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	<title>lapidazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Lapidate Safiya</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jul 2018 07:39:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Veronica Tedeschi &#160; Safiya Hussaini, donna, moglie e madre. Vive nel nord della Nigeria, nel villaggio di Tungar Tudu, dove ancora oggi vige la sharia, la legge coranica applicata in modo rigido.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10935" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya Hussaini, donna, moglie e madre.</p>
<p align="JUSTIFY">Vive nel nord della Nigeria, nel villaggio di Tungar Tudu, dove ancora oggi vige la sharia, la legge coranica applicata in modo rigido. Ed è proprio a causa della legge-sharia che la protagonista del libro di Raffaele Masto, deve subire più e più ingiustizie.</p>
<p align="JUSTIFY">Ho deciso di scrivere di Safiya non per stendere la recensione di un libro ma con lo scopo di mettere in luce la situazione di molte donne costrette ad accettare i dettami di una religione che, solo in alcuni casi, si impone sulla vita di molte donne africane e medio orientali.</p>
<p align="JUSTIFY">Una bambina, Safiya, nata in un villaggio molto povero della Nigeria, che vive spensierata la sua infanzia e che, come qualsiasi bambina, non vede l’ora di poter andare a scuola, imparare e crescere. Tutto va secondo le prescrizioni di Allah, fino a quando a 12 anni viene concessa in matrimonio. In queste zone il matrimonio forzato è un evento normale, si impone nella vita di molte bambine, costrette ad accettare un allontanamento improvviso dalla loro infanzia per diventare immediatamente donne.</p>
<p align="JUSTIFY">“La mamma mi abbracciò, mi accarezzò la testa, ma non parlò. Il suo abbraccio muto era la risposta che non volevo: non c’era niente da fare. Il mio matrimonio era deciso. Si sarebbe fatto anche contro la mia volontà. Mi avrebbero venduta a un uomo che non conoscevo.”</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya, ormai divenuta donna e moglie devota, è costretta a superare una serie di prove: diventa madre di 7 figli, viene ripudiata più volte e sconfitta dal dolore per la morte di 2 dei suoi bambini causa varicella.</p>
<p align="JUSTIFY">Una serie di ostacoli, voluti ancora una volta da Allah, che però non fanno perdere d’animo la donna che, anche con l’ultimo figlio in grembo e con una sentenza di lapidazione per adulterio, non perde la forza e la voglia di crescere Adama.</p>
<p align="JUSTIFY">“Il mio destino… impossibile non pensarci. Stava là, a margine dei miei pensieri come un’ombra malvagia in agguato, pronto a balzare fuori per terrorizzarmi ogni volta che i miei occhi si posavano su una pietra, una delle tante sparse sulla terra polverosa. Le pietre mi avrebbero straziata e uccisa. Il mio destino era la lapidazione.”</p>
<p align="JUSTIFY">La storia di Safiya ha ormai più di dieci anni ma è ancora di grande attualità. Il contesto nigeriano è ancora il medesimo, i contrasti e gli interessi, anche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ancora una volta viene rimarcata la contrapposizione tra il Nord e il Sud della Nigeria che è ancora oggi l’elemento principale della politica interna di questo Paese. Un Nord musulmano e un Sud cristiano che si dividono anche sul piano giuridico: da una parte un sistema di leggi che discendono dai dettami della religione e dall’altra un sistema laico, il tutto in uno Stato federale che solo sulla carta è unitario.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya era il pretesto per uno scontro tra élite politiche, economiche e militari che si contendevano (e si contendono ancora) la gestione di un Paese ricchissimo e potente dal punto di vista regionale e continentale. Attraverso la sua storia si capisce come la religione sia spesso un pretesto per regolare conti, per giocarsi potere e influenza. Safiya, ignara donna di un villaggio di poco più di trecento abitanti, era usata dalla macchina tritatutto della politica come oggi quella stessa macchina usa Boko Haram.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya si è salvata grazie anche all’intervento dei media internazionali che hanno portato alla luce un caso che come mille altri doveva rimanere di limitato interesse.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte donne, spose bambine, madri sfruttate che non vengono salvate dalla mobilitazione internazionale, rimangono uccise, lapidate o torturate.</p>
<p align="JUSTIFY">Un libro forte, dopo la lettura del quale tutte le donne dovrebbero sentirsi un po’ Safiya.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Il diritto del dissenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si può discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del diritto di farlo. Inna Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong femminista Femen, fondata nel 2008 in Ucraina e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Amina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/Amina-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/amina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/03/amina-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si può<br />
discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del<br />
diritto di farlo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inna<br />
Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong<br />
femminista <i>Femen</i>,<br />
fondata nel 2008 in Ucraina e che oggi vede attiviste anche in<br />
Italia, Germania, Olanda, Francia, Brasile, Stati Uniti e Canada. Le<br />
donne, giovani e meno giovani, organizzano dei blitz, si mostrano a<br />
seno nudo e con scritte rosse sul corpo e gridano slogan.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il loro<br />
nome &#8211; “femen”, appunto &#8211; significa, in latino, “coscia” e<br />
proprio il corpo è la loro unica arma per combattere la<br />
mercificazione e la denigrazione della donna in tutte le società, il<br />
turismo sessuale e ogni forma di sessismo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
protesta delle <i>Femen</i><br />
è arrivata anche in Tunisia. Ma per poco.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
l&#8217;attivista che voleva lanciare il movimento anche nel Paese<br />
nordafricano, Amina, è stata raggiunta da una <i>fatwa,<br />
</i>ovvero<br />
è stata minacciata di morte.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
19<br />
anni, studentessa liceale, Amina aveva pubblicato sulla propria<br />
pagina Facebook alcune sue  fotografie a seno scoperto con le<br />
scritte, in arabo e in inglese,  “ Il mio corpo mi appartiene e non<br />
è di nessuno” mentre fuma una sigaretta, oppure “Fanculo la tua<br />
moralità”. La pagina del social-network ha raccolto 3700 amici, ma<br />
anche tantissimi insulti.  Anche la sua famiglia non ha accettato<br />
l&#8217;atto di rivolta della ragazza, atto che in Tunisia è passibile,<br />
dal punto di vista penale, di una condanna a sei mesi di reclusione<br />
per l&#8217;accusa di “offesa al pudore”. Ma non è finita qui.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
martedì scorso non si hanno più notizie di Amina: il cellulare è<br />
spento e risultano disattivati i suoi profili Facebook e Skype.  La<br />
situazione è preoccupante se si considera che la ragazza è stata<br />
minacciata da un gruppo di salafiti i quali &#8211; tramite una<br />
dichiarazione ufficiale del predicatore integralista Adel Almi &#8211;<br />
hanno richiesto, per lei, la quarantena, la fustigazione e,infine, la<br />
lapidazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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