<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>lobby Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<atom:link href="https://www.peridirittiumani.com/tag/lobby/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/lobby/</link>
	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
	<lastBuildDate>Wed, 13 Feb 2019 07:51:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=5.8.13</generator>

<image>
	<url>https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/cropped-peridirittiumani_logodef-150x150.jpg</url>
	<title>lobby Archives - Per I Diritti Umani</title>
	<link>https://www.peridirittiumani.com/tag/lobby/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Gli obblighi di rendicontazione non finanziaria per le imprese</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/13/imprese-e-diritti-umani-gli-obblighi-di-rendicontazione-non-finanziaria-per-le-imprese/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/13/imprese-e-diritti-umani-gli-obblighi-di-rendicontazione-non-finanziaria-per-le-imprese/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 07:51:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Imprese e Diritti Umani]]></category>
		<category><![CDATA[Legalità]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[degrado]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[governi]]></category>
		<category><![CDATA[impatto]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoratori]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[lobby]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[normative]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sindacati]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
		<category><![CDATA[uguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=12093</guid>

					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Nel percorso verso un’economia globale sostenibile e che coniughi redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente, la trasparenza delle imprese circa il proprio operato acquista, come è facilmente intuibile,&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/13/imprese-e-diritti-umani-gli-obblighi-di-rendicontazione-non-finanziaria-per-le-imprese/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Gli obblighi di rendicontazione non finanziaria per le imprese</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12094 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/aaa.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="189" height="267" /></a></b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Nel percorso verso un’economia globale sostenibile e che coniughi redditività a lungo termine, giustizia sociale e protezione dell’ambiente, la trasparenza delle imprese circa il proprio operato acquista, come è facilmente intuibile, un ruolo fondamentale. Nel 2011 la Commissione Europea poneva l’accento sulla necessità di fissare uno standard uniforme tra gli Stati Membri circa la trasparenza delle informazioni “non finanziarie” fornite dalle imprese nei rispettivi settori. Nel 2014 l’Unione Europea approvava la Direttiva 2014/95/UE, recante alcune modifiche alla precedente Direttiva 2013/34/UE, stabilendo nuovi standard minimi di comunicazione da parte delle imprese con più di 500 dipendenti di informazioni in materia ambientale e sociale, in relazione alla gestione del personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta alla corruzione attiva e passiva, allo scopo di fornire agli investitori e alle altre parti interessate un quadro più completo sullo sviluppo, performance ed impatto della propria attività di produzione.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo quanto previsto dalla Direttiva, le imprese sono tenute ad elaborare una dichiarazione comprendente le politiche attuate, i risultati conseguiti e i rischi connessi alla propria attività, insieme ad altre informazioni circa le procedure in materia di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span>In materia ambientale, la Direttiva prevede che le dichiarazioni devono contenere “informazioni dettagliate riguardanti l’impatto attuale e prevedibile delle attività dell&#8217;impresa sull’ambiente nonché, ove opportuno, sulla salute e la sicurezza, l’utilizzo delle risorse energetiche rinnovabili e/o non rinnovabili, le emissioni di gas a effetto serra, l’impiego di risorse idriche e l’inquinamento atmosferico”, mentre per quanto concerne gli aspetti sociali e attinenti al personale, le informazioni richieste riguardano “le azioni intraprese per garantire l’uguaglianza di genere, l’attuazione delle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione internazionale del lavoro, le condizioni lavorative, il dialogo sociale, il rispetto del diritto dei lavoratori di essere informati e consultati, il rispetto dei diritti sindacali, la salute e la sicurezza sul lavoro e il dialogo con le comunità locali, e/o le azioni intraprese per garantire la tutela e lo sviluppo di tali comunità”. Non ultimo, la Direttiva prevede l’inclusione di informazioni sulla prevenzione delle violazioni dei diritti umani e sugli strumenti esistenti per combattere la corruzione attiva e passiva.</p>
<p align="JUSTIFY">In Italia, la Direttiva 2014/95/UE è stata attuata dal Decreto Legislativo 30 dicembre 2016, n. 254; il provvedimento è entrato in vigore il 25 gennaio 2017 e le sue disposizioni si applicano agli esercizi finanziari a partire dal 1 gennaio 2017.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante la Direttiva costituisca senza dubbio un passo importante nel definire obblighi di trasparenza delle imprese circa le misure da adottare per operare nel pieno rispetto dei diritti umani, è stata criticata in quanto la stessa non specifica in modo sufficientemente dettagliato quali informazioni debbano essere divulgate, lasciando dunque uno spiraglio aperto alla inadempienza dei suoi destinatari. Come già detto, garantire una divulgazione di alta qualità su questi temi ha un ruolo fondamentale nel perseguimento di obiettivi di crescita sostenibile e nella gestione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico o dal degrado ambientale, per citarne alcuni.</p>
<p align="JUSTIFY">Per affrontare questo problema, alcune organizzazioni ed esperti si sono riuniti nell’ambito di un progetto di ricerca triennale<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Alliance for Corporate Transparency</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) </span></span>con l’obiettivo di analizzare gli <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>step </i></span></span>intrapresi dalle imprese europee al fine di implementare le disposizioni della Direttiva NFR<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Non- Financial Reporting</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">) </span></span>e qualisiano le azioni da intraprendere per migliorare il quadro UE sul tema.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2018, il progetto ha valutato oltre 100 aziende appartenenti ai settori dell’energia ed estrattivo, delle tecnologie dell’informazione, della comunicazione e dell’assistenza sanitaria. Il campione iniziale di società comprendeva gruppi più grandi di oltre 20 società provenienti da Spagna, Francia e Regno Unito e campioni di controllo più piccoli provenienti dalla Germania, dalla penisola scandinava e dall’Europa centrale e orientale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia).</p>
<p align="JUSTIFY">L’analisi dei dati raccolti mostra che la maggioranza delle aziende riconosce nei propri rapporti l’importanza delle questioni ambientali e sociali per il proprio business. Tuttavia, solo nel 50% dei casi per le questioni ambientali e in meno del 40% per le questioni sociali e relative alle misure anti-corruzione, le informazioni fornite sono considerate chiare in termini di questioni concrete, obiettivi e principali rischi. Infatti, è stato ritenuto che le informazioni generali fornite dalla maggior parte delle aziende non consentono ai lettori di comprendere il loro impatto e, per estensione, il loro sviluppo, come richiesto dalla Direttiva NFR.</p>
<p align="JUSTIFY">I risultati più rilevanti della ricerca sono i seguenti:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Per quanto riguarda il cambiamento climatico, il 90% delle aziende riferisce sui cambiamenti climatici, ma solo il 47% specifica chiaramente quali siano gli obiettivi perseguiti dalle proprie politiche ambientali ed in che modo gli stessi siano concretamente perseguiti. È considerato come un dato allarmante il fatto che solo il 26% delle società analizzate appartenenti ai settori dell’energia e a quello estrattivo abbia definito le proprie azioni per diminuire le emissioni di gas a effetto serra in linea con quanto previsto dall’Accordo di Parigi (mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° rispetto ai livelli preindustriali). Al riguardo, si ritiene che gli interventi legislativi dovrebbero chiarire quali informazioni debbano essere contenute nei piani di transizione a lungo termine delle società verso un’economia a zero emissioni di carbonio e le loro implicazioni economiche.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Circa le problematiche ambientali, le aziende in esame hanno riferito su temi come l’utilizzo di risorse idriche, l’inquinamento, i rifiuti e, in misura minore, la biodiversità, ma alcuni aspetti chiave sono stati trascurati. Questi aspetti includono, ad esempio, l’inquinamento causato dai trasporti, che è menzionato dal 21% delle aziende, o il consumo di acqua e i rischi nelle aree dotate di scarse risorse idriche e di confine, segnalate solo dal 24% delle aziende in esame.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Sul tema delle questioni legate ai lavoratori e alle problematiche sociali, la maggior parte delle aziende riporta indicatori legati ai propri dipendenti diretti, mentre raramente sono fornite informazioni sui lavoratori esternalizzati, che rappresentano la parte più vulnerabile della forza lavoro delle aziende. La selezione di questi indicatori è, tuttavia, lungi dall&#8217;essere standardizzata. La maggior parte delle aziende fornisce informazioni sul numero di dipendenti (92%), equilibrio generale di genere (81%), politiche antidiscriminatorie (79%), salute e sicurezza (80%). Un numero interiore di aziende rivela informazioni più dettagliate sugli effetti delle proprie politiche (il 36% riferisce di miglioramenti conseguenti alle politiche antidiscriminatorie intraprese) e pochissimi forniscono informazioni paese per paese su questioni delicate quali pari opportunità (6%) e libertà di associazione dei lavoratori (10%). Vale anche la pena notare che il 39% delle aziende non ha fornito informazioni sulla capacità dei propri dipendenti di esprimere preoccupazioni senza timori di subire ripercussioni.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Diritti umani: Oltre il 90% delle aziende esprime il proprio impegno a rispettare i diritti umani e il 70% si impegna a garantire la protezione dei diritti umani anche nelle proprie catene di approvvigionamento. <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, solo il 36% descrive il proprio sistema di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani e il 10% descrive esempi o indicatori di una gestione efficace di tali questioni. Le aziende segnalano comunemente informazioni sugli audit sui diritti umani (58%), ma la divulgazione dei risultati è molto meno comune (25%), così come la divulgazione delle azioni conseguentemente adottate (16%). Analogamente, solo l’8% delle aziende discute i limiti degli audit nel valutare l’impatto della propria attività sui diritti umani, nonostante gli stessi siano universalmente riconosciuti, come dimostrato dal crollo del Rana Plaza nel 2013 e da innumerevoli altri incidenti che nel corso del tempo sono stati registrati nelle fabbriche delle società controllate.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Lotta alla corruzione: Come mostrato in tutta la ricerca, vi è una notevole attenzione alla divulgazione dei programmi anti-corruzione; i risultati delle valutazioni mostrano un alto livello di rendicontazione dell’impegno contro la corruzione (91%), disciplina del whistleblowing (76%), programmi di formazione (75%) e regole su regali e ospitalità (73%). Nonostante ciò, un numero relativamente basso di aziende spiega effettivamente i principali elementi propri programmi anticorruzione (62%). Per quanto riguarda le informazioni sull’influenza politica, va notato che il 54% delle aziende rivela le proprie politiche in merito al divieto o alla divulgazione di contributi politici. Tuttavia, pochissime aziende divulgano informazioni sui propri sforzi per influenzare le politiche pubbliche (solo il 10% rivela le proprie spese di lobby).</p>
<p align="JUSTIFY">Come dimostrato dalla ricerca, allo stato attuale il reporting di sostenibilità aziendale non consente agli investitori e agli altri <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>stakeholders</i></span></span> di comprendere gli impatti e i rischi delle società e le loro strategie per affrontarli; tale pratica è alimentata dal fatto che né la direttiva NFR né le linee guida includano requisiti chiari per la forma della dichiarazione non finanziaria.</p>
<p align="JUSTIFY">La soluzione a questa situazione sarebbe quella di migliorare la specificità della direttiva NFR in relazione alle informazioni che le società dovrebbero divulgare. I risultati della menzionata ricerca suggeriscono ulteriori modifiche che migliorerebbero l’attuazione della direttiva NFR e che dovrebbero essere prese in considerazione. Esse comprendono:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>un maggiore controllo da parte dei governi nazionali;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>la pubblicazione di un elenco di società destinatarie della direttiva con indicazione delle loro supply chains per consentire il monitoraggio di terze parti;</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; fornire alla società civile strumenti per richiedere il rispetto della normativa.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per consultare il testo integrale del report (in lingua inglese), si veda: <a href="http://allianceforcorporatetransparency.org/assets/2018_Research_Report_Alliance_Corporate_Transparency-66d0af6a05f153119e7cffe6df2f11b094affe9aaf4b13ae14db04e395c54a84.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://allianceforcorporatetransparency.org/assets/2018_Research_Report_Alliance_Corporate_Transparency-66d0af6a05f153119e7cffe6df2f11b094affe9aaf4b13ae14db04e395c54a84.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/13/imprese-e-diritti-umani-gli-obblighi-di-rendicontazione-non-finanziaria-per-le-imprese/">&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Gli obblighi di rendicontazione non finanziaria per le imprese</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/02/13/imprese-e-diritti-umani-gli-obblighi-di-rendicontazione-non-finanziaria-per-le-imprese/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Brasile. Bolsonaro trasferisce la competenza per le zone di tutela indigene al Ministero per l&#8217;Agricoltura</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/14/brasile-bolsonaro-trasferisce-la-competenza-per-le-zone-di-tutela-indigene-al/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/14/brasile-bolsonaro-trasferisce-la-competenza-per-le-zone-di-tutela-indigene-al/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jan 2019 07:48:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[attivisti]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[controllo]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lobby]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[ONG]]></category>
		<category><![CDATA[ONU]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[pluralismo]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popoli]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11933</guid>

					<description><![CDATA[<p>A poco più di una settimana dall&#8217;insediamento di Jair Bolsonaro alla guida del Brasile, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al nuovo presidente brasiliano affinché accetti l&#8217;invito delle comunità indigene amazzoniche degli Aruak, Baniwa&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/14/brasile-bolsonaro-trasferisce-la-competenza-per-le-zone-di-tutela-indigene-al/">Brasile. Bolsonaro trasferisce la competenza per le zone di tutela indigene al Ministero per l&#8217;Agricoltura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/alles-nur-staffage-die-guarani1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11934" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/alles-nur-staffage-die-guarani1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="552" height="374" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/alles-nur-staffage-die-guarani1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 552w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/alles-nur-staffage-die-guarani1-300x203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /></a></p>
<p>A poco più di una settimana dall&#8217;insediamento di Jair Bolsonaro alla guida del Brasile, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è appellata al nuovo presidente brasiliano affinché accetti l&#8217;invito delle comunità indigene amazzoniche degli Aruak, Baniwa e Apuriña ad avviare un dialogo diretto e paritetico con le comunità indigene del paese.<br />
Contemporaneamente l&#8217;APM critica fortemente la decisione di Bolsonaro di trasferire la competenza per le aree di tutela indigene dalla Fondazione Nazionale per gli Indigeni (FUNAI) al Ministero per l&#8217;agricoltura.</p>
<p>Per l&#8217;APM si tratta di un aperto attacco ai diritti territoriali dei circa 300 popoli indigeni del Brasile e costituisce un regalo alla potente lobby agraria che vorrebbe sfruttare economicamente i territori indigeni. In questo modo Bolsonaro compie con la sua promessa elettorale di avviare lo sfruttamento economico dell&#8217;Amazzonia sia a spese delle comunità indigene che andrebbero a perdere la loro base di sussistenza sia a spese dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Preoccupano anche le dichiarazioni di Bolsonaro, secondo le quali le ONG straniere e le organizzazioni internazionali manipolerebbero coscientemente le comunità indigene. Bolsonaro ha quindi annunciato di voler far controllare e coordinare il lavoro degli attivisti per i diritti umani. Un decreto in tal senso minerebbe però una delle basi di una società democratica e pluralistica.</p>
<p>Poco dopo l&#8217;insediamento di Bolsonaro all&#8217;inizio di gennaio 2019 e a nome dell&#8217;organizzazione &#8220;Rede de Cooperação Amazônica&#8221; (RCA), i rappresentanti dei popoli Aruak, Baniwa e Apuriña hanno inviato a Bolsonaro una lettera aperta con cui lo invitavano al dialogo e rifiutavano una politica di integrazione forzata e paternalistica del governo nei loro confronti. Nella lettera si legge: &#8220;Possediamo la capacità e l&#8217;autonomia per parlare per noi stessi. Siamo decisamente capaci di pensare e discutere i diritti dei popoli indigeni, così come fissati e garantiti dagli articoli 231 e 232 della Costituzione Federale<br />
brasiliana nonché dalla Convenzione ILO 169 dell&#8217;Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dalla Dichiarazione sui Popoli Indigeni dell&#8217;ONU.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/01/14/brasile-bolsonaro-trasferisce-la-competenza-per-le-zone-di-tutela-indigene-al/">Brasile. Bolsonaro trasferisce la competenza per le zone di tutela indigene al Ministero per l&#8217;Agricoltura</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2019/01/14/brasile-bolsonaro-trasferisce-la-competenza-per-le-zone-di-tutela-indigene-al/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Brasile: con Bolsonaro si prospetta un futuro funesto per popolazioni indigene</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/07/brasile-con-bolsonaro-si-prospetta-un-futuro-funesto-per-popolazioni-indigene/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/07/brasile-con-bolsonaro-si-prospetta-un-futuro-funesto-per-popolazioni-indigene/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 08:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[America latina: i diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Americalatina]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[Bolsonaro]]></category>
		<category><![CDATA[brasile]]></category>
		<category><![CDATA[brasiliani]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini]]></category>
		<category><![CDATA[conservatori]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[dirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[esteri]]></category>
		<category><![CDATA[giornale]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[lobby]]></category>
		<category><![CDATA[militari]]></category>
		<category><![CDATA[notizie]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[peridirittiumani]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[popolazioni]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[Presidente]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttamento]]></category>
		<category><![CDATA[Temer]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[tutela]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni]]></category>
		<category><![CDATA[voto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=11617</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati spaventosi (Prima della conferma di Bolsonaro Presidente) Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/07/brasile-con-bolsonaro-si-prospetta-un-futuro-funesto-per-popolazioni-indigene/">Brasile: con Bolsonaro si prospetta un futuro funesto per popolazioni indigene</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i diritti umani cattolica CIMI pubblica nuovi dati<br />
spaventosi</p>
<p><em>(Prima della conferma di Bolsonaro Presidente)</em></p>
<p>Per le popolazioni indigene del Brasile il 12 ottobre, giorno in cui in tutte le Americhe si celebra l&#8217;arrivo di Cristoforo Colombo nel continente, è un giorno di lutto. In occasione della Giornata di Colombo e in vista del ballottaggio per le presidenziali in Brasile che vedono favorito il candidato del partito nazional-conservatore PSL (Partito<br />
Social-Liberale) Jair Bolsonaro, l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati<br />
(APM) vuole ricordare la situazione in cui versano i circa 305 popoli indigeni del paese sudamericano. Gli attacchi razzisti di Bolsonaro contro le minoranze del paese istigano alla discriminazione ed emarginazione della popolazione povera e indigena del Brasile. Le<br />
violazioni dei diritti territoriali degli indigeni brasiliani sono in aumento e non vi è alcun intervento dello stato per fermare e perseguire lo sfruttamento illegale delle risorse minerarie o il disboscamento illegale. I procedimenti per il riconoscimento dei territori<br />
tradizionali sono bloccati tant&#8217;è che durante il governo dell&#8217;attuale presidente Michel Temer nessun procedimento di riconoscimento è stato portato a termine.</p>
<p>La lobby agraria che si batte per gli interessi dei latifondisti e per un&#8217;agricoltura industriale è in crescita e guadagna sempre più consensi tra il ceto medio-alto. A farne le spese sono in primo luogo le comunità indigene i cui territori sono da tempo nel mirino dell&#8217;élite economica del paese per un loro sfruttamento economico. Ora le comunità indigene<br />
temono che la probabile vittoria di Bolsonaro, convinto sostenitore della lobby agraria, comporterà nuovi espropri e dislocamenti forzati delle loro comunità.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11618" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="541" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-300x162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/6283818-768x415.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>I dati relativi al 2017 appena pubblicati dall&#8217;organizzazione per i diritti umani cattolica CIMI riportano un quadro spaventoso della situazione dei popoli indigeni in Brasile. Secondo questi dati, nel 2017 ci sono stati 128 casi di suicidio tra gli Indigeni, 110 persone sono state assassinate e 14 rappresentanti indigeni devono fare i conti con<br />
ripetute minacce di morte. La mancanza di assistenza sanitaria ha causato la morte di 702 bambini sotto i cinque anni.</p>
<p>Il candidato del PSL Jair Bolsonaro è stato il vincitore del primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane e vista la percentuale di voti ottenuti ha buone probabilità di vincere il ballottaggio. Oltre a sostenere la lobby agraria, Bolsonaro è anche sostenitore della lobby delle armi e si è espresso in modo positivo sulla dittatura militare che<br />
dal 1962 al 1985 ha governato il paese. Bolsonaro sostiene la necessità di un governo autoritario, propone un ex-generale come suo vicepresidente e intende ricoprire importanti cariche del paese con altri esponenti militari. I suoi elettori sono perlopiù benestanti e<br />
bianchi. Bolsonaro trova consensi soprattutto tra i membri ultra-conservatori delle chiese evangeliche e pentecostali che costituiscono all&#8217;incirca il 20% della popolazione. Evidentemente le esternazioni razziste, omofobe e sessiste di Bolsonaro non costituiscono alcuna contraddizione con il messaggio di tolleranza insito nel<br />
cristianesimo. Al contrario, secondo la visione dei sostenitori di Bolsonaro le persone povere e socialmente svantaggiate sono tali per i peccati commessi. La povertà è allora una punizione di Dio dalla quale potranno redimersi solamente conducendo una vita virtuosa.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/07/brasile-con-bolsonaro-si-prospetta-un-futuro-funesto-per-popolazioni-indigene/">Brasile: con Bolsonaro si prospetta un futuro funesto per popolazioni indigene</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/07/brasile-con-bolsonaro-si-prospetta-un-futuro-funesto-per-popolazioni-indigene/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>This is not paradise: le donne migranti e la semi-schiavitù in Libano.</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/11/this-is-not-paradise-le-donne-migranti-e-la-semi-schiavitu-in-libano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
					<comments>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/11/this-is-not-paradise-le-donne-migranti-e-la-semi-schiavitu-in-libano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 08:29:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[assunzione]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[documenti]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[libanese]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[lobby]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[prigione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[recluse]]></category>
		<category><![CDATA[regia]]></category>
		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[schiavitù]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[sociologia]]></category>
		<category><![CDATA[stampa]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[This is not paradise]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.peridirittiumani.com/?p=5214</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#160; Human Right Watch stima che dal 2007, circa due donne di servizio migranti, in Libano, si tolgano la vita ogni settimana perchè lavorano in condizioni di semi-schiavitù. Attraverso le testimonianze delle donne che&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/11/this-is-not-paradise-le-donne-migranti-e-la-semi-schiavitu-in-libano/">This is not paradise: le donne migranti e la semi-schiavitù in Libano.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Human Right Watch stima che dal 2007, circa due donne di servizio migranti, in Libano, si tolgano la vita ogni settimana perchè lavorano in condizioni di semi-schiavitù. Attraverso le testimonianze delle donne che sono riuscite ad emanciparsi, i racconti di coloro che le emarginano e dei volontari delle associazioni a sostegno dei diritti dei migranti si approfondisce un aspetto quasi sconosciuto del Libano e del Medio Oriente, dove tuttavia oggi è in atto un radicale cambiamento in positivo, grazie alla mobilitazione della società civile libanese e delle giovani generazioni.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://player.vimeo.com/video/121447310?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="281" frameborder="0" title="This is not paradise IT - Trailer" webkitallowfullscreen mozallowfullscreen allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha rivolto alcune domande a Gaia Vianello, regista con Lisa Tormena, del documentario <i>This is not paradise.</i> Ringraziamo molto Gaia Vianello per la sua disponibilità.</p>
<p>Come è stata possibile la realizzazione di questo progetto cinematogtafico? Come siete riuscite a incontrare le donne che avete intervistato?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L’idea del documentario è nata durante il lavoro che ho svolto come cooperante internazionale in Libano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Una delle prime cose che mi hanno colpita appena arrivata è stata la presenza capillare e diffusa di donne, molto giovani, di origine subsahariana o asiatica, che &#8211; spesso vestite in livrea &#8211; si accompagnavano a famiglie libanesi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Le vedevo ovunque: nei ristoranti, in un tavolo in disparte, aspettando che la famiglia finisse di cenare; nei ricchi resort sulla spiaggia, impegnate a controllare i bambini sul bagnasciuga, mentre moglie e marito prendevano il sole; nei parcheggi dei supermercati, cariche di borse della spesa, intente ad seguire le “madames” verso le loro macchine; e spesso affacciate ai balconi di casa, durante una breve pausa dal lavoro domestico, a guardare fuori con occhi non molto felici.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Ho cominciato così ad interessarmi alla questione, scoprendo che il fenomeno ha una portata enorme: si stima una presenza di 250.000 collaboratrici domestiche migranti in un paese che conta 4.500.000 di abitanti, senza contare tutte coloro che passano per vie illegali e sulle quali è dunque difficile fare una stima.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il mio soggiorno lavorativo in Libano mi ha permesso dunque di entrare in contatto con diverse Ong e associazioni che si occupano di diritti dei migranti, quali Kafa, Caritas Lebanon, Migrant Workers Task Force e Anti-Racism Movement, solo per citarne alcune, e questo a sua volta mi ha dato la possibilità di conoscere alcune donne e ragazze migranti, impegnate nelle maggior parte dei casi nel lavoro domestico.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Grazie ad una campagna di crowdfunding lanciata nel 2013, abbiamo potuto sostenere le riprese del documentario e parte della post produzione.</span></p>
<p>Come funziona il meccanismo della semischiavitù per le donne migranti in Libano? Nel documentario fate riferimento alla pratica del kafala…</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Il problema principale riguardante la migrazione per lavoro in Libano è che nel paese non esiste alcuna tutela legale per il lavoratore migrante. I flussi migratori sono regolati dal sistema della Kafala, istituto giuridico che letteralmente significa “fideiussione”, e che comporta &#8211; nel caso dei lavoratori migranti che arrivano in Libano attraverso agenzie di reclutamento- che il datore di lavoro, il quale sostiene i costi di viaggio e delle pratiche per far arrivare il lavoratore, ne diventi automaticamente il tutore legale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Per “tutelarsi” da eventuali problemi, la grande maggioranza dei datori di lavoro, una volta che le lavoratrici domestiche atterrano in suolo libanese, confisca loro il passaporto, e lo detiene durante tutta la loro permanenza.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Ciò comporta che queste donne, se vogliono uscire dalla casa in cui lavorano, si trovino sempre in una situazione di illegalità, perché se vengono fermate dalla polizia senza documenti vengono dichiarate clandestine e portate automaticamente in carcere.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Uno studio svolto nel 2010 dall’Università Americana di Beirut per Human Rights Watch stima che il 99% delle lavoratrici domestiche non ha libertà di movimento e che il 55% di esse lavora più di 12 ore al giorno, senza una giornata libera.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Si generano dunque per queste donne situazioni al limite del sostenibile, che possono arrivare fino al suicidio.</span></p>
<p>Molte donne si sono tolte la vita, ma come sono riuscite a salvarsi le altre?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Ovviamente non è possibile fare generalizzazioni, visto anche i numeri legati al fenomeno migratorio in Libano: vi sono molti contesti in cui le lavoratrici si trovano bene, lavorando per datori che rispettano orari e retribuzioni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">In molti casi però, quando le situazioni di abuso giungono al limite, le lavoratrici domestiche non hanno altra scelta che scappare dalla casa presso cui sono recluse. Questo ovviamente comporta dei rischi molto alti: si trovano infatti senza documenti in una situazione di clandestinità e molto spesso vengono arrestate. I processi hanno dei tempi molto lunghi, anche a causa della scarsa collaborazione da parte delle ambasciate dei paesi di origine, che possono andare fino ad oltre un anno. Inoltre, devono essere in grado di mettere insieme la somma per fare rientro nel proprio paese, e questo non è sempre facile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Le donne che abbiamo intervistato nel documentario sono esempi di lavoratrici domestiche che sono riuscite ad emanciparsi: vuoi perché sono riuscite a portare a termine il proprio contratto, solitamente della durata di due anni, e quindi a ritornare in possesso dei propri documenti, vuoi perché hanno trovato, lungo il loro percorso, datori di lavoro che le hanno assunte con condizioni di lavoro decenti.</span></p>
<p>Quali sono le attività delle associazioni e del volontariato che operano sul campo?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Mentre fino a qualche anno fa, sebbene il problema delle lavoratrici domestiche migranti fosse ampiamente diffuso &#8211; non solo in Libano, ma in tutto il Medio Oriente- si tendeva a rimuovere il problema: i media ne parlavano raramente e le Ong che si occupavano della questione si contavano sulle punta delle dita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Tuttavia a partire dal 2012 sono andate crescendo le associazioni e i movimenti in difesa dei diritti dei migranti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Questi si occupano prevalentemente di garantire un appoggio psicologico, legale e medico e, contestualmente, portano avanti un’azione di lobbying per la abolizione del sistema della kafala e la sensibilizzazione della società civile libanese.</span></p>
<p>E&#8217; in atto, per fortuna, un cambiamento positivo: in cosa consiste e chi vede coinvolti?</p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Nel 2012 un video divenuto virale su youtube ha di fatto cambiato l’approccio dell’opinione pubblica nei confronti delle lavoratrici domestiche in Libano: Alem Dechasa, giovane madre etiope venuta a lavorare in Libano da qualche anno per sostentare la propria famiglia, recatasi davanti all’ambasciata etiope per chiedere aiuto, viene brutalmente presa di peso dal titolare dell’agenzia di reclutamento che l’aveva portata nel Paese, e trascinata in macchina. Due giorni dopo questo fatto, ripreso con un telefonino e caricato on-line, la donna si suicida nell’ospedale presso cui era stata ricoverata.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Quest’evento ha di fatto puntato i riflettori dei media sulla questione, scuotendo le coscienze dei libanesi, in particolare delle giovani generazioni che hanno cominciato a costituirsi in associazioni a sostegno delle lavoratrici migranti, al fine di garantire loro un’esistenza decente e di far pressioni sul governo per un cambiamento radicale della legislazione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Alla fine del 2014 è nato il primo sindacato delle lavoratrici migranti, che tuttavia, ad oggi, non è ancora stato riconosciuto dal governo libanese.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><b>Il documentario “This is not paradise” è disponibile on demand sul sito </b></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.distribuzionidalbasso.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span lang="en-US"><b>www.distribuzionidalbasso.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></span></a></u></span></span><span lang="it-IT"><b>: è possibile richiedere il link per visionarlo on-line, il dvd, oppure l’organizzazione di una proiezione.</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><b><span lang="it-IT">Il ricavato delle vendite andrà a finanziare il nuovo documentario di Gaia Vianello “Les amoureux des bancs publics”, a produzione Sunset Soc. Coop., sulla street art come mezzo di cittadinanza attiva in Tunisia.</span></b></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/02/11/this-is-not-paradise-le-donne-migranti-e-la-semi-schiavitu-in-libano/">This is not paradise: le donne migranti e la semi-schiavitù in Libano.</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.peridirittiumani.com/2016/02/11/this-is-not-paradise-le-donne-migranti-e-la-semi-schiavitu-in-libano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
