<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Kobane Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/kobane/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/kobane/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>Kobane Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/kobane/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[islamismi]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[minoranze]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[regime]]></category>
		<category><![CDATA[Scià]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.peridirittiumani.com/?p=18210</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/">Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="466" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18211" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2026/01/l_rojava11510933546431-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></figure>



<p>Gli attacchi genocidi del regime islamista di Damasco contro le zone curde nel nord-est della Siria continuano. Decine di migliaia di curdi sono in fuga. Intere città e regioni sono circondate e isolate dal mondo esterno, senza possibilità di ricevere medicinali, generi alimentari o carburante, riferisce l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV).</p>



<p>Nelle zone conquistate si dà la caccia ai curdi. Particolarmente drammatica è la situazione nella leggendaria città curda di Kobanê, che<br>nel 2014 ha resistito allo ”Stato Islamico” (IS). Da lì è partita la liberazione della regione dall’IS. A Kobanê sono state interrotte le forniture di acqua ed elettricità. Anche l’accesso a Internet è stato bloccato. I radicali islamici continuano ad avanzare. L’interruzione<br>intenzionale dei servizi di base sta provocando una crisi umanitaria. I civili, tra cui bambini e anziani, sono intrappolati nell’oscurità e non<br>hanno accesso ai servizi di base.</p>



<p>A quanto pare, il regime siriano vuole vendicarsi di Kobanê perché la città è un simbolo della lotta contro l’IS. Per i curdi – e per il mondo intero – Kobanê è un simbolo di speranza e di resistenza contro l’Islam radicale.</p>



<p>Di fronte ai continui attacchi delle truppe del regime islamista siriano contro la popolazione curda nel nord-est del Paese, centinaia di<br>migliaia di curdi e membri di altre minoranze siriane minacciate scendono in piazza in tutto il mondo per protestare. In questo contesto,<br>l’Associazione per i popoli minacciati fa appello ai curdi, ai drusi, agli alawiti e alle persone solidali in tutta Europa che protestano<br>affinché manifestino esclusivamente in modo pacifico. Anche se il dolore di fronte alle notizie sempre più drammatiche provenienti dalla Siria non conosce limiti, invitiamo tutti i manifestanti a protestare pacificamente. La rabbia per l’inerzia, l’indifferenza e persino il<br>sostegno al regime islamista di Damasco da parte dell’amministrazione Trump, dei governi e leader di partito in Europa è comprensibile. Non lasciatevi provocare da questo e dai siriani che dall’Europa sostengono il regime islamista! Chiediamo ai media di parlare con i membri delle minoranze siriane e di non minimizzare il regime islamista. Gran parte dell’opinione pubblica tedesca ed italiana è dalla parte delle minoranze perseguitate.</p>



<p>Tra i sunniti arabi siriani ci sono molte persone che rifiutano l’Islam radicale e si impegnano per la democrazia nel loro Paese. Molti sunniti arabi siriani attualmente tacciono, forse perché sperano che gli islamisti radicali porteranno la democrazia in Siria. Proprio come molte persone in Iran dopo il 1979, quando il regime di Khomeini salì al potere. Speravano in maggiori libertà per l’Iran dopo la terribile dittatura dello Scià. Ma molto presto questi siriani, proprio come allora gli iraniani, rimarranno delusi. Perché l’Islam radicale – sia sciita che sunnita – non ha portato più libertà in nessun luogo, ma solo più guerra, violenza, terrore e odio tra etnie e comunità religiose.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/">Siria: Kobanê, simbolo di speranza, è nuovamente minacciata dagli islamisti – Appello alla protesta pacifica</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2026/01/30/siria-kobane-simbolo-di-speranza-e-nuovamente-minacciata-dagli-islamisti-appello-alla-protesta-pacifica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/02/cappuccio-rosso-e-morta-nella-lotta-allis/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/02/cappuccio-rosso-e-morta-nella-lotta-allis/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 07:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[attivista]]></category>
		<category><![CDATA[Ayse Deniz Karacagil]]></category>
		<category><![CDATA[califfato]]></category>
		<category><![CDATA[cappuccio rosso]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[curda]]></category>
		<category><![CDATA[daesh]]></category>
		<category><![CDATA[femminile]]></category>
		<category><![CDATA[fronte]]></category>
		<category><![CDATA[fumettista]]></category>
		<category><![CDATA[Gezi park]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[kurda]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[militante]]></category>
		<category><![CDATA[miliziani]]></category>
		<category><![CDATA[milizie]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[Raqqa]]></category>
		<category><![CDATA[Rojava]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[uccisione]]></category>
		<category><![CDATA[Zerocalcare]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=8865</guid>

					<description><![CDATA[<p>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume Kobane Calling, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane.&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/02/cappuccio-rosso-e-morta-nella-lotta-allis/">&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume <em>Kobane Calling</em>, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane. La giovane attivista turca, poco più che ventenne, era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste di Gezi Park. &#8220;Aveva scelto di andare in montagna e unirsi al movimento di liberazione curdo invece di trascorrere il resto della sua vita in galera o in fuga. Da lì poi è andata a combattere contro Daesh in Siria e questa settimana è caduta in combattimento&#8221;, ricorda il fumettista.</div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8866 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="279" height="269" /><br />
</a></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Secondo quanto riportano i canali di informazione curdi e turchi sarebbe stata uccisa dal Califfato vicino al confine tra la Turchia e la Siria, martedì mattina. Attivista di sinistra, proveniente da Antalya, quando aveva poco più di 20 anni era stata arrestata nel corso delle proteste di Gezi Park. Condannata a 103 anni di carcere aveva deciso di “prendere la via delle montagne”, come si dice in gergo di chi aderisce alle milizie curde dello Ypg impegnate nella campagna contro il Califfato.  Deniz si era unita allo Ypj, divisione femminile delle milizie curde, impegnata insieme agli uomini nella liberazione di Raqqa, la capitale dell&#8217;Is (sedicente Stato Islamico) e nella difesa della regione autonoma del Rojava, nella Siria del Nord, noto anche come Kurdistan siriano.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8867 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /><br />
</a></div>
<div></div>
<div>&#8220;Il commento di Zerocalcare: &#8220;È sempre antipatico puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno. Però siccome siamo fatti che se incontriamo qualcuno poi per forza di cose ce lo ricordiamo e quel lutto sembra toccarci più da vicino, a morire sul fronte di Raqqa contro i miliziani di Daesh è stata Ayse Deniz Karacagil, la ragazza soprannominata Cappuccio Rosso&#8221;.</div>
<div></div>
<div></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/02/cappuccio-rosso-e-morta-nella-lotta-allis/">&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2017/06/02/cappuccio-rosso-e-morta-nella-lotta-allis/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Hate crimes in Europe!”: Disagi continui / Continuous Hardships</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/14/hate-crimes-in-europe-disagi-continui-continuous-hardships/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/14/hate-crimes-in-europe-disagi-continui-continuous-hardships/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2016 15:09:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Hate Crimes in Europe!]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[coste]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[minori]]></category>
		<category><![CDATA[muri]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>
		<category><![CDATA[psicologi]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[siriani]]></category>
		<category><![CDATA[tende]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=5659</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi Gli effetti psicologici dei campi e detenzioni sui richiedenti di asilo sono numerosi, anche se i campi di accoglienza sono aperti, e quindi i richiedenti asilo sarebbero liberi, ma in realta&#8217;&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/14/hate-crimes-in-europe-disagi-continui-continuous-hardships/">“Hate crimes in Europe!”: Disagi continui / Continuous Hardships</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli effetti psicologici dei campi e detenzioni sui richiedenti di asilo sono numerosi, anche se i campi di accoglienza sono aperti, e quindi i richiedenti asilo sarebbero liberi, ma in realta&#8217; sono immobilizzati da barriere burocratiche fino a che non viene presa una decisione sul loro caso . La sistematica e prolungata detenzione e permanenza in questi centri hanno effetti devastanti sia a livello fisico che mentale su coloro che sono gia&#8217; provati da esperienze traumatiche. In un degli ultimi reports di <i>Medecin San Frontiers</i> (in Grecia) è citato un grande numero di malattie riscontrate, incluse quelle respiratorie e gastrointestinali, ma è stata riscontrata anche una particolare rilevanza di malattie mentali quali:, ad esempio, depressione ed ansieta&#8217;. Purtroppo queste non sono trattate e spesso vengono alimentate dalle scarse condizioni nei campi e dei centri. Per esempio, nel porto di Piraeus e in Elliniko &#8211; dove al momento centinaia di profughi hanno trovato riparo &#8211; non ci sono servizi per accedere ad acqua corrente e quindi potersi lavare. Anche ricevere un bicchiere d&#8217;acqua consiste nell&#8217;aspettare in una lunga fila di persone, come mi racconta un profugho dell&#8217;Afghanistan. Melak, una donna della Siria, mi dice che e&#8217; nel porto da 20 giorni ma non ha avuto accesso ad acqua, mentre Benar, anche lei della Siria, incinta di sette mesi trova molto difficile la scarsita&#8217; di cibo. Purtroppo c&#8217;e una grande necessita&#8217; di migliorare le condizioni di questi posti e di creare un processo legale piu&#8217; rapido per allievare la sofferenza di molti.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5660" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5660" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (270)" width="690" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 690w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-270-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 690px) 100vw, 690px" /></a></p>
<div id=":4" dir="LTR">
<div id=":2" dir="LTR">
<table border="0" width="556" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="556" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="556">
<div id=":m7" dir="LTR">
<div id=":m9" dir="LTR">
<div id=":m8" dir="LTR">
<p>Didascalia: Fuggiti da Kobane, i bambini vivono in tende intorno l&#8217;aeroporto di Piraeus</p>
</div>
</div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<table border="0" width="463" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="463" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="463">
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>Caption: Escaping from Kobane, children living in a tent at Piraeus port.</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</div>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Continuous Hardships</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">by Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">The psychological effect that migration camps, detentions have on refugees are numerous. Even if migration camps are open and asylum seekers are free to go out and come back, they are immobilized by bureaucratic barriers. They cannot really leave until a decision on their legal status is reached, and are not allowed to welfare support. Thus, the effect of a camp even if it is not fenced, holds equally the psychological representation of being detained. Prolonged and systematic detention has devastating effects on physical and in particular mental health. In one of their latest reports, MSF (Medicine San Frontiers, Greece) cites a number of medical problems being detected including respiratory, gastrointestinal disease and a number of stress and trauma related diseases such depression, anxiety. For example, in Piraeus port and in Elliniko where thousands of asylum seekers have found shelter, there are not facilities for running water, thus it is not possible to wash. An asylum seeker from Afghanistan says that one needs to queue for a glass of water. Many of the asylum-seekers have lived traumatic experiences and being a victim of torture and continue to live traumatic experiences, which are aggravated by the prolonged limbo conditions. Similarly, Melak, a lady from Syria has been 20 days in the camp in Piraeus and has had no access to water and Benar, 7 months pregnant mother from Syria is finding it very hard particularly as food is scarce. There is a need to improve conditions in these spaces and to create a more rapid system for the legal process to take place. </span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/14/hate-crimes-in-europe-disagi-continui-continuous-hardships/">“Hate crimes in Europe!”: Disagi continui / Continuous Hardships</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/04/14/hate-crimes-in-europe-disagi-continui-continuous-hardships/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il coraggio delle donne</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/03/11/il-coraggio-delle-donne/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/03/11/il-coraggio-delle-donne/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 05:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[daesh]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Khalid Chaouki]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>
		<category><![CDATA[Meysa Abdo]]></category>
		<category><![CDATA[Nilde Iotti]]></category>
		<category><![CDATA[omorevole]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[riforma]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Tina Anselmi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=5419</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Khalid Chaouki (da Khalid Chaouki, Per un&#8217;Italia plurale) &#160; &#160; &#160; “Donne, combattiamo per i diritti di tutte voi”. Fucile in spalla, tuta mimetica e scarponi, il messaggio lanciato da Meysa Abdo, una delle&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/11/il-coraggio-delle-donne/">Il coraggio delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Khalid Chaouki (da Khalid Chaouki, Per un&#8217;Italia plurale)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/kobane-ok-685x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5420" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5420" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/kobane-ok-685x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="kobane-ok-685x320" width="685" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/kobane-ok-685x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/kobane-ok-685x320-300x140.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Donne, combattiamo per i diritti di tutte voi”. Fucile in spalla, tuta mimetica e scarponi, il messaggio lanciato da <b>Meysa Abdo</b>, una delle leader della resistenza curda a <b>Kobane</b> durante l’attacco di <i>Daesh</i> è immediato e sincero. Poche parole che racchiudono l’impegno di un esercito fatto di mogli, madri e giovanissime che, con la faccia pulita e i capelli legati, hanno deciso di prendere in mano il loro futuro, invece di essere spettatrici sono andate contro <i>Daesh</i>, ingoiando la paura e occupando la prima linea insieme ai loro compagni uomini.</p>
<p>Ecco le donne che voglio ricordare oggi, donne come <b>Meysa</b> e donne come <b>Tina Anselmi</b>, classe 1927, partigiana e democristiana, che il 29 luglio del 1976 è stata la prima donna a diventare ministro nella storia d’Italia: le venne assegnato il ministero del Lavoro e della previdenza sociale nel governo Andreotti III e fu tra le autrici della riforma che introdusse il <b>Servizio Sanitario Nazionale</b>. Assieme alla Anselmi anche <b>Nilde Iotti</b> merita senz’altro un pensiero in questo giorno. In prima fila nella resistenza durante la seconda guerra mondiale, e poi tra i banchi del Parlamento, si è fatta strada tra discriminazioni e pregiudizi, fino a diventare l’indiscussa <i>signora della politica</i>, prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati per ben tre mandati consecutivi, dal 1979 al 1992.</p>
<p>Il mio augurio, lontano dalla retorica delle mimose, è per tutti noi, perché <strong>ci lasciamo salvare dalle donne, ancora una volta!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5421" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5421" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ok" width="310" height="220" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/ok.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/ok-300x213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/03/11/il-coraggio-delle-donne/">Il coraggio delle donne</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/03/11/il-coraggio-delle-donne/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giornata internazionale di solidarietà con Kobane</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 07:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[esercito]]></category>
		<category><![CDATA[frontiere]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[IS]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/</guid>

					<description><![CDATA[<p>La città kurdo-siriana è ancora in pericolo &#8211; gravi accuse alla Turchia A un anno dai sanguinosi scontri con le milizie dello &#8220;Stato Islamico&#8221; terminati con la cacciatia delle milizie estremiste, gli abitanti della&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/">Giornata internazionale di solidarietà con Kobane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La<br />
città kurdo-siriana è ancora in pericolo &#8211; gravi accuse alla<br />
Turchia</p>
<p>A un anno dai sanguinosi scontri con le milizie<br />
dello &#8220;Stato Islamico&#8221; terminati con la cacciatia delle<br />
milizie estremiste, gli abitanti della città kurdo-siriana di Kobane<br />
sono tuttora in pericolo. In occasione della Giornata internazionale<br />
di solidarietà con Kobane (1 novembre) l&#8217;Associazione per i Popoli<br />
Minacciati (APM) accusa la Turchia di sparare alle postazioni di<br />
difesa kurde oltre frontiera. Un anno fa, Ankara era accusata di<br />
sostenere o, se non altro, tollerare gli estremisti dell&#8217;IS; ora il<br />
governo turco è andato oltre e attacca con il proprio esercito le<br />
postazioni kurde nella speranza di indebolire l&#8217;autodifesa kurda e di<br />
assumere direttamente il controllo sulle zone d&#8217;insediamento dei<br />
Kurdi. Le autorità turche inoltre stanno bloccando alla frontiera<br />
gli aiuti alimentari, l&#8217;acqua potabile e i farmaci inviati ai circa<br />
150.000 civili che hanno deciso di tornare nella propria casa a<br />
Kobane.</p>
<p>Nonostante l&#8217;IS sia stato cacciato da Kobane, le sue<br />
milizie potrebbero farvi ritorno se la resistenza kurda dovesse<br />
allentare la presa. Nella battaglia per Kobane hanno perso la vita<br />
tra 1.000 e 1.5000 combattenti kurde e kurdi e circa altri 500 civili<br />
turchi. Altri 5.000 sono rimasti feriti e sono stati medicati in<br />
ospedali d&#8217;emergenza improvvisati o nei vicini comuni kurdi in<br />
Turchia. Le autorità turche hanno ripetutamente negato i trattamenti<br />
medici in Turchia e spesso i combattenti kurdi feriti hanno dovuto<br />
aspettare giorni interi al valico di frontiera prima di poter entrare<br />
in Turchia ed essere medicati. Durante la battaglia di Kobane i circa<br />
400.000 abitanti della città e dei dintorni erano quasi tutti<br />
fuggiti. Nonostante le attuali condizioni catastrofiche, circa 1.000<br />
persone lasciano ogni settimana i campi profughi nel sud della<br />
Turchia per tornare a casa propria. Molti altri hanno invece<br />
continuato la loro fuga in Europa e non hanno per ora alcuna<br />
possibilità di poter tornare a casa. La città di Kobane è per<br />
l&#8217;80% distrutta e negli unici due ospedali rimasti aperti, uno civile<br />
e l&#8217;altro militare, manca praticamente tutto. Attualmente il valico<br />
di frontiera dalla Turchia verso Kobane è aperto solo due volte in<br />
settimana e solamente per chi è disposto a tornare a Kobane.</p>
<p>La<br />
Giornata internazionale di solidarietà con Kobane è stata celebrata<br />
la prima volta l&#8217;1 novembre 2014 dai Kurdi in esilio e dai loro amici<br />
in Europa, America, Africa e Australia per sostenere almeno<br />
moralmente le cittadine e i cittadini di Kobane. Le milizie dell&#8217;IS<br />
avevano tentato la conquista della città kurda già alla fine del<br />
2013 ma erano stati bloccati dalle unità di difesa popolari (YPG)<br />
kurde. A metà settembre 2024 l&#8217;IS aveva allora avviato una massiccia<br />
offensiva contro la città. Dopo mesi di sanguinosi scontri strada<br />
per strada e casa per casa, le unità kurde hanno ottenuto armi e il<br />
sostegno aereo degli USA. Il governo turco ha invece continuato a<br />
negare ogni forma di aiuto ai combattenti assediati e solo in seguito<br />
alle pesanti pressioni internazionali agli inizi di novembre ha<br />
permesso a 150 peshmerga kurdo-iracheni di raggiungere Kobane per<br />
sostenere i combattenti kurdi con armamenti pesanti.</p>
<p>Vedi<br />
anche in <u><a href="http://gfbv.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">gfbv.it</a></u>:<br />
<u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150916it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150916it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150828it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150828it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150806it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150806it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150730it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150727it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150624it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150611it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150609it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150522it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150320it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/2c-stampa/2015/150128it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/3dossier/kurdi/indexkur.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.gfbv.it/3dossier/kurdi/kurtur-it.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />in<br />
www: <u><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Yazidi?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
| <u><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/">Giornata internazionale di solidarietà con Kobane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/11/01/giornata-internazionale-di-solidarieta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Kobane liberata e il rapimento di Susan Dabbous</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[curdi]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[estera]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[Medioriente]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Kobane la città siriana al confine con la Turchia occupata in parte e per diverso tempo dai miliziani dello Stato Islamico (IS) + stata liberata. Nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio, l’Osservatorio siriano per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/">Kobane liberata e il rapimento di Susan Dabbous</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>
Kobane la città siriana al confine<br />
con la Turchia occupata in parte e per diverso tempo dai miliziani<br />
dello Stato Islamico (IS) + stata liberata. Nel pomeriggio di lunedì<br />
26 gennaio, l’Osservatorio siriano per i diritti umani –<br />
organizzazione non governativa pro-ribelli con base a Londra – ha<br />
detto che i curdi hanno riconquistato quasi tutta la città si è<br />
parlato del 90% di Kobane, anche se è difficile quantificare<br />
esattamente quanto territorio sia ancora controllato dallo Stato<br />
Islamico.</p>
<p>A causa degli intensi combattimenti<br />
e bombardamenti degli ultimi mesi  Kobane è diventata una cosiddetta<br />
“città fantasma”, dove ormai non vive più nessuno. Riportiamo<br />
un paio di immagini del fotografo turco Bulent Kilic – scelto come<br />
<a href="http://www.ilpost.it/2014/12/23/bulent-kilic-time/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>miglior<br />
fotografo di news del 2014 dalla rivista </u><em>TIME</em></a><br />
– che ha reso testimonianza della Kobane “liberata” e dei curdi<br />
vincitori. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/kobane-liberata03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/kobane-liberata03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="207" width="320" /></a></div>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di<br />
 seguito la nostra intervista alla giornalista Susan Dabbous sulla<br />
 sua esperienza di vittima di rapimento in Siria.
 </div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione6">
<div style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;">
<img align="BOTTOM" border="0" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/02/35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /><br />
 <u><a href="http://3.bp.blogspot.com/-vj6fKSD3EAg/U13xOylazWI/AAAAAAAABIY/SKEqo2_wLMg/s1600/$_35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br />
 </a></u></p>
<p>
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 3<br />
 aprile 2013 Susan Dabbous, giornalista di origini siriane, è stata<br />
 rapita insieme ad altri tre reporter italiani. Sono stati<br />
 sequestrati a Ghassanieh, un villaggio cristiano, da parte di un<br />
 gruppo legato ad al-Qaeda mentre stavano facendo le riprese per<br />
 preparare un documentario per la RAI.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
 giornalisti sono stati dapprima portati in casa-prigione,<br />
 successivamente Susan è stata trasferita, da sola, in un<br />
 appartamento con Miriam, moglie di uno jihadista, con cui ha dovuto<br />
 pregare e ascoltare i discorsi di Bin Laden. Ma la domanda che le<br />
 veniva posta, in maniera ricorrente, era: “ Qual è la tua morte<br />
 preferita?”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da qui<br />
 il titolo del libro: <i>Come<br />
 vuoi morire? Rapita nella Siria in guerra, </i>il<br />
 diario della prigionia di Susan Dabbous, edito da Castelvecchi.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
 intervistato per voi la giornalista che ringraziamo molto.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<p>Innanzitutto,<br />
 ci può raccontare brevemente qual è il ricordo più duro legato<br />
 alla sua prigionia e quali erano i suoi pensieri ricorrenti durante<br />
 quell&#8217;esperienza? Come si è rapportata con i rapitori? </p>
<p>Ho<br />
 optato per un atteggiamento passivo di sottomissione totale, ma ci<br />
 tengo molto a precisare che l’islamizzazione è stata una cosa<br />
 volontaria, sono io che ho chiesto di imparare la preghiera, volevo<br />
 integrarmi nel loro contesto sociale, condividere i miei giorni con<br />
 altre donne nel caso in cui ce ne fossero state, uscire da un<br />
 contesto di prigionia violento e angosciante. Credevo che mi<br />
 avrebbero tenuto per mesi se non per anni, come accaduto ad altri<br />
 ostaggi. L’integrazione per me equivaleva alla sopravvivenza.</p>
<p>Recentemente, durante una presentazione del suo libro,<br />
 lei ha citato la frase di Padre Paolo Dall&#8217;Oglio: “Non mancare la<br />
 propria morte”: ci può spiegare il significato di quella frase e<br />
 del concetto che esprime? </p>
<p>Tra le frasi che mi hanno<br />
 colpito di più del libro “Collera e Luce” di Padre Paolo<br />
 Dall’Oglio c’è questa: “Per me inconsciamente la<br />
 preoccupazione di non fallire la propria morte è rimasta molto viva<br />
 e interviene nelle mie scelte. La paura di non morire là dove si<br />
 dovrebbe, quando si dovrebbe e per le giuste ragioni”. Ho trovato<br />
 in questa frase molto forte il concetto di sacrificio, cristiano,<br />
 umano, per il prossimo: là dove la fede non è pregare per la<br />
 propria salvezza bensì per il miglioramento dell’umanità. Padre<br />
 Paolo crede così tanto nel dialogo da non ha paura di proporlo<br />
 ovunque e a chiunque. In Egitto, come in Siria senza dimenticare<br />
 l’Iraq. Le sue recenti scelte sono state dettate dal coraggio ma<br />
 anche da una conoscenza più che trentennale del Medio Oriente. Da<br />
 luglio scorso non si hanno più notizie di lui, chi lo detiene in<br />
 Siria sa probabilmente chi ha tra le mani. Spero con tutta me stessa<br />
 che sia trattato con rispetto. </p>
<p>Nel suo libro parla del<br />
 coraggio del popolo siriano. La guerra civile è una guerra che i<br />
 civili stanno pagando a un prezzo altissimo: vuole riportare alcune<br />
 voci di quelle persone? Le loro aspettative, le loro richieste&#8230;</p>
<p>In Siria si spera di tornare presto alla normalità. I<br />
 bambini vogliono tornare a scuola; i padri di famiglia vogliono<br />
 lavorare, perché il problema del lavoro è assolutamente centrale.<br />
 Le donne sognano di ritornare nelle proprie case. Sono stanche di<br />
 vivere la condizione di povertà estrema, di precarietà e di<br />
 mancanza di dignità. A nessuno piace essere profugo, ma in questo<br />
 caso specifico si tratta di un popolo con scarsa propensione<br />
 all’emigrazione. I siriani, anche i più poveri e modesti,<br />
 posseggono una casa o un pezzetto di terra. </p>
<p>Il 2 aprile<br />
 scorso è stato cancellato, in Italia, il reato di immigrazione:<br />
 cosa possono fare l&#8217;Italia, ma anche l&#8217;Unione Europea in termini di<br />
 immigrazione? E come tutelare i diritti dei rifugiati, dei<br />
 richiedenti asilo? </p>
<p>L’Europa potrebbe impegnarsi di più<br />
 nell’accoglienza dei profughi che arrivano sulle nostre coste<br />
 sostenendo viaggi disumani, pagando decine di migliaia di euro.<br />
 Appena arrivati si sentono salvi, dopo poche ore inizia un nuovo<br />
 calvario, tutto europeo e burocratico, fatto non più di loschi<br />
 trafficanti e vecchi barconi ma di questure e fogli di rinvio.<br />
 Bisognerebbe rivedere il regolamento di Dublino che obbliga il<br />
 richiedente asilo a fare domanda nel primo paese d’arrivo. Un<br />
 sistema palesemente fallimentare perché nessuno vuole rimanere in<br />
 Italia, Grecia o Bulgaria, paesi dalle economie fragili incapaci di<br />
 dare non solo opportunità ma a volte anche l’assistenza di base.</p>
<p>Qual è o quale deve essere il ruolo dei mass-media italiani<br />
 (e occidentali in genere) nel raccontare ciò che succede in<br />
 Medioriente? E&#8217; possibile fare giornalismo, in tema di politica<br />
 estera, con precisione e attenzione alla verità? </p>
<p>Credo che<br />
 la Siria venga raccontata e anche bene, ma è una qualità<br />
 dell’informazione accessibile solo ai tecnici, a chi sa dove<br />
 prendere cosa. Tra siti internet, fonti dirette e fughe di notizie<br />
 da parte di chi vuole colpire questo o quel gruppo in conflitto. Il<br />
 problema, certo, è come rendere fruibile questa quantità a volte<br />
 anche mastodontica di notizie. Discernere e tentare di verificare<br />
 senza mettere a repentaglio la propria vita. È una sfida<br />
 importante, conosco giornalisti italiani e stranieri che sono<br />
 entrati e usciti illesi dalla Siria negli ultimi mesi, questo non<br />
 significa però che non abbiano affrontato enormi rischi. In Italia<br />
 c’è però un problema di discontinuità, sui temi di politica<br />
 estera che vengono raccontati a singhiozzo, questo non aiuta affatto<br />
 la comprensione di fenomeni complessi che ci sono ad esempio dietro<br />
 i conflitti.
 </p></div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/">Kobane liberata e il rapimento di Susan Dabbous</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2015/02/03/kobane-liberata-e-il-rapimento-di-susan/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La resistenza a Kobane</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 06:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Kobane]]></category>
		<category><![CDATA[ministro]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non abbandoneremo mai le nostre terre Il ministro della Difesa di Kobanê Ismet Şêx Hesen sta combattendo insieme a due dei suoi figli in difesa di Kobanê. Hesen e i suoi due figli che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/">La resistenza a Kobane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/kobane8-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/12/kobane8-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="182" width="400" /></a></div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<p></p>
<p> Non abbandoneremo mai le nostre<br />
 terre</p>
<p> Il ministro della Difesa di Kobanê<br />
 Ismet Şêx Hesen sta combattendo insieme a due dei suoi figli in<br />
 difesa di Kobanê. Hesen e i suoi due figli che si trovano nelle<br />
 fila YPG dicono: “Kobanê è più prezioso di ogni altra cosa. Non<br />
 permetteremo mai che alle mafie ISIS di prenderlo. I giovani di<br />
 Kobanê dovrebbero venire ad occupare il loro posto nella<br />
 resistenza.&#8221;</p>
<p> Il modello sociale egualitario del<br />
 cantone di Kobanê è stato dimostrato nella resistenza agli<br />
 attacchi ISIS. Un esempio di questo è la famiglia Hesen. Poiché<br />
 gli attacchi sono iniziati a Kobanê, il Ministero della Difesa ha<br />
 continuato il suo lavoro in condizioni difficili, mentre i due<br />
 figli, Kajin e Dilgêş stanno combattendo nelle fila delle YPG. Un<br />
 nipote di Hesen è, anche, morto durante la resistenza a Kobanê.</p>
<p> <strong>‘Ho la fortuna di<br />
 lottare spalla a spalla con i miei figli’.</strong></p>
<p> Il ministro della Difesa di Kobanê<br />
 Ismet Şêx Hesen ha detto che aveva impugnato le armi, anche, in un<br />
 precedente attacco di luglio, aggiungendo: “Quando questo ultimo<br />
 assalto ha avuto inizio non ho esitato a prendere la mia pistola e<br />
 unirmi alla resistenza”. Hesen ha continuato dicendo che suo<br />
 figlio Kajin era già stato nelle YPG, e quando gli ultimi attacchi<br />
 sono iniziati, a settembre, anche il figlio Dilgêş si è unito<br />
 alle truppe. Hesen aggiunto di essere orgoglioso dei suoi figli e di<br />
 essere felice di lottare con loro fianco a fianco.</p>
<p> <strong>‘La libertà è più<br />
 preziosa di ogni altra cosa’.</strong></p>
<p> Şêx Hesen ha usato l’Algeria<br />
 come esempio, dicendo: “Migliaia di persone provenienti da tutto<br />
 il mondo sono andate in Algeria e hanno sacrificato la loro vita per<br />
 la libertà del popolo. Siamo anche disposti a fare questo per la<br />
 nostra terra. Ciò che riteniamo importante è Kobanê e la libertà<br />
 del popolo curdo”.</p>
<p> <strong>‘Non permetteremo all’<br />
 ISIS di prendere Kobanê’.</strong></p>
<p> Il figlio maggiore di Hesen, Kajin<br />
 Hesen, si è unito alle YPG 3 anni fa. Fu ferito durante la<br />
 battaglia contro l’Al Nusra ad Afrin, poi è venuto a Kobanê per<br />
 unirsi alla resistenza qui. Kajin Hesen ha detto che ora stava<br />
 combattendo contro le bande ISIS insieme a suo padre e suo fratello.<br />
 “Non permetteremo mai che alle mafie ISIS di prendere Kobanê”,<br />
 ha aggiunto.</p>
<p> <strong>‘Se necessario, tutta la<br />
 famiglia si unirà alla resistenza’.</strong></p>
<p> Dilgêş Hesen ha deciso di<br />
 aderire alle YPG quando gli attacchi ISIS hanno avuto inizio, il 15<br />
 settembre. Egli ha detto: “All’inizio ho combattuto sul fronte<br />
 orientale. Ora vado ovunque sia utile. Sto difendendo Kobanê<br />
 insieme a mio padre e mio fratello maggiore. Non possiamo<br />
 abbandonare Kobanê aall’ ISIS”. Dilgeş Hesen ha detto che, se<br />
 necessario, la madre e altri fratelli si sarebbero uniti alla difesa<br />
 di Kobanê, e ha invitato i giovani del Cantone a farvi ritorno,<br />
 dicendo: “Tornate e cerchiamo di difendere Kobanê insieme.<br />
 Partire non è una soluzione. La migliore e più onorevole cosa da<br />
 fare è rimanere qui e lottare per la libertà del nostro paese”.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
(Ufficio d&#8217; informazione del Kurdistan<br />
in Italia)</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/">La resistenza a Kobane</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2014/12/17/la-resistenza-kobane/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
