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	<title>Kaborè Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. L’ennesimo colpo di stato: è il turno del Burkina Faso</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 08:05:43 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<p>Con il classico comunicato stampa letto nella serata del 23 gennaio alla tv nazionale, la cui sede era occupata già dal primo mattino, i militari del Movimento patriottico per la salvaguardia e la restaurazione (Mpsr) fedeli al tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba hanno annunciato di aver esautorato dal potere il presidente del Burkina Faso Roch Marc Christian Kaborè per “manifesta incapacità di garantire la sicurezza”.</p>



<p>Questa notizia, per gli studiosi di Africa, era attesa già da mesi: dalle elezioni del novembre 2020, a seguito delle quali si scatenarono violenze e contestazioni in relazione al fatto che più di 400.000 persone non avevano potuto esprimere il loro voto a causa dello smarrimento dei loro documenti conseguente ai numerosi attacchi terroristici. Sospetti brogli elettorali che hanno, quindi, portato alla rielezione del presidente Kaborè.</p>



<p>Prendo spunto dai fatti degli ultimi giorni per parlare di quella che possiamo definire “epidemia di colpi di stato”: il Burkina Faso è, infatti, il terzo paese a subire un colpo di stato nel giro di pochi mesi (dopo <a href="https://www.peridirittiumani.com/2022/01/07/stay-human-africa-guinea-un-vescovo-a-sostegno-della-giunta-militare/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guinea</a> e <a href="https://www.peridirittiumani.com/2020/08/22/stay-human-africa-colpo-di-stato-in-mali/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mali</a>). Questo accade solo negli ultimi mesi ma, se vediamo la storia degli stati africani dagli anni ‘60 ad oggi ci accorgiamo che i colpi di stato sono stati veramente tanti: Ciad, Sudan e Nigeria per citarne solo alcuni.</p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Coup d&#039;Etat: Burkina Faso Soldiers Oust President As They Announce Takeover, Dissolve Parliament" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/khnMxLYd3f0?start=2&#038;feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Ovviamente cercare di riassumere in maniera sommaria le cause di tutto ciò è pressoché impossibile ma qualche elemento in comune tra gli ultimi golpe lo possiamo trovare: la crisi dell’economia, &nbsp;la <strong>disoccupazione,</strong>&nbsp;la <strong>povertà,</strong>&nbsp;l’ampliarsi della&nbsp;<strong>minaccia terroristica,</strong>&nbsp;<strong>l’insoddisfazione profonda</strong>&nbsp;delle popolazioni per i precedenti governanti, la disaffezione verso il periodico ricorso alle elezioni, e <strong>le mancate promesse&nbsp;</strong>dei leader eletti. L’impasse nella lotta al terrorismo abbinato alla fragilità della società è forse la causa principale: in Burkina Faso l’attacco jihadista di Inata, a novembre, ha causato la morte di una cinquantina di gendarmi, segnando un punto di svolta. La gestione del presidente Kaboré e la sua scelta di appoggiare le milizie dei villaggi, insieme al valzer dei ministri della difesa e all’assenza di risultati, hanno segnato le sua sorte.</p>



<p>L’impatto di questo golpe si sentirà più che altro nella reazione dei paesi limitrofi e dell’Unione Africana che, notizia di poche ore fa, ha sospeso il Burkina Faso a seguito del colpo di stato. Come scritto da Giuseppe Mistretta di ISPI ” <em>(….)&nbsp;le reazioni più incisive sono provenute dagli Stati limitrofi, dall’Ecowas&nbsp;(organismo economico regionale dell’Africa Occidentale),&nbsp;e dall’Unione Africana, organizzazione panafricana per eccellenza. Esse sono consistite sia in&nbsp;Dichiarazioni politiche pubbliche di forte critica&nbsp;nei confronti degli autori dei colpi di Stato, sia in&nbsp;misure sanzionatorie&nbsp;individuali (blocco dei conti correnti esteri, divieto di viaggiare verso altri Paesi, etc.), sia nella&nbsp;sospensione della membership&nbsp;dei Paesi “golpisti”, adottata da parte dell’organismo dell’Africa occidentale e dall’UA.</em></p>



<p>In molte riviste leggo commenti sul come Inata rappresenti la goccia che ha fatto traboccare il vaso e del resto anche io ho iniziato questo scritto dicendo che noi studiosi di Africa ci aspettavamo questa notizia. Questa è la verità e la ribadisco ma il punto che vorrei approfondire è la figura dei militari: strutture non democratiche né elette dal popolo che garantiscono ai civili sicurezza, più di un Presidente e di un governo eletto democraticamente. I così detti gruppi di autodifesa che in Africa sono in aumento a causa della mancanza di governi competenti, rappresentano una minaccia e contemporaneamente una rassicurazione per i civili.</p>



<p>Per rispondere a queste affermazioni non basta mettere sul piatto solo e sempre povertà e terrorismo ma anche, mio personale parere, il ruolo che l’Unione Europea ha avuto e tutt’ora ha nel continuo tentativo di sostenere e diffondere lo spirito e la pratica dei valori democratici e dello Stato di diritto.</p>



<p>Qualcosa non funziona, mi sembra chiaro.</p>
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