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	<title>La famiglia Bèlier Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>La famiglia Bélier : la diversità raccontata con leggerezza</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2015 04:46:00 +0000</pubDate>
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<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Madre,<br />
padre, fratello e minore e Paula. Paula è un&#8217;adolescente che cresce<br />
in una famiglia speciale: i suoi genitori e il fratellino, infatti,<br />
sono sordomuti. Siamo nella campagna della Normandia e i Bélier sono<br />
agricoltori e produttori di formaggio; infaticabili lavoratori, molto<br />
legati ai figli, vivono tutti in grande armonia. Questa è la<br />
situazione che apre il film intitolato proprio <i>La<br />
famiglia Bèlier</i>,<br />
nelle sale in questo periodo, film scritto a quattro mani da<br />
Stanislas Carre de Malberg e Victoria Bedos, candidato a sei<br />
nomination ai César. Il regista, Eric Lartigau, racconta la<br />
diversità con leggerezza, costruendo attorno ai personaggi una<br />
commedia frizzante, ma non banale.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Interessante,<br />
ad esempio, sono le modalità di comunicazione tra Paula e gli altri<br />
componenti della famiglia: il linguaggio dei segni oppure gli<br />
sguardi, insomma quella comunicazione non verbale che passa<br />
attraverso altri sensi e altre sensibilità. La ragazzina, che ha<br />
sedici anni, vive in un mondo silenzioso e si trova a dover fare da<br />
ponte tra i suoi affetti più cari e il mondo esterno: un ruolo non<br />
facile, soprattutto in una fase della vita, quella adolescenziale, in<br />
cui si vorrebbe essere al centro del mondo e delle attenzioni altrui.<br />
Paula, infatti, come tutti i suoi coetanei, inizia a desiderare un<br />
fidanzato ed è in cerca della propria identità. L&#8217;occasione si<br />
presenta tramite un concorso per entrare  in una delle scuole di<br />
canto più prestigiose di Parigi. Paula vorrebbe partecipare, ma il<br />
suo allontanamento da casa preoccupa la famiglia che ha così tanto<br />
bisogno della sua presenza, sia nel lavoro sia come legame con la<br />
società esterna.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Originale<br />
la scelta di un linguaggio diretto, a volte sopra le righe di alcuni<br />
personaggi che si contrappone al mutismo dei Bélier e quella<br />
emancipazione riguardo alle questioni sessuali che suscitano sorrisi,<br />
ma che servono anche a non scadere nella retorica pietistica. Di<br />
respiro universale la riflessione tra le generazioni a confronto, un<br />
confronto spesso complicato che qui lo è ancora di più data la<br />
disabilità dei genitori. Bella l&#8217;idea che, nonostante un tipo di<br />
comunicazione non convenzionale, i componenti del nucleo si<br />
capiscano, litighino per poi tornare ad essere più uniti di prima.<br />
Da notare, infine, come anche la musica, in questo film, sia così<br />
importante da essere quasi, essa stessa, protagonista: non è un caso<br />
che Paula voglia iscriversi ad una scuola di canto. Lei, figlia di<br />
persone sordomute, ha un dono: quello di una voce meravigliosa e<br />
proprio con quella voce canta una canzone che si intitola <i>Je<br />
vole</i><br />
e dice: “ Vi voglio bene, ma parto. Non fuggo ma volo, non sono più<br />
una bambina stasera”. Paula ha trovato la sua strada e tutti hanno<br />
imparato che l&#8217;amore passa anche attraverso l&#8217;autonomia e la libertà.</p>
</div>
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