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	<title>Juncker Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Juncker Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Nov 2017 11:47:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><em>Albena Azmanova, Barbara Spinelli e 190 intellettuali, accademici e parlamentari europei chiedono il rispetto dello stato di diritto in Spagna e sollecitano una mediazione europea in una lettera aperta al Presidente della Commissione Juncker, al Presidente del Consiglio europeo Tusk e per conoscenza al Primo vice presidente Frans Timmermans</em></b></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9321 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>3 novembre 2017</p>
<p>Caro presidente Juncker, caro presidente Tusk,</p>
<p>siamo accademici, politici, intellettuali, eurodeputati, e ci rivolgiamo a Voi per esprimere le seguenti preoccupazioni:</p>
<p>L’Unione ha proclamato che lo stato di diritto e il rispetto dei diritti fondamentali sono vincolanti per gli Stati membri (articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona). La leadership UE è stata il custode di queste norme, da ultimo nel contrastare gli attacchi del governo polacco all’indipendenza dei giudici e le limitazioni delle libertà della società civile e dei media in Ungheria.</p>
<p>Tuttavia, siamo profondamente preoccupati dal modo in cui le istituzioni UE stanno condonando la violazione dello stato di diritto in Spagna, in particolare per quanto riguarda l’atteggiamento delle autorità spagnole verso il referendum del 1 ottobre sull’indipendenza catalana. Non prendiamo posizione sulla sostanza della disputa concernente la sovranità territoriale, e siamo coscienti dei difetti procedurali nell’organizzazione del referendum. La nostra preoccupazione centrale riguarda l’applicazione dello stato di diritto in uno Stato membro dell’UE.</p>
<p>Il governo spagnolo ha giustificato le proprie azioni invocando la difesa o il ripristino dell’ordine costituzionale. L’Unione ha dichiarato che si tratta di affari interni alla Spagna. In effetti, nelle democrazie liberali le questioni di sovranità nazionale sono interne. Tuttavia, il <em>modo</em> in cui le autorità spagnole hanno trattato la domanda di indipendenza espressa da una parte significativa dei catalani costituisce una violazione dello stato di diritto, e precisamente:</p>
<p>1/ Il Tribunale costituzionale spagnolo ha proibito il referendum sull’indipendenza indetto per il 1 ottobre, così come la sessione del Parlamento catalano programmata per il 9 ottobre, denunciando la violazione dell’articolo 2 della Costituzione che stabilisce l’unità indissolubile della nazione, e rendendo dunque illegale la secessione. Tuttavia, applicando in tal modo l’articolo 2, il Tribunale ha violato precise disposizioni costituzionali sulla libertà di riunione pacifica e di parola – i due principii incarnati dai referendum e dalle deliberazioni parlamentari, indipendentemente dalla materia su cui si esplicano. Senza interferire nelle controversie costituzionali in Spagna o nel suo codice penale, notiamo che applicare una disposizione costituzionale violando i diritti fondamentali è una caricatura della giustizia. Le sentenze del Tribunale, e le azioni governative alle quali queste sentenze hanno fornito una base legale, violano quindi sia lo spirito sia la lettera dello stato di diritto.</p>
<p>2/ Nei giorni che hanno preceduto il referendum le autorità spagnole hanno attuato una serie di azioni repressive contro funzionari pubblici, parlamentari, sindaci, media, società e cittadini. L’oscuramento di Internet e altre reti di comunicazione durante e dopo la campagna referendaria hanno avuto conseguenze gravi sulla libera espressione.</p>
<p>3/ Nel giorno del referendum, la polizia spagnola è ricorsa all’uso eccessivo della forza e della violenza contro votanti e dimostranti pacifici, secondo Human Rights Watch. Si tratta di un incontrovertibile abuso di potere nell’applicazione della legge.</p>
<p>4/ L’arresto e l’incarcerazione il 16 ottobre di Jordi Cuixart e Jordi Sànchez (presidenti rispettivamente dell’Assemblea Nazionale Catalana e di Omnium Cultural) con l’accusa di sedizione è un esempio di mala giustizia. I fatti all’origine dell’incriminazione vanno qualificati non come sedizione, ma come libero esercizio del diritto di manifestazione pacifica, sancito nell’articolo 21 della Costituzione spagnola.</p>
<p>Il governo spagnolo, nello sforzo di salvaguardare la sovranità dello Stato e l’indivisibilità della nazione, ha violato diritti e libertà basilari, garantiti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e dagli articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona. <em>In nessun Paese membro la violazione dei diritti e delle libertà tutelati dalla legge internazionale ed europea può essere un affare interno. Il silenzio dell’UE e il suo rifiuto di mediazioni inventive è ingiustificabile. </em></p>
<p>Le misure del governo spagnolo non possono giustificarsi come azioni volte a proteggere lo stato di diritto, anche se basate su specifiche disposizioni legali. Contrariamente al “governo per mezzo della legge” (<em>rule-by-law)</em>, applicata in forza di norme emanate attraverso una corretta procedura legale o emesse da un’autorità pubblica, lo stato di diritto (<em>rule of law)</em> implica la contemporanea salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali – una legge è vincolante non semplicemente perché proceduralmente corretta, ma perché rappresenta al tempo stesso la giustizia. È quest’accezione di stato di diritto a conferire legittimità alle autorità pubbliche nelle democrazie liberali.</p>
<p>Chiediamo dunque alla Commissione di esaminare la situazione in Spagna nel quadro dello stato di diritto, come ha fatto per altri Stati membri.</p>
<p>La leadership UE ha ribadito che la violenza non può essere uno strumento in politica, eppure ha implicitamente condonato le azioni della polizia spagnola, considerando le azioni del governo di Madrid in linea con lo stato di diritto. Tale versione riduzionista e menomata dello stato di diritto non deve diventare il nuovo senso comune politico in Europa. È pericoloso e rischia di causare danni a lungo termine nell’Unione. Chiediamo perciò al Consiglio europeo e alla Commissione di fare il necessario per restaurare il principio dello stato di diritto quale fondamento della democrazia liberale in Europa, contrastando ogni forma di abuso di potere commesso dagli Stati membri. In assenza di ciò, e di seri sforzi di mediazione, l’UE rischia di perdere la fiducia dei suoi cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Brexit: come proteggere i diritti di 4,5 milioni di cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Oct 2017 07:18:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Barbara Spinelli (GUE-NGL) è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo dedicata allo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito</em><em>, </em><em>alla presenza di Michel Barnier, capo negoziatore incaricato di preparare e condurre i negoziati con il Regno Unito a norma dell&#8217;articolo 50 del TUE, di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea e di Matti Maasikas, viceministro estone per gli Affari europei. Di seguito l’intervento, tenuto in qualità di co-relatore </em><em>per il gruppo GUE/NGL della</em> Proposta di Risoluzione sullo stato di avanzamento dei negoziati con il Regno Unito <em>e di coordinatore per il gruppo GUE/NGL nel quadro dei negoziati avviati con il Regno Unito a seguito della notifica della sua intenzione di recedere dall&#8217;Unione europea.</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Con la risoluzione congiunta che sarà oggi messa al voto, questo Parlamento esprimerà un giudizio chiaro, che approvo: ancora non è possibile parlare di progressi sufficienti sui diritti dei cittadini, e la questione nord-irlandese è lungi dall’essere risolta.</p>
<p>Fin d’ora tuttavia mi chiedo: quale sarà la sorte degli accordi sui cittadini, il giorno in cui li considereremo sufficienti? Come potremo metterli al riparo da improvvise regressioni, dettate dal principio secondo cui <a href="http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/04/29-euco-brexit-guidelines/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/04/29-euco-brexit-guidelines/&amp;source=gmail&amp;ust=1507273620211000&amp;usg=AFQjCNHbSma7RI4xCm937Zf2dCWsKYRyfw&utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>“nothing is agreed until everything is agreed</em>”</a>?</p>
<p>Saremo veramente disposti a chiedere ancora – agli Europei nel Regno Unito, agli Inglesi nell’Unione – di mettere in stand-by il loro futuro in attesa dell’accordo finale? Un’altra domanda concerne la libertà di movimento: quel che temo è che si profitti del Brexit per ridurre anche nell’Unione tale libertà, soprattutto per i lavori poco qualificati.</p>
<p>Spero che non vi saranno compromessi su questo. Che proteggeremo lo status di tutti i cittadini europei senza alcuna condizionalità.</p>
<p>Nonostante l’evidente unicità dell’accordo di recesso, è più che mai necessario spezzare il vincolo di dipendenza dell’accordo sui diritti da altri capitoli negoziali. In gioco non è solo una questione di certezza giuridica, ma la garanzia concreta a favore di milioni di cittadini».</p>
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		<title>Le devastazioni del BREXIT</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2016 07:41:40 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, ha preso la parola nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta  a Strasburgo, criticando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, presenti in aula per riferire sulle Conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016.</p>
<p>«Il Brexit», ha detto Barbara Spinelli, «potrebbe essere più devastante per noi che per il Regno Unito. C&#8217;è xenofobia nel voto inglese, ma c&#8217;è dell&#8217;altro: e se fingiamo di ignorarlo, la xenofobia si impadronirà dell&#8217;Europa. La nemesi del Brexit non cade dal cielo: prima venne il disprezzo con cui l&#8217;Unione seppellì il referendum greco anti-austerità. Avevamo un anno per riconoscere che era una vittoria di Pirro. Un anno sprecato. Ora che ci inventeremo? Delegare più sovranità? I Paesi restanti non l&#8217;accetteranno. Colpevolizzare il suffragio universale? Ci punirà ancora di più. La guerra di classe non è finita. Le vecchie classi impoverite, e le nuove che abbiamo privato di un nome, ci dicono, come il Commendatore nel Don Giovanni: &#8220;Ah, tempo più non v&#8217;è&#8221;. Delegare poteri crescenti a un&#8217;oligarchia sempre più sorda al suffragio universale non serve. Solo cambiare radicalmente le politiche, e democratizzarle, può servire a qualcosa».</p>
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