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	<title>Lampedusa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Lampedusa Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 12:15:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17168" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la risposta degli Stati europei in materia di sicurezza, per la crisi dell’accoglienza e ribadisce la sua solidarietà alle persone in movimento che arrivano in Europa.</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>Oltre 5.000 persone e 112 imbarcazioni: è questo il numero di arrivi registrati sull’isola italiana di Lampedusa martedì 12 settembre. Le imbarcazioni, la maggior parte delle quali arrivate autonomamente, provenivano dalla Tunisia o dalla Libia. In totale, dall’inizio dell’anno sono giunte sulle coste italiane oltre 118.500 persone, quasi il doppio rispetto alle 64.529 registrate nello stesso periodo del 2022<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>1</sup></a>. L’accumulo di numeri non ci deve far dimenticare che, dietro ogni numero, c’è un essere umano, una storia individuale e che le persone continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.</p>



<p>Sebbene Lampedusa sia da lungo tempo una destinazione per le imbarcazioni di centinaia di persone che cercano rifugio in Europa, le strutture di accoglienza dell’isola sono carenti. Martedì, il salvataggio caotico di un’imbarcazione ha causato la morte di un bambino di 5 mesi, caduto in acqua e immediatamente annegato, mentre decine di imbarcazioni continuavano ad attraccare nel porto commerciale. Per diverse ore, centinaia di persone sono rimaste bloccate sul molo, senza acqua né cibo, prima di essere trasferite nell’hotspot di Lampedusa.</p>



<p>L’hotspot, un centro di primo filtro dove le persone appena arrivate vengono tenute lontane e separate dalla popolazione locale e pre-identificate prima di essere trasferite sulla terraferma, con i suoi 389 posti, non ha alcuna capacità di accogliere dignitosamente le persone che arrivano quotidianamente sull’isola. Da martedì, il personale del centro è stato completamente sopraffatto dalla presenza di 6.000 persone. Alla Croce Rossa e al personale di altre organizzazioni è stato impedito di entrare nella struttura per “motivi di sicurezza”.</p>



<p>Giovedì mattina, molte persone hanno iniziato a fuggire dall’hotspot saltando le recinzioni a causa della situazione disumana che si stava vivendo. Nel frattempo, di fronte all’incapacità delle autorità italiane di fornire un’accoglienza dignitosa, la solidarietà locale ha preso il sopravvento. Molti abitanti si sono mobilitati per organizzare distribuzioni di cibo per coloro che si sono rifugiati in città<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>2</sup></a>[.</p>



<p>Inoltre, diverse organizzazioni stanno denunciando la crisi politica in Tunisia e l’emergenza umanitaria nella città di Sfax, da cui parte la maggior parte dei barconi per l’Italia. In questo momento circa 500 persone dormono in piazza Beb Jebli, senza quasi nessun accesso a cibo e assistenza medica<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>3</sup></a>. La maggior parte è stata costretta a fuggire da Sudan, Etiopia, Somalia, Ciad, Eritrea o Niger. Dopo le dichiarazioni razziste del presidente della Tunisia, Kais Saied, molti migranti sono stati espulsi dalle loro case e dai loro posti di lavoro<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>4</sup></a>. Altri sono stati deportati nel deserto, dove alcuni sono morti di sete.</p>



<p>Mentre queste deportazioni di massa sono in corso e la situazione a Sfax continua a deteriorarsi, l’UE ha concordato tre mesi fa un nuovo accordo sulla migrazione con il governo tunisino, al fine di cooperare “in modo più efficace sulla migrazione”, sulla gestione delle frontiere e sulle misure “anti-contrabbando”, con una dotazione di oltre 100 milioni di euro. L’UE ha accettato questo nuovo accordo con piena consapevolezza delle atrocità compiute dal governo tunisino, compresi gli attacchi perpetrati dalle guardie costiere tunisine alle imbarcazioni dei migranti<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>5</sup></a>.</p>



<p>Nel frattempo, osserviamo con preoccupazione come i diversi governi europei stiano chiudendo le porte e non rispettino le leggi sull’asilo e i più elementari diritti umani. Mentre il ministro degli Interni francese ha annunciato l’intenzione di rafforzare i controlli alla frontiera italiana, anche diversi altri Stati membri dell’UE hanno dichiarato di voler chiudere le porte. Ad agosto, le autorità tedesche hanno deciso di interrompere i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>6</sup></a>.</p>



<p>Invitata domenica a Lampedusa dalla primo ministro Meloni, la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato un piano d’azione in 10 punti che conferma questa risposta securitaria<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>7</sup></a>. Rafforzare i controlli in mare a discapito dell’obbligo di soccorso, aumentare il ritmo delle espulsioni ed intensificare il processo di esternalizzazione delle frontiere… tutte vecchie ricette che l’Unione europea attua da decenni e che si sono rivelate fallimentari, oltre ad aggravare la crisi della solidarietà e la situazione delle persone in movimento.</p>



<p>Le organizzazioni sottoscritte chiedono un’Europa aperta e accogliente e sollecitano gli Stati membri dell’UE a fornire percorsi sicuri e legali e condizioni di accoglienza dignitose. Chiediamo che vengano presi provvedimenti urgenti a Lampedusa e che vengano rispettate le leggi internazionali che tutelano il diritto d’asilo. Siamo sconvolti dalle continue morti in mare causate dalle politiche di frontiera dell’UE e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone in movimento!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Firmatari</h2>



<p>Afrique-Europe-Interact</p>



<p>Alarme Phone Sahara (APS)</p>



<p>Alarme Phone Sahara – Mali</p>



<p>Alternative Espaces Citoyen – Niger</p>



<p>Anafé (association nationale d’assistance aux frontières pour les personnes étrangères)</p>



<p>Another Europe is Possible</p>



<p>ARCOM – association des réfugiés et communautés migrantes au Maroc</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)&nbsp;</p>



<p>Association AFRIQUE INTELLIGENCE</p>



<p>Association Beity</p>



<p>Association d’aide des Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) Oujda / Maroc</p>



<p>Association des Etudiants et Stagiaires Africains en Tunisie (AESAT)</p>



<p>Association Féministe Tanit</p>



<p>Association Lina Ben Mhenni</p>



<p>Association de solidarité avec les travailleurS/euses immigré.es (ASTI) des Ulis / France</p>



<p>Association pour la promotion du droit à la différence (ADD)</p>



<p>Association pour les Migrants-AMI, Nîmes, France</p>



<p>Association Sentiers-Massarib</p>



<p>Association Tunisienne de défense des libertés individuelles (ADLI)</p>



<p>Association Tunisienne pour les droits et les libertés (ADL)</p>



<p>Aswat Nissa</p>



<p>Avocats Sans Frontières (ASF)</p>



<p>Association Damj&nbsp;</p>



<p>BELREFUGEES, Plateforme Citoyenne / Belgium</p>



<p>borderline-europe- Menschenrechte ohne Grenzen</p>



<p>Boza Fii – Sénégal&nbsp;</p>



<p>CCFD-Terre Solidaire&nbsp;</p>



<p>CGTM Mauritanie</p>



<p>Chkoun Collective</p>



<p>Coalition des Associations Humanitaires de Médenine</p>



<p>Collectif Droit de Rester, Lausanne</p>



<p>Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie – Belgique</p>



<p>Comité pour le respect des libertés et des droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)</p>



<p>CompassCollective</p>



<p>Connexion</p>



<p>Damj l’association tunisienne de la justice et légalité</p>



<p>DZ Fraternité</p>



<p>Emmaüs Europe</p>



<p>European Alternatives&nbsp;</p>



<p>Fédération des tunIsiens citoyens des deux rives (FTCR)&nbsp;</p>



<p>Groupe de Recherche et d’Actions sur les Migrations (GRAM), Bamako / Mali</p>



<p>Groupe d’information et de soutien des immigré.e.s (Gisti)</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Jeunesse Nigérienne au service du Développement Durable (JNSDD) – Agadez / Niger</p>



<p>Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.</p>



<p>La Cimade&nbsp;</p>



<p>La coalition tunisienne contre la peine de la mort</p>



<p>LasciateCIEntrare&nbsp;</p>



<p>Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme (LADDH)</p>



<p>Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France</p>



<p>Ligue tunisienne des droits de l’homme (LTDH)</p>



<p>Maldusa</p>



<p>medico international&nbsp;</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mem.med:mémoire Méditerranée&nbsp;</p>



<p>Migrants’ Rights Network</p>



<p>migration-control.info project</p>



<p>Migreurop</p>



<p>MV Louise Michel</p>



<p>Paris d’Exil</p>



<p>Pro-Asyl</p>



<p>Push-Back Alarm Austria</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Refugees in Libya&nbsp;</p>



<p>Refugees in Tunisia&nbsp;</p>



<p>ResQ – People Saving People&nbsp;</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)</p>



<p>Sea-Watch</p>



<p>Seebrücke – Schafft sichere Häfen&nbsp;</p>



<p>Solidarité sans frontières (Sosf)&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SOS Balkanroute</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>Statewatch</p>



<p>Tunisian Forum for Social and Economic Rights (FTDES)&nbsp;</p>



<p>Union des travailleurs immigrés tunisiens (UTIT)</p>



<p>United4Rescue&nbsp;</p>



<p>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="https://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">asile.ch</a></p>



<p>Watch the Med Alarm Phone&nbsp;</p>



<p>Welcome to Europe network&nbsp;</p>



<p>Zusammenland gUG/ MARE*GO</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Note:</h2>



<ol><li>Reuters,&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/europe/italys-lampedusa-island-hit-with-record-migrant-arrivals-2023-09-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Italy’s Lampedusa island hit with record migrant arrivals”</a>, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Maldusa, “<a href="https://www.maldusa.org/l/lampedusas-hotspot-system-from-failure-to-nonexistence/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lampedusa’s Hotspot System: From Failure to Nonexistence</a>”, 14 septembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Déclaration “<a href="https://euromedrights.org/publication/urgence-humanitaire-au-gouvernorat-de-sfax-la-societe-civile-tire-la-sonnette-dalarme-face-a-une-situation-inacceptable/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Urgence humanitaire au Gouvernorat de Sfax : la société civile tire la sonnette d’alarme face à une situation inacceptable</a>”,&nbsp;14 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Migration-control.info-project, “<a href="https://migration-control.info/en/blog/mass-deportations-and-eu-externalisation-in-tunisia-overview-press-review-and-critics/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mass deportations and EU externalisation in Tunisia: Press Review and Critics</a>“, 2 août 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Alarm Phone, “<a href="https://alarmphone.org/en/2022/12/19/deadly-policies-in-the-mediterranean/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadly policies in the Mediterranean: Stop the shipwrecks caused off the coast of Tunisia</a>“, December 19, 2022.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>La Repubblica, “<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/12/news/migranti_da_berlino_stop_ad_accoglienza_dei_richiedenti_asilo_dallitalia-414254801/?ref=RHLF-BG-I414254188-P2-S1-T1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migranti, da Berlino stop ad accoglienza dei richiedenti asilo dall’Italia</a>“, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Commissione europea, “<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_23_4502?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Press statement by President von der Leyen with Italian Prime Minister Meloni in Lampedusa</a>“, 17 settembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li></ol>
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		<title>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 14:39:02 +0000</pubDate>
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<p>Carissimi,</p>



<p>75 persone sono in grave pericolo di vita a 50 miglia da Lampedusa.&nbsp;</p>



<p>Hanno chiesto soccorso alle ore 22 di ieri 18/11. Noi delle Veglie Contro le Morti in Mare stiamo testimoniando in varie piazze che non vogliamo che questi nostri fratelli siano fatti morire.</p>



<p>Chiediamo a tutt* di darci una mano mandando mail e messaggi twitter ai responsabili. Di seguito diamo indirizzi e testi.</p>



<p>Sia dalle piazze che dalle case facciamo&nbsp; partire subito il MASSIMO di mail e di messaggi twitter, ai responsabili del soccorso:</p>



<p><strong>Draghi, Lamorgese,&nbsp; Giovannini, Guerini e Di Maio.</strong></p>



<p><strong>Di seguito ci sono i testi e gli indirizzi per la mail e per twitter.&nbsp;</strong>Importante Twitter, lo seguono in tempo reale.</p>



<p>È  importante che ricevano tanti messaggi da mittenti diversi con la stessa richiesta di soccorrere  immediatamente, di non lasciar morire, MENTRE possono farlo.</p>



<p>Chiediamo magari a parenti amici e conoscenti di darci una mano.</p>
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		<title>Contro i CPR, i decreti Salvini e per un cambiamento reale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2019 07:46:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lettera aperta alle organizzazioni degli immigrati, all’Associazionismo antirazzista, al movimento delle donne, ai Collettivi degli studenti, alle organizzazioni sindacali, ai centri sociali, alle organizzazioni politiche, alle singole persone: COSTRUIAMO INSIEME MOBILITAZIONI NELLA SETTIMANA DEL&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="960" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13039" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/42993663_360590271179152_3909710572089769984_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<p>Lettera aperta alle organizzazioni degli immigrati, all’Associazionismo antirazzista, al movimento delle donne, ai Collettivi degli studenti, alle organizzazioni sindacali, ai centri sociali, alle organizzazioni politiche, alle singole persone:</p>



<p>COSTRUIAMO INSIEME MOBILITAZIONI NELLA SETTIMANA DEL 3 OTTOBRE VERSO IL CORTEO DEL 12 OTTOBRE CONTRO I CPR, I DECRETI SALVINI E PER UN CAMBIAMENTO REALE: GIUSTIZIA SOCIALE, GIUSTIZIA CLIMATICA, DIRITTI PER TUTTE E TUTTI.</p>



<p>Abbiamo assistito allo svuotamento del diritto di asilo, all’introduzione di pericolose eccezioni al principio di non colpevolezza, all’introduzione di una cittadinanza italiana di serie B revocabile per certi reati, allo sdoganamento della compressione della libertà di circolazione come sanzione, alla disinvolta sottrazione della libertà personale pure in assenza di un comportamento penalmente rilevante. E per rendere formalmente lecito questo processo di erosione progressiva dei principi democratici e costituzionali, la tecnica adottata è stata lo svuotare di giustizia la legge e il rendere illegale il giusto, introducendo pesanti deterrenti ad ogni forma di dissenso e dissuadendo atti di solidarietà, fino a giungere al punto, con il Decreto Sicurezza Bis, di criminalizzare anche le azioni umanitarie di soccorso in mare. Sappiamo però che a tutto questo si accompagna una visione securitaria della società che non ci appartiene e che, oltre ad essere imposta generando artificiosamente insicurezza con bieca propaganda dai toni sempre peggiori e a base di fake news, ha bisogno di repressione e uso della forza per essere mantenuta. È questo all’origine delle normative che permettono di agevolare ulteriormente la repressione delle proteste di piazza, in un Paese come il nostro che già annovera clamorosi esempi di atroci abusi anche in tale campo. Si usa la paura dell’uomo nero per permettere che il saccheggio dei nostri diritti prosegua indisturbato. È sotto gli occhi di tutti e tutte coloro che ogni giorno agiscono, nel proprio ambito e con le proprie pratiche, per cercare di costruire una società più giusta e più sostenibile. Chi lotta per il diritto alla casa, chi per avere o riavere quei diritti sul lavoro che sono stati progressivamente smantellati, chi ha scelto l’ambito del volontariato o della solidarietà per dare il proprio contributo, chi difende l’ambiente, chi i servizi pubblici (trasporti, sanità, scuola e non solo), chi lotta contro il patriarcato in tutte le sue forme: crediamo di essere tutti e tutte sulla stessa barca e che sia giunto il momento di convergere e rafforzarci reciprocamente. Lo dimostrano le tante assemblee aperte a realtà differenti che si stanno promuovendo in giro per l’Italia e l’Europa: esiste conflitto in questo paese e dobbiamo renderlo palese. Ecco perché come Rete Mai Più lager – No ai CPR abbiamo scelto di ampliare il nostro scopo iniziale – impedire la riapertura del CPR in via Corelli a Milano (senza che sia sostituito da strutture analoghe in altre città lombarde) e pretendere la chiusura di quelli già esistenti &#8211; e di occuparci anche della promozione della difesa dei diritti e delle libertà inviolabili di tutte e tutti. Per questo lanciamo un corteo diretto verso quello che, in via Corelli, dovrebbe tornare ad essere, con il nuovo nome di “CPR”, un luogo di tortura, umiliazione e privazione della libertà personale di persone colpevoli solo di non avere un documento: il CPR è l’icona di tutto ciò che vogliamo abbattere. E, congiuntamente, i decreti Salvini devono essere abrogati, i CPR devono essere chiusi, non devono aprire mentre i porti e gli aeroporti sì, occorre interrompere immediatamente qualsiasi relazione e/o supporto ai torturatori libici, occorre ridare risorse all’istruzione, alla sanità, al welfare, alla ricerca, alla tutela della sicurezza sul lavoro, alla lotta all’evasione e alla criminalità organizzata, alla salvaguardia del territorio e del clima. Occorre farla finita con la guerra alle persone povere, senza distinzione, in questa, di provenienza e nazionalità, occorre non solo presidiare i diritti conquistati da tutte e tutti con guerre e lotte negli ultimi decenni, o quel che di tali diritti ancora rimane, ma rivendicarne di nuovi e con più forza. Vogliamo un’immediata e radicale inversione di rotta. La demolizione legalizzata delle conquiste di decenni, dalla Carta Costituzionale in poi è sotto gli occhi di tutte e tutti, e non ci basta oggi pensare che qualcuno abbia “arginato” una deriva che somigliava troppo ai regimi liberticidi dai quali proprio quella Carta si era proposta di rendere indenne il Paese. Ecco perché sentiamo ancora il bisogno di mobilitazione. E vorremmo avere accanto a noi tutte e tutti coloro che sentono questo bisogno. Per questo non solo vi invitiamo a venire in piazza con noi il 12 ottobre, ma vi chiediamo anche di costruire eventi di avvicinamento al corteo nella settimana del 3 ottobre, quando cadrà l’anniversario del naufragio al largo di Lampedusa che aveva apparentemente risvegliato coscienze che si sono poi riassopite di fronte ai tanti, troppi, eventi simili accaduti successivamente. Vi chiediamo di agire con le vostre pratiche, le vostre parole d’ordine, le vostre disponibilità, per creare anche piccole iniziative ma che si possano ritrovare sotto l’hastag #oltreiconfini verso il #12ottobre per andare anche noi oltre i confini delle nostre stesse lotte e collocarle tutte in un ambito che è più collettivo: quelle per la giustizia sociale, ambientale di genere, anticapitalista, antirazzista, antipatriarcale. Comunicateci le vostre iniziative alla mail noaicpr@gmail.com, e aderite al nostro appello che potete trovare qui. Costruiamo insieme una piazza colorata, ricca di differenze ma unita negli obiettivi. Ci vediamo in piazza il 12 ottobre. </p>
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		<title>Ong. La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jul 2019 08:47:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ong.&#160;La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti di Ilaria Solaini per www.avvenire.it laria Solaini, inviata a bordo di Alex &#38; co./Mediterranea venerdì 5 luglio 2019. Trasbordate soltanto&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1><em>Ong.</em>&nbsp;La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</h1>



<p>di Ilaria Solaini per <em>www.avvenire.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>laria Solaini, inviata a bordo di Alex &amp; co./Mediterranea venerdì 5 luglio 2019. Trasbordate soltanto le tredici persone più fragili, a bordo manca lo spazio vitale. Davanti a Lampedusa il veliero è in condizioni disperate, senza cibo e senza acqua per far funzionare i bagni</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c/2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/medi1_65336401.jpg?width=1024&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/share?url=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;text=La%20nave%20Alex%20in%20stallo,%20naufraga%20la%20trattativa%20per%20lo%20sbarco%20dei%2041%20migranti&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a href="mailto:?Subject=Avvenire%20%20mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;Body=Vorrei%20condividere%20con%20te%20questo%20articolo%20https://www.avvenire.it/attualita/pagine/mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Situazione di stallo al largo di Lampedusa. A bordo della barca a vela Alex &amp; co., della Missione Mediterranea, la situazione è disperata: manca l&#8217;acqua per far funzionare i bagni, la giornata è stata caldissima e nonostante il trasbordo di 13 persone, le più fragili, manca lo spazio vitale per i 41 rimasti a bordo con l&#8217;equipaggio. E soprattutto, la soluzione appare ancora fuori dall&#8217;orizzonte, nonostante un accordo annunciato fin dal pomeriggio tra Italia e Malta per uno scambio di migranti: i 41 accolti a Malta, 55 dall&#8217;isola andranno in Italia. Ma fino a tarda sera l&#8217;accordo è solo sulla carta, perché la Alan Kurdi non è in condizione di navigare fino a Malta e all&#8217;orizzonte non ci sono navi militari né italiane né maltesi per un trasbordo di emergenza..</p>



<h3>L&#8217;EVACUAZIONE</h3>



<p>I medici della Guardia costiera, saliti a bordo della Alex &amp; co. di Mediterranea a fine mattinata, hanno chiesto l&#8217;evacuazione per alcuni migranti<strong>. Tredici persone sono state trasbordate nel primo pomeriggio.</strong>Si tratta di un minore, due donne gravide, una donna malata con sorella e figlia e due famiglie di 4 e 3 persone. A bordo del veliero, bloccato in acque internazionali davanti a Lampedusa, restano 41 migranti più l&#8217;equipaggio. Per loro la Guardia costiera ha portato il pranzo e l&#8217;acqua.&nbsp;<strong>Le condizioni a bordo del veliero sono precarie. Sole a picco. Non c&#8217;è quasi più acqua nei cassoni</strong>, il che significa non poter più utilizzare i bagni. Scarseggia anche il cibo.</p>



<h3>L&#8217;ACCORDO TRA ITALIA E MALTA</h3>



<p>Nel pomeriggio&nbsp;<a href="https://twitter.com/RescueMed/status/1147135328702144512?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;Ong twitta che l&#8217;«accordo tra governi italiano e maltese è confermato da entrambe le parti</a>:&nbsp;<strong>aspettiamo che le Autorità organizzino il trasferimento a Malta su assetti militari</strong>, visto che non può avvenire a bordo della ALEX». Sarebbe infatti troppo&nbsp;<strong>rischioso affrontare la navigazione fino a Malta, distante 96 miglia</strong>. Solo 12 miglia invece separano il&nbsp;<strong>veliero, omologato per 18 persone</strong>, dal porto di Lampedusa. Ma a bordo si resta in attesa: il balletto delle dichiarazioni non riesce a nascondere il fatto che non ci sono segnali dell&#8217;arrivo di navi per trasbordare i migranti e alleggerire così la situazione della Alex.</p>



<p>Fino a metà pomeriggio, con un sole a picco e penuria di acqua potabile, la Marina Militare maltese ha confermato per due volte che nessuna imbarcazione militare sta avvicinandosi a Lampedusa per scortare la Alex fino alle acque maltesi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/veliero898.jpg?width=620&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>La Difesa avrebbe messo a disposizione mezzi della Marina Militare per il trasbordo, ma dal titolare del Viminale non sarebbe arrivato il via libera. L&#8217;obiettivo sarebbe il sequestro del veliero, meglio a se a La Valletta. Ma la Mediterranea invece, secondo il Viminale, desidererebbe trasbordare tutti i migranti in acque maltesi e poi tornare in porto in Italia. Una provocazione, secondo il Viminale.<br></p>



<h3>L&#8217;annuncio di Malta: scambio di migranti con l&#8217;Italia</h3>



<p>«A seguito di contatti tra i governi maltese e italiano, è stato deciso che&nbsp;<strong>Malta trasferirà 55 migranti, che sono stati salvati in mare al largo della Tunisia e che sono a bordo della nave Alex, a bordo di una nave delle forze armate di Malta</strong>&nbsp;e saranno accolti a Malta. D&#8217;altra parte,&nbsp;<strong>l&#8217;Italia prenderà 55 migranti da Malta</strong>». Lo aveva annunciato stamani il governo maltese. «Questo accordo non pregiudica la situazione in cui questa operazione ha avuto luogo e in cui Malta non ha alcuna responsabilità legale, ma fa parte di un&#8217;iniziativa che promuove uno spirito europeo di cooperazione e buona volontà tra Malta e l&#8217;Italia».</p>



<h3>Nella notte il braccio di ferro politico</h3>



<p>Sbarco sì, sbarco no. A poco più di 12 ore dal&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-mediterranea-mare-deserto-resti-gommone?utm_source=rss&utm_medium=rss">salvataggio di 54 vite umane</a>,&nbsp;<strong>la barca a vela di Mediterranea si trova schiacciata in un braccio di ferro tutto politico:</strong>&nbsp;da un lato c&#8217;è Malta che ha dichiarato di non assumersi nessuna responsabilità legale per il caso in questione e dall&#8217;altro c&#8217;è Roma che ha notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane a Mediterranea. La Mediterranea respinge questo divieto, sostenendo che &#8220;è illegittimo perché non può applicarsi a una nave che ha effettuato una operazione di soccorso, e perché non può essere vietato a una bandiera italiana l&#8217;ingresso nelle acque del proprio Paese&#8221;.&nbsp;<br></p>



<p>L&#8217;equipaggio a bordo è stato sveglio tutta la notte per assicurarsi che le persone che cercavano di dormire strette e distese sul ponte, a prua gli uomini e a poppa le donne coi bambini, potessero farlo in sicurezza e senza correre rischi. Dopo aver percorso 65 miglia&nbsp;<strong>alle 3.30 del mattino Alex &amp; co si è posizionata al limite delle acque territoriali italiane, davanti al porto di Lampedusa</strong>, ed è stato da quel momento che sono intercorsi una serie di telefonate, mail e scambi concitati. Il primo nella notte tra uno degli ufficiali della centrale di soccorso di Malta e il&nbsp;<strong>capomissione Erasmo Palazzotto, parlamentare di Sinistra italiana</strong>: al centro del contenzioso la proposta di far sbarcare le persone soccorse dall&#8217;Alex &amp; co nel porto della Valletta. La replica di Mediterranea? Mandateci gli assetti navali e veniteci incontro:&nbsp;<strong>«Non riusciamo ad arrivare fino a Malta. Abbiamo bisogno di effettuare il trasbordo</strong>&nbsp;&#8211; ha spiegato Palazzotto -, altrimenti rischiamo di mettere in pericolo le vite delle persone».</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG2019070_65325766.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)</p>



<p>A distanza di poche ore arriva un&#8217;altra comunicazione via mail a Mediterranea Saving Humans: è sempre Malta a ribadire l&#8217;offerta che era già arrivata dopo le 3.45 del mattino, ma solo al telefono &#8211; quando la Alex era già a ridosso dell&#8217;isola delle Pelagie e quindi a 96 miglia da La Valletta. La proposta è sempre la stessa: ossia&nbsp;<strong>accogliere la barca a vela nel porto maltese, anche se per gli ufficiali della Valletta si tratterebbe esclusivamente di «un gesto di buona volontà&nbsp;</strong>nell&#8217;ambito della cooperazione europea».&nbsp;<strong>Di trasbordo non se ne parla.</strong></p>



<p>E se i militari maltesi non intendono assumersi alcuna responsabilità, nemmeno l&#8217;Italia lo ha fatto, ignorando finora le esigenze umanitarie e di sostenibilità della&nbsp;<strong>Alex &amp; co, una barca di 18 metri a vela non adatta al trasporto prolungato di 65 persone, compreso l&#8217;equipaggi</strong><strong>o</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG_0984_65325767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>Una posizione che è stata spiegata anche ai&nbsp;<strong>militari della Guardia di finanza italiani che sono saliti a bordo intorno alle 4 del mattino per consegnare l&#8217;atto di notifica riguardante il divieto di ingresso</strong>&nbsp;nelle acque territoriali italiane, una nota conseguenza del decreto Sicurezza bis (lo stesso che pochi giorni fa aveva tenuto fuori dal porto di Lampedusa la nave Sea Watch 3): come ha precisato il capomissione: «Non c&#8217;è sufficiente cibo, né acqua per poter garantire dei pasti dignitosi alle 54 persone soccorse». Finora&nbsp;<strong>sono state distribuite barrette energetiche e acqua, oltre a un tè mattutino con cui reidratarsi e riscaldarsi dopo la notte trascorsa sul ponte. Questa situazione è ai limiti della sostenibilità</strong>: non può protrarsi a lungo, non deve protrarsi a lungo.</p>



<h3>La nave Kurdi soccorre 65 persone<br></h3>



<p>Intanto scoppia un altro caso: la nave Alan Kurdi della ong tedesca&nbsp;Sea-Eye ha riferito di avere recuperato 65 persone che si trovavano a&nbsp;bordo di un canotto, in un&#8217;operazione di soccorso al largo delle coste&nbsp;libiche. Secondo la Sea-Eye, che fa base a Regensburg in Baviera, il&nbsp;soccorso è avvenuto in acque internazionali, a 34 miglia dalle coste della Libia. L&#8217;ong tedesca ha anche&nbsp;riferito di avere informato le autorità libiche, italiane, maltesi e&nbsp;tedesche. A loro volta, le autorità tedesche di Brema hanno informato&nbsp;il ministero degli Esteri di Berlino.</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Interno Salvini ha scritto al suo collega tedesco Horst Seehofer, ribadendo che è &#8220;necessario ed urgente che la<br>Germania intervenga nei confronti della nave Alan Kurdi e del suo Comandante affinché, nel doveroso esercizio della Vostra e<br>loro responsabilità, sia assicurato alle persone a bordo il rapido sbarco in apposito luogo&#8221;.</p>



<p></p>



<p>_______________________________________________________________________Aggiornamento da pressenza.org</p>



<p>La prima reazione di Matteo Salvini al salvataggio di 54 persone da parte del veliero Alex di Mediterranea denota un penoso misto di megalomania e infantilismo:&nbsp;<em>“Vogliono venire in Italia per rompere le palle a me e al governo italiano e io in Italia farò di tutto per non farceli venire”.</em>&nbsp;Da una parte una specie di Re Sole moderno, convinto che tutto il mondo ruoti intorno a lui, dall’altra un bambino viziato che fa i capricci e si lascia andare a insulti e minacce quando le cose non vanno come vuole lui.</p>



<p>Di Maio non è da meno:&nbsp;<em>“Le Ong hanno trovato il loro palcoscenico e iniziano lo show sulla pelle di questi poveri disperati” accusa, dando degli incoscienti a quelli che usano una barca a vela per “andare in Libia a prendere le persone e vengono qui a sfidare l’Italia</em>.” Peccato che Mediterranea non avesse altra scelta, visto che la Mare Jonio, una nave molto più grossa di Alex, è ancora sotto sequestro. Poi fa il verso a Salvini ribadendo la necessità di “<em>difendere i confini</em>” (da neonati e donne incinte?) e contraddice il suo stesso Ministro degli Esteri (che qualche giorno fa aveva ammesso che non ci sono porti sicuri in Libia) sostenendo che i migranti si potevano portare là.</p>



<p>In contrasto con questo squallido teatrino, le descrizioni che arrivano dal veliero Alex sono drammatiche: “<em>La situazione a bordo è insostenibile. Sono solo le 10 del mattino, ma il sole è a picco, stiamo cercando di fare ombra ai naufraghi. Sono soprattutto le donne a stare male nonostante le cure della dottoressa”.</em></p>



<p>Poi le cose cominciano a muoversi: “<em>Dopo una visita a bordo dei medici SMOM” riferisce Mediterranea, “è in corso l’evacuazione a bordo di motovedetta CP300 della Guardia Costiera delle prime 13 persone salvate. Sono i soggetti più vulnerabili (bambini, donne) e le loro intere famiglie. La Alex non è attrezzata per garantire a lungo la sicurezza di un numero così alto di persone. È stata costretta a imbarcare i naufraghi per una questione di vita o di morte”</em>&nbsp;aggiunge.</p>



<p>Malta si dichiara poi disponibile ad accogliere i migranti a bordo dell’Alex e stringe un accordo con l’Italia per trasferirne lo stesso numero da La Valletta.&nbsp; Ancora una volta le persone salvate vengono trattate come pacchi postali, da spostare da un luogo all’altro come niente fosse.&nbsp;<em>“Veniteli a prendere”</em>&nbsp;invoca comunque Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans.<em>&nbsp;“Siamo grati a Malta per la disponibilità, ma il veliero Alex non è in grado di navigare per oltre cento miglia. Le caratteristiche della nave non consentono di affrontare la traversata verso Malta, ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera Italiana</em>” spiega.</p>



<p>“<em>Abbiamo prestato assistenza medica alle persone a bordo del veliero Alex”</em>&nbsp;dichiara intanto Open Arms. “<em>Abbiamo offerto la nostra imbarcazione per accompagnarle a Malta. Malta ci ha risposto che il porto per noi è chiuso per motivi politici. La Spagna tace. Chi è rimasto a difendere il diritto del mare e la vita?</em>” si chiede l’Ong spagnola.</p>



<p>Purtroppo l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle di persone stremate e vulnerabili continua, contrapponendo versioni opposte tra Salvini e i volontari della Ong.&nbsp;<em>“Mediterranea rifiuta l’offerta del governo italiano, ovvero il trasbordo degli immigrati per condurli a La Valletta, a condizione che in porto entri anche l’imbarcazione della ong Alex. E’ una provocazione, una scorciatoia per dribblare le norme di un altro paese membro dell’Unione Europea. Vogliono l’impunità</em>” accusa Salvini.</p>



<p>“<em>Avevamo&nbsp;chiesto di essere scortati con rifornimenti di acqua cibo, di non essere sottoposti ad alcuna misura restrittiva e di non entrare alla Valletta ma trasbordare le persone in acque internazionali. Ci hanno detto, dopo aver sentito Malta, che non c’era problema</em>” ribatte Mediterranea.</p>



<p>Poi fornisce un ulteriore chiarimento in un post pubblicato sulla pagina Facebook:&nbsp; “<em>Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità. Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare.</em></p>



<p><em>Quello che abbiamo chiesto sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la&nbsp;nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela.</em></p>



<p><em>Abbiamo chiesto inoltre di poter sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da Italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza.</em></p>



<p><em>Questo non significa affatto cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso. Abbiamo persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane, nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso.</em></p>



<p><em>Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi (Italia prende 50 migranti da Malta in cambio di quelli che abbiamo a bordo) con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile.</em></p>



<p><em>Lo avremmo fatto comunque, andare a Malta, per la sicurezza delle persone a bordo che alle 22 di sera restano senza cibo, dopo quello portato stamattina. Per tutti noi le condizioni igienico sanitarie sono ormai al collasso e non ci è stato nemmeno fatto un carico di acqua dolce come richiesto.</em></p>



<p><em>Restiamo in attesa di risposta dalle autorità italiane, perché fino ad ora (fatta eccezione per comunicati stampa che mentono spudoratamente) restiamo senza alcuna risposta formale alle nostre richieste. La situazione non sarà gestibile ancora a lungo</em>“.</p>



<p>Nel frattempo si apre un nuovo terreno di scontro: “<em>Questa mattina, la nave Alan Kurdi ha avvistato un gommone blu che trasportava 65 persone, a circa 34 miglia dalla costa libica. Le persone sono state evacuate e ora sono a bordo della nave. Le autorità libiche non rispondono</em>” scrive il 5 luglio sul suo profilo twitter la ong battente bandiera tedesca Sea Eye, in missione con la nave ‘Alan Kurdi’ nel Mediterraneo. “<em>La Alan Kurdi è adesso in navigazione verso nord e attende una risposta dalle autorità italiane e maltesi per individuare un porto sicuro nel quale far sbarcare i migran</em>ti”.</p>



<p>La risposta di Salvini è il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, con la solita, assurda indicazione di “fare rotta verso la Tunisia o verso la Germania”.</p>



<p>La mattina del 6 luglio arriva la replica di Sea Eye: “<em>Con 65 persone soccorse a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa.&nbsp;Non siamo intimiditi da un ministro dell’interno, ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo.”</em></p>



<p>Per tutto la giornata del 5 luglio si sono moltiplicate le iniziative di sostegno e solidarietà nei confronti di Mediterranea e Sea Eye, con presidi a Milano,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/698487270614589/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Roma</a>,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Genova</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Bologna</a>. A&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/322316205386077/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Milano</a>&nbsp;il presidio permanente convocato in piazza del Duomo continuerà a oltranza fino a quando non sarà garantito lo sbarco in un porto sicuro a tutte le persone che si trovano ancora in mezzo al mare. Gli organizzatori invitano a portare materassini, acqua e generi di conforto, in previsione di una notte sul sagrato del Duomo.</p>



<p></p>
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		<title>La Sea Watch attracca a Lampedusa. Carola Rackete arrestata</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Jun 2019 12:19:09 +0000</pubDate>
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<p>da www.pressenza.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="720" height="720" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12724" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/xSea-Watch-in-porto-Twitter-720x720.jpg.pagespeed.ic_.MIpU1BnNb3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p>Epilogo drammatico per una vicenda che in due settimane ha spostato l’asticella della disumanità a livelli finora inimmaginabili: stanotte la Sea Watch si è diretta verso il molo commerciale del porto di Lampedusa, non si è fermata all’alt dei finanzieri, ha sfiorato un incidente con una motovedetta che cercava di fermarla e ha attraccato alla banchina.</p>



<p>”Ha deciso la comandante” ha spiegato la &nbsp;portavoce della Ong Giorgia Linardi. “Nonostante l’accordo annunciato a livello europeo e le voci su uno sbarco imminente non ci era stata data alcuna assicurazione, nessuna certezza nonostante avesse dichiarato da 36 ore lo stato di necessità. Era dunque sua responsabilità portare queste persone in salvo. La violazione non è stata del comandante, ma delle autorità che non hanno assistito la nave per sedici giorni.”</p>



<p>Carola Rackete è stata arrestata con l’accusa di resistenza o violenza contro una nave da guerra, con l’ipotesi di violazione dell’articolo 1100 del Codice di navigazione, un reato punito con la reclusione da tre a dieci anni. E’ possibile che le venga contestato anche il tentato naufragio. Come segnala in Facebook Francesco Vignarca della Rete Disarmo, per poterla arrestare hanno dovuto rispolverare un articolo del Codice della Navigazione promulgato nel 1942 (o nel XX come piaceva e ancora piace ad alcuni…) dal “Re d’Italia e d’Albania e Imperatore d’Etiopia”.</p>



<p>All’alba i quaranta naufraghi rimasti a bordo sono finalmente sbarcati e la nave è stata sequestrata.</p>



<p>Ora più che mai ognuno dovrà decidere da che parte stare: da quella di un governo cinico e prepotente, che gioca sulla pelle di persone vulnerabili e bisognose d’aiuto per un puro interesse elettorale, o da quella di chi, come la capitana Carola, mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di ogni considerazione di rischio personale e infrange regole e leggi inique.</p>



<p>La “sbruffoncella” può contare su illustri precedenti: da Antigone, a chi aiutava gli schiavi a fuggire al nord prima della guerra di secessione americana, a quelli che nascondevano ebrei e partigiani durante la seconda guerra mondiale, ai neri americani che si ribellavano alla segregazione razziale con la disubbidienza civile. Perseguitati e spesso uccisi ai loro tempi, oggi sono riconosciuti come eroi e giusti, mentre i loro carnefici vengono considerati esempi dei peggiori momenti dell’umanità. L’augurio è di non dover aspettare il giudizio della storia perché questa distinzione si applichi anche alla storia della Sea Watch e della sua coraggiosa capitana.</p>
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		<title>Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:39:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org) Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1199w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.</p>



<p>La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.</p>



<p>Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).</p>



<p>Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.</p>



<p>E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-876775"/></figure></div>



<p>Disegno di&nbsp;Francesco Piobbichi,&nbsp; attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-877100"/></figure></div>
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		<title>Intervista a Francesco Piobbichi, autore del libro di disegni “Disegni dalla frontiera”</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 07:56:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi I colori vivi dei disegni di Francesco Piobbichi, che da 4 anni vive a Lampedusa al fianco dei migranti, sono forti, come le storie che ha deciso di raccontare attraverso i&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/04/10/intervista-a-francesco-piobbichi-autore-del-libro-di-disegni-disegni-dalla-frontiera/">Intervista a Francesco Piobbichi, autore del libro di disegni “Disegni dalla frontiera”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/copertina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10507" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/copertina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="189" height="267" /></a></b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I colori vivi dei disegni di Francesco Piobbichi, che da 4 anni vive a Lampedusa al fianco dei migranti, sono forti, come le storie che ha deciso di raccontare attraverso i tratti delle sue matite.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">La fatica di dover superare delle frontiere e la sofferenza per l’aver sfidato il “viaggio della morte”, sono sentimenti che ricorrono in tutti i suoi disegni.</p>
<p align="JUSTIFY">Come da sue parole, Francesco vuole colpire al cuore e non alla pancia perché le migrazioni sono un fatto che riguarda anche la nostra quotidianità; è inutile, infatti, parlare di numeri o fare considerazioni generiche. Raccontare storie e vite attraverso dei disegni è un nuovo modo di raccontare le vite di persone come noi, costrette a lasciare la loro casa e i loro cari per avere una vita migliore.Disegni dalla frontiera, il tuo ultimo libro, è un racconto necessario di storie altrimenti consegnate al mare. Un libro di disegni forti ma colorati, intensi e molto umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Cosa ti ha spinto a voler disegnare e raccontare ben 59 storie che parlano di migranti, frontiere e sofferenza?</p>
<p align="JUSTIFY">Mi ha spinto la necessità di creare qualcosa di diverso nella narrazione della frontiera che si sviluppava sul piano generale perché mi ero accorto, nel lavoro che facevo, che la retorica di fondo usava il migrante come oggetto emozionale senza restituirgli dignità. E’ come se le persone e le loro storie venivano fissate e poi vendute nella fabbrica delle emozioni senza un prima ed un dopo, senza collegarsi mai con la realtà. Nella maggior parte dei casi, ovviamente ci sono molte eccezioni positive, le notizie, le immagini, i docufilm della frontiera non stavano riuscendo a costruire, dal mio punto di vista, il racconto sociale. Ovvero un terreno comunicativo che manteneva vive e collegate le pratiche sociali ed il racconto.</p>
<p align="JUSTIFY">Le immagini, le foto, ed i docufilm vivevano di una traiettoria propria, non erano fatti, ma artefatti destinati a perdersi nella memoria quando altre notizie si stratificavano sopra. Per chi lavora nelle pratiche sociali della solidarietà in frontiera questo meccanismo non era sufficiente, noi abbiamo bisogno di continuità comunicativa, abbiamo la necessità di raccontarci a partire da noi, dal nostro vissuto e facendo questo costruire possibilità per la presa di voce dei migranti. Ho pensato allora di usare il disegno nel racconto, ispirandomi ai cantastorie siciliani come Ciccio Busacca che in termini semplici riuscivano a creare uno spazio comunicativo che lasciava il segno. L’arte così è al servizio del racconto sociale, e non viceversa.“Il canto della sirena d’Occidente”, “Lampedusa salva vite”, “Ciao mamma, sono vivo”, “Chi salva una vita salva il mondo intero”, sono solo alcuni dei titoli dei tuoi disegni. Da 4 anni vivi a Lampedusa, e fai parte dello staff dell’Osservatorio per le migrazioni di Mediterranean Hope; grazie a tutto questo hai potuto raccogliere molte storie ma quale è stato il disegno più forte da fare? Vuoi raccontarci qualche episodio che ti ha spinto a disegnare proprio quelle scene con esattamente quei colori?</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni tavola che ho disegnato potrebbe essere usata come un “tarocco”, ovvero come una immagine intercambiabile che racconta una storia epica, che è la storia dell’umanità. Uso molto i miti fondativi della cultura mediterranea, mi servono per sintetizzare concetti che a pensarci bene sono sempre gli stessi da millenni. Il canto della sirena d’occidente apre il mio libro perché voglio sottolineare il fatto che la migrazione che stiamo vivendo non è solo il frutto di guerre o miseria o dei cambiamenti climatici. Ma è anche il frutto del sogno di un altrove diffuso come fattore produttivo e di consumo, un canto bellissimo che non viene mai raggiunto perché non esiste ma porta sugli scogli. Cantato continuamente dentro le reti comunicative che alimentano desideri e stili di vita in tutto il pianeta. Voglio dire che il sud del mondo è connesso come lo siamo noi in questo spazio liscio senza frontiere, i ragazzi che migrano seguono i campionati di calcio europei, ascoltano le stesse nostre canzoni e vorrebbero avere una possibilità. Ma a differenza nostra che possiamo viaggiare liberi come nel web, i poveri incontrano la frontiera. Si scontrano con essa, ed anche se la oltrepassano questa gli rimane addosso per tutta la vita come una maledizione.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><u><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Il-canto-della-Sirena-dOccidente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10506" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Il-canto-della-Sirena-dOccidente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="737" height="439" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Il-canto-della-Sirena-dOccidente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 737w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Il-canto-della-Sirena-dOccidente-300x179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 737px) 100vw, 737px" /></a>Il canto della sirena d&#8217;Occidente</u></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Tutte le storie che racconti sono storie di vita, di persone che sbarcano in modo più o meno felice sulle coste europee. Sono vite sofferte che si incrociano con altre vite, quelle dei volontari e degli operatori che lavorano sulle navi di salvataggio. Persone che fanno parte di Ong riconosciute che da anni lavorano a favore di persone in situazioni di disagio. Oggi siamo arrivati a criminalizzare queste Ong, attacchi forti sono stati rivolti a Organizzazioni più o meno famose.</p>
<p align="JUSTIFY">Come ti inserisci in questo discorso? Cosa ne pensi?</p>
<p align="JUSTIFY">C’è un disegno che ho fatto in questo viaggio con la Open Arms che secondo me riesce a sintetizzare quanto sta avvenendo. Dietro un ancora ci sono due mani che si stringono in mutuo soccorso, queste due mani sono cinte da filo spinato, che per me rappresenta le procedure messe in atto dai governi per criminalizzare la solidarietà. Sotto il mare che fa da sfondo al disegno c’è la bilancia della giustizia, in mezzo alle sirene che cantano l’altrove e Nettuno che reclama vita. Quello che voglio dire con questo disegno è che quando la giustizia finisce in fondo al mare, la solidarietà diventa un crimine perché la miseria è diventata una colpa.OpenArms, la nave che è stata sequestrata per non aver riconsegnato i migranti che aveva a bordo alla Libia, è forse uno degli esempi più clamorosi della direzione che si sta prendendo.</p>
<p align="JUSTIFY">Hai contattato i tuoi colleghi spagnoli che si trovavano sulla nave? Noi dell’associazione esprimiamo solidarietà a tutto lo staff.</p>
<p align="JUSTIFY">Per me questo sequestro è stato un duro colpo perché mai come ora mi sono vergognato di quanto sta combinando il nostro paese. Stiamo sparando sulla croce rossa, noi che per secoli abbiamo costruito sulla solidarietà marinara parte della nostra cultura abbiamo messo sul banco degli accusati persone che invece di vendere armi, o sfruttare le risorse di altri paesi per profitto, salvano dalle onde chi scappa da guerra e miseria. Salvano chi scappa da un paese come la Libia dove i rifugiati subiscono ogni genere di offesa. Mai mi sarei sognato di dopo aver visto come queste persone sono ridotte che chi le salva fosse accusato di associazione a delinquere. Abbiamo ribaltato i significati, del resto quando essere buonisti suona come un’offesa non puoi aspettarti altro che il trionfo del male.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><u><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Ciao-mamma-sono-vivo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10505" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Ciao-mamma-sono-vivo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="380" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Ciao-mamma-sono-vivo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Ciao-mamma-sono-vivo-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a>Ciao mamma sono vivo</u></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Sei stato più volte in Marocco e hai partecipato dal Libano ai “corridoi umanitari”, quei passaggi legali e sicuri che tanto contrastano con i “viaggi della morte” nel Mediterraneo. Cosa avete fatto in questo senso? Pensi che in futuro si possano creare corridoi umanitari solidi e in grado (forse) di eliminare completamente l’immigrazione illegale?</p>
<p align="JUSTIFY">I corridoi umanitari sono una buona pratica, abbiamo dimostrato che è possibile come società civile organizzata fare quello che i governi non fanno. Le vie sicure per permettere a soggetti vulnerabili di trovare sicurezza sono senza dubbio una strada da perseguire. Sicuramente meno costosa dal punto di vista umano ed economico dell’attuale gestione della frontiera. Se avessero dato i soldi a noi per questo progetto invece che ad Erdogan potevamo proteggere 3 milioni di persone, solo questa cifra ci dice dell’assurdità dei tempi in cui viviamo.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel futuro comunque ci troveremo di fronte ad una situazione che non potrà essere gestita solo con i corridoi umanitari e su questo voglio essere molto chiaro. Dal mio punto di vista la gestione tecnica della frontiera per quanto democratica ed aperta possa essere non sarà in grado di produrre niente di significativo se non iniziamo a rispondere alle domande che queste migrazioni ci pongono. Domande che aprono un tema politico enorme. Ci troviamo di fronte ad un futuro in cui solo per il cambiamento climatico avremo centinaia di milioni di profughi al netto delle guerre che periodicamente avvengono con una media di 4 anni. Dobbiamo rifondare il concetto di protezione internazionale alla luce di questi elementi affermando che il diritto alla vita vale per ogni essere umano con la stessa forza, ciò vuol dire assicurare ai profughi ambientali ed anche a quelli economici il massimo della protezione. Se queste persone non possono essere protetti nel paese in cui vivono, o nei paesi limitrofi è importante creare corridoi umanitari e vie di accesso legali, ma questa discussione va accompagnata con un tema che nessuno vuole affrontare, il futuro dell’umanità di fronte ad un mondo che cambia velocemente. Non possiamo più rimandare la discussione sulle cause che producono la fuga di milioni di persone dalla terra dove sono nate e dove vorrebbero restare.</p>
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		<title>Appello dei migranti tunisini in sciopero della fame a Lampedusa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Nov 2017 10:48:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un viaggio in condizioni terribili, anche lo sciopero della fame per affermare i propri diritti. Un gruppo di giovani migranti tunisini provenienti da Redeyef (Tunisia sud-occidentale, dove nel 2008 è scoppiata una la rivolta delle miniere) ha annunciato di aver iniziato uno sciopero della fame nel centro di accoglienza di Lampedusa per opporsi al rimpatrio forzato. Lo riferisce il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), che pubblica sul suo sito web “L’appello all’opinione pubblica internazionale” dei giovani tunisini che denunciano di essere alloggiati in “condizioni umanitarie difficili” nel campo di Lampedusa sotto la minaccia dell’espulsione dall&#8217;Italia. &#8220;Questa disposizione è in contraddizione con le convenzioni internazionali che garantiscono la libertà di movimento&#8221;, affermano, aggiungendo che “accordi bilaterali sleali” tra Italia e Tunisia privilegiano la sicurezza delle frontiere a scapito dei diritti universali dell’uomo. I migranti tunisini si dicono “orgogliosi del nostro paese e del nostro popolo”, ma ambiscono “alla libertà di movimento come i nostri coetanei europei”. Il fallimento delle politiche economiche e sociali, la mancanza di prospettive e di meccanismi di migrazione regolare “ci hanno spinto a scegliere la pericolosa rotta del Mediterraneo”.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Grève de la Faim des Jeunes tunisiens à Lampedousa</p>
<p>Communiqué N° 2</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lampedousa le 31 octobre 2017</p>
<p>Message numéro 2 des 63 Tunisiens en grève de la faim : C&#8217;est le cinquième jour de la grève de la faim que nous menons pour défendre notre droit de mobilité et contre l&#8217;expulsion forcée de ce qu&#8217;ils appellent un abri et qui est en réalité une prison. Ni la faim, ni la soif, ni les nausées, ni les vomissements, ni les conditions difficiles ne nous font autant de mal que le silence complice sur la violation de notre droit de circulation, sur les politiques injustes, sur les déportations forcées juste parce que nous sommes des Tunisiens et que notre gouvernement accepte ceci dans des accords non divulgués.  Il est douloureux d&#8217;être victime de leurs politiques et d&#8217;être incriminé à cause de leurs lois.  Nous continuerons notre grève de la faim malgré l&#8217;état de santé difficile de certains grévistes de la faim qui ont été emmenés à l&#8217;hôpital Sanosalety. Ceci est un cri contre ceux qui sont injustes envers nous, ceux qui nous ont oublié, ceux qui nous ont poussé à prendre les bateaux de la mort, ceux qui veulent nous déporter de force et ceux qui violent les conventions internationales.  Nous embrassons le front de nos mères et nous leurs demandons pardon. Nous remercions tous ceux qui nous ont soutenu et qui se tiennent à nos côtés.</p>
<ul>
<li>Non à la déportation forcée  • Non à l&#8217;expulsion du fait de la nationalité  • Oui à la liberté de mouvement</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>لمبادوزا في 31 أكتوبر 2017 رسالة عدد 2  المضربون عن الطعام في لمبيدوزا (63 شابا تونسيا في اضراب جوع) في اليوم الخامس من اضراب الجوع الذي نخوضه دفاعا عن حقنا في التنقل وضد الترحيل القسري هنا في ما يسمونه مركز إيواء وهو الى السجن اقرب لا يؤلمنا الجوع والعطش لا تؤلمنا الظروف القاسية لا تؤلمنا نوبات الغثيان والقيء لا تؤلمنا اوجاع الكلى بقدر ما يؤلمنا الصمت يؤلمنا اللاعدل يؤلمنا انتهاك حقنا في التنقل تؤلمنا السياسات الظالمة يؤلمنا الترحيل القسري بسبب اننا تونسيون وان حكومتنا تقبل بذلك في اتفاقات غير معلنة . المؤلم ان تكون ضحية سياساتهم وتجرّم بقوانينهم.  سنواصل اضرابنا بكل إصرار رغم الحالة الصحية الصعبة لبعض المضربين عن الطعام والذين نقلوا للمستشفى سنواصل حتى تكون صرخة ضد كل من ظلمنا ضد من همّشنا ضد من دفعنا لركوب البحر قسرا وضد من يريد ترحيلنا قسرا ضد من فاوض بنا وضد من ينتهك القوانين الدولية. نقبّل جبين امهاتنا ونعتذر منهن ونشكر كل من ساندنا ووقف الى جانبنا.  • لا للترحيل القسري • لا للترحيل على أساس الجنسية • نعم لحرية التنقل</p>
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		<title>Art(E)Attualità: La terra inquieta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Sep 2017 07:38:56 +0000</pubDate>
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<p>Molti l&#8217;avranno visitata, altri no, purtroppo.<i> La terra inquieta, The resteless earth</i> – allestita presso la Triennale di Milano fino allo scorso 20 agosto e a cura di Massimilano Gioni – è una esposizione ricca, potente, approfondita sui problemi della nostra contemporaneità.</p>
<p>65 artiste e artisti da molte parti del mondo (Albania, Algeria, Bangladesh, Iran, Siria, Ghana&#8230;) hanno messo a disposizione la propria creatività e le proprie riflessioni per approfondire il tema delle migrazioni, in particolare, ma anche altri, quali: le discriminazioni delle minoranze etniche e religiose, l&#8217;uso della tortura in molti Paesi “democratici”, la crisi economica e sociale del Sud del mondo, la mancanza di libertà di espressione nei regimi dittatoriali. Insomma, una pagina della nostra realtà difficile, spesso contraddittoria. Ma l&#8217;Arte ha il compito di esporre e anche di provare a proporre soluzioni. Non solo gli artisti e gli intellettuali devono esporsi davanti al dipanarsi della Storia: dovremmo farlo tutti, ognuno con i propri mezzi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9414" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181553-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9415" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181534-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9416" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181459-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9417" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181609-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9419" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_181431-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9424" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2336" height="4160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2336w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037-168x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037-768x1368.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/IMG_20170801_175037-575x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 575w" sizes="(max-width: 2336px) 100vw, 2336px" /></a><a 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		<title>Parlare di migrazioni e di politiche fallimentari</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Apr 2017 07:31:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Incontro con l&#8217;avvocato Alessandra Ballerini e l&#8217;attivista Edda pando, di Milano Rete Senza Frontiere, per parlare di migrazioni e politiche italiane ed europee, spesso fallimentari sul tema. L&#8217;incontro è stato organizzato da Associazione per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Incontro con l&#8217;avvocato Alessandra Ballerini e l&#8217;attivista Edda pando, di Milano Rete Senza Frontiere, per parlare di migrazioni e politiche italiane ed europee, spesso fallimentari sul tema.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato organizzato da Associazione per i Diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni sulle nostre attività anche dedicate alle scuole: info@peridirittiumani.com</p>
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