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	<title>life Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Piccolo manifesto della “buona accoglienza”</title>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; Associazione per i Diritti umani sostiene e partecipa a questa manifestazione. Piccolo manifesto della “buona accoglienza” Verso il corteo del 17 dicembre Siamo cittadine e cittadini convinti che una buona accoglienza possa&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7631" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004" width="656" height="492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/91444630-b232-11e6-b816-d363c3de2004-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> sostiene e partecipa a questa manifestazione.</p>
<p><span style="font-size: large;"><b id="m_7198343574069518948yMail_cursorElementTracker_1481637241723">Piccolo manifesto della “buona accoglienza”<br />
</b><i>Verso il corteo del 17 dicembre</i></span></p>
<p>Siamo cittadine e cittadini convinti che una buona accoglienza possa essere un’importante occasione d’incontro e arricchimento reciproco, e che tutti abbiamo da guadagnarci. I migranti che oggi raggiungono il nostro paese non sono né pericolosi criminali né disperati bisognosi di tutto: sono donne e uomini coraggiosi con i quali la vita non è stata generosa, costringendoli a una scelta difficile; hanno saputo affrontare un lungo viaggio pericoloso per arrivare qui, portando con sé le proprie conoscenze, competenze, esperienze: per questo noi siamo convinti che i migranti non siano nostri nemici, ma al contrario possano diventare preziosi alleati nella costruzione di una società più ospitale per tutte e tutti.</p>
<p>Noi vorremmo che a tutti i cittadini del pianeta fosse garantita la stessa libertà di movimento di cui godiamo noi, e che potessero viaggiare non spinti dal bisogno, ma dalle proprie aspirazioni, mentre oggi emigrare è una scelta estrema e dolorosa; nessuno dovrebbe essere costretto a lasciare tutto per avere la speranza di una vita migliore per sé e per i propri figli, e per questo denunciamo le politiche di potenza messe in atto purtroppo anche dal nostro paese, lo sfruttamento delle risorse naturali dei loro paesi d’origine, il sostegno offerto a dittatori sanguinari, lo scandalo della vendita di armi a paesi che di tutto avrebbero bisogno tranne che di nuove guerre.</p>
<p>Le stesse scelte irrispettose del futuro del pianeta e delle generazioni che verranno producono impoverimento e disoccupazione in Europa, sfruttamento dei lavoratori e assenza di diritti civili nei paesi cosiddetti emergenti soprattutto nell’Asia orientale e nell’America Latina, guerre, devastazioni dell’ambiente e povertà in Africa e nel Medio Oriente: un circolo vizioso che solo la miopia interessata di certi politici vorrebbe far pagare a coloro che spinti dalla necessità decidono di emigrare; noi pensiamo invece che con queste persone occorra stringere un’alleanza per ribaltare quelle scelte sciagurate.</p>
<p>Di queste politiche inique le persone migranti sono vittime, non colpevoli, e finché esse non cesseranno, loro continueranno a partire; noi pensiamo perciò che negare loro ospitalità sia non solo ingiusto, ma soprattutto inutile: una politica saggia e realistica dovrebbe cercare di favorire il naturale desiderio di chi arriva di farsi una vita serena, e non porre ostacoli alla sua stabilizzazione, mantenendo decine di migliaia di persone in una perenne incertezza che li spinge verso una condizione di marginalità e di extra-legalità.</p>
<p id="m_7198343574069518948yMail_cursorElementTracker_1481637260155">Non ci piace come viene realizzata oggi la cosiddetta “accoglienza”. Non ci piace che le persone siano tenute per un tempo lunghissimo in attesa della risposta alla propria domanda d’asilo, di fatto oggi il solo strumento attraverso il quale i migranti che arrivano possono sperare di vivere finalmente in pace, perché le nostre leggi non prevedono nessun altro strumento per regolarizzarsi. Non ci piace che tante persone siano rinchiuse a sprecare le proprie energie in grandi centri dove si è sottoposti a regole e orari scelti da altri, senza reali possibilità di entrare in contatto con la società che li ospita e troppo spesso in assenza di condizioni dignitose.</p>
<p>Noi pensiamo invece che a tutti coloro che arrivano vada garantita la possibilità di apprendere la lingua e le abilità richieste per orientarsi nella nostra società e l’opportunità di cercarsi un lavoro e crearsi una vita indipendente; molti pensano che siano i migranti a voler essere mantenuti gratis in questi centri, mentre chiunque abbia parlato con qualcuno di loro sa che l’unica cosa che vorrebbero è avere i documenti e potersi sistemare per conto proprio.</p>
<p>Pur essendo consapevoli che questo non è il modo di fare una “buona accoglienza”, siamo convinti che anche in queste condizioni sia possibile fare qualcosa di buono per loro e per noi stessi combattendo la segregazione: bisogna aprire le porte dei centri e fare in modo che i loro abitanti possano partecipare alla vita della società che hanno intorno, e che le cittadine e i cittadini dei quartieri che li ospitano possano entrare; bisogna far sì che questi centri diventino luoghi d’incontro dove si svolgono attività che coinvolgono tutti.</p>
<p>Il comitato Zona 8 Solidale è nato per cercare di creare questa opportunità. Abbiamo incominciato subito a dialogare con i cittadini del quartiere, cercando di rispondere alle loro legittime richieste di chiarezza e rassicurazioni, incontrando le istituzioni , divulgando i contenuti degli incontri avuti; abbiamo organizzato la grande festa del 1° novembre, la cui notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo; alcuni degli abitanti della ex caserma vengono ogni settimana alle nostre riunioni a discutere insieme le iniziative da portare avanti; un gruppo di donne del nostro quartiere si incontra regolarmente con quelle che vivono nella Montello per fare conoscenza e parlare dei problemi comuni.</p>
<p>Attualmente siamo al lavoro per inventarci nuovi luoghi e occasioni d’incontro proponendo progetti che mettano all’opera in favore di tutte le cittadine e i cittadini le numerose strutture (campi sportivi, pizzeria ecc.) che la ex caserma Montello mette a disposizione, incominciando dalle attività sportive; contemporaneamente, non intendiamo venire meno all&#8217;impegno di controllare che da parte dell&#8217;ente gestore sia sempre applicata la massima trasparenza. Questa è la nostra idea di accoglienza.</p>
<p>Il 17 dicembre, vigilia della giornata mondiale dei diritti dei migranti, faremo una grande manifestazione colorata e festosa, che partirà da piazza Gramsci alle 14.30 per concludersi davanti alla ex caserma con musica, spettacoli e una merenda per tutti; sarà un appuntamento per tutta la città, al quale parteciperanno anche i migranti che abitano in altri centri di Milano e provincia, per chiedere tutti insieme due cose fondamentali: aprire le porte dei centri, concedere a tutti i documenti per vivere da cittadini liberi e responsabili. Venite anche voi!</p>
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		<title>Giornata mondiale per i Diritti umani 2016</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2016 09:22:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7603" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-690" width="476" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 476w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-690-300x176.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 476px) 100vw, 476px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">E&#8217; oggi, la Giornata mondiale per i diritti umani 2016 , e siamo al 68° anniversario .<br />
La Città di Assisi, attraverso il proprio Ufficio per il Sostegno alle Nazioni, e in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO (Comitato Giovani), ha coniato e fatto affiggere un manifesto dove è riportato l’articolo 1 di tale dichiarazione in cui si ricorda che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.</p>
<p align="LEFT">LA DATA, perché il 10 Dicembre</p>
<p align="LEFT">Il 10 dicembre, è stato scelto per ricordare la proclamazione da parte dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, del il 10 dicembre 1948, firmata a Parigi, sancisce ufficialmente i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali propri di ogni persona.</p>
<p align="LEFT">Iniziative<br />
Fondazione Palazzo Strozzi e Mercato Centrale Firenze insieme a Amnesty International in con un ampio programma di iniziative nell’ambito della mostra Ai Weiwei Libero aderisce a &#8220;Write for Rights&#8221;, la maratona mondiale di appelli di Amnesty International, anche quest’anno in favore di persone che stanno subendo violazioni dei diritti umani.“</p>
<p align="LEFT">“Suoniamo i Campanili d’Europa per sostenere i diritti umani”, promossa dal Gruppo Campanari di Arrone, con il sostegno della Federazione Nazionale Suonatori di Campane, che dal nord al sud d’Italia (e del mondo) suoneranno in contemporanea, il 10 dicembre, alle ore 20, quante più campane possibili.</p>
<p align="LEFT">In tutto il mondo vengono organizzati eventi e assegnati due premi: il premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, assegnato a New York, e il premio Nobel per la pace, vinto quest&#8217;anno dal presidente della Colombia Juan Manuel Santos, assegnato ad Oslo.</p>
<p align="LEFT">Provare a chiamare per nome il proprio figlio 700 volte.</p>
<p align="LEFT">Brividi ad immaginare il freddo che resta dentro, come un&#8217;incisione nelle ossa, come un tremore continuo, come la paura, la disperazione, il terrore di essere soli. Lottare avvistando terra, resistere, senza cibo, acqua. Assistere a chi non respira più e resistere. A una madre, un padre, un fratello, un nonno, a chi è più piccolo tenendolo per mano. Sentire ogni secondo dilatato diventare anni, secoli da dover digerire nel tempo. Se mai ce ne sarà.<br />
Provo a chiamare per nome uno dei miei figli 700 volte..ed ho freddo. Ho troppo freddo. stasera come domani, non c&#8217;è tempo per dimenticare di restare umani.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-691" width="678" height="381" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 678w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-691-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></a></p>
<p align="LEFT">
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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Schiavi di un dio minore è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet). &#160; &#160; Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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		<title>Discorso di Francesco ai partecipanti al 3° incontro mondiale dei movimenti popolari</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 07:09:31 +0000</pubDate>
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<p>di Vittorio Agnoletto</p>
<div id="Sezione1" dir="LTR"></div>
<div id="Sezione2" dir="LTR">
<p><em>Un discorso, preciso, netto, che non dà  adito ad interpretazioni differenti. Non esistono religioni o popoli terroristi, esistono invece singoli gruppi che praticano il terrorismo; esiste poi il terrorismo di Stato che semina la paura con l’obiettivo di ridurre i diritti umani. Dobbiamo rifiutare ogni muro, praticare l’accoglienza, ben sapendo che vi sono cause strutturali che  producono emigrazioni, in questa situazione non ha senso distinguere tra migranti economici e coloro che fuggono dalla guerra. E’ inaccettabile che quando una banca fallisce si trovano subito ingenti dosi di denaro per soccorrerla, mentre non si trovano mai cifre molto più basse per soccorrere e accogliere i migranti, questa è una vergogna. I fondo finanziari hanno grande responsabilità nella disoccupazione odierna, dobbiamo contrastare la speculazione finanziaria  e il dio denaro che è diventato un motivo di vita. Non basta fare assistenza o garantire una parte del welfare: è il sistema che va cambiato; talvolta si finisce per garantire una sorta di credibilità ad un sistema marcio…………</em></p>
<p><em>Forse oggi, a quindici anni da Genova, possiamo dire di aver seminato bene, e che qualcuno ha raccolto il nostro programma …Buona lettura</em></p>
</div>
<div id="Sezione3" dir="LTR">
<p>Poi ognuno darà la sua valutazione. Vittorio</p>
<p>Sabato , 5 novembre 2016<br />
Fratelli e sorelle buon pomeriggio!<br />
In questo nostro terzo incontro esprimiamo la stessa la sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione4" dir="LTR">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione5" dir="LTR">
<p> Ringrazio i delegati che sono venuti dalle periferie urbane, rurali e industriali dei cinque continenti, più di 60 Paesi, che sono venuti per discutere ancora una volta su come difendere questi diritti che radunano. Grazie ai Vescovi che sono venuti ad accompagnarvi. Grazie alle migliaia di italiani ed europei che si sono uniti oggi al termine di questo incontro. Grazie agli osservatori e ai giovani impegnati nella vita pubblica che sono venuti con umiltà ad ascoltare ed imparare. Quanta speranza ho nei giovani! Ringrazio anche Lei, Cardinale Turkson, per il lavoro che avete fatto nel Dicastero; e vorrei anche ricordare il contributo dell’ex Presidente uruguaiano José Mujica che è presente.Nel nostro ultimo incontro, in Bolivia, con maggioranza di latinoamericani, abbiamo parlato della necessità di un cambiamento perché la vita sia degna, un cambiamento di strutture; inoltre di come voi, i movimenti popolari, siete seminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia; per questo ho voluto chiamarvi “poeti sociali”; e abbiamo anche elencato alcuni compiti imprescindibili per camminare verso un’alternativa umana di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza: 1. mettere l’economia al servizio dei popoli; 2. costruire la pace e la giustizia; 3. difendere la Madre Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione7" dir="LTR">
<p>Quel giorno, con la voce di una “cartonera” e di un contadino, vennero letti, alla conclusione, i dieci punti di Santa Cruz de la Sierra, dove la parola cambiamento era carica di gran contenuto, era legata alle cose fondamentali che voi rivendicate: lavoro dignitoso per quanti sono esclusi dal mercato del lavoro; terra per i contadini e le popolazioni indigene; abitazioni per le famiglie senza tetto; integrazione urbana per i quartieri popolari; eliminazione della discriminazione, della violenza contro le donne e delle nuove forme di schiavitù; la fine di tutte le guerre, del crimine organizzato e della repressione; libertà di espressione e di comunicazione democratica; scienza e tecnologia al servizio dei popoli. Abbiamo ascoltato anche come vi siete impegnati ad abbracciare un progetto di vita che respinga il consumismo e recuperi la solidarietà, l’amore tra di noi e il rispetto per la natura come valori essenziali. È la felicità di “vivere bene” ciò che voi reclamate, la “vita buona”, e non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la “bella vita”.</p>
</div>
<div id="Sezione8" dir="LTR">
<p>Noi che oggi siamo qui, di origini, credenze e idee diverse, potremmo non essere d’accordo su tutto, sicuramente la pensiamo diversamente su molte cose, ma certamente siamo d’accordo su questi punti.</p>
</div>
<div id="Sezione9" dir="LTR">
<p>Ho saputo anche di incontri e laboratori tenuti in diversi Paesi, dove si sono moltiplicati i dibattiti alla luce della realtà di ogni comunità. Questo è molto importante perché le soluzioni reali alle problematiche attuali non verranno fuori da una, tre o mille conferenze: devono essere frutto di un discernimento collettivo che maturi nei territori insieme con i fratelli, un discernimento che diventa azione trasformatrice “secondo i luoghi, i tempi e le persone”, come diceva sant’Ignazio. Altrimenti, corriamo il rischio delle astrazioni, di «certi nominalismi dichiarazionisti (slogans) che sono belle frasi ma che non riescono a sostenere la vita delle nostre comunità» (Lettera al Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, 19 marzo 2016). Sono slogan! Il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli. Voi andate su un’altra strada che è, allo stesso tempo, locale e universale. Una strada che mi ricorda come Gesù chiese di organizzare la folla in gruppi di cinquanta per distribuire il pane (cfr Omelia nella Solennità del Corpus Domini, Buenos Aires, 12 giugno 2004). Poco fa abbiamo potuto vedere il video che avete presentato come conclusione di questo terzo incontro. Abbiamo visto i vostri volti nelle discussioni su come affrontare “la disuguaglianza che genera violenza”. Tante proposte, tanta creatività, tanta speranza nella vostra voce che forse avrebbe più motivi per lamentarsi, rimanere bloccata nei conflitti cadere nella tentazione del negativo. Eppure guardate avanti, pensate, discutete, proponete e agite. Mi congratulo con voi, vi accompagno e vi chiedo di continuare ad aprire strade e a lottare. Questo mi dà forza, questo ci dà forza. Credo che questo nostro dialogo, che si aggiunge agli sforzi di tanti milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo, sta mettendo radici.</p>
</div>
<div id="Sezione10" dir="LTR">
<p>Vorrei toccare alcuni temi più specifici, che sono quelli che ho ricevuto da voi e che mi hanno fatto riflettere e che ora vi riporto, in questo momento.</p>
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<p>Il terrore e i muri</p>
<p>Tuttavia, questa germinazione, che è lenta – quella alla quale mi riferivo -, che ha i suoi tempi come tutte le gestazioni, è minacciata dalla velocità di un meccanismo distruttivo che opera in senso contrario. Ci sono forze potenti che possono neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano, l’uomo e la donna. Quel “filo invisibile” di cui abbiamo parlato in Bolivia, quella struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite, può consolidarsi e trasformarsi in una frusta, una frusta esistenziale che, come nell’Egitto dell’Antico Testamento, rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri, per abbattere tutti come bestiame fin dove vuole il denaro divinizzato.</p>
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<div id="Sezione16" dir="LTR">
<p>Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale discendente che sembra non finire mai. Quanto dolore e quanta paura! C’è – l’ho detto di recente – c’è un terrorismo di base che deriva dal controllo globale del denaro sulla terra e minaccia l’intera umanità. Di questo terrorismo di base si alimentano i terrorismi derivati come il narco-terrorismo, il terrorismo di stato e quello che alcuni erroneamente chiamano terrorismo etnico o religioso. Ma nessun popolo, nessuna religione è terrorista! È vero, ci sono piccoli gruppi fondamentalisti da ogni parte. Ma il terrorismo inizia quando «hai cacciato via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna, e hai messo lì il denaro» (Conferenza stampa nel volo di ritorno del Viaggio Apostolico in Polonia, 31 luglio 2016). Tale sistema è terroristico.</p>
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<div id="Sezione19" dir="LTR">
<p>Quasi cent’anni fa, Pio XI prevedeva l’affermarsi di una dittatura economica globale che chiamò «imperialismo internazionale del denaro» (Lett. enc. Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, 109). Sto parlando dell’anno 1931! L’aula in cui ora ci troviamo si chiama “Paolo VI”, e fu Paolo VI che denunciò quasi cinquant’anni fa, la «nuova forma abusiva di dominio economico sul piano sociale, culturale e anche politico» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 44). Anno 1971. Sono parole dure ma giuste dei miei predecessori che scrutarono il futuro. La Chiesa e i profeti dicono, da millenni, quello che tanto scandalizza che lo ripeta il Papa in questo tempo in cui tutto ciò raggiunge espressioni inedite. Tutta la dottrina sociale della Chiesa e il magistero dei miei predecessori si ribella contro l’idolo denaro che regna invece di servire, tiranneggia e terrorizza l’umanità.</p>
</div>
<div id="Sezione20" dir="LTR">
<p>Nessuna tirannia si sostiene senza sfruttare le nostre paure. Questo è una chiave! Da qui il fatto che ogni tirannia sia terroristica. E quando questo terrore, che è stato seminato nelle periferie con massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, esplode nei centri con diverse forme di violenza, persino con attentati odiosi e vili, i cittadini che ancora conservano alcuni diritti sono tentati dalla falsa sicurezza dei muri fisici o sociali. Muri che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, da un lato; esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati, dall’altro. È questa la vita che Dio nostro Padre vuole per i suoi figli?</p>
</div>
<div id="Sezione21" dir="LTR">
<p>La paura viene alimentata, manipolata… Perché la paura, oltre ad essere un buon affare per i mercanti di armi e di morte, ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza di fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli. Quando sentiamo che si festeggia la morte di un giovane che forse ha sbagliato strada, quando vediamo che si preferisce la guerra alla pace, quando vediamo che si diffonde la xenofobia, quando constatiamo che guadagnano terreno le proposte intolleranti; dietro questa crudeltà che sembra massificarsi c’è il freddo soffio della paura. Vi chiedo di pregare per tutti coloro che hanno paura, preghiamo che Dio dia loro coraggio e che in questo anno della misericordia possa ammorbidire i nostri cuori. La misericordia non è facile, non è facile… richiede coraggio. Per questo Gesù ci dice: «Non abbiate paura» (Mt 14,27), perché la misericordia è il miglior antidoto contro la paura. E’ molto meglio degli antidepressivi e degli ansiolitici. Molto più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio.</p>
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<div id="Sezione22" dir="LTR">
<p>Cari fratelli e sorelle, tutti i muri cadono. Tutti. Non lasciamoci ingannare. Come avete detto voi: «Continuiamo a lavorare per costruire ponti tra i popoli, ponti che ci permettano di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento» (Documento Conclusivo del II Incontro mondiale dei movimenti popolari, 11 luglio 2015, Santa Cruz de la Sierra, Bolivia). Affrontiamo il terrore con l’amore.</p>
<p>Il secondo punto che voglio toccare è: l’Amore e i ponti.</p>
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<div id="Sezione25" dir="LTR">
<p>Un giorno come questo, un sabato, Gesù fece due cose che, ci dice il Vangelo, affrettarono il complotto per ucciderlo. Passava con i suoi discepoli per un campo da semina. I discepoli avevano fame e mangiarono le spighe. Niente si dice del “padrone” di quel campo… soggiacente è la destinazione universale dei beni. Quello che è certo è che, di fronte alla fame, Gesù ha dato priorità alla dignità dei figli di Dio su un’interpretazione formalistica, accomodante e interessata dalla norma. Quando i dottori della legge lamentarono con indignazione ipocrita, Gesù ricordò loro che Dio vuole amore e non sacrifici, e spiegò che il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato (cfr Mc 2,27). Affrontò il pensiero ipocrita e presuntuoso con l’intelligenza umile del cuore (cfr Omelia, I Congreso de Evangelización de la Cultura, Buenos Aires, 3 novembre 2006), che dà sempre la priorità all’uomo e non accetta che determinate logiche impediscano la sua libertà di vivere, amare e servire il prossimo.</p>
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<div id="Sezione26" dir="LTR">
<p>E dopo, in quello stesso giorno, Gesù fece qualcosa di “peggiore”, qualcosa che irritò ancora di più gli ipocriti e i superbi che lo stavano osservando perché cercavano una scusa per catturarlo. Guarì la mano atrofizzata di un uomo. La mano, questo segno tanto forte dell’operare, del lavoro. Gesù restituì a quell’uomo la capacità di lavorare e con questo gli restituì la dignità. Quante mani atrofizzate, quante persone private della dignità del lavoro! Perché gli ipocriti, per difendere sistemi ingiusti, si oppongono a che siano guariti. A volte penso che quando voi, i poveri organizzati, vi inventate il vostro lavoro creando una cooperativa, recuperando una fabbrica fallita, riciclando gli scarti della società dei consumi, affrontando l’inclemenza del tempo per vendere in una piazza, rivendicando un pezzetto di terra da coltivare per nutrire chi ha fame, quando fate questo state imitando Gesù, perché cercate di risanare, anche se solo un pochino, anche se precariamente, questa atrofia del sistema socio-economico imperante che è la disoccupazione. Non mi stupisce che anche voi a volte siate sorvegliati o perseguitati, né mi stupisce che ai superbi non interessi quello che voi dite.</p>
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<div id="Sezione27" dir="LTR">
<p>Gesù che quel sabato rischiò la vita, perché, dopo che guarì quella mano, farisei ed erodiani (cfr Mc 3,6), due partiti opposti tra loro, che temevano il popolo e anche l’impero, fecero i loro calcoli e complottarono per ucciderlo. So che molti di voi rischiano la vita. So – e lo voglio ricordare, e la voglio ricordare – che alcuni non sono qui oggi perché si sono giocati la vita… Per questo non c’è amore più grande che dare la vita. Questo ci insegna Gesù.</p>
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<div id="Sezione28" dir="LTR">
<p>Le 3-T, il vostro grido che faccio mio, ha qualcosa di quella intelligenza umile ma al tempo stesso forte e risanatrice. Un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro. Un progetto che mira allo sviluppo umano integrale. Alcuni sanno che il nostro amico il Cardinale Turkson presiede adesso il Dicastero che porta questo nome: Sviluppo Umano Integrale. Il contrario dello sviluppo, si potrebbe dire, è l’atrofia, la paralisi. Dobbiamo aiutare a guarire il mondo dalla sua atrofia morale. Questo sistema atrofizzato è in grado di fornire alcune “protesi” cosmetiche che non sono vero sviluppo: crescita economica, progressi tecnologici, maggiore “efficienza” per produrre cose che si comprano, si usano e si buttano inglobandoci tutti in una vertiginosa dinamica dello scarto… Ma questo mondo non consente lo sviluppo dell’essere umano nella sua integralità, lo sviluppo che non si riduce al consumo, che non si riduce al benessere di pochi, che include tutti i popoli e le persone nella pienezza della loro dignità, godendo fraternamente la meraviglia del creato. Questo è lo sviluppo di cui abbiamo bisogno: umano, integrale, rispettoso del creato, di questa casa comune.</p>
</div>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/th-110.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th-110" width="299" height="263" /></a></p>
<div id="Sezione28" dir="LTR"></div>
<div id="Sezione29" dir="LTR">
<p>Un altro punto è: Bancarotta e salvataggio.</p>
</div>
<div id="Sezione30" dir="LTR">
<p>Cari fratelli, voglio condividere con voi alcune riflessioni su altri due temi che, insieme alle “3-T” e all’ecologia integrale, sono stati al centro dei vostri dibattiti degli ultimi giorni e sono centrali in questo periodo storico.</p>
</div>
<div id="Sezione31" dir="LTR">
<p>So che avete dedicato una giornata al dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati. Cosa fare di fronte a questa tragedia? Nel Dicastero di cui è responsabile il Cardinale Turkson c’è una sezione che si occupa di queste situazioni. Ho deciso che, almeno per un certo tempo, quella sezione dipenda direttamente dal Pontefice, perché questa è una situazione obbrobriosa, che posso solo descrivere con una parola che mi venne fuori spontaneamente a Lampedusa: vergogna.</p>
</div>
<div id="Sezione32" dir="LTR">
<p>Lì, come anche a Lesbo, ho potuto ascoltare da vicino la sofferenza di tante famiglie espulse dalla loro terra per motivi economici o violenze di ogni genere, folle esiliate – l’ho detto di fronte alle autorità di tutto il mondo – a causa di un sistema socio-economico ingiusto e delle guerre che non hanno cercato, che non hanno creato coloro che oggi soffrono il doloroso sradicamento dalla loro patria, ma piuttosto molti di coloro che si rifiutano di riceverli.</p>
</div>
<div id="Sezione33" dir="LTR">
<p>Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la “bancarotta” dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria Lesbos, 16 aprile 2016). Cosa succede al mondo di oggi che, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene questa bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto? E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo… molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente. Nei giorni di questo incontro – lo dite nel video – quanti sono i morti nel Mediterraneo? La paura indurisce il cuore e si trasforma in crudeltà cieca che si rifiuta di vedere il sangue il dolore, il volto dell’altro. Lo ha detto il mio fratello il Patriarca Bartolomeo: «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono la paura e trascendono la divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016).</p>
</div>
<div id="Sezione34" dir="LTR">
<p>E’, veramente, un problema del mondo. Nessuno dovrebbe vedersi costretto a fuggire dalla propria patria. Ma il male è doppio quando, davanti a quelle terribili circostanze, il migrante si vede gettato nelle grinfie dei trafficanti di persone per attraversare le frontiere, ed è triplo se arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati addirittura schiavizzati. Questo si può vedere in qualunque angolo di centinaia di città. O semplicemente non si lasciano entrare.</p>
</div>
<div id="Sezione35" dir="LTR">
<p>Chiedo a voi di fare tutto il possibile; di non dimenticare mai che anche Gesù, Maria e Giuseppe sperimentarono la condizione drammatica dei rifugiati. Vi chiedo di esercitare quella solidarietà così speciale che esiste tra coloro che hanno sofferto. Voi sapete recuperare fabbriche dai fallimenti, riciclare ciò che altri gettano, creare posti di lavoro, coltivare la terra, costruire abitazioni, integrare quartieri segregati e reclamare senza sosta come la vedova del Vangelo che chiede giustizia insistentemente (cfr Lc 18,1-8). Forse con il vostro esempio e la vostra insistenza, alcuni Stati e Organizzazioni internazionali apriranno gli occhi e adotteranno le misure adeguate per accogliere e integrare pienamente tutti coloro che, per un motivo o per un altro, cercano rifugio lontano da casa. E anche per affrontare le cause profonde per cui migliaia di uomini, donne e bambini vengono espulsi ogni giorno dalla loro terra natale.</p>
</div>
<div id="Sezione36" dir="LTR">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div id="Sezione37" dir="LTR">
<p>Dare l’esempio e reclamare è un modo di fare politica, e questo mi porta al secondo tema che avete dibattuto nel vostro incontro: il rapporto tra popolo e democrazia. Un rapporto che dovrebbe essere naturale e fluido, ma che corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile. Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle. I movimenti popolari, lo so, non sono partiti politici e lasciate che vi dica che, in gran parte, qui sta la vostra ricchezza, perché esprimete una forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica. Ma non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola, e cito di nuovo Paolo VI: «La politica è una maniera esigente – ma non è la sola – di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Lett. ap. Octogesima adveniens, 14 maggio 1971, 46). O questa frase che ripeto tante volte, e sempre mi confondo, non so se è di Paolo VI o di Pio XII: “La politica è una delle forme più alte della carità, dell’amore”.</p>
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<div id="Sezione38" dir="LTR">
<p>Vorrei sottolineare due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere.</p>
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<div id="Sezione39" dir="LTR">
<p>Primo, non lasciarsi imbrigliare, perché alcuni dicono: la cooperativa, la mensa, l’orto agroecologico, le microimprese, il progetto dei piani assistenziali… fin qui tutto bene. Finché vi mantenete nella casella delle “politiche sociali”, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema. Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera, non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.</p>
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<div id="Sezione40" dir="LTR">
<p>Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria.</p>
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<div id="Sezione41" dir="LTR">
<p>Sappiamo che «finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 202). Per questo, l’ho detto e lo ripeto, «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. E’ soprattutto nelle mani dei popoli; nella loro capacità di organizzarsi ed anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento» (Discorso al II incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Anche la Chiesa può e deve, senza pretendere di avere il monopolio della verità, pronunciarsi e agire specialmente davanti a «situazioni in cui si toccano le piaghe e le sofferenze drammatiche, e nelle quali sono coinvolti i valori, l’etica, le scienze sociali e la fede» (Intervento al vertice di giudici e magistrati contro il traffico di persone e il crimine organizzato, Vaticano, 3 giugno 2016). Questo è il primo rischio: il rischio di lasciarsi incasellare e l’invito a mettersi nella grande politica.</p>
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<div id="Sezione42" dir="LTR">
<p>Il secondo rischio, vi dicevo, è lasciarsi corrompere. Come la politica non è una questione dei “politici”, la corruzione non è un vizio esclusivo della politica. C’è corruzione nella politica, c’è corruzione nelle imprese, c’è corruzione nei mezzi di comunicazione, c’è corruzione nelle chiese e c’è corruzione anche nelle organizzazioni sociali e nei movimenti popolari. E’ giusto dire che c’è una corruzione radicata in alcuni ambiti della vita economica, in particolare nell’attività finanziaria, e che fa meno notizia della corruzione direttamente legata all’ambito politico e sociale. E’ giusto dire che tante volte si utilizzano i casi corruzione con cattive intenzioni. Ma è anche giusto chiarire che quanti hanno scelto una vita di servizio hanno un obbligo ulteriore che si aggiunge all’onestà con cui qualunque persona deve agire nella vita. La misura è molto alta: bisogna vivere la vocazione di servire con un forte senso di austerità e di umiltà. Questo vale per i politici ma vale anche per i dirigenti sociali e per noi pastori. Ho detto “austerità” e vorrei chiarire a cosa mi riferisco con la parola austerità, perché può essere una parola equivoca. Intendo austerità morale, austerità nel modo di vivere, austerità nel modo in cui porto avanti la mia vita, la mia famiglia. Austerità morale e umana. Perché in campo più scientifico, scientifico-economico, se volete, o delle scienze del mercato, austerità è sinonimo di aggiustamento… Non mi riferisco a questo, non sto parlando di questo.</p>
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<div id="Sezione43" dir="LTR">
<p>A qualsiasi persona che sia troppo attaccata alle cose materiali o allo specchio, a chi ama il denaro, i banchetti esuberanti, le case sontuose, gli abiti raffinati, le auto di lusso, consiglierei di capire che cosa sta succedendo nel suo cuore e di pregare Dio di liberarlo da questi lacci. Ma, parafrasando l’ex-presidente latinoamericano che si trova qui, colui che sia affezionato a tutte queste cose, per favore, che non si metta in politica, che non si metta in un’organizzazione sociale o in un movimento popolare, perché farebbe molto danno a sé stesso, al prossimo e sporcherebbe la nobile causa che ha intrapreso. E che neanche si metta nel seminario!</p>
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<p>Davanti alla tentazione della corruzione, non c’è miglior rimedio dell’austerità, questa austerità morale, personale; e praticare l’austerità è, in più, predicare con l’esempio. Vi chiedo di non sottovalutare il valore dell’esempio perché ha più forza di mille parole, di mille volantini, di mille “mi piace”, di mille retweets, di mille video su youtube. L’esempio di una vita austera al servizio del prossimo è il modo migliore per promuovere il bene comune e il progetto-ponte delle “3-T”. Chiedo a voi dirigenti di non stancarvi di praticare questa austerità morale, personale, e chiedo a tutti di esigere dai dirigenti questa austerità, che – del resto – li farà essere molto felici.</p>
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<div id="Sezione46" dir="LTR">
<p>Care sorelle e cari fratelli,</p>
<p>la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo.</p>
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<div id="Sezione47" dir="LTR">
<p>Vorrei, per concludere, chiedervi di continuare a contrastare la paura con una vita di servizio, solidarietà e umiltà in favore dei popoli e specialmente di quelli che soffrono. Potrete sbagliare tante volte, tutti sbagliamo, ma se perseveriamo in questo cammino, presto o tardi, vedremo i frutti. E insisto: contro il terrore, il miglior rimedio è l’amore. L’amore guarisce tutto. Alcuni sanno che dopo il Sinodo sulla famiglia ho scritto un documento che ha per titolo “Amoris laetitia” – la “gioia dell’amore” – un documento sull’amore nelle singole famiglie, ma anche in quell’altra famiglia che è il quartiere, la comunità, il popolo, l’umanità. Uno di voi mi ha chiesto di distribuire un fascicolo che contiene un frammento del capitolo quarto di questo documento. Penso che ve lo consegneranno all’uscita. E quindi con la mia benedizione. Lì ci sono alcuni “consigli utili” per praticare il più importante dei comandamenti di Gesù. In Amoris laetitia cito un compianto leader afroamericano, Martin Luther King, il quale sapeva sempre scegliere l’amore fraterno persino in mezzo alle peggiori persecuzioni e umiliazioni. Voglio ricordarlo oggi con voi; diceva: «Quando ti elevi al livello dell’amore, della sua grande bellezza e potere, l’unica cosa che cerchi di sconfiggere sono i sistemi maligni.</p>
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<div id="Sezione49" dir="LTR">
<p> Le persone che sono intrappolate da quel sistema le ami, però cerchi di sconfiggere quel sistema […] Odio per odio intensifica solo l’esistenza dell’odio e del male nell’universo. Se io ti colpisco e tu mi colpisci, e ti restituisco il colpo e tu mi restituisci il colpo, e così di seguito, è evidente che si continua all’infinito. Semplicemente non finisce mai. Da qualche parte, qualcuno deve avere un po’ di buon senso, e quella è la persona forte. La persona forte è la persona che è capace di spezzare la catena dell’odio, la catena del male» (n. 118; Sermone nella chiesa Battista di Dexter Avenue, Montgomery, Alabama, 17 novembre 1957). Questo lo ha detto nel 1957.</p>
</div>
<p>Vi ringrazio nuovamente per il vostro lavoro, per la vostra presenza. Desidero chiedere a Dio nostro Padre che vi accompagni e vi benedica, che vi riempia del suo amore e vi difenda nel cammino dandovi in abbondanza la forza che ci mantiene in piedi e ci dà il coraggio per rompere la catena dell’odio: quella forza è la speranza. Vi chiedo per favore di pregare per me, e quelli che non possono pregare, lo sapete, pensatemi bene e mandatemi una buona onda. Grazie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere altri materiali sull&#8217;argomento: <a href="http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.vittorioagnoletto.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Inciampi di vita e l&#8217;Ambrogino d&#8217;oro: testimonianze di rifugiati.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 10:41:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7548" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-676" width="1142" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-676-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /></a></p>
<p>Il Teatro Officina, giunto al quarantesimo anno di attività, ha vinto il premio “Ambrogino d&#8217;oro” 2016, un riconoscimento importante per chi si occupa di Cultura a Milano.</p>
<p>Massimo de Vita, con i suoi splendidi 80 anni, ha dato voce, corpo e idee ad uno degli spazi teatrali più vivaci della città, dove si dà attenzione a chi non ne ha.</p>
<p>Domenica scorsa sono saliti sul palco alcuni ragazzi, rifugiati, provenienti da Paesi diversi: Pakistan, Iran, Mali, Senegal&#8230;Sono giovani che hanno partecipato ad un laboratorio di teatro sociale, tenuto da Enzo Biscardi. Per mesi si sono incontrati: davanti ad una colazione, raccontavano le loro storie, parlando pochissimo l&#8217;italiano. Storie di aspiranti calciatori, di ingegneri laureati, di agricoltori, di studenti&#8230;Storie di ragazzi con le aspettative di tanti, ma con un&#8217;esistenza già segnata da traumi e paure.</p>
<p>I loro racconti partono da una domanda: Come sono arrivato qui? Non si tratta dei barconi, ma del loro stato emotivo. La testimonianza diretta è importante perchè spesso le notizie date dai media vengono strumentalizzate; i ragazzi, invece, si raccontano e dicono quello che succede a tutti i migranti, a tanti rifugiati e profughi. La maggior parte di loro, ad esempio, è passata dalla Libia, prima di arrivare in Italia. In Libia c&#8217;è la possibilità di lavorare, ma non è possibile custodire i soldi nelle banche oppure mandarli alle famiglie rimaste nei Paesi d&#8217;origine; quindi, i rifugiati vengono rapinati e, se si ribellano, vengono portati in carcere. E lì sappiamo cosa accade.</p>
<p>Kamarà, Moussa, Lassan, Abbas&#8230;Ci raccontano che nei centri di accoglienza non si dorme bene, spesso non si mangia abbastanza, ma non ci sono i soldi per uscire e comprare altro cibo; ci raccontano che in Libia se rubi ti tagliano le mani, se una ragazza esce con un ragazzo si prende 40 frustate, se una donna sposata commette adulterio viene lapidata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-677" width="360" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E poi iniziano a riportare le storie personali e a spiegare perchè sono fuggiti dalle loro patrie.</p>
<p>Il ragazzo iraniano ha partecipato ad alcune manifestazioni contro il governo; Abbas, pakistano, è figlio della seconda moglie del padre ed era odiato dalla prima moglie e dai fratellastri per la vergogna e l&#8217;abbandono causato dal padre e dal suo secondo matrimonio; Lassan, il ragazzo senegalese ha lasciato la famiglia a causa dei numerosi scontri tra i genitori, ma ha rinunciato al gioco del calcio e agli studi a cui teneva tanto. Il suo viaggio? Nel suo Paese aveva anche un problema politico, per cui scappa e riesce ad attraversare il Mali e il Niger in autobus, dormendo in strada. Arriva in Libia a bordo di una jeep che trapostava 32 persone, strette come sardine; 13 lunghi giorni di tragitto perchè l&#8217;auto aveva un sacco di problemi. In Libia ha lavorato per tre mesi ma alla fine non è stato pagato e, prima di riuscire ad arrivare a Tripoli, i poliziotti lo hanno preso e lo hanno messo in galera dove è rimasto per sei mesi. Ogni tanto poteva uscire dalla cella per andare a lavorare e, durante uno di questi trasferimenti, è riuscito a scappare. Arrivato a Tripoli, Lassan è salito su una barca di 2 metri per 7 con a bordo 107 persone. Due giorni di traversata e poi, finalmente, una nave della Marina italiana li ha tratti in salvo e sono arrivati in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-675" width="1142" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo spettacolo fa parte di un progetto più ampio dal titolo “Inciampi di vita” in cui gli autori si sono recati negli ospedali, nel dormitorio di Viale Ortles, nel carcere di Opera, in casa di accoglienza&#8230;Per ascoltare e riportare le voci di homeless, di malati, di detenuti, di migranti: di coloro che sono fragili e forti nell&#8217;attaccamento alla vita, di coloro che hanno in comune con tutti noi più di quanto saremmo portati a pensare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7551" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-678" width="360" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
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		<title>Nigeria: Amnesty International deve richiedere l&#8217;immediato rilascio di Nnamdi Kanu</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 08:14:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nnamdi Kanu è un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja Nigeria, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja Nigeria, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo rilascio immediato e incondizionato. Kanu è prigioniero politico per una campagna per il diritto all’autodeterminazione dei popoli indigeni del Biafra. La polizia segreta della Nigeria nota come DSS rapinò e arrestò Kanu al suo arrivo a Lagos il 14 ottobre 2015 da Londra. Egli fu falsamente accusato di tradimento e trattenuto per ordine del presidente Buhari il quale giurò di non liberarlo nonostante il fatto che tribunali competenti avessero sentenziato che lui dovesse essere liberato. Kanu è attivista dei diritti umani e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7539" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-674" width="641" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-674-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></a></p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un uomo molto saggio. La sua saggezza è seconda a nessuno. Le sue parole ed insegnamenti nella Radio Biafra sono stati scambiati per discorsi di odio da parte di persone che hanno poca o nessuna conoscenza di chi fosse, dove provenga e la sua missione. Nnamdi Kanu è stato un leader tranquillo ma schietto, un leader che con la bocca saggezza e verità ha portato l&#8217;attenzione tanto necessaria alla cruda situazione dei Biafrani. Ci furono mega proteste in tutte le città del Biafra in solidarietà con l&#8217;arresto del signor Kanu. Tanti Biafrani sono stati uccisi e continuano ad essere uccisi dal governo Nigeriano durante queste proteste nonostante I Biafrani protestavano e protestano sempre pacificamente e disarmati.</p>
<p dir="ltr">Di recente l&#8217;UE e Amnesty International nei loro rapporti hanno dichiarato che la Nigeria ha violato i diritti umani del prigioniero Nnamdi Kanu tenendolo in cella dove ha a disposizione meno di tre metri quadrati. La Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo di Strasburgo ha quindi condannato la Nigeria per il trattamento inumano e degradante che Nnamdi Kanu ha ricevuto da quando è stato arrestato dal DSS nigeriano, trattamenti che continua a ricevere ora nel carcere di Kuje (Abuja). Nnamdi Kanu, un emittente britannica e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB) è stato moralmente, mentalmente e fisicamente danneggiato a seguito di una grave tortura disumana ricevuto dal DSS nigeriano sotto ordine del presidente nigeriano Buhari.</p>
<p dir="ltr">Secondo Amnesty International &#8220;centinaia di cittadini del Biafra vengono uccisi ogni anno da agenti di polizia nigeriani corrotti, gli eserciti e DSS, e tutto questo avviene nel totale silenzio delle autorità nigeriane e l&#8217;amministrazione di Muhammadu Buhari, il ignorano il problema. Una domanda che molti si chiedono è <b><i>perché Amnesty International non abbia ancora dichiarato Nnamdi Kanu Prigioniero di coscienza?</i></b> Amnesty International non ha mai inviato un osservatore al processo di Kanu. Il governo nigeriano cerca di punire Nnamdi Kanu per aver detto la verità e per il rilascio, in modo responsabile e per motivi di coscienza, di informazioni che ragionevolmente  lui crede di essere prove di violazioni dei diritti umani contro la sua gente gli indigeni del Biafra, il quale il governo nigeriano stava tentando di mantenere segreto. Questo sarebbe tipicamente motivi per Amnesty International di considerare la persona, in questo caso Kanu un prigioniero di coscienza.</p>
<p dir="ltr">Noi ci chiediamo perché questo &#8220;predicare odio&#8221; che molti stanno parlando ora non è stato invocato in alcuni casi di alto profilo al di fuori della Nigeria? Per esempio dopo che il gruppo Pussy Riot aveva inscenato una protesta a Mosca, la Cattedrale di Cristo Salvatore lo scorso anno, Amnesty International ha sollecitato le autorità russe a liberare tre donne arrestate in connessione con l&#8217;incidente prima del loro processo. Queste donne erano violenti e in effetti hanno predicato l&#8217;odio a differenza di Kanu, però lo stesso Amnesty International ha dichiarato chiaramente che i membri del Pussy Riot sono stati presi di mira a causa della loro &#8220;opinioni politiche&#8221; Dando a queste persone lo status di POC. Kanu è un vocale attivista dei diritti umani e possiamo categoricamente affermare che lui non predicava odio. Stava semplicemente esercitando il suo diritto alla libertà di parola e di espressione. Tutte le cose che ha detto ha aiutato milioni di indigeni del Biafra a conoscere la loro vera identità e la loro storia. Kanu ha liberato il popolo del Biafra dalla schiavitù mentale. Le motivazioni che hanno portato Nnamdi Kanu a lottare per la sua gente fu perché lui era inorridito dalla &#8220;sete di sangue&#8221; del governo nigeriano, esercito, DSS e polizia catturato in vari  video di &#8220;Omicidio di massa&#8221; &#8211; che mostra chiaramente molti attacchi contro pacifiche e disarmati civili del Biafra in Nigeria e in Biafra- e sperava che la comunità internazionale e pubblico sarebbe allo stesso modo indignato. Amnesty sta diventando sempre più ossequioso ai potenti politici, dando un cattivo esempio a Human Rights Watch e a tutte le persone che credono nella loro organizzazione. Il governo nigeriano sottopone Kanu ad un estremamente punitivo e trattamento degradante e nessuno è lì per lui, nessuno sta parlando in sua difesa e questo è molto ingiusto nei sui confronti.</p>
<p dir="ltr">La libertà di informazione e parola è stata riconosciuta come un diritto umano fondamentale alla sessione inaugurale dell&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nnamdi Kanu ha preso un rischio enorme a sostenere tale diritto. È davvero un peccato che Amnesty International non sta chiedendo il suo rilascio e riconosciuto lo status di POC. Amnesty International non deve privare Kanu lo status di POC. È il loro dovere chiedere al governo nigeriano di rilasciarlo immediatamente ed incondizionatamente sennò perde di credibilità agli occhi dei loro sostenitori.</p>
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		<title>Ricordare tutto, ricordare tutti: non numeri, ma persone</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 06:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ricordare tutto, ricordare tutti&#8221;, il titolo del cortometraggio di Enrico Chiarugi e diretto da Paolo Caspani sulle 366 vittime del naufragio del barcone con a bordo 500 migranti, del 3 ottobre 2013 .  Un film&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/x3QNYgwv5ag?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
</div>
<div>&#8220;Ricordare tutto, ricordare tutti&#8221;, il titolo del cortometraggio di Enrico Chiarugi e diretto da Paolo Caspani sulle 366 vittime del naufragio del barcone con a bordo 500 migranti, del 3 ottobre 2013 .  Un film per ricordare le vittime non come numeri ma come persone: «Di quanta memoria avremo ancora bisogno per ricordarli tutti?». Al progetto ha collaborato Massimo Corbo, neurologo e direttore scientifico del Dipartimento di Terapie neuroriabilitative della Casa di Cura Policlinico di Milano.</div>
<div></div>
<div><em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato per voi Enrico Chiarugi che ringrazia molto.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Marco, ipertimesico, elenca i nomi delle 366 vittime del naufragio del 2013: come possiamo ricordare e rimettere al centro delle riflessioni le persone e le loro storie e non solo i numeri statistici?</div>
<div><span style="color: #222222;"> </span></div>
<div></div>
<div>L’idea del filmato è nata da uno di quei cortocircuiti che ogni tanto scattano dal contatto fra cose solo apparentemente lontane: in questo caso, da una lato la tragedia dei migranti e dall&#8217;altro la notizia, letta sull’edizione on line del Corriere della Sera di qualche tempo fa, di una ricerca sugli ipertimesici, un piccolissimo numero di Italiani dotati di una memoria autobiografica eccezionale.  Perché, dobbiamo dirlo, la questione dei migranti è anche una questione di memoria. E questo nonostante che quasi ogni giorno, purtroppo, ci sia la notizia dell’ennesima strage: 366 morti + 100 morti + 250 morti +… Se ci pensate, è proprio a causa dell’accumulo di dati che la somma finale delle stragi sembra dare come risultato un bello zero tondo, come se non ci fossero facce e corpi dietro quei numeri impressionanti. Ecco, il nostro tentativo è stato quello di evocare, grazie ai nomi detti da Marco Pietrantuono, delle facce vere e dei corpi veri e, contemporaneamente, di mettere “in cassaforte” (una cassaforte vivente, come è la mente di Marco) questi 366 ricordi riemersi dall’oblio.</div>
<div>In ogni caso, non ho niente di personale contro i numeri, anzi. La verità passa anche dalla capacità di mettere in relazione dati e statistiche per trarre delle conseguenze ponderate. Mi piace un po’ meno quando un numero viene isolato dal contesto, brandito come una clava e usato per suscitare la paura delle invasioni o delle guerre di religione. Di questo non hanno però colpa i numeri in sé, ma gli esseri (dis)umani che li utilizzano.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Qual è stata la reazione degli abitanti di Lampedusa alla notizia di quel terribile naufragio?</div>
<div>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">Onestamente non lo so e non vorrei dire cose sbagliate. So solo che nelle persone dell’isola con cui ho parlato si percepisce un grande senso di accoglienza e di umanità, nonostante tutte le difficoltà oggettive che derivano dal vivere quotidianamente in una situazione “eccezionale”.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Può esprimere la sua opinione sull&#8217;operazione Mare nostrum e sulle politiche di accoglienza europee?</p>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">“Mare Nostrum” nacque come una risposta concreta (e italiana) alla tragedia del 3 ottobre 2013; operazione necessaria per salvare immediatamente quante più vite umane possibile. Le risposte successive (Frontex, Triton) sono nate dal bisogno e dalla necessità di affrontare questo dramma in un contesto europeo. Ma qui, forse, manca proprio un’idea condivisa di Europa, da cui tutte le polemiche e le divisioni sulle quote dei migranti da accogliere, sui costi delle operazioni di monitoraggio del Mediterraneo ecc. Bisogna dire che qui i numeri sono usati e tirati da più parti, spesso per obiettivi miserabili. Credo che si debba tenere presente (e anche qui sono altri dati a dircelo &#8211; dati demografici, economici, persino climatici) che il fenomeno della migrazione dall’Africa verso l&#8217;Europa durerà a lungo. Mettere la testa sotto terra o erigere muri non servirà a niente.</span></div>
<div>Chi invece non parla mai di numeri è la Chiesa, che (lo dico pur essendo io un non credente) svolge un ruolo davvero essenziale , richiamandoci non solo all’aiuto da dare a chi è in pericolo, ma anche al percorso di dignità che deve accompagnare ogni salvataggio di ogni singola persona. Quello della Chiesa e di questo Papa è anche un invito a pensare in modo semplice, ritornando ai “fondamentali”: persone, corpi, dolore, morte.</div>
<div></div>
<div><span class="im"><br />
</span></p>
<div>Al documentario ha partecipato anche il prof. Massimo Corbo, neurologo. Qual è stato il suo apporto al progetto?</div>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">In realtà Massimo ha seguito il progetto soprattutto come amico che ne condivideva le finalità. La sua partecipazione alla presentazione del filmato è stata però molto importante, in quanto ha fatto emergere un punto chiave: quanto la memoria può essere legata da un lato all’emozione di un ricordo passato e dall’altro alla paura del futuro. Credo che quella che si combatterà sempre più negli anni a venire intorno alla questione dei migranti  (si spera, senza l’uso delle armi ma solo delle parole) sarà certamente anche una guerra tra dati, idee e opinioni, ma sarà soprattutto una guerra di emozioni. In questo scontro, la memoria, stimolata correttamente, credo sia il più potente antidoto contro la paura e contro il suo figlio naturale: l’odio. </span></div>
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		<title>&#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne?</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 10:55:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicato Non una di meno: &#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne? Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Comunicato Non una di meno: &#8220;Perché i telegiornali&#8221; oscurano la manifestazione delle donne?</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7526" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-672" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-672-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Ieri a Roma una manifestazione di almeno 200 mila persone condotta dalle donne, potente e bella come una marea, ha detto all’opinione pubblica di questo Paese che la violenza maschile deve finire perché rovina e spegne le nostre vite, e che le femministe hanno la competenza, il metodo e l’esperienza per sapere quali misure adottare e quali interventi. Oggi discuteremo in migliaia alla Università di Roma un piano d’azione nazionale femminista contro la violenza maschile che sia utile ed efficace. Quando sarà pronto chiederemo con tutte le nostre forze che venga adottato.<br />
Ma nelle edizioni della sera i maggiori telegiornali hanno fatto scomparire la notizia.<br />
Il TgUno, che appena il 25 novembre condannava la violenza sulle donne, ieri sera ha intervistato solo la Ministra Boschi e poi, come per caso, è stata data la notizia che migliaia di donne avevano sfilato a Roma per dire no alla violenza.<br />
RaiDue ha mostrato un papà con un bambino sullo sfondo del Colosseo e della manifestazione, sembrava una festa per famiglie.<br />
La7 non si è accorta di niente.<br />
E allora si pone un problema di democrazia e rispetto delle leggi.</p>
<p dir="ltr">Non accettiamo più che i governi non agiscano da subito per contrastare il femminicidio, che si chiudano i Centri Antiviolenza, che non si faccia prevenzione, educazione, formazione. Volete un’altra manifestazione, più grande? Noi abbiamo le ragioni urgenti,  l’energia e la rabbia per farla.</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7528" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-670" width="361" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 361w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-670-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 361px) 100vw, 361px" /></a></p>
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		<title>Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2016 09:38:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell&#8217;8 gennaio 2014 il Ministero dell&#8217;Interno, per fronteggiare &#8220;l&#8217;afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/27/il-report-benvenuti-del-naga-sui-richiedenti-asilo/">Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell&#8217;8 gennaio 2014 il Ministero dell&#8217;Interno, per fronteggiare &#8220;l&#8217;afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle coste italiane&#8221; e considerata &#8220;l&#8217;avvenuta saturazione di tutti i centri governativi e di quelli garantiti da alcuni enti locali nell&#8217;ambito del sistema SPRAR&#8221;, incaricava tutte le Prefetture di attivare Centri di Accoglienza Straordinari per soddisfare la sovrabbondanza di richieste di accoglienza, coinvolgendo tutto il territorio nazionale e inaugurando una nuova stagione emergenziale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7522" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="sottotetto_centro_via_fantoli-2" width="1200" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/sottotetto_centro_via_fantoli-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a><br />
Tra l&#8217;autunno 2014 e i primi mesi del 2015 abbiamo iniziato a ricevere presso il Centro Naga Har &#8211; il Centro per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura del Naga &#8211; un numero sempre crescente di persone confuse e spaesate, arrivate in Italia da poco tempo, accolte in strutture di cui spesso ignoravamo l&#8217;esistenza. Abbiamo così deciso d&#8217;indagare la situazione. Abbiamo intervistato 62 dei nostri ospiti e chiesto alla Prefettura di Milano informazioni relative alle strutture coinvolte e l&#8217;autorizzazione ad accedervi. Dai racconti dei nostri ospiti, dalle visite alle strutture e dalle interviste ai gestori e operatori delle strutture è stato possibile fotografare lo stato attuale del sistema di accoglienza gestito dalla Prefettura di Milano e verificare il grado di adesione delle pratiche ai bandi della Prefettura (che definiscono le regole con cui tale accoglienza deve essere erogata).</p>
<p>&#8220;<em>E&#8217; emersa l&#8217;enorme eterogeneità tra le tipologie delle strutture di accoglienza e tra i servizi da queste erogati, la numerosità degli ospiti, la mancata definizione delle competenze necessarie per rispondere adeguatamente ai bisogni delle persone accolte. Appartamenti, centri di medie e grandi dimensioni, tendopoli allestite con criteri emergenziali e temporanei, diventate anch&#8217;esse luoghi in cui gli ospiti svernano senza assistenza legale chiara e senza alcuna progettualità. Un pocket money definito dai bandi, ma erogato in maniera quanto mai irregolare da alcuni enti gestori, una scuola di italiano anch&#8217;essa prevista, ma in molti casi disattesa. Molti sono gli esempi che emergono dal report che testimoniano che diritti fondamentali vengono trasformati in &#8216;opportunità&#8217; che alcuni ricevono e altri no. La delega strutturale al terzo settore abbassa gli standard minimi di accoglienza e rende la casualità il vero unico elemento comune. La vita e il futuro di chi arriva è in mano a un sistema aleatorio</em>&#8221; affermano i volontari che hanno svolto l&#8217;indagine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7523" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="bagno_centro_via_fantoli-2" width="1200" height="1600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/bagno_centro_via_fantoli-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>&#8220;<em>La nostra indagine restituisce uno spaccato del sistema di accoglienza &#8217;emergenziale&#8217; che sembra essere diventato il modello di riferimento per le persone in cerca di accoglienza e protezione</em>&#8220;, afferma Pietro Massarotto, presidente del Naga. &#8220;<em>Abbiamo messo in luce le difficoltà, le scelte e i paradossi del sistema di accoglienza purtroppo pienamente coerente con la posizione dell&#8217;Unione Europea e dei governi dei paesi membri nei confronti del fenomeno migratorio: improvvisazione, casualità e chiusura. Il fenomeno migratorio andrebbe affrontato con coraggio, lungimiranza e senso della storia. In questo momento, l&#8217;unico coraggio che vediamo è quello nei passi di chi lascia il proprio Paese</em>&#8220;.</p>
<p>Nell&#8217;attesa di un ripensamento strutturale del sistema di accoglienza auspicato con decisione e estrema urgenza, il Naga, con questo report, avanza anche delle richieste per tentare di migliorare almeno in parte la situazione: nessun rinnovo di convenzioni a enti che non erogano i servizi previsti dalle stesse; non rinnovo della convenzione agli enti coinvolti in inchieste giudiziarie; standard di assegnazione degli appalti legati alla qualità del servizio e non alla logica del massimo ribasso; meccanismi di monitoraggio e revisione delle convenzioni; superamento del &#8220;doppio sistema&#8221;- accoglienza prefettizia e SPRAR- in un unico sistema rispettoso degli standard SPRAR; per tutti i comuni italiani quote, proporzionate alla popolazione, di richiedenti asilo e rifugiati, puntando a un modello di accoglienza diffuso su tutto il territorio nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Link ulteriori e importanti:</p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/Malaccoglienza_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/Malaccoglienza_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p><a href="http://www.naga.it/tl_files/naga/Conclusioni_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.naga.it/tl_files/naga/Conclusioni_(Ben)venuti_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/27/il-report-benvenuti-del-naga-sui-richiedenti-asilo/">Il report (Ben)Venuti del Naga sui richiedenti asilo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la piaga del bracconaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2016 09:52:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/26/stay-human-africa-la-piaga-del-bracconaggio/">&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la piaga del bracconaggio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> </b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7516" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-667" width="810" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-667-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il Continente nero presenta una varietà di specie animali invidiabile da tutti i continenti. La maggior parte degli esemplari in via di estinzione si trovano qui ma, nonostante questo, la vile corsa al denaro non si ferma.</p>
<p align="JUSTIFY">Il bracconaggio, infatti, rappresenta una piaga che affligge l’Africa da tempo e che, negli ultimi anni si sta addirittura intensificando. Ci sono regioni più colpite da questo fenomeno, per la presenza, appunto, di un numero maggiore di animali rari o in via di estinzione; tra questi paesi troviamo Kenya, Sudafrica e Zimbabwe. Nel 1989 si concretizzò il divieto di commerciare avorio, imposto dalla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate dall’estinzione (CITES). Molte attività vennero allora dismesse causando una picchiata nella domanda e di conseguenza anche dei prezzi delle zanne. La situazione proseguì migliorando, fino all’arrivo degli anni 2000 quando la crescita asiatica si fece risentire creando attività che si pensavano estinte.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-7517 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-668" width="556" height="404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 882w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-668-768x558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il tutto degenerò, nacquero gruppi di criminalità organizzata con lo scopo di creare nuovi canali di comunicazione per un sempre più crescente mercato nero. Fino ad arrivare ad oggi, dove i numeri sono diventati altissimi: da ogni parte dell’Africa australe giungono settimanalmente segnalazioni che evidenziano un aumento degli attacchi di cacciatori di frodo. A rimetterci sono, soprattutto, i rinoceronti, perseguitati per via del loro corno, molto ricercato in Cina e Vietnam per curare malattie come l’impotenza.</p>
<p align="JUSTIFY">Seimila animali massacrati a colpi di fucili, solo nel 2015 sono stati 1338 gli esemplari uccisi. Lo Stato forse più colpito da questa situazione è il Kenya che, ad oggi, conserva gli ultimi tre esemplari di rinoceronti bianchi. Sudan, l’ultimo maschio, insieme a Nankjin e Fatu, le due femmine, che si contendono senza successo l’ultimo maschio rimasto. Infatti Sudan ha già 40 anni, ed è quindi molto anziano considerando l’età media di questi rinoceronti, 50 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli ultimi anni gli scienziati hanno raccolto e congelato lo sperma dei maschi ancora in vita, compreso quello di Sudan ma purtroppo i tentativi di fecondazione artificiale non hanno, ad oggi, dato esito positivo. “Stiamo progettando di incrociare naturalmente le due femmine di rinoceronte bianco del nord con un maschio del sud, questo non porterebbe ad una progenie pura al 100% ma permetterebbe di conservare una parte del patrimonio genetico di questa specie” fa sapere Richard Vigne, amministratore delegato di Ol Pejeta, la riserva dove vivono questi esemplari.</p>
<p align="JUSTIFY">A questi esemplari è stato tagliato il corno, per renderli meno “appetibili” agli occhi dei bracconieri ma anche questo non è servito; un semplice monchino vale molto denaro. I sorveglianti della riserva non possono permettersi la minima distrazione, i rinoceronti sono custoditi 24 ore su 24 e i ranger dormono a turno a pochi metri dagli animali. Inevitabile la nascita di un legame forte tra questi uomini e i rinoceronti che, si spera, proseguirà per ancora molti anni.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7518" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-666" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-666-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/11/26/stay-human-africa-la-piaga-del-bracconaggio/">&#8220;Stay human: Africa&#8221;: la piaga del bracconaggio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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