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	<title>lockdown Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Un femminicidio ogni due giorni durante il lockdown</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:02:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Julia Martín Arévalo La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise. Sono i dati del dossier sulle attività criminali&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise.</p>



<p>Sono i dati del dossier sulle attività criminali del 2020 redatto dal Ministero dell&#8217;Interno. I fatti parlano da soli: una donna è stata uccisa ogni due giorni durante il primo <em>lockdown</em>, arrivando alla cifra di 59 assassinii solo nel corso del 2020; tutte vittime della violenza maschilista. La quarantena obligatoria è stata sicuramente un “terreno fertile” per la violenza di genere; come ci si poteva aspettare, rinchiudere le donne in casa con i loro aggressori ha esponenzialmente aumentato i dati delle violenze che erano già preoccupanti ben prima del <em>lockdown</em>.</p>



<p>Tuttavia, l&#8217;Italia non è un caso isolato; in molti altri paesi, data la comune situazione legata alla pandemia, c&#8217;è stato un preoccupante aumento dei femminicidi. Particolarmente grave è la realtà dell’America Latina, luogo in cui già si gridava ad alta voce: &#8220;<em>nos están matando</em>&#8221; (ci stanno uccidendo) molto prima che arrivasse la pandemia. Un report delle Nazioni Unite, creato per allertare i paesi coinvolti dell’impatto della pandemia sulla violenza di genere, stima che 137 donne sono uccise ogni giorno nel mondo da un membro della propria famiglia. A livello globale sono 243 milioni le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni che sono state vittime di violenza per mano dei loro partner; meno del 40% cerca aiuto.</p>



<p>Per alcune donne in Italia, come per tante altre in tutte il mondo, le misure di contenimento forzato del covid-19 hanno significato un pericolo enorme, poiché esso ha rafforzato l&#8217;isolamento di coloro che erano già vittime a rischio, peggiorando la loro situazione e separandole da tutti gli strumenti di difesa, ad eccezione del <strong>Numero Verde </strong>1522<strong> di Assistenza Per Le Vittime di </strong><strong>Genere</strong>. Questo,secondo i dati Istat, ha ricevuto un 73% più di chiamate con rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di cui il 59% sono state chiamate di aiuto di vittime di violenza. Questi dati, sebbene allarmanti, possono significare anche qualcosa di positivo: le campagne di sensibilizzazione per far sentire a queste donne meno sole, hanno funzionato.</p>



<p><strong>Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. </strong>Quest&#8217;anno, in piena lotta contro il Covid e data la prospettiva di un nuovo e lungo lockdown, la necessità di continuare a combattere questo nemico che, come la pandemia, è destinato a lasciarci con un alto numero di vittime, è diventata più evidente che mai.</p>



<p>Fonti:</p>



<p>“Femminicidio: il lockdown triplica gli omicidi di donne”, <em>Osservatorio di Diritti,</em> <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Dossier Viminale: Un anno di attività del Ministero dell’Interno”, <em>Ministero dell’Interno, </em><a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Comunicato stampa: Violenza di genere al tempo del covid-19: le chiamate al numero verde 1522”, <em>Istituto Nazionale di Statistica</em>, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“COVID-19 and Ending Violence Against Women and Girls”, <em>UN Women, </em><a href="https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Tris di Covid-19: Venezuela, Cuba e Nicaragua</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jul 2020 07:00:07 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Poche notizie arrivano sulla situazione del Covid-19 in alcuni paesi dell’America Latina. Si conoscono le amare realtà in Brasile, Messico e Peru, ma poco si sa di Nicaragua, Cuba o Venezuela. Si presume che la crisi è grave. I dati forniti dai governi di questi paesi sono stati fin dall’inizio molto lontani dalla realtà.</p>



<p><strong>Venezuela</strong>. Mercoledì 15 luglio la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez dichiara in un comunicato stampa che nel paese ci sono 10.428 casi divisi così: 6.661 asintomatici, 577 con sintomi lievi, 16 con sintomi moderati e 24 in terapia intensiva. E i deceduti? Nemmeno una parola nella suddetta dichiarazione, comunque cifre ufficiali dicono che ci sono 96 decessi dall’inizio della pandemia. Cifra criticata dall’opposizione e da organizzazioni come Human Right Watch considerandole poco credibili. Il capo del regime Nicolás Maduro informò che istallerà un ospedale militare provvisorio nel parcheggio di un grande stadio alle porte di Caracas per ospitare i malati, il che significa che forse la cifra è maggiore e forse il governo non può continuare ad affermare che il Venezuela è forte e preparato per combattere il Covid. Anche del 15 luglio è la notizia che Caracas e tutta la zona metropolitana che comprende gran parte dello Stato Miranda è di nuovo in lockdown. Quali sono le ragioni? I casi stanno aumentando esponenzialmente perché la gente non segue i protocolli. Secondo le cifre ufficiali in quella zona del nord del paese si sono registrati fino al 15 luglio 889 casi. Quale è il commento generalizzato della popolazione rovesciata sulle strade soprattutto di mattina nonostante i pericoli? “Dobbiamo portare da mangiare a casa”, “Se non lavoro, non mangio”, “Come faccio a rimanere a casa? Chi mi aiuta, il governo? Devo uscire, altrimenti muoio di fame”. Questo dicono dalle zone più popolose e povere della capitale. La pandemia ha trovato pane per i suoi denti in un paese estremamente povero e in recessione da più di dieci anni. La malattia corre veloce nella cintura più povera della città, dove ci sono i famosi <em>barrios</em>, le baraccopoli dove in una cassetta piccola, fangosa e sporca senza elettricità, gas e acqua, mura di mattoni e tetto di zinco vivono tante persone che è impossibile censire. In un paese con un sistema sanitario precario e praticamente inesistente e una economia informale che fa sopravvivere all’incirca l’80% delle famiglie è impossibile rimanere a casa e rispettare il lockdown come si dovrebbe. Bisogna guadagnarsi il pane ogni giorno. È stato dimostrato che purtroppo il Covid non crea nessuna differenza per loro, perché non c’è alternativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="496" height="386" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14451" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 496w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/cuba-y-covid-300x233.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 496px) 100vw, 496px" /></figure>



<p>Il governo, prima del lockdown di Caracas aveva annunciato il modello 7-7, cioè sette giorni di lavoro + sette giorni di quarantena, dove la quarantena dovrebbe essere rigorosa e disciplinata e sarebbe in atto in altre regioni del paese. Sembra che il regime si sia ispirato ad un simile modello messo in atto in Israele, ma Venezuela non ha le stesse condizioni tecnologiche, economiche, sanitarie e sociali di Israele e per di più ha una popolazione maggiore. In una intervista al giornale britannico BBC.com, il Dott. Jaime Torres esperto di epidemiologia all’Universidad Central de Venezuela assicura che: “l’esperienza in altri paesi indica che i risultati delle misure di confinamento iniziano a vedersi alle due settimane, per cui, l’alternanza settimanale che emerge in Venezuela potrebbe non essere sufficiente.” Secondo la ricerca della BBC non è stato comprovato il rapporto causa ed effetto. Da quando si è implementato questo modello, i contagi hanno aumentato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="410" height="230" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 410w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/Venezuela-y-Covid-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></figure>



<p>L’aumento lo si può percepire nello Stato di Miranda dove c’è una baraccopoli chiamata Petare. Anticamente era un bel paesino coloniale alle porte della Caracas del est. Adesso, con molto orgoglio, alcuni dei loro abitanti sostengono che sia la baraccopoli più grande del Venezuela e una delle più popolose di America Latina e io aggiungerei delle più pericolose. Secondo l’ultimo censimento del 2011 Petare avrebbe una densità di 600.000 abitanti. Non sappiamo quanto è cambiato questo numero negli anni per l’emigrazione o per l’emergenza sanitaria, fatto sta che da quando c’è la crisi, questa zona è una delle più calde della nazione. Qui convivono, a volte in guerra a volte in pace, lavoratori, disoccupati, delinquenti, gang di narcotrafficanti, sostenitori del regime e gente onesta. Per le strade di Petare si vedono interminabili file di persone in attesa di un autobus o del camion che porta le bombole del gas, scene di botte per avere un bidone di acqua potabile, file lunghissime davanti agli alimentari e piccoli commerci, situazioni di assembramento nei mercati pubblici. Tutto senza distanziamento sociale, con poche mascherine e nessuna misura sanitaria. Come possiamo pensare che il Covid possa essere sotto controllo in mezzo alla sporcizia e l’anarchia più totale? Petare è soltanto una piccola fotografia del paese.</p>



<p>In Venezuela, l’apparato produttivo già depresso è totalmente fermo da quattro mesi, soltanto il settore alimentare e del farmaco hanno un leggero movimento economico per ragioni ovvie. Gli emigrati venezuelani che lavorano e/o vivono in Colombia, molti di loro contagiati, stanno tornando definitivamente in Venezuela. Preferiscono stare nella loro patria insieme ai loro cari e non continuare a vivere oltre la frontiera vista la realtà colombiana, dove anche la economia informale tipica dei nostri paesi si è vista penalizzata. Questa situazione coinvolge milioni di persone. Vuol dire che milioni di contagiati stanno tornando nel proprio paese senza sistema sanitario, senza organizzazione, senza soldi, senza cibo, senza, senza, senza.</p>



<p><strong>Cuba</strong>. La situazione non è molto diversa dal Venezuela. Anche nell’isola l’informazione sui contagiati si potrebbe discutere. Secondo il Coronavirus Resourse Center dell’Università Johns Hopkins i numeri sono 2.438 di cui 87 decessi, cifra che coincide con quella diffusa dal Ministero della Salute Cubano. Il copione però a la Habana è quasi lo stesso: il governo annuncia che va tutto bene, i focolai sono sotto controllo, l’approvvigionamento di cibo e beni di prima necessità è a posto, ecc. La verità è che in molte zone del paese non c’è elettricità, nei supermercati mancano tanti prodotti, le medicine scarseggiano, le file davanti ai negozi si è duplicata, la povertà dilaga a macchia di leopardo per la chiusura delle frontiere e la mancanza di turismo, questo comporta lo stop di una economia molto importante per il paese. Quella gestita dai “cuentapropistas”, cioè i commercianti e piccoli imprenditori privati che avevano i loro affari collegati con il turismo (negozi di souvenir, di vestiti, servizi di taxi privati, imprenditori alberghieri, ristoratori, guide turistiche, ecc.) Queste persone si sono viste da un giorno all’altro il loro affare crollare e adesso non sanno come sopravvivere.</p>



<p>Tutti abbiamo visto la nostra vita cambiare radicalmente, la differenza è che in paesi come Cuba o Venezuela c’era già una forte crisi che teneva sotto torchio la popolazione, già si viveva male, già c’erano mancanze di ogni tipo, già c’era fame e già c’erano problemi collegati con le nuove tecnologie perché non in tutte le zone c’è internet e non in tutte le zone ci sono computer nelle case e non in tutte le zone c’è la possibilità e la conoscenza di fare shopping online… Adesso la pandemia ha accentuato la crisi ancora di più in tutti i settori. Per tornare a Cuba, la meravigliosa città di La Habana è sempre più in rovine ed è sempre più sporca, cosa che non aiuta a controllare il virus. Come si vede è tutto simile al Venezuela e quindi il Covid molto presente. A turni, i quartieri de La Habana vengono messi in quarantena per i focolai. Nonostante la crisi e per combattere il dilagare del virus, ci sono delle brigate di studenti di medicina e odontoiatri che girano l’isola con l’obbiettivo di trovare possibili focolai e/o contagiati, si chiamano “indagini casa per casa”. Questo modello sembra funzionare ed è stato considerato dall’Organizzazione Panamericana della Salute come una strategia aggressiva ma positiva che sembra avere dei buoni risultati. Sembrerebbe una buona notizia.</p>



<p><strong>Nicaragua</strong>. La situazione nel paese del centroamerica pare più chiara e anche più complessa. Sembra evidente dalle notizie sui giornali e dalle denunce dei cittadini e politici dell’opposizione che Daniel Ortega abbia gestito molto male la pandemia. Insieme alla crisi economica già esistente, alle costanti denunce di violazioni dei diritti umani e alle sanzioni messe in atto dagli Stati Uniti, Nicaragua è gravemente colpita e la popolarità di Ortega e della moglie Rosario Murillo, sono a terra. Il 19 luglio si celebra il trionfo della Rivoluzione Sandinista e da quando è al potere Ortega lo celebra alla grande, con parate e concerti. Quest’anno il virus ha preso il sopravento e il presidente è addirittura scomparso, sono 38 giorni che non si fa vedere, così com’è successo all’inizio della crisi. Perché scompare ogni tanto? Gli oltraggi alla cittadinanza e al personale della salute da parte del regime si sommano a quelli storici: parecchio personale sanitario è stato licenziato a causa delle denunce per i problemi che incontravano nelle loro sedi di lavoro, problemi che vanno dal controllo dei test, al rifornimento dei sistemi di sicurezza per pazienti e personale, tutto gestito male dal governo per nascondere il numero reale di contagiati e la malasanità. Ci sono dubbi sulla quantità di tamponi fatti e i risultati. L’informazione proveniente dal laboratorio nazionale del Ministero della Salute è molto confusa secondo Human Right Wacht, CNN e altri mezzi di stampa che cercano chiarimenti. La Commissione di Giustizia e Pace dell’Arcidiocesi di Managua insieme all’Osservatorio Cittadino fanno l’ennesima denuncia: riportano a fine giugno la cifra di 6.775 casi e 1.878 decessi, in contrasto con le cifre del governo di Ortega: 2.519 casi e 83 decessi. Inoltre, l’Osservatorio Cittadino parla di 78 decessi per Covid-19 nel personale sanitario: 34 medici, 21 infermieri e 11 nel personale amministrativo. Il governo tace e non ha riconosciuto che tra i sanitari ci sia nemmeno una morte.</p>



<p>Sono iniziate a girare in Facebook e Twitter immagini di funerali clandestini molto sospetti e nel bel mezzo della notte. Più di una persona ha denunciato di aver ricevuto una chiamata dall’ospedale pubblico dov’era ricoverato un parente, informando della morte del proprio caro. Una volta arrivata all’obitorio per riconoscere e ritirare il corpo, la notizia allucinante da parte del personale che il corpo era già stato seppellito. Si chiama “procedimento di sepoltura express”, senza rispettare i protocolli che si dovrebbero seguire per seppellire un malato di virus e nella totale illegalità e mancanza di rispetto verso i famigliari, il personale del Ministero, o dei laboratori, o degli ospedali pubblici… non si sa bene chi siano queste persone, mettono i corpi in sacchetti di plastica e in bare sigillate improvvisate ed entro tre ore dalla morte, senza la presenza dei parenti, fanno sparire sotto terra i corpi. Perché fare tutto ciò se le dichiarazioni di morte emesse dagli ospedali dicono che le cause sono infarto, polmonite o pneumonia “normale”, diabete, ecc. e cioè cause naturali che non c’entrano con il Covid-19? Cosa c’è da nascondere? Dopo tante denunce hanno smesso di compiere questi funerali anomali.</p>



<p>Gli orrori che si vedono a Petare, le difficoltà che vivono gli abitanti dell’Habana o la tragedia che vivono i parenti di malati deceduti a Managua sono soltanto degli esempi che dimostrano che in quei paesi regna il caos e la totale disinformazione, dimostrano anche che non c’è uno stato solido, un ente governativo che possa aiutare la popolazione a fronteggiare la pandemia. Non ci sono alcuni casi isolati, non ci sono alcuni problemi, non ci sono alcuni politici incapaci e corrotti. È un 100% di tutto: di casi critici, di problemi, di politici incapaci e corrotti, di mancanze, di arbitrarietà, di ingiustizie.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Una vittima inaspettata del Covid-19</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2020 07:52:59 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14404" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1-1536x1022.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/vero-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Uno degli Stati africani più colpiti dall’epidemia da Coronavirus è sicuramente il Sud Africa. Qui l’epidemia è andata in controtendenza rispetto a quanto avvenuto in altri Paesi. Il lockdown anticipato, appena tre settimane dopo il primo caso confermato il 5 marzo, sembrava aver risparmiato al Paese la rapida crescita esponenziale avvenuta in Italia e in Spagna. Ma così non è stato e, seppur lentamente, i casi oggi sono arrivati a 225.000, per un totale di quasi 4.000 morti e 106.000 guariti.</p>



<p>Sicuramente, più in generale, gli stati africani più colpiti sono stati e sono ancora oggi quelli in cui si sono sviluppate grandi metropoli come Johannesburg, Il Cairo o Dakar, dove le persone hanno faticato a fermarsi e ad arrestare i loro affari.</p>



<p>A Johannesburg c’è, però, stata un’altra importante vittima inaspettata: la birra.</p>



<p>Difatti, la South African Breweries (Sab), il più grande produttore di birra del Sudafrica, ha dovuto distruggere 25 mila di litri di birra e dovrà ancora distruggerne più del doppio. Il motivo di tanto spreco deriva dal lockdown imposto dal paese che ha tirato il freno a mano alle vendite, costringendo la grande azienda a distruggere le riserve per mancanza di spazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="300" height="300" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14405" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/sab-logo-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></figure>



<p>Penserete alla possibilità di riprendere le vendite tramite e-commerce, la modalità di vendita interamente telematica che qui in Italia ha avuto un discreto successo e si è sviluppata molto velocemente. Anche in Sud Africa (e in molti stati del Continente) questa nuova modalità ha suscitato la curiosità di piccoli e grandi imprenditori che, pur con i limiti del caso relativi a rete e tecnologia, si sono buttati in questa nuova esperienza. Il problema per la Sab, però, non si è così risolto poiché il paese sudafricano ha completamente vietato la vendita e il trasporto di alcool impedendo, quindi, al produttore persino di spostare le riserve in altri magazzini.</p>



<p>Vien da sé che questo divieto ha portato all’aumento delle vendite in nero (sia di alcool che di sigarette). In una dichiarazione ufficiale, la Sab si è detta rammaricata e ha aggiunto che il divieto di vendita di alcool non elimina la domanda ma semplicemente «consegna il mercato a criminali e trafficanti».</p>



<p>Come spesso accade, le altre vittime di azioni governative così rigide sono i dipendenti (quasi 100.000) del grande produttore, i quali, se l’azienda non riuscirà a breve a riprendere a pieno le vendite e la produzione della bevanda luppolata, rischieranno il posto di lavoro.</p>
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		<title>Carceri italiane e diritti umani</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 09:14:42 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="500" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14232" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/cccccccccccccccccccccccccccccccccccccccc-300x230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></div>



<p>Ecco, per voi, il webinar con <strong>Patrizio GONNELLA</strong>, presidente Antigone Onlus, sulla situazione delle <strong>carceri </strong>italiane e&#8230;una notizia fresca fresca.</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>organizza questi incontri virtuali per divulgare la cultura dei diritti umani, per monitorarli, per fare istanze che migliorino la <strong>qualità della vita di tutte e di tutti</strong>, a scopo di studio e informativo, per sensibilizzare&#8230;Seguiteci!</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="In lockdown: fuori e dentro il carcere" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/H6urz2m8jM8?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<p></p>
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		<title>Lavorare per vivere o lavorare per sopravvivere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 08:36:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Emanuela Piscitelli 1° Maggio, Festa dei lavoratori ai tempi del Covid-19 &#8211; Paradosso o realtà? Decreto “Cura Italia”, una commedia all’italiana. Lo Stato sembra essere riuscito solo in una cosa: aver reso uguali&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="775" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13950" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-1024x775.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-300x227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr-768x581.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/rrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p> di Emanuela Piscitelli</p>



<p>
1°
Maggio, Festa dei lavoratori ai tempi del Covid-19 &#8211; Paradosso
o realtà?

</p>



<p>
Decreto
“Cura Italia”, una commedia all’italiana.
 
</p>



<p>
Lo
Stato sembra essere riuscito solo in una cosa: aver reso uguali la
maggioranza delle diverse classi lavoratrici perché, in nessun caso,
le promesse fatte sono state rispettate.</p>



<p>
In
due mesi si è passati dal concetto di vivere al concetto di
sopravvivere.</p>



<p>
Approfondendo
la tematica con la testimonianza di esponenti di diverse categorie
lavorative, si evince che la situazione è
debilitante.</p>



<p>
Chi
beneficerà dal punto di vista economico con il ritorno ad una quasi
normalità? Le categorie più protette saranno, sicuramente, i
lavoratori del settore pubblico, affiancati da tutte quelle che non
si sono arrestate neanche in tempo di lockdown. 
</p>



<p>
“Un’illusione”,
come definiti da Fabiana &#8211; giovane imprenditrice &#8211; gli aiuti
predisposti dal Governo, sentimento che, d’altronde, accomuna un
preponderante numero di lavoratori autonomi.</p>



<p>
Il
Governo,
con il decreto <a href="https://www.agendadigitale.eu/documenti/decreto-cura-italia-le-principali-novita-fiscali-e-finanziarie/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cura
Italia</a>,
ha stabilito la misura di un
sostegno di
600 euro
per i lavoratori autonomi,
partite Iva&nbsp;senza
cassa e professionisti
iscritti alle casse private.</p>



<p>
Erogazione
idealmente
prevista entro il 17 Aprile ma, non confermata da un’ampia gamma di
lavoratori che, ancora oggi, ne restano in attesa. 
</p>



<p>
Il
problema, risiede non tanto nella preoccupazione del se arriverà,
quanto piuttosto del “quando” il bonus arriverà.  
</p>



<p>
Se,
nel frattempo, le entrate si considerano azzerate, mutui, tasse e
canoni di locazione permangono. Sarà, dunque, difficile ripristinare
una situazione, ormai compromessa, dal ritardo con cui lo Stato si è
mosso e, nello specifico, con le modalità con cui ha operato. 
</p>



<p>
Discorso
similare, ma con conseguenze peggiori, per tutte le nuove
attività, avviate nel 2020, che risultano impossibilitate nel
richiedere un incentivo, non rispettando i requisiti previsti dalle
tante domande di agevolazione.</p>



<p>
Dunque,
saranno numerose
le attività produttive costrette alla chiusura.</p>



<p>
Contenuti
analoghi, caratterizzati da una sostanziale amarezza di fondo, sono
quelli appartenenti ai lavoratori
dipendenti
&#8211; coloro che si impegnano, per effetto di un contratto, in cambio di
una retribuzione (stipendio), a prestare il proprio lavoro
intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione di un
soggetto detto “datore
di lavoro”.

</p>



<p>
I
fondi stanziati riusciranno a garantirgli la Cassa Integrazione?</p>



<p>
Sono
7,3milioni
i lavoratori per i quali le aziende ne hanno richiesto l’erogazione,
senza poi considerare i lavoratori interessati alla cassa in deroga.</p>



<p>
Allo
stato attuale, sembrerebbe una visione utopistica, considerato che
l’istituto competente (l’INPS) risulta “<em>non
pervenuto</em>”.</p>



<p>
Il
1° Aprile l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori relativi agli
occupati e disoccupati di Febbraio 2020, mese precedente l’inizio
del lockdown, sottolineando una
crescita delle persone in cerca di occupazione
tra gli uomini e i giovani della fascia 15-24. 
</p>



<p>
Sarebbe
curioso osservare i dati aggiornati,
non solo in riferimento alla situazione attuale ma, soprattutto,
successiva all’emergenza.</p>



<p>
L&#8217;economia
non deve prevalere sulla salute ma bisognerebbe fare in modo che non
si arrivi a fatturare zero. A tal proposito, il Governo non sembra
sapere dove, quando, a che tasso e come agire per finanziare, in
primis, le piccole aziende &#8211; messe in ginocchio dall’emergenza &#8211; e,
chiaramente, le grandi imprese. L’intero sistema necessita,
pertanto, di dover essere ridisegnato. 
</p>



<p>
Quando
si parla di 1° Maggio, si ricorda un’iniziativa simbolo delle
rivendicazioni
operaie,
di lavoratori che hanno lottato per conquistare diritti
e condizioni di lavoro
migliori. 
</p>



<p>
Allo
stato attuale, è opportuno
ponderare
un ragionevole
bilancio delle diverse esigenze &#8211;
tra
le misure economiche e quelle dettate dalla comunità scientifica &#8211;
altrimenti ci si imbatterà in un fenomeno surreale:
si
finirà per non morire
di
coronavirus ma morire di fame.</p>
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