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	<title>lawyer Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Introduzione del reato di tortura</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2016 07:12:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Associazione per i Diritti umani aderisce alla campagna per l&#8217;introduzione del reato di tortura, campagna avviata da associazione Antigone. Ecco l&#8217;aggiornamento: Tortura, subito la legge. Dichiarazione Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone “L’Italia è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche <strong><em>Associazione per i Diritti umani</em></strong> aderisce alla campagna per l&#8217;introduzione del reato di tortura, campagna avviata da associazione Antigone.</p>
<p>Ecco l&#8217;aggiornamento:</p>
<p><strong>Tortura, subito la legge. Dichiarazione Patrizio Gonnella, Presidente di Antigone</strong></p>
<p>“L’Italia è in ritardo di ben venticinque anni rispetto agli obblighi che ha assunto con le Nazioni Unite. Quasi tutte le democrazie si sono adeguate, l’Italia no. L’Italia non ha ancora il delitto di tortura nel codice penale. Tutto ciò ci pone ai margini della comunità internazionale. In autunno saremo giudicati dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu e questo sarà un tema decisivo.</p>
<p>Sulla piattaforma change.org abbiamo raccolta in meno di una settimana oltre 10 mila firme a sostegno della legge che proibisca la tortura. L’appello è stato firmato da scrittori (Camilleri, De Luca, Carlotto), da intellettuali (Eligio Resta, Luigi Ferrajoli), da politici con proprie testimonianze video (Gennaro Migliore di Sel, Laura Coccia del Pd, Federica Daga del M5S).</p>
<p>Il testo, approvato al Senato, ora pende alla Camera. Non è il migliore dei testi possibili. Il delitto è considerato quale un delitto generico. Speriamo comunque venga approvato subito e senza ulteriori sbandamenti o annacquamenti. Per troppo tempo vi è stata l’opposizione da parte delle forze di Polizia le quali non capiscono che la proibizione della tortura è anche una forma di tutela del lavoro delle tante persone che svolgono legalmente le funzioni di polizia”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7253" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="antigonechiamiamolatorturabanner-2" width="300" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/AntigoneChiamiamolaTorturaBanner-2-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Diecimila firme in pochi giorni. È questo lo straordinario risultato raggiunto dalla petizione che, indirizzata ai capogruppo parlamentari e alla presidente della Commissione Giustizia della Camera, chiedeva l&#8217;inserimento del reato di tortura nel codice penale.</p>
<p>Da oltre 25 anni l&#8217;Italia aspetta di adeguarsi a tutti i paesi democratici, mantenendo fede ad un impegno assunto con le Nazioni Unite che, con il Consiglio d&#8217;Europa, ritengono la tortura un crimine contro l’umanità. I prossimi mesi saranno cruciali proprio per il nostro paese. La Corte Europea dei Diritti Umani deciderà infatti se condannarci per la condizione di disumanità a cui sono sottoposti i detenuti in Italia mentre, le stesse Nazioni Unite, valuteranno la tenuta dei diritti umani nel nostro paese. Non indifferente sarà la questione della mancanza del delitto di tortura nel nostro ordinamento. Siamo tra i pochissimi nella Ue.</p>
<p>10 mila cittadini che si aggiungono a firme importanti tra le quali quelle di: Andrea Camilleri, Massimo Carlotto, Ascanio Celestini, Cristina Comencini, Erri De Luca, Luigi Ferrajoli, Davide Ferrario, Elena Paciotti, Mauro Palma, Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Ettore Scola, Daniele Vicari, Vladimiro Zagrebelsky, Don Luigi Ciotti, Franco Corleone, Cecilia Strada, Paolo Flores D’Arcais.</p>
<p>Lo scorso mese di febbraio il Senato ha approvato una proposta di legge contro la tortura. Un passo in avanti, anche se non la migliore delle leggi possibili. Ad esempio il reato non è considerato come un reato specifico che può essere commesso solo da un pubblico ufficiale. E’ invece qualificato come un delitto generico che chiunque può commettere.</p>
<p>E&#8217; importante ora che la discussione della legge sia immediatamente calendarizzata anche alla Camera dei Deputati. E così la pensano anche le migliaia di persone che hanno firmato la nostra petizione su www.change.org.?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Nel frattempo, essendo l&#8217;obiettivo ultimo di 10.000 firme stato raggiunto e superato in così poco tempo, abbiamo deciso di lasciare aperta la petizione, dando la possibilità a chi non lo avesse fatto di firmare a favore dell&#8217;introduzione del reato di tortura.</p>
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		<title>Salviamo Leonard Peltier: attivista a favore dei nativi indiani</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 08:04:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-88.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6880" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6880" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-88.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (88)" width="296" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo scorso 12 settembre dalle 18 alle 20 si è svolta una manifestazione a Milano davanti al consolato USA per la liberazione dell’indiano Leonard Peltier :  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Peltier?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Leonard_Peltier?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Andrea, un attivista venuto da Barcellona, ci ha  raccontato al microfono episodi tragici della vita degli indiani e di Leonard. Leonard è veramente una bella figura che ha lottato per i diritti degli indiani; pochi giorni fa ha compiuto  72 anni, di cui  41 trascorsi in prigione  senza aver commesso il delitto, come appurato durante il processo ( è  stato accusato di aver ucciso  due militari).</p>
<p>ORA dobbiamo continuare la pressione perché Obama firmi la sua liberazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6881" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6881 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-89.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (89)" width="145" height="136" /><br />
</a></p>
<p>Se Obama non firma, come ha detto lo stesso Peltier, la paura che la sua vita finisca tra quelle mura è altissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi ultimi mesi di legislatura di Obama continuiamo a fare  alcune  piccole cose:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>°   scrivere al presidente Obama, anche semplicemente  FREE LEONARD PELTIER</p>
<ul>
<li>Email President Obama: <a href="http://www.whitehouse.gov/contact/submit-questions-and-comments?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.whitehouse.gov/contact/submit-questions-and-comments&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622362000&amp;usg=AFQjCNHRismDpsveGvgcRmkPqslUEjdcLA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.whitehouse.gov/contact/submit-questions-and-comments?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>;</li>
<li>Postare un commento sulla pagina Facebook di Obama: <a href="https://www.facebook.com/potus/?fref=ts&amp;hc_location=ufi&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/potus/?fref%3Dts%26hc_location%3Dufi&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622362000&amp;usg=AFQjCNG1ZuIgdgHvJ3yx68uN4YqUhMM5yA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/potus/?fref=ts&amp;hc_location=ufi&utm_source=rss&utm_medium=rss</a>or message him at <a href="https://www.facebook.com/whitehouse?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.facebook.com/whitehouse&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622363000&amp;usg=AFQjCNF-EjxX4EZHPRAC05NQ4K2i-7UcGg&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/whitehouse?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>(or <a href="https://m.me/whitehouse?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://m.me/whitehouse&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622363000&amp;usg=AFQjCNEOwERPrXo6aKS4LVtLwhc22J1nMQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.me/whitehouse?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>); maggiori info sul sito ufficiale: <a href="http://www.whoisleonardpeltier.info/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.whoisleonardpeltier.info/&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622363000&amp;usg=AFQjCNFQ1cIYKn565fURhANlBx-iNJH11w&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.whoisleonardpeltier.info/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<em>Con circa 2,2 milioni di detenuti, la percentuale di incarcerazione degli Stati Uniti è seconda nel mondo solo alle Seychelles: gli Usa, che rappresentano circa il 4,5% della popolazione del pianeta, hanno oltre il 25% dei prigionieri, circa<strong> un milione di origine afro-americana</strong>.</em>&#8221;</p>
<p>Articolo completo:</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/28/carceri-private-negli-usa-stop-al-rinnovo-dei-contratti-fine-di-un-business-da-18-miliardi-che-imbarazza-clinton-e-trump/2999156/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/28/carceri-private-negli-usa-stop-al-rinnovo-dei-contratti-fine-di-un-business-da-18-miliardi-che-imbarazza-clinton-e-trump/2999156/&amp;source=gmail&amp;ust=1473925622363000&amp;usg=AFQjCNHGwPmQ0ZJG3OOtyW3NDMqUEyaaPA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/28/carceri-private-negli-usa-stop-al-rinnovo-dei-contratti-fine-di-un-business-da-18-miliardi-che-imbarazza-clinton-e-trump/2999156/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>NIGERIA: NNAMDI KANU DEVE ESSERE RILASCIATO IMMEDIATAMENTE!</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 06:08:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani continua a sostenere i popoli indigeni del Biafra e vi chiede di firmare la seguente petizione! Grazie. Nnamdi Kanu è  un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/23/nigeria-nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente/">NIGERIA: NNAMDI KANU DEVE ESSERE RILASCIATO IMMEDIATAMENTE!</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> continua a sostenere i popoli indigeni del Biafra e vi chiede di firmare la seguente petizione! Grazie.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6674" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6674" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (492)" width="726" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 726w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492-300x265.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 726px) 100vw, 726px" /></a></p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è  un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo rilascio immediato e incondizionato. Kanu è prigioniero politico per una campagna per il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli indigeni del Biafra.</p>
<p dir="ltr">La polizia segreta della Nigeria nota come DSS rapinò e arrestò Kanu al suo arrivo a Lagos il 14 ottobre 2015 da Londra. Egli fu falsamente accusato di tradimento e trattenuto per ordine del presidente Buhari il quale giurò di non liberarlo nonostante il fatto che tribunali competenti avessero sentenziato che lui dovesse essere liberato. Kanu è attivista dei diritti umani e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un prigioniero di coscienza e deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente!</p>
<p dir="ltr">AGISCI ORA! Firma l&#8217;appello <a href="http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente&amp;source=gmail&amp;ust=1471970041826000&amp;usg=AFQjCNE583OPtFV1ipeU76XJe-2Qn8kL_w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://buonacausa.org/cause/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>nnamdi-kanu-deve-essere-<wbr />rilasciato-immediatamente</a></p>
<p dir="ltr">NIGERIA: NNAMDI KANU MUST BE RELEASED IMMEDIATELY!</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu is a British citizen who has been in detention since 14 Oct. 2015 in Abuja at the request of the president of Nigeria Gen. Muhammadu Buhari despite numerous court orders demanding his immediate and unconditional release. Kanu is political prisoner for campaigning for the right to self determination of the Indigenous People of Biafra.</p>
<p dir="ltr">Nigeria&#8217;s secret police knows as DSS kidnapped and detained Nnamdi Kanu upon his arrival in Lagos on 14 Oct. 2015 from London. He was falsely accused of treason and held incommunicado at the orders of President Buhari who vowed never to release him despite courts of competent jurisdiction ruling that he should be set free. Kanu is a vocal human rights activist and leader of Indigenous People of Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu is a Prisoner of Conscience and must be freed immediately and unconditionally!</p>
<p dir="ltr">ACT NOW! Sign the petition <a href="http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente&amp;source=gmail&amp;ust=1471970041826000&amp;usg=AFQjCNE583OPtFV1ipeU76XJe-2Qn8kL_w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://buonacausa.org/cause/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>nnamdi-kanu-deve-essere-<wbr />rilasciato-immediatamente</a></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6675" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6675" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (494)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6676" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6676" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (493)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6677" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (495)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
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		<title>Lasciamole in vita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Aug 2016 16:46:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (www.zonalocale.it/rubriche) &#160; &#160; Vittime, non una volta ma due, tre&#8230;Cento, mille. Da un’stante all’altro non c&#8217;è più una donna, una ragazza, una madre, e nessun bambino vorrà comprendere il come.. Non&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (www.zonalocale.it/rubriche)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6641" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6641" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (489)" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-489-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Vittime, non una volta ma due, tre&#8230;Cento, mille.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Da un’stante all’altro non c&#8217;è più una donna, una ragazza, una madre, e nessun bambino vorrà comprendere il come..<br />
Non più abbracci, guance e sorrisi. Piatti caldi sulla tavola con il cibo preferito e un cartone animato da condividere. Mai più mano nella mano per imparare ad attraversare la strada, mai più un fiore rubato da portarle a casa, mai più il profumo dei capelli poggiati sulla testa, le mani sui quaderni e le risate del solletico. Un <b>mai più</b> a sostituire il <b>per sempre </b>regalato a chi amavano.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Chi resta in vita, chi no. Senza più pace e con le ferite aperte.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Un modo di amare patologico che deve essere sconfitto da una educazione sentimentale che possa viaggiare dentro famiglie, scuole, comunità, in una società dove tutti siano consapevoli di combattere un fenomeno diventato delirio. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Uomini che uccidono nel loro ultimo spasmo di follia a tratti tenuta a bada come fanno le belve in gabbia; dov&#8217;erano quelli che lo hanno visto, perché lo hanno visto impazzire, fare gesti inconsulti, mortificare, esaltare il dolore. Dov&#8217;erano tutti ? </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/violenza-donne-generica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6642" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-6642 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/violenza-donne-generica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="violenza-donne-generica" width="449" height="225" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/violenza-donne-generica.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 509w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/violenza-donne-generica-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;">Ora Anna , Francesca, Claudia, Sofia e tutte le altre sono dimenticate, dentro fascicoli di burocrazia asettica. Numeri assemblati con risposte vaghe: &#8220;non abbiamo prove&#8221;, &#8220;non c&#8217;è il corpo&#8221;, &#8220;non avevamo capito&#8221;, &#8220;non aveva mai detto di sentirsi sola, offesa, abusata, picchiata, umiliata..&#8221; </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Mentre aspettiamo proposte di Legge e adeguamenti delle stesse; mentre spegniamo la Tv e voltiamo le pagine dei giornali, leggiamo articoli di cronaca sul web senza riuscire a capire da quale epidemia questo mondo è contagiato, possiamo provare a sottolineare la tenerezza, la calma, enfatizzare il dialogo, comunicare in modo che l’altro, adulto o bambino, rifletta sulle azioni umane.<br />
Troppo spesso alle donne, usate nelle campagne elettorali e di marketing non è stata chiesta ‘voce’ , la declinazione al femminile è spesso parvenza, altre sono state ricattate per fame e per sete anche quando rimaste con i loro ‘carnefici’ tra le mura domestiche.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Eppure ogni giorno corrono, in discesa, in salita. Sostengono, audaci guerriere spesso pronte a morire per salvare una vita. Adesso, lasciamole in vita.</span></p>
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		<title>Belgrado, Serbia: incontriamo un&#8217;attivista del Danish Refugees Council (DRC)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2016 06:38:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha incontrato un&#8217;attivista del DANISH REFUGEES COUNCIL (DFC) a Belgrado, in Serbia. Una chiacchierata importante per parlare di migranti, di rifugiati, delle tratte in Europa, di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/15/belgrado-serbia-incontriamo-unattivista-del-danish-refugees-council-drc/">Belgrado, Serbia: incontriamo un&#8217;attivista del Danish Refugees Council (DRC)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care e cari,</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha incontrato un&#8217;attivista del DANISH REFUGEES COUNCIL (DFC) a Belgrado, in Serbia. Una chiacchierata importante per parlare di migranti, di rifugiati, delle tratte in Europa, di muri e confini&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_eYuomopUKU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Gli incontri di questo reportage dai Balcani sono stati realizzati grazie ad Eugenio Berra di Osservatorio Balcani e curatore della seconda edizione della guida &#8220;Viaggiare i Balcani&#8221;. Eugenio si presenta qui:</p>
<p><a href="https://youtu.be/VtMGIuXrGBI?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/VtMGIuXrGBI?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/15/belgrado-serbia-incontriamo-unattivista-del-danish-refugees-council-drc/">Belgrado, Serbia: incontriamo un&#8217;attivista del Danish Refugees Council (DRC)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Blogger iraniano arrestato in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2016 08:46:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appena arrivato sul Lago di Como per trascorrere qualche giorno di vacanza, il blogger iraniano Khorsravi, in arte Yashar Parsa è stato arrestato a causa di un mandato di cattura internazionale emesso nel 2009 per&#46;&#46;&#46;</p>
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<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Appena arrivato sul Lago di Como per trascorrere qualche giorno di vacanza, il blogger iraniano Khorsravi, in arte Yashar Parsa è stato arrestato a causa di un mandato di cattura internazionale emesso nel 2009 per “corruzione”…sebbene non abbia mai ricoperto ruoli pubblici né sia mai stato dipendente dello Stato. E’ invece un blogger attivista per la democrazia  finito in carcere dopo i moti studenteschi del 2009, fuggito in Gran bretagna dove, da rifugiato, ha continuato la sua attività contro il regime. Ufficialmente, però, la questura di Lecco parla di “mero provvedimento cautelare” mentre l’Iran ne ha subito chiesto l’estradizione…con il rischio concreto di essere condannato a morte.</p>
<p align="JUSTIFY">Change.org ha lanciato una campagna per chiedere al ministro Andrea Orlando di respingere la richiesta. Eccola:</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.change.org/p/respingete-la-richiesta-di-estradizione-per-khosravi-mehdi-andreaorlandosp?utm_source=action_alert&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=630845&amp;alert_id=fADWYODRLY_%2FJIWMxK%2B1HsKTBKm7uezgUbF7KlRNMHShkNxC0h%2BQ0c6GXNM9Een%2BdC6UcYnPER7&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/respingete-la-richiesta-di-estradizione-per-khosravi-mehdi-andreaorlandosp?utm_source=action_alert&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=630845&amp;alert_id=fADWYODRLY_%2FJIWMxK%2B1HsKTBKm7uezgUbF7KlRNMHShkNxC0h%2BQ0c6GXNM9Een%2BdC6UcYnPER7&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Aug 2016 07:15:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova  Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/10/il-consiglio-diritti-umani-delle-nazioni-unite-ha-adottato-il-testo-della-dichiarazione-sul-diritto-alla-pace/">Il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato il testo della Dichiarazione sul diritto alla pace</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6565" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6565" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="resized_650x365_origimage_622611" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/resized_650x365_origimage_622611-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p class="western">a cura del Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova<span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: xx-small;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"> Il 24 giungo 2016, dopo sei anni di lavoro, il Consiglio Diritti Umani delle Nazioni Unite[1], riunito a Ginevra per la 32° sessione, ha adottato con 34 voti a favore[2], 9 contrari[3] e 4 astenuti[4] una risoluzione con cui approva il testo della Dichiarazione delle Nazioni Unite “sul diritto alla pace”[5] e dispone che sia tramesso all’Assemblea Generale per la definitiva approvazione. L’Italia non ha partecipato al voto non essendo attualmente membro del Consiglio.</p>
<p>Il testo approvato riproduce sostanzialmente quello presentato dal Presidente-Rapporteur, Ambasciatore Christian Guillermet Fernandez (Costarica), alla terza sessione dell’apposito Gruppo di Lavoro Intergovernativo (IWG) il 24 aprile 2015. Di nuovo c’è l’art. 4 che fa riferimento all’educazione alla pace e che nell’originario testo dell’Ambasciatore Guillermet era nel preambolo. <span lang="en-US">Di seguito il testo del dispositivo della Dichiarazione:</span></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 1</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Everyone has the right to enjoy peace such that all human rights are promoted and protected and development is fully realized.</p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno ha il diritto di godere la pace in modo che tutti i diritti umani sono promossi e protetti e lo sviluppo è pienamente realizzato.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 2</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States should respect, implement and promote equality and non-discrimination, justice and the rule of law and guarantee freedom from fear and want as a means to build peace within and between societies.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli stati devono rispettare, implementare e promuovere l’eguaglianza e la non discriminazione, la giustizia e lo stato di diritto e garantire la libertà dalla paura e dal bisogno quali misure per costruire la pace dentro e fra le società.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6566" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6566 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="00034_1" width="405" height="270" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 405w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/00034_1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" /></a></p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 3</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">States, the United Nations and specialized agencies should take appropriate sustainable measures to implement the present Declaration, in particular the United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization. International, regional, national and local organizations and civil society are encouraged to support and assist in the implementation of the present Declaration.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, le Nazioni Unite e le agenzie specializzate, in particolare l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura devovo assumere appropriate misure sostenibili per implementare la presente Dichiarazione. Le organizzazioni internazionali, regionali, nazionali e locali e la società civile sono incoraggiate a prestare supporto e assistenza nell’implementazione della presente Dichiarazione.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 4</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">International and national institutions of education for peace shall be promoted in order to strengthen among all human beings the spirit of tolerance, dialogue, cooperation and solidarity. To this end, the University for Peace should contribute to the great universal task of educating for peace by engaging in teaching, research, post-graduate training and dissemination of knowledge.</p>
<p align="JUSTIFY">Saranno promosse le istituzioni internazionali e nazionali di educazione per la pace al fine di rafforzare fra tutti gli esseri umani lo spirito di tolleranza, dialogo, cooperazione e solidarietà. Per questo scopo, l’Università per la Pace deve contribuire al grande compito universale di educare per la pace impegnandosi nell’insegnamento, nella ricerca, nella formazione postuniversitaria e nella disseminazione della conoscenza.</p>
<p lang="en-US" align="JUSTIFY">Article 5</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="en-GB">Nothing in the present Declaration shall be construed as being contrary to the purposes and principles of the United Nations. The provisions included in the present Dec</span><span lang="en-GB">laration are to be understood in line with the Charter of the United Nations, the Universal Declaration of Human Rights and relevant international and regional instruments ratified by States.</span></p>
<p align="JUSTIFY">Nulla della presente Dichiarazione sarà interpretato in senso contrario agli obiettivi e ai principi delle Nazioni Unite. Le disposizioni contenute nella presente Dichiarazione devono essere intese in linea con la Carta delle Nazioni Unite, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e i pertinenti strumenti internazionali e regionali ratificati dagli Stati.</p>
<p align="JUSTIFY"> La decisione ha colto di sorpresa quanti hanno seguito con attenzione fin dall’inizio la vicenda di questo processo normativo (standard-setting), in particolare il mondo delle organizzazioni non governative. Infatti, era in calendario ufficiale l’effettuazione di una quarta sessione dell’IWG fissata dall’11 al 15 luglio 2016, e il 16 giugno un cartello di ben 700 ONG aveva promosso al Palais des Nations un ‘evento parallelo’ (side event) rispetto alla sessione del Consiglio allo scopo di presentare ulteriori considerazioni e proposte per il testo della  Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">La decisione del Consiglio si spiega probabilmente con la diffusa consapevolezza che i lavori dell’IWG si sarebbero prolungati all’infinito a causa della costante, pregiudiziale opposizione soprattutto di stati occidentali, con in prima fila gli Stati Uniti d’America e i membri dell’Unione Europea, e che la pur lodevole determinazione del suo Presidente-Rapporteur nel perseguire ad oltranza l’obiettivo del ‘consenso’ di tutti, come dire dell’unanimità quanto meno di facciata, non avrebbe sortito alcun risultato. In particolare questa scelta di sostanza, più che di procedura, aveva contribuito a non dare seguito all’iniziale bozza di Dichiarazione[6] elaborata nel 2012, su richiesta del Consiglio[7], dal suo Comitato Consultivo, composto di esperti indipendenti.</p>
<p align="JUSTIFY">Un’ulteriore spiegazione sta nella particolare abilità profusa dall’attivissima Ambasciatrice di Cuba, Signora Anayansi Rodríguez Camejo, nello sfruttare il clima di larga soddisfazione creatosi a seguito della firma a Cuba, il 23 giugno 2016, dell’accordo di pace tra il Governo di Colombia e i rappresentanti delle FARC.</p>
<p align="JUSTIFY">L’iniziale rigetto del corposo testo elaborato dal Comitato Consultivo del Consiglio e le proposte riduttive presentate dal Presidente-Rapporteur nelle tre sessioni dell’IWG, con la rinuncia dello stesso Guillermet all’eventuale prosieguo del suo mandato, avevano portato ad una situazione di stallo. Al termine della terza sessione (aprile 2015) era in forse la stessa sopravvivenza dell’IWG, ma il Consiglio con Risoluzione del 1° Ottobre 2015[8] stabiliva che l’IWG dovesse riprendere i suoi lavori con una quarta sessione da tenersi nel 2016.  La Risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 12 contrari, 2 astenuti[9].</p>
<p align="JUSTIFY">Il fronte del no, pervicacemente espresso dai paesi occidentali, nasconde vischiosità ideologiche che risalgono molto indietro nel tempo. Questo emerge chiaramente dai resoconti dei lavori del IWG: per motivare l’opposizione si rievocava anche il propagandismo pacifista di Stalin e adepti &#8230; In particolare gli Stati Uniti d’America sostenevano che non si dovesse parlare di diritto alla pace perchè di questo non c’è traccia nel vigente diritto internazionale. Argomento palesemente pretestuoso se si considera che, nella sostanza, tale diritto esiste (si veda l’articolo 28 della Dichiarazione Universale) e che con la nuova Dichiarazione lo si vuole appunto rendere esplicito.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ il caso di ricordare che qualora la pace sia esplicitamente riconosciuta come diritto della persona e dei popoli, essa fuoriesce (si libera) dall’abbraccio mortifero delle sovranità statuali armate per entrare nella sfera di garanzia dei diritti e libertà fondamentali, la cui radice sta nella dignità umana incarnata nel supremo diritto alla vita. Tra i pregiudizi degli occidentali c’era anche quello nei confronti del forte attivismo politico-diplomatico di Cuba. Stupisce al riguardo che non si sia preso atto con favore dello ‘sdoganamento’ della stessa Cuba da parte degli Stati Uniti.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio per i paesi occidentali sarebbe stata l’occasione di asserire con forza che la pace è un diritto individuale e collettivo comportante precisi obblighi per gli stati a cominciare dal disarmo e dal governo dell’economia mondiale nel rispetto dei diritti economici e sociali alla luce del principio della interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani. Tra l’altro, si sarebbe così evitato ai difensori dei diritti umani di dover appoggiare un testo di Dichiarazione che tra i suoi proponenti annovera rappresentanti di regimi non democratici.</p>
<p align="JUSTIFY">Ci domandiamo anche, forse ingenuamente, perché gli stessi paesi promotori della Risoluzione, una volta deciso di scartare la via del ‘consensus’ e andare al voto palese, non abbiano osato di più riprendendo se non l’intera bozza di Dichiarazione preparata dal Comitato Consultivo, quanto meno il testo dell’art. 1 che riportiamo integralmente:</p>
<p align="JUSTIFY"> “Gli individui e i popoli hanno diritto alla pace. Questo diritto deve essere realizzato senza alcuna distinzione o discriminazione per ragioni di razza, discendenza, origine nazionale, etnica o sociale, colore, genere, orientamento sessuale, età, lingua, religione o credo, opinione politica o altra, condizione economica o ereditaria, diversa funzionalità fisica o mentale, stato civile, nascita o qualsiasi altra condizione.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati, individualmente o congiuntamente, o quali membri di organizzazioni multilaterali, sono controparte principale del diritto alla pace.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto alla pace è universale, indivisibile, interdipendente e interrelato.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli Stati sono tenuti per obbligo giuridico a rinunciare all’uso e alla minaccia della forza nelle relazioni internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati, in conformità ai principi della Carta delle Nazioni Unite, devono usare mezzi pacifici per risolvere qualsiasi controversia di cui siano parte.</p>
<p align="JUSTIFY">Tutti gli Stati devono promuovere lo stabilimento, il mantenimento e il rafforzamento della pace internazionale in un sistema internazionale basato sul rispetto dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite e sulla promozione di tutti i diritti umani e libertà fondamentali, compresi il diritto allo sviluppo e il diritto dei popoli all’autodeterminazione”.</p>
<p align="JUSTIFY">La Dichiarazione approvata dal Consiglio mantiene il titolo “Diritto alla pace” originariamente fissato dallo stesso  Consiglio ma che gli irriducibili avversari avrebbero voluto cancellare. Questo è un elemento che aiuta a interpretare lo scarno dispositivo dell’atto alla luce del paradigma dei diritti umani.</p>
<p>L’art. 1 stabilisce che il diritto è di ‘ciascuno’: non alla ‘pace’, bensì a ‘godere la pace’ (to enjoy peace). Il diritto degli individui è dunque collegato al verbo, non al sostantivo com’era invece nell’originario testo del Comitato Consultivo. Titolari del sostantivo, nella tradizionale forma dello ius ad pacem, rimarrebbero pertanto gli stati, il cui concetto di pace è quello di ‘pace negativa’ all’insegna di: si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra). Gli individui (e i popoli) avrebbero quindi il diritto di godere di una pace ‘interstatuale’ che, in quanto tale, manterrebbe il tradizionale collegamento con lo ius ad bellum. Ma l’articolo 2 scarta questa possibilità di continuare ad accettare l’indissolubilità dei due tradizionali attributi di sovranità degli stati e ci fornisce elementi per identificare i contenuti della pace positiva: gli stati “devono rispettare, implementare e promuovere eguaglianza, non discriminazione, giustizia e stato di diritto, libertà dal bisogno e dalla paura quali mezzi per costruire la pace nelle e tra le società”.</p>
<p>L’ampio e corposo preambolo della Dichiarazione esplicita il concetto di pace positiva, riconducendo tutto all’area dei diritti umani e dello stato di diritto. All’inizio del preambolo c’è infatti il richiamo puntuale alla Carta delle Nazioni Unite e alle fonti primarie del diritto internazionale dei diritti umani: Dichiarazione Universale, Patti internazionali rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali nonchè Dichiarazione di Vienna del 1993 e relativo Programma d’Azione. E c’è l’esplicito richiamo ai principi della Carta delle Nazioni Unite riguardanti il divieto dell’uso della forza e l’obbligo di risolvere pacificamente le controversie internazionali.</p>
<p>Il concetto di pace è chiaramente multidimensionale, comprendente anche gli aspetti economici: “pace e sicurezza, sviluppo e diritti umani sono i tre pilastri del sistema delle Nazioni Unite e le fondamenta della sicurezza collettiva e del benessere, fra loro interconnessi e reciprocamente rafforzantisi”.</p>
<p>Si sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione per la pace e i diritti umani, richiamando sia la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’educazione e la formazione ai diritti umani sia la Dichiarazione su una Cultura di pace. All’educazione, come già accennato, è dedicato l’articolo 4 del dispositivo, che fa esplicito riferimento all’obbligo di promuovere le istituzioni nazionali e internationali di educazione per la pace: l’ottica è dunque infrastrutturale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6567" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6567" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="logo (2)" width="437" height="110" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 437w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/logo-2-300x76.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 437px) 100vw, 437px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per capire il senso della Dichiarazione e operare nella direzione della pace positiva, occorre coniugare insieme preambolo e dispositivo e, naturalmente, utilizzare la proposta iniziale del Comitato Consultivo del Consiglio quale utilissimo sussidio prodotto in sede di lavori preparatori. Questa operazione interpretativa offre chiari elementi per definire il sostantivo ‘pace’ nel senso della pace positiva, cioè come dritto umano fondamentale ad un ordine internazionale e sociale in cui tutti i diritti enunciati nella Dichiarazione universale possono essere pienamente realizzati.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto al peso politico dell’ampia maggioranza (34 a favore) con cui è stata approvata la Dichiarazione, si fa notare che ne fanno parte potenze del calibro della Cina, dell’India e della Federazione Russa, la cui popolazione rappresenta i tre quarti della popolazione mondiale. Anche di questo avrebbero dovuto tener conto i paesi occidentali, badando alla sostanza dell’atto più che alla morfologia geopolitica dei sostenitori della Dichiarazione. Il fatto che in questa maggioranza ci siano paesi i cui governi non brillano per  il rispetto dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, mette in risalto la scarsa intelligenza politica e la cattiva coscienza di quei governi che professano fedeltà a valori universali e allo stesso tempo primeggiano nel produrre ed esportare armi e scatenano guerre e interventi armati al di fuori della legalità internazionale. Senza dire che tengono poco conto dell’ampia mobilitazione di società civile per i diritti umani e la pace, la quale da voce alla coscienza morale dei popoli.</p>
<p align="JUSTIFY">Ora il testo approvato dal Consiglio diritti umani passa all’Assemblea generale e in quella sede vedremo se la maggioranza aumenterà ulteriormente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una volta approvata dall’Assemblea generale l’efficacia della Dichiarazione dipenderà dalla diffusione della sua conoscenza e dall’impegno di tutti, a cominciare dagli stati, di riempire di contributi operativi gli scarni articoli del dispositivo. Insomma c’è spazio per lo sviluppo dell’effettività di norme che formalmente sono di soft law, cioè di obbligatorietà leggera (perché ‘raccomandazioni’ e non accordi giuridici in senso stretto), ma che nella sostanza contengono principi di ius cogens, cioè di altissima precettività. In questo contesto, sarà utile interpretare il testo della Dichiarazione avvalendosi anche di quanto contenuto nella originaria bozza del Comitato Consultivo, parte integrante dei valori preparatori.</p>
<p align="JUSTIFY">La mobilitazione di società civile ha avuto rilievo particolare in Spagna e in Italia. In Spagna un’iniziativa importante è stata quella della Società Spagnola per il Diritto Internazionale dei Diritti Umani (SSIHRL), successivamente affiancata da Miguel Bosè e da altri artisti che hanno messo in rete una petizione “Right to Peace Now”[10].</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia l’iniziativa è partita dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova e dalla Cattedra Unesco Diritti Umani, Democrazia e Pace presso la stessa Università e si è avvalsa della collaborazione del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani. Sia dall’associazione spagnola sia dal Centro universitario di Padova sono state inviate al Consiglio diritti umani e al suo IWG riflessioni e proposte di carattere sostanziale per il testo della Dichiarazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare, sempre in Italia, la pubblicazione di un numero speciale in inglese della Rivista Pace Diritti Umani/Peace Human Rights dedicato al Diritto alla pace. Il volume, redatto anche con la collaborazione dell’Amb. Guillermet Fernandez e del suo consigliere giuridico, David Fernandez Puyana, è stato consegnato a tutti i membri del Consiglio diritti umani (<span lang="zxx"><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://unipd-centrodirittiumani.it/it/pubblicazioni/Pace-diritti-umani-Peace-Human-Rights-2-32013/1094?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span>).</p>
<p align="JUSTIFY">Caratteristica peculiare della mobilitazione in Italia è stata la partecipazione di centinaia di Consigli comunali e provinciali e di 5 Consigli regionali che hanno approvato la mozione preparata dal Centro Diritti Umani e dalla Cattedra Unesco Diritti umani, democrazia e pace dell’Università di Padova e l’hanno direttamente inviata ai membri del Consiglio Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Da segnalare anche che una delegazione guidata dalla presidenza del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università di Padova, si è recata a Ginevra il 23 giugno 2014 per consegnare un dossier contenente le prime cento delibere di Comuni e Province.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 3 luglio 2014 è avvenuto l’incontro al Senato della Repubblica, con ampia partecipazione di Sindaci e rappresentanti di associazioni. Il dossier con le prime cento delibere è stato consegnato al Presidente della Commissione Diritti Umani, Luigi Manconi, e al Presidente del Senato, Pietro Grasso.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa mobilitazione ha avuto specifico rilievo il 19 ottobre 2014 durante la storica Marcia per la pace Perugia-Assisi. E sarà durante la prossima Marcia per la pace in programma domenica 9 ottobre 2016 nel 50° anniversario dell’adozione dei due patti internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e si diritti economici, sociali e culturali, che il movimento per la pace e la nonviolenza potrà chiedere all’Italia e agli altri paesi membri dell’Unione europea di esprimersi in Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore del riconoscimento della pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli.</p>
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		<title>La situazione dei ROM in Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Aug 2016 06:47:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6542" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6542" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="popolo-rom" width="700" height="525" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/popolo-rom-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> oggi pubblica due comunicati, a cura di Associazione 21 luglio, riguardanti la situazione dei ROM in Italia.</p>
<p>Presto pubblicheremo, invece, un nostro video che riguarda la situazione dei Rom in Serbia, nella zona della Vojvodina per capire insieme le differenze.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>P</b><b>er la sindaca Raggi i “campi rom” vanno superati ma i dirigenti di Roma Capitale indicono una gara per realizzarne uno. Associazione 21 luglio: «Atto grave dal punto di vista sostanziale e formale»</b></p>
<div>Nel corso della campagna elettorale la candidata a sindaco Virginia Raggi era stata chiara: «<b>A Roma i campi rom saranno chiusi e superati così come chiede l’Europa</b>».</p>
<p>Lo scorso venerdì 8 luglio, solo 12 ore dopo l’insediamento della Giunta Raggi, il Dipartimento Politiche Sociali di Roma Capitale, manifestando un’intenzione opposta, ha indetto sul suo sito una “<b>Gara per reperimento area attrezzata per accoglienza Rom e attivazione servizio sociale e di vigilanza</b>”. Il concorrente – si legge nel bando – dovrà mettere a disposizione «un’area attrezzata per l’accoglienza e soggiorno temporaneo di 120 nuclei familiari di cui 109 attualmente ospiti presso il Villaggio River», per un appalto che avrà come importo complessivo posto a base di gara di <b>1.549.484</b> euro e che avrà decorrenza dal 1° ottobre 2016 per terminare il 31 dicembre 2017.</p>
<p>Il bando è in attuazione alla Determinazione dirigenziale n.2038 del 14 giugno 2016 e l’obiettivo dichiarato «è quello dell’inclusione sociale della popolazione rom con la fuoriuscita dall’area attrezzata», ma dei 1.270.000 euro quasi il 20% è destinato alla vigilanza, il 76% alla gestione e <b>meno del 4% all’inclusione</b> attraverso l’erogazione di borse lavoro e di percorsi formativi.</p>
<p>Secondo Associazione 21 luglio costruire nuovi “campi rom”, ponendosi come obiettivo la fuoriuscita dagli stessi, rappresenta lo schizofrenico tentativo di quanti ancora perseverano con l&#8217;approccio che, in nome dell’inclusione, prevede per i rom soluzioni alternative e parallele, diverse da quelle offerte agli altri cittadini. Il bando pubblicato costituisce un atto di gravità assoluta, e questo per due principali motivi.</p>
<p>Il primo è strettamente <u>sostanziale</u> visto che la realizzazione di una nuova area per soli rom rappresenterebbe una netta ed evidente violazione dei principi contenuti all’interno della <b>Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom</b>, redatta in attuazione alla Comunicazione della Commissione Europea n.173 del 2011. La stessa stabilisce l’urgenza del «superamento dei campi rom, in quanto condizione fisica di isolamento che riduce le possibilità di inclusione sociale ed economica delle comunità». Secondo l’impegno assunto dall’Italia in Europa è necessario, come scritto nella Strategia, il «<b>superamento definitivo di grandi insediamenti monoetnici nel rispetto di una strategia fondata sull’equa dislocazione»</b>. La stagione dei “campi per soli rom” è ormai al tramonto soprattutto dopo che a Roma il Tribunale Civile, <a title="accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4261&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4261&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHJZcU9ljiAT725E3ZT6SLKWXCHdQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">accogliendo le richieste di Associazione 21 luglio e ASGI</span></a> in riferimento alla baraccopoli istituzionale in località La Barbuta aveva stabilito dodici mesi fa che «deve intendersi discriminatoria qualsiasi soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia», come è il caso dell’insediamento previsto nell’attuale bando.</p>
<p>Il secondo motivo è <u>formale</u> e risiede nella <b>scelta politica</b> di rilanciare la fallimentare politica dei “campi rom” che, come ormai è stato ampiamente dimostrato, conduce a sistematiche violazioni dei diritti umani e allo sperpero di denaro pubblico. Associazione 21 luglio è fermamente convinta che reiterare un approccio lesivo dei diritti umani attraverso la spesa di oltre 1 milione e mezzo di euro per individuare una soluzione abitativa per le comunità rom di “Villaggio River”, <b>sia un atto politico che &#8211; come tale &#8211; non compete a un dirigente</b>. Individuare un chiaro indirizzo, attraverso la pubblicazione di un bando poche ore dopo l’insediamento della sindaca Raggi – che tra l’altro in campagna elettorale si era espressa nella direzione diametralmente opposta – rappresenta uno sconfinamento delle competenze di entità inaccettabile.</p>
<p>«Ci auguriamo &#8211; ha dichiarato Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio – che tale maldestro tentativo del dirigente che ha firmato il bando, <b>sia immediatamente bloccato</b> e che le risorse che si intende impegnare per segregare le famiglie rom, quasi 15 mila euro per ogni famiglia attualmente presente presso il “Villaggio River”, vengano riconvertite in processi inclusivi secondo modalità operative di cui Associazione 21 luglio ha fornito indicazioni concrete nel rapporto “<i><a title="Oltre la baraccopoli" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49f4839&amp;linkDgs=11ef547ad49f4263&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49f4839%26linkDgs%3D11ef547ad49f4263&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004284000&amp;usg=AFQjCNHSVTcB6bdRX2en3BwI_NY6YeGKeA&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Oltre le baraccopoli</span></a></i>”, consegnato alla sindaca Raggi nel corso della campagne elettorale».</p>
<p>In un periodo nel quale l’Europa sta decidendo <b>se aprire una procedura di infrazione per la discriminazione nell&#8217;accesso al diritto all’alloggio nei confronti dei rom in Italia</b>, il bando pubblicato dal Dipartimento Politiche Sociali rappresenta l’ultima evidenza dell&#8217;incapacità o dell&#8217;assenza di una volontà a livello nazionale e locale di elaborare per i rom politiche che non siano discriminatorie e segreganti.</p>
<p>«Stiamo predisponendo richieste formali per <b>un intervento urgente volto ad annullare il bando</b>», conclude Associazione 21 luglio.</div>
<div></div>
<div>____________________________________________________________________</div>
<div></div>
<div>
<p><b>Il Comune di Barletta approva la delibera per un progetto di allestimento di un’area sosta per soli rom. Le organizzazioni all’Amministrazione: «si continuano a investire ingenti somme di denaro in veri e propri ghetti».</b></p>
<div>È del 10 giugno 2016 la Delibera con la quale il Comune di Barletta ha approvato «l’allestimento di un’area di sosta emergenziale per la comunità Rom». La decisione dell’Amministrazione Comunale ha richiamato l’attenzione di un gruppo composto da <b>Associazione 21 luglio Onlus</b>, <b>Consorzio Nova</b>, <b>Associazione Alteramente</b>, <b>Associazione AMIS-Onlus</b>, <b>Associazione Meticcia</b>, <b>Associazione Popoli e Culture</b> e dal ricercatore <b>Antonio Ciniero</b>, che hanno scritto una lettera al Comune per chiedere chiarimenti sulla questione e accertare che siano state prese in considerazione soluzioni abitative alternative che garantiscano concrete possibilità di inclusione sociale.</p>
<p>Come riportato dalla relazione tecnico-illustrativa del settore Ambiente del Comune di Barletta, il progetto coinvolgerà<b> 6 abitanti </b>e avrà un costo di <b>100 mila euro</b>, pari ad una spesa<b> pro-capite di 16 mila euro</b> per il solo allestimento di un «centro servizi per l’accoglienza e di area sosta emergenziale per etnie nomadi».</p>
<p>Secondo i firmatari sono diversi gli elementi che destano perplessità a iniziare dal fatto che la delibera contrasterebbe in pieno con l’obiettivo di <b>superare definitivamente le logiche emergenziali</b> e la soluzione abitativa del “campo” per soli rom previsto dalla <i>Strategia Nazionale per l’integrazione dei Rom Sinti e Caminanti</i> adottata dall’Italia ormai già da quattro anni.</p>
<p>Come più volte ribadito dalla letteratura scientifica in materia, i “campi” per soli rom non solo <b>non offrono alcuna risorsa</b> per chi ci vive, ma spesso escludono chi li abita da qualsiasi possibilità di interagire positivamente con il resto del tessuto sociale proprio a causa della loro dimensione stigmatizzante e marginalizzante. Per lungo tempo le istituzioni pubbliche italiane hanno ritenuto, erroneamente, che i “campi” fossero la forma abitativa più consona per gruppi di popolazione che si credevano esclusivamente nomadi, una convinzione ormai superata, che tuttavia sembra condizionare ancora l’approccio del Comune di Barletta nei confronti delle famiglie rom che, sebbene in condizioni di estrema precarietà,<b> vivono sul territorio da oltre vent’anni</b>.</p>
<p>La scelta &#8211; tutta italiana &#8211; di <b>continuare a investire ingenti somme di denaro pubblico in quelli che sono dei veri e propri ghetti</b>, che inevitabilmente non potranno che produrre dinamiche di esclusione, è stata più volte stigmatizzata a livello internazionale. Solo per citare gli ultimi richiami: nell’ottobre del 2015 dalle Nazioni Unite, all’interno delle <i>Osservazioni Conclusive del Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali</i>, e lo scorso giugno dall’European Commission against Racism and Intolerance (ECRI), all’interno del loro report annuale riguardante l’Italia.</p>
<p>Per tale ragione, concludono i firmatari viene chiesto alle autorità locali «di avviare un dialogo che possa affrontare il tema in oggetto nella maniera più serena e costruttiva».</p>
<p><a title="Qui" href="http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od=11287eca62f386&amp;repDgs=11ef547ad49fdd63&amp;linkDgs=11ef547ad49fd2e5&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://zc1.maillist-manage.com/click.zc?od%3D11287eca62f386%26repDgs%3D11ef547ad49fdd63%26linkDgs%3D11ef547ad49fd2e5&amp;source=gmail&amp;ust=1470811004185000&amp;usg=AFQjCNE3MDDTmqalfMvMutzetzNeEIp-1Q&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #99042e;">Qui</span></a> la lettera inviata al Comune di Barletta.</div>
</div>
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		<title>FOA BOCCACCIO   BRIANZA NoBORDERS   MIGRANTI AUTO-ORGANIZZATI di MONZA e DINTORNI</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2016 07:00:17 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/31/foa-boccaccio-brianza-noborders-migranti-auto-organizzati-di-monza-e-dintorni/">FOA BOCCACCIO   BRIANZA NoBORDERS   MIGRANTI AUTO-ORGANIZZATI di MONZA e DINTORNI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/la-marcia-degli-scalzi-a-monza-solidarieta-per-profughi-e-migranti_2f2425f6-58a1-11e5-ba35-6fbbbbe5c230_512_512_new_rect_medium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6458" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6458" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/la-marcia-degli-scalzi-a-monza-solidarieta-per-profughi-e-migranti_2f2425f6-58a1-11e5-ba35-6fbbbbe5c230_512_512_new_rect_medium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="la-marcia-degli-scalzi-a-monza-solidarieta-per-profughi-e-migranti_2f2425f6-58a1-11e5-ba35-6fbbbbe5c230_512_512_new_rect_medium" width="400" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/la-marcia-degli-scalzi-a-monza-solidarieta-per-profughi-e-migranti_2f2425f6-58a1-11e5-ba35-6fbbbbe5c230_512_512_new_rect_medium.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/la-marcia-degli-scalzi-a-monza-solidarieta-per-profughi-e-migranti_2f2425f6-58a1-11e5-ba35-6fbbbbe5c230_512_512_new_rect_medium-300x170.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Comunicato da parte di: FOA BOCCACCIO   BRIANZA NoBORDERS   MIGRANTI AUTO-ORGANIZZATI di MONZA e DINTORNI</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 30 luglio siamo tornati  nelle strade e nelle piazze di Monza per ribadire il nostro impegno a sostegno delle lotte dei migranti, contro ogni forma di razzismo e per esprimere dissenso contro il sistema di frontiere, fisiche e mentali, che s’innalzano ogni giorno in Italia e nel resto d’Europa e che negano libertà di movimento a decine di migliaia di esseri umani.<br />
Prendere parola su queste tematiche è oggi l&#8217;occasione per scrivere una nuova pagina di storia nei processi di trasformazione sociale: i fenomeni migratori che stiamo vivendo sono un elemento saliente dei nostri tempi e, che piaccia o no, determineranno un cambiamento significativo nella società contemporanea. Vogliamo essere quindi soggetto attivo nel determinare gli scenari politici, culturali e mediatici che ci vedranno coinvolti nei prossimi mesi e anni, sia su scala locale che in una dimensione internazionale.</p>
<p>Da settembre a oggi abbiamo costruito percorsi di lotta attraverso la solidarietà, l’autorganizzazione collettiva e la partecipazione diretta. Abbiamo deciso di scendere in strada ancora una volta per ribadire a gran voce quello che vogliamo:</p>
<p>* condizioni di accoglienza più degne per tutti i richiedenti asilo accolti in città, in particolare per gli “ospiti” di Via Asiago. In molti avrete visto alcuni di noi in televisione oppure avrete letto articoli sui giornali locali: l’ s.r.l. Trattoria Mercato, dopo avere vinto un bando di gara prefettizio per l’accoglienza, ha abbandonato alcuni di noi in una periferia ostile. Non ci sono garantiti i corsi di lingua, l’assistenza sanitaria e le informazioni giuridiche sul percorso per l’ottenimento della protezione internazionale che abbiamo chiesto all’Italia. Se siamo confusi sul nostro futuro, non sappiamo a chi fare domande, se reclamiamo i nostri diritti veniamo puntualmente minacciati di non ottenere la protezione internazionale. E pur senza aver fatto nulla di male veniamo guardati con sospetto e considerati un problema per la sicurezza di chi ci circonda.</p>
<p>* il giusto riconoscimento della protezione internazionale. Siamo contenti per i nostri fratelli siriani ed eritrei, che ottengono questa tutela, ma non possiamo accettare questo dispositivo che distingue veri e falsi richiedenti asilo, decidendo arbitrariamente quali sono i paesi di provenienza “giusti” per ottenere l’asilo. Alcuni di noi non scappano da conflitti riconosciuti, ma da dittature, da condizioni di violenza ugualmente gravi, da fame e persecuzioni, causate da chi per secoli ci ha colonizzato e, in molte forme, continua a farlo.</p>
<p>* una riduzione dei tempi di attesa per avere una risposta sulla nostra domanda di asilo. Non possiamo essere abbandonati in un limbo di arbitrarietà e burocrazia per anni, solo per poi ricevere dinieghi e decreti di espulsione.</p>
<p>* la fine della violenza degli stati europei che predispongono chiusure dei confini (come avviene da tempo a Como, Ventimiglia, Brennero, Calais e nei Balcani), detenzioni e deportazioni di sorelle e fratelli migranti in cerca di un futuro migliore, in generale la fine di quelle politiche responsabili di migliaia di morti nel mare Mediterraneo.</p>
<p>* la fine della repressione nei confronti delle e degli attivisti che, da Ventimiglia al Brennero, lottano accanto ai migranti e manifestano la loro solidarietà con chi cerca di varcare i confini degli stati europei.</p>
<p>* l’abolizione di tutti i confini e la libertà di movimento per tutte e tutti.</p>
<p>Appuntamento quindi in piazza Castello, sul retro della stazione di Monza, sabato 30 luglio alle ore 20.30. Da lì ci muoveremo in un lungo corteo con interventi e musica, attraverso le affollate vie della movida notturna monzese. A seguire, musica fino a tarda notte presso la FOA Boccaccio, con una serata a sostegno delle lotte contro le frontiere da Ventimiglia al Brennero, a Como.</p>
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