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	<title>kurde Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Intervento militare turco pianificato in Siria</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 06:47:30 +0000</pubDate>
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Intervento militare turco pianificato in Siria<br>APM mette in guardia dal pericolo di un&#8217;ondata di terrorismo in Europa</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="599" height="275" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 599w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/kurd-599x275-300x138.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure></div>



<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) chiede la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU per mettere in guardia la Turchia dalle conseguenze del suo intervento militare in Siria. L&#8217;intervento militare non solo allontanerebbe a tempi indeterminati la possibilità di pace e stabilità in Siria ma rischia di comportare seri pericoli anche per l&#8217;Europa. Se il cosiddetto Stato Islamico (IS) riprendesse forza, migliaia di miliziani dell&#8217;IS potrebbero tornare liberi e costituire un serio pericolo in Europa. Dopo che la Turchia ha per anni sostenuto i movimenti islamici nella vicina Siria, nessuno pensa veramente che possa ora mandare a processo i<br>miliziani dell&#8217;IS. Ciò nonostante il presidente Statunitense Donald Trump ha passato alla Turchia la responsabilità per i prigionieri dell&#8217;IS, attualmente sotto custodia delle Forze Democratiche Siriane (Syrian Democratic Forces) a maggioranza kurda. Dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;offensiva turca, le forze kurde hanno dichiarato di non poter più<br>controllare e difendere i campi di prigionia in cui si trovano i miliziani dell&#8217;IS poiché hanno ora priorità militari più urgenti. Ma se i prigionieri dell&#8217;IS dovessero tornare in libertà potrebbero costituire un serio pericolo per la sicurezza non solo nella regione ma anche in Europa.</p>



<p>L&#8217;APM chiede quindi una forte iniziativa dell&#8217;Europa che deve farsi finalmente carico dei circa 10.000 miliziani dell&#8217;IS provenienti dai paesi europei. Essi devono essere ricondotti nei loro paesi insieme ai loro familiari dove dovranno essere processati per i crimini commessi o, dove possibile, reintegrati in società con specifici programmi di sorveglianza. L&#8217;Europa deve finalmente prendere in mano la situazione e assumersi le proprie responsabilità, sia per la popolazione civile della Siria del nord, sia per garantire le condizioni di pace in Medio Oriente così come in Europa.</p>



<p> L&#8217;APM mette in guardia dalle conseguenze del previsto intervento militare turco in Siria e critica duramente la pianificata istituzione di una zona di sicurezza al confine con la Turchia. Secondo il diritto internazionale, una zona di sicurezza, o safety zone, deve servire a tutelare la popolazione civile ma quello che intende fare la Turchia è proprio il contrario. La creazione di questa zona di sicurezza prevede infatti lo spostamento forzato della popolazione civile residente per insediarvi migliaia di profughi siriani arabi fuggiti in Turchia dalla guerra. Quello che la Turchia in realtà persegue è la sostituzione della popolazione kurda residente lungo la frontiera tra Siria e Turchia con persone di origine araba. Definire tale operazione &#8220;istituzione di una safety zone&#8221; è un eufemismo che in realtà cela una ulteriore e gravissima violazione del diritto internazionale che si aggiunge a quella dell&#8217;intervento militare.</p>



<p>L&#8217;istituzione forzata della safety zone con grande probabilità innescherà una fuga di massa della popolazione residente creando una nuova ondata di profughi e rischia di causare gravi conflitti etnici dall&#8217;esito imprevedibile.</p>



<p>Secondo l&#8217;articolo 7 dello Statuto della Corte Penale Internazionale il trasferimento forzato della popolazione civile costituisce un crimine contro l&#8217;umanità e, anche se la Turchia non riconosce la Corte Penale Internazionale, la definizione dei crimini contro l&#8217;umanità, così come fissati negli statuti della Corte, è internazionalmente vincolante. Lo spostamento forzato delle persone, così come pensato dal governo turco,<br>andrebbe a cambiare drasticamente la composizione etnica in Siria del Nord e costituisce a sua volta un grave crimine contro la popolazione civile. </p>



<p></p>
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		<title>Iraq: gravi accuse di violenza sessuale contro donne kurde commesse da militari e milizie</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2017 09:57:08 +0000</pubDate>
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<p>In seguito alle notizie di abusi sessuali mirati di soldati e miliziani iracheni contro donne kurde, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede che le gravi accuse vengano prese sul serio e indagate in modo approfondito. Secondo l&#8217;APM, gli USA e tutti i paesi riuniti nella coalizione anti-IS devono approfondire i rapporti sugli abusi sessuali contro donne e ragazze kurde da parte di membri dell&#8217;esercito iracheno e se le accuse dovessero essere confermate ogni collaborazione con il governo iracheno deve essere sospesa. La comunità internazionale sostiene l&#8217;Iraq militarmente, politicamente e diplomaticamente per tutelare donne e bambini da gruppi radical-islamici. Se le accuse fossero confermate e dovesse risultare che soldati e milizie irachene lungi dal proteggere siano invece anche loro aguzzini che usano lo stupro come arma di guerra, ogni collaborazione deve essere interrotta.</p>
<p>Secondo il Comitato di Prevenzione alla violenza contro le Donne, a Kirkuk, a Tuz Churmatu e in altre località conquistate dall&#8217;esercito iracheno e dalle milizie alleate, si sarebbero verificati abusi sessuali contro donne e ragazze kurde. Il Comitato cita in particolare il caso della 16enne Samia Said Saleh violentata da membri delle milizie Al-Hashd al-Shabi (forze di mobilitazione popolare) lo scorso 20 ottobre. In seguito la ragazza e i suoi genitori si sarebbero suicidati provocando un mirato incidente automobilistico. Nella regione d&#8217;origine della ragazza, la regione di Garmiyan nel sudest dell&#8217;Iraq, la popolazione è ancora traumatizzata dai crimini commessi contro la popolazione civile dal dittatore iracheno Saddam Hussein che alla fine degli anni &#8217;80, nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione genocida Anfal, fece deportare decine di migliaia di civili kurdi della regione nel deserto sud iracheno. Delle persone deportate nessuna è mai tornata.</p>
<p>Gli attacchi dell&#8217;esercito iracheno e delle milizie Al-Hashd al-Shabi sostenute dall&#8217;Iran nel Kurdistan iracheno continuano senza interruzione fin dal 16 ottobre 2017. Secondo quanto riportato da amici kurdo-iracheni dell&#8217;APM, solamente a Tuz Churmau a sud di Kirkuk, i miliziani avrebbero dato fuoco a 21 scuole e a una moschea sunnita. Il numero dei Kurdi profughi provenienti dalla regione ricca di petrolio attorno a Kirkuk sarebbe salito ad almeno 168.000 persone.</p>
<p>Nella piana di Ninive vicino a Mosul, la popolazione cristiana degli Assiro-Caldei-Aramei così come gli Yezidi sono nuovamente in fuga dai combattimenti tra Kurdi ed esercito iracheno. Molte persone della città di Teleskof, che dopo la disfatta dell&#8217;IS erano tornati nelle proprie case, è nuovamente costretta a cercare rifugio nella vicina città di Alqosh.</p>
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