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	<title>lager Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Campagna IO ACCOLGO: la lettera al governo e l&#8217;appello sulla sospensione degli accordi con la Libia</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2020 06:19:30 +0000</pubDate>
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<p>Anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce alla campagna IO ACCOLGO e lancia l&#8217;appello per la sospensione degli accordi tra Italia e Libia. Ieri ha partecipato alla email bombing con la seguente lettera inviata al governo italiano.</p>



<p><strong>LA LETTERA</strong></p>



<p><em>Egregio Presidente, Egregio ministro ed Egregia ministra,<br>nel Mediterraneo si sta consumando da anni una tragedia che nessuno può più ignorare. Decine di migliaia di migranti morti nel tentativo di raggiungere le coste europee o intercettati dalla guardia costiera libica e rinchiusi in veri e propri lager, sottoposti a terribili violenze e torture, quando non venduti come una qualsiasi mercanzia ai trafficanti di esseri umani.<br><br>L’indignazione, da sola, non basta più. E’ il tempo di agire. Le chiedo con forza l&#8217;annullamento immediato dei famigerati accordi con la Libia: a partire dalla fine dei finanziamenti agli aguzzini della c.d. guardia costiera libica, dalla chiusura dei lager, trasferendo i migranti lì detenuti in paesi che garantiscano il rispetto dei diritti umani, alla individuazione di corridoi umanitari per attraversare senza pericoli il mediterraneo.</em><br><em>Avevamo sperato che il suo nuovo governo cambiasse radicalmente le proprie politiche sui migranti che fuggono da fame, violenze, guerre. Così ancora non è. Di fronte alle tragedie che continuano a consumarsi la invito a dire basta, adesso.Con la speranza di essere ascoltato, la saluto.</em></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="960" height="540" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14462" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure></div>



<p><strong>L&#8217;APPELLO</strong></p>



<p>I sommersi e i salvati. A guardare l’immagine ripresa dall’aereo Seabird della Sea Watch che ritrae il cadavere di un uomo incastrato tra i tubolari di un gommone, a 40 miglia dalla costa libica, viene in mente il titolo del fondamentale libro di Primo Levi: I sommersi e i salvati, appunto. Quella foto è solo l’ultima testimonianza di una tragedia in corso da anni nel Mare Mediterraneo. I fatti dimostrano, in maniera inequivocabile, che le strategie finora adottate per controllare il flusso di migranti e profughi verso le coste dell’Europa sono state fallimentari e destinate a riprodurre all’infinito la strage.</p>



<p>Gli uomini, le donne e i bambini che prendono il mare dalle coste libiche fuggono da situazioni di estrema miseria, regimi dispotici, persecuzioni tribali, conflitti etnici, guerre crudeli e catastrofi ambientali. E, una volta arrivati in Libia, sono sottoposti a un sistema di violenze, estorsioni, detenzione inumana, sevizie, stupri e torture. Le testimonianze sulle violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente in un paese lacerato dalla guerra civile sono univoche e provengono dagli organismi internazionali, dalle agenzie umanitarie e da tutte le fonti di informazione.</p>



<p>Giovedì 16 luglio la Camera dei Deputati, per il quarto anno consecutivo, ha approvato il finanziamento della missione italiana in Libia, che prevede in particolare il sostegno economico alla cosiddetta guardia costiera libica e l’attività di formazione e addestramento dei suoi componenti. Lo consideriamo un atto gravissimo.<br>Per capirci, la guardia costiera libica è quella che non ha raccolto la richiesta di recupero del cadavere dell’uomo fotografato da Sea Bird. Ed è sempre la stessa che, ormai da anni, è parte dell’organizzazione del traffico di esseri umani che passa attraverso la Libia; e ancora, è il corpo militare che non soccorre chi fa naufragio e che riporta i sopravvissuti nei centri di detenzione. Questa è l’attività criminale che l’Italia ha deciso di continuare a finanziare. Su tutto ciò non vogliamo tacere e, ciascuno nel suo campo e con le sue risorse, vogliamo proporre all’opinione pubblica, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, i seguenti obiettivi che corrispondono ad altrettante irrinunciabili urgenze:</p>



<p>&#8211; Non più fondi alla guardia costiera libica: non si deve finanziare un corpo non ufficiale che svolge il lavoro sporco respingendo le persone intercettate in mare e imprigionandole in decine e decine di centri di detenzione.</p>



<p>&#8211; Chiusura ed evacuazione dei centri di detenzione e trasferimento dei migranti fuori dalla Libia: sappiamo a quali orrori sono sottoposte le persone rinchiuse nei centri – governativi e non – in mano a milizie e trafficanti. Queste strutture vanno chiuse.</p>



<p>&#8211; Corridoi umanitari per garantire alle persone in fuga di trovare protezione senza mettere a repentaglio la propria vita: l’Italia, d’intesa con altri Stati europei, deve promuovere una grande operazione umanitaria per il trasferimento e il reinsediamento nei paesi di accoglienza delle persone evacuate: così come avviene da anni, se pure per gruppi ristretti, grazie all’opera di organizzazioni internazionali e realtà private di ispirazione religiosa.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Mailbombing. Il memorandum con la Libia va cancellato</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 09:26:37 +0000</pubDate>
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<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>M</strong></td></tr><tr><td>Carissima, carissimo,<br>il Governo intende in queste ore rinnovare il Memorandum con la Libia, senza alcuna modifica, nonostante gli impegni presi solo qualche mese fa. In concreto significa che continueremo a finanziare la guardia costiera libica<br> e i veri e propri lager in cui i migranti sono sottoposti ad ogni tipo di tortura.Come campagna<strong> IOACCOLGO</strong> siamo          convinti che questi accordi non solo non vadano rinnovati ma debbano essere cancellati e si debba lavorare per una    evacuazione immediata delle persone trattenute nei campi libici. <strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/270d.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />ISTRUZIONI<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/270d.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><br>Per questo vi chiediamo di prendere posizione: trovate qui sotto un testo da inviare al ministro degli Interni                    Luciana Lamorgese e a quello degli Esteri Luigi Di Maio.<br>Vi basterà copiare il testo nella vostra mail inserire l’oggetto (Il memorandum con la Libia va cancellato) inserire i loro  indirizzi:<br><a rel="noreferrer noopener" href="mailto:caposegreteria.ministro@interno.it+?subject=%E2%9A%A0MAILBOMBING%3A%20IL%20MEMORANDUM%20CON%20LA%20LIBIA%20VA%20CANCELLATO%E2%9A%A0&amp;body=Egregio%20ministro%2C%0ALe%20scrivo%20personalmente%20per%20esprimere%20il%20mio%20dissenso%20in%20merito%20al%20rinnovo%20del%20memorandum%20con%20la%20Libia%2C%20firmato%20nel%202017%20e%20mai%20ratificato%20dal%20Parlamento.%20Da%20quanto%20si%20apprende%20il%20vostro%20Governo%20intende%20rinnovare%20quegli%20accordi%20senza%20modifiche.%0AIl%202%20febbraio%2C%20quindi%2C%20il%20Memorandum%20verr%C3%A0%20automaticamente%20rinnovato%2C%20nonostante%20gli%20impegni%20a%20modificarlo%20assunti%20da%20voi%20circa%20tre%20mesi%20fa.%20Si%20continuer%C3%A0%2C%20dunque%2C%20a%20finanziare%20la%20guardia%20costiera%20libica%20%E2%80%93%20per%20lo%20pi%C3%B9%20formata%20da%20quegli%20stessi%20trafficanti%20che%20si%20dice%20di%20voler%20fermare%20%E2%80%93%20perch%C3%A9%20riporti%20i%20migranti%20in%20fuga%20nei%20lager%20dove%20sono%20sottoposti%20a%20ogni%20tipo%20di%20tortura%20e%20dove%20si%20pu%C3%B2%20morire%20a%20causa%20dei%20bombardamenti.%0ASono%20convinto%20che%20l%E2%80%99unica%20scelta%20%E2%80%9Cumana%E2%80%9D%20da%20compiere%20subito%20sarebbe%20quella%20di%20svuotare%20i%20lager%20e%20trasferire%20chi%20vi%20%C3%A8%20trattenuto%20e%20non%20rinnovare%20gli%20accordi%20che%20hanno%20causato%20solo%20sofferenza%20e%20problemi%20per%20migliaia%20di%20persone.%20Le%20chiedo%20dunque%2C%20cos%C3%AC%20come%20sostenuto%20dalla%20campagna%20IOACCOLGO%2C%20di%20procedere%20al%20pi%C3%B9%20presto%20a%20evacuare%20di%20tutti%20i%20migranti%20trattenuti%20nei%20centri%20libici%2C%20all%E2%80%99apertura%20di%20corridoi%20umanitari%20europei%2C%20ristabilire%20un%E2%80%99operazione%20efficace%20di%20soccorso%20in%20mare%2C%20ripristinare%20in%20Italia%20e%20in%20Europa%20un%20sistema%20di%20accoglienza%20che%20punti%20ad%20una%20integrazione%20vera%20nel%20rispetto%20dei%20diritti%20umani%20fondamentali%2C%20a%20cominciare%20dal%20diritto%20alla%20vita.%0ANOME%20E%20COGNOME" target="_blank">caposegreteria.ministro@interno.it</a><br><a rel="noreferrer noopener" 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target="_blank">dimaio_luigi@camera.it</a><br>e quello della nostra segreteria: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:segreteria@ioaccolgo.it" target="_blank">segreteria@ioaccolgo.it</a> in modo che potremo tenerne traccia<br>firmarlo in fondo con il vostro nome e inviarlo. <em><strong>E’ importante far sentire la nostra voce, solo se saremo in tanti     potremo raggiungere il risultato di cambiare la vita di migliaia di persone.</strong></em><br>Grazie,<br>La Segreteria di ioaccolgo  <br><br><a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5vFmdLwYcwFNULxpnyosWenDiDG2eLoScR2JplxZEWATDEj7XkJ-cpDJ-j6YLJDLzTkokybhO0jaokQvSe_Dptz-9Y3bU3IdMFoVtvqGPC-xFMCaUbKgqZ4KPyeEW6zZN9CSleIYxW_yHxHHtPTkSlc4bsKC?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>&#8212;&#8212;&#8212;-<strong>OGGETTO: Il Memorandum con la Libia va cancellato</strong>Egregio ministro,<br>Le scrivo personalmente per esprimere il mio dissenso in merito al rinnovo del memorandum con la Libia, firmato nel 2017 e mai ratificato dal Parlamento. Da quanto si apprende il vostro Governo intende rinnovare quegli accordi senza modifiche. Il 2 febbraio, quindi, il Memorandum verrà automaticamente rinnovato, nonostante gli impegni a                 modificarlo assunti da voi circa tre mesi fa. Si continuerà, dunque, a finanziare la guardia costiera libica – per lo più     formata da quegli stessi trafficanti che si dice di voler fermare – perché riporti i migranti in fuga nei lager dove sono    sottoposti a ogni tipo di tortura e dove si può morire a causa dei bombardamenti. Sono convinto che l’unica scelta       “umana” da compiere subito sarebbe quella di svuotare i lager e trasferire chi vi è trattenuto e non rinnovare gli           accordi che hanno causato solo sofferenza e problemi per migliaia di persone. Le chiedo dunque, così come sostenuto dalla campagna IOACCOLGO, di procedere al più presto a evacuare di tutti i migranti trattenuti nei centri libici,             all’apertura di corridoi umanitari europei, ristabilire un’operazione efficace di soccorso in mare, ripristinare in Italia e in Europa un sistema di accoglienza che punti ad una integrazione vera nel rispetto dei diritti umani fondamentali, a    cominciare dal diritto alla vita. <strong>NOME E COGNOME</strong><br><br></td></tr></tbody></table>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13591" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-300x47.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-768x121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Mai più. La vergogna italiana dei lager per immigrati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2019 03:41:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con il settimanale Left è da poco uscito il libro &#8220;Mai più. La vergogna italiana dei lager per immigrati&#8221;  avente come tema la detenzione amministrativa dei migranti &#8220;irregolari&#8221; in Italia, dai CPTA ai CPR. Si tratta di un tentativo di raccontare oltre 20 anni di abusi, di fallimenti, di vicende che poco sono state raccontate e che poco, ad avviso di chi lo ha realizzato, rendono onore alla storia democratica di questo paese.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/c0eeab20-c50d-4a7d-a7e0-b69aaf363d4a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/c0eeab20-c50d-4a7d-a7e0-b69aaf363d4a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/c0eeab20-c50d-4a7d-a7e0-b69aaf363d4a-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/c0eeab20-c50d-4a7d-a7e0-b69aaf363d4a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure></div>



<p> A cura di Yasmine Accardo (Campagna LaciateCI entrare) e Stefano Galieni (Adif, Assoicazione Diritti e Frontiere)</p>



<p>Ecco l&#8217;introduzione al testo: </p>



<p>“Centri
di Permanenza Temporanea e Assistenza” fu il nome che venne dato
alle prime strutture di detenzione amministrativa per migranti sorte
in Italia dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano. Correva
l’anno 1998 e già da allora si diceva nel centro sinistra, che
bisognava coniugare “accoglienza e sicurezza”, ponendo l’accento
sempre più sul secondo termine. I CPTA, acronimo delle strutture (ma
la A di assistenza venne dimenticata), vennero realizzati in maniera
improvvisata prima ancora di dare loro un quadro normativo.</p>



<p>Per la prima volta nel nostro paese, nel resto d’Europa era già prassi, si poteva privare le persone della libertà personale in virtù del fatto che la loro presenza non era considerata regolare. La finalità dei centri riguardava gli “stranieri destinatari di un provvedimento di espulsione con accompagnamento coattivo alla frontiera non immediatamente eseguibile”. Persone che non avevano commesso reati ma rinchiuse per ciò che erano. Per facilitare i rimpatri delle persone non gradite, l’allora ministro dell’Interno Giorgio Napolitano si affrettò a siglare i primi accordi bilaterali di riammissione con alcuni paesi del Nord Africa che raramente produssero i risultati sperati.</p>



<p>I centri, in cui si poteva restare rinchiusi fino ad un mese in attesa dell’espulsione, nacquero da un giorno all’altro e senza organicità. A Lampedusa, non c’era ancora la struttura di Contrada Imbriacola quindi le persone venivano tenute nei pressi dell’aeroporto e poi di un’ex base militare. Non risultava inquadrato come CPTA ma di fatto la sua funzione era quella. A Trapani venne preso in affitto un ospizio in disuso, il Serraino Vulpitta, e ci si realizzarono delle celle, a Roma si utilizzò parte di una caserma nei pressi dell’aeroporto di Fiumicino, a Ponte Galeria, e poi Agrigento, Bari, Brindisi. Già da allora i servizi di “assistenza” (sanità, pasti ecc.) vennero dati in gestione a imprese o cooperative che a volte partecipavano a gare pubbliche, più spesso ottenevano un affidamento diretto, con un business enorme. La sorveglianza esterna e la repressione interna in caso di emergenze era (come ancora oggi) gestita dalla locale prefettura e quindi attraverso personale dei diversi corpi dello Stato. Anche per questo furono in molti a “offrirsi” per fornire strutture adeguate, da Don Cesare Lo Deserto che fece rapidamente trasformare il suo centro Regina Pacis, prima adibito all’accoglienza, in un CPT, alle città di Milano (Via Corelli), Torino, (Corso Brunelleschi), Bologna (Via Mattei). A Modena ne sorse uno gestito dalle Misericordie il cui presidente, Daniele Giovanardi, fratello gemello del più noto uomo politico, non nascondeva pubblicamente di usare gli introiti ricavati per acquistare le ambulanze dell’ospedale di cui era primario. E poi Foggia, Crotone (Isola Capo Rizzuto) accanto a un immenso campo di accoglienza, Lamezia Terme, (gestito da un responsabile della protezione civile al posto di una comunità di accoglienza per tossicodipendenti). Nel 2006 si aprì il CPT di Gradisca D’Isonzo, ribattezzata la “Guantanamo italiana” per l’uso di tecnologia avanzata atta a impedire fughe, rivolte, socialità eccessiva fra gli “ospiti”. Sì perché chi vi era trattenuto non era considerato detenuto ma “ospite” al punto che se riusciva a fuggire, nonostante si scatenassero le caccie all’uomo, i responsabili per negligenza non potevano essere perseguiti. A Ragusa ne aprì uno solo per donne in pieno centro della città con telecamere interne alle stanze delle “ospiti” e con personale quasi esclusivamente maschile, chiuse quello di Agrigento per difficoltà di gestione e ne venne aperto uno a Caltanissetta (località Pian Del Lago), si spostò quello di Bari, per pochi mesi ne restò aperto uno a Trieste mentre nelle altre città si rese difficile la loro realizzazione sia per l’opposizione degli enti locali più spesso perché popolazione, movimenti sociali (insieme a difficoltà di reperire strutture idonee), ne impedirono la realizzazione, come nel caso di Corridonia, nel maceratese. Nel frattempo era entrata in vigore la Bossi–Fini, che raddoppiava i tempi massimi di trattenimento (da 30 a 60 giorni) ma si andava rapidamente dimostrando il fallimento di tale approccio all’immigrazione. I centri sin dalla loro apertura si erano dimostrati luoghi da cui si tentava di fuggire e in cui si moriva. La notte di Natale del 1999 veniva trovato morto, nel CPT di Ponte Galeria, Mohamed Ben Said, mascella rotta e forse imbottito di psicofarmaci. Pochi giorni dopo, il 28 dicembre, alcuni “ospiti” tentarono la fuga dal “Serraino Vulpitta” di Trapani, vennero ripresi, rimessi in cella e, sembra, uno di loro riuscì a dar fuoco al materasso. Non si trovarono le chiavi per aprire e in 6 trovarono una morte atroce (uno di loro dopo 3 mesi di agonia), non funzionavano gli estintori, insomma una strage annunciata in una struttura anche inadeguata al trattenimento.</p>



<p>C’è
un calcolo macabro scomparso dalla storia ufficiale, quello di coloro
che hanno perso la vita a causa della detenzione in questi spazi in
cui non valevano e non valgono nemmeno le garanzie dei regolamenti
penitenziari. Fra tentativi di fuga, mai chiariti malori, suicidi
parliamo, per difetto, di una trentina di morti. Senza contare gli
innumerevoli atti di autolesionismo, gli equilibri psicofisici
spezzati da mesi di privazione della libertà, la repressione sempre
seguita a rivolte e sommosse per la qualità del cibo, per avere
colloqui con parenti e avvocati, per difficoltà strutturali
derivanti da spazi pensati esclusivamente come zoo temporanei per
persone.</p>



<p>Per
parecchi anni, soprattutto fino al 2007, si sono realizzate
mobilitazioni per chiedere la chiusura dei centri, giudicati dai più
irriformabili, la più grande a Torino nell’inverno 2002, ma tante
e in tutte le città in cui c’erano CPT o in cui si minacciava di
aprirli. Mobilitazioni a volte creative e che riuscivano a parlare
alla popolazione e alle persone rinchiuse, in altri casi aspramente e
duramente conflittuali, spesso represse dalle forze dell’ordine.</p>



<p>Ma
anche nei palazzi della politica, per alcuni anni, ci si interrogò
sul senso di queste strutture che non sono state “imposte
dall’Europa” come ha lasciato passare una vulgato pseudo
progressista (l’Europa con Schengen ha solo chiesto a ogni Stato di
vigilare sui propri confini), ma create più per soddisfare esigenze
propagandistico securitarie che già da allora venivano utilizzate da
buona parte del parlamento. Ci furono però parlamentari, senatori ed
europarlamentari che cominciarono, essendo gli unici ad avere il
mandato ispettivo, a visitare quei luoghi, a denunciarne le carenze e
le condizioni di vita che vi venivano imposte, a provare a scardinare
questo sistema. Certo, di centri ce ne erano in tutta Europa, nel
2005 (fonte Migreurop) 174, in Italia si arrivò a un massimo di 14
strutture che costarono milioni di euro l’anno e che, anche in base
agli scopi per cui erano stati aperti si dimostrarono fallimentari. I
dati di 14 anni fa indicano come al massimo il 48% delle persone
trattenute veniva poi effettivamente rimpatriato con costi che si
aggiravano attorno agli 8000/12000 euro per ogni espulsione. Il tutto
per detenere 2000/3000 persone l’anno, rispetto ai dichiarati “500
mila clandestini”, in parte rinchiusi nei centri dopo periodi di
detenzione in cui non erano stati identificati, i cui provvedimenti
di convalida del trattenimento erano affidati a giudici di pace (mai
utilizzati finora per autorizzare la limitazione della libertà
personale) e che, una volta non rimpatriati, tornavano fuori in
condizioni di irregolarità con l’obbligo di lasciare entro pochi
giorni il territorio nazionale ma senza alcun paese intenzionato ad
accoglierli.</p>



<p>Solo
propaganda insomma e costruzione della fortezza escludente per
rinchiudere il “nemico interno” e dimostrare che lo Stato si
prende cura della sicurezza dei cittadini. Oltre che gli ex detenuti
sono finiti nei centri persone che avevano perso il lavoro e quindi
il diritto di restare in Italia, richiedenti asilo a cui non era
stata riconosciuta la protezione internazionale o umanitaria,
lavoratori e lavoratrici al nero (in particolar modo nel lavoro di
cura), vittime di tratta per sfruttamento sessuale che non
usufruivano delle normative atte a tutelarle, a volte persino minori.</p>



<p>Nel
2006 venne istituita una Commissione indipendente per analizzare il
funzionamento dei CPT, presieduta dal diplomatico Staffan De Mistura,
che presentò un suo rapporto il 1 febbraio del 2007. La conclusione
era pilatesca: i CPT non dovevano essere chiusi ma “superati”,
riducendo al minimo il numero delle persone da trattenere, il tutto
proprio mentre si riconosceva il fallimento di tali strutture. Nel
2009 col cambio di governo, il nuovo ministro dell’Interno, Roberto
Maroni, incentivò invece l’utilizzo dei trattenimenti. I CPT
cambiarono acronimo diventando CIE (Centri per l’Identificazione e
l’Espulsione) rompendo almeno una ipocrisia di fondo e si portò a
6 mesi il tempo massimo di trattenimento, trasformandoli di fatto in
carceri senza neanche gli elementi propri di un sistema penitenziario
e dando via così a un ciclo di rivolte e sommosse. Non solo non
aumentò il numero dei rimpatriati (per gli stessi funzionari di
polizia chi non è identificato nei primi 15 giorni raramente riesce
a rientrare nei programmi di rimpatrio coattivo), ma aumentarono le
rivolte e le sommosse, ancora monitorate da società civile e meno
dalla politica. Uno degli aspetti poco considerati di quel periodo
riguarda il cospicuo business dei CPTA. In ogni città in cui se ne
creava uno era la locale prefettura a definire l’ente gestore,
raramente con gara pubblica d’appalto, col risultato che c’erano
centri in cui il costo di un trattenuto al giorno era di 72 euro
(Modena, Misericordie di Daniele Giovanardi) e altri in cui si scese
a 26 euro (Malgrado Tutto, Lamezia Terme). Si aggiunga il costo della
vigilanza, affidato ai vari corpi militari e di polizia dello Stato e
l’indennità percepita da ogni prefetto della città in cui nasceva
un centro. In molte strutture poi, per garantire i servizi, si giunse
a definire una clausola per cui, anche in caso di centro poco
affollato, l’ente preposto percepiva giornalmente la somma
spettante qualora i presenti fossero il 50% +1 dei posti stabiliti.
Impossibile rimetterci insomma.</p>



<p>Nel
2011 il governo arrivò a vietare a giornalisti, operatori di
organizzazioni umanitarie non accreditati, amministratori locali e a
tutte le altre figure esterne, l’accesso ai CIE. Da un appello di
alcuni operatori dell’informazione raccolto dalla Federazione
Nazionale della Stampa e dalla mobilitazione di settori sensibili di
società nacque la campagna “LasciateCIEntrare” che tentò di
riportare l’attenzione su questo buco nero in cui non debbono
affacciarsi scomodi testimoni.</p>



<p>Il
governo successivo, con la ministra Cancellieri, sospese l’efficacia
della circolare che vietava l’accesso ai centri ma il potere di
limitare le visite restò nelle mani dei prefetti. Nel frattempo
furono tante le rivolte che scoppiarono e portarono a dover chiudere
sezioni dei centri quando non le intere strutture. In poco tempo i
CIE aperti si ridussero a 4, ma intanto si stava entrando già nel
periodo vicino ai giorni nostri.</p>



<p>Il
ministro Minniti rinominò i centri che diventarono CPR (Centri
Permanenti per il Rimpatrio). Ci sono in tutti questi cambiamenti di
acronimi modifiche normative che illustreremo in seguito ma il
tentativo, da anni perseguito, è quello di aprirne almeno uno in
ogni regione. A oggi (settembre 2019) le strutture aperte sono 7:
Torino, Roma, Bari, Brindisi, Potenza (Palazzo S. Gervasio),
Caltanissetta e Trapani (Contrada Milo), a cui vanno aggiunti gli
hotspot, Lampedusa, Taranto, Pozzallo, che pur non avendo
ufficialmente scopi di trattenimento finiscono con svolgere tale
funzione.</p>



<p>Prima
della crisi di governo si stava lavorando alacremente per riaprire i
centri di Milano e di Gradisca D’Isonzo (Gorizia), quello rimasto
aperto per pochissimi mesi di Santa Maria Capua Vetere nel Casertano,
uno nuovo a Macomer in Sardegna e un altro nel bresciano. Progetti
che potrebbero realizzarsi presto anche se chi tenta di aggiudicarsi
gli appalti per la gestione si ritrova a fare i conti col fatto che i
loro predecessori sono spesso finiti sotto inchiesta per reati vari,
tanto dal punto di vista amministrativo (distrazione di fondi) quanto
penale per il trattamento riservato agli “ospiti”.</p>



<p>Infine,
menzioniamo due capitoli che meriterebbero da soli ulteriori e molto
attenti approfondimenti. In autunno sono previste mobilitazioni per
impedire la riapertura o la apertura di CPR, per denunciare quanto
sta avvenendo dopo che, se si esclude un periodo in cui i termini
massimi di trattenimento erano stati riportati a 3 mesi, sono
attualmente a 180 giorni con alcune forze politiche che hanno chiesto
di arrivare a 18 mesi di detenzione.</p>



<p>Il
futuro dei CPR è incerto. Tutti i tentativi di dichiararli
incostituzionali sono falliti seppure la stessa sovraordinante
Direttiva Europea 115/2008 considera il trattenimento come una
estrema ratio e non la norma. Il primo decreto sicurezza permette a
oggi di trattenere chi risulta essere privo dei requisiti per restare
in Italia anche in luoghi diversi dai “CPR” ritenuti idonei.
Quali sono? Zone aeroportuali, camere di sicurezza, sezioni riservate
di penitenziari? Tutto è oggi possibile salvo, per chi ne fa
richiesta, potersi regolarizzare e uscire dall’invisibilità.</p>



<p>Le
strutture di detenzione amministrativa sono state pensate e
potenziate come adeguate a garantire i confini europei e la
“sicurezza interna”, ma si sono rivelati enormi voragini in cui
sparivano persone, soldi pubblici e moriva lo Stato di diritto. Una
ragione in più per parlarne con maggior cognizione di causa e per
tornare a chiederne a gran voce la definitiva abolizione anche in
quanto istituzioni totali dove neanche i più elementari diritti
delle persone possono essere rispettate.</p>



<p>Stefano
Galieni</p>



<p><em>P.S.
Il testo che segue e che proponiamo è un lavoro collettivo che non
può esaurire quanto accaduto in 21 anni. Non troverete storie molto
importanti e mancheremo di citare tante e tanti che nel corso degli
anni si sono impegnati in lavori di ricerca, di informazione, di
ascolto delle vicende qui narrate o che hanno dato vita a
mobilitazioni di ogni tipo. Soggettività variegate che hanno provato
a far sì che questo angolo nero di Storia italiana non venisse
rimosso o dimenticato. Ma questa è soprattutto una storia di donne e
uomini incontrati, anche per un solo momento nei Centri, in fuga, in
ospedale, che in prima persona hanno pagato le conseguenze di un
sistema ingiusto e non da ultimo, coloro che per queste ingiuste
detenzioni hanno perso la vita. A loro è dedicato questo lavoro,
perché nessuno possa più dire domani “io non sapevo”</em></p>



<p> l&#8217;introduzione al testo:</p>



<p></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/11/10/mai-piu-la-vergogna-italiana-dei-lager-per-immigrati/">Mai più. La vergogna italiana dei lager per immigrati</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Basta scuse, ora si cambia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Sep 2019 06:47:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Noi ci saremo. E voi? La soap opera delle ultime settimane è finita e il nuovo governo, incensato e presentato all&#8217;insegna della DISCONTINUITÀ rispetto a quello precedente è pronto a partire. Salvini non c&#8217;è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p><strong>Noi ci saremo. E voi?</strong></p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="289" height="175" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12997"/></figure></div>



<p>La soap opera delle ultime settimane è finita e il nuovo governo, incensato e presentato all&#8217;insegna della DISCONTINUITÀ rispetto a quello precedente è pronto a partire.</p>



<p>Salvini non c&#8217;è più, e al suo posto spunta l&#8217;ex prefetto di Milano Luciana Lamorgese.</p>



<p>Tralasciando che al governo c&#8217;è il partito che ha votato qualsiasi cosa proposta dalla Lega e il partito che ha partorito Minniti, dagli annunci mediatici si vuole imprimere una svolta. Sarà la volta buona?</p>



<p>Noi che siamo molto generosi siam pronti a dare loro dei consigli per dimostrare questa differenza, come far abolire interamente il sistema della detenzione amministrativa dei CPR immediatamente. Questi lager vanno chiusi all&#8217;istante e quelli programmati anche. Senza se e senza ma.</p>



<p>Sicuramente saranno poi pronti all&#8217;eliminazione dei due decreti sicurezza fatti passare dallo scorso esecutivo. Quale maggiore azione di discontinuità sarebbe se non eliminare il simbolo della vecchia compagine governativa?</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="225" height="225" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12998" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/download-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></figure></div>



<p>Cambiare le leggi sull&#8217;immigrazione permettendo la libera circolazione nel territorio italiano ed europeo partendo da una sanatoria per le persone migranti già presenti. O vogliono ancora persone invisibili nelle nostre città?</p>



<p>Dopo un anno e mezzo, soprattutto dal PD, di proclami e iniziative dove si ribadiva la totale diversità da tutto ciò che prodotto Salvini al Viminale, ci aspettiamo che adesso al governo si agisca subito. Non è più tempo di scuse.</p>



<p>Siete diversi o vi dimostrerete dei nuovi Minniti e Salvini?</p>



<p>Non dobbiamo illuderci che basterà un cambio di casacca da parte del governo per mettere la parola fine alle leggi ingiuste contro cui ci siamo battuti negli ultimi anni. Al contrario, proprio ora, dobbiamo batterci ancora più duramente per far si che le decine di istanze che hanno animato le nostre manifestazioni non vengano lasciate nel dimenticatoio.</p>



<p>Per questa ragione il 12 ottobre alla&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/1083686275168896/?acontext=%7B%22source%22%3A3%2C%22source_newsfeed_story_type%22%3A%22regular%22%2C%22action_history%22%3A%22%5B%7B%5C%22surface%5C%22%3A%5C%22newsfeed%5C%22%2C%5C%22mechanism%5C%22%3A%5C%22feed_story%5C%22%2C%5C%22extra_data%5C%22%3A%5B%5D%7D%5D%22%2C%22has_source%22%3Atrue%7D&amp;source=3&amp;source_newsfeed_story_type=regular&amp;action_history=%5B%7B%22surface%22%3A%22newsfeed%22%2C%22mechanism%22%3A%22feed_story%22%2C%22extra_data%22%3A%5B%5D%7D%5D&amp;has_source=1&amp;__tn__=K-R&amp;eid=ARCGgDQAstyf6dsSF-LKGxPsioMRCf1b2WtyB8tP1QP-zvMeq18Ho_50PnXZZcsTY0E7jHDwAT08QDq6&amp;fref=mentions&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDPaqGBSJcUcz9hQ0lpHswZFvCEP_l39wU2PAPFWkJm5iAQf64Y9MHdmDfwraRQ6GfdlUbIrfY1N_-0M87xPZQSLvvIUc5RjzJF4D63wnhk-yVBnF2mfFdrT8yQg9EPh92RvjN6izlwH6azffAaUyVfGeOQGUemRCitiJP2XNlGW22Nv0eq6a4RqX6WYY1IceoPqI1ASUmv_9s89gGb9TRSxSQOfN-6EU0deM_7b0oOusQ4xwGxfHEo8qn7dxhACB9RZNfURpd6Xo-RkfMN4u_kIWikfT5SuxvYrvvvUYSwWhLR4kZLJcfRlOlBxt77-NBTLVrvId8_65c3i5Qupv0&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">● Manifestazione contro CPR e Decreti Salvini ● #oltreiconfini</a>&nbsp;dovremo essere tantissimi e tantissime in piazza!</p>
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		<title>Dossier Msf: &#8220;Per la prima volta il governo italiano scrive che la Libia è un porto sicuro. Ma è esattamente il contrario&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/03/25/dossier-msf-per-la-prima-volta-il-governo-italiano-scrive-che-la-libia-e-un-porto-sicuro-ma-e-esattamente-il-contrario/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 06:59:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Centro di detenzione di Sabaa, Tripoli, uno dei tanti in cui in Libia sono recluse più di 650.000 migranti arrivati per provare a raggiungere l&#8217;Europa.</p>
<p>Uno sconvolgente rapporto degli operatori di Medici senza frontiere, entrati in questo centro, conferma come le condizioni dei migranti detenuti siano drammatiche con allarmanti livelli di malnutrizione delle persone in carcere, un terzo delle quali sono minori: preoccupano soprattutto le condizioni dei tanti bambini. Gli operatori di Msf hanno scoperto 31 persone chiuse a chiave in una cella di 4 metri per 5 senza spazio per sdraiarsi, senza latrine, costrette ad urinare in bottiglie e secchi di plastica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo grazie all&#8217;accordo vergognoso tra il governo italiano e la Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12243" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/013736589-9b0fbabc-c76f-4830-9e28-92749969aeeb-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia, dopo il drammatico aumento del numero di persone intercettate nel Mediterraneo dalla Guardia Costiera libica, supportata dall’Unione Europea. Almeno 11.800 persone che tentavano di attraversare il Mediterraneo su precari barconi inadatti al mare sono state riportate in Libia solo quest’anno secondo le organizzazioni delle Nazioni Unite, con intercettazioni quasi quotidiane nelle acque internazionali tra Italia, Malta e Libia. Una volta sbarcate, le persone vengono trasferite in centri di detenzione non regolamentati lungo la costa.</p>
<p>Terribili livelli di violenza. “Persone appena scampate a situazioni di vita o di morte in mare non dovrebbero essere trasferite in un pericoloso sistema di detenzione arbitraria” &#8211; ha detto Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF &#8211; molti di loro hanno già sofferto terribili livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli estenuanti viaggi dai loro paesi d’origine. Ci sono vittime di violenza sessuale, di traffico, torture e maltrattamenti. Tra i vulnerabili ci sono bambini, a volta senza un genitore o un accompagnatore, donne incinte o in fase di allattamento, anziani, persone con disabilità mentali o in gravi condizioni mediche”.</p>
<p>Non si sa cosa accade nei centri di detenzione. Senza un sistema di registrazione formale e reportistica, una volta che una persona è all’interno di un centro di detenzione non c’è modo di tracciare cosa le accade. I detenuti non hanno la possibilità di questionare la legalità della loro detenzione o dei trattamenti che subiscono. I programmi di evacuazione gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per le Migrazioni (IOM) e dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per aiutare rifugiati e migranti a uscire dalla detenzione arbitraria sono stati rafforzati l’anno scorso ma riescono ad aiutare solo una piccola parte della popolazione rifugiata e migrante in Libia. La misura principale, facilitata dall’IOM, consiste nel rafforzare i cosiddetti rimpatri “volontari” dei migranti dai centri di detenzione ai loro paesi di origine, con 15.000 persone già rimpatriate da novembre.</p>
<p>Non c&#8217;è rimpatrio volontario: le persone non hanno alternative. Si tratta di uno sviluppo positivo quando supporta persone bloccate in Libia che vogliono tornare a casa, ma la natura volontaria di questi rimpatri è contestabile perché le persone non hanno altra alternativa formale per uscire dai centri. L’UNHCR ha evacuato poco più di 1.000 dei rifugiati più vulnerabili, ma la maggior parte di loro è stata portata in Niger dove attende urgentemente di essere reinsediata in altri paesi. Come conseguenza dell’aumento delle intercettazioni in mare, le équipe di MSF a Misurata, Khoms e Tripoli riscontrano un netto aumento nel numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo bloccati nei centri di detenzione già sovraffollati.</p>
<p>Quelle persone rinchiuse a Khoms, con bambini piccoli. Recentemente, MSF ha fornito assistenza medica in un solo giorno a 319 persone intercettate in mare e portate in un centro di detenzione a Tripoli, la maggior parte delle quali era stata detenuta dai trafficanti per diversi mesi prima di tentare la traversata del Mediterraneo. Intorno a Misurata e Khoms, MSF fornisce cure a persone con ustioni di secondo grado, scabbia, infezioni respiratorie e disidratazione. In un’occasione, persone intercettate in mare sono state portate al centro di detenzione senza vestiti, perché avevano perso tutto in mare. “A Khoms ci sono oltre 300 persone, tra cui bambini molto piccoli, rinchiuse in un centro di detenzione sovraffollato. Il caldo è asfissiante, non c’è areazione e l’accesso ad acqua potabile pulita è scarso – è acqua salata mista a liquami” dice Anne Bury, vice coordinatore medico di MSF in Libia. “La situazione nei centri di detenzione è insostenibile, il clima è molto teso, le persone sono esposte ad abusi di ogni sorta. Le persone sono disperate, vediamo ferite e fratture. Alcune tentano di fuggire, altre fanno lo sciopero della fame.”</p>
<p>Le conseguenze della politica europea. Questa situazione è il risultato del tentativo dei governi europei di impedire a qualunque costo a rifugiati, migranti e richiedenti asilo di raggiungere l’Europa. Elemento centrale di questa strategia è equipaggiare, formare e supportare la Guardia Costiera libica perché intercetti le persone in mare e le riporti in Libia. Navi non libiche non possono infatti riportare legalmente i migranti in Libia perché il paese non è riconosciuto un posto sicuro. Ma le persone soccorse in acque internazionali nel Mediterraneo non devono essere riportate in Libia: devono essere portate in un porto sicuro, come prescritto dal diritto internazionale e marittimo. “La Libia non può essere considerata una soluzione accettabile per prevenire gli arrivi in Europa” ha detto Kleijer di MSF. “Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia e non devono essere detenuti nel paese su basi arbitrarie e in condizioni disumane”.</p>
<p>MSF in Libia. Da circa due anni, MSF fornisce cure mediche a rifugiati e migranti nei centri di detenzione in Libia che rientrano formalmente sotto l’autorità del Ministero dell’Interno del paese e del suo dipartimento per combattere l’immigrazione illegale (DCIM) a Tripoli, Khoms e Misurata. Ai detenuti non viene garantito accesso alle cure mediche – che vengono fornite da una manciata di organizzazioni umanitarie come MSF o da agenzie delle Nazioni Unite, che riescono ad avere una presenza limitata nel paese nonostante la violenza e l’insicurezza diffuse.</p>
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		<title>Shoah &#8211; Il genocidio dei Porrajmos</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2019 10:17:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da www.21luglio.org) «Inizialmente solo per gli ebrei esistevano le camere a gas, unicamente per loro. In un secondo momento, nell’estate del 1944, purtroppo anche per gli zingari fu decretata la stessa “soluzione finale”. Li&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<header class="post-header">
<h1 class="gdlr-blog-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11981" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="750" height="394" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/porrajmos-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></a></h1>
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<p><em>«Inizialmente solo per gli ebrei esistevano le camere a gas, unicamente per loro. In un secondo momento, nell’estate del 1944, purtroppo anche per gli zingari fu decretata la stessa “soluzione finale”. Li hanno mandati a morire nelle camere a gas. Ebrei e zingari morivano per gas»</em> (Pietro Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz)</p>
<h3>Porrajmos: 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista</h3>
<p>Il 27 gennaio si celebra in Italia la <strong>Giornata della Memoria</strong> – riconosciuta grazie alla Legge n.211 del 20 luglio 2000 – che ricorda lo sterminio del popolo ebraico, la <strong>Shoah</strong>, ma che dimentica di commemorare anche <strong>i 500mila rom e sinti vittime del genocidio nazi-fascista</strong>. Una storia segnata dalla persecuzione su base etnica che, in tempi e con modalità differenti, ha colpito le comunità rom e sinte in Italia nel ventennio fascista: il Porrajoms.</p>
<h3>I quattro periodi del Porrajmos</h3>
<p>Sono quattro i periodi del “Porrajmos”, la violenta azione che in Italia ha inghiottito nel vortice dello sterminio centinaia di famiglia colpevoli solo di appartenere ad una “razza” giudicata senza speranza di conversione. Il primo periodo è inaugurato con la Circolare del Ministero degli Interni del 19 febbraio 1926 che dispone il respingimento delle carovane entrate nel territorio “anche se munite di regolare passaporto” e l’espulsione di quelle soggiornati di origine straniera. Il secondo periodo è racchiuso trail 1938 e il 1942 e risulta segnato da una pulizia etnica organizzata presso le frontiere. Il terzo periodo si inaugura con un Ordine emanato l’11 settembre 1940 dal Capo della Polizia Nazionale che ordina, per i rom di nazionalità italiana “certa o presunta” il rastrellamento “nel più breve tempo possibile” e il concentramento “sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte in ciascuna Provincia”. L’ultimo periodo, il quarto, parla il drammatico linguaggio della “soluzione finale” verso i campi di sterminio.</p>
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<p><span style="color: #ff0000;">PER CHI SI TROVA A ROMA</span></p>
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<h3>Da Largo 16 ottobre a piazza degli Zingari per abbracciare le due Memorie</h3>
<p>All’interno della Settimana della Memoria, <strong>Associazione 21 luglio</strong>, con il patrocinio di <strong>Progetto Memoria</strong> – Associazione che si compone di sopravvissuti ai lager e testimoni diretti e indiretti -, organizza domenica 3 febbraio alle ore 11,00 una passeggiata urbana nel cuore di Roma per unire, in un unico abbraccio le Memorie delle due persecuzioni. La passeggiata avrà inizio <strong>alle ore 11,00 presso Largo 16 ottobre 1943</strong> con la testimonianza del sopravvissuto Lello Dell’Ariccia. I partecipanti si sposteranno poi in una passeggiata libera verso <strong>Piazza degli Zingari</strong> dove lo strorico Luca Bravi, accompagnato da alcune testimonianze, racconterà la vicenda del Porrajmos in Italia.</p>
<h3>L’evento si concluderà in piazza degli Zingari</h3>
<p>L’evento, accompagnato da musica tzigana, dalle canzoni di Maurizio Di Veroli e dalle riflessioni della giornalista Annalisi Camilli e dell’antropologo Piero Vereni, si concluderà in Piazza degli Zingari alle ore 12,30 con un omaggio presso la targa che ricorda lo sterminio del popolo rom.Ogni singolo partecipante è invitato <strong>a portare un fiore da deporre in piazza degli Zingari</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>NO ai CPR. Mai più lager!</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Dec 2018 15:52:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio. Milano. Si scende di nuovo in piazza per dire NO ai CPR e NO al decreto sicurezza! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi pomeriggio. Milano. Si scende di nuovo in piazza per dire NO ai CPR e NO al decreto sicurezza!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11730" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/DSC_0972-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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/></a></p>
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		<title>Marcia contro la schiavitù in Libia</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Dec 2017 07:52:33 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Aderisce e partecipa anche <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con le immagini della CNN che mostravano migranti messi all&#8217;asta, i potenti del mondo sembrano aver scoperto l&#8217;acqua calda ma è pura ipocrisia, si sapeva già la situazione dei migranti in Libia.<br />
Nonostante i vari racconti, le storie drammatiche che veniva dal quel paese che non ha ratificato la convenzione di Ginevra, l&#8217;Unione Europea, tramite il governo italiano ha siglato accordi con un governo che non c&#8217;è (la Libia è in mano a 1000 tribù).<br />
Praticamente hanno fatto la guerra alle Ong, gli unici che davvero salvavano vite in mare con la scusa di contrastare il traffico di esseri umani, ma poi hanno pagato fiori di quattrini a questi stessi trafficanti per non far più partire gli immigrati. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, immigrati rinchiusi come animali nei lager , abusi , vendita all&#8217;asta e morte. Abbiamo lanciato questa marcia pacifica proprio per condannare questi fatti gravissimi, la violazione dei diritti umani con il silenzio complice dei governi europei.<br />
Pensiamo che bisogna mettere fine subito a questi accordi criminali, l&#8217;Europa che si vanta tanto di essere civile , democratica e rispettoso dei diritti umani, non può siglare accordi con paesi che non rispettano o diritti dell&#8217;uomo.<br />
Se la gente scappa per guerra, fame , povertà ecc. un motivo c&#8217;è e chi ci governa lo sa , quindi basta egoismi nazionali, basta ipocrisia, l&#8217;essere umano deve tornare al centro delle nostre priorità e quando si parla di esseri umani si parla di tutta la razza umana. Proteggere gli esseri umani , non i confini, soprattutto restare umani. La più grande sconfitta dei nostri tempi secondo noi e il fatto di dover ricordare all&#8217;uomo di RESTARE UMANO!<br />
CI RITROVIAMO <strong>SABATO 9 DICEMBRE ALLE 16.30 A SAN BABILA, a Milano,</strong> ( dov&#8217;è previsto un flash mob) la fiaccolata parte alle 17 verso il consolato libico dove sono previsti alcuni interventi. Questa iniziativa è organizzata da un insieme di associazioni, reti ,gruppi: &#8220;Nessuna Persona è Illegale&#8221; ( con tutte le associazioni che fanno parte di questa rete), il &#8220;CISPM&#8221; ( coalizione internazionale sans-papiers&#8230;),&#8221;I Sentinelli di Milano&#8221;, il Gruppo &#8220;Africa-italia: integrazione &amp; solidarietà&#8221;, l&#8217;associazione Sunugal,l&#8217;associazione &#8220;Europe&#8217;s People of Colors&#8221; ecc., vi ricordo che se siete una associazione, un gruppo e volete aderire all&#8217;iniziativa,siete tutti i ben venuti, scrivete alla pagina &#8221; Nessuno è Illegale &#8221; e verrete inseriti. Fate girare.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Io non mi chiamo Miriam</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Oct 2017 08:30:19 +0000</pubDate>
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<p>E&#8217; difficile e doloroso aprire i cassetti della Memoria, ma prima o poi, bisogna farlo. A ottantacinque anni, Miriam tiene sempiaperti gli armadietti della cucina, tra le mura rassicuranti della sua abitazione in Svezia. “Sua”: che cosa è davvero suo, se non lo è neanche il nome?</p>
<p>Una verità nascosta per decenni, ritorna a galla e diventa testamento morale per la nipote Camilla e per tutti i lettori del romanzo intitolato <i>Io non mi chiamo Miriam</i>, della scrittrice Majgull Axelsson (anche giornalista e drammaturga), edito da Iperborea. Il vero nome della protagonista è Malika, una ragazzina Rom sopravvissuta all&#8217;inferno di Auschwitz e Ravensbruck. Questa è la verità.</p>
<p>Lo stile del testo è quasi cinematografico, con dissolvenze incrociate che accompagnano il lettore attraverso le epoche, dagli anni &#8217;40 all&#8217;attualità, tramite una precisa ricerca dei dettagli degli ambienti, dei costumi, degli interni e delle atmosfere. Prima una donna anziana e sola, Miriam/Malika, che ha paura di destare i ricordi e poi la giovane Camilla, madre di Sixten. Donne, molte donne: si può quasi dire che sia un racconto al femminile in cui, tra nonna e nipote entrambe madri, si alternano figure femminili positive e negative, reali e ricordate, ma tutte forti, tenaci, sagge. Gli uomini restano sullo sfondo (il marito di Miriam, Olof, il figliastro tanto amato, Thomas, ma anche il famigerato Dott. Mengele), uomini positivi e negativi, reali e ricordati, ma tutti poco forti, poco saggi, tenaci solo nel loro intento di costruire una vita basata sull&#8217;amnesia o in quello di distruggere esistenze innocenti. Innocenti sono solo le persone che appartengono alle nuove generazioni, ignare loro malgrado di quel terribile Passato che ha segnato il &#8216;900, ignare soprattutto del fatto che l&#8217;Olocausto può essere più vicino di quanto si immagini.</p>
<p>Ogni capitolo del libro, corredato di titolo, è impreziosito anche da versi poetici (“Mi domando continuamente: perchè questi popoli sono così poveri? Forse perchè non ci sono più gli schiavi?”, Margarete Himmler) che anticipano le parti narrative; il focus del libro riguarda lo sterminio dei Rom durante gli anni del nazismo, un fatto di cui poco si parla.</p>
<p>Malika, è Rom, ha una famiglia, una lingua, una tradizione culturale e religiosa, ma per salvarsi, deve rinunciare a tutto, è costretta a negare la propria identità per vivere l&#8217;esistenza di un&#8217;altra ragazza, ebrea. Ritorna il tema di Primo Levi, il senso di colpa per essere sopravvissuta (a differenza della cugina Anjuska e dell&#8217;adorato fratello/figlio Didi); Miriam costringe se stessa a mentire, a soffocare i propri sentimenti, a indossare una maschera&#8230;Ma che vita può essere questa? Tanti sono gli interrogativi posti da questo romanzo: interrogativi che riguardano molti di coloro che sono costretti, anche oggi, a ripudiare le proprie origini, le proprie radici per cercare un Futuro diverso, sereno. E che riguardano anche noi che abbiamo il dovere di accoglierli.</p>
<p>La parte centrale del libro è atroce e non può che non essere così: vengono narrate le torture fisiche e psicologiche perpretate nei campi di concentramento contro donne, uomini e bambini. Inutile ripetere quanto sia stata banale, ovvero vuota di senso e “normalizzata”, quella violenza, quella cattiveria, quella ragionata follia. Vengono riportati fatti storici accaduti realmente, come la rivolta dei Rom contro le SS in un primo momento riuscita e successivamente sedata con la morte di migliaia di loro; viene rievocata la famigerata “ricerca scientifica” di Mengele sul Noma, una pratica talmente orribile che qui non la vogliamo riportare di nuovo.</p>
<p>Durante la lettura, l&#8217;elemento naturale, concede qualche momento di sollievo: una Natura che si rigenera continuamente, che sottolinea la fede nel ciclo vitale, ma che resta impassibile ad osservare il Male a cui può arrivare l&#8217;Essere umano.</p>
<p>Un romanzo/memento, quindi, che mescola l&#8217;indagine accurata con un lirismo consolatorio, rabbia e dolcezza, consigliato per nutrire quella coscienza storica e collettiva spesso vilmente annacquata da rigurgiti di bassa politica.</p>
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		<title>Il giorno della Memoria: la deportazione dei Rom e dei Sinti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 05:31:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Continuiamo il nostro viaggio nella Memoria parlando del nuovo romanzo di Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura. L&#8217;ultimo lavoro del prolifico novantenne artista si intitola <i>Razza di zingaro </i>ed è da poco uscito per Chiarelettere.</p>
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<p><div id="attachment_5159" style="width: 467px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/arton143295.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5159" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-5159" loading="lazy" class="size-full wp-image-5159" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/arton143295.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Libro del giorno - Dario Fo" width="457" height="683" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/arton143295.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/arton143295-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a><p id="caption-attachment-5159" class="wp-caption-text">Libro del giorno &#8211; Dario Fo</p></div></p>
<p>Si narra la storia di Johann Trollmann – soprannominato “Rukeli” che in lingua romanì significa “albero” &#8211; un pugile di etnia sinti che ha vissuto nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Le date, nella sua storia, sono importanti: nel 1916, Rukeli ha solo otto anni e, ad Hannover, nella Nord della Germania, accompagna un suo amico alla palestra del suo quartiere per una llenamento di boxe e qui viene folgorato da questo sport; si appassiona talmente tanto e si allena così alacremente da diventare, nel 1928, campione dei pesi mediomassimi con la possibilità di candidarsi per le imminenti Olimpaidi, ma quell&#8217;anno per Trollmann iniziano i problemi legati alla sua appartenenza al popolo sinta: viene, infatti, scluso dal torneo più importante del mondo perchè “la Germania non può essere rappresentata da uno zingaro!”.</p>
<p>L&#8217;aggettivo “zingaro”, con accezione negativa, tormenterà tutta la giovane vita di Rukeli: non riuscirà più a trovare un lavoro, vive di espedienti, viene allontanato dalla federazione pugilitsica, ma avrà tante difficoltà anche nella vita privata perchè “una donna tedesca non può esse sposata ad uno zingaro”, per cui perderà la moglie e la figlia per salvarle dalle persecuzioni. Nel &#8217;39, quando il Terzo Reich entra in guerra, viene chiamato a combattere ai confini con la Polonia e poi in Francia, ma porterà sempre con sé i ricordi del nonno violinista, degli zii allevatori di cavalli e dei cugini che lavoravano al circo, perchè questi sono i mestieri in cui i Rom e i Sinti sono abili. Sopravvive alla trincea, ma nel &#8217;43, viene deportato nel campo di Neuengamme, come tantissimi altri “zingari” e qui deve affrontare un&#8217;ultima sfida: un incontro sul ring, lui emaciato e stanco e il suo avversario, un kapò. Travestito da ariano, capelli tinti di biondo, corpo cosparso di bianco borotalco: un fantasma, una marionetta, una tragica maschera. Perderà la vita, così, a soli 36 anni.</p>
<p>C&#8217;è da indignarsi se soltanto nel 2003 la Germania ha ritenuto necessario riconoscere l&#8217;autenticità di questa storia, consegnando alla famiglia Trollmann la corona dei campioni dei pesi mediomassimi: un riconoscimento arrivato con estremo ritardo, ma ancora in tempo per far rlflettere i giovani e i meno giovani.</p>
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