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	<title>laico Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Algeria. Kamel Belaitouche: Comunità Algerina in Italia chiede e manifesta a Roma a favore di elezioni libere democratiche</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 06:17:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Aodi( Co.mai): &#8220;La crisi algerina deve risolversi in modo assolutamente pacfico, democratico rispettando la volontà del popolo che è  sovrana&#8221; Nel centro di Roma, all&#8217;angolo tra Piazza Venezia e Via dei  Fori imperiali, si&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/04/02/algeria-kamel-belaitouche-comunita-algerina-in-italia-chiede-e-manifesta-a-roma-a-favore-di-elezioni-libere-democratiche/">Algeria. Kamel Belaitouche: Comunità Algerina in Italia chiede e manifesta a Roma a favore di elezioni libere democratiche</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/55637126_10215695611797140_2337686416437280768_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12270" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/55637126_10215695611797140_2337686416437280768_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/55637126_10215695611797140_2337686416437280768_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/55637126_10215695611797140_2337686416437280768_n-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Aodi( Co.mai): &#8220;La crisi algerina deve risolversi in modo assolutamente pacfico, democratico rispettando la volontà del popolo che è  sovrana&#8221;</div>
<div dir="auto">Nel centro di Roma, all&#8217;angolo tra Piazza Venezia e Via dei  Fori imperiali, si è svolta, sabato 30 marzo, la manifestazione  con grandissima partecipazione di algerini ,arabi e italiani organizzata dall’Associazione degli Algerini in Italia El Djazair, con il patrocinio della comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) ,  della Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa (Cili-italia) e la Casa dei diritti sociale di Roma  per chiedere una soluzione pacifica e non violenta della grave crisi politico-istituzionale che da febbraio scorso attraversa l&#8217; Algeria.</div>
<div dir="auto">Nonostante, infatti,  che l&#8217;82nne presidente Bouteflika abbia annunciato ufficialmente, giorni fa, la sua intenzione di non ricandidarsi (per la quinta volta!) al governo del Paese, il popolo algerino non crede nella possibilità d&#8217;una  vera svolta democratica, da parte d&#8217;un gruppo di potere da troppo tempo in sella. &#8220;I sostenitori di Bouteflika- dice con forza Mourad, giovane manifestante &#8211; tentando di designare loro un suo successore  stanno facendo un vero e proprio golpe: ignorando l&#8217;art. 102 della Costituzione, secondo il quale, se il Presidente non è piu&#8217; in grado di esercitare le sue funzioni, il suo ruolo deve essere svolto, temporaneamente,dal Presidente del Senato. All&#8217;unico scopo, però, di convocare al piu&#8217; presto nuove elezioni. Venti milioni di persone sono scesi ultimamente in piazza ad Algeri per chiedere la formazione di un governo transitorio, che, in omaggio all&#8217;art. 7 della Costituzione (che fa del popolo la sola sorgente del potere politico), gestisca il Paese sino a nuove elezioni&#8221;</div>
<div dir="auto">      &#8220;Non vogliamo assolutamente che il nostro Paese diventi un&#8217;altra Libia&#8221;, precisa Kamel Belaitouche, rappresentante della Comunità algerina e Segretario Generale della Co-mai; &#8220;è evidente che il cambiamento in Algeria deve avvenire nel pieno rispetto dell&#8217;unità e dell&#8217;identità nazionale, senza alcuna interferenza da parte di altri Stati.Nel Paese, oggi occorre veramente dare spazio alle forze nuove, e soprattutto ai giovani: che chiedono un rinnovamento democratico rispettando però i princìpi dello Stato laico, senza concessioni al fondamentalismo su base religiosa&#8221;, <b>tutto questo avvera  con il sostegno dell’esercito Algerino che accompagnerà e garantisce questa fare transitoria in pace dando voce ai nuove forze politiche per governare il paese.</b></div>
<div dir="auto">&#8221; Nel caso algerino, poi&#8221;, sottolinea Foad Aodi, Presidente della Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, &#8221; non si tratta di un altra Primavera araba; ma della naturale evoluzione di una crisi politica-istituzionale  grave, causata dall&#8217;ostinazione a non cambiare mostrata da una consorteria al potere da troppi anni. Crisi che, però. deve risolversi in modo pacifico e non violento: la Co-mai e Cili-italia  appoggiano lo sforzo del popolo algerino di intraprendere una nuova strada, ascoltando e rispettando la volontà della società civile che è sovrana .E a questo punto occorre una diversa politica da parte dell&#8217; Unione Europea, di appoggio agli sforzi del popolo algerino, e per definire  nuove forme di collaborazione allo sviluppo di questo grande Paese, sul piano anche sanitario , della ricerca scientifica e la cooperazione internazionale e accordi bilaterali nell&#8217;ambito dell&#8217;immigrazione ,economia ,gioventù e commercio&#8221;.</div>
<div dir="auto"></div>
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<div dir="auto">Ufficio Stampa Congiunto</div>
<div dir="auto">Co-mai e &#8220;Associazione degli algerini in Italia&#8221; e Cili-italia</div>
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		<title>Manhattan,Co-mai,solidarietà ,condanna con  l&#8217;impegno a favore dell&#8217;integrazione e dialogo porta a porta ,No alle maniere e toni forti di Trump</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2016 08:32:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6911" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-6911" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (534)" width="377" height="377" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-534-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 377px) 100vw, 377px" /></a></b></span></div>
<div><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: large;"><b> </b></span></div>
<p><span style="font-size: large;">Un ordigno nascosto in un cassonetto è esploso ieri sera a Manhattan, tra la 23ma strada e la 7ma avenue nel quartiere di Chelsea, causando almeno 29 feriti di cui uno in gravi condizioni. L&#8217;esplosione che ha scosso il quartiere di Chelsea, nel cuore di Manhattan, è stata fortissima: i social media, immediatamente inondati di commenti e notizie, raccontano che il rumore è stato sentito anche sull&#8217;altra sponda del fiume Hudson, ad Hoboken.<br />
</span></p>
<div><span style="font-size: large;">In attesa di altri elementi e dettagli riguardo il gravissimo attentato,le comunità del mondo arabo in Italia ( Co-mai)esprime la solidarietà all&#8217;America ed ai feriti ed ai loro famigliari ,condanniamo come sempre qualsiasi  tipo di violenza e di terrorismo senza ambiguità perchè nessuno può uccidere o provocare violenza o attentati nel nome del dio cosi dichiara Foad Aodi Presidente delle Co-mai e del movimento internazionale Uniti per Unire e Focal Point per l&#8217;integrazione in Italia per l&#8217;alleanza tra le civiltà -UNAoC che ribadisce il nostro impegno a livello nazionale ed internazionale contro il terrorismo ed a favore del dialogo e l&#8217;integrazione Porta a Porta per combattere anche&#8217; i lupi solitari.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">il grande successo popolare di #cristianinmoschea l&#8217;11 e 12.09 ha messo proprio l&#8217;importanza dell&#8217;integrazione ed il dialogo &#8220;Porta a Porta ed il coinvolgimento delle comunità ed associazioni musulmane,arabe e di origine straniera sia osservanti che laici  per abbattere il muro del silenzio,dell&#8217;indifferenza ,dell&#8217;ambiguità e della confusione per combattere il muro del pregiudizio e della paura da una parte e la guerra alle religioni dall&#8217;altra parte.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Per proseguire il nostro impegno a favore dell&#8217;alleanza tra le civiltà,le culture e le religioni il presidente delle Co-mai  fa&#8217; gli auguri alla Comunità Ebraica per la giornata della cultura .</span></div>
<div><span style="font-size: large;">infine Aodi invita tutti alla cautela e responsabilità nelle loro dichiarazioni compreso il candidato Trump che utilizza termini molto forti e minacciosi contro gli immigrati ,i musulmani e gli arabi che penalizzano l&#8217;integrazione ed il dialogo con il vero mondo islamico e mondo arabo.</span></div>
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		<title>Quando Nina Simone ha smesso di cantare</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 07:48:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>14 febbraio del 2005: davanti l’Hotel St. Georges, in Piazza dei Martiri, nel cuore di Beirut, un camion bomba trasformava la città in un inferno: 22 automobili bruciate, mani e piedi di donne e&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/SheikhRafichariri.12-600x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5243" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5243" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/SheikhRafichariri.12-600x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="SheikhRafichariri.12-600x250" width="600" height="250" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/SheikhRafichariri.12-600x250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/SheikhRafichariri.12-600x250-300x125.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">14 febbraio del 2005: davanti l’Hotel St. Georges, in Piazza dei Martiri, nel cuore di Beirut, un camion bomba trasformava la città in un inferno: 22 automobili bruciate, mani e piedi di donne e uomini giacevano sparsi nella piazza. Rafiq Hariri, chiamato anche “Mister Libano”, colui il quale si era prodigato a ricostruire la sua terra dopo la guerra civile, ex Primo Ministro del Libano viene ucciso insieme alla sua scorta. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">In occasione dell&#8217; ottavo anniversario dell&#8217;attentato, pubblichiamo la recensione del libro <i>Quando Nina Simone ha smesso di cantare.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/cover-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5244" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5244" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/cover-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover (4)" width="189" height="294" /></a></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quando Nina Simone ha smesso di cantare</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<table border="0" width="643" cellspacing="0" cellpadding="1">
<colgroup>
<col width="641" /></colgroup>
<tbody>
<tr>
<td valign="TOP" width="641">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Un uomo che respira laicità e insegna la poesia e la leggerezza amando contemporaneamente donne e Gitanes, poker e alcol. E il jazz. </span><span style="font-size: medium;"><i>Quando Nina ha smesso di cantare</i></span><span style="font-size: medium;"> (Darina al-Joundi e Mohamed Kacimi, Einaudi 2009, pp 150, Euro 14,50) racconta un Paese di cedri e di pallottole trasformato dalla guerra in una terra dove “essere donna non è facile ed essere libere è solo un sogno. O una condanna”. Nel 1975 esplode la guerra civile in un incancrenirsi di faide tra musulmani, cristiani, drusi, palestinesi, siriani, a cui si aggiunge pure il tocco israeliano. La guerra trasforma la vita di Darina e anche quel modello di vita ispirato agli ideali del maggio francese e al “vietato vietare” che intesseva legami impalpabili tra gli intellettuali dissidenti che si ritrovavano tutti lì, a Beirut.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E il regalo paterno di essere liberi è diventato per Darina la condanna di essere soli: imperdonabile e pericolosissima in una società basata sul senso di appartenenza. E Darina convinta di dover morire da un momento all&#8217;altro ha reagito prendendosi tutto, tutte le esperienze condensate in ogni momento possibile alcol, sesso, droga ritagliandosi il proprio spazio di ribellione. Straniera ovunque, Darina si ricorda dell’idea di libertà della sua infanzia il giorno del funerale del padre quando toglie la salmodia coranica e la omaggia facendo risuonare la canzone </span><span style="font-size: medium;"><i>Save me</i></span><span style="font-size: medium;"> di Nina Simone per continuare a cercare “una libertà di merda in un paese di merda”. Troverà le torture e il manicomio, nel labirinto di una follia che solo le parole hanno saputo dipanare; le parole e la consapevolezza di voler vivere nonostante tutto&#8230; anche a costo di stare al loro gioco, di farsi addomesticare in una società che per sopravvivere affibbia etichette e ingabbia. Il giorno stesso in cui esce dal manicomio va direttamente in aereoporto e vola a Parigi dove incontra lo scrittore Mohamed Kacimi e a quattro mani creano uno spettacolo teatrale (da cui poi è stato tratto questo libro) nel cui prologo si avverte che la libertà delle donne per gli uomini “rimarrà sempre una lingua straniera”. </span></span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Yahya Hassan: se la poesia si fa dissenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Yahya Hassan ha solo diciotto anni e ha le idee molto chiare. Non sopporta l&#8217;ipocrisia. Non tollera l&#8217;ipocrisia dell&#8217;Islam &#8211; la sua ex religione &#8211; e nemmeno quella dell&#8217;Occidente. Il ragazzo vive in Danimarca,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/2926539-9788817075428.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/2926539-9788817075428.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="225" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Yahya<br />
Hassan ha solo diciotto anni e ha le idee molto chiare. Non sopporta<br />
l&#8217;ipocrisia. Non tollera l&#8217;ipocrisia dell&#8217;Islam &#8211; la sua ex religione &#8211;<br />
 e nemmeno quella dell&#8217;Occidente.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
ragazzo vive in Danimarca, ma è di origini palestinesi: la sua è<br />
una famiglia trapiantata in nord Europa, una famiglia palestinese&nbsp;che si è<br />
spesso macchiata di un&#8217;educazione rigida e violenta, donne umiliate,<br />
furti, droga e altro ancora. Una famiglia che ora vive in un Paese<br />
aperto, laico e ricco dove, però, anche qui spesso viene a mancare<br />
la comunicazione per lasciare il posto alla dannata globalizzazione. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/080621277-02e8a804-c2ad-418e-ae01-89b4947632f2-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/080621277-02e8a804-c2ad-418e-ae01-89b4947632f2-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Hassan<br />
ha deciso di esprimere il proprio dissenso attraverso il linguaggio<br />
della poesia: un linguaggio spesso feroce e irriverente, tanto<br />
caustico che il giovane autore è stato vittima di un&#8217;aggressione in<br />
una stazione di Copenaghen, i fondamentalisti gli hanno lanciato una<br />
fatwa e ora vive sotto scorta. I suoi versi sono raccolti nel testo,<br />
edito da Rizzoli, che prende il titolo dal suo stesso nome: caratteri<br />
bianchi e grandi su sfondo nero per essere il più chiaro possibile.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chiare,<br />
nelle sue liriche, sono le sue opinioni: la Danimarca è il Paese di<br />
quelle vignette di Kurt Westergaard che, nel 2005, scatenarono un<br />
inferno e per poco una guerra; la Danimarca è il Paese dei grandi<br />
magazzini Fakta e del commercio; è un Paese a volte accogliente, a<br />
volte ancora poco inclusivo nei confronti degli stranieri,<br />
soprattutto se di fede musulmana. Ma poi c&#8217;è una durissima critica<br />
proprio verso questa religione, di cui Hassan mette in evidenza tutte<br />
le contraddizioni: è una religione che non sta al passo con i<br />
cambiamenti della modernità oppure è una religione che vieta di<br />
cibarsi di maiali, ma accetta che l&#8217;uomo sia aggressivo verso mogli e<br />
figli.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il testo<br />
fa riflettere anche sul fatto che molti ragazzi di origini straniere<br />
non parlano la lingua del Paese dei loro genitori, non conoscono la<br />
storia e la cultura di quel Paese e questo provoca una frattura<br />
insanabile con alcuni problemi di identità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Molte,<br />
quindi, le questioni di attualità affrontate dal codice narrativo<br />
poetico. La scelta di questo modo di comunicare è dovuta al fatto<br />
che, quando era più piccolo, l&#8217;autore si era avvicinato al rap &#8211;<br />
quel mix di parole ritmate tanto care ai giovani che hanno urgenza di<br />
esprimere il loro desiderio di ribellione e la loro critica verso ciò<br />
che li circonda &#8211; ma per Hassan era poco convincente e troppo<br />
superficiale.  E, forse, per alcuni anche le sue considerazioni sono<br />
superficiali, ma il ragazzo è ancora giovane e non è detto che<br />
tutto ciò che scrive sia solo uno sfogo. Leggiamolo, quindi, con<br />
attenzione e poi ognuno deciderà come interpretare quei versi.
</div>
</div>
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		<item>
		<title>L’Angelus del Papa di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Dec 2013 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Angelus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Papa Francesco mette d’accordo tanti: i cattolici, ma anche i fedeli di altre confessioni, come i migranti di Lampedusa o di Ponte Galeria che a lui si sono appellati in nome dell’umanità che dovrebbe&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/Papa-Francesco1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/Papa-Francesco1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="191" width="320" /></a></div>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
Papa Francesco mette d’accordo tanti: i cattolici, ma<br />
anche i fedeli di altre confessioni, come i migranti di Lampedusa o di Ponte<br />
Galeria che a lui si sono appellati in nome dell’umanità che dovrebbe<br />
appartenere a tutti. E proprio agli immigrati sono andati il pensiero e la<br />
preghiera dell’Angelus di domenica 29 dicembre 2013.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
“In terre lontane anche quando trovano lavoro &#8211; e non<br />
sempre &#8211; non sempre i profughi e gli immigrati incontrano accoglienza vera,<br />
rispetto, apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime<br />
aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a<br />
volte insuperabili”: questo un brano del discorso del pontefice, parole lucide<br />
e prive di retorica che ritornano a far riflettere sugli ultimi tragici fatti<br />
di cronaca, che per noi lettori è soltanto, appunto, “cronaca”, ma per molti<br />
richiedenti asilo e aiuto è speranza di vita. “Pensiamo al dramma di quei<br />
migranti e rifugiati che sono vittime del rifiuto, dello sfruttamento, che sono<br />
vittime delle persone e del lavoro schiavo”: qui il Papa sottolinea, senza reticenze,<br />
quali sono i problemi e le difficoltà di chi lascia il proprio Paese d’origine,<br />
affronta un viaggio spesso spaventoso, si affida agli estranei e cerca la<br />
sopravvivenza. Uomini, donne e anche bambini. Non fa sconti, il Papa, nel ricordare<br />
le responsabilità e diventa portavoce di quegli uomini, di quelle donne e di<br />
quei bambini. </div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
Ma l’Angelus è stato rivolto anche agli altri “esiliati”,<br />
quelli che non sono poi così lontani, che magari sono all’interno delle nostre<br />
stesse famiglie, nei nostri palazzi, nelle strade che percorriamo ogni giorno:<br />
sono quelli che Papa Francesco ha definito “esiliati nascosti. Gli anziani, per<br />
esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti”. A loro<br />
possiamo aggiungere anche i senzatetto e tutti quei poveri che non si meritano<br />
tanta indifferenza.</div>
<p></p>
<div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 8pt;">
La società è, o potrebbe ritornare a farsi famiglia: una<br />
comunità dovrebbe reggersi sull’ attenzione e sulla reciprocità. E il discorso<br />
di un uomo non solo di Chiesa, ma di un uomo semplicemente religioso può<br />
contribuire a ricordarlo anche a chi, come chi scrive, è laico e crede ancora<br />
nei valori e nei diritti universali. </div>
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			</item>
		<item>
		<title>Lea Garofalo: un&#8217;eroina contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangeta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[civile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“E&#8217; Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/10/20/lea-garofalo-uneroina-contemporanea/">Lea Garofalo: un&#8217;eroina contemporanea</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“E&#8217;<br />
Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei<br />
vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti<br />
in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>una<br />
cerimonia laica per la testimone di giustizia, ammazzata brutalmente<br />
il 24 novembre 2009 dal suo ex compagno e boss mafioso, Carlo Cosco.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il corpo<br />
della donna fu ritrovato in un campo vicino a Monza, a novembre dello<br />
scorso anno e la figlia, Denise &#8211; ora in un luogo sconosciuto perchè<br />
soggetta ad un regime di protezione &#8211; ha voluto che il funerale fosse<br />
celebrato nella città di Milano perchè è qui che Lea si era<br />
rifatta una vita, scappando da Petilia Policastro (in provincia di<br />
Crotone) dove la sua famiglia gestiva gli affari della &#8216;ndrangeta.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole e le note delle canzoni di Vinicio Capossela, di Rino Gaetano,<br />
di Vasco Rossi; le bandiere colorate con il volto di questa eroina<br />
contemporanea; i cartelli che inneggiano alla giustizia e alla<br />
legalità: questi simboli e segnali di riconoscenza hanno abbracciato<br />
la salma della donna insieme a tantissime persone, di tutte le età,<br />
che hanno voluto darle l&#8217;ultimo saluto. E poi le letture,<br />
impressionanti, che restano come testamento morale e come mònito per<br />
tutti, come quella pagina di diario, datata 18 agosto 1992, in cui<br />
Lea scriveva: “ Non ho mai avuto affetto e amore da nessuno. Sono<br />
nata nella sfotuna e ci morirò. Oggi però ho la speranza per andare<br />
avanti e si chiama Denise. Avrà tutto quello che non ho mai avuto<br />
nella vita”. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il funerale, che si è svolto ieri, sabato 19 ottobre 2013 in Piazza Beccaria, sono<br />
stati distribuiti dei segnalibri perchè, ha spiegato il sacerdote<br />
fondatore di <i>Libera: </i>“<br />
Vogliamo riaffermare il potere dei segni contro i segni del potere.<br />
Il segnalibro riafferma l&#8217;importanza della cultura contro la<br />
mentalità mafiosa”. Il sacerdote, alla fine dell&#8217;incontro e con le<br />
lacrime agli occhi, ha gridato: “ Non basta parlare di verità,<br />
dobbiamo cercarla&#8230;Abbiamo tanto dolore dentro perchè non ce<br />
l&#8217;abbiamo fatta a salvarla” , ma sabato abbiamo preso tutti un<br />
impegno che è quello di non lasciare mai sola Denise e di ripartire<br />
per cercare di riaffermare non solo la verità, ma per combattere la<br />
“mafiosità” che,  a volte, è anche dentro di noi, e troppo<br />
spesso si trova intorno a noi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
voce di Denise rieccheggia nella piazza, una voce spezzata dal pianto<br />
che dice: “ Per me,oggi, è un giorno molto difficile, ma la forza<br />
me l&#8217;hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è solo per il<br />
mio bene e non smetterò mai di ringraziarti”.</div>
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