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	<title>Libano Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Libano Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Oct 2024 10:55:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Umem-Co-mai-Unione Arabi del 48, Aodi: Tanti sono i piccoli villaggi, senza rifugio, a rischio di finire sotto i missili, dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17732" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/10/iran-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p><strong>Umem-Co-mai-Unione Arabi del 48, Aodi: Tanti sono i piccoli villaggi, senza rifugio, a rischio di finire sotto i missili, dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv.</strong></p>



<p><strong>Aodi: Tuteliamo la popolazione palestinese e libanese ed in particolare bambini, donne ed anziani con aiuti sanitari ed umanitari. E’ aumentala del 45% la sindrome ansiosa tra i civili e dell’83% quella tra i bambini in Palestina e in Libano.</strong></p>



<p>Ecco le dichiarazioni del Prof. Foad Aodi, medico e giornalista internazionale, presidente e leader di Amsi, Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, di Umem, Unione Medica Euromediterranea, di Co-mai, Comunità del Mondo Arabo in Italia, e membro dell’Unione Arabi del 48, di cui è fondatore, in merito all’evolversi della delicata situazione in Medioriente.</p>



<p>Tutte le associazioni sopra citate portano avanti accurate indagini di geo-politica internazionale grazie a numerosi corrispondenti nel mondo, sia giornalisti che professionisti sanitari, nonché grazie al supporto di Radio Co-mai Internazionale, presente in oltre 120 paesi del mondo.</p>



<p>Aodi fornisce costantemente, ai media italiani, notizie e indagini aggiornate sulle tensioni che avvengono in Medioriente, in particolare in Palestina ed in Libano, dove segue l’evolversi della delicata situazione dall’inizio del conflitto, fornendo indagini aggiornate su quanto accade a livello umanitario e sanitario.</p>



<p>«Il Medio Oriente, e di riflesso il mondo intero, vivono un momento molto difficile, con quello che è da tempo un vero e proprio bagno di sangue, che purtroppo non accenna a placarsi e non conosce la parola fine, per quanto riguarda gli scontri e i conflitti, in quella che, senza dubbio alcuno, è l’area del pianeta, storicamente, da sempre più tormentata che esista».</p>



<p>«Non escludiamo, e non è una esagerazione, se la situazione dovesse perdurare, ora che è entrato “in gioco” anche l’Iran&nbsp;che di certo nell’attaccare Israele lancia una sfida aperta e pericolosa agli Stati Uniti, storico paese alleato degli israeliani, di arrivare a una terza guerra mondiale. Non è affatto una esagerazione, perché non facciamo altro che registrare morti e feriti, giorno dopo giorno. Lo scontro inoltre si sta allargando drammaticamente. Tante persone non sanno che ci sono tanti piccoli villaggi dove vivono “gli arabi-palestinesi del 48”, collocati geograficamente in Israele, sia al nord, ai confini con il Libano, sia al centro, nella zona del Triangolo, vicino a Tel Aviv. Vorrei spiegare ancora una volta ai media e ai lettori che gli arabi-palestinesi che vivono sul territorio israeliano, come spesso leggiamo nei miei comunicati stampa e nei miei interventi, vengono chiamati “arabi del 48”, termine da cui poi è stato coniato anche il nome del movimento Unione Arabi del 48 di cui faccio parte. Tanti razzi sono finiti proprio su questi villaggi dove vivono i palestinesi. E uno di questi è Jaljulia, dove sono nato, sull&#8217;autostrada veloce 6. Considerando tante di queste località, se non la maggior parte, qui la popolazione non ha rifugi, ed è più che mai a rischio. I sindaci locali, per la verità, ci raccontano i nostri corrispondenti, hanno immediatamente allertato la popolazione locale, nel momento in cui è iniziato l&#8217;attacco dell&#8217;Iran ad Israele. Hanno fornito messaggi a tutti i loro concittadini di rimanere nelle case o rifugiarsi nelle scuole, per chi non possiede una abitazione sicura e forte. Purtroppo non hanno luoghi sicuri dove rifugiarsi, non hanno la possibilità di stare tranquilli, sono maggiormente esposti, a differenza di come accade nella parte di Israele dove vivono gli ebrei. Si registra, in questo momento, una vera e propria esplosione di paura e terrore, specialmente per noi palestinesi che viviamo all&#8217;estero, nel seguire la sorte dei nostri familiari, dei nostri cugini, che stanno in Palestina, in Libano e in tutti “i paesi arabi del 1948” che si trovano in Israele. Per questo, a nome delle associazioni che presiedo, rivolgiamo l’ennesimo appello alle forze internazionali di fermare questa atroce guerra, di arrivare finalmente al cessate il fuoco, e poi di fornire immediati umanitari-sanitari, sia per la Palestina che per il Libano, anche perché in Libano la situazione è molto grave, ci sono tanti bambini che giorno dopo giorno stanno morendo, anche se si sta muovendo lentamente “la macchina di aiuti internazionali”. Per questo, a nome dei nostri movimenti, rivolgiamo l’ennesimo appello di deporre le armi, di sostenere i corridoi umanitari-sanitari, di aumentare gli aiuti internazionali, di aprire una conferenza internazionale per il Medio Oriente, e tutelare anche i palestinesi arabi del 1948 che vivono in Israele.</p>



<p>Ecco le nostre indagini aggiornate sulla drammatica situazione in Palestina e in Libano, con i numeri atroci di un conflitto senza fine.</p>



<p><strong>STRISCIA DI GAZA, I NUMERI AGGIORNATI DAI NOSTRI MEDICI LOCALI DEL CONFLITTO, DOPO IL 361ESIMO GIORNO DI GUERRA.</strong></p>



<p><strong>INDAGINI AGGIORNATE AL 1 OTTOBRE 2024</strong>.</p>



<p>&#8211; 361 i giorni i dall’inizio della guerra</p>



<p>&#8211; 51.615 tra deceduti e dispersi</p>



<p>&#8211; 10.000 sono solo i dispersi.</p>



<p>&#8211; 41.615 sono i deceduti effettivi morti a causa del conflitto a fuoco</p>



<p>&#8211; 16.891 sono le vittime tra i bambini</p>



<p>&#8211; 171 sono i bambini morti appena nati</p>



<p>&#8211; 710 sono i bambini morti con età inferiore a un anno</p>



<p>&#8211; 36 sono i bambini morti a causa della carestia</p>



<p>&#8211; 11.458 sono i decessi femminili</p>



<p>&#8211; 986 sono le vittime tra il personale medico</p>



<p>&#8211; 85 sono le vittime tra membri della protezione civile</p>



<p>. 174 sono giornalisti internazionali che hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 520 sono i deceduti recuperati da fosse comuni</p>



<p>&#8211; 96.359 sono ad oggi i feriti</p>



<p>&#8211; 396 sono i giornalisti feriti</p>



<p>&#8211; Il 69% delle vittime sono bambini e donne</p>



<p>&#8211; 25.973 bambini sono rimasti orfani di entrambi i genitori o almeno uno di essi</p>



<p>&#8211; 3.500 bambini rischiano di morire per malnutrizione e mancanza di cibo</p>



<p>&#8211; 146 i giorni dalla chiusura di tutti i valichi nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 12.000 i feriti che hanno necessità di farsi curare all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 10.000 malati di cancro rischiano la morte e hanno bisogno di cure</p>



<p>&#8211; 3.000 i pazienti con varie malattie che necessitano di cure all&#8217;estero</p>



<p>&#8211; 1.737.524 &#8211; contagiati da malattie infettive a seguito degli sfollamenti</p>



<p>&#8211; 71.338 le infezioni registrate di epatite c tra gli sfollati</p>



<p>&#8211; Circa 60.000 donne incinte sono a rischio a causa della mancanza di assistenza sanitaria</p>



<p>&#8211; 350.000 i pazienti malati cronici a rischio a causa della scarsa e lenta introduzione di farmaci</p>



<p>&#8211; 310 i casi di arresto di personale sanitario</p>



<p>&#8211; 36) casi di arresto di giornalisti i cui nomi sono noti</p>



<p>&#8211; 2 milioni sono ad oggi glisfollati nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 100.000 tende si sono consumate e sono diventate inadatte agli sfollati</p>



<p>&#8211; 125 le scuole e le università completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 337) scuole e università parzialmente distrutte.</p>



<p>&#8211; 11.500 studenti uccisi durante la guerra</p>



<p>&#8211; 750 insegnanti, tra uomini e donne, hanno perso la vita</p>



<p>&#8211; 115 scienziati, professori universitari e ricercatori sono deceduti a causa del conflitto</p>



<p>&#8211; 611 le moschee completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 214 moschee parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 3 chiese prese di mira e distrutte</p>



<p>&#8211; 150.000 unità abitative sono state completamente distrutte</p>



<p>&#8211; 80.000 unità abitative sono inabitabili</p>



<p>&#8211; 200.000 unità abitative sono state parzialmente distrutte</p>



<p>&#8211; 34 gli ospedali dismessi</p>



<p>&#8211; 80 centri sanitari sono stati dismessi</p>



<p>&#8211; 162 le istituzioni sanitarie che sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 131 ambulanze sono state prese di mira</p>



<p>&#8211; 206 siti archeologici e del patrimonio distrutti</p>



<p>&#8211; 3.130 km di reti elettriche sono state distrutte</p>



<p>&#8211; 36 strutture sportive, tra stadi e palestre, sono state distrutti</p>



<p>&#8211; 700 pozzi d&#8217;acqua sono stati distrutti e dismessi.</p>



<p>&#8211; 86% tasso di distruzione nella Striscia di Gaza</p>



<p>&#8211; 33 miliardi di dollari di perdite a causa della guerra.</p>



<p>&#8211; 650 mila bambino vivono nelle macerie e nelle case distrutte a Gaza</p>



<p>Inoltre:</p>



<p>&#8211; In Libano si calcolano fin ora 920 e 2630 feriti dall’inziio del conflitto, il 23 settembre scorso.</p>



<p>&#8211; Più di un milione e 250 mila sono gli sfollati in Libano.</p>



<p>&#8211; C’è da registrare, tra le nostre indagini recenti, un aumento enorme del 45% di psicosi e disturbi psicologici tra i bambini, in particolare tra gli alunni delle scuole, specialmente quelli che vivono nei paesi arabo-palestinesi in Israele, visto che non hanno rifugi sicuri come i loro coetanei ebrei.</p>



<p><strong><em>Così il Prof. Foad Aodi, Medico e Giornalista divulgatore scientifico; Presidente dell&#8217;UMEM, Unione Medica Euromediterranea, esperto di salute globale, corrispondente dall’Italia per prestigiose testate straniere, Presidente di Amsi, Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, del Movimento Internazionale Uniti per Unire, , membro del Direttivo Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, direttore sanitario e portavoce della USEM e Nazionale del Regno delle due Sicilie, corrispondente dall’Italia per Agenzie di Stampa, giornali e Tv di&nbsp; Paesi Arabi e del Golfo, nonché docente all’Università di Tor Vergata e già 4 volte Consigliere dell’Ordine di Roma e membro registro esperti della Fnomceo e ancora direttore sanitario del Centro Medico Iris Italia.</em></strong></p>
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		<title>Notizie dal Sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 09:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da anbamed.it Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui. Genocidio a Gaza In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Da anbamed.it </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/gaza-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>في مشهد قاس يعكس مأساة الفلسطينيين في قطاع غزة جراء الحرب الإسرائيلية، اجتاحت الأمطار الغزيرة خيام النازحين في مناطق عدة، لتزيد المآسي التي لم تتوقف عند هول القصف الإسرائيلي فحسب، بل فاقمت الظروف الجوية القاسية أيضا حجم الكارثة. ويعيش نحو مليوني نازح فلسطيني في محافظات قطاع غزة، في ظروف معيشية قاسية، مع اقتراب حلول فصل الشتاء وموسم تساقط الأمطار، وفق المكتب الإعلامي الحكومي بغزة. ( Mahmoud Bassam &#8211; وكالة الأناضول )</figcaption></figure>



<p></p>



<p> Ringraziamo Farid Adly per gli aggiornamenti continui.  </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/Anbamed-20240925.mp3?utm_source=rss&utm_medium=rss"></audio></figure>



<p id="gaza"></p>



<p id="genocidio"><strong>Genocidio a Gaza</strong></p>



<p>In un solo bombardamento a Nuseirat, contro una scuola dell’ONU trasformata in rifugio per sfollati, l’esercito israeliano ha ucciso 50 persone. Tutti civili. Le testimonianze dei soccorritori, ai microfoni delle tv arabe presenti sul campo, sono agghiaccianti. “Corpi smembrati irriconoscibili. Bambini senza testa. È terribile, è terribile”, ha esclamato un soccorritore, chiedendosi di dove è finità l’umanità.</p>



<p><strong>Il nos<em>tro commento quotidiano fisso:</em>&nbsp;Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture</strong></p>



<p><strong>storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono:&nbsp;<em>“Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.</em></strong></p>



<p><strong>Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.</strong></p>



<p id="libano"><strong>Libano-Israele</strong><strong></strong></p>



<p>Quarta ondata di bombardamenti israeliani, stamattina, sulla popolazione civile libanese. Si ripete lo scenario di Gaza. Si bombardano i civili e la propaganda parla di attacchi mirati. Le vittime sono state finora 568 persone uccise, in stragrande maggioranza donne e bambini. 1800 i feriti.&nbsp; Rasi al suolo interi quartieri con palazzi di 7 piani, usando bombe made in USA del peso di una tonnellata. L’esercito israeliano dice che l’operazione è breve, ma se necessario andrà all’infinito, fino alla distruzione di Hezbollah. Un’altra grande bugia come quella su Hamas a Gaza. È un altro genocidio. 500 mila sono gli sfollati in fuga dalle città e villaggi del sud.</p>



<p>Ieri sono stati 400 i missili, i razzi e i droni lanciati dal sud Libano verso il territorio israeliano. È stata colpita la base navale di Haifa. Stamattina i portavoce di Hezbollah hanno dichiarato che è stato lanciato un missile ‘Qader 1’ contro la sede del Mossad a Tel Aviv, responsabile – secondo il comunicato – di aver architettato gli attacchi contro i cercapersone.</p>



<p>Netanyahu parla di riportare la popolazione israeliana sfollata da 11 mesi dal nord alle proprie case, ma con la sua operazione ha aumentato il numero degli sfollati di altre 100 mila persone. La stampa israeliana rivela che gli strateghi di Tel Aviv hanno il timore della presenza di 40 mila combattenti di varie nazionalità arabe presenti nel sud della Siria, pronti ad intervenire in caso dello scoppio di una vera guerra. Netanyahu ha indirizzato al presidente siriano un avviso minaccioso.</p>



<p>Diversi analisti dei media israeliani parlano di questo attacco contro il Libano come una tattica diversiva per nascondere il fallimento nel raggiungere gli obiettivi della guerra su Gaza. “Gli ostaggi sono stati abbandonati”, scrivono. Haaretz scrive che alti comandanti dell’esercito e dei servizi di sicurezza hanno avanzato al consiglio ristretto del governo l’idea di una tregua a Gaza, “per consolidare strategicamente i risultati sul fronte nord”. Tradotto dal militarese, la fine delle operazioni a Gaza costringerà Hezbollah a deporre le armi e non proseguire gli attacchi missilistici, ma nel frattempo sarebbe stato indebolito. È un’analisi che stride con la volontà di Netanyahu di mantenere salda la propria poltrona. E per ottenere questo obiettivo è disposto a scatenare una guerra generalizzata in M.O., appellandosi al vittimismo della sindrome di accerchiamento.</p>



<p>Oggi a New York si terrà la riunione del Consiglio di Sicurezza sulla situazione in Libano. Un altro inutile appuntamento che non metterà fine all’aggressione israeliana a causa del diritto di veto di Washington.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p id="situazione"><strong>Situazione umanitaria a Gaza</strong><strong></strong></p>



<p>I torrenti in piena sono l’ulteriore sofferenza della popolazione di Gaza costretta dall’invasione israeliana a vivere in tende di plastica, che non difendono dal caldo d’estate e dal freddo e dell’acqua d’inverno. Le piogge delle ultime settimane hanno fatto inondare i torrenti e i campi profughi sono diventati pozzanghere.</p>



<p id="onu"><strong>ONU</strong><strong></strong></p>



<p>Si è aperta da ieri l’Assemblea generale dell’ONU con gli interventi dei capi di Stato e di governo. Al centro degli interventi Palestina, Libano, Ucraina e il pericolo di una guerra nucleare. Ieri è toccato al presidente Usa Biden, che non ha affatto rassicurato su un futuro di pace nel mondo.</p>



<p>Si attendono i discorsi di Cina e Russia. Dei paesi emergenti spicca il discorso del presidente brasiliano Lula. “Quando è stata fondata, l’Onu ha avuto la forza di creare lo Stato di Israele, ma oggi non ha il coraggio di creare lo Stato palestinese”. Poi ha aggiunto: “Il mondo è fuori controllo. Nessuno rispetta nessuno. L’ONU non ha la forza per prendere decisioni importanti, creando un danno alla pace nel mondo. Non ci sarebbe stata la guerra tra Russia e Ucraina. Non ci sarebbe stato il genocidio nella Striscia di Gaza. Non ci sarebbe stato bisogno di un’invasione in Libia né della guerra in Iraq. Tutto ciò avrebbe potuto essere evitato se l’Onu avesse adempiuto al suo compito di imporre una governance globale”. Un chiaro attacco all’unilateralismo degli USA e della NATO.</p>



<p id="militarismo"><strong>Militarismo USA in MO</strong><strong></strong></p>



<p>Una nave cisterna USA per il rifornimento di carburante “si è guastata” nella zona del Golfo. Lo riporta una tv di Washington senza specificare i motivi di questo guasto. Il responsabile militare citato avrebbe parlato di danni subiti, ma non viene chiarito se è stata colpita da droni o missili marini oppure si sarebbe trattato di un guasto tecnico o uno speronamento accidentale. Nella zona del golfo arabo-persico è presente la portaerei Lincoln, che è a propulsione nucleare. Le altre navi di supporto però hanno bisogno di rifornimenti petroliferi per proseguire la missione di lungo periodo. Il pattugliamento statunitense del Golfo è una minaccia contro l’Iran.</p>



<p id="cisgiordania"><strong>Cisgiordania</strong><strong></strong></p>



<p>Ieri, i rastrellamenti israeliani hanno toccato El-Bira e Nablus e villaggi delle zone di Jenin e Qalqilia. Una guerra non dichiarata che sfida le risoluzioni dell’ONU e della Corte di giustizia internazionale, che avevano dichiarato illegale l’occupazione militare israeliane dei territori palestinesi. Questa guerra ha il compito di costringere la popolazione alla deportazione, per lasciare libero spazio alla colonizzazione ebraica. Nella prima metà di quest’anno, 27 mila donum di terreni agricoli palestinesi sono stati confiscati con decreti militari, per essere poi assegnati alle colonie.</p>



<p id="gerusalemme"><strong>Gerusalemme</strong><strong></strong></p>



<p>Discriminazione razziale contro i palestinesi. Un cittadino israeliano-palestinese di Gerusalemme, farmacista a Petah Tiqva, Moataz Y’leaan, è stato arrestato dalla polizia israeliana perché indossava un anello con la scritta in arabo “Mohammed profeta di dio”. L’accusa sarebbe simpatia con l’Isis. Era stato denunciato da un cliente israeliano razzista e la polizia ha fatto irruzione nella farmacia, davanti ai clienti presenti, e non ha voluto sapere nulla delle spiegazioni del significato della frase. Il deputato Ayman Odeh ha indirizzato un’interrogazione al premier Netanyahu chiedendo se il suo governo vuole “cancellare uno dei 5 pilasti dell’Islam oppure è una politica di Apartheid contro i palestinesi di Israele?”.</p>



<p id="iran"><strong>Iran</strong><strong></strong></p>



<p>Armiamoci e partite! È questo il motto prevalente a Teheran. Dopo i duri attacchi israeliani in Libano, il ministero degli esteri iraniani si è messo ad analizzare la situazione: “Hezbollah da solo non ce la fa a contrastare Israele. Questo attacco israeliano è il segnale del loro fallimento a Gaza”. Delirio per nascondere in realtà il fallimento della politica iraniana di mandare avanti i partiti sciiti arabi allo sbaraglio, mentre i governanti di Teheran fanno i comodi loro. Ieri il presidente Pezeshkian ha dichiarato che l’Iran è disponibile a discutere con altre nazioni la possibilità di raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. Non potevano esprimerla questa loro neutralità l’8 ottobre 2023? Come hanno fatto d’altronde la totalità dei regimi arabi, che si erano limitati alla solidarietà a parole.</p>



<p>Il sito saudita Ilaph ha rivelato l’esistenza di una trattativa segreta indiretta tra Israele e Iran, con la mediazione di Washington, per la de-escalation nella regione a partire dalla situazione libanese. Se queste rivelazioni si dimostrassero vere, sarebbe una bella pugnalata alla schiena a Hezbollah. Le proposte statunitensi sul tavolo chiederebbero l’allontanamento dei guerriglieri del partito dal sud Libano, come rivendica Tel Aviv.</p>



<p id="siria"><strong>Siria</strong><strong></strong></p>



<p>Bombardamento israeliano su Tartous, cittadina siriana sul Mediterraneo vicina al confine libanese. Secondo l’osservatorio siriano per i diritti umani, con sede a Londra, l’attacco è mirato a colpire le batterie dell’antiaerea ma ha colpito una zona residenziale. Nella zona ci sono anche le basi navali russe e questo attacco sembra di assumere il senso della provocazione contro Mosca, in linea con la politica di Washington in Ucraina.</p>



<p></p>
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		<title>Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 08:52:10 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(notizie riprese: da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17635" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&nbsp;<em>“Siamo entrati in una fase nuova. La risposta a questo crimine non tarderà, avverrà di sicuro, al momento giusto e sarà dolorosa per gli israeliani. Noi non attaccheremo i civili come fa il nemico, ma colpiremo in profondità”.</em>&nbsp;Il leader libanese fa poi un commento alle manifestazioni di giubilo che hanno avuto luogo in Israele sia nelle colonie sia nelle trasmissioni televisive e nelle dichiarazioni dei politici:&nbsp;<em>“Non ridete troppo, perché piangerete di pentimento per il crimine compiuto. La nostra risposta sarà multilaterale. Non verrà soltanto da nord”.</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Il capo di Stato maggiore iraniano, Mohammed Bakiri, ha affermato che&nbsp;<em>“Israele si pentirà di aver violato la sovranità iraniana e compiuto il suo crimine contro il leader palestinese Hanie nel cuore di Teheran”.</em>&nbsp;In Israele la tensione è alta e l’allerta tocca diversi livelli, dall’aumento di sorveglianza di sicurezza sui movimenti dei politici, a partire da Netanyahu, alle misure di protezione civile nelle colonie. L’esercito ha diramato un ordine alle industrie con sede nel nord di spostare i materiali pericolosi stoccati.</p>



<p>La stampa israeliana commenta che Teheran dovrà sicuramente agire per non essere derisa dalle opinioni arabe e interne a causa dello smacco ricevuto, con l’assassinio di Hanie durante il momento massimo di allerta dei servizi iraniani, durante l’insediamento del nuovo presidente. Ufficialmente Israele non ha rivendicato l’attacco di Teheran, ma Netanyahu ha ammesso indirettamente la responsabilità, dicendo che “chiunque faccia male ad Israele, sarà colpito”.</p>



<p></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>Le incursioni dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi palestinesi, con la protezione dell’esercito, sono diventate l’esercizio quotidiano per costringere la popolazione a fuggire. Pulizia etnica a fuoco lento. Ieri, a Burqa, ad est di Ramallah e nei pressi del muro della vergogna, un gruppo di coloni ha attaccato la casa di un palestinese incendiandola e appiccando il fuoco in una macchi di un altro cittadino. Il sindaco di Burqa ha detto ad una tv araba:&nbsp;<em>“I sionisti arrivati da oltreoceano che non hanno nessun legame con questo territorio vogliono cacciarci dalla nostra terra, per allargare le colonie, ma noi resisteremo. Non ce ne andremo; questa è la nostra terra e sono loro che prima o poi se ne dovranno andare”.</em></p>



<p></p>



<p><strong>Prigionieri</strong></p>



<p>La Commissione ONU per i diritti umani ha documentato le torture compiute sui detenuti palestinesi nei campi di concentramento israeliani. Le testimonianze raccolte parlano di “detenzione in celle a forma di gabbie metalliche in mezzo al deserto, completamente nudi tranne che di pannolini, con occhi bendati e mani legate, oltre alla privazione del cibo e dell’acqua”. Folker Turk, alto commissario, ha dichiarato che “secondo queste testimonianze, diverse, tante e coincidenti, Israele potrebbe aver compiuto crimini di guerra. L’uso di annegare la testa dei detenuti in acqua e lanciare contro di loro i cani feroci addestrati, mentre erano ammanettati, è una tortura vietata dalle norme internazionali di guerra”.</p>



<p>Le richieste dell’ONU e della Croce Rossa internazionale di vistare i campi di concentramento israeliani sono state rifiutate dal governo Netanyahu.</p>



<p></p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Una storia triste dal finale positivo. Ibrahim Bakri è il papà di una bambina uccisa nel 2023 da un uomo che le ha sparato mentre stava in macchina, per futili motivi. L’assassino, Hussein Harhara, aveva litigato con Bakri per un diverbio stradale sul diritto a parcheggiare. Ha tirato il fucile ed ha sparato uccidendo Hanin, una bimba di 7 anni e ferendo la sorella maggiore, che erano nell’abitacolo dell’auto di famiglia.&nbsp;</p>



<p>Il tribunale di Aden ha condannato l’assassino alla pena capitale da svolgersi in pubblico e con un colpo di mitra alla testa. Un orrore di Stato.</p>



<p>Al momento dell’esecuzione, quando tutto era pronto: il condannato con le mani legate a terra su un lenzuolo e il&nbsp;boia pronto con il suo fucile automatico con attorno una folla di militari e civili che aspettava la macabra esecuzione, il padre di Hanin ha perdonato l’assassino e fatto decadere così la condanna della giustizia&nbsp;statale, in ottemperanza ad una norma della sharia islamica. “La vendetta non avrebbe riportato in vita Hanin. Ho perdonato l’assassino pensando alla sorte dei suoi figli che sarebbero rimasti orfani”, ha detto l’uomo.&nbsp;</p>



<p>Sui social, in tutti i paesi arabi e non solo in Yemen, il gesto generoso è stato valutato positivamente, con commenti di vari orientamenti, che vanno dall’opposizione alla pena di morte considerata un assassinio di Stato, a valutazioni religiose che considerano la legge divina superiore a quella umana (fondamentalisti) fino a quelle sociologiche sulla necessità di far prevalere la fratellanza umana, per sconfiggere la violenza. Non sono mancati ragionamenti politici: “Se ragionassimo tutti così, la guerra nel nostro paese sarebbe finita da tempo”.</p>



<p></p>



<p>Anche <strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> aderisce al seguente appello:</p>



<h1>Rete Pace e disarmo: “A Gaza muore anche la nostra umanità”</h1>



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<p><strong>Lettera aperta della società civile: “A Gaza muore anche la nostra umanità: fate passare gli aiuti della comunità internazionale”</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2024/07/A-Gaza-muore-anche-la-ns-umanita-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-20208"/></figure>



<p><br><strong>Lettera aperta di decine di organizzazioni della società civile al&nbsp;Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo Italiano</strong>: occorre&nbsp;<strong>mettere in campo tutte le proprie responsabilità affinché sia rispettato il diritto umanitario internazionale e si ponga fine alla disumana ed immorale situazione in cui è costretta la popolazione palestinese</strong>&nbsp;nella Striscia di Gaza<br><br>La Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, il 26 gennaio 2024, ha evocato un “rischio plausibile” di genocidio nella striscia di Gaza, ammonendo Israele di adottare concrete misure di prevenzione. In particolare la Corte ha sancito che: “Lo Stato di Israele deve adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura d’urgenza di servizi di base e di assistenza umanitaria”<br><br><strong>Ribadendo la necessità e l’urgenza di adottare tutte le azioni politiche e diplomatiche per arrivare ad un cessate il fuoco, alla liberazione di tutti gli ostaggi e dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente, ma soprattutto alla costruzione di una soluzione del conflitto tra Israele e palestinesi, fondata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni ONU</strong>, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando nella Striscia di Gaza con il blocco degli aiuti umanitari per la popolazione affamata, priva di medicine e di cure per feriti ed ammalati.<br><strong>Ricordiamo che è responsabilità di ogni stato membro delle Nazioni Unite, quindi anche dello Stato italiano, operare in modo attivo affinché sia rispettato il diritto umanitario</strong>, la cui reiterata violazione non ha nessuna giustificazione in alcun contesto di guerra, come ha nuovamente riportato il parere della Corte Internazionale di Giustizia lo scorso 19 luglio.<br><br><strong>Israele deve garantire il libero accesso e la sicurezza agli operatori umanitari.</strong><br><br><br>Il testo della lettera aperta, con&nbsp;le adesioni raccolte, è&nbsp;<strong><a href="https://retepacedisarmo.us14.list-manage.com/track/click?u=fa5bab19e0386a407221c9180&amp;id=3713f009df&amp;e=338190a9de&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato a questo link&nbsp;</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>E&#8217; guerra !</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 08:56:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="762" height="429" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17191" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 762w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/pale-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 762px) 100vw, 762px" /></a></figure>



<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due parti.</p>



<p>Le operazioni sono iniziate all’alba con razzi lanciati da Hamas, incursioni di combattenti nelle colonie israeliane e la cattura di prigionieri di guerra. Il portavoce di Hamas ha parlato di oltre 5 mila razzi lanciati, che hanno colpito anche nella periferia di Tel Aviv. Nella penetrazione dei combattenti sono stati utilizzati mezzi marini e deltaplani, oltre alle infiltrazioni via terra. L’azione palestinese è stata denominata il “Diluvio per Gerusalemme” e l’operazione israeliana “Spade di ferro”.</p>



<p>Il canale tv 12 israeliano parla di 150 israeliani uccisi, 35 catturati e oltre 1000 feriti. I media israeliani scrivono che ci sono stati scontri armati tra uomini di Hamas e unità dell’esercito israeliano ad Ashkelon. Fonti ospedalieri di Gaza parlano di 180 uccisi e di circa 1000 feriti soltanto nel capoluogo.</p>



<p>Il premier Netanyahu ha interrotto una riunione del gabinetto ristretto della sicurezza a causa dell’allarme per i razzi caduti su Tel Aviv. Ha annunciato in una dichiarazione video: “Non è un’operazione, è la guerra”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-PAlestina-Occupata-Israele-2-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13516"/></figure>



<p>USA e paesi europei, come è scontato, hanno condannato l’attacco di Hamas. Diversi paesi arabi hanno mantenuto il silenzio, come per esempio l’Arabia Saudita, altre invece hanno invitato le due parti a “mantenere la calma e evitare di colpire i civili” (Egitto, Kuwait e Oman), altri ancora hanno espresso una timida posizione di sostegno, dichiarando che la situazione è degenerata a causa delle azioni militari israeliane contro i civili palestinesi, le profanazioni della moschea di Al-Aqsa e la continua confisca e occupazione delle terre palestinesi da assegnare ai coloni (Iraq). &nbsp;Gli unici che hanno dichiarato il totale sostegno sono stati Iran e Hezbollah libanesi (“Diritto dei palestinesi a rispondere alle provocazioni israeliane”). Il movimento libanese ha anche aggiunto che sta monitorando la situazione “per non lasciare i fratelli palestinesi da soli”.</p>



<p>Il rappresentante dell’ONU per la Palestina ha dichiarato la sua sorpresa per gli attacchi ed ha invitato alla calma e di salvaguardare i civili dalle operazioni militari.</p>



<p>È una situazione molto grave. I volontari italiani a Gaza sono molto allarmati. Ecco cosa scrive una volontaria in un laboratorio medico a Gaza: “sono chiusa al medical relief con un ragazzo della sicurezza. Oggi hanno bombardato edificio a fianco il ns e abbiamo avuto danni alla struttura. Io e Ahmad eravamo al 4 piano siamo scesi di corsa. Stanotte dormiamo al piano terra. Ho portato il materasso nel laboratorio analisi. Il consolato ha contattato tutti gli italiani presenti ognuno è nella propria struttura. Non so quando ci fanno uscire, ma la situazione è&nbsp;molto&nbsp;difficile”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-Palestina-Occupata-Israele-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13517"/></figure>



<p>Le organizzazioni italiane operanti in Palestina hanno lanciato un appello per l’immediato cessate il fuoco:</p>



<p>“L’ITALIA E L’ UNIONE EUROPEA AGISCANO SUBITO PER UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO</p>



<p>Le gravi notizie che ci giungono da Israele e Palestina scuotono ancora una volta le nostre coscienze di donne e uomini che credono in un futuro di pace per tutta l’umanità. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari e ai cari delle vittime di questa nuova ondata di violenze, che non potrà, come già vediamo in queste prime ore, che innalzare ancora il numero di vittime e l’emergenza umanitaria nel tragico contesto israelo-palestinese.</p>



<p>Il 2023 è un anno di violenze senza precedenti. Dall’inizio dell’anno, già più di 200 Palestinesi erano morti per mano israeliana, inclusi almeno 38 bambini e bambine; un numero di vittime già maggiore di quello registrato in tutto il 2022. Nella sola giornata di oggi, a questi numeri inaccettabili si aggiungono almeno 100 vittime israeliane e almeno 198 palestinesi, e queste cifre sono purtroppo destinate ad aumentare di ora in ora. La popolazione civile non deve mai essere un obiettivo di qualsivoglia azione armata.</p>



<p>Continuare a raccontare questi momenti come episodi isolati non solo non restituisce il quadro di una situazione di crisi protratta, ma rischia di costituire un ulteriore ostacolo alla pace.</p>



<p>Il disinteresse e l’immobilità della comunità internazionale nei confronti della occupazione e della colonizzazione israeliana in Palestina ha creato un clima di impunità di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele in Palestina: attacchi dei coloni, incursioni mirate, demolizioni di infrastrutture, arresti arbitrari e uccisione di civili sono all’ordine del giorno.</p>



<p>Senza uno sforzo concreto perché i diritti di tutti vengano finalmente riconosciuti e rispettati non solo non potrà esserci pace, ma attacchi e massacri avranno inevitabilmente dimensioni sempre più feroci.</p>



<p>Chiediamo quindi al governo italiano, all’Unione Europea e a tutta la comunità internazionale di:</p>



<p>– Agire per un immediato cessate il fuoco e per la riapertura di un tavolo di negoziato basato sulle norme e sui principi dei diritti umani e del diritto internazionale</p>



<p>– Far ripartire immediatamente la macchina della diplomazia, per porre fine dell’occupazione militare e alla colonizzazione israeliana in Palestina, incluso il blocco che da 15 anni affligge la striscia di Gaza, nel pieno rispetto del diritto internazionale</p>



<p>– Cessare la fornitura di armamenti (armi, munizioni, equipaggiamenti ecc.) a tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, laddove sussista un rischio chiaro e preponderante che tali forniture possano essere usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario</p>



<p>– Garantire in tempi rapidissimi e senza restrizioni le operazioni di soccorso della popolazione civile, che come sempre sarà la vera vittima di questa ennesima ondata di violenze</p>
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		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 09:03:01 +0000</pubDate>
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<p>(Da Anmabmed.it). A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p></p>



<p><strong><u>Titoli</u></strong></p>



<p><strong><u>Vertice Gedda:</u></strong>&nbsp;Biden conclude la sua visita in M.O. Vertice in Arabia Saudita con il fronte anti Iran.</p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong>&nbsp;Scontri etnici provocano 31 morti.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;“Perdono presidenziale” libera un altro gruppo di detenuti.</p>



<p><strong><u>Libano:</u></strong>&nbsp;Sciopero ad oltranza del settore pubblico contro il carovita e la corruzone.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;L’esercito denuncia violazioni della tregua da parte degli Huothi.</p>



<p><strong><u>Mauritania:</u></strong>&nbsp;Amnistia per 7 terroristi pentiti.</p>



<p><strong><u>Iraq:</u></strong> Baghdad chiede ad Ankara il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi Tigri e Eufrate.</p>



<p></p>



<p id="gedda"><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Vertice Gedda</strong></p>



<p>Si è concluso il vertice arabo-statunitense che si è tenuto a Gedda sotto la presidenza dell’emiro Mohammed Bin Salman. “Sicurezza e sviluppo” è il titolo dell’incontro che ha coinvolto i paesi arabi del Golfo oltre a Giordania e Egitto, presenti tutti a livello di capi di Stato o di governo. Il comunicato finale afferma la costituzione di due unità di coordinamento delle azioni di sicurezza tra le nazioni presenti e la Centcom (U. S. Central Comand). Il presidente Biden nel suo discorso ha sferrato un duro attacco all’Iran accusandolo di fomentare instabilità e interferenze negli affari degli altri paesi e si è impegnato ad impedire che Teheran possa costruire la bomba atomica. Ha ripetuto che la stabilità e lo sviluppo nella regione richiedono la collaborazione in campo economico e di sicurezza tra tutti i paesi, compreso Israele. Nella conferenza stampa, il ministro degli esteri saudita ha respinto l’ipotesi di una Nato mediorientale.</p>



<p>Biden ha ribadito il ritorno diplomatico e militare di Washington in Medio Oriente, ma è fallito nel creare un’alleanza tra i paesi arabi e Israele in funzione anti iraniana. La volontà di sconfiggere la Russia e contrastare la Cina era palesemente contro gli interessi diretti delle politiche economiche dei paesi produttori di petrolio. Infatti, l’aumento di produzione e esportazione auspicate dalla Casa Bianca non hanno ottenuto una risposta positiva. &nbsp;</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Duri combattimenti etnici nella regione Nilo Blu, la parte sudorientale del paese. Sono caduti 31 morti e 39 feriti e le autorità hanno imposto il coprifuoco per poter riprendere il controllo della situazione. Gli scontri sono iniziati mercoledì in seguito all’uccisione di un contadino in una contesa sui terreni da coltivare, ma poi si sono estesi a diverse cittadine. Nella regione opera una milizia ribelle, il Fronte Popolare per la Liberazione del Sudan, che non ha firmato gli accordi di pace. Il Comitato dei medici ha chiesto al governo federale di mandare aiuti sanitari agli ospedali, per sostenere gli sforzi degli operatori locali, che lavorano in condizioni disperate per la mancanza di attrezzature. &nbsp;</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Altri detenuti politici in attesa di giudizio sono stati rilasciati nel quadro dell’iniziativa della commissione parlamentare costituita per il processo di “dialogo nazionale”, promosso dal presidente Al-Sissi. Una goccia nel mare della repressione del dissenso. La formula usata è quella del “perdono presidenziale” e si ottiene su richiesta dell’interessato, che viene studiata da una commissione parlamentare; un procedimento farraginoso ed arbitrario che umilia le vittime e glorifica il tiranno. Nelle carceri egiziane giacciono 60 mila detenuti politici e di opinione. Per liberare con dignità gli oppositori politici detenuti, sarebbe bastata una semplice legge che preveda il proseguimento dei procedimenti giudiziari a piede libero. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Prosegue lo sciopero del settore pubblico contro il carovita e il mancato adeguamento delle retribuzioni con la svalutazione della lira. Si è svolta ieri una grande manifestazione nella capitale Beirut contro la privatizzazione e la corruzione. I dipendenti pubblici hanno visto il loro potere d’acquisto eroso dalla caduta verticale della lira. Dal cambio ufficiale bancario di 1507 lire per un dollaro si è passati, nel mercato nero, a 30 mila lire per un dollaro. Chi guadagnava l’equivalente di 1000 dollari al mese, il valore del suo stipendio sul mercato adesso è di 50 dollari. &nbsp;</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>L’esercito governativo ha denunciato violazioni della tregua in diverse province. Sarebbero rimasti uccisi 8 soldati e feriti altri 9. “Le violazioni negli ultimi 4 giorni sono state condotte con sparatorie per mano di cecchini, lanci di mortaio sui vari fronti del cessate il fuoco ed in particolare a Taez oppure con droni armati”. Il comunicato dell’esercito sostiene che è stato respinto un tentativo di sfondamento nel fronte di Taez. I ribelli Houthi non hanno risposto alle accuse ed a loro volta accusano le forze governative e quelle saudite di preparare un’offensiva e stanno cercando pretesti per la rottura del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Mauritania</strong></p>



<p>Il presidente Mohammed el-Ghazwani ha emesso un decreto di amnistia per la liberazione di 8 detenuti accusati di terrorismo. Non è stato pubblicato l’elenco degli amnistiati, ma fonti giornalistiche parlano del jihadista Taqi Weld-Yssuf, consegnato dal Niger nel 2010 ed il siriano Hassan Najjar. L’amnistia è stata decisa dopo un lungo confronto con i detenuti tramite una commissione di ulema. Il gruppo di jihadisti ha dichiarato il proprio pentimento e l’abbandono delle idee e delle pratiche estremiste. La Mauritania si trova in una regione infestata dal jihadismo di origine algerina e maliana, ma dal 2011 è riuscita a contrastare il terrorismo con un’azione politica mirante a neutralizzare il discorso dell’odio con un programma di educazione alla convivenza civile. &nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il governo iracheno ha chiesto a quello turco di rilasciare più quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi di Eufrate e Tigri. Secondo il ministero dell’irrigazione di Baghdad, Turchia ed Iran non rispettano gli accodi bilaterali per la distribuzione delle acque dei fiumi. La quota irachena si è ridotta ad un terzo di quello che otteneva nei decenni precedenti. A causa della siccità, quest’anno si è sentita maggiormente la scarsezza dell’acqua nei corsi e la conseguente desertificazione di larghe zone del paese, soprattutto nel sud. Gli effetti sull’agricoltura e sulla pesca sono stati disastrosi. Un problema che diventerà cronico, perché Baghdad non ha né la capacità militare né diplomatica per poter ottenere cedimenti dai due paesi confinanti, che usano l’arma dell’acqua come strumento di pressione politica. &nbsp;</p>



<h1>Se la “rivolta degli affamati” in Iran<br>rivitalizza l’accordo sul nucleare</h1>



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<p>L’ondata di proteste mette sotto pressione Raisi. Ma la strada diplomatica è stretta</p>



<p>di Marina Forti</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/07/Foto-20220715-Approfondimento-Iran.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5991"/></figure>



<p>Le immagini circolano sui social media: mostrano folle che urlano slogan contro l’aumento dei prezzi e contro il governo, a Tehran e altre importanti città iraniane. Scene simili si ripetono ogni settimana almeno da maggio, e testimoniano di&nbsp;<strong>una nuova ondata di proteste in Iran</strong>. Coinvolgono donne e uomini, giovani e vecchi; i commercianti, i dipendenti pubblici, i pensionati. In giugno in particolare sono scesi nelle strade anche gli insegnanti, che chiedono aumenti salariali e il rilascio dei loro colleghi arrestati durante precedenti proteste.</p>



<p>In questi stessi giorni, altre immagini hanno richiamato l’attenzione sull’Iran: quelle del capo-negoziatore iraniano Ali Bagheri Kani che arriva a Doha, capitale del Qatar, per un&nbsp;<strong>round di colloqui indiretti con l’inviato degli Usa</strong>&nbsp;Robert Malley; l’incontro era mediato dall’Unione Europea, oltre che dagli emiri del Qatar. A differenza dei precedenti round di colloqui svolti a Vienna, quelli di Doha non coinvolgono i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Germania, Russia e Cina, cioè gli altri paesi firmatari dell’accordo sul nucleare che ora si tenta di rilanciare. L’accordo, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato nel 2015, aveva portato l’Iran a limitare drasticamente le sue attività nucleari sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ma era stato vanificato quando gli Stati Uniti avevano deciso di uscirne, nel maggio 2018, per decisione dell’allora presidente Donald Trump.</p>



<p>Le agitazioni sociali interne e i negoziati per riportare in vita l’accordo sul nucleare tra Tehran e le potenze mondiali non sono direttamente collegati. Eppure, in Iran la scena interna e quella internazionale non sono mai molto distanti. Vediamo perché.</p>



<p><strong>Rabbia dal basso</strong></p>



<p>L’ultima ondata di proteste in Iran ha una data di inizio: il 5 maggio, quando il governo ha annunciato l’ennesimo taglio delle sovvenzioni sul prezzo di beni alimentari. Nelle settimane precedenti erano venuti meno i prezzi controllati su olio di semi, carne, pollame; questa volta è saltata la sovvenzione sul prezzo della farina, quindi del pane. In pochi giorni il prezzo del pane comune è aumentato fino a cinque volte, e così anche la rabbia dei cittadini. Sui quotidiani sono circolati commenti molto critici, non solo dell’opposizione riformista ma anche di numerosi deputati della maggioranza di governo. Perfino un ex ministro dell’intelligence, Mohammad-Javad Azari Jahromi, ha ammonito il presidente Ebrahim Raissì che si prepara&nbsp;<strong>“una rivolta degli affamati”</strong>.</p>



<p>Da maggio in effetti i prezzi di olio di semi, uova, pane e latticini sono rincarati fino al 300 per cento. Proteste sono scoppiate un po’ ovunque. Sui social media sono circolate scene&nbsp;<a href="https://twitter.com/1500tasvir/status/1526179627340800001?s=20&amp;t=murqUugsx5M3ydX2JjJzpw&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come questa</a>, dove i volti sono sfocati ma si sentono persone protestare per i salari che non arrivano, con improperi al governo e anche al Leader supremo (l’ayatollah Ali Khamenei, prima autorità dello Stato).</p>



<p>Il presidente Raissi ha cercato di correre ai ripari e il 15 maggio, dopo una riunione di gabinetto, ha annunciato nuovi sussidi alle famiglie sotto la soglia di povertà, versati in contanti con il sistema dei coupon elettronici. Il primo vicepresidente, Mohammad Mokhber, considerato il principale artefice della politica economica del governo, ha promesso che i prezzi di olio, pollo e uova sarebbero tornati alla normalità in pochi giorni.&nbsp;<strong>Promesse vane, che non sono bastate a calmare le proteste.</strong></p>



<p>Intanto, il 16 giugno migliaia di insegnanti hanno manifestato a Tehran e altre città, da Ahvaz a Sanandaj e Kermanshsh nella parte occidentale del paese, a Shiraz nel sud.&nbsp;<a href="https://t.me/hranews/68667?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Protestavano</a>&nbsp;perché gli aumenti di salario promessi dal governo Raissì nell’autunno scorso non si sono materializzati. Pare che la polizia abbia arrestato un centinaio di attivisti del sindacato degli insegnanti, di cui una sessantina nella sola città di Shiraz. “Impiegati pubblici, insegnanti, lavoratori e pensionati hanno perso di fronte all’inflazione, il loro potere d’acquisto si riduce ogni giorno”, dice un comunicato pubblicato sul canale Telegram del sindacato degli insegnanti. Esprimono disappunto perché “chi sta al potere usa misure di estrema violenza invece di ascoltare le grida di protesta”; chiedono la scarcerazione dei loro colleghi arrestati nelle settimane scorse e accusano le forze di intelligence di esportare “confessioni ottenute sotto pressione”. Come movimento organizzato, gli insegnanti sono stati presi di mira dagli apparati di sicurezza, e accusati di essere “manipolati da forze straniere” per attaccare l’Iran. L’arresto di due sindacalisti francesi, in Iran con visto turistico ma in contatto con esponenti sindacati iraniani, è stato presentato in questa chiave.</p>



<p>Ma è di fronte alle proteste più spontanee che la polizia ha risposto con violenza; si parla di almeno un morto durante le cariche per disperdere le folle (ma notizie ufficiose parlano di cinque).</p>



<p>L’Iran ha già conosciuto simili proteste. Nel 2017, quando il governo (era presidente il pragmatico Hasan Rohani) tagliò in modo drastico e senza preavviso le sovvenzioni sul prezzo del carburante e poi nel dicembre del 2019, quando nuove rivolte contro il carovita sono state represse in modo brutale.</p>



<p>Il punto è che&nbsp;<strong>le rivolte del pane o della benzina rivelano una rabbia profonda</strong>; coinvolgono soprattutto giovani dei quartieri più marginali, piccolissima borghesia impoverita e sottoproletariato urbano. Non alludono a forze politiche organizzate, dunque non rappresentano un pericolo immediato per lo Stato, che finora ha risposto più che altro con la repressione. E però proprio questi strati popolari oggi emarginati sono quelli su cui si è fondata la legittimità della Repubblica Islamica.</p>



<p>A fine giugno il presidente Raissì è andato a celebrare il primo anniversario del suo insediamento a Varamin, modestissima città satellite di Tehran: “Preferisco … vedere la gente e sentire quali sono le loro preoccupazioni”, ha dichiarato. Raissì, un conservatore eletto nel giugno 2021 senza avversari dopo che i tutti candidati di qualche peso erano stati esclusi dalla competizione elettorale, nell’ultimo anno ha viaggiato per tutto il Paese, cercando di accreditarsi come il presidente “vicino al popolo”. Ma stenta a mantenere la sua principale promessa, quella di rispondere ai bisogni materiali dei cittadini.</p>



<p><strong>Morsa macroeconomica</strong></p>



<p>Invece, gli iraniani continuano a impoverirsi. Nel mese concluso il 21 giugno l’inflazione ha registrato il 12,2 per cento, secondo i dati ufficiali, e il 51 per cento su base annua; i generi alimentari però sono rincarati più di tutto, perfino più dei trasporti. Bijan Khajehpour, imprenditore e commentatore economico iraniano,&nbsp;<a href="https://amwaj.media/article/deep-data-iran-s-inflationary-shock?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parla di&nbsp;</a><strong>&nbsp;uno “shock inflazionistico” che colpisce in modo sproporzionato le classi più basse</strong>: e questo spiega perché il governo Raissì metta tanta enfasi nei sussidi in denaro e altre forme di welfare per i meno abbienti. Ma l’inflazione non colpisce solo i redditi più bassi. Tutta la classe media iraniana ha perso potere d’acquisto. La disoccupazione resta alta, ufficialmente il 21 per cento dei giovani tra 21 e 24 ani è senza lavoro. La moneta nazionale, il rial, continua a perdere valore. Gli effetti sono visibili: nel numero crescente di persone che cercano di emigrare, il deterioramento della salute generale, fino all’aumento della piccola criminalità urbana, osserva Khajehpour. I sussidi in denaro aiuteranno alcune famiglie più in difficoltà, ma non compensano l’impoverimento generalizzato degli iraniani.</p>



<p>L’inflazione ha diverse cause, ma quella principale è il sistematico deficit di bilancio dello Stato, sostiene Khajehpour, che aggiunge: “Ci sarebbe un rimedio agli attuali dilemmi economici: l’amministrazione Raisi dovrebbe ripristinare l’accordo sul nucleare del 2015, e così scongelare gli asset iraniani detenuti da banche all’estero”.&nbsp;<strong>Ripristinare il Jcpoa permetterebbe alle imprese di operare più liberamente</strong>, osserva; l’Iran potrebbe aumentare il suo export di petrolio, cosa che aiuterebbe a ridurre il suo deficit di bilancio.</p>



<p>Ecco che la scena interna rimanda a quella internazionale.</p>



<p>I colloqui di Doha arrivano a tre mesi dagli ultimi negoziati, sospesi in marzo a Vienna, e sono stati preceduti da un&nbsp;<strong>grande attivismo diplomatico</strong>: il 24 giugno a Tehran è arrivato il capo della politica estera europea Joseph Borrell; una settimana prima c’era il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. In maggio il ministro degli esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian era volato a incontrare le controparti di Cina e Russia; nei giorni di Doha invece ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan in Turchia.</p>



<p>Se i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti porteranno frutti è difficile dire, e le possibilità sembrano remote. Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha avvertito che tra qualche settimana il Jcpoa sarà definitivamente morto. Eppure, in marzo a Vienna i negoziatori avevano fatto passi avanti sostanziali e definito i passaggi che avrebbero riportato sia gli Stati Uniti, sia l’Iran a rientrare nei termini dell’accordo del 2015.</p>



<p>Da allora però la tensione è aumentata. Nell’ultimo anno l’Iran ha esteso le sue attività nucleari ben oltre i limiti dell’accordo del 2015, rispondendo alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti – e al fatto che non si siano allentate in modo significativo con l’avvento dell’amministrazione di Joe Biden. In giugno trenta dei trentacinque paesi membri del direttivo dell’Aiea hanno approvato una risoluzione che condanna la “mancanza di cooperazione” iraniana. Tehran ha risposto distaccando alcune delle telecamere di controllo dell’Aiea presso i suoi impianti atomici, minando quella che Grossi ha definito la “continuità della conoscenza” sulle attività iraniane. L’Iran&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-prepares-enrichment-escalation-fordow-plant-iaea-report-shows-2022-06-20/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a>&nbsp;inoltre di aver avviato alcune nuove centrifughe nel suo sito sotterraneo di Fordow: il che rende il quadro ancora più difficile.</p>



<p><strong>Questione di fiducia</strong></p>



<p>Eppure, gli ostacoli restano più politici che tecnici. Uno dei punti controversi ad esempio riguarda le Guardie della Rivoluzione iraniane, cioè una delle forze armate dello Stato, che gli Stati Uniti con Donald Trump hanno incluso tra le “organizzazioni terroriste”: l’Iran chiede che la designazione sia rimossa; l’amministrazione Biden chiede passi reciproci che Tehran trova inaccettabili. Sembra un’impasse insuperabile: eppure potrebbe essere aggirata, se l’Iran troverà accettabili altri gesti e garanzie da parte Usa.</p>



<p>Sarebbe un errore però pensare che sia solo questione di offrire all’Iran vantaggi economici. Certo, l’economia iraniana avrebbe tutto da guadagnare dall’allentamento delle sanzioni: ma&nbsp;<strong>le difficoltà del negoziato oggi sono prima di tutto politiche</strong>. E riguardano la fiducia reciproca tra Tehran e Washington.</p>



<p>Nel 2015 il vertice iraniano ha dato la sua fiducia al negoziato e poi ha approvato l’accordo raggiunto, per poi scoprire che un presidente degli Stati Uniti può disattendere i patti siglati dal suo predecessore. Oggi i dirigenti iraniani non vogliono correre lo stesso rischio. Nel 2018 il discredito per il fallimento è caduto sul governo pragmatico di Rohani, che le correnti oltranziste avevano sempre accusato di “svendere” gli interessi nazionali: così quando gli Usa hanno stracciato gli accordi è stato un coro di “l’avevamo detto”. Oggi un nuovo fallimento coinvolgerebbe le correnti conservatrici, che ormai controllano tutti i poteri – l’esecutivo, il parlamento, la magistratura. Inoltre, il consenso all’accordo era venuto dal Leader supremo in persona, il quale non può esporsi a essere raggirato dagli Stati Uniti una seconda volta – tanto più che&nbsp;<strong>a Tehran è di fatto aperta la partita politica della nomina di un suo successore</strong>.</p>



<p>L’Iran non sa se fidarsi degli Stati Uniti, ed è comprensibile. L’amministrazione di Joe Biden ha sempre dichiarato di voler rientrare nel Jcpoa, ma è dubbio che lo voglia al punto da aprire scontri politici interni con il Senato, dove la resistenza ad accordi con l’Iran è forte, tanto più nell’imminenza delle elezioni di medio termine che vedono i democratici svantaggiati. Anche l’eventualità che Biden vinca un secondo mandato è incerta; dal punto di vista iraniano significa che dopo il 2024 a Washington potrebbe insediarsi un’Amministrazione più “dura”, magari con un nuovo Mike Pompeo, l’artefice della strategia della “massima pressione” contro Tehran.</p>



<p><strong>Così l’Iran chiede “garanzie inerenti” sull’applicazione degli accordi.</strong>&nbsp;E poiché ha imparato che nessun presidente Usa può garantire per il suo successore, chiede garanzie diverse. Una proposta è che l’uranio arricchito tra il 20 e il 60 per cento oggi accumulato presso gli impianti iraniani venga messo in depositi sigillati e sotto il controllo dell’Aiea, ma in territorio iraniano (in passato era stato trasferito all’estero). Chiede anche di rivedere i meccanismi di infrazione. O garanzie che non ci saranno ritorsioni sulle aziende che hanno contatti commerciali con l’Iran.</p>



<p>D’altra parte, neppure il governo di Raisì, che pure beneficerebbe da un allentamento della pressione sull’economia iraniana, è riuscito a raccogliere il consenso interno su un nuovo accordo per rilanciare il Jcpoa. L’insistenza sul rimuovere la designazione negativa delle Guardie della Rivoluzione va letta anche in questo senso: Raissì potrebbe vantare di aver ottenuto una concessione che il predecessore Rohani non era riuscito ad avere, e questo aiuterebbe anche a&nbsp;<strong>costruire un consenso interno a nuovi accordi</strong>&nbsp;– come&nbsp;<a href="https://ecfr.eu/article/borrell-in-tehran-how-to-overcome-three-obstacles-to-the-iran-nuclear-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osserva</a>&nbsp;Ellie Geranmayeh, vicedirettrice del programma per il Medioriente dello European Council for Foreign Relations.</p>



<p>Infine, un altro pericolo incombe sui negoziati e sull’intero quadro regionale: che l’Iran, gli Stati Uniti e Israele “fraintendano la reciproca tolleranza a gesti di escalation”, aggiunge Geranmayeh. Incidenti e provocazioni come il sequestro di un cargo di petrolio iraniano, in maggio in Grecia, con il conseguente sequestro di due petroliere greche da parte dell’Iran, potrebbero sfuggire di mano. Anche la campagna di Israele contro l’Iran si è intensificata, con i ripetuti attacchi contro installazioni militari in territorio iraniano, l’assassinio di figure legate al programma nucleare, o l’accusa rivolta all’Iran di voler colpire turisti israeliani in Turchia. Mentre in Iran riprendono voce le correnti più oltranziste che chiedono di spingere sull’arricchimento dell’uranio (fino al 90 per cento, livello necessario per usi militari), e di uscire una volta per tutte dal Trattato di non proliferazione nucleare – cosa che però susciterebbe contromisure da parte americana, o di Israele.</p>



<p>Insomma, i fautori della linea dura, in Iran come negli Usa e in Israele, potrebbero pensare che sia il momento di spingere: con il rischio non solo di chiudere ogni ipotesi politica, ma anche di innescare un confronto militare.</p>



<p>Anche per evitare questo l’Europa ha tutto l’interesse a rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Tanto più che nessuno sembra avere un piano di riserva.</p>



<p><em>Foto</em>: Il presidente iraniano Ebrahim Raisi parla in occasione della Giornata nazionale della tecnologia nucleare dell’Iran – Tehran, 9 aprile 2022 (Iranian Presidency / Anadolu Agency via AFP).</p>



<p>Aericolo tratto da Reset:&nbsp;<a href="https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2021 07:52:07 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>a cura di Farid Adly</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="349" height="248" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15173" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 349w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_5969-300x213.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Negli approfondimenti pubblichiamo il comunicato dell’UIKI (Ufficio d&#8217;Informazione del Kurdistan in Italia), per la liberazione del leader curdo Abdullah Ocalan, da 22 anni in isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali, in Turchia.</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Yemen:</strong>&nbsp;Gli Houthi ammettono l&#8217;incendio avvenuto nel centro migranti di Sanaa: 44 morti e 193 feriti.</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;Le proteste contro il carovita dilagano in un paese senza governo da 8 mesi.</p>



<p><strong>Libia-</strong>Tunisia: Visita del presidente Saied a Tripoli, primo capo di Stato in Libia dopo l&#8217;insediamento del nuovo governo.</p>



<p><strong>Palestina Occupata:</strong>&nbsp;25 giornalisti palestinesi detenuti in Israele per aver compiuto il loro dovere, quello di informare.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Il canale tv Al-Maseera (Il Cammino) ha trasmesso le scuse del portavoce del movimento Houthi, Hossein Uzzi, per quello che ha definito un incidente nel quale sono morti 44 migranti e feriti altri 193. È la prima volta che l&#8217;incendio viene ammesso da parte dei ribelli che occupano la capitale Sanaa. Il rogo – secondo rapporti delle organizzazioni umanitarie presenti nella città – è avvenuto il 7 marzo in seguito alla caduta di obici su un serbatoio di carburante nel centro detenzione migranti. Quel giorno &#8211; raccontano alcuni superstiti &#8211; i migranti avevano fatto lo sciopero della fame e si erano rifiutati di tornare nelle camerate. Sono stati costretti al rientro con la forza delle armi e poi i guardiani hanno lanciato delle bombe incendiarie che hanno appiccato le fiamme in una vasta parte del centro, dove i migranti erano rinchiusi a chiave.</p>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Un marzo caldo in Libano. Si sono rinnovate anche ieri le manifestazioni di protesta, in tutte le principali città libanesi, contro il carovita. A Beirut un gruppo di manifestanti ha tentato di occupare il ministero dell&#8217;economia, ma è stato bloccato dalla polizia. Il calo vertiginoso del cambio della lira ha causato un&#8217;inflazione senza precedenti. Secondo l&#8217;ente di statistica statale, rispetto al 31 dicembre 2020, l&#8217;inflazione è salita a 144%. Il paese è senza un governo in carica dall&#8217;agosto scorso.</p>



<p>Il presidente Aoun ha parlato in diretta TV ed ha annunciato l&#8217;imminente nascita del governo Hariri. Il quotidiano Al-Anouar ha scritto che entro tre giorni sarà formato il nuovo esecutivo.</p>



<p><strong>Tunisia-Libia</strong></p>



<p>Si è svolta ieri la visita ufficiale del presidente tunisino Qais Saied in Libia, dove si è incontrato con il capo del Consiglio presidenziale El-Menfi e il premier Dbeiba. Le relazioni economiche tra i due paesi hanno visto un calo a causa della situazione militare, malgrado che la Tunisia per i libici sia stata un canale di comunicazione con il mondo esterno. Saranno ripristinate le libertà di transito per passeggeri e merci e saranno firmati nuovi accordi commerciali. Per la Tunisia la frontiera libica è stata fonte di instabilità per il passaggio dei terroristi, i quali hanno compiuto attacchi contro le attività turistiche. Nello stesso tempo, i jihadisti tunisini sono stati il gruppo più numeroso operante in Libia: circa 3 mila miliziani.</p>



<p><strong>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Il Comitato di sostegno ai giornalisti, un organismo giuridico internazionale con sede a Ginevra, ha pubblicato un rapporto sui detenuti palestinesi. L&#8217;occasione è la pronuncia della condanna al giornalista, Tamer Al-Barghouti a 10 mesi di carcere, arrestato lo scorso dicembre, mentre svolgeva il suo lavoro di informazione davanti al carcere israeliano di Ofer. Nelle prigioni israeliane sono reclusi 25 giornalisti palestinesi, arrestati tutti nel momento in cui svolgevano il loro lavoro. Nove sono stati processati e condannati, mentre 5 sono arrestati amministrativamente (senza intervento della magistratura) e altri 11 sono in stato di fermo senza accuse.</p>



<p>Approfondimento</p>



<p><strong>Aprite le porte di Imrali, adesso!</strong><br><br>Dichiarazione sulle voci sullo stato di salute di Öcalan<br><br>Oggi, il team legale di Öcalan, lo studio legale Asrin, ha pubblicato una lettera dedicata alle voci che ieri hanno iniziato a circolare diffusamente sullo stato di salute di Öcalan. Condividiamo le preoccupazioni degli avvocati. Così come la loro ragionevole e giusta richiesta per un immediato accesso ad Abullah Öcalan e ai loro tre assistiti nell’isola carceraria di Imrali. Gli avvocati sono stati bloccati nella consultazione con Abdullah Ocalan dal 7 agosto 2019, e dal 1999, Öcalan ha avuto solo una conversazione telefonica con un membro della famiglia, il 27 aprile 2020. Da allora gli avvocati non sono stati in grado in nessun modo di comunicare con i loro assistiti, sebbene sia un diritto costituzionale e legale dei loro assistiti consultare i loro avvocati.</p>



<p><br>In realtà Abdullah Öcalan, Ömer Hayri Konar, Hamili Yıldırım, e Veysi Aktaş nei fatti, sono stati completamente isolati per molto più tempo; il loro isolamento è stato rotto solo da uno sciopero della fame di Leyla Güven, che allora si trovava in carcere e che è stata di nuovo incarcerata, con altri detenuti e altre persone nel mondo che si sono unite. Adesso è in corso un altro sciopero della fame che è iniziato più di cento giorni fa.</p>



<p><br>Le politiche vendicative dello stato turco nei confronti di Öcalan e dei suoi compagni detenuti, rendono possibile che ogni voce sia vera; è impossibile verificare o non prendere in considerazione ogni affermazione sul suo stato di salute. Questo significa che ogni danno intenzionale nei suoi confronti passerà inosservato. Il silenzio delle organizzazioni e delle istituzioni internazionali è clamoroso. Il Consiglio d&#8217;Europa appare incapace di seguire le raccomandazioni fatte dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani e degradanti (CPT). Il Consiglio dei Ministri sta fallendo nell’imporre l’esecuzione delle sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani, e le Nazioni Unite guardano solamente a come la Turchia calpesta ripetutamente tutti gli accordi e convenzioni internazionali.<br><br>Noi non stiamo chiedendo che i detenuti sull&#8217;isola di Imrali ricevano un trattamento speciale; al contrario, stiamo chiedendo che il loro trattamento speciale finisca. Abbiamo richiamato l&#8217;attenzione su questi su questi temi in numerose occasioni. Il sistema dell’isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali è al di fuori dei confini del diritto nazionale ed internazionale, e in violazione degli accordi e delle convenzioni sui diritti umani. L&#8217;intero complesso del carcere di Imrali deve essere smantellato. Tutti coloro che sono coinvolti nel mantenere il totale isolamento nel carcere dell&#8217;isola di Imrali stanno agendo illegalmente e sono coinvolti nella violazione dei diritti umani in corso.</p>



<p><br>Il solo modo per porre fine alla speculazione sullo stato di salute di coloro che sono incarcerati, e che preclude che ogni possibilità che queste voci diventino realtà è di rendere il carcere di Imrali trasparente.</p>



<p><br>Noi chiediamo la fine immediata dell’isolamento. Aprire le porte del carcere di Imrali adesso!<br>Chiediamo ancora una volta a tutti di:</p>



<p><br>• esercitare pressioni sulle istituzioni internazionali di cui la Turchia è parte, vale a dire il Consiglio<br>d&#8217;Europa e le Nazioni Unite, così come tutte le altre istituzioni politiche e dei diritti umani.<br>• esercitare pressioni sui vostri rappresentanti locali per porre fine all&#8217;isolamento<br>• aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi: “Freedom for Abdullah Öcalan—Peace in Kurdistan” now.</p>



<p><br><strong>International Initiative “Freedom for Abdullah Öcalan–Peace in Kurdistan” Cologne, 15 March 2021<br>URL of this statement:&nbsp;</strong><a href="https://www.freeocalan.org/news/english/open-the-gates-of-imrali-now?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>https://www.freeocalan.org/news/english/open-the-gates-of-imrali-now?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a></p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 09:10:22 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14930" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/LBN01_MIDE_71897062-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Libano:&nbsp;</strong>arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani</p>



<p><strong>Iran:</strong>&nbsp;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran</p>



<p><strong>Bahrein:</strong>&nbsp;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei paesi del Golfo per la ripresa dei rapporti col Qatar.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;manca l&#8217;elettricità a Baghdad. Teheran ha chiuso i rubinetti del gas per morosità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;riprendono le relazioni diplomatiche tra Il Cairo e il governo di Tripoli.</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Libano:</p>



<p>L&#8217;esercito libanese ha arrestato 8 persone, 2 libanesi e 6 siriani, implicati nella rissa che ha portato all&#8217;incendio del campo profughi siriani di Minieh. La solidarietà dei libanesi con i profughi siriani si è dimostrata alta, sia sui social sia concretamente. Molti abitanti dei paesi vicini hanno ospitato i senzatetto e le autorità hanno predisposto ricoveri di emergenza in scuole. Le 75 famiglie che abitavano nel campo hanno perso tutto, “anche i libri dei bambini”, ha detto una madre. Il governo siriano, primo responsabile di questo dramma del suo popolo, in modo sciacallesco, ha invitato i profughi a tornare in Siria.</p>



<p>Iran:</p>



<p>Una valanga ha travolto gli sciatori nelle montagne a nord di Teheran. Alla fine del lavoro dei soccorritori, sono 11 i morti. Nove&nbsp; persone sono state salvate e ricoverate in ospedale per cure. La valanga è avvenuta Venerdì ed immediatamente le ricerche sono partite dalla protezione civile che ha impiegato elicotteri per raggiungere il campo di sci travolto.&nbsp;</p>



<p>Bahrein:</p>



<p>Il ministro degli esteri del Bahrein ha coordinato un incontro in videoconferenza dei ministri degli esteri dei paesi del consiglio di cooperazione del Golfo. L&#8217;incontro è la premessa per la fine dell&#8217;embargo nei confronti del Qatar. Arabia Saudita, Emirati e lo stesso Bahrein, insieme all&#8217;Egitto, nel 2017, avevano avviato la rottura delle relazioni e un embargo economico contro Doha, con l&#8217;accusa di sostenere il terrorismo islamista, per i legami che l&#8217;emirato ha con la Fratellanza Musulmana e in particolare con la Turchia, che in Qatar ha delle basi militari, navali e aeree. È stato uno scontro per l&#8217;egemonia sulla regione, che si è dimostrato un buco nell&#8217;acqua.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>La società elettrica nazionale ha tagliato l&#8217;elettricità a Baghdad ed in altre città, per diverse ore al giorno, a causa del mancato arrivo di gas iraniano. Teheran ha ridotto le forniture di gas da 50 milioni di metri cubi a 5 milioni, a causa del mancato pagamento di debiti arretrati. L&#8217;Iraq è tra i grandi paesi esportatori di risorse energetiche, ma a causa della guerra è costretto ad importare energia. Oltre al gas iraniano, importa elettricità dalla Turchia. Le centrali elettriche distrutte dalle bombe statunitensi nel 2003, non sono state completamente rimpiazzate.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Una delegazione egiziana di alto livello ha visitato ieri Tripoli per incontri con il governo Sarraj. Il Cairo riaprirà l&#8217;ambasciata dopo 7 anni di chiusura. Il regime di Al-Sissi è uno degli sponsor del generale Haftar, ma in questa fase sta giocando il ruolo del mediatore per una soluzione negoziale, dopo che le milizie, con l&#8217;appoggio militare di Ankara e dei mercenari siriani, sono arrivate a Sirte, dichiarata da Al Sissi una linea rossa da non superare. L&#8217;Egitto ha ammassato al confine libico, lo scorso luglio, carri armati e aerei, pronti all&#8217;intervento in caso i militari turchi avessero attaccato Sirte. La proposta del Cairo per far uscire la crisi libica dall&#8217;impasse è quella di spartire gli incarichi di potere a personalità delle tre regioni, in attesa delle elezioni del dicembre 2021, da far svolgere sotto la direzione dell&#8217;ONU. La tregua per il momento regge, malgrado gli schiamazzi mediatici delle due parti libiche in conflitto.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo – 15 Ottobre 2020</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 08:11:32 +0000</pubDate>
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<p><br>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1602738797.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p>Tunisia: rivolta nel giorno dei funerali del venditore ambulante ucciso durante la demolizione del suo chiosco. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati.</p>



<p>Libano-Israele: concluso il primo round di negoziati per la designazione dei confini marittimi.</p>



<p>Algeria: uno strano caso di corruzione; una donna si è spacciata, per anni, come figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa, godendo di privilegi e tangenti. Condannata a 12 anni di reclusione.</p>



<p>Arabia Saudita: niente seggio nel Consiglio ONU per i diritti umani</p>



<p>Sud Sudan: impegno per un percorso di pace tra il governo di Juba e gli oppositori armati.</p>



<p>Turchia: vietata a Istanbul una pièce teatrale in lingua curda</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>l&#8217;esercito ha schierato i carri armati nella cittadina di Sbeitla, in seguito alle manifestazioni di protesta popolare che durano da due giorni. Nella cittadina, all&#8217;alba di Martedì, è stato ucciso un venditore ambulante, sotto i detriti del suo chiosco durante la demolizione ordinata dalle autorità comunali. Non è valso a placare la rabbia della popolazione le dimissioni di governatore provinciale e sindaco oltre al licenziamento dei responsabili della polizia e dei vigili urbani. Barricate, blocchi stradali, lanci di pietre e incendio di copertoni sono continuati senza interruzione anche di notte. C&#8217;è stata una breve pausa, durante i funerali della vittima, ma poi le proteste sono state riprese con vigore. L&#8217;esercito ha schierato i carri armati in difesa delle istituzioni pubbliche e le banche. La magistratura ha aperto un&#8217;inchiesta sulle circostanze dell&#8217;uccisione del venditore ambulante ed è stato arrestato il capo dei vigili urbani.</p>



<p>Libano-Israele:</p>



<p>sono conclusi i primi incontri indiretti tra responsabili militari libanesi e israeliani per la designazione dei confini marittimi, oggetto di contese negli ultimi anni, dopo le scoperte dei giacimenti di gas nell&#8217;est del Mediterraneo. Gli incontri sono avvenuti nella sede dell&#8217;Unifil, i caschi blu dell&#8217;ONU, al confine tra i due paesi, con la mediazione di Washington. Le due delegazioni si sono date appuntamento per proseguire le trattative il 28 Ottobre. Tra Tel Aviv&nbsp;e Beirut non ci sono relazioni diplomatiche e Israele occupa dal 1967 una striscia di territorio libanese nella località nota come le Fattorie di Shabaa.</p>



<p>Algeria:</p>



<p>il caso più strano di corruzione in Algeria è stato svelato dalla magistratura con le condanne ad una donna, Nashnashi Shafiq, nota con l&#8217;appellativo Madame Maria, che si era spacciata come la figlia dell&#8217;ex presidente Boutefliqa. È stata accusato di corruzione, arricchimento illecito e falsificazione di documenti. La donna è riuscita ad aggirare imprenditori e uomini di potere presentandosi come la figlia del presidente, esibendo documenti falsi ed ottenendo tangenti e protezione. Entrava liberamente nelle residenze presidenziali e aveva una scorta per lei e per le due figlie. L&#8217;inganno è stato scoperto nel 2018 ed è stata arrestata alla frontiera tunisina mentre tentava di fuggire all&#8217;estero. È stata condannata a 12 anni di carcere. Insieme a lei sono stati condannati il capo di un dipartimento dei servizi della sicurezza presidenziali e due ministri. Era noto in Algeria che il presidente Boutefliqa non era sposato e non aveva figli legittimi.</p>



<p>Arabia Saudita;</p>



<p>la candidatura di Raid al Consiglio ONU per i diritti umani è stata bocciata. Una sconfitta che suona come segnale d&#8217;allarme alla gestione del potere in Arabia Saudita da parte dell&#8217;emiro erede al trono, Mohammed Bin Salman. La guerra in Yemen, l&#8217;assassinio e la detenzione dei dissidenti e la mancanza dei diritti democratici, politici e sindacali e di associazione hanno portato alla debacle diplomatica di Riad, che non aveva lesinato sforzi in una campagna di acquisti senza precedenti. Ha ottenuto il voto di 90 nazioni su 193 membri.</p>



<p>Sud Sudan:</p>



<p>è stato siglato a Roma, presso la sede di Sant&#8217;Egidio, un accordo di principio che fissa un percorso di incontri per giungere ad una pace tra il governo di Juba e il “Sud Sudan Opposition Movement Alliance (SSOMA)”, un cartello di gruppi che avevano respinto la firma dell&#8217;accordo del 2018. Le tappe del percorso concordato: una tregua dall&#8217;inizio di Novembre, un incontro a livello militare e poi, il 30 Novembre, la firma di un accordo di pace. I prossimi colloqui verteranno sulla natura delle garanzie atte a mettere le basi per la tutela dei diritti di tutte le minoranze, in un sistema federale e democratico.</p>



<p>Turchia:</p>



<p>una pièce teatrale in lingua curda, tratta da un&#8217;opera di Dario Fo, è stata vietata ieri, poche ore prima dell&#8217;inizio dello spettacolo nella città di Istanbul. La motivazione ridicola della polizia è il timore per l&#8217;ordine pubblico. Critiche da parte del sindaco di Istanbul e dalle associazioni di intellettuali democratici. “Vietare un&#8217;opera teatrale in lingua curda in una città dove vivono 5 milioni di curdi è il fascismo che noi vogliamo combattere”, ha detto il leader della compagnia teatrale.</p>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 08:50:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly) Per ascoltare l&#8217;audio: https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm I titoli: Palestina occupata:&#160;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana Tunisia:&#160;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione Marocco:&#160;acceso dibattito pro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14621" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/palestinian-black-lives-matter-2048x1366.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:</p>



<p><a href="https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1600062965.htm&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:</p>



<p><strong>Palestina occupata:</strong>&nbsp;un comando unico della resistenza popolare contro l&#8217;occupazione israeliana</p>



<p><strong>Tunisia:</strong>&nbsp;la polizia smantella una cellula jihadista nel meridione</p>



<p><strong>Marocco:</strong>&nbsp;acceso dibattito pro e contro la pena capitale, per il caso di stupro e uccisione di un minore</p>



<p><strong>Libano:</strong>&nbsp;in alto mare la formazione del governo. Affiorano le contraddizioni confessionali</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;un imprenditore fuggito in Spagna proclama per il 20 Settembre mobilitazioni contro Al Sissi.</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Palestina:</p>



<p>la Tv ufficiale palestinese ha mandato in onda il comunicato n. 1 del Comando Unificato della resistenza popolare. Lo scorso 4 Settembre, i leader di tutte le organizzazioni palestinesi hanno concordato l&#8217;unificazione delle strutture di resistenza all&#8217;occupazione israeliana. “Una resistenza popolare che porterà all&#8217;indipendenza della terra e la costituzione dello Stato con Gerusalemme capitale”, ha detto lo speaker. Il comunicato ha invitato alla mobilitazione domani 15 settembre contro la firma dell&#8217;accordo tra Bahrein e Israele. Venerdì prossimo è stato indetto come giorno di lutto nazionale, nella 38a ricorrenza della strage di Sabra e Shatila.</p>



<p>Tunisia:</p>



<p>Le forze di sicurezza tunisine hanno arrestato 9 persone nella provincia meridionale di Medenine, con l&#8217;accusa di organizzare una cellula terroristica, per compiere attentati e la costituzione di un Emirato islamico nella regione meridionale del paese. Secondo il ministero dell&#8217;Interno, sarebbero state sequestrate cinture esplosive e piani per attacchi contro i posti di blocco e ronde delle forze di sicurezza simili a quello avvenuto la scorsa settimana a Sousse.</p>



<p>Marocco:</p>



<p>è in corso nella società marocchina un acceso dibattito sulla condanna a morte, in seguito al caso dell&#8217;uccisione a Tangeri di un ragazzo minorenne di 11 anni dopo aver subito uno stupro. Il sistema giuridico marocchino prevede la pena capitale, ma dal 1993 non viene eseguita nessuna condanna a morte. 27 anni che hanno visto la nascita di forti tendenze che rivendicavano la cancellazione della pena capitale dall&#8217;ordinamento penale. L&#8217;uccisione atroce del ragazzo di Tangeri ha aperto il via alle voci, sia a livello popolare, sia nei media, che pretendono l&#8217;applicazione della misura che viene definita falsamente “deterrente”.</p>



<p>Libano:</p>



<p>formazione del governo in alto mare. Appena il primo ministro incaricato, Mustafà Adeeb, ha annunciato al presidente della repubblica i nomi dei ministri scelti, sono iniziate le lamentele dei capi correnti e partiti. Adeeb ha promesso, al momento dell&#8217;incarico, di formare un governo tecnico indipendente dai partiti. Ieri, il presidente del Parlamento, Nabih Berri, leader e fondatore di Amal, ha espresso la sua contrarietà alla formazione. Il motivo non palesato è la nomina di un ministro delle finanze non sciita, com&#8217;è stata finora una consuetudine nel sistema confessionale di spartizione degli incarichi di potere. Anche il suo alleato Jibran Basil, cognato del presidente Aoun e capo del partito nazionale liberale (Maronita) ha espresso che non intende la partecipazione al governo. La crisi economica e sociale che attanaglia il Libano, aggravata dalla strage del porto e dalla diffusione del coronavirus, rischia di non trovare vie di soluzione in mancanza di un governo responsabile capace di mettere freno alla corruzione, condizione necessaria perché il paese possa ottenere i prestiti finanziari internazionali per far fronte alle difficoltà economiche.</p>



<p>Egitto:</p>



<p>l&#8217;imprenditore egiziano fuggito in Spagna, Mohammed Alì, ha rivelato altre interferenze della famiglia del presidente Al-Sissi negli affari di Stato ed in particolare nelle operazioni riguardanti le costruzioni gestite dalle società collegate alle forze armate. “Miliardi di dollari sono stati sperperati per costruire palazzi di rappresentanza, mentre il popolo muore di fame”, ha detto l&#8217;imprenditore accusato adesso in Egitto di frodi e evasione fiscale. Alì ha annunciato per il 20 Settembre una manifestazione popolare contro Al-Sissi. Lo scorso anno, lo stesso personaggio ha fatto parlare di sé ergendosi a oppositore politico, ma i suoi proclami hanno fatto un buco nell&#8217;acqua, “perché ha deciso di cantare, quando è stato estromesso dai privilegi”, dicevano i suoi detrattori.</p>
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		<title>Appello e aggiornamenti Libano</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2020 06:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello di Foad Aodi Più di 3000 feriti e 100  morti,1500 dispersi .Urge aiuto sanitario e sangue*Co-mai e Amsi Solidarietà al Libano e ai libanesi in Libano ,in Italia e nel mondo .Cosi il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="457" height="304" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14487" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/fb7e2052cec22483181e46716ed4801a-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /><figcaption>epa08584634 A damaged building in the aftermath of a massive explosion in Beirut, Lebanon, 05 August 2020. According to media reports, at least 100 people were killed and more than 4,000 were injured after an explosion, caused by over 2,500 tonnes of ammonium nitrate stored in a warehouse, devastated the port area on 04 August.  EPA/WAEL HAMZEH</figcaption></figure>



<p><strong>Appello di Foad Aodi</strong></p>



<p>Più di 3000 feriti e 100  morti,1500 dispersi .Urge aiuto sanitario e sangue*Co-mai e Amsi Solidarietà al Libano e ai libanesi in Libano ,in Italia e nel mondo .Cosi il Presidente della Co-mai(Comunità del mondo arabo in Italia) e Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) Foad Aodi sta seguendo la tragedia libanese con i medici e giornalisti locali dopo le 2 esplosioni provocando  danni enormi sia materiali e che feriti più di 3000 e morti più di 100 e più di 1500 dispersi con contino aggiornamento visto tutti gli ospedali della capitale sono pieni di feriti gravi e alcuni di questi ospedali sono in difficoltà di funzionare per mancanza di elettricità ,sangue, posti letti ,strumenti chirurgici e sanitari oltre i medici e gli infermieri. sono morti 7 medici e infermieri e circa 10 pazienti ricoverati negli ospedali .Urge aiuti sanitari e medici e ospedali mobili e sostenere il Libano in questo momento molto grave. proprio nel momento dell&#8217;esplosione Foad Aodi stava in contatto con i giornalisti della Tv libanese per una intervista da Roma sul Coronavirus. Dopo i giornalisti ci hanno inviato le foto dello studio televisivo distrutto .</p>



<p>Cosi continua la Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai)</strong> e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> e l&#8217;unione medica euro mediterranea <strong>(UMEM) </strong>continuano a seguire la tragedia libanese con statistiche sempre in aggiornamento vista la gravità della situazione in tutta la capitale libanese e provincia .&#8221;Più di 125 morti e 4500 feriti di cui 500 bambini feriti e numerosi dispersi e sotto le macerie e le case distrutte con più di 300 mila persone senza casa. Una squadra di 15 vigili del Fuoco sono morti tutti sul posto dell’esplosione mentre stavano cercando di spegnere il fuoco iniziale .Quattro  ospedali sono fuori uso e numerosi feriti li stanno curando per le strade e trasferendo fuori città negli ospedali vicini .</p>



<p>Sono morti numerosi pazienti negli ospedali per mancanza di elettricità e per gli ospedali distrutti. Manca sangue e tutto quello che è necessario per la branca di chirurgica e pediatria oltre i medici (chirurghi generali e vascolari ,ortopedici ,oculisti ,pediatri ,neurochirurghi ,cardiologi, otorinolaringoiatri ed infermieri.Numerosi paesi stanno già rispondendo all&#8217;appello del Governo Libanese ; dal Qatar due ospedali civili con 500 letti ciascuno ,stanno arrivando anche aiuti sanitari e medici da Iran ,Kuwait, Francia ,Emirati Arabi . Al nostro appello hanno risposto numerosi medici arabi e libanesi pronti ad andare in Libano per sostenere la popolazione. Facciamo il nostro appello al<strong> Governo Italiano</strong> affinché attivi subito un corridoio Sanitario e umanitario e delegazione di medici per la popolazione libanese<strong> .cosi dichiara Foad Aodi </strong>Presidente Amsi e Co-mai e membro del registro esperti Fnomceo che sta in contatto diretto con i medici libanesi locali .</p>



<p><strong>Libano. The day after di Farid Adly</strong></p>



<p>The day after, a Beirut. Secondo giorno di lutto nazionale e il governo ha dichiarato 15 giorni di Stato d&#8217;emergenza. I morti salgono a 135, ma ci sono 80 dispersi. I feriti sono 5000. Gli ospedali sono al collasso. Il dramma della città sono anche i 300 mila sfollati, per le distruzioni delle loro case. Il governatore di Beirut valuta i danni in 15 miliardi di dollari. Un colpo mortale per l&#8217;economia libanese già di per sé dissestata e in crisi. Annunciati aiuti umanitari da tutto il mondo e il FMI ha annunciato misure di sostegno, ma saranno gocce nell&#8217;oceano dei bisogni. Uno tra i più urgenti è la mancanza di farina per la panificazione, in seguito alla distruzione dei silos del grano nel porto, che rappresentavano due terzi del fabbisogno nazionale per un anno.</p>



<p>La riunione del governo di ieri, con la presenza del presidente della Repubblica, Aoun, ha confermato la tesi dei nitrati di ammonio immagazzinati dal 2014 nei depositi del porto e ha ordinato, sotto la custodia dell&#8217;esercito, gli arresti domiciliari per i dirigenti del porto che hanno operato sulla vicenda, da 6 anni.</p>



<p>I media libanesi e i social raccontano migliaia di azioni di solidarietà umana, scattata nel momento della catastrofe, per affermare un senso di determinazione e volontà di riscossa, all&#8217;insegna di quei bei versi del compianto grande poeta siriano, Nizar&nbsp;Qabbani, dedicati a Beirut, negli anni 80: “Alzati Beirut, dalla sofferenza nascono la rivoluzione e il cambiamento!”.</p>



<p>La tesi dell&#8217;incidente è quella in effetti la più rassicurante politicamente. Preserva il governo e l&#8217;esercito dalle responsabilità di mancata difesa dei confini nazionali e di quelle di far fronte alla necessità di una risposta adeguata.</p>



<p>I complottisti hanno già usato le parole del presidente Trump sulla convinzioni dei suoi generali che “si è trattato di un attacco e non di un incidente”, per scatenare accuse contro il nemico storico, Israele. In queste congetture sono stati aiutati dalle dichiarazioni e dalle analisi trasmesse dai media israeliani, che esprimevano malignità e poca celata soddisfazione. Non sono valse a convincere gli scettici le dichiarazioni ufficiali di Tel Aviv che escludevano una implicazione nell&#8217;esplosione e l&#8217;illuminazione del porto di Tel Aviv con i colori della bandiera libanese.</p>



<p>I dubbi sulla tesi dei nitrati di ammonio rimangono forti, perché per far esplodere questo materiale, usato normalmente in agricoltura per la produzione di fertilizzanti, serve un innesco. Esperti internazionali sostengono che quell&#8217;esplosione, con quella potenza distruttiva e la vastità dell&#8217;onda d&#8217;urto, è stata causata da un deposito di armi e di esplosivi militari.</p>



<p>L&#8217;opposizione in Libano chiede che ci sia una commissione internazionale ad affiancare quella nazionale, per accertare la verità.</p>



<p>Il Tribunale Speciale per il Libano dell&#8217;Aja ha deciso il rinvio della sentenza per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri. Nell&#8217;inchiesta internazionale sono accusati, in contumacia, per il grave attentato 4 elementi di Hezbollah, partito attualmente al governo in Libano.</p>
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