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	<title>Lesbo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Testimonianza da Lesbo, a cura del Naga</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Sep 2020 09:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Federica Dassoni, è un medico, volontaria del Naga e attualmente a Lesbo con l’associazione inglese Kitrinos che fornisce assistenza sanitaria soprattutto per malattie croniche nel campo di Moria andato a fuoco qualche giorno fa. </strong></p>



<p><strong>Ecco la sua testimonianza</strong>. (www.naga.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14637" width="484" height="645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/IMG-20200915-WA0036.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 484px) 100vw, 484px" /></figure>



<p><strong>Da quanto sei arrivata a Lesbo?</strong><br>Sono arrivata il 29 agosto, ho fatto una settimana di quarantena e ho poi iniziato a lavorare nel nostro ambulatorio, ma il terzo giorno c’è stato l’incendio. È stato un grande caos, deciderecome agire e coordinarsi è stato molto complicato. Il nostro ambulatorio nel campo è bruciato e quindi ora operiamo all’interno di strutture di altre realtà presenti.  <br> <br><strong>Che situazione hai trovato, prima e dopo l’incendio?</strong><br>Nel campo c’erano tra le 11.000 e le 12.000 persone, ho appena fatto in tempo a vedere tutto il campo che era diviso in diversi settori. Nelle prime strutture costruite ci stavano i minori non accompagnati e le donne sole per le quali il campo non era assolutamente un posto sicuro. Poi c’erano zone gestite da grandi associazioni internazionali e l’ultima parte chiamata “La giungla” dove si erano messe spontaneamente le persone che non riuscivano ad entrare nelle altre aree. Il campo era stato inizialmente pensato per 3.000 persone, in dei momenti sono arrivate ad essere 20.000.<br> <br><strong>Da dove arrivano le persone presenti?</strong><br>In grandissima maggioranza da Afghanistan, Siria e Iran. E c’è anche un gruppo di congolesi e di altri paesi francofoni. Ci sono persone che sono qui da anni e altre appena arrivate. E ci sono tanti bambini, cammino e incontro una marea di bambini che vivono in mezzo alla strada. Una cosa allucinante.</p>



<p><br> <strong>Dove si sono spostate le persone dopo l’incendio?</strong><br>Le persone si sono messe ai lati della strada e la polizia ha messo dei blocchi per non farli uscire, ha creato un’area circoscritta dalla quale le persone non possono uscire né altre possono entrare. Sono quindi rimasti tutti, non li lasciano uscire né possono lasciare l’isola. Non possono andare via, ma nessuno ha offerto soluzioni alternative e il campo non c’è più.Si sono così accampati nel parcheggio di un supermercato e ai lati della strada. Ci sono delle tende e, alcuni, hanno fatto delle specie di capanne con mezzi di fortuna come canne, fogliame, rami di bambù. Anche i bambini sono accampati, ci sono anche neonati. Di tutto. Ci sono delle persone che sono riuscite a scappare, ma la polizia pattuglia la zona e vengono riportate in quest’area circoscritta.<br> <br><strong>Che situazione hai trovato dopo l’incendio?</strong><br>Le tende e le capanne erano tutte bruciate, erano rimaste le strutture in lamiera. Il primo problema è stato il cibo e l’acqua. Inizialmente ci sono stati problemi nella distribuzione. Ora ci sono file di ore e ore per avere del cibo.<br> <br><strong>Che sensazioni hai avuto?</strong><br>La cosa che più ti fa star male è incontrare i bambini che giocano e vedere dove vivono ai lati della strada. È veramente straziante. Soprattutto quando vedi quelli piccoli, appena nati o di pochi mesi. Ma in generale tutti i bambini vivono in queste condizioni veramente allucinanti, non vanno a scuola e non c’è nessuna prospettiva. I Paesi europei non accolgono nessuno di loro, salvo 400 minori non accompagnati che sono già stati redistribuiti in varie nazioni.  Stanno costruendo un nuovo campo con 1000 tende, ma ovviamente sono molti di più.<br> <br><strong>Quali sono le richieste più frequenti in termini sanitari?</strong><br>Le richieste più frequenti sono attacchi di panico legati sia alla situazione in cui vivono qui sommata a quello che hanno vissuto nei Paesi di origine e ai viaggi che hanno affrontato. Il panico è anche dovuto agli attacchi della polizia con i gas lacrimogeni e anche a causa della presenza di gruppi di estrema destra che cercano di attaccare le persone. Sono state attaccate anche delle donne: io ho visto una donna in preda ad una crisi di panico proprio perché era stata attaccata, credo, dalla polizia. E ne vediamo tutti i giorni.Come associazione incontriamo poi soprattutto pazienti con malattie croniche come diabete, pressione alta, malattie della tiroide, persone che hanno bisogno di prendere medicine quotidianamente. Dopo l’incendio non ce l’hanno più. Come dermatologa vedo tante banali infezioni batteriche della pelle, molto frequenti nei bambini.<br> <br><strong>Com’è gestita la questione coronavirus?</strong><br>Prima dell’incendio avevano cominciato a fare i test, dopo quattro giorni che ero qui hanno trovato il primo caso. Hanno iniziato a fare tamponi, circa 2000 e hanno trovato 35 positivi. C’è stato l’incendio e le persone che erano in isolamento sono uscite e non si sa dove siano. Alcuni sono stati rintracciati, ma una minoranza. Considerate che tutt’ora non si sa se ci sono stati dei morti per l’incendio. La cosa non è stata ancora appurata.<br> <br><strong>Per concludere, trovi delle similitudini o sensazioni simili tra i tuoi lunedì all’ambulatorio del Naga e il tuo lavoro a Lesbo?</strong><br>Il Naga è un lavoro molto più normale, siamo un ambulatorio di base, la sua normalità è proprio la sua forza. E seppur a volte con difficoltà, dal Naga possiamo rimandare i pazienti agli ospedali per esami di approfondimento o altro. Qui non si possono fare esami di nessun tipo. Ora anche il nostro ecografo è bruciato. Quindi niente esami, niente ospedali le persone vengono prese negli ospedali solo quando stanno per morire e si creano delle situazioni gravissime. Per esempio le persone con l’HIV non hanno accesso ai farmaci, oggi c’era un signore con un tumore che è gestito da un ambulatorio mobile… Situazioni che gridano vendetta.</p>
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		<title>Prigionieri sull&#8217;isola: in onda stasera</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 08:37:12 +0000</pubDate>
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<p><div id="attachment_11626" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11626" loading="lazy" class="size-full wp-image-11626" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-768x360.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Articolo211-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><p id="caption-attachment-11626" class="wp-caption-text">This Afghan family have been living in the old airport of Elliniko, Athens for five months. Golroz (right) is six month pregnant. She says that she can walk for more than 10 minutes and spend most of the time inside a tent outside the building. “We didn’t expect our life to be like this here. I only want a better life my kids”, says Golroz.</p></div></p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Avrebbero voluto censurare. Avrebbero voluto censurare le lacrime e i sorrisi dei bambini delle isole di Lesbo e di Bihac, minori stranieri spesso soli, spaventati, stanchi, ma che hanno bisogno di credere ancora nel Futuro.</p>
<p>Quei bambini sono stati ripresi nel documentario intitolato <em>Prigionieri sull&#8217;isola</em> di Valerio Cataldi che, con sensibilità, ha raccontato la vita di chi è profugo, di chi chiede rifugio e accoglienza.</p>
<p>In un primo momento la proiezione era stata bloccata con l&#8217;accusa di violare la deontologia professionale e la Carta di Treviso(<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Treviso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).</p>
<p>Ma il regista è anche Presidente della Carta di Roma (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_Roma?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)  ben consapevole, quindi, del dovere di tutelare la dignità dei minori e non solo. Qui si tratta, invece, di documentare la realtà così com&#8217;è e di fare un buon lavoro di informazione e di comunicazione.</p>
<p>Solo volto è stato oscurato: quello di un ragazzino che racconta del dolore che si è inflitto da solo e dei pensieri suicidi cui è costretto da una situazione di prigionia inutile e forzata. Ma era stato coperto dall’inizio dallo stesso autore.</p>
<p>La battaglia sindacale condotta da Usigrai con il comitato di redazione del Tg2 ha portato al risultato desiderato grazie anche alla mobilitazione che le associazioni hanno fatto con una <a href="https://www.cartadiroma.org/editoriale/lettera-alla-rai-sulla-mancata-messa-in-onda-del-reportage-sui-migranti-in-grecia-e-bosnia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">lettera alla Rai.</a></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Il documentario <em>Prigionieri sull&#8217;isola </em>andrà in onda questa sera, sabato 10 novembre, a TG2 Dossier, ore 23.30.</span> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>#FreeTheMoria35: cancellare la deportazione dei richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2018 06:57:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, a Lesbo, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/29468923_561923487524037_6808379477559607296_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>35 richiedenti asilo dell’hotspot di Moria, <a href="http://www.meltingpot.org/+-Isola-di-Lesbo-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">a Lesbo</a>, arrestati ingiustamente a seguito di una protesta pacifica svoltasi il 18 luglio 2017, e con gli 8 richiedenti asilo del centro di detenzione di Petrou Ralli, ad <a href="http://www.meltingpot.org/+-Atene-+.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Atene</a>, in attesa di giudizio dopo essere stati sottoposti a estrema violenza da parte della polizia, mentre cercavano di parlare delle condizioni di detenzione con il direttore del centro.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10681" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1169" height="826" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-768x543.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/freethemoria35-1024x724.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1169px) 100vw, 1169px" /></a></p>
<p>Per la giornata di ieri, 10 maggio 2018, è stata stabilita la loro deportazione in Turchia.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte dell&#8217;Osservatorio Solidarietà &#8211; Carta di Milano e ne riporta la dichiarazione e l&#8217;appello:</p>
<p>L’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano, che aderisce alla campagna #FreeTheMoria35, chiede la cancellazione immediata della deportazione in Turchia prevista per domani, 10 maggio 2018, di sette richiedenti asilo  del gruppo, in base alle motivazioni indicate dal <a href="http://www.legalcentrelesbos.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legal Centre Lesvos</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Da giubbotti salvagente a borse, l&#8217;invenzione delle attiviste greche del progetto Safe Passage Bags</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2018 09:25:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Domenica 25 marzo 2018, ore 15:00 &#8211; 16:00 &#160; Fa’ la Cosa Giusta! &#8211; FieraMilanoCity Piazza Terre di Mezzo     Efi Latsoudi e Elisavet Stavrianoudaki, rispettivamente co-fondatrice e “anima” di Lesvos Solidarity e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Domenica 25 marzo 2018, ore 15:00 &#8211; 16:00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fa’ la Cosa Giusta! &#8211; FieraMilanoCity</p>
<p>Piazza Terre di Mezzo</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10383" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2048" height="1063" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-768x399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/20863285_305557686584981_5082599092465124238_o-1024x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a></strong></p>
<p><strong>Efi Latsoudi</strong> e <strong>Elisavet Stavrianoudaki, </strong>rispettivamente co-fondatrice e “anima” di Lesvos Solidarity e responsabile di SPB, presenti in fiera per tutti e tre i giorni, racconteranno in questo incontro la loro esperienza e i loro progetti.</p>
<p>Coordina <strong>Silvia Marastoni</strong>, Osservatorio Solidarietà.</p>
<p>Per un milione di rifugiate/i sono stati il simbolo del rischiosissimo viaggio dalla Turchia alle isole greche del Mar Egeo, ma anche della loro speranza di una vita migliore, al sicuro. Poi, abbandonati in discariche a cielo aperto o bruciati, sono diventati un enorme problema eco-ambientale.</p>
<p>Oggi però a Lesbo <strong>i giubbotti salvagente acquistano una nuova vita grazie al progetto</strong> <strong>Safe Passage Bags</strong>.</p>
<p>A idearlo, una piccola ONG indipendente locale, Lesvos Solidarity, fondata nel 2016 da alcuni membri (soprattutto donne) di <strong>un’iniziativa auto-organizzata di solidarietà</strong> creata quattro anni prima per far fronte attraverso pratiche di “mutuo soccorso” sia ai bisogni della popolazione colpita dalla crisi economica e dalle politiche di austerità, sia a quelli delle/dei sempre più numerosi migranti in arrivo dalla Turchia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10384 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/untitled-1171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="206" height="51" /></a></p>
<p>Con loro Lesvos Solidarity gestisce l’unica struttura di ospitalità solidale e aperta di Lesbo (un edificio pubblico abbandonato e occupato nel 2012, l’ex Pikpa), esempio di un’accoglienza ben diversa da quella dei Campi ufficiali, dove oggi vivono 120 persone, tra le più vulnerabili approdate sull’isola.</p>
<p>La necessità di smaltire tonnellate di “residui” delle traversate, il bisogno di creare opportunità di lavoro, il desiderio condiviso da rifugiate/i e “solidali” di tenere vivo il patrimonio simbolico di memoria, denuncia e speranza che i giubbotti portano in sé, e quello di inventare per loro un nuovo – e totalmente diverso – significato concreto e simbolico hanno dato vita nel 2015 al progetto Safe Passage Bags. <strong>Nel suo laboratorio di riciclo e riuso, in cui oggi sono occupate nove persone (sei rifugiati e tre donne greche</strong>) nascono così oggetti di uso quotidiano (borse, zaini, porta oggetti, etc.).</p>
<p>Questa positiva esperienza ha poi dato impulso nel 2017 al progetto di upcycling Humade Crafts, che mette a frutto anche altre materie prime recuperate.</p>
<p>Distribuiti a Lesbo, in Grecia e in alcuni Paesi europei grazie a reti e iniziative di solidarietà, <strong>i prodotti dei due laboratori sono in arrivo anche in Italia</strong>: per sostenere le attività e i progetti di Lesvos Solidarity, infatti, <strong>l’Osservatorio Solidarietà – Carta di Milano ha invitato l’ONG greca a partecipare a Fa’ la Cosa Giusta! 2018</strong><strong>. </strong></p>
<p><strong>Oltre all’acquisto dei prodotti dei due laboratori, nei tre giorni della Fiera (23-25 marzo, Fieramilanocity Pad. 4, stand FB9) sarà avviata una raccolta fondi destinati a questa e altre realtà solidali autofinanziate.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> fa parte di Osservatorio Solidarietà della Carta di Milano.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/03/24/da-giubbotti-salvagente-a-borse-linvenzione-delle-attiviste-greche-del-progetto-safe-passage-bags/">Da giubbotti salvagente a borse, l&#8217;invenzione delle attiviste greche del progetto Safe Passage Bags</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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