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	<title>Laura Silvia Battaglia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Laura Silvia Battaglia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Medioriente e Occidente: un equilibrio possibile?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2015 06:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti Umani pubblica, oggi, il video dell&#8217;incontro che ha organizzato – nell&#8217;ambito della manifestazione “D(i)RITTI al CENTRO!” &#8211; con la giornalista Laura Silvia Battaglia. Medioriente e Occidente: un equilibrio&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cari<br />
amici,</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
l&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani pubblica, oggi, il video dell&#8217;incontro che ha<br />
organizzato – nell&#8217;ambito della manifestazione “D(i)RITTI al<br />
CENTRO!” &#8211; con la giornalista Laura Silvia Battaglia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Medioriente<br />
e Occidente: un equilibrio possibile?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tanti<br />
gli argomenti trattati: le basi del terrorismo dell&#8217;Isis, la<br />
situazione in Iraq e Yemen, il ruolo dell&#8217;Iran, la religione<br />
strumentalizzata, la condizione e il ruolo delle donne, la stampa<br />
nazionale e internazionale.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ringraziamo<br />
ancora molto Laura Silvia Battaglia per la sua presenza e generosità.</div>
<p><iframe loading="lazy" allowfullscreen="" frameborder="0" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/boZzIeINJZc?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="560"></iframe></p>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Yemen. Perché questo non è un conflitto settario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2015 04:39:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Laura Silvia Battaglia (da Osservatorio Iraq) A circa un mese dallo sviluppo della crisi yemenita, per districarsi nella complessa realtà di un paese a composizione tribale, con un paio di governi succedutisi nell’arco&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
di Laura<br />
Silvia Battaglia (da<br />
Osservatorio Iraq)
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
 A circa un mese dallo sviluppo<br />
 della crisi yemenita, per districarsi nella complessa realtà di un<br />
 paese a composizione tribale, con un paio di governi succedutisi<br />
 nell’arco di 35 anni, entrambi abbastanza lontani dal soddisfare<br />
 le esigenze della popolazione, nonché la fortissima ingerenza<br />
 internazionale e delle sigle terroristiche sul terreno, in genere i<br />
 media non trovano di meglio che liquidare ciò che risulta loro<br />
 incomprensibile con la frase: “questo è un conflitto settario”.</p>
<p> Lo Yemen, con l’evidenza di<br />
 gruppi armati che si contendono il controllo del territorio, a volte<br />
 interposti, a volte sovrapposti all’esercito governativo regolare<br />
 e/o alle tribù che compongono il tessuto sociale nella sua reale<br />
 articolazione, sembra attualmente un crocifisso che si agita tra la<br />
 conservazione della sua anima maggioritaria sunnita e la necessaria<br />
 acquisizione di una seconda anima sciita.</p>
<p> <strong>Come un moribondo che non<br />
 abbia scelta, lo Yemen viene letto come uno Stato “imploso”, il<br />
 regno del “caos”, l’esempio del “fallimento transizionale”,<br />
 la sempiterna “tana di Al Qaeda” ma soprattutto, il<br />
 luogo-quintessenza del plurisecolare conflitto “sunniti-sciiti”<br />
 dove, in controluce, si agitano l’Iran da una parte e l&#8217;Arabia<br />
 Saudita dall’altra, con gli Usa che, come al solito, non stanno a<br />
 guardare e inviano droni.</strong></p>
<p> Vorremo cercare di spiegarvi che<br />
 le cose non stanno esattamente in questi termini e che è possibile<br />
 fornire una lettura complessa di quanto accade nel paese, senza che<br />
 essa risulti ostica e/o incomprensibile.</p>
<p> Va fatta una premessa: dopo la<br />
 cosiddetta Primavera araba, i tre anni di transizione, che si<br />
 sarebbero dovuti concludere con elezioni democratiche nel febbraio<br />
 2014, hanno evidentemente fatto acqua da tutte le parti.</p>
<p> <strong>Il cosiddetto “modello<br />
 yemenita” di risoluzione della crisi, tanto portato in palmo di<br />
 mano da Obama, dalla UE e da tutti gli attori che hanno favorito e<br />
 incoraggiato la Conferenza per il Dialogo Nazionale, non ha avuto<br />
 l’esito sperato.</strong></p>
<p> Perché la società tribale<br />
 yemenita ha una sua complessità, certo, ma soprattutto perché si è<br />
 riproposto il solito, annoso problema: ossia la concentrazione del<br />
 potere e dei privilegi in poche mani, quelle del neo presidente Hadi<br />
 e quelle della famiglia al-Ahmar che, unita al debito pubblico del<br />
 paese nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e del vicino<br />
 saudita, lo hanno sprofondato in una crisi economica seguita da<br />
 ulteriore scetticismo nei confronti di chi era preposto a<br />
 risolverla.</p>
<p> <strong>Se l’esito è stato<br />
 nullo, rispetto alla prevista “roadmap”, il processo ha avuto un<br />
 merito: quello di interessare alla politica una generazione che nel<br />
 febbraio 2011 era andata in piazza e che oggi, durante le sedute di<br />
 masticazione del </strong><em>qat</em><strong><br />
 o nei giochi di quartiere tra ragazzini, parla di democrazia,<br />
 giustizia, Conferenza per il Dialogo Nazionale.</strong></p>
<p> E se si inerpica in discorsi in<br />
 cui viene menzionata Al Qaeda o gli Houti, non menziona con la<br />
 stessa frequenza le parole &#8216;sunnita&#8217; o &#8216;sciita&#8217;. Non c’è da<br />
 stupirsi. Tranne in specifiche situazioni, l’iscrizione o<br />
 l’appartenenza a un <em>madhab</em><br />
 (scuola religiosa di pensiero) viene raramente menzionata in<br />
 conversazioni ordinarie in Yemen.</p>
<p> <strong>Certo non si può dire che<br />
 non ci siano tendenze settarie o spaccature tra gruppi tribali in<br />
 Yemen, ma la lotta di potere che si sta profilando ai nostri giorni<br />
 non può essere liquidata solo con le differenze storiche e<br />
 teologiche tra sunniti e sciiti.&nbsp;</strong></p>
<p> Nella lettura dei media, per<br />
 esempio, invale la cattiva pratica secondo cui dire Houti equivale a<br />
 dire sciiti, il che equivale a dire zayditi.</p>
<p> Innanzitutto va detto che molti<br />
 componenti del partito Ansarullah, comunemente noti come Houti, sono<br />
 zayditi, ma anche provengono da varie scuole religiose di pensiero<br />
 sciita e sunnita, tra cui ismaili, shafii, e jaafari.</p>
<p> <strong>Molte tribù e molti<br />
 soldati si sono uniti agli Houti e combattono al loro fianco. In<br />
 realtà, leader shafii di spicco come Saad Bin Aqeele, un mufti di<br />
 Ta&#8217;iz, sono tra gli Houti più influenti: sono intervenuti nei<br />
 sermoni del venerdì e da un sit-in, prima dell&#8217;avanzata dei ribelli<br />
 sulla capitale.</strong></p>
<p> Secondariamente, gli zayditi<br />
 condividono dottrine e opinioni giurisprudenziali simili con<br />
 studiosi sunniti. Le differenze teologiche, paragonate alle<br />
 questioni di coesione sociale, tra cui la lealtà tribale, il<br />
 potere, il controllo, lo sviluppo e il finanziamento della sicurezza<br />
 sociale per la popolazione, sono relative.</p>
<p> <strong>Al punto tale che i<br />
 musulmani in Yemen, pur se provenienti da varie scuole di pensiero,<br />
 sunnite o sciite, pregano insieme, si sposano senza “conversioni”<br />
 forzate, ed episodi di violenza sociale fondati sull&#8217;appartenenza<br />
 confessionale finora sono stati rarissimi.</strong></p>
<p> Non tutti gli zayditi sono<br />
 peraltro Houti: molti studiosi zayditi sono problematici rispetto<br />
 alla adesione politica ad Ansarullah.</p>
<p> Gli Houti vengono sempre<br />
 considerati la <em>longa<br />
 manu</em>&nbsp;dell’Iran in<br />
 Yemen e paragonati tout court ad Hezbollah. Posto che la loro fonte<br />
 di ispirazione è chiara e immagini di Nasrallah campeggiano ovunque<br />
 nei loro sit-in, e che la teocrazia di matrice khomeinista pare<br />
 essere la loro benzina politica, le loro azioni non hanno come scopo<br />
 quello di stabilire principalmente un ordine politico zaydita. Così<br />
 come se l&#8217;adesione al partito dei Fratelli Musulmani Islah è<br />
 prevalentemente sunnita, non significa che Islah stesso abbia<br />
 lavorato strenuamente per ristabilire il califfato.</p>
<p> <strong>Piuttosto va detto che non<br />
 si può leggere questo conflitto senza comprendere che la<br />
 composizione della società yemenita è prima di tutto tribale.<br />
 Quando si punta il dito sugli Houti, mancano quasi sempre delle<br />
 analisi profonde del legame tra la povertà rurale, le contestazioni<br />
 politiche e i conflitti.</strong></p>
<p> Non è possibile comprendere la<br />
 capacità degli Houti di aggredire la capitale Sanaa se non si<br />
 ricorda che il governo di transizione ha ignorato a lungo le<br />
 rimostranze della popolazione, arricchendo le fila degli scontenti<br />
 che hanno supportato Ansarullah.</p>
<p> <strong>La goccia che fece<br />
 traboccare il vaso fu la revoca delle sovvenzioni ai combustibili da<br />
 parte del governo durante la notte nel 29 luglio 2014.</strong></p>
<p> Senza preavviso l&#8217;aumento del<br />
 prezzo del carburante e del gasolio schizzò dal 60 e al 90 per<br />
 cento. Le proteste di massa scoppiate successivamente sono state<br />
 capitalizzate dagli Houti, che hanno guadagnato un numero<br />
 significativo di nuove adesioni da diverse tribù e da tutte le<br />
 fasce sociali.&nbsp;</p>
<p> <strong>Un capitolo a parte lo<br />
 merita la capacità di tutti gli attori politici in Yemen nel<br />
 tessere nuove alleanze che vadano a scompaginare le vecchie e<br />
 precedenti solo per il gusto – come nel gioco afghano del </strong><a href="http://osservatorioiraq.it/cultura-e-dintorni/i-ragazzi-del-buzkashi-dalle-praterie-afghane?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><em>buskazi</em><strong><br />
 </strong></a><strong>– di<br />
 portare alla meta la capra, e dunque vincere, contro chiunque.</strong></p>
<p> Se questo conflitto fosse stato di<br />
 natura settaria e avesse avuto radici antiche, l’ex presidente Ali<br />
 Abdullah Saleh (che è tecnicamente un zaydi) non si sarebbe<br />
 impegnato in sei guerre consecutive contro gli Houti, dal 2004 al<br />
 2010.</p>
<p> Ma soprattutto oggi non avrebbe<br />
 formato un&#8217;alleanza temporanea con i suoi ex nemici, come<br />
 testimoniano le intercettazioni dello scorso ottobre tra l’ex<br />
 dittatore e Abdul Wahid Abu Ras, uno dei leader del movimento Houti.</p>
<p> <strong>Nemmeno la detenzione di<br />
 attivisti e giornalisti in recenti proteste si è basata su<br />
 questioni settarie. Gli Houti fanno ciò che faceva Saleh, che ha<br />
 già fatto Hadi e che hanno fatto tutti, qui: hanno messo il<br />
 bavaglio a chi li metteva sulla graticola, indipendentemente dalla<br />
 provenienza tribale o settaria.</strong></p>
<p> Ultima questione: la lettura<br />
 secondo cui ciò che accade in Yemen venga da una regia occulta che<br />
 ha le sue stanze dei bottoni in Usa, Iran e Arabia Saudita è quanto<br />
 meno riduttiva della storia del paese e delle responsabilità dei<br />
 suoi governanti.</p>
<p> <strong>Vero è che, per<br />
 innumerevoli motivi, lo Yemen è stato tirato per la giacchetta da<br />
 molti attori internazionali, ma non va dimenticato che puntare il<br />
 dito solo sul settarismo o solo su influenti manovre esterne<br />
 equivale ad assolvere il governo di transizione dalle sue funzioni<br />
 che ha abbondantemente disatteso. </strong><br />
 </p>
<p> Anche addossare agli Houti una<br />
 valenza teologica alle loro violazioni non va bene poiché esse<br />
 hanno solo una precisa connotazione politica, e relativa alla<br />
 politica interna.</p>
<p> Essa soltanto è il vero e tuttora<br />
 irrisolto nocciolo della questione “crisi in Yemen” e avrà il<br />
 suo capitolo decisivo nella battaglia appena iniziata per il<br />
 possesso del Marib: l’area dove il 75% delle risorse energetiche<br />
 non sfruttate e mai messe a disposizione per la popolazione locale<br />
 (petrolio e gas) sono il vero, succoso e irrinunciabile motivo<br />
 dell’apparente caotico contendere.</p>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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