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	<title>kamikaze Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Kabul, doppio attentato contro i giornalisti: dedicata a loro la giornata internazionale per la libertà di stampa (il 3 maggio)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2018 07:03:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10640" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="299" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-221-300x189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">Bombe russe, talebane, americane. Diciassette anni di guerra. A Kabul si respira aria di morte, eppure si continua a sparare, colpi di mortaio contro caserme che cadono a pezzi e si sgretolano su sé stesse, grondano calce, agli spigoli dei vetri in terra brandelli di vestiti bruciati. Immagini simili si ripetono da quando tutto è iniziato, dal primo colpo avvenuto nel 2001: i talebani lasciarono la capitale afghana quando gli americani insieme alla Nato entrarono bombardando il Paese.</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia del duplice attentato avvenuto lunedì 30 aprile ha fatto il giro del mondo in poche ore. A rivendicare gli attentati è lo Stato Islamico che da sempre ha cercato di uccidere i giornalisti provenienti dalla stampa occidentale. Dopo l’attentato in Francia alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo nel 2015, i giornalisti sono stati messi nel mirino. Questa volta a farne le spese sono stati 9 giornalisti afghani: Shah Marai di Afp, Yar MohammadTokhi cameraman di ToloNews, Ghazi Rasooli e Ali Rajabi di 1Tv Nowroz, Saleem Talash e Ali Saleemi di Mashal Tv, Abdullah Hananzai, Mahram Durani e Sabawoon Kakar di Azadi Radio. In un attacco separato è rimasto ucciso anche Ahmad Shahda un anno alla Bbc. Secondo Rsf (Reporter sans frotières) l’Afghanistan nell’anno corrente si troverebbe al 118° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa.</p>
<p align="JUSTIFY">Un doppio attentato, una trappola costruita ad hoc dall’Isis contro di loro: reporter, fotografi, operatori. Una strage, un messaggio, una strategia volta alla repressione e alla propaganda. Sembra che un kamikaze travestito da giornalista si sia avvicinato al loro gruppo facendosi esplodere. Il bilancio negativo delle vittime si è allargato fino a 37 morti.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma non vorremmo che la notizia sia di rilevanza pubblica “solo” perché sono stati uccisi nove colleghi nello svolgimento del loro lavoro, vorremmo far passare la notizia che nel duplice attentato sono morti ventotto civili e più nel dettaglio 37 persone, non effetti collaterali. Uomini e donne, padri e madri, fratelli e sorelle. Vorremmo porre l’accento sulla situazione in Afghanistan, su come l’Isis stia distruggendo il Paese e su come stia rubando la speranza a quei pochi figli rimasti ancora vivi.</p>
<p align="JUSTIFY">Sarebbe quanto meno auspicabile che quest’anno, oltre a dedicare la giornata internazionale per la libertà di stampa (3 maggio) ai giornalisti afghani uccisi, venga predisposta un’azione di contrasto al crimine adeguata, concreta e soprattutto partecipata. Dall’inizio della guerra sono morte migliaia di persone avvolte oggi da una coltre di silenzio: non basta una dedica per rendergli giustizia.</p>
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		<title>Manifestazione in solidarietà alle vittime dell&#8217;attentato a KABUL del 23 luglio scorso</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2016 13:23:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il giorno sabato 10 settembre in chiusura del Festival del Cinema di Venezia si terrà una manifestazione a sostegno del Movimento per l’Illuminazione e in solidarietà delle vittime del 23 luglio a Kabul. &#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-81.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6823" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6823" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-81.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (81)" width="233" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="IT" style="font-family: 'times new roman',serif; font-size: 12pt;"><strong>Il giorno sabato 10 settembre in chiusura del Festival del Cinema di Venezia si terrà una manifestazione a sostegno del Movimento per l’Illuminazione e in solidarietà delle vittime del 23 luglio a Kabul. </strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/COMUNICATO-STAMPA.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="">COMUNICATO STAMPA</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6824" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6824" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (80)" width="299" height="224" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/10/6821/">Manifestazione in solidarietà alle vittime dell&#8217;attentato a KABUL del 23 luglio scorso</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Intervista ad Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2016 09:06:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione degli attentati in Francia, l&#8217;Associazione per i Diritti umani aveva posto alcune domande ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. Riproponiamo, nostro malgrado, l&#8217;intervista a seguito degli attentati a Bruxelles. &#160;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title"><span style="color: #333333; font-size: medium;">In occasione degli attentati in Francia, l&#8217;Associazione per i Diritti umani aveva posto alcune domande ad Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali. </span></h1>
<p>Riproponiamo, nostro malgrado, l&#8217;intervista a seguito degli attentati a Bruxelles.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5518" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/th-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (43)" width="299" height="199" /></a></p>
<div class="clear"></div>
<div class="entry">
<div class="entry-inner">
<div>L’Associazione per i Diritti Umani ha rivolto, per voi, alcune domande al Dott. Andrea Margelletti, Presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) e lo ringrazia molto per la sua disponibilità.</div>
<div></div>
<div>E’ probabile che tra i migrati che arrivano in Europa ci siano persone<br />
“pericolose”? Come combattere la cultura della paura, diffusa da<br />
alcune parti politiche?</div>
<div></div>
<div>Bisognerebbe definire cosa vuol dire “pericolose”: una cosa sono i terroristi, un’altra sono i criminali.  Sul fatto che arrivino criminali o persone che in poco tempo vanno a delinquere, mi pare evidente perchè è una realtà che accomuna tutte le migrazioni. Chi si sposta in condizioni<br />
disperate, in alcuni casi, può essere attratto dai guadagni facili e questo è successo anche agli italiani che sono emigrati all’estero; quindi si tratta di un fenomeno endemico nei grandi numeri.</div>
<div>Altra cosa, invece, è il terrorismo: fino ad ora non ci sono risultati terroristi arrivati con i barconi anche perchè il terrorista è una persona estremamente formata, preziosa per il gruppo terroristico e non si rischia di metterlo su un barcone dove può affondare; è più<br />
facile che arrivi in Europa con un visto turistico o, addirittura, che sia cittadino europeo. Per<br />
bloccare il traffico umano è inutile arrestare solo gli scafisti.</div>
<div>
Quali operazioni sarebbero necessarie allo scopo?</div>
<div></div>
<div>Le operazioni che nessuno si sente in grado di fare: sarebbe opportuno intervenire nelle zone per cui le persone partono (e non mi riferisco soltanto alla Libia, ma anche all’Africa sub-sahariana) con delle politiche di lunghissimo termine ed estremamente costose. Al momento,<br />
non mi pare che alcun Paese europeo o occidentale abbia voglia di spendere miliardi di euro per questo tipo di attività che richiedono molti anni per vedere i primi risultati.</div>
<div></div>
<div>Qual è il suo parere, quindi, riguardo alle politiche europee in termini di<br />
sicurezza e di immigrazione?</div>
<div></div>
<div>Dal punto di vista della sicurezza interna, c’è grandissima collaborazione tra le forze di polizia e i servizi di informazione-sicurezza. Poi ciascun Paese adotta, sul proprio<br />
territorio nazionale, le misure che ritene più efficaci e opportune.</div>
<div>In termini di immigrazione non c’è una reale politica europea: l’Italia è stata lasciata sola ad affrontare il problema. Spesso la Ue, di fronte a problemi grossi, diventa una realtà di singoli e non più un’unione.</div>
<div></div>
<div>La comunità internazionale dovrebbe intervenire in alcune aree del<br />
mondo, ad esempio in Siria?</div>
<div></div>
<div>In Siria sono già presenti alcune ONG e sono in atto alcune operazioni – da parte della comunità internazionale – contro l’Isis, ma mi pare che anche in Siria, per l’ennesima volta, non vi sia, a livello di Paesi occidentali, una visione comune su come affrontare il problema.</div>
<div>Prima di tutto dovremmo avere una politica comune, a fonte della quale si fanno scelte comuni che possano essere anche sbagliate, ma che almeno sono condivise da tutti. Il fatto di procedere in maniera disunita ci rende deboli e vulnerabili.</div>
</div>
</div>
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