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	<title>Lea Garofalo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Don Ciotti racconta Lea Garofalo al Festival dei Diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 11:35:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani, media patner del festival che si tiene in questi giorni a Milano, vi propone il primo report di apertura dei lavori. L&#8217;articolo è a cura di Cecilia Grillo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5834" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5834" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (298)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i>, media patner del festival che si tiene in questi giorni a Milano, vi propone il primo report di apertura dei lavori. L&#8217;articolo è a cura di Cecilia Grillo</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5836" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5836 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (296)" width="533" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 664w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, 3 marzo 2016, in Triennale, in apertura del Festival dei Diritti Umani, è stato presentato il film su Lea Garofalo, donna e madre coraggiosa che ha rinunciato alla propria vita per riaffermare la legalità. La regia del film è di Marco Tullio Giordana,un film sul coraggio delle donne che si ribellano alla mafia. Alla presentazione è intervenuto Don Luigi Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia.</p>
<p>Il film tratta della storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia sottoposta a protezione dal 2002, che decise di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Il 20 novembre 2009 Cosco attirò l’ex compagna a Milano con la scusa di parlare del futuro della figlia Denise e Lea venne qui uccisa.</p>
<p>Don Ciotti si riferisce a Lea come a una donna coraggiosa, che ha sfidato l’andrangheta e le convezioni; ci tiene a sottolineare come il suo sacrificio non sia stato dimenticato.</p>
<p>In risposta alle domande che gli vengono poste, Don Ciotti parla del suo passato e racconta di come è iniziato il rapporto con il mondo della povertà, della droga e della strada che lo ha condotto alla fondazione del Gruppo Abele e Libera.</p>
<p>Luigi Ciotti ha diciassette anni quando, sulla strada per recarsi a scuola, incontra spesso un senzatetto, si tratta però di un personaggio strano, legge sempre e sottolinea in blu e in rosso i libri che legge. Luigi ai tempi frequenta la parrocchia, dove si parla di tematiche relative alla povertà, ma vorrebbe un contatto diretto e decide di conoscere quel senzatetto che vede tutte le mattine intento nella sua lettura. Si propone di offrirgli un caffè, ma l&#8217;uomo non risponde. Dopo molta insistenza il dodicesimo giorno accetta il suo invito.</p>
<p>Scopre così che quel “barbone” in passato era un medico; durante uno dei loro incontri gli racconta che si è accorto che i ragazzi che frequentano il bar di fronte sono soliti prendere dei farmaci, della droga, che mischiano con l’alcool, li definisce “bombe”.</p>
<p>Il senzatetto poco tempo dopo muore e questo evento porta Don Luigi ad interessarsi alla lotta contro la circolazione della droga; inizia ad avere la piena coscienza che non si devono lasciare sole le realtà di mafia: nasce così <i>Libera</i>.</p>
<p>“Sono presenti 1.600 associazioni, 5.000 scuole hanno aderito, l’80% delle facoltà italiane hanno firmato protocolli sottoscritti da Libera. Libera è una realtà difficile perché ci sono le associazioni criminali mafiose, gli amici dei mafiosi, quelli che lottano contro questi fenomeni (…) in questo percorso ho conosciuto anche Lea Garofalo” le parole di Don Ciotti .</p>
<p>La Chiesa ci dice di perdonare, ma quando si sente di situazioni di mafia e del Papa che ha scomunicato i mafiosi come facciamo a perdonare? Secondo Don Ciotti la Chiesa non va a cancellare il percorso della giustizia: se faccio del male agli altri oltre che a me stesso, devo rispondere alla legge.</p>
<p>Don Ciotti fa riferimento al Papa: riporta le sue parole sottolineando come il perdono di Dio non ha confini, Dio chiede ai suoi di essere misericordiosi, senza sovrastare la giustizia che persegue i reati. C’è una giustizia terrena, ci sono delle leggi e dei percorsi, ma quella giustizia prevede che chi ha sbagliato prenda coscienza e si assuma le proprie responsabilità.</p>
<p>Risulta così lampante la funzione rieducativa della giustizia, per cui le persone si prodigano per aiutare gli altri; Don Ciotti fa notare come spesso in carcere si recano gli stessi familiari delle vittime innocenti dei crimini di mafia.</p>
<p>Racconta il caso di una donna, di una madre, che ha incontrato nel cortile di un carcere minorile; la donna gli spiega che il ragazzo che li stava raggiungendo era l’assassino di suo figlio, ma notando le condizioni penose in cui è nato e vissuto, la situazione della sua famiglia, lei e il marito decisero di perdonarlo, in nome di un atto di giustizia e amore.</p>
<p>La donna si congeda dicendogli che nel rispetto del percorso della giustizia si recano loro a trovarlo perché il ragazzo è solo e quando uscirà ci saranno sempre loro ad aspettarlo.</p>
<p>Continuando l&#8217;incontro, Don Ciotti racconta di come ha conosciuto Lea Garofalo dopo una conferenza a Firenze e lei chiede aiuto per se stessa e per la figlia.</p>
<p>Lea era assolutamente convinta che se si fosse recata presso l’abitazione dell’ex marito, accompagnata dalla figlia Denise, Cosco, l’ex compagno, non l’avrebbe toccata. Don Ciotti e altri membri di Libera l’hanno scongiurata di non andare, ma la sua unica risposta è stata di occuparsi di Denise nel caso lei non fosse tornata.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Successivamente la parola passa a Vanessa Scalera, coprotagonista del film Lea, che sottolinea come l’incontro con la figura di Lea e con Marco Tullio sia stato centrale per la sua vita. “Lea è rimasta dentro di me e non è lavoro, è altro…” così si esprime l’attrice. L’altra figura principale del film è Linda Caridi, che sottolinea come, grazie allo studio di questa storia, sia riuscita a capire cosa significasse crescere peregrinando fra pochi porti sicuri, sempre alla ricerca di una nuova identità grazie alla quale poter vivere una nuova vita.</p>
<p>A fine conferenza la parola torna a Don Ciotti che fa riferimento ad altri episodi di mafia in cui persone innocenti e forti sono state vittime: il caso di Don Peppino, che pochi giorni prima di morire aveva chiesto a Don Ciotti di andare a parlare ai ragazzi della sua parrocchia, o il caso di Don Pino Puglisi. Mentre prima gli uomini d’onore rispettavano la Chiesa,ora sempre di più gli uomini d’onore mandano messaggi chiari e diretti anche agli uomini di chiesa.</p>
<p>Don Ciotti conclude citando un rapporto della Banca di Italia di tre anni fa, secondo il quale è elevatissimo il tasso di corruzione in Italia: secondo lui corruzione e mafia nel nostro Paese sono due facce della stessa medaglia, sono i parassiti della nostra società!</p>
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		<title>La sacralità di Lea Garofalo secondo Marco Tullio Giordana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 12:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Questa sera, alle 21.20, su RAI 1 il film di Marco Tullio Giordana sulla vita di Lea Garofalo. di Maurizio Porro (da La 27maOra) &#160; &#160; Altri 100 passi di Marco Tullio Giordana&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/th28629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/th28629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-u6ZLPmE300A/VkyCrB22GsI/AAAAAAAADjo/89yfX8SsHS4/s1600/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>&nbsp;</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-u6ZLPmE300A/VkyCrB22GsI/AAAAAAAADjs/i84ayGqK6OY/s1600/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="207" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
sera, alle 21.20, su RAI 1 il film di Marco Tullio Giordana sulla<br />
vita di Lea Garofalo.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Maurizio Porro (da La 27maOra)</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Altri 100 passi di Marco Tullio<br />
Giordana in direzione del cinema civile. Se nel film di 15 anni fa<br />
con Lo Cascio si ricordava Peppino Impastato in lotta contro la mafia<br />
in cui militava il padre, <em>Lea</em><br />
, che apre l’11 novembre il RomaFiction Fest coordinato da Piera<br />
Detassis, è la storia di una vittima della ‘ndrangheta in cui<br />
milita tutta la famiglia. Dice il regista: «Lei aveva fatto vedere <em>I<br />
cento passi</em> alla figlia,<br />
dicendo che avrebbe fatto la stessa fine: quel film è stato un punto<br />
di riferimento. Questo ricorda uno dei fatti di cronaca più<br />
spaventosi, un omicidio tribale e orrendo che viene da un mondo<br />
remoto».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Ancora anime nere: la Calabria in<br />
trasferta al Nord e una donna che non vuole accettare il malaffare<br />
atavico e cerca di resistere con la figlia <strong>Denise</strong>,<br />
sotto scorta. Quando il programma di protezione viene revocato, Lea<br />
scompare, il 24 novembre 2009. Spetta a Denise infiltratasi nella<br />
cosca familiare per denunciare i veri colpevoli, fratello e padre,<br />
smascherati da un pentito, finché il corpo viene trovato: ergastolo<br />
per tutti, anche per la 24enne Denise che vive da sorvegliata<br />
speciale.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Una vera tragedia greca. «Gli<br />
elementi ci sono tutti — dice Giordana —. Il film è in ordine<br />
cronologico: la adolescenza calabrese di Lea, inseguendo un romanzo<br />
di formazione, girando a Milano, ricostruendo aule del tribunale e<br />
telecamere di sorveglianza. Solo alla fine ho inserito veri documenti<br />
del funerale con la città intera mobilitata. L’eloquenza di quelle<br />
facce ed espressioni non si poteva replicare, volevo fosse chiaro che<br />
avevamo raccontato una storia vera».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-76475"></a>Tornando<br />
alla tv, dove piantò un paletto d’autore con <em>La<br />
meglio gioventù</em> ,<br />
Giordana la vede come un supporto importante: «Proposta l’idea, ho<br />
girato come un fulmine in 6 settimane». <em>Lea</em><br />
(produzione Rai e Angelo Barbagallo con l’Associazione Produttori<br />
Tv e la Fondazione Cinema per Roma, col sostegno di Regione Lazio,<br />
Camera di commercio) passerà su Rai1 il 18 novembre. «Non è solo<br />
un film-tv di rara forza, ma è anche un‘opera di grande valore<br />
civile, anzi di denuncia. Un impegno che per noi è prioritario»,<br />
sottolinea il direttore Rai Fiction Tinny Andreatta.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Tensioni sul set? «No — riprende<br />
Giordana — ho avuto appoggi basilari, come quello di don Ciotti,<br />
interpretato da Diego Ribon. Lui e l’avvocato Vincenza Rando hanno<br />
spiegato che la denuncia contro l’omertà, la rottura con le<br />
famiglie, è il passo che mette in crisi i meccanismi automatici di<br />
obbedienza, le leggi non scritte della ‘ndrangheta».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>E qui è la madre Lea a ribellarsi:<br />
«Quando le donne rompono la linea di continuità si apre la<br />
frattura, la crisi vera. Don Ciotti rivela che, dopo Lea, è stato<br />
avvicinato da molte donne terrorizzate, il fenomeno è in crescita, è<br />
l’unico modo per rompere il blocco, la fortezza impenetrabile».<br />
Per Lea un cast di volti nuovi di cui Giordana è entusiasta,<br />
partendo dalle due eroine, Vanessa Scalera (Lea) e Linda Caridi<br />
(Denise).</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Ma fra quei cento passi e questi<br />
c’è continuità: «È sempre l’universo familiare, clan a<br />
delinquere fondato sul sacro vincolo di sangue. Lea si ribella e<br />
cambia vita perché pensa ai figli, cioè al futuro. Gli uomini hanno<br />
perso credibilità, le donne sono concrete, a loro spetta educazione<br />
e trasmissione di valori. L’elemento rivoluzionario è femminile».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>La prova? È nel testo che Giordana<br />
prepara dell’irlandese Colm Tòibìn, <em>Il<br />
testamento di Maria</em> con<br />
Michela Cescon, dal 17 novembre allo Stabile di Torino. «Le due<br />
figure archetipe di madri, una laica, l’altra sacra, la Madonna,<br />
due ribelli che protestano contro il ruolo attribuito, vogliono esser<br />
se stesse».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Anche Lea ha una sua religione in<br />
fondo? «In lei c’è sacralità. Ex agnostico e incredulo, oggi ho<br />
la massima curiosità e invidia per chi ha la fede. Penso che Lea<br />
credesse: quel sentimento di maternità l’avvicina alla religione.<br />
Perciò metto il film a disposizione della società civile. Ma di<br />
politica non ne voglio più nemmeno sentir parlare».</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Lea Garofalo: un&#8217;eroina contemporanea</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/10/20/lea-garofalo-uneroina-contemporanea/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“E&#8217; Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,&#46;&#46;&#46;</p>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“E&#8217;<br />
Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei<br />
vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti<br />
in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>una<br />
cerimonia laica per la testimone di giustizia, ammazzata brutalmente<br />
il 24 novembre 2009 dal suo ex compagno e boss mafioso, Carlo Cosco.
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Il corpo<br />
della donna fu ritrovato in un campo vicino a Monza, a novembre dello<br />
scorso anno e la figlia, Denise &#8211; ora in un luogo sconosciuto perchè<br />
soggetta ad un regime di protezione &#8211; ha voluto che il funerale fosse<br />
celebrato nella città di Milano perchè è qui che Lea si era<br />
rifatta una vita, scappando da Petilia Policastro (in provincia di<br />
Crotone) dove la sua famiglia gestiva gli affari della &#8216;ndrangeta.
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole e le note delle canzoni di Vinicio Capossela, di Rino Gaetano,<br />
di Vasco Rossi; le bandiere colorate con il volto di questa eroina<br />
contemporanea; i cartelli che inneggiano alla giustizia e alla<br />
legalità: questi simboli e segnali di riconoscenza hanno abbracciato<br />
la salma della donna insieme a tantissime persone, di tutte le età,<br />
che hanno voluto darle l&#8217;ultimo saluto. E poi le letture,<br />
impressionanti, che restano come testamento morale e come mònito per<br />
tutti, come quella pagina di diario, datata 18 agosto 1992, in cui<br />
Lea scriveva: “ Non ho mai avuto affetto e amore da nessuno. Sono<br />
nata nella sfotuna e ci morirò. Oggi però ho la speranza per andare<br />
avanti e si chiama Denise. Avrà tutto quello che non ho mai avuto<br />
nella vita”. </div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
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Durante<br />
il funerale, che si è svolto ieri, sabato 19 ottobre 2013 in Piazza Beccaria, sono<br />
stati distribuiti dei segnalibri perchè, ha spiegato il sacerdote<br />
fondatore di <i>Libera: </i>“<br />
Vogliamo riaffermare il potere dei segni contro i segni del potere.<br />
Il segnalibro riafferma l&#8217;importanza della cultura contro la<br />
mentalità mafiosa”. Il sacerdote, alla fine dell&#8217;incontro e con le<br />
lacrime agli occhi, ha gridato: “ Non basta parlare di verità,<br />
dobbiamo cercarla&#8230;Abbiamo tanto dolore dentro perchè non ce<br />
l&#8217;abbiamo fatta a salvarla” , ma sabato abbiamo preso tutti un<br />
impegno che è quello di non lasciare mai sola Denise e di ripartire<br />
per cercare di riaffermare non solo la verità, ma per combattere la<br />
“mafiosità” che,  a volte, è anche dentro di noi, e troppo<br />
spesso si trova intorno a noi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
voce di Denise rieccheggia nella piazza, una voce spezzata dal pianto<br />
che dice: “ Per me,oggi, è un giorno molto difficile, ma la forza<br />
me l&#8217;hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è solo per il<br />
mio bene e non smetterò mai di ringraziarti”.</div>
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