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	<title>Job act Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>Job act Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Schiavi di un dio minore è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet). &#160; &#160; Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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		<title>Parlare di lavoro: l&#8217;ultimo libro di Angelo Ferracuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2016 06:17:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6502" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6502" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="9788861906532" width="300" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/9788861906532-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Addio. Il romanzo della fine del lavoro, il libro di Angelo Ferracuti, edito da Chairelettere.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato l&#8217;autore e lo ringrazia moltissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vuole raccontarci come si è svolta la sua ricerca per la stesura di questo libro?</p>
<p align="JUSTIFY">Quando decido di ambientare un mio reportage in un territorio geografico, la prima cosa che faccio è quella di tornarci molte volte, una specie di esplorazione etnografica. Cerco lentamente di mettere a fuoco la situazione che mi interessa ma dentro un contesto più ampio, soprattutto temporale. Quindi per capire la crisi, la sofferenza di Carbonia e del Sulcis-iglesiente, l’effetto domino determinato dalla fine del lavoro e della civiltà mineraria prima, ho dovuto anche connettermi con un sentire, una sensibilità unica che ho trovato in questa terra pieno di fascino, e per questo ho letto molti libri, visto film, documentari, ascoltato canzoni, guardato molti reportage fotografici come quello bellissimo di Catellani. Sono partito da una scaletta di massima che poi è cambiata infinite volte, perché poi a volte la realtà mente e bisogna interpretarla, cercare fonti autorevoli e oneste, cercare con passione e rigore di avvicinarsi il più possibile alla verità storica, al sedimentato antropologico.</p>
<p align="JUSTIFY">Qual era il senso degli scioperi nel Passato e perché oggi si assiste ad una certa mancanza di azione partecipata?<b> </b></p>
<p align="JUSTIFY">Nel Sulcis, dove proprio perché c’era molto lavoro si è creata la prima comunità multiregionale italiana, si è venuta a creare una delle classi operaie più forte e coese d’Europa, prima per ribellarsi alla schiavitù di una condizione terribile, poi per reclamare diritti soprattutto rispetto alla sicurezza sul lavoro e alla dignità della persona. Non dimentichiamoci che proprio dopo l’eccidio di Buggerru del 1904 fu proclamato il primo sciopero generale nazionale. Oggi ciò che resta di quella classe operaia è ancora coesa e forte, ma non ha più un partito di riferimento, un movimento di lavoratori internazionale, la sua forza politica è stata indebolita da processi generali complessi. Ma nonostante la crisi terribile, nonostante le difficoltà di incidere, anche per la lontananza geografica, questi operai che sono l’anello debole di questa crisi, continuano a resistere e lottare, stanno dentro e fuori le fabbriche, organizzano manifestazioni di protesta. Purtroppo inascoltati dalla politica.</p>
<p align="JUSTIFY">Quale la differenza tra povertà e impoverimento e quali categorie di persone vengono coinvolte?</p>
<p align="JUSTIFY">Questa è una delle contraddizioni che stiamo vivendo, e anche un po’ una guerra tra poveri usata strumentalmente da politici razzisti come Salvini, cioè tra strati della popolazione italiana che perdono status, e migranti che scappano da guerre, epidemie, e chiedono asilo. Da una parte gli occidentali impoveriti, dall’altra i poveri assoluti, che non hanno niente, e anche le contraddizioni legate al consumismo, cioè al fatto di consumare beni assolutamente superflui. Nella zona interessata dal mio libro i più colpiti sono i cinquantenni, le donne, che debbono il più delle volte farsi carico del peso economico e morale della famiglia, e i giovani che non riescono a progettare un’esistenza. La sopravvivenza economica paradossalmente avviene grazie ai pensionati, agli ex minatori.</p>
<p align="JUSTIFY">Vuole commentare per noi la condanna di Carlo De Benedetti per le malattie e le morti per l&#8217;amianto in fabbrica?</p>
<p align="JUSTIFY">E’ la dimostrazione che non esiste e non è mai esistito un capitalismo buono. A parte quell’anomalia che è stata l’Olivetti di Ivrea, quella di Volponi e Fortini, Musatti e Gallino. Ma in Italia, appunto, è stata una e per questo ha creato una mitologia.</p>
<p>A suo parere, il job act favorisce l&#8217;inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ed è utile per equilibrare la sperequazione sociale?</p>
<p align="JUSTIFY">Non è il job act, peraltro iniquo, a creare lavoro, perché il lavoro non c’è per questioni legate proprio al modello capitalistico e alla globalizzazione, alle tante delocalizzazioni che hanno creato anche in Italia desertificazione industriale e disoccupazione, a partire dal caso Fiat, azienda simbolo del capitalismo assistito all’italiana. La legge ha precarizzato ulteriormente, ha dato in mano ai padroni maggiore potere nei confronti dei dipendenti, non ha creato nuovi posti di lavoro, ma in parlamento è stata votata anche dall’ex segretario generale della CGIL Epifani e dall’ex dirigente della Fiom Cesare Damiano, mentre in Francia la protesta ha infiammato le piazze. Quindi mi pare evidente che c’è una problema italiano, e non è solo un problema politico ma soprattutto culturale.</p>
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		<title>Triangle: dedicato alle operaie decedute sul luogo di lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2015 06:29:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Devo dire grazie a tutte le belle persone che ho conosciuto in occasione di questo film all&#8217;intero gruppo di lavoro che lo ha reso possibile, a Rai Cinema; con loro condivido la gioia di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/18/triangle-dedicato-alle-operaie-decedute/">Triangle: dedicato alle operaie decedute sul luogo di lavoro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/images-51.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/images-51.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="221" width="320" /></a></div>
<div style="border: currentColor; font-style: normal; padding: 0cm;">
&#8220;Devo<br />
dire grazie a tutte le belle persone che ho conosciuto in occasione<br />
di questo film all&#8217;intero gruppo di lavoro che lo ha reso possibile,<br />
a Rai Cinema; con loro condivido la gioia di ricevere questo premio.<br />
Ringrazio la città di Barletta, i familiari delle donne che non ci<br />
sono più e Mariella Fasanella, che con la sua testimonianza ha<br />
illuminato la strada del racconto. A tutti loro, e ai tanti che ogni<br />
giorno cercano di migliorare lo stato delle cose, dedico questo<br />
premio&#8221;: queste le parole di Costanza Quatriglio, regista<br />
palermitana che con Triangle ha vinto il Nastro d&#8217;Argento 2015 per il<br />
miglior documentario nella categoria cinema del reale, assegnato dal<br />
Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha intervistato per voi Costanza Quatriglio. La<br />
ringraziamo molto per la sua disponibilità.</p>
<p>
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/untitled-52.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/03/untitled-52.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>Nel<br />
nuovo documentario colleghi il Passato al presente, da New York a<br />
Barletta&#8230;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
passaggio da New York a Barletta è stato dato da un&#8217;intuizione:<br />
quella di poter collegare &#8211; da un punto di vista drammaturgico –<br />
due eventi, distanti tra loro di un secolo, ovvero l&#8217;incendio della<br />
fabbrica “Triangle” nel 1911 a New York in cui a morire furono<br />
146 delle operaie che lavoravano sotto padrone in un&#8217;epoca in cui si<br />
stavano stabilendo le nuove regole dell&#8217;oppressione sociale, e poi il<br />
crollo della palazzina di Barletta, nel 2011, in cui le operaie morte<br />
furono cinque donne che facevano lo stesso lavoro di cento anni<br />
prima, in un buco e al nero, cioè senza alcun contratto tutelativo.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Attraverso<br />
questo racconto parallelo ho raccontato la crisi di un sistema: da un<br />
lato abbiamo la promessa di un nuovo secolo, della modernità con la<br />
grande città che si erge in verticale fino a toccare il cielo e il<br />
dio denato, dall&#8217;altra parte abbiamo una palazzina che si sgretola e<br />
con quel palazzo crolla un sistema intero.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
si è documentata per questo lavoro?</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
lavorato tantissimo in termini di studio e ho capito di avere di<br />
fronte una strada molto importante. Mi sono documentata sulle regole<br />
del lavoro e ho capito, per esempio, quanto la metrica del lavoro di<br />
ieri e di oggi non siano tanto distanti: la donna operaia che lavora<br />
oggi a Barletta sulla macchina deve sottostare alle stesse regole di<br />
un secolo fa. Le regole sulla macchina sono le stesse e quello che<br />
cambia è il contesto: prima la schiavitù degli operai diventava<br />
nutrimento per una lotta di classe, mentre oggi la schiavitù è<br />
talmente interiorizzata che è nutrimento di se stessa.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Oggi,<br />
inoltre, la filiera è frammentata per cui non c&#8217;è il conflitto di<br />
classe: il datore di lavoro diretto delle persone che sono morte<br />
sotto le macerie di Barletta è una persona che subisce, a sua volta,<br />
la frammentazione per cui condivide, con gli operai, la condizione<br />
disperata.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
sua, quindi, è un&#8217;analisi e una critica della post-globalizzazione?</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di un&#8217;analisi della condizione esistenziale e materiale degli<br />
esseri umani in epoca post-globalizzazione. E&#8217; come se si fosse<br />
smarrito l&#8217;essere umano e questo suo smarrimento deriva anche dal<br />
fatto che non si ha più percezione dei propri diritti. Questa<br />
mancanza va insieme alla mancanza di percezione dei propri bisogni:<br />
se non mi rendo conto della possibilità di vivere diversamente, io<br />
non lotterò mai per proteggere i miei diritti.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
E<br />
vorrei fare una distinzione tra bisogni e diritti perchè: il diritto<br />
lo riconoscono gli altri (l&#8217;ordinamento, le istituzioni), mentre il<br />
bisogno è qualcosa di profondamente individuale e collettivo,<br />
appartiene all&#8217;essere umano in quanto tale.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
film fai anche riferimento ad alcune lotte che sono state fatte per<br />
la sicurezza sul lavoro: ce ne puoi parlare?</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
realtà si tratta di quegli episodi che si sono succeduti a New York<br />
dopo l&#8217;incendio alla “Triangle” perchè il movimento operaio si è<br />
molto galvanizzato e ha ottenuto alcune conquiste come, ad esempio,<br />
le fireproof, le porte antincendio. Cose semplici, ma importanti<br />
anche perchè le donne erano chiuse a chiave dai datori di<br />
lavoro&#8230;Tutto questo, però, è arrivato molto lentamente.
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
tema del lavoro è un argomento a lei molto caro&#8230;</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
messo a fuoco, negli ultimi tempi, che il tema del lavoro è stato<br />
uno dei miei temi-cardine fin dall&#8217;inizio, solo che adesso è<br />
macroscopico.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
ne <i>L&#8217;isola, </i>in<br />
fondo, i due protagonisti sono due ragazzini (soprattutto il maschio)<br />
che cercano l&#8217;identità attraverso il lavoro.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
sempre considerato il lavoro come un&#8217;espressione e un veicolo per<br />
costruire il Sè, quindi anche dove sembra che il tema sia un altro,<br />
quello del lavoro torna sempre, ma declinato a seconda delle fasi<br />
della vita. Con <i>Triangle</i><br />
credo di aver chiuso un cerchio. </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://ytimg.googleusercontent.com/vi/JvODWqCok1g/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="http://www.youtube.com/embed/JvODWqCok1g?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/18/triangle-dedicato-alle-operaie-decedute/">Triangle: dedicato alle operaie decedute sul luogo di lavoro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PRIDE: lavoratori, omosessuali e diritti negati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2015 06:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gran Bretagna, storia recente: nel 1984 l&#8217;allora Primo Ministro, Margaret Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una grande mobilitazione dei&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gran<br />
Bretagna, storia recente: nel 1984 l&#8217;allora Primo Ministro, Margaret<br />
Thatcher, decide di chiudere una serie di impianti estrattivi con la<br />
conseguente perdita di molti posti di lavoro. Nasce, così, una<br />
grande mobilitazione dei minatori in molte zone del Paese, uno<br />
sciopero imponente che blocca le attività per quasi un anno.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In un<br />
villaggio del Galles, Delays, molte famiglie riescono a vivere solo<br />
grazie all&#8217;estrazione del carbone, per cui la scelta politica ed<br />
economica risulta ancora più grave: ecco, però, che un gruppo di<br />
londinesi si unisce agli operai nella lotta. Si tratta di un gruppo<br />
di giovani omosessuali che costituiscono il “Lesbian and Gays<br />
Support the Miners” (LGSM).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
anticipiamo quale fu l&#8217;esito di quella protesta, ma sicuramente essa<br />
diede un segnale forte ai britannici, e a tutto il mondo, in<br />
direzione della tutela dei diritti civili: si parla di dignità dei<br />
lavoratori e di rispetto per l&#8217;amore tra persone dello stesso genere.<br />
Un anno dopo, nell&#8217;85, i miners decisero di partecipare ad uno dei<br />
più grandi gay-pride nella capitale inglese: un insegnamento di<br />
solidarietà reciproca che dovrebbe valere anche a distanza di<br />
trent&#8217;anni.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Lungamente<br />
applaudito alla sezione “Quenziane des Réalisateurs” del<br />
Festival di Cannes dello scorso anno, <i>Pride</i><br />
è una commedia sociale, colorata e scoppiettante che, fra i sorrisi<br />
e le gags molto “british”, porta a fare anche riflessioni di<br />
stretta attualità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Pride</i><br />
è, infatti, l&#8217;orgoglio di chi protesta, di chi ha ancora la voglia e<br />
il coraggio di scendere in piazza a gridare che i diritti non vanno<br />
calpestati e i diritti fondamentali (come quello alla vita, alla<br />
salute, al lavoro, all&#8217;istruzione) appartengono a tutte e a tutti,<br />
senza distinzioni di nazionalità, di ceto, di età. Ma c&#8217;è anche il<br />
diritto all&#8217; amore che non va sottovalutato perchè le<br />
relazioni affettive stanno alla base di una buona qualità<br />
dell&#8217;esistenza.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
anni &#8217;80 – quelli in cui il regista Matthew Warchus e lo<br />
sceneggiatore Stephen Beresford ambientano la pellicola – sono<br />
stati l&#8217;epoca dell&#8217;edonismo reaganiano, seguito a ruota dall&#8217;era<br />
della lady di ferro e dall&#8217;Occidente intero, caratterizzata, quindi,<br />
da una forte sperequazione sociale, in cui i ricchi (cocainomani<br />
affaristi) erano lontani anni luce dalla working class (sempre più<br />
schiacciata da debiti e tasse).
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Regista<br />
e sceneggiatore raccontano quel periodo attraverso le vicende del<br />
capo dei minatori &#8211; Mark Ashton che fonda il comitato di lotta contro<br />
la chiusura degli impianti &#8211; e la grintosa Hefina Headon che,<br />
affiancata dal dolce Cliff, darà vita al movimento di sostegno degli<br />
omosessuali. Oltre a loro, gli altri compagni di avventura che più<br />
diversi di così non potrebbero essere. Questa è la chiave,<br />
originale e interessante, del film: un film scritto e diretto da due<br />
professionisti del teatro che sanno come creare il giusto ritmo alla<br />
narrazione, tramite regia, montaggio, musica e dialoghi. Uno dei temi<br />
principali, infatti, è la convivenza possibile tra persone che<br />
appartengono a mondi molto differenti tra loro: i nerboruti operai,<br />
che hanno una mentalità chiusa, retrograda e maschilista, vengono<br />
affiancati al gruppo chiassoso, sregolato e anticonformista dai gay.<br />
All&#8217;inizio il rapporto arriva quasi ad essere violento, nelle parole<br />
e nei fatti, ma col tempo e la conoscenza, la situazione cambia a tal<br />
punto che si instaura tra loro un&#8217;amicizia. Ma un legame di questo<br />
tipo, partito con premesse così difficili, necessita di intelligenza<br />
e di apertura mentale: prima curiosità, poi fiducia e poi<br />
solidarietà e questo viene reso possibile in un contesto<br />
storico-politico che certo non agevolava l&#8217;antirazzismo e<br />
l&#8217;antidiscriminazione. Anzi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
scene del film riportano alla mente altre pellicole di grande<br />
successo, come ad esempio <i>Grazie<br />
signora Tatcher</i><br />
e <i>Billy Elliot</i><br />
e c&#8217;è un omaggio musicale doveroso a Ken Loach, il regista<br />
britannico che più di tutti ha saputo raccontare quegli anni in<br />
quell&#8217;area geografica: una bellissima <i>Bread<br />
&amp; Roses</i><br />
cantata a cappella. Un momento da brividi che si inserisce, quasi<br />
come una preghiera, in una colonna sonora pop e ritmata che fa venire<br />
voglia ancora di ballare.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Mai<br />
si scade nella volgarità, ma le battute degli attori sono incisive,<br />
nonostante il testo sia leggero; le sequenze sono state girate<br />
proprio nei luoghi in cui si è svolta la vicenda reale per non<br />
dimenticare il fatto drammatico che fa da sfondo alla trama. E,<br />
infine, non è da dimenticare il fatto che la storia, che qui si<br />
intreccia a quella con la “S” maiuscola, propone una riflessione<br />
anche sullo scambio generazionale: uomini adulti, con un&#8217;educazione<br />
conservatrice, si affiancano a giovani con poca esperienza in vari<br />
settori. E tutti impareranno qualcosa dagli altri, ricordando agli<br />
spettatori l&#8217;importanza di quei valori positivi su cui si basa la<br />
civilità occidentale e umana.
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro è un diritto&#8230;.di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2015 06:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di&#160; Yomna Orabi L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: questo dice il primo articolo della Costituzione nata dalla Resistenza contro il fascismo e il nazismo. Sempre la Costituzione spiega che non&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/06/il-lavoro-e-un-dirittodi-tutti/">Il lavoro è un diritto&#8230;.di tutti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
&nbsp;</div>
<div align="LEFT" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<strong>di&nbsp; </strong><strong>Yomna<br />
Orabi</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>L’Italia<br />
è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: questo dice il<br />
primo articolo della Costituzione nata dalla Resistenza contro il<br />
fascismo e il nazismo. </strong>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Sempre<br />
la Costituzione spiega che non deve esserci alcuna discriminazione<br />
civile, sociale e lavorativa e che è compito dello stato rimuovere<br />
gli ostacoli alla piena occupazione e promuovere il lavoro.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Oggi<br />
l’Italia nega il lavoro agli italiani, nega il lavoro ai migranti,<br />
nega il lavoro agli stranieri, nega il lavoro agli italiani di<br />
seconda generazione che si chiamano José, Kaled, Sviatoslav.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Il<br />
lavoro precario, il lavoro nero, l’assenza di lavoro, i ricatti, la<br />
violenza alla dignità delle donne e degli uomini che vorrebbero<br />
semplicemente lavorare, sono quotidianità, così come le<br />
discriminazioni, le umiliazioni, gli insulti. Tutto questo accade<br />
oggi, ogni giorno in Italia contro gli italiani e gli stranieri.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Questa<br />
drammatica situazione, questa violenza, nega i diritti costituzionali<br />
e il diritto alla vita, come è anche per altro sancito dalla<br />
Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>A<br />
peggiore questa situazione è ora il decreto sul lavoro, chiamato<br />
Jobs Act, per provare a confondere i cittadini, pensando che non<br />
capiscano che dietro l’inglese del nome si nasconde un ulteriore e<br />
gravissimo attacco ai diritti, con l’obiettivo di distruggere lo<br />
statuto dei lavoratori, nato nella stagione delle lotte e del<br />
protagonismo dei lavoratori quarant’anni fa.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>È<br />
assurdo ma è successo. Invece di estendere le tutele e i diritti a<br />
coloro a cui per anni sono stati negati, con la scusa della modernità<br />
e della flessibilità, si è iniziato un cammino volto a cancellarli<br />
per tutti.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Oggi<br />
si può essere assunti a tempo indeterminato, ma si può essere<br />
licenziati in ogni momento. Ovvero non esiste più tutela del lavoro<br />
e non esiste più diritto a un lavoro duraturo e stabile, il lavoro a<br />
tempo indeterminato è stato distrutto dal governo attuale.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>È<br />
tempo di costruire solidarietà, di rispettare le leggi, di<br />
riconoscere il contributo fondamentale portato dagli immigrati alla<br />
ricchezza d’Italia, con una quota di tasse così rilevante da<br />
essere determinante nel garantire il pagamento delle pensioni e il<br />
funzionamento di scuole e ospedali.</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<strong>Solo<br />
se saremo capaci, tutte e tutti insieme, di far capire che occorrono<br />
più diritti e non meno, più rispetto e non meno, più<br />
partecipazione e non meno, potremo costruire quel futuro in cui casa,<br />
salute, istruzione e lavoro saranno diritti per tutte e per tutti,<br />
nessuno escluso.</strong>
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<strong> </strong>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<p><strong>1°<br />
marzo 2015</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<p><strong>Milano,<br />
Piazza del Duomo</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
<p><strong>Intervento<br />
durante la manifestazione Primo Marzo 2015: una Giornata senza di noi<br />
</strong>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0cm; orphans: 2; widows: 2;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/03/06/il-lavoro-e-un-dirittodi-tutti/">Il lavoro è un diritto&#8230;.di tutti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Grecia, l&#8217;Europa e noi: intervista a Margherita Dean, giornalista greca</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/26/la-grecia-leuropa-e-noi-intervista-2/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/26/la-grecia-leuropa-e-noi-intervista-2/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2015 04:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha posto alcune domande alla giornalista Margherita Dean, che vive e lavora ad Atene, per capire con lei cosa sta accadendo in Grecia, dopo le lezioni di Alexis&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-49.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-49.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="212" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha posto alcune domande alla giornalista<br />
Margherita Dean, che vive e lavora ad Atene, per capire con lei cosa<br />
sta accadendo in Grecia, dopo le lezioni di Alexis Tsipras, e quale<br />
può essere l&#8217;apporto del nuovo governo per l&#8217;Europa e, quindi, anche<br />
per l&#8217;Italia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
moltissimo Margherita Dean per la sua disponibilità.</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-48.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-48.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
Grecia ha attraversato una delle crisi più gravi degli ultimi tempi:<br />
quali sono le conseguenze per la popolazione?</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conseguenze sono state: l&#8217;impoverimento, con tagli agli stipendi e<br />
alle pensioni, che sono arrivati fino al 40% sia nel settore privato<br />
sia in quello pubblico. Al momento lo stipendio minimo garantito, nel<br />
privato, è di 560 euro e il nuovo governo vorrebbe portarlo a 760<br />
euro; inoltre, ci sono stati la deregulation dei contratti di lavoro<br />
e l&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile a 67 anni e questo ha<br />
comportato l&#8217;allargamento della forbice tra ricchi e poveri. Nella<br />
sola Atene i nuovi “senza casa” sono 30mila e gli altri hanno<br />
dovuto mettere mano ai loro risparmi; è aumentata molto anche la<br />
pressione fiscale e l&#8217;ultimo caso è stato quello della tassa sulla<br />
prima casa (ENFIA) che ha considerato i valori catastali<br />
dell&#8217;immobile quando, invece, quei valori non hanno più alcun<br />
contatto con la realtà perchè, in alcuni casi, sono molto più alti<br />
rispetto al valore reale. C&#8217;è stato, quindi, un ribaltamento totale<br />
rispetto alla situazione pre-crisi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
disoccupazione ha toccato il 27% e ora tenderebbe a stabilizzrasi sul<br />
26% con gli under 256 che sono disoccupati in una percentuale di 65<br />
su 100, senza contare i 300mila laureati che sono andati via dalla<br />
Grecia, in cerca di fortuna all&#8217;estero.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma c&#8217;è<br />
stata davvero una piccola ripresa?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; una<br />
ripresa sulla carta, dovuta ai meccanismi di scrittura del bilancio.<br />
La ripresa si è vista nel settore turistico, ma se ci sono quei<br />
tassi di disoccupazione di cui abbiamo parlato prima, è improbabile<br />
parlare di ripresa. Non bisogna dimenticare poi che, stando agli<br />
accordi precedenti a quello dello scorso 20 febbraio 2015 con la<br />
Troika, la Grecia avrebbe dovuto presentare un avanzo primario<br />
determinato che strozza tutto il resto.</div>
<p>In<br />
Grecia, inoltre, non c&#8217;era una base produttiva solida di partenza: è<br />
sempre stata un&#8217;economia fatiscente, un po&#8217; di servizio, e questa è<br />
una distorsione come lo è anche quella dei cartelli che sembrerebbe<br />
che il nuovo governo voglia mettere al palo. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In che<br />
modo Tsipras può far cambiare direzione alla Grecia e all&#8217;Europa?&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/untitled-50.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il nuovo<br />
governo sta andando una bozza di riforme strutturali, basate sulla<br />
lotta all&#8217;evasione fiscale e alla corruzione (che a un&#8217;impresa costa<br />
il 12%), sulla lotta ai cartelli e al contrabbando, soprattutto di<br />
carbuti. Un&#8217;altra misura sarebbe quella di rendere funzionale<br />
l&#8217;apparato pubblico e amministrativo. Infine, ma non meno importante,<br />
c&#8217;è da ricostruire lo Stato sociale, ma sarà difficile farlo senza<br />
i creditori. Gli intenti ci sono: per esempio, è nato il Ministero<br />
della Ricostruzione Produttiva, con cui il governo vorrebbe ripensare<br />
tutto il modello produttivo greco.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda l&#8217;Europa: la Grecia, all&#8217;inzio, era veramente sola.<br />
Negli ultimi tempi c&#8217;è stata una timida apertura da parte, ad<br />
esempio, di Francia e Italia, ma nessuno ha veramente ancora fiducia<br />
nel governo greco.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Secondo<br />
me bisogna sperare nella Commissione europea perchè Juncker,<br />
conservatore e profondamemte europeista, ha ammesso l&#8217;errore nella<br />
gestione della crisi greca. Ha, infatti, affermato: “Abbiamo<br />
lasciato fare la Troika” che è un organismo non istituzionale che,<br />
però, ha fatto politica, attuando imposizioni alla Grecia, senza un<br />
controllo. C&#8217;è anche una bella immagine che vorrei ricordare: la<br />
prima volta che Tsipras ha incontrato Juncker a Bruxelles, Juncker lo<br />
ha preso per mano&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Probabilmente<br />
tutti si stanno rendendo conto che se non si tratta con Tsipras, si<br />
finirà per trattare con Marine Le Pen.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono i motivi dell&#8217;alleanza con gli indipendenti greci e l&#8217;apertura<br />
verso Anel?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I greci<br />
erano già preparati a questo: in campagna pre-elettorale gli<br />
indipendenti hanno fatto addirittura uno spot pubblicitario con un<br />
trenino in cui il conducente era il piccolo Alexis, ma il capo degli<br />
Anel sarebbe stato quello che lo avrebbe supportato.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anel è<br />
un partito di destra, ultranazionalista, ma il punto di contatto è<br />
la retorica, l&#8217;ideologia contro l&#8217;austerità (e lì si possono<br />
incontrare tutti).
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
sinistra, Tsipras non trova nessuno perchè il Partito comunista ha<br />
commentato la riunione con l&#8217;eurogruppo allo stesso modo di Alba<br />
dorata, quindi c&#8217;è una chiusura totale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questa situazione il capo degli indipendenti ha ottenuto il Ministero<br />
della Difesa che è un ministero abbastanza isolato: è vero che c&#8217;è<br />
anche la Nato, ma il Ministro degli Esteri è appena stato in Russia<br />
e in Cina. Questo dimostra che la Grecia si sta muovendo e non<br />
dialoga solo con il resto dell&#8217;Europa. La posizione geopolitica della<br />
Grecia è importante (vedi Libia, Ucraina&#8230;) e questo dovrebbe far<br />
riflettere.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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