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	<title>locali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>locali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Luoghi idonei&#8221; a violare la dignità e deportazioni a mani legate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Nov 2021 08:12:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da nocpr.it) &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(da nocpr.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="945" height="937" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 945w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-300x297.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-768x761.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/luo-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 945px) 100vw, 945px" /></figure>



<p></p>



<p>&#8220;LUOGHI IDONEI&#8221; A VIOLARE LA DIGNITA&#8217; E DEPORTAZIONI A MANI LEGATE</p>



<p>E&#8217; stato reso pubblico sul sito del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale il &#8220;Rapporto tematico sulle visite alle strutture diverse e idonee utilizzate dall&#8217;autorità di pubblica sicurezza per il trattenimento della persona straniera ai sensi dell&#8217;articolo 13, comma 5 bis TUI&#8221;.<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG12254&amp;modelId=10019&amp;fbclid=IwAR1fBhIq6dYxeMpbM2rtbq_NIZtw_NQmHqOiPLvkUvr-JZSmMfOtV_-pHsU&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/dettagl&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Perché sì, se esiste in Italia, per chi viene trovato privo del permesso di soggiorno, qualcosa di peggio che i CPR, allora sono i &#8220;luoghi idonei&#8221;: luoghi &#8220;dematerializzati&#8221;, in cui allo stato qualcuno decide discrezionalmente che essi possano essere rinchiusi, in alternativa al CPR. Luoghi in totale balia delle forze dell&#8217;ordine e senza controllo e possibilità di monitoraggio, perché neppure si sa dove siano.&nbsp;<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sono stati introdotti dal c.d. &#8220;decreto sicurezza Salvini&#8221; che anche su questo punto non è stato modificato dalla attuale ministra.</p>



<p>Il Garante ne ha visitati in tre questure diverse (Parma, Bologna e Trieste), ed il risultato è quel che si temeva, che in sintesi vi riportiamo di seguito.</p>



<p>A questo rapporto ha risposto il Ministero dell&#8217;Interno con una relazione che trovate alla stessa pagina, con rassicurazioni di circostanza, approfittando anche per rispondere a (meglio dire &#8220;cercare di giustificare senza riuscirci&#8221;, se non &#8220;ammettere&#8221;) i rilievi di altro rapporto del Garante relativo alle criticità emerse nel corso delle operazioni di rimpatrio, per l&#8217;abuso delle modalità coercitive (si ricorda che oltretutto si tratta di persone che non hanno commesso reati).</p>



<p>Anche di questa risposta riportiamo più avanti i punti salienti.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f534;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t6e/1/16/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;I &#8220;non luoghi&#8221;, i porti franchi dal diritto, i posti dove si fa eccezione ai diritti fondamentali, sono molti più di quelli che si possa pensare (oltre ai &#8220;luoghi idonei&#8221;: hotspot, navi quarantena, zone sterili degli aeroporti) ed i CPR ne costituiscono solo &#8220;la punta dell&#8217;iceberg&#8221;, la parte più evidente, benché restino inaccessibili.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t40/1/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">E&#8217; una questione di inammissibili &#8220;deroghe&#8221; sui diritti umani che riguarda tutte e tutti e non solo le persone migranti!</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f536;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t70/1/16/1f536.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;IL RAPPORTO DEL GARANTE SUI &#8220;LUOGHI IDONEI&#8221;</p>



<p>&#8220;La possibilità di utilizzare «strutture diverse [dai Centri di cui all’articolo 14] e idonee nella<br>disponibilità dell&#8217;Autorità di pubblica sicurezza e locali idonei presso l’ufficio di frontiera interessato» per trattenere temporaneamente lo straniero espulso destinatario di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera è stata introdotta con il decreto-legge 4 ottobre 2018 n. 1131.</p>



<p>Fin da subito il Garante nazionale, con il parere espresso nell’ambito dell’iter di conversione dell’atto governativo, ha rilevato che la fattispecie detentiva sollevava numerosi profili di criticità relativi, in particolare, all’assenza esplicita di una disciplina delle condizioni di trattenimento e alla formulazione eccessivamente generica della norma, che oltre a non individuare in maniera puntuale i nuovi luoghi di privazione della libertà, rinvia a una vaga nozione di ‘idoneità’ per la loro determinazione. (&#8230;)</p>



<p>Si fa diretto riferimento alle strutture diverse e idonee utilizzabili dall’Autorità di Pubblica<br>sicurezza per il trattenimento del cittadino straniero fino all’udienza di convalida, ma le considerazioni espresse sono<br>ugualmente riferibili, ove compatibili, ai locali idonei presso l&#8217;Ufficio di frontiera ove, sempre ai sensi dell’articolo 13, comma 5-bis T.U. Imm., la persona straniera può essere trattenuta sino all&#8217;esecuzione dell&#8217;effettivo allontanamento e<br>comunque non oltre le quarantotto ore successive all&#8217;udienza di convalida. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali individuati dalle Questure di Parma e Bologna consistono in due ampie stanze situate al pianterreno simili tra loro e sotto molteplici aspetti non conformi alla normativa e agli standard di settore. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Gli ambienti sono completamente vuoti e come unico elemento di arredo hanno una panca in muratura (Parma) o metallo (Bologna) lungo una delle pareti, che funge sia da seduta che da giaciglio per il riposo notturno. Anche solo valutando tale aspetto, appare difficile considerare tali locali come rispondenti ad «adeguati requisiti igienico-sanitari e abitativi», anche in considerazione dello stato di ammaloramento e di<br>sporcizia delle pareti. Fatte salve le coperte, nessun ulteriore materiale, come effetti letterecci e materasso, viene fornito per il pernottamento. Tale parametro deve, peraltro, essere considerato anche a tutela delle persone fermate a fini identificativi nei casi in cui siano costrette a trascorrere la notte in Questura.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Risultano, altresì, completamente assenti tavoli e sedute per la consumazione dei pasti; i bagni (privi di doccia) sono esterni, fruibili pertanto solo con l’intervento del personale di Polizia.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ulteriore disallineamento dagli standard internazionali è rappresentato dall’assenza di un pulsante di chiamata azionabile dall’interno per eventuali necessità.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">I locali sono, tuttavia, videosorvegliati sia attraverso telecamere interne ai locali, sia tramite una telecamera posta in corridoio. Nei locali della Questura di Bologna, inoltre, le persone sono sottoposte a una continua sorveglianza a vista<br>da parte del personale situato nel locale adiacente: le stanze hanno infatti una parete a vetro che consente una visione completa dell’ambiente da parte di chi si trovi nella sala di controllo contigua posta tra le due stanze. Nel caso di contestuale utilizzo dei due locali disponibili, una simile configurazione determina, pertanto, una violazione della privacy delle persone trattenute, particolarmente grave nel caso di permanenza di cittadini stranieri di sesso diverso, che possono vedersi attraverso le pareti divisorie in vetro.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo quanto riferito, la capienza massima per stanza è pari a due persone, ma dalla disamina dei registri è emersa in qualche caso la presenza complessiva contemporanea, tra i due locali, di cinque persone.</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Nello specifico, a Parma e Bologna particolarmente critica è apparsa la prassi di trattenere all’ingresso il telefono personale della persona interessata. All’interno dei locali di trattenimento il cittadino straniero non<br>ha pertanto alcuna possibilità di esercizio della libertà di corrispondenza telefonica con l’esterno prevista dalla legge. A Bologna è stato assicurato che, in caso di richiesta, il dispositivo personale viene riconsegnato per il temporaneo utilizzo, anche se, come è stato fatto notare nel corso della visita, la mancanza di una specifica informativa rispetto a tale possibilità ne vanifica di fatto l’esercizio. (&#8230;)</p>



<p><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f538;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t72/1/16/1f538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trattandosi di stanze multifunzionali, utilizzate sia in caso di fermo identificativo che di esecuzione di<br>espulsione, non tutte le collocazioni sono sottoposte a convalida dell’Autorità giudiziaria..<br>Anche nell’ipotesi di trattenimento a fini espulsivi il vaglio dell’Autorità giudiziaria nel corso delle visite è risultato, tuttavia, talvolta omesso (&#8230;) Quand’anche presente, comunque, il vaglio del Giudice della convalida negli atti consultati è apparso essenzialmente ristretto a un’attività meramente cartolare, priva di iniziativa istruttoria. (&#8230; )I casi esaminati rilevano come lo strumento sia utilizzato con estrema flessibilità dall’Autorità di Pubblica Sicurezza per rispondere a esigenze restrittive determinate da necessità di carattere organizzativo e come talvolta il coinvolgimento dell’Autorità giudiziaria sia particolarmente carente. (&#8230;)&#8221;<br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f447;" src="https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t4f/1/16/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><br><a href="https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/resources/cms/documents/7bee01431139e97f902fe931e0fdb355.pdf?fbclid=IwAR3MRILplwfbMvj9Jmg6ib9uIMnEn2pSDrk-k8DRx_i1hFDlgiw9tkFlpCM&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/&#8230;/7bee014&#8230;?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. I conflitti africani visti dai media</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2021 06:40:44 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/soldati-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/soldati-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/soldati-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/soldati-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/soldati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Quelle in Africa sono guerre ben radicate nel territorio, che vedono il loro percorso tutto concentrato in uno o due Stati. Questa è una caratteristica di molti dei conflitti aperti ancora oggi nel caldo continente. Nel 2019 si calcolavano nel continente africano 23 dispute e crisi non violente (al posto di 25 nel 2018), 45 crisi violente (al posto di 46), 8 guerre limitate (al posto di 9) e 5 guerre al posto di 6. Queste ultime sono: quella della Repubblica Democratica del Congo – terrorismo e ribellione in Ituri e conflitto contro i MaiMai, una milizia etnica-, quella contro i Boko Haram in Nigeria, Camerun, Niger e Ciad e infine l’annoso conflitto in Somalia. I numeri dei conflitti, si può bene vedere, non aumentano o diminuiscono di grandi cifre, rimangono per lo più stabili negli anni, guerre perpetuate e ben radicate. Prendiamo come esempio la guerra nel Sahel, in crisi dall’inizio degli anni Sessanta. Qui le questioni principali ruotano intorno alla questione nomade e al secessionismo tuareg, mai davvero affrontati in radice ma solo in termini di spartizione del potere.</p>



<p>Dalla fine della Guerra Fredda i protagonisti dei conflitti africani hanno lasciato formare nelle convinzioni degli europei esclusivamente guerre su base etnica. Ciò è parso loro più facile piuttosto che affrontare la questione contradittoria della proprietà fondiaria della terra e dell’indissolubile legame “terra-identità” prevalente in ambito rurale. Si preferisce, dunque, usare la logica etnica di “sangue-razza” fissata dal colonizzatore e facilmente decifrabile, piuttosto che quella tradizionale africana, più mobile legata alle dinamiche dei ceti sociali molto difficile da rappresentare.</p>



<p>I conflitti africani acquisiscono la loro dimensione mediatica – e politica – grazie a forme di spettacolarizzazione orchestrate e gestite da fuori. Ciò comporta la loro consacrazione come conflitti internazionali e non oscuri massacri locali. Ma le cose non sono sempre come appaiono. Ad esempio, una vicenda bellica che ricevette una significativa attenzione internazionale, specialmente nel mondo angolofono, fu il raid del 15 aprile 2016 a Gambela, in Etiopia con il massacro di duecento pastori nuer, il rapimento di un centinaio dei loro figli e il furto di oltre duemila capi di bestiame da parte di aggressori appartenenti ad un altro gruppo di pastori, i murle del Sud Sudan. Un attacco molto simile si è svolto più recentemente nel marzo 2020 con oltre mille morti. Si tratta di episodi di un grave conflitto locale, legato a rivalità per la terra e per i pascoli che assume significato solo in quell’area. Al contrario, movimenti ribelli meno noti al grande pubblico come quelli che vediamo in Congo non costituiscono un conflitto locale ma nazionale – l’ambizione è quella di prendere la capitale Brazaville -. Una dinamica mediatica particolare che mette in risalto conflitti locali piuttosto che grandi rivoluzioni nazionali.</p>



<p>Ultimo punto che vorrei trattare è l’inserimento in tali conflitti di elementi diversi non attinenti a quest’ultimo come i traffici illegali e la criminalità organizzata. Una delle formule di sopravvivenza degli Stati africani è legata alla resilienza delle rete criminali, alle quali possono connettersi poteri centrali fragili che non controllano l’intero territorio nazionale. Questa disgregazione delle reti criminali, molto più evidente in Africa piuttosto che in Europa, ha consentito a molti stati di non soccombere a tali dinamiche.</p>



<p>La breve sintesi di questo articolo, che prende spunto dal libro di Mario Giro “Guerre nere”, mette in risalto l’errore dei media internazionali nel fare focus su complicati conflitti africani, nei quali le radici delle dispute risalgono a questioni locali irrisolte da decenni. Un monito per i tanti giornalisti e una riflessioni per i lettori.</p>
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		<title>Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 08:21:07 +0000</pubDate>
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<p>Sabato 24 settembre 2016 si è tenuto, presso la sala conferenze di Palazzo Reale a Milano, il convegno intitolato “Il secolo dei rifugiati ambientali”, organizzato dall&#8217;europarlamentare Barbara Spinelli con il gruppo GUE/NGL della Sinistra Europea e curato da Daniela Padoan.</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>ha partecipato e riporta per voi stralci di alcuni interventi:</p>
<p><b>VITTORIO AGNOLETTO, Medico. Membro del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale</b></p>
<p>Gli accordi comemrciali tra la Ue, l&#8217;Africa, Caraibi e Pacifico prevedono che nessun Paese africano possa mettere dazi doganali sui prodotti agricoli fondamentali con il risultato che gli accordi di paternariato economico con l&#8217;Africa rendano ancora più poveri i Paesi del continente e di quelle aree del mondo.</p>
<p>L&#8217;Unione europea sta cercando di ottenere spropositati vantaggi da una delle zone più povere del mondo: i lavoratori che raccoglievano pomodori in Africa hanno perso il lavoro a causa del landgrabing quindi partono, arrivano in Italia e si ritrovano a raccogliere pomodori al Sud come schiavi. (Ricorda la campagna intitolata: L&#8217;AFRICA NON E&#8217; IN VENDITA, <a href="http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.timeforafrica.it/campagna-l-africa-non-e-in-vendita/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>).</p>
<p>Dalla fine del 2006, con la crisi del mercato azionario, si è verificata una crescita dei prezzi sui prodotti di base (cibo e derivati) e questo ha fatto aumentare anche il numero delle multinazionali presenti in Africa, ma anche in Ucraina , ad esempio, quindi sempre nei Paesi più poveri (dall&#8217;Etiopia, per fare un altro esempio, il grano viene esportato in Arabia Saudita).</p>
<p>Dal 2000 ad oggi le terre sono state acquistate per le esportazioni e sono oltre 44 milioni gli ettari di terre espropriate, per 1270 accordi commerciali e questi dati indicno solo una parte degli accordi conclusi. Tra le nazioni coinvolte c&#8217;è anche l&#8217;Italia con l&#8217;espropriazione di 1 milione di ettari in Africa; il landgrabbing è una delle cause principali di migrazioni interne e all&#8217;estero; chi rimane in patria, resta con un terreno a monocoltura per cui tutti gli altri prodotti agricoli di base devono essere acquistati dai paesi esteri a prezzi maggiorati. Ad esempio, la presenza italiana in Mozambico per la produzione di combustibili è massiccia, la Carta di Milano in occasione di Expo è stata un fallimento: tutto questo è una vergogna.</p>
<p><b>BARBARA SPINELLI, Europarlamentare</b></p>
<p>Le politiche commerciali sono affidate alla Commissione europea e questo ha reso tutto poco trasparente e staccato dagli studi che si stanno facendo in merito, per cui la Commissione ha perso credibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7000" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (551)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-551.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>FRANCESCA CASELLA, Survival, Movimento di tutela dei diritti dei Popoli indigeni</b></p>
<p>Quella dei rifugiati ambientali è una delle emergenze umanitarie più gravi e una delle più difficili da contrastare perchè esiste una morale plasmata da avidità e razzismo che ci induce a non impegnarci per evitare lo sradicamento, la privazione della libertà e la colonizzazione a danno dei popoli indigeni, attraverso il furto della terra e dei mezzi di sussistenza, ma anche della loro identitàOggi ci sono decine di leggi sui diritti umani che restano a livello di princìpi, ma non diventano pratiche attive.</p>
<p>Chi perde i mezzi di sostentamento in maniera diretta o indiretta? Dobbiamo parlare, infatti anche dei rifugiati della conservazione: sono coloro che restano nei propri Paesi d&#8217;origine. Sono sottoposti al maggior impatto del cambiamento climatico, ma l&#8217;impatto più significativo riguarda le nostre misure come, ad esempio, la produzione dei biocarburanti o la conservazione delle foreste, la creazione di aree protette. Molte zone, abitate da popoli indigeni e tribali, devono cambiare vita oppure trasferirsi altrove e, quando invece resistono, le conseguenze sono drammatiche: subiscono pestaggi, torture e persecuzioni. (In India si spara a vista contro gli indigeni per salvare dal bracconaggio tigri ed elefanti, ma gli indigeni stessi li hanno protetti per millenni perchè quelle sono le loro terre ancestrali).</p>
<p>Il consenso libero, previo e informato per un progetto di conservazione: questa potrebbe essere una soluzione, anche perchè è il diritto dei popoli indigeni che viene maggiormente disatteso, anche se sarebbe necessario e risulta essere obbligatorio secondo le direttive dell&#8217;ONU.</p>
<p>(Riporta il caso della Valle dell&#8217;OMO, in Etiopia, poi approfondito da Luca Manes. <a href="http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://www.recommon.org/cosa-ce-da-nascondere-nella-valle-dellomo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6997" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6997" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (553)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-553.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>MARICA DI PIERRI, Giornalista, Portavoce dell&#8217;Associazione A SUD e pres. CDCA, Centro Documentazione sui Conflitti Ambientali</b></p>
<p>L&#8217;etichetta “emergenza emigratoria” in senso figurato è appropriata, ma gli sfollati ambientali sono molti di più rispetto a coloro che fuggono a causa dei conflitti: 6 milioni di persone OGNI ANNO di persone e questo non si può chiamare “emergenza”, ma vero e proprio fenomeno storico.</p>
<p>I rifugiati ambientali appartengono a ceti poveri e spesso non possono migrare, restano nei propri Paesi d&#8217;origine subendo l&#8217;impatto gravissimo del cambiamento climatico e, comunque, le migrazioni sono per lo più interne, causate da calamità ambientali.</p>
<p>Bisogna distinguere il campo delle calamità dai progetti di sviluppo. Questi ultimi impattano maggiormente sulle popolazioni locali e sono l&#8217;insieme dei progetti e delle politiche voluti da noi europei/occidentali: le grandi dighe, le reti infrastrutturali, l&#8217;accaparramento delle terre, la gestione dei rifiuti e dei fossili.</p>
<p>La Banca Mondiale sostiene che, dalla metà del 2000 ad oggi, ci sono stati 15 milioni di profughi interni a causa di questi grandi progetti (in Cina e in India, ad esempio), invece secondo il Consorzio Internazionale del Giornalismo Investigativo, solo dal 2004 al 2014 i profughi sono stati più di 3 milioni. I grandi eventi – come le Olimpiadi, Miss Universo, il 500 anniversario della scoperta dell&#8217;America, per citarne alcuni – contribuiscono al traffico migratorio interno e questo fenomeno può essere un utile paradigma per una riflessione sull&#8217;ingiustizia economica e sociale.(E-book: <a href="http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><b>http://sbilanciamoci.info/crisi-ambientali-migrazioni-forzate/?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6998" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6998" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (550)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-550.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p><b>Padre MUSSIE ZERAI, Attivista della diaspora eritrea, Pres. dell&#8217;Agenzia Habeshia e candidato al Premio Nobel per la Pace</b></p>
<p>L&#8217;Eritrea vive ancora sotto dittatura, è un Paese senza Costituzione per cui tutti i diritti dei cittadini sono sospesi; la scusa del governo è la guerra con l&#8217;Etiopia. I giovani eritrei sono sotto servizio militare permanente, sono stati chiusi i giornali indipendenti, c&#8217;è solo la tv di Stato, sono stati arrestati obiettori di coscienza, attivisti e intellettuali.</p>
<p>L&#8217;Europa – anche con iniziativa italiana e il processo di Khartoum – procede con il dialogo e i finanziamenti usati, in teoria, per lo sviluppo quando, in realtà, i giovani scappano per il conflitto iniziato nel &#8217;97 e per la crisi dei diritti fondamentali e non a causa della crisi economica. L&#8217;Ue deve competere sul mercato con la Cina, in Eritrea e in tutta l&#8217;Africa, pur sapendo che la situazione dei diritti umani è grave: l&#8217;Italia, in particolare, ha un passato storico recente nel Corno d&#8217;Africa e deve tenere aperta un finestra tra l&#8217;Occidente e questi Paesi africani per motivi e interessi geopolitici.</p>
<p>I dittatori (in Eritrea, Ciad, Sudan, etc.) fanno gli interessi delle multinazionali estere e italiane e la Ue smentisce se stessa proprio facendo accordi con questi Paesi e questi regimi. Anche la Cooperazione internazionale è uno strumento per accaparrarsi le risorse africane: tutto per il business.</p>
<p>Le conseguenze sono: tratta di esseri umani, traffico di organi, oltre a quello che già sappiamo.</p>
<p>Inoltre: in Europa, per ottenere la cittadinanza, bisogna pagare e questo aumenta la guerra verso i poveri; si parla di fare una selezione dei migranti, accogliendo solo quelli più istruiti (l&#8217;operaio morto a Piacenza era un professore nel suo Paese), ma l&#8217;Europa ha bisogno di questi nuovi schiavi perchè fanno bene al mercato europeo. Basta prenderci in giro!</p>
<p><b>M.C. VERGIAT, Europarlamentare </b></p>
<p>Io grido contro il cinismo assoluto delle politiche europee.</p>
<p>Bisogna vedere la migrazione nel suo complesso, nello spazio e nel tempo. Il mondo è sempre più mobile, circolano persone e merci, ma questo non ha nulla a che vedere con la mobilità forzata. Gli Stati membri dell&#8217;Ue chiudono le porte, ma noi abbiamo bisogno di queste persone. Infatti, dietro alle parole dei politici e dei trattati, ci sono molta confusione efalsità; l&#8217;opnione pubblica viene spaventata, si gioca sulla paura e questa è una responsabilità del Parlamento europeo.</p>
<p><b>BENOIT MAYER, Professore associato Facoltà di Legge Università Cinese di Hong Kong</b></p>
<p>Parto dalla parola “scetticismo”: non esiste un rifugiato solo per questioni ambientali perchè ci sono diversi fenomeni concorrenti che rimandano a fattori economici, sociali e politici. Le persone vivono spesso in situazioni disagiate e il fattore ambientale si va ad aggiungere agli altri problemi già esistenti.</p>
<p>I rifugiati non sono protetti del tutto a livello internazionale: ad esempio, India e Cina non fanno parte della Convenzione oppure in Australia non vengono rispettate le norme. Invece dovremmo proteggere, senza distinzioni, tutti coloro che hanno bisogno di protezione e sono costretti, per diversi motivi, a migrare. Tutti hanno diritti in quanto esseri umani, anche i cosiddetti “clandestini”. Gli allarmismi sono inutili perchè la migrazione è solo una parte del problema in quanto molti non si possono nemmeno permettere di migrare e restano bloccati in loco, in una situazione difficile e pericolosa.</p>
<p>Ogni Paese ha la propria definizione di “rifugiato” e oggi parliamo dei rifugiati ambientali, ma forse alla fine del secolo arriveremo a capire tutti i migranti forzati vanno protetti.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6999" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6999" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (552)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-552.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>GIUSEPPE DE MARZO, Coordinatore nazionale delle campagne sociali Miseria Ladra, Reddito di Dignità e (im)Patto Sociale per Libera-Gruppo Abele</b></p>
<p>I Diritti umani e il Diritto della Natura sono due facce della stessa medaglia: viviamo in stretta relazione con la Natura, ma in nome della civiltà si sottende che la terra sia inerme. Il sistema economico neoliberista si è espanso in maniera mostruosa e, all&#8217;interno dei conflitti ecologici distributivi, molte persone sono sfollate e molte sono rimaste senza desistere, lottando per il diritto alla terra. Ecco la relazione tra giustizia e sviluppo/sostenibilità.</p>
<p>Oggi è in atto un attacco fortissimo ai diritti umani perchè non c&#8217;è né equità e né giustizia; non esiste neanche l&#8217;economia sostenibile, per cui alcune politiche sono sbagliate come, ad esempio, quello che si chiama “razzismo istituzionale” che prevede di spostare i rischi e i costi sui lavortori deboli, sui neri, sui popoli indigeni. Tra distruzione ambientale e povertà/disuguaglianza c&#8217;è una relazione netta: noi mangiamo più di quello che la terra produce e il prezzo è oagato dai più poveri.</p>
<p>Una soluzione potrebbe essere la sostenibilità ecologica, modificando lo sviluppo a livello istituzionale e giuridico per arrivare ad una giustizia distributiva. La Natura stessa deve diventare un soggetto di diritto che pretende giustizia: non sfruttare la terra, non rovinare gli ecosistemi. Questi sono i princìpi da tutelare giuridicamente – come è stato fatto in America latina – per garantire i diritti umani. Bisogna partire da un&#8217;etica nuova, inserendo la giustizia ecologica nella Costituzione per il Bene comune.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/26/il-secolo-dei-rifugiati-ambientali-report-del-convegno/">Il secolo dei rifugiati ambientali – Report del convegno</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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