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	<title>#libertà Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:36:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="747" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17302" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-300x219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-768x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1536x1121.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Un tintinnio arrabbiato liberato al cielo e che avanza per le strade del mondo.&nbsp; Chi usa un mazzo di chiavi. Chi usa la voce. Pentole fischietti e tamburi. Qualsiasi cosa pur di fare rumore, pur di farsi sentire&#8230; Per dare voce a tutte quelle donne e bambine, che insieme a Giulia Cecchettin, sono state brutalmente uccise da una cultura patriarcale e maschilista, storicamente radicata in troppi uomini  e in alcune donne.&nbsp;Le donne vengono spesso descritte come vittime. Questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare che siamo anche tra i principali agenti del cambiamento nelle società. Un nome a caso? Rosa Parks.&nbsp;Decise e determinate nel conquistare insieme agli uomini uno spazio neutro dove una nuova concezione di essere sociale possa nascere e svilupparsi. Come Vida Movahed,&nbsp;<em>&nbsp;la ragazza di via della rivoluzione,</em>&nbsp;che nel 2017, si è tolta il velo e lo ha sventolato come una bandiera bianca, in una strada centrale di Teheran, ma ad oggi ancora in carcere, con l&#8217;accusa di incoraggiamento alla prostituzione.<br>Eravamo in tante e in tanti alla manifestazione del 25 novembre a Milano, organizzata dal movimento &#8221; Non una di meno&#8221;. A commuovermi è quasi sempre la vivace partecipazione maschile; a seguito del tragico fatto di Giulia, diverse migliaia di persone in vesti viola sono scese in piazza anche in Francia per condannare la violenza contro le donne. Scarpe rosse e bandiere tricolori anche a&nbsp;New York dove due ragazze italiane, in collaborazione con Italian Women USA Community, si sono date appuntamento in Times Square per manifestare un segnale di forte vicinanza con la famiglia Cecchettin e l&#8217;Italia. A Roma, anche Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Noemi, Luca Zingaretti, Ferzan Ozpetec&nbsp;insieme ai 500 000&nbsp;manifestanti. A Istanbul tentano un corteo, purtroppo bloccato dalla polizia in tenuta antisommossa; 2 mila in corteo a Madrid, con i ministri del partito socialista. Non mancano le polemiche a Genova, contro l&#8217;idea di attuare corsi di autodifesa, dove si urla la  necessità di educazione e prevenzione. A Roma partecipa anche il presidente Mattarella, con il suo discorso: &#8221; Dietro alle violenze verso le donne, il fallimento della società&#8221;; A Palermo un coro di 80 donne che cantano in dialetto siciliano la &#8220;ninna nanna di tutte le matri&#8221;; In Brasile una fila di scarpe con nomi di donne sulla spiaggia di Copacabana a Rio. Cortei in Bulgaria, Turchia, Cile e Guatemala.T ante le camminate arrabbiate, anche a Messina, Parma, Ravenna, Viareggio, Trieste, Udine. A Rimini sfilano in 5 mila con 106 palloncini rossi.15 mila a Torino. In 30 mila&nbsp;ci arrabbiamo da Largo Cairoli fino in Duomo, a Milano.<br>&#8221;&nbsp;<em>Quando esco voglio essere libera, e non coraggiosa</em>.&#8221; Recita uno dei tanti cartelli, che faccio anche mio.<br>Sono tante le donne che si sono rispecchiate nella storia di Giulia Cecchettin, e grazie alla diffusione dei suoi messaggi vocali, sempre più donne stanno prendendo consapevolezza di ritrovarsi in qualche modo vittime di atteggiamenti manipolatori e aggressivi. Lo affermano i centri antiviolenza che hanno visto in questi giorni l&#8217;intensificarsi di segnalazioni.</p>



<p>Perchè è stato scelto proprio il 25 novembre come giornata mondiale contro i femminicidi e la violenza sulle donne? Per la storia di tre sorelle, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che in data 25 novembre 1960 sono state violentate, seviziate e barbaramente uccise su ordine del dittatore Rafael Leonida Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Le coraggiose <em>LAS MARIPOSAS</em> (Le Farfalle), nome in codice da loro usato, per le loro battaglie in nome della libertà e in opposizione al regime sanguinario e maschilista. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="660" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></figure>



<p>L&#8217;uccisione delle tre sorelle Mirabal, contrariamente alle previsioni del dittatore, scosse le coscienze e Las Mariposas divennero un simbolo di forza e di resistenza. Nel 1980 durante il primo Incontro Internazionale Femminista in Colombia, la Repubblica Domenicana propose come emblema della violenza contro le donne il triplice assassinio delle sorelle Mirabal. Nel 1999 l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, ha designato il 25 novembre come Giornata Internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne, in onore de Las Mariposas.</p>



<p><br>Se domani non rispondo alle tue telefonate, mamma.<br>Se non ti dico che torno per cena.<br>Se domani, mami, vedi che il taxi non arriva.<br>Può darsi che io sia avvolta nelle lenzuola di un albergo,<br>su una strada, o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).<br>Può darsi che sia in una valigia o abbandonata su una spiaggia (Emily, Shirley).<br>Non spaventarti, mamma, se vedi che mi hanno pugnalata (Luz Marina).<br>Non urlare se vedi che mi hanno trascinata (Arlette).<br>Mammina, non piangere se ti dicono che mi hanno impalata (Lucía).<br>Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato,<br>che erano i miei vestiti, che era l’alcol nel mio sangue.<br>Ti diranno che è stato per l’orario, perché ero da sola.<br>Che quello psicopatico del mio ex aveva dei motivi,<br>che lo avevo tradito, che ero una puttana.</p>



<p>Ti diranno che ho vissuto, mamma,<br>che mi ero permessa di volare troppo in alto in un mondo senz’aria.<br>Ti giuro, mamma, che sono morta combattendo.<br>Ti giuro, cara mamma, che ho urlato davvero forte mentre volavo.<br>Si ricorderà di me, ma’, saprà che sarò stata io a rovinarlo,<br>quando mi riconoscerà nel volto di tutte quelle che gli urleranno contro il mio nome.<br>Perché so, mamma, che tu non ti arrenderai.<br>Però, per quanto tu possa volerlo fare, non imbrigliare mia sorella.<br>Non rinchiudere le mie cugine, non vietare niente alle tue nipoti.<br>Non è colpa loro, mamma, così come non è stata nemmeno colpa mia.<br>Sono loro, saranno sempre loro, gli uomini.<br>Lotta per le loro ali, visto che le mie me le hanno tagliate.<br>Lotta perché siano libere e possano volare più in alto di me.<br>Combatti perché possano urlare più forte di me.<br>Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho fatto io.<br>Mammina, non piangere sulle mie ceneri.<br>Se domani sono io, mamma,<br>se domani non torno, distruggi tutto.<br>Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.</p>



<p>{Cristina Torres-Cáceres — Se domani non torno}. <strong><em>A Giulia</em></strong>.<br>* Nel titolo una poesia di Ivan&nbsp;<a href="http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Cittadinanza onoraria di Roma a Julian Assange</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 09:45:09 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="598" height="320" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 598w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass-300x161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Appello a tutti i consiglieri comunali e al sindaco Gualtieri in difesa della libertà dell’informazione e per la democrazia.</p>



<p></p>



<p>QUESTA settimana sarà decisiva per la campagna lanciata e sostenuta  da centinaia di associazioni, gruppi, organizzazioni politiche, sindacali e giornali e case editrici che chiedono un gesto non solo per Julian Assange ma in  difesa della libertà d’informazione.<br>Rilanciamo l&#8217;appello a tutti i consiglieri del Comune di Roma e al sindaco Roberto Gualtieri perché siano parte attiva di questa battaglia per i diritti e la libertà di tutti e che venga approvata la mozione che conceda la cittadinanza onoraria a Julian Assange <br><img alt="&#x1f5e3;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/15.0/1f5e3_fe0f/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">RETE #NOBAVAGLIO &#8211; LIBERI DI ESSERE INFORMATI, di cui Associazione Per i Diritti umani fa parte.</p>



<p>Da tempo molte associazioni &#8211; Free Assange Italia, Italiani per Assange, La mia voce per Assange, Fnsi,  Amnesty Italia, Articolo 21, Usigrai, Odg, Anpi, Rete NoBavaglio &#8211; si sono mobilitate perché si metta fine alla persecuzione e sia liberato Julian Assange: &#8220;Fare informazione e il giornalismo non sono un reato&#8221;.<br>Oggi rilanciamo la richiesta, già rivolta in altre città,  ai sindaci dei comuni d&#8217;Italia perché venga conferita la cittadinanza onoraria a Julian Assange: un gesto di umanità ma anche un segnale forte in difesa della libertà d’informazione, che, per chi come noi ne ha fatto il centro della sua azione, rappresenta un pilastro della democrazia, tanto più importante in un periodo di guerra e di tensioni internazionali come quello che il mondo sta attraversando.<br>Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dal 2019 è detenuto nel carcere britannico di Belmarsh, in attesa di estradizione negli USA, dove rischia fino a oltre 150 anni di carcere, accusato di aver divulgato informazioni sensibili per la sicurezza nazionale, senza che sia mai stato dimostrato che tali informazioni abbiamo messo in pericolo delle vite umane.<br>Eppure il numero e l’autorevolezza delle istituzioni e degli organismi internazionali e delle figure che hanno preso posizione per la sua liberazione non dovrebbero lasciare adito a dubbi. Dopo averlo visitato in prigione nel 2019 l’inviato dell’ONU Nils Melzer ha dichiarato che Assange mostrava “tutti i sintomi tipici di una prolungata esposizione a tortura psicologica” e si è detto contrario all’estradizione, mentre l’anno scorso Michelle Bachelet, Alta commissaria ONU per i Diritti Umani, incontrando la moglie e i legali, ha espresso preoccupazione per l’impatto di questa vicenda sulla libertà d’informazione.<br>Anche la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, all’interno di una lettera inviata al Ministro degli Interni del Regno Unito, Priti Patel, ha osservato “consentire l’estradizione di Assange su questa base avrebbe un effetto raggelante sulla libertà dei media e, in ultima analisi, potrebbe ostacolare la stampa nello svolgimento del suo compito di fornitore di informazioni e di guardia pubblica nelle società democratiche”. Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International ha chiesto al Regno Unito di annullare l’estradizione e agli USA di far cadere le accuse, così che Assange possa essere liberato. Il premio Nobel per la pace Adolfo Maria Perez Esquivel ha parlato di “politica repressiva, che viola il diritto alla libertà di stampa, puntano a controllare i mezzi di comunicazione”.<br>L&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti e 19 sindacati dei giornalisti europei, tra cui la FNSI italiana, hanno accolto Assange tra i propri iscritti. Ma pare che quest’ondata di appelli a suo favore e di solidarietà internazionale senza precedenti non sia sufficiente a smuovere la politica.  Per queste ragioni rivolgiamo questo appello, oltreché al sindaco di Roma, ai sindaci di tutti i comuni d&#8217;Italia auspicando che sia compiuto un atto formale per concedere la cittadinanza onoraria a Julian Assange.    </p>



<p>La campagna è stata presentata dai promotori giovedì 11 maggio 2023 presso la Casa della Memoria e della Storia<br>Video<a href="https://fb.watch/kBEIOE--yJ/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fb.watch/kBEIOE&#8211;yJ/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>(Le adesioni di associazioni, comitati, organizzazioni, gruppi e reti di cittadini, sindacati, testate giornalistiche e case editrici sono in aggiornamento. Per aderire si può inviare una mail a <a href="mailto:freeassange.retenobavaglio@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freeassange.retenobavaglio@gmail.com</a>)</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2020 08:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo a seguire i migranti e i loro racconti con un&#8217;altra testimonianza tratta dal progetto &#8220;La mia storia è la tua storia&#8221; di Jorida Dervishi che ringraziamo. La storia di Moner Nato in Marocco&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Continuiamo a seguire i migranti e i loro racconti con un&#8217;altra testimonianza tratta dal progetto &#8220;La mia storia è la tua storia&#8221; di Jorida Dervishi che ringraziamo. </p>



<p><strong>La storia di Moner</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="525" height="580" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14048" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 525w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1-272x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></figure>



<p>Nato in Marocco</p>



<p>Età 30 anni</p>



<p>Ho tirato fuori ancora i soldi; ma lui non accettò niente. Vai subito mi ha detto e buona fortuna.</p>



<p>Mi chiamo Moner Hazhi e vengo dal Marocco. Ho quasi 30 anni e sto per raccontare la mia lunghissima storia di vita.</p>



<p>Sono nato in una cittadina vicino a Marakesh, da sempre ho lavorato in agricoltura. Ogni giorno vedevo i miei paesani che tornavano dall’Italia diversi da prima, con i vestiti nuovi, le macchine belle…</p>



<p>Un giorno mi sono chiesto, perché non andare e vedere cosa succede? Almeno&#8230; potevo provarci. Così cambio la vita. Quando non ti trovi bene bisogna cercare qualcosa in più… Con questo pensiero sono partito all&#8217;inizio in Turchia con l&#8217;aereo, sono stato lì solo una settimana. Poi subito dopo in Grecia. Per 8 mesi terribili cercando di attraversare la frontiera e arrivare in Italia.</p>



<p>Non lavoravo, provavo la mia fortuna una volta nascondendomi sotto il camion, una volta sotto il pullman aspettando il momento giusto per scappare, sperando di rimanere vivo.</p>



<p>Non avevo una casa, nemmeno un posto dove dormire, i miei giorni li passavo in montagna. La mafia greca era molto cattiva. Loro ti rubavano ciò che portavi con te, ti picchiavano fino alla morte. I poliziotti se vedevano che eri uno straniero ti lasciavano per terra, se ne fregavano. Anche quando eri dento casa non eri al sicuro, se sentivi un rumore dovevi scappare…</p>



<p>La prima volta ho passato il confine sotto un camion, però mi hanno beccato e rimandato indietro. Un giorno ho visto vicino al bar un pullman che portava dei ragazzi in Italia. Io avevo sentito che i poliziotti greci non controllavano i pullman italiani quindi sarebbe stato più facile “imbarcarsi” sul quel pullman…quel giorno io e i miei amici eravamo lungo al mare, volevamo solo mangiare e riposare&#8230; ma non avevamo il tempo per questo. Qualche volta ci capitava di stare davanti al mare e guardare, almeno lì ci sentivamo tranquilli.</p>



<p>Il pullman stava per partire, allora abbiamo iniziato a pensare come e dove potevamo nasconderci. Nel motore , vicino all’ammortizzatore c&#8217;è un buco dove possono stare 3 persone, ma senza muoversi.</p>



<p>E così abbiamo fatto. Uno dopo l&#8217;altro ci siamo infilati nel buco.</p>



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