Erdoğan non sia campionessa nella tutela dei diritti, è chiaro. E lo ha dimostrato anche sabato scorso, durante la consueta manifestazione settimanale delle madri e dei parenti delle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/4bpsaf6a30699618rm9_800C450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11226" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/4bpsaf6a30699618rm9_800C450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/4bpsaf6a30699618rm9_800C450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/4bpsaf6a30699618rm9_800C450-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/4bpsaf6a30699618rm9_800C450-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>Che la Turchia di <span title="Recep Tayyip Erdoğan is a Turkish politician serving as President of Turkey since 2014. He previously served as Prime Minister from 2003 to 2014 and as Mayor of Istanbul from 1994 to 1998. He founded the Justice and Development Party in 2001, leading it to general election victories in 2002, 2007 and 2011 before standing down upon his election as President in 2014. Coming from an Islamist political background and as a self-described conservative democrat, he has promoted socially...">Recep Tayyip Erdoğan non sia campionessa nella tutela dei diritti, è chiaro. E lo ha dimostrato anche sabato scorso, durante la consueta manifestazione settimanale delle madri e dei parenti delle persone &#8220;scomparse&#8221;, negli anni &#8217;80 e &#8217;90.</span></p>
<p>Tra il 1992 e il 1996 furono fatte &#8220;svanire nel nulla&#8221; 792 appartenenti al PKK, il Partito della minoranza curda, ancora oggi perseguitata. Il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), infatti, è ancora considerato dai vertici del governo, un gruppo terroristico.</p>
<p>Le sparizioni furono massicce negli anni in cui il PKK chiedeva l&#8217;autonomia delle regioni del sud-est del Paese a maggioranza curda.</p>
<p>Lo scorso sabato la Polizia ha disperso con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e pallottole di gomma, decine di manifestanti trascinati nei cellulari delle forze dell&#8217;ordine, effettuando 23 arresti, secondo la stampa, tra cui quello di Emine Ocak, signora veterana delle &#8220;Madri del sabato&#8221; (&#8220;Cumatesi Anneleri&#8221;, in turco) di ben 82 anni. Ed è un brutto segno perché fino al 2009 le proteste sono state sistematicamente disperse, ma da quando si era venuto a stabilire un clima più disteso tra il Presidente e i rappresentanti del movimento curdo, la manifestazione poteva essere effettuata, seppur sempre sotto stretta sorveglianza.</p>
<p>Le &#8220;Madri del sabato&#8221; si riuniscono dal 27 maggio 1995, ad Istanbul,  e quella di sabato, ultima in ordine cronologico, segnava l&#8217;appuntamento numero 700. Quando non manca la tenacia per chiedere giustizia e verità.</p>
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		<title>Andrea Margelletti: terrorismo, sicurezza, paura</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 12:39:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. Riproponiamo, nostro malgrado, l’intervista di Associazione per i Diritti umani a seguito degli attentati a Bruxelles, ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali per parlare di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali.</p>
<p>Riproponiamo, nostro malgrado, l’intervista di <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> a seguito degli attentati a Bruxelles, ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali per parlare di sicurezza, terrorismo, paura, Europa e politica Estera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5518" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (43)" width="299" height="199" /></a></p>
<div class="clear"></div>
<div class="entry">
<div class="entry-inner">
<div>L’Associazione per i Diritti Umani ha rivolto, per voi, alcune domande al Dott. Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.</div>
<div></div>
<div>E’ probabile che tra i migrati che arrivano in Europa ci siano persone “pericolose”? Come combattere la cultura della paura, diffusa da alcune parti politiche?</div>
<div></div>
<div>Bisognerebbe definire cosa vuol dire “pericolose”: una cosa sono i terroristi, un’altra sono i criminali.  Sul fatto che arrivino criminali o persone che in poco tempo vanno a delinquere, mi pare evidente perchè è una realtà che accomuna tutte le migrazioni. Chi si sposta in condizioni disperate, in alcuni casi, può essere attratto dai guadagni facili e questo è successo anche agli italiani che sono emigrati all’estero; quindi si tratta di un fenomeno endemico nei grandi numeri.</div>
<div>Altra cosa, invece, è il terrorismo: fino ad ora non ci sono risultati terroristi arrivati con i barconi anche perchè il terrorista è una persona estremamente formata, preziosa per il gruppo terroristico e non si rischia di metterlo su un barcone dove può affondare; è più facile che arrivi in Europa con un visto turistico o, addirittura, che sia cittadino europeo. Per bloccare il traffico umano è inutile arrestare solo gli scafisti.</div>
<div></div>
<div>Quali operazioni sarebbero necessarie allo scopo?</div>
<div></div>
<div>Le operazioni che nessuno si sente in grado di fare: sarebbe opportuno intervenire nelle zone per cui le persone partono (e non mi riferisco soltanto alla Libia, ma anche all’Africa sub-sahariana) con delle politiche di lunghissimo termine ed estremamente costose. Al momento, non mi pare che alcun Paese europeo o occidentale abbia voglia di spendere miliardi di euro per questo tipo di attività che richiedono molti anni per vedere i primi risultati.</div>
<div></div>
<div>Qual è il suo parere, quindi, riguardo alle politiche europee in termini di sicurezza e di immigrazione?</div>
<div></div>
<div>Dal punto di vista della sicurezza interna, c’è grandissima collaborazione tra le forze di polizia e i servizi di informazione-sicurezza. Poi ciascun Paese adotta, sul proprio territorio nazionale, le misure che ritene più efficaci e opportune.</div>
<div>In termini di immigrazione non c’è una reale politica europea: l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare il problema. Spesso la Ue, di fronte a problemi grossi, diventa una realtà di singoli e non più un’unione.</div>
<div></div>
<div>La comunità internazionale dovrebbe intervenire in alcune aree del mondo, ad esempio in Siria?</div>
<div></div>
<div>In Siria sono già presenti alcune ONG e sono in atto alcune operazioni – da parte della comunità internazionale – contro l’Isis, ma mi pare che anche in Siria, per l’ennesima volta, non vi sia, a livello di Paesi occidentali, una visione comune su come affrontare il problema.</div>
<div>Prima di tutto dovremmo avere una politica comune, a fonte della quale si fanno scelte comuni che possano essere anche sbagliate, ma che almeno sono condivise da tutti. Il fatto di procedere in maniera disunita ci rende deboli e vulnerabili.</div>
</div>
</div>
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		<title>&#8220;VeneredIslam&#8221;: Road to Istanbul</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2016 08:47:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7693" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="201611761_2_img_543x305" width="457" height="305" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/201611761_2_IMG_543x305-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">Presentato nella sezione Panorama della Berlinale, l’ultimo film di Rachid Bouchareb inizia con una sequenza potentissima in cui, senza parlare, un’adolescente mostra dei fogli alla webcam con cui annuncia la sua intenzione di andare in Siria per il jihad. Lei è Elodie, convertitasi di nascosto all’Islam che, dopo aver abbandonato la squadra di basket e poi il liceo, dice alla madre che va a dormire da un’amica per il fine-settimana…ed invece sparisce. E così la madre Elizabeth (una strepitosa Astrid Whettnall) scopre all’improvviso da una telefonata della polizia belga una figlia sconosciuta “aspirante foreign fighter euro-jihadista” che né il governo né la polizia vogliono o possono far tornare sulla base della strategia “go, fly and die”. Si ritrova a partecipare ad un seminario didattico per i genitori di figli fuggiti in Siria e a studiare il Corano: decide allora di partire per la Turchia per cercare di impedire a Elodie di entrare in Siria e sposarsi. Inizia una parte on the road tutta virata sui toni del grigio-blu che dal paesaggio rurale di Benoit Chamaillard, con laghetto, casa e gatto la catapulta fino ad Hatay, estrema propaggine della Turchia con la Siria appena oltre il confine. Suq affollati, lingua incomprensibile, sfiancanti (e inutili) tour negli internet point, tentativi di coinvolgere la polizia locale, tassisti che si rifiutano di accompagnarla, flussi di profughi, caos e violenza amplificano la presenza/assenza della figlia e il senso di impotenza della madre per non saper gestire una situazione che, del resto, sfugge quasi completamente al suo controllo. In particolare la scena in cui Elisabeth trattiene il respiro quasi paralizzata mentre aspetta un messaggio da Elodie esaspera il costante mix di frustrazione e rabbia fino al finale che sembra l’inizio di una nuova storia: colpita mentre stava entrando in Siria, Elodie è ricoverata in un ospedale di Istanbul e i suoi compagni sono tutti morti. Neppure il tempo di sollevare le lenzuola e scoprire le mutilazioni che la bomba ha lasciato sul corpo della figlia, che le arriva come una staffilata la richiesta estrema: Elodie la implora di aiutarla ad andare dalla sua nuova famiglia in Siria…e Elisabeth capisce di averla persa senza aver capito come e perché. E la forza del film sta proprio nel fatto che non indaga da un punto di vista socio-antropologico e/o politologico la conversione e la radicalizzazione ma indaga il fenomeno attualissimo dei foreign fighters dal punto di vista di una madre che vuole solo riavere la figlia come credeva di conoscere.</p>
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		<title>Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 08:08:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6428" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6428" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (425)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>con il seguente importante reportage dalla Siria inizia un percorso di testimonianza e documentazione dal alcune aree del mondo.</p>
<p>Ringraziamo tantissimo il fotoreporter Salvatore Di Vinti per questo suo report.</p>
<p>Mi chiamo Salvatore Di Vinti e faccio parte da tre anni dell’associazione “Insieme si può fare” una onlus con la quale ho partecipato a sei viaggi umanitari in Siria (quando ancora era possibile ) e al confine turco siriano. Sono pronto a partire, anche questa volta riesco ad unirmi alla missione che ci attende, portare aiuti ai profughi siriani che stanziano a Reyhanli al confine tra la Turchia e la Siria dove, affacciandoti alla finestra, riesci a vedere la Siria, circondata da un muro che l’esercito turco ha alzato per non far passare i profughi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6434" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6434" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (420)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Sono le 14.00 dell&#8217; 11 Luglio attendiamo di imbarcarci con un volo per Istanbul, viene annunciato un ritardo di 2 ore, la preoccupazione di perdere la coincidenza per Hatay è alta, la fortuna ha voluto che tutti i voli da Istanbul subiscano ritardi; passano le ore e finalmente stanchi ed esausti atterriamo ad Hatay. Sono le 2 di notte , ma le sorprese non finiscono qui: i doganieri turchi ci sequestrano sei cartoni contenenti magliette per i bambini della scuola di Mudanboy, 200 peluche ed altro abbigliamento per bambini, creme per la protezione della pelle , ma grazie all’intervento del vicesindaco di Reyhanli, riusciamo a recuperare gran parte di quello che ci è stato sequestrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6430" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (421)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Poche ore di sonno e si riparte con una riunione alle sede dell’organizzazione turco/siriana che si occupa di distribuire i container che inviamo durante l’anno in Siria e per programmare la distribuzione dei pacchi alimentari che in ogni missione riusciamo a donare alle famiglie più bisognose. Tutto ruota intorno alle donazioni che riceviamo in Italia: questa volta, visto le molte offerte, siamo riusciti a distribuirne una grande quantità in ben tre villaggi &#8211; Mudanboy, Tisaya, e Birilias &#8211; per il numero totale davvero straordinario di 280 pacchi.</p>
<p>Iniziamo la distribuzione con i primi 130 pacchi, il caldo è torrido, qui si sfiorano i 40°, ogni volta è una ferita al cuore, bambini scalzi o con ciabattine dal numero più grande, visi bruciati dal sole pieni di punture (qui gli insetti la fanno da padrone) e purtroppo senza igiene; ogni famiglia una storia, cerchiamo di ricevere informazioni per poterli aiutare; vita da profughi, sfruttati nel lavoro miseramente pagato; ci impegnamo a memorizzare tutto questo, per poterlo raccontare a casa, attraverso le immagini, scatto foto con difficoltà, in diverse situazioni è molto difficile, non voglio ferire la loro dignità, ma e’ necessario perché il mondo conosca la realtà dei fatti, fatti di cui nessuno parla . Ci siamo quasi rassegnati a entrare nelle case e trovare i bambini soli, quasi abbandonati , perché i genitori sono nei campi a lavorare o a volte non ci sono più, e’ davvero doloroso, non ci si abitua mai.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6429" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6429" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (423)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>In questi giorni sono avvenuti fatti drammatici, in Europa si susseguono attentati, i discorsi che sentiamo sono carichi di razzismo, aumenta sempre di più l’intolleranza e la diffidenza verso chi è diverso da noi, per questo motivo , il nostro compito è quello di documentare tutto attraverso le immagini, volti e storie per far capire alle persone a casa che chi fugge lo fa per necessità, vite stravolte da una guerra, costrette a ricominciare un&#8217;esistenza lontano dalla loro terra, senza una casa per ripararsi dal sole e dal freddo inverno, senza cibo, senza igiene e senza acqua; non avere più una vita “normale”, questo è essere profughi. Nelle nostre visite alle famiglie, ritroviamo Kadija, giovane mamma di 33 anni, paralizzata perché un cecchino le ha sparato nella schiena, mentre era incinta al quinto mese del suo bambino, che nascerà poi con gravi problemi di salute, ferita nell’anima e negli affetti, perché lo stesso giorno veniva ucciso suo marito e uno dei sui bambini, altri due figli sono in Siria con il nonno, mi dice che non passa istante della sua giornata che non pensi a loro, mi si spezza il cuore nel vederla così, queste sono le brutte storie che ascoltiamo ad ogni viaggio ormai da anni.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6431" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6431" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (424)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo decidiamo di andare a Mersin, al porto, dove arrivano i nostri container, abbiamo appuntamento con Nial la ragazza siriana che si occupa dello sdoganamento dei container, una tappa importante. Lì le notizie sono buone, ci comunica che il nostro trentunesimo container è entrato in Siria, un container prezioso perché carico di cibo e di pannolini per bambini. Ci auguriamo vengano al più presto distribuite le merci per alleviare, con una piccola goccia, chi vive ormai da anni di stenti. Nel pomeriggio ci rechiamo negli uffici dell’associazione Salam, nostra partner locale,(è lei che si occupa delle nostre distribuzioni nel territorio tra idlib e Aleppo), per fare un punto della situazione, dove ho il piacere di conoscere un medico siriano che opera, almeno tre volte la settimana, in Siria e che ci racconta le atrocità che quotidianamente è costretto a vedere e soccorrere, in postazioni da campo perché la maggior parte degli ospedali sono stati bombardati e tutto ciò che serviva è stato distrutto; per questo motivo chiede il nostro aiuto, la possibilità di inviargli strumentazioni che possano aiutarlo a fronteggiare le continue emergenze e soprattutto i farmaci.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6432" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (422)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Fervono i preparativi per una festa che abbiamo organizzato per i 120 bambini della scuola di Mudanboy, per loro ci saranno giochi e divertimento , condivideremo con loro il pranzo , un momento che rimarrà impresso nella mia mente, vedere questi bambini mangiare con gusto e stupore, per tutti loro purtroppo e’ impossibile avere un pasto come questo tutti i giorni: pollo ,patatine, hairan, pane ,frutta. E’stato disarmante vedere alcuni bambini arrotolare il pane e conservarlo nelle tasche dei pantaloni, una pugnalata al cuore per chi come noi è abituato ad avere tutto e sprecare spesso ciò che avanza sulle tavole, tutto questo fa riflettere tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6433" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6433" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (419)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo si continua con la distribuzione dei pacchi famiglia, oltre alle famiglie con bambini vengono consegnati anche pannolini e assorbenti per le signore, utilissimi in una situazione di scarsa igiene come quella in cui sono costretti a vivere e, mentre stiamo concludendo le consegne, si avvicina a noi un bambino dallo sguardo perso e triste: gli domandiamo cosa accade, ci racconta che è fuggito da Aleppo con la sua famiglia e che ha subito i bombardamenti al fosforo, alzando la maglietta ci mostra il suo corpo martoriato dalle bruciature subite, dramma nel dramma, non è possibile ,non è umano tutto questo!</p>
<p>Ormai siamo giunti alla fine della nostra missione, abbiamo fatto moltissimo per la piccola associazione che siamo, ma grazie alla gente ogni volta e’ possibile , molti i progetti che cercheremo di portare avanti nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p>E’ venerdì 15 luglio sono le 23.30 in Turchia: stiamo mangiando tranquillamente qualcosa in un punto ristoro, quando mi raggiunge la telefonata di mia moglie che mi informa del colpo di stato. Il silenzio e lo smarrimento ci raggiungono. Non sappiamo cosa fare, da lì a poco ci giungerà un messaggio della unità di crisi della Farnesina con il quale veniamo invitati a rimanere in albergo e a non andare per le strade. La mattina dopo sarebbe prevista la nostra partenza, ma gli aeroporti turchi sono tutti chiusi e non c’è possibilità di muoversi per nessuna destinazione; la notte sembra non finire mai , la televisione turca non trasmette più nulla, solo qualche emittente privata mostra quello che accade, internet funziona poco e male, per le strade si sentono persone che gridano, clacson che suonano non si capisce se a favore di Erdogan o contro, per fortuna il contatto telefonico con casa e’ ancora possibile. Finalmente è giunto il mattino,intanto anche dall&#8217;Italia cercano di contattare la Farnesina per capire il da farsi , dalle pagine Fb , chi ci segue si interessa a noi chiedendo informazioni, le notizie cambiano in continuazione, uno dei nostri contatti, Luay un ragazzo siriano che ci aiuta quando siamo a Reyhanli, viene a prenderci, ci invita a stare a casa sua con la sua bellissima famiglia, un gesto di grande valore, per non lasciarci soli, (infatti ci siamo sentiti in famiglia), quasi protetti, non finirò mai di ringraziarlo per la sua grande umanità e per il suo gesto di fratellanza. Domenica 17 luglio dopo l’ok dell’unita’ di crisi, siamo riusciti a ritornare a casa, la situazione in Turchia era piuttosto nervosa, molta agitazione per le strade, i siriani sono felici che il golpe sia fallito, una situazione con l’esercito al potere sarebbe stato un disastro. Le notizie danno conto degli arresti e delle vittime, ancora una volta è stato versato del sangue.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/29/reportage-dalla-siria-luglio-2016/">Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Ritorsione in Turchia: il mondo della Cultura sotto attacco</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2016 08:07:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha parlato con il giornalista MURAT CINAR sulle ritorsioni da parte del governo turco nei confronti degli esponenti della Cultura. Ecco le sue parole. Ringraziamo ancora molto Murat&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha parlato con il giornalista MURAT CINAR sulle ritorsioni da parte del governo turco nei confronti degli esponenti della Cultura. Ecco le sue parole.</p>
<p>Ringraziamo ancora molto Murat Cinar.</p>
<p>Il golpe è stato attribuito a Fethullah Gulen che è conosciuto – non solo in Turchia, ma anche nel resto del mondo – per le sue scuole private che propongono un&#8217;istruzione aperta e che sono famose anche per la loro sicurezza. Tramite le scuole Gulen porta avanti la propria ideologia politica, ovvero la diffusione della veccia cultura ottomana sunnita; alcuni ragazzi, ad esempio in Albania, grazie alla frequentazione di queste scuole, ottenevano borse di studio o di lavoro in cambio di sostegno al movimento di Gulen. In un primo momento Erdogan ha utilizzato tale movimento, i cui rappresentanti erano attivi in tutti gli apparati dello Stato; quando, però, due anni emezzo fa sono iniziati i processi anticorruzione, è stata messa in discussione la legittimità dei test di inserimento nelle università. L&#8217;accesso, infatti, è garantito dopo il superamento di un esame, uguale per tutti, con domande su qualsiasi argomento e che dura circa quattro ore; proprio per preapararsi a questo esame, gli studenti frequentano le scuole private di Gulen e questo è il motivo per cui, adesso, il governo sta attaccando il mondo delle scuole superiori. Il passo successivo sarà quello di colpire il mondo accademico perchè gli studenti cresciuti alla scuola di Gulen – soprattutto quelli degli anni &#8217;70 – &#8217;80 – ora sono ricercatori e professori. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/36267574.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6381" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/36267574.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="36267574" width="170" height="140" /></a></p>
<p>A mio parere, Erdogan sta operando in questo modo repressivo, colpendo vari settori della società, per sferrare un attacco a tutti i suoi oppositori, tra cui ci sono anche colonnelli o suoi ex simpatizzanti. Se poi c&#8217;è un settore che viene colpito sempre di più, è quello giornalistico: i giornalisti sono considerati i “traditori della patria”. Ad esempio, ricordiamo che all&#8217;epoca della strage di Ankara, si è cercato di impedire il flusso delle informazioni e, se qualcuno sgarra, ne paga le conseguenze con il carcere.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;ingresso della Turchia in Europa: l&#8217;Europa dovrebbe svegliarsi e comportarsi onestamente, ma sappiamo che dalla questione dei rifugiati, alla costruzione del terzo ponte sul Bosforo, dalla libertà di stampa alla distruzione della foresta di Istanbul, non c&#8217;è una netta volontà di chiudere i rapporti con la Turchia perchè i legami economico-finanziari e geopolitici sono troppo importanti.</p>
<p>Oltretutto, mi ricordo che quando ho iniziato a scrivere per la stampa italiana agli inizi del 2000, gli italiani rimanevano a bocca aperta per le critiche che muovevo a Erdogan perchè veniva considerato quasi un uomo “di sinistra”. Una cattiva o parziale informazione può essere legata anche ad una scelta politica perchè la Turchia deve rimanere un grande alleato per l&#8217;Europa.</p>
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		<title>Cosa si è raggiunto nel primo Summit Umanitario Mondiale</title>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2016 08:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giulia Carlini Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon. &#160; Il 2015 è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">
<p align="LEFT">di Giulia Carlini</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p>Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6038" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6038 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ban_ki_moon_inf" width="400" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>Il 2015 è stato un anno importante per gli impegni presi dalla politica internazionale attraverso numerose convenzioni quali l&#8217;agenda 2020 per lo sviluppo sostenibile, la COP21 e l&#8217;Accordo di Sendai.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Ban-Ki Moon era trasformare queste promesse in progetti concreti da attuare negli anni a venire. Per questo motivo, attraverso la sua Agenda per l&#8217;Umanità, egli ha invitato i leader mondiali a concentrare i loro sforzi politici su 5 focus principali:</p>
<ol>
<li>prevenire e risolvere i conflitti</li>
<li>sostenere le norme del diritto umanitario internazionale a tutela dell&#8217;umanità</li>
<li>rendere i processi umanitari e di sviluppo il più inclusivi possibile</li>
<li>finalizzare le azioni umanitarie sul terminare il bisogno dell&#8217;aiuto</li>
<li>investire nelle competenze locali in situazioni di fragilità, calcolando i rischi e incentivando risultati collettivi.</li>
</ol>
<p>Il report del Segretario Generale ha quindi dato vita al primo Summit Umanitario Mondiale della storia, riscuotendo molto successo: 9000 i partecipanti provenienti da tutto il mondo, inclusi 55 capi di Stato e di Governo, centinaia di rappresentanti del settore privato e migliaia di persone dalla società civile e dalle ONG. Un vero e proprio tour de force umanitario composto da 7 tavole rotonde, 15 sessioni speciali, 132 eventi satellite, e due giorni di riunione plenaria.</p>
<p>Moltissime le iniziative, le alleanze, gli accordi e i progetti lanciati nel Summit per rispondere alla Call to Action del Segretario Generale. Grazie al suo carattere eccezionalmente aperto e multi-rappresentativo, il vertice è riuscito ad analizzare le sfide del nostro tempo sotto nuovi punti di vista, grazie alle differenti esperienze, risorse e capacità dei partecipanti.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo punto dell&#8217;Agenda per l&#8217;Umanità, il dibattito si è concentrato sulle misure concrete di prevenzione ai conflitti da attuare già nei primi stadi delle crisi, e sulla creazione di una leadership politica in grado di risolvere pacificamente i conflitti tramite efficaci processi di mediazione a livello regionale ed internazionale in cui condividere le buone pratiche dei paesi usciti con successo dalle proprie crisi interne.</p>
<p>Il secondo focus è stato affrontato tramite l&#8217;avvio di misure concrete per il rispetto del diritto internazionale umanitario, con particolare risalto alla protezione delle donne dalle violenze sessuali e alla necessità di proteggere le strutture e il personale medico nelle zone di guerra.</p>
<p>Il discorso sull&#8217;inclusività dei processi umanitari ha visto invece protagonisti i migranti e gli sfollati interni, le donne, i giovani e i disabili, grazie a iniziative quali Education Cannot Wait – fondo per l&#8217;educazione nelle emergenze avviato con un impegno iniziale di 90 milioni di dollari – e la Carta per l&#8217;Inclusione delle Persone Disabili nell&#8217;Azione Umanitaria.</p>
<p>Si è riconosciuta la necessità di mettere al centro del processo decisionale le persone coinvolte dalle crisi, non più relegandole al ruolo di beneficiari, per riuscire a estirpare il bisogno di un intervento umanitario. Questo è stato il punto di partenza da cui lanciare numerose iniziative, come la Partnership di Preparazione Globale (che aiuterà i 20 paesi più vulnerabili a fronteggiare gli shock futuri entro il 2020), il Network delle Organizzazioni Regionali Umanitarie, l&#8217;Alleanza Globale per le Crisi Urbane e la Connecting Business Initiative (per unire le risorse e il know how del settore privato nelle situazioni di emergenza).</p>
<p>Infine, è stato sottolineato come ai bisogni umanitari si debba rispondere tramite un finanziamento adeguato e prevedibile. Per questo motivo i rappresentanti degli Stati Membri dell&#8217;ONU si sono impegnati per aumentare il Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze fino a 1 miliardo di dollari, mentre i donatori e i partner umanitari hanno creato un Grande Patto con cui portare fino a 1 ulteriore miliardo di dollari i risparmi per l&#8217;azione umanitaria, da investire almeno al 25% direttamente negli attori umanitari locali e nazionali entro i prossimi cinque anni.</p>
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		<title>Cosa succede in Turchia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 02:57:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa sta succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? Succede che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki, l&#8217;unica zona verde nel centro cittadino, per costrure un gigantesco shopping-mall, un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/06/TURCHIA1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa sta<br />
succedendo in Turchia in questi ultimi giorni? </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Succede<br />
che il Comune di Istanbul ha deciso di cancellare il Gezi Parki,<br />
l&#8217;unica zona verde  nel centro cittadino, per costrure un gigantesco<br />
shopping-mall, un centro commerciale, un “non-luogo” come Gilles<br />
Deleuze definiva questi edifici dedicati allo shopping sfrenato.<br />
Succede che il progetto sia già stato approvato ma &#8211; per paradosso &#8211;<br />
non sia ancora arrivato, invece , il permesso per l&#8217;abbattimento<br />
degli alberi e così, abusivamente, gli operai abbiamo iniziato a<br />
raderli al suolo lo stesso. Succede che, venerdì 31 maggio,<br />
cinquantamila manifestanti si siano rovesciati in piazza Taksim e<br />
dintorni per contestare questo progetto urbanistico e che siano stati<br />
attaccati dalla polizia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Comitati<br />
di cittadini, singoli, personalità politiche, sindacati, esponeneti<br />
della cultura e dello spettacolo, forze di sinistra e correnti vicine<br />
all&#8221;islamismo: per la prima volta, tutti, tanti uniti per dichiarare<br />
il proprio dissenso nei confronti di questa decisione, che riguarda<br />
un bene pubblico e, più in generale, nei confronti delle politiche<br />
conservatrici del primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, tra le quali<br />
si annoverano: la legge contro la vendita di alcolici dopo le 22 nei<br />
supermercati e la campagna di moralizzazione dei comportamenti<br />
pubblici.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
manifestazione contro la realizzazione del centro commerciale è<br />
iniziata con concerti improvvisati, danze, discorsi: un modo pacifico<br />
e democratico di esprimere, da parte dei cittadini,  un parere su una<br />
decisione istituzionale. Molti hanno pronunciato frasi del tipo: “<br />
Che il governo di dimetta”, sventolando bandiere e ritratti di<br />
Ataturk, padre della Repubblica laica moderna. Ma questa battaglia<br />
civile sta diventando sempre più politica (e manifestazioni<br />
antigovernative si stanno espandendo anche in altre città, quali<br />
Ankara e Smirne, anche grazie alla convocazione tramite i social<br />
network che erdogan ha definito “una minaccia per la società”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
polizia ha attaccato i manifestanti di istanbul con manganelli,<br />
idranti e lacrimogeni; secondo Amnesty International ci sono stati<br />
oltre mille feriti, due morti e altri sono in pericolo di vita per<br />
ferite alla testa. Il portavoce della Ong, Riccardo Noury, ha infatti<br />
affermato: “ Pretendiamo dal Ministero della Sanità turco<br />
informazioni precise sul numero di persone rimaste ferite negli<br />
scontri e lanciamo un appello perchè ci sia uno stop nell&#8217;uso di gas<br />
lacrimogeni che sono la causa principale delle ferite riportate dai<br />
manifestanti”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
domenica la protesta ha cambiato registro: è diventata una protesta<br />
sonora. Le piazze e le strade di Istanbul, Ankara e Smirne sono state<br />
invase da automobilisti che hanno suonato il calcson ripetutamente,<br />
mentre sui balconi delle case le persone sbattevano pentole e<br />
coperchi. Suoni, parole, ma non la violenza.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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		<item>
		<title>Approvata anche in Italia la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2013 04:08:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
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		<category><![CDATA[senato]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>545 voti su 545: è stata approvata all&#8217;unanimità, a Montecitorio, la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un lungo applauso ha salutato il risultato: ora l&#8217;Italia è il quinto Paese a ratificare&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CONVENZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/CONVENZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
545 voti<br />
su 545: è stata approvata all&#8217;unanimità, a Montecitorio, la<br />
Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un lungo<br />
applauso ha salutato il risultato: ora l&#8217;Italia è il quinto Paese a<br />
ratificare il testo della Convenzione, dopo Montenegro, Albania,<br />
Turchia e Portogallo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Convenzione pone le basi per una tutela completa delle donne,<br />
intervenendo sul piano della repressione della violenza e anche su<br />
quello dell&#8217;assistenza, della sensibilizzazione culturale e<br />
dell&#8217;educazione. La Convezione del Consiglio d&#8217;Europa sulla<br />
prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne era già stata<br />
siglata a Istanbul nel 2011. Il testo rappresenta il primo strumento<br />
internazionale, giuridicamente vincolante, che fornisce un quadro<br />
normativo completo a tutela delle donne: la Convenzione è, infatti,<br />
articolata in 81 punti e,in essa, viene sottolineato il fatto che gli<br />
Stati dovranno adottare tutte le misure legislative e di altro tipo<br />
per esercitare la “debita diligenza nel prevenire, indagare, punire<br />
i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da<br />
soggetti non statali”.  Il fine è quello di sanzionare “tutti<br />
gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono<br />
suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica,<br />
sessuale, psicologica, o economica, comprese le minacce di compiere<br />
tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà,<br />
sia nella vita pubblica, sia nella vita privata”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
testo, quindi, vuole contrastare lo stupro, lo stalking, i matrimoni<br />
forzati, le mutilazioni genitali, la violenza domestica e si prefigge<br />
di eliminare ogni forma di discriminazione, promuovendo la concreta<br />
parità tra i sessi e rafforzando l&#8217;autonomia e l&#8217;autodeterminazione<br />
delle donne. In particolare, l&#8217;articolo 5 sancisce l&#8217;obbligo degli<br />
Stati di astenersi da qualsiasi atto che costituisca una forma di<br />
violenza nei confronti delle donne e di garantire che le autorità, i<br />
funzionari, i soggetti pubblici e i medici siano specificamente<br />
formati.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“E&#8217;<br />
motivo di grande soddisfazione il voto con il quale la Camera dei<br />
deputati ha approvato la ratifica della Convenzione di Istanbul<br />
contro la violenza sulle donne”, così Laura Boldrini, presidente<br />
della Camera, ha annunciato l&#8217;approvazione della Convenzione e ha<br />
proseguito dicendo: “ e&#8217; stato un voto unanime espresso da<br />
un&#8217;assemblea molto partecipata. Un segnale di sensibilità<br />
dell&#8217;Istituzione, tanto più importante perchè arriva nelle ore in<br />
cui, in Calabria, viene dato l&#8217;addio all&#8217;ennesima vittima della<br />
ferocia maschile, Fabiana, la giovanissima donna che in questi due<br />
giorni di interventi molti deputati e deputate hanno voluto onorare”.<br />
Il voto di martedì, infatti, è venuto a coincidere con i funerali<br />
di Fabiana Luzzi, la ragazza di sedici anni accoltellata e poi<br />
bruciata dal fidanzato diciassettenne, a Corigliano Calabro.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem, ha così commentato<br />
l&#8217;approvazione della Convenzione: “ &#8230;il nostro Paese manda un<br />
segnale forte e deciso per contrastare il fenomeno del femminicidio e<br />
della violenza domestica”; ora, il testo del provvedimento passa al<br />
Senato e, in seguito, bisognerà varare la legge di attuazione della<br />
Convenzione e assicurare che abbia la copertura finanziaria<br />
necessaria per l&#8217;attuazione dei provvedimenti elencati.
</div>
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