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	<title>Londra Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Corpi imperfetti, oppure no</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 06:42:59 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="681" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15747" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-1024x681.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-1536x1021.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/marc-2048x1362.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><br><br></figcaption></figure>



<p>Di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Si dice, o meglio si diceva, che ciò che più conta di una persona sia la sua interiorità.</p>



<p>Il problema, sopratutto oggi, è come arrivare all&#8217;interiorità se il nostro aspetto rappresenta una barriera invalicabile. La bruttezza che dipende da un corpo o da un viso “diverso” è uno svantaggio sociale, qualcosa di inammissibile con se stessi e nel contesto pubblico.</p>



<p>Chi non è attraente, qualunque sia la sua condizione, vive una doppia discriminazione. La prima riguardante il non avere occasioni di contatto fisico e di vedere limitata la possibilità di esprimere la propria sessualità; la seconda, di non potersi permettere di esprimerla liberamente e nelle modalità che più rispecchiano la propria identità, le proprie fantasie e desideri.</p>



<p>Permangono idee errate e luoghi comuni, resistenze e atteggiamenti negativi per esempio, sulla sessualità delle persone con disabilità, più che altro per non conoscenza e malitesi culturali. Si considera il sesso come un fattore essenzialmente “genitale” ed è ancora diffusa la convinzione che i disabili non abbiano desideri sessuali o non siano attraenti per gli altri, o che comunque un corpo “diverso” non possa generare piacere.</p>



<p>Ci sono canoni estetici a cui siamo abituati e che ci permettono di stabilire cosa è gradevole e cosa invece non lo è. Questi canoni influenzano anche i nostri rapporti sociali e la nostra affettività.</p>



<p>Chi viola questi canoni è visto con sospetto e apprensione. Coppie con una certa disparità dal punto di vista estetico, con notevoli differenze di età, di condizioni fisiche, di posizione sociale portano a pensare che si celino chissà quali compromessi, dipendenze o plagi.</p>



<p>Esistono, però, persone attratte dalle disabilità, dagli anziani, o da soggetti con determinate caratteristiche fisiche. Questi comportamenti vengono definiti parafilie e declinati con varie definizioni: devotismo, gerontofilia ecc&#8230; Si tende quindi a medicalizzare certe preferenze anziché considerarle come sfumature dell&#8217;erotismo, che possono offrire opportunità di sentirsi desiderati per chi non lo è mai stato.</p>



<p>Ogni persona vuole essere desiderata e amata, quando questo non avviene le ripercussioni sono disistima, senso di inadeguatezza, ricadute sulla salute come la depressione.</p>



<p>L&#8217;ostacolo, in realtà, non è rappresentato dai corpi “imperfetti” ma dall&#8217;incapacità nel considerare questi corpi come un&#8217; espressione della varietà umana.</p>



<p>A Trafargar Square, in piena Londra, è possibile ammirare una grande statua che celebra Alison Lapper, un&#8217; artista focomelica cresciuta in istituto, ma talmente innamorata della vita, da decidere di concepire ed educare un figlio. Marc Quinn, che ha realizzato la statua commenta la sua opera così: “La Venere di Milo è senza braccia, è però un simbolo della femminilità e della bellezza greca. Alison diventa una bellezza della diversità dell&#8217;essere donna, perchè la diversità e l&#8217;handicap fanno parte della nostra realtà quotidiana”.</p>



<p>Recentemente, è stato fatto qualche passo avanti in merito, penso all&#8217;assistenza sessuale o a movimenti come la body positivity o neutrality.</p>



<p>Non è possibile auspicare ad un cambiamento culturale nell&#8217;immediato, ma proprio per questo è importante fare sensibilizzazione riguardo a questo tema di cui si parla ancora troppo poco.</p>
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		<title>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 07:32:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi. a cura di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Paolo Mastroianni, autore del romanzo “Midland Metro” (per&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Intervista a Paolo Mastroianni, autore del libro “Midland Metro”. L&#8217;immigrazione europea, ieri come oggi.</p>



<p>a
cura di Alessandra Montesanto</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="249" height="393" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13042" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 249w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/5559068-190x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 190w" sizes="(max-width: 249px) 100vw, 249px" /></figure></div>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Paolo Mastroianni, autore del romanzo “Midland Metro” (per Effige edizioni) e lo ringrazia per il tempo che ci ha dedicato.  </p>



<p>Maggio
1999. Dopo anni di sudore, viene inaugurata Midland Metro, la linea
tramviaria tra Wolverhampton e Birmingham, chiamata a rivitalizzare
la regione depressa di West Midlands. Si snoda &#8211; intrecciandosi a
quella della Metro &#8211; la vita di una famiglia di immigrati indiani,
spaccata, per condanna del destino, in due tronconi: padre-figlia e
madre-figlio. Paolo Mastroianni dà voce alla pazienza e alla fatica
quotidiana di Mohan, padre impegnato a preservare la figlia dalla
forza distruttiva che domina la madre; all&#8217;angoscia della moglie
Gauri, destinata a scontare col suo corpo la pena atavica dello
sradicamento; alla deriva ineluttabile di Martin, figlio adolescente,
né indiano, né inglese; all&#8217;equilibrio e alla saggezza innati di
Hope, la piccola che nel nome porta la speranza. Anticipando
dinamiche sociali ed atmosfere ora anche italiane &#8211; Paese dove
l&#8217;immigrazione è incominciata con sessant&#8217;anni di ritardo rispetto
all&#8217;Inghilterra &#8211; Midland Metro entra nel lettore e lo induce a
ritrovarsi. Se non magicamente migliore, di certo col desiderio di
diventarlo.

</p>



<p>Da
dove nasce questa storia verosimile?</p>



<p>Dall’esperienza
vissuta tra il 1996 e il 2000 nella conurbazione di Birmingham,
affascinante laboratorio sociale a cielo aperto, che per più di
trent’anni, nel dopoguerra, aveva richiamato decine di migliaia di
Pakistani, Indiani, Africani, Caraibici&#8230;, fino alla crisi
dell’industria metallurgica e estrattiva che l’aveva trasformata
in periferia depressa, che negli anni della mia permanenza si tentava
di rivitalizzare con progetti straordinari come <em>Midland
Metro</em>,
la linea tramviaria cofinanziata dalla Comunità europea, a cui come
ingegnere lavoravo.</p>



<p>E&#8217;
un libro che parla di migrazioni e di famiglie costrette a dividersi
con le conseguenze che ciò comporta. Può anticipare i temi di
stretta attualità relativi a questa situazione che vengono ben
narrati dalle vicende e dai sentimenti dei protagonisti?</p>



<p>E’
un libro nato dal bisogno di esplorare e di comprendere il tripudio
di colori, suoni e odori della convivenza tra individui di
provenienza, cultura e credo differenti. Un viaggio stimolante che ad
ogni passo illuminava aspetti densi, come il disorientamento
conseguente al taglio col passato, la fatica quotidiana per piantare
nuove radici in un terreno spesso arido ed ostile, di adattarsi a
nuovi luoghi, a un modo di vivere e pensare differente, o come
d’intuire i punti di equilibrio della convivenza. O, ancora, la
determinazione necessaria ad accettare di essere considerati
estranei, portatori di disordine, minaccia alla cultura preesistente
anche dopo generazioni… Temi enormi e attuali che ho provato a
raccontare attraverso le vicende della famiglia Joshi, dei genitori,
Mohan e Gauri, immigrati indiani di prima generazione, dei loro
figli, Martin e Hope, nati e vissuti in Inghilterra. 
</p>



<p>Martin
è un adolescente a metà tra due mondi molto diversi tra loro,
quello indiano e quello inglese: come potrebbe trovare un equilibrio
tra le due identità?	</p>



<p>E’
un equilibrio che si può trovare lavorando su se stessi per
accettare e fare proprio il mondo cui si approda, al tempo stesso
custodendo al proprio interno, senza rinnegarlo, il mondo che si
lascia come preziosa eredità, fondamento di una sensibilità doppia
e dell’abilità di districarsi agevolmente tra due mondi. Un
equilibrio quindi raggiungibile, ma a fatica e con pazienza, come
riesce a fare Mohan meditando, lavorando a testa bassa, facendo un
passo indietro quando i limiti dell’integrazione lo richiedono,
contemporaneamente accarezzando il suo passato, ricercandovi ragioni
del presente e chiavi del futuro, instillando inoltre, goccia dopo
goccia, con dedizione quotidiana, in Hope, la piccola secondogenita,
curiosità, rispetto, amore per la vita e tutti gli ingredienti
necessari a farle agevolmente conquistare il suo equilibrio.
Diversamente da quanto invece riesce a Martin che, soggiogato dalla
negatività materna, col suo temperamento burrascoso, si muove
lacerato dai due mondi, quello indiano in cui non ha vissuto e che
disprezza ritenendolo arcaico ed opprimente e quello inglese che, per
il colore scuro della pelle e l’impossibilità che ne consegue di
venire totalmente assimilato, lo fa sentire estraneo, mai accettato.
Diversamente anche da Gauri che, condannata a fare i conti con le
ferite profonde del passato, vive il tempo in Inghilterra con
smarrimento, senso di colpa, smania e furia autodistruttiva.</p>



<p>Importanti
sono anche le figure femminili, compresa la piccola Hope: ce ne vuole
parlare?</p>



<p>Le
figure femminili principali hanno la medesima importanza delle
maschili cui si intrecciano, formando due poli opposti, padre/figlia,
madre/figlio, che ricalcando il dualismo della vita, sotto lo stesso
tetto, si guardano e fronteggiano fino alla risoluzione finale della
storia: Hope piena di incanto, luce e gioia straripante per la vita,
Gauri piena di solitudine, cupezza e disfattismo&#8230;</p>



<p>Lei
è italiano, ma ambienta il racconto in un altro Paese. Perché
questa decisione? E quali sono i punti in comune tra le migrazioni in
Gran Bretagna e in Italia?</p>



<p>In
Gran Bretagna le migrazioni sono iniziate molto prima. Indotte dal
bisogno di forza lavoro a basso costo per l’industria e per la
realizzazione d’imponenti infrastrutture, come nel caso
dell’operazione cui prende parte Mohan, sono state pianificate per
decenni attingendo all’ex colonie, partendo quindi dalla conoscenza
della lingua inglese (già esportata e imposta) e dall’esperienza
comune maturata negli anni di dominio coloniale. Diversamente
dall’Italia, dove l’immigrazione &#8211; fenomeno recente &#8211; è stata ed
è caratterizzata da flussi in ingresso caotici e spontanei, senza né
piani veri di accoglienza e inserimento, né il vantaggio di una
comune base culturale di partenza, in un quadro sregolato ma
addolcito da un clima meno ostile e da una cultura più solare e
predisposta all’accoglienza… E’ vero, quindi, ci sono
differenze non banali ma, nell’essenza, i temi dominanti accennati
in apertura, lo sradicamento, l’ostilità per il diverso, la
sofferenza e la fatica del percorso per l’integrazione…, restano
gli stessi. Allora il quadro inglese, già maturo rispetto a quello
che da noi si andava delineando, mi forniva l’occasione di
parlarne, spostando i riflettori oltre gli sbarchi che il dibattito
italiano non riesce a superare e anticipando le dinamiche che
l’Italia, presto o tardi, dovrà imparare ad affrontare.
Un’occasione che sentivo doveroso cogliere senza evitare gli
aspetti più angoscianti (come l’autolesionismo di Gauri, la rabbia
disturbante di suo figlio, o il lucido razzismo che quest’ultimo
subisce) che mi sembravano sottovalutati e sminuiti anche in
Inghilterra, così come anni dopo avrebbe confermato l’aumento del
consenso di organizzazioni fondamentaliste ed estremiste o
addirittura la serie di attentati in cui la rabbia di “altri
Martin” é convogliata.</p>
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		<title>RIFestival. Nel nome di chi</title>
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		<pubDate>Sat, 26 May 2018 07:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da RIFEstival, tenutosi a Bologna dal 20 al 22 aprile. “Solo una madre può provare il dolore di un’altra madre. So che nulla può essere sufficiente ma io sono pronta a tutto quello che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10767 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="218" height="218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 218w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/51vJZoVOc8L._AC_US218_-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 218px) 100vw, 218px" /></a></p>
<p>Da RIFEstival, tenutosi a Bologna dal 20 al 22 aprile.</p>
<p>“Solo una madre può provare il dolore di un’altra madre. So che nulla può essere sufficiente ma io sono pronta a tutto quello che può portare pace.” Valeria Collina è la madre di Youssef Zaghba, componente del commando che nel giugno scorso ha ucciso otto persone nell’attentato sul London Bridge. Italiana convertita all’islam, ha vissuto per vent’anni in Marocco, dove ha studiato l’arabo e il Corano. Dopo essere tornata in Italia, nel 2015, ha assistito impotente alla radicalizzazione del figlio, dai suoi tentativi di fuga in Turchia al suo trasferimento a Londra, dove è rimasto incagliato in quella mastodontica macchina promozionale messa in piedi dagli abili comunicatori del califfato nero.Interrogandosi sulle cause della radicalizzazione di Youssef e di tutti i protagonisti dell’ultima stagione di attentati in Europa, l’autrice scrive il manifesto di una nuova battaglia, e spiega le ragioni per cui è fondamentale confrontarsi con i propri figli: “Ci sono giovani che si ubriacano di nascosto, altri che passano fuori la notte senza dirvi nulla, e altri che stanno chiusi nella propria stanza. Ragazzi modello che si presentano puntuali a condividere con voi ogni pasto. Dopo avere messo in pausa l’ultimo video di un ostaggio sgozzato o di un blindato che viene fatto saltare in aria da un attentatore suicida”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Se volete ascoltare tutto l&#8217;intervento, con gli ospiti, B. Maarad e L. Guglielminetti, eccolo qui per voi:</strong> </span></p>
<p>
<a href='https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/210504_004.mp3'?utm_source=rss&utm_medium=rss>210504_004</a>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>32 e 16: la storia di Samia Yusuf Omar arriva a teatro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2016 09:54:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Monica Macchi Produzione ATIR Teatro Ringhiera, Milano di Serena Sinigaglia con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa Durata 75’ &#160; Scritto da Michele Santeramo, attore e autore di “Il Barone dei porci”, “Konfine”, “Sacco e Vanzetti, loro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b> </b></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT">di Monica Macchi</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Produzione ATIR Teatro Ringhiera, Milano</span></span></em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Serena Sinigaglia<br />
con Tindaro Granata, Valentina Picello, Chiara Stoppa<br />
Durata 75’</span></span></em></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Scritto da </span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Michele Santeramo, attore e autore di “</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Barone dei porci”</span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, “</span></span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Konfine”, “Sacco e Vanzetti, loro malgrado” e fondatore</span></span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> con Michele Sinisi della compagnia Teatro Minimo</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sono stata felice, le persone mi hanno incoraggiato con il tifo. </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ma mi sarebbe piaciuto essere applaudita per aver vinto, </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>e non perché avevo bisogno di incoraggiamento. </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Farò del mio meglio per non essere l’ultima </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>la prossima volta.</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Samia Yusuf Omar</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Atleta somala muore su un barcone per raggiungere l’Italia: </span></span></span></em></p>
<p align="RIGHT"><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">avrebbe dovuto partecipare alle Olimpiadi</span></span></span></em></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Corriere della Sera, 20 Agosto 2012</span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Cosa facciamo noi </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>mentre il Mediterraneo si riempie di occhi aperti?</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Michele Santeramo</span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-655.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7422 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-655.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-655" width="300" height="200" /></a></p>
<p align="RIGHT">
<p align="JUSTIFY">Sul palco un podio su cui si alternano tre attori in una dimensione narrativa: ed ecco la storia personale di Samia, degli allenamenti notturni in una Mogadiscio stretta nella morsa degli Shebab e del qat fino al viaggio a Pechino per le Olimpiadi del 2008, dove corre per i duecento metri, in maglietta sformata e fascetta bianca per il sudore a fianco di Veronica Campbell-Brown, tutina attillata, unghie laccate di rosso e un enorme solitario. Risultato scontato: Veronica Campbell-Brown, prima e Samia Yusuf Omar, ultima con trentadue secondi e sedici primi, così distaccata da finire fuori pure dall’inquadratura della telecamera. Eppure…eppure tutto lo stadio si alza ad applaudirla e lei capisce che la corsa, oltre ad essere la sua passione può anche essere il passaporto per crearsi un futuro da atleta in Europa. Ma non ha “il” passaporto, non ha certificato di nascita o altri documenti forse persi nei bombardamenti o negli scontri tra i signori della guerra e allora si mette a correre verso le Olimpiadi di Londra passando per Addis Abeba, Bengasi, Cufra, Tripoli e poi il Mediterraneo. E qui lo spettacolo cambia registro (grazie anche ad un eccellente supporto audio-visivo) diventando onirico, grottesco e surreale con due fratelli che si spulciano intonando una nenia infantile: pescano cadaveri, vivono su una’isola con topi e uccelli coi denti e pensano di essere gli ultimi superstiti del mondo incaricati di “fare l’umanità” attraverso l’incesto. Un misto di indifferenza e solipsismo di fronte all’immigrazione che (ri)suona cinismo nell’epitaffio finale: “Finchè arrivano morti, quale è il problema?”</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p>PS  La storia di Samia Yusuf Omar è raccontata anche nel libro di Giuseppe Catozzella “Non dirmi che hai paura”</p>
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		<title>NIGERIA: NNAMDI KANU DEVE ESSERE RILASCIATO IMMEDIATAMENTE!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 06:08:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani continua a sostenere i popoli indigeni del Biafra e vi chiede di firmare la seguente petizione! Grazie. Nnamdi Kanu è  un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> continua a sostenere i popoli indigeni del Biafra e vi chiede di firmare la seguente petizione! Grazie.</p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6674" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6674" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (492)" width="726" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 726w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-492-300x265.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 726px) 100vw, 726px" /></a></p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è  un cittadino britannico, in carcere dal 14 ottobre 2015 in Abuja, su richiesta del presidente della Nigeria Gen. Muhammadu Buhari, nonostante i numerosi ordini del tribunale che richiede  il suo rilascio immediato e incondizionato. Kanu è prigioniero politico per una campagna per il diritto all&#8217;autodeterminazione dei popoli indigeni del Biafra.</p>
<p dir="ltr">La polizia segreta della Nigeria nota come DSS rapinò e arrestò Kanu al suo arrivo a Lagos il 14 ottobre 2015 da Londra. Egli fu falsamente accusato di tradimento e trattenuto per ordine del presidente Buhari il quale giurò di non liberarlo nonostante il fatto che tribunali competenti avessero sentenziato che lui dovesse essere liberato. Kanu è attivista dei diritti umani e leader dei popoli indigeni del Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu è un prigioniero di coscienza e deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente!</p>
<p dir="ltr">AGISCI ORA! Firma l&#8217;appello <a href="http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente&amp;source=gmail&amp;ust=1471970041826000&amp;usg=AFQjCNE583OPtFV1ipeU76XJe-2Qn8kL_w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://buonacausa.org/cause/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>nnamdi-kanu-deve-essere-<wbr />rilasciato-immediatamente</a></p>
<p dir="ltr">NIGERIA: NNAMDI KANU MUST BE RELEASED IMMEDIATELY!</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu is a British citizen who has been in detention since 14 Oct. 2015 in Abuja at the request of the president of Nigeria Gen. Muhammadu Buhari despite numerous court orders demanding his immediate and unconditional release. Kanu is political prisoner for campaigning for the right to self determination of the Indigenous People of Biafra.</p>
<p dir="ltr">Nigeria&#8217;s secret police knows as DSS kidnapped and detained Nnamdi Kanu upon his arrival in Lagos on 14 Oct. 2015 from London. He was falsely accused of treason and held incommunicado at the orders of President Buhari who vowed never to release him despite courts of competent jurisdiction ruling that he should be set free. Kanu is a vocal human rights activist and leader of Indigenous People of Biafra (IPOB).</p>
<p dir="ltr">Nnamdi Kanu is a Prisoner of Conscience and must be freed immediately and unconditionally!</p>
<p dir="ltr">ACT NOW! Sign the petition <a href="http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://buonacausa.org/cause/nnamdi-kanu-deve-essere-rilasciato-immediatamente&amp;source=gmail&amp;ust=1471970041826000&amp;usg=AFQjCNE583OPtFV1ipeU76XJe-2Qn8kL_w&utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #1155cc;">http://buonacausa.org/cause/?utm_source=rss&utm_medium=rss<wbr /></span>nnamdi-kanu-deve-essere-<wbr />rilasciato-immediatamente</a></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6675" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6675" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (494)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-494-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6676" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6676" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (493)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-493-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6677" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (495)" width="495" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 495w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/untitled-495-232x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 232w" sizes="(max-width: 495px) 100vw, 495px" /></a></p>
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		<title>Le devastazioni del BREXIT</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2016 07:41:40 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, ha preso la parola nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo che si è tenuta  a Strasburgo, criticando le dichiarazioni del Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, presenti in aula per riferire sulle Conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016.</p>
<p>«Il Brexit», ha detto Barbara Spinelli, «potrebbe essere più devastante per noi che per il Regno Unito. C&#8217;è xenofobia nel voto inglese, ma c&#8217;è dell&#8217;altro: e se fingiamo di ignorarlo, la xenofobia si impadronirà dell&#8217;Europa. La nemesi del Brexit non cade dal cielo: prima venne il disprezzo con cui l&#8217;Unione seppellì il referendum greco anti-austerità. Avevamo un anno per riconoscere che era una vittoria di Pirro. Un anno sprecato. Ora che ci inventeremo? Delegare più sovranità? I Paesi restanti non l&#8217;accetteranno. Colpevolizzare il suffragio universale? Ci punirà ancora di più. La guerra di classe non è finita. Le vecchie classi impoverite, e le nuove che abbiamo privato di un nome, ci dicono, come il Commendatore nel Don Giovanni: &#8220;Ah, tempo più non v&#8217;è&#8221;. Delegare poteri crescenti a un&#8217;oligarchia sempre più sorda al suffragio universale non serve. Solo cambiare radicalmente le politiche, e democratizzarle, può servire a qualcosa».</p>
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		<title>Sadiq Khan: una vittoria dell&#8217;integrazione sulla paura,la fobia ed i pregiudizi.</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2016 07:21:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Foad Aodi &#160; Il musulmano Khan con il 56,8 % delle preferenze riporta i laburisti al governo della capitale inglese dopo 8 anni. Grande lezione di integrazione, che segna la sconfitta dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Foad Aodi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il musulmano Khan con il 56,8 % delle preferenze riporta i laburisti al<br />
governo della capitale inglese dopo 8 anni.<br />
</strong></p>
<div><span style="font-size: medium;">Grande lezione di integrazione, che segna la sconfitta dei pregiudizi religiosi e culturali contro i muri e contro le strumentalizzazioni politiche&#8217;. Così il prof. Aodi &#8211; presidente della Co-mai, le comunità del mondo arabo in Italia  &#8211; commenta l&#8217;elezione a Londra del primo sindaco musulmano della storia del Regno Unito. Un segno che i tempi cambiano, e che l&#8217;evoluzione dei valori della comunità europea è inarrestabile. Integrazione, collettore di una comunità coesa e solidale come quella inglese, che ha sempre dimostrato nel tempo di essere capace di reagire e trovare soluzioni positive con cui esprimere il proprio senso della comunità. Non solo musulmani, Foad Aodi si augura che anche in Italia i tempi siano maturi per l&#8217;elezione di un sindaco o presidente di una regione di religione musulmana ed archiviare l&#8217;abitudine di nominare o candidare un cittadino di origine straniera solo per riempire la casella della lista dei candidati visto il fallimento totale di questa usanza politica: bisogna eleggere  politici di qualsiasi fede e valutarli  in base ai meriti e allo spessore, senza pregiudizi e appartenenze religiose. </span></div>
<div>Una svolta importante, l&#8217;anima degli immigrati inglesi ha sicuramente guidato il partito laburista alla conquista del seggio più prestigioso, ma la voce del nuovo eletto esprime</div>
<div><span style="font-size: medium;">la coscienza civile e sociale di una intera comunità ed il sentimento di un popolo che si apre al futuro. Il segnale che i tempi sono maturi per un passo in avanti, uno slancio per la risoluzione del grave problema dell&#8217;immigrazione, emergenza che l&#8217;Italia deve affrontare quotidianamente senza che vi sia reale presa di responsabilità da parte dei Paesi membri dell&#8217;Unione.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"> Il tema dell&#8217;immigrazione scotta sul tavolo dell&#8217;Unione tra difensori e detrattori di Schengen. Mentre dal Vaticano la voce di Papa Francesco solleva un monito di solidarietà ai fratelli profughi, che non commettono nessun crimine nel voler emigrare. La co-mai ribadisce il suo impegno nazionale ed internazionale a favore delle politiche dell&#8217;integrazione e di lotta a tutte le strumentalizzazioni politiche rispondendo con progetti concreti, la valorizzazione delle buone pratiche e di messaggi costruttivi a livello europeo e mondiale, consacrati ieri dall&#8217;elezione di Khan e dalla meritatissima premiazione di Papa Francesco, conclude Aodi Presidente Co-mai ed Uniti per Unire.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><br />
Nelle stesse ore un nuovo fronte si dilata in Turchia risucchiando le libertà civili: l&#8217;agguato prima e la condanna giudiziaria poi &#8211; nella stessa giornata &#8211; al Direttore del giornale di opposizione e al suo capo redattore hanno indignato profondamente le nostre comunità. Il Presidente Renzi  dopo aver concordato con la Merkel un&#8217;intesa sulla necessità di lottare contro la cultura dei muri, e attivare la cooperazione internazionale per portare lo sviluppo nei paesi di origine dei migranti ha anche espresso forti perplessità sulle azioni di Erdogan in fatto di libertà di stampa, come dimostrano le persecuzioni all&#8217;ordine del giorno dei giornalisti. </span></div>
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		<title>VenerdIslam: la parola è SHAR&#8217;IYYA</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 12:45:55 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5731" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5731" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (281)" width="376" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 376w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-281-225x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /></a></span></span></em></p>
<p align="JUSTIFY">Continuiamo l’incursione nel vocabolario dell’Islam in preparazione dell’incontro col prof. Massimo Campanini il 28 aprile al Centro Asteria, in occasione della manifestazione “D(i)RITTi al CENTRO!” organizzata dall&#8217;Associazione per i Diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Di Monica Macchi</p>
<p align="CENTER">SHAR’IYYA</p>
<p align="JUSTIFY">Letteralmente significa “via dritta” e rappresenta la legge religiosa dell’Islam: le sue fonti si ritrovano nel Corano, nella Sunna (l’insieme degli Hadith), nell’Igma’ ossia il consenso dei teologi e nel Qiyas cioè il ragionamento analogico attraverso le tre fonti precedenti. Dunque una Legge religiosa e rivelata anche alla “gente del Libro” (ebrei e cristiani) ma perfezionata e completata con l’Islam che comprende dogmi, riti, precetti morali e obblighi giuridico-religiosi. L’Islam è caratterizzabile dal concetto di “ortoprassi” cioè una dottrina etica e di comportamento dominata dalla presenza di un Dio sublime e perfetto ma rivolta al foro mondano con un’integrazione tra dimensione del culto e dimensione sociale. Emerge così il concetto di “Siyyasa shar’iyya” cioè “Politica secondo la Legge Religiosa”: la religione ha una chiara declinazione politica secondo cui l’islam può accettare qualsiasi forma di governo purchè la legislazione rispetti la shar’iyya. Ma la shariyya è un corpus immodificabile o si può e si deve contestualizzare soprattutto in Stati in cui i musulmani si ritrovano ad essere minoranza? Quesito attualissimo al punto che nel numero di febbraio di Micromega c’è un articolo sui fatti di Colonia a firma di Necla Kelek dal titolo “Rischio Shar’iyya nel cuore dell’Europa” che paventa la creazione di “società parallele” e il 30 aprile a Londra ci sarà un’intera giornata di studi dedicata a questo tema con la presentazione dell’ultimo libro di Elham Manea (professoressa specializzata sul Mena all’Università di Zurigo, scrittrice e attivista per i diritti umani) Women And Sha’riyya Law: The Impact Of Legal Pluralism In The UK (Donne e Shar’iyya: l’impatto del pluralismo giuridico in Gran Bretagna).</p>
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		<title>Hate crimes in Europe!: Storie contemporanee di donne Musulmane &#8211; Today&#8217;s stories of Muslim women in London</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2016 07:49:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Cinzia D&#8217;Ambrosi &#160; Due donne che vivono a Londra condividono le loro esperienze nell&#8217;essere musulmane oggi. Cinzia D&#8217;Ambrosi le ha intervistate e fotografate e riporta le loro parole. Ruksana, Londra: “ Penso&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Cinzia D&#8217;Ambrosi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Due donne che vivono a Londra condividono le loro esperienze nell&#8217;essere musulmane oggi. Cinzia D&#8217;Ambrosi le ha intervistate e fotografate e riporta le loro parole. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Ruksana, Londra:</b></i></span></span></p>
<p>“ <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Penso che ci sia una grande differenza tra la vecchia generazione e quella nuova. C&#8217;e&#8217; stato un grande cambiamento durante la guerra nel Golfo in quanto l&#8217;identita&#8217; musulmana e&#8217; diventata un argomento di discussione. Fino a quel momento, ci si dentificava con l&#8217;essere del Pakistan, essere musulmani era secondario. Si era prima di tutto pakistani. Oggi la nuova generazione sente la sua identita&#8217; nell&#8217;essere musulmani. Nello stesso tempo il razzismo sta aumentando ed in particolar modo per via dell&#8217;influenza dei mass-media. Ci dovrebbe essere liberta&#8217; di espressione, ma anche l&#8217;assunzione della responsibilita&#8217; per cio&#8217; che uno dice. </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Nella Londra Est, la maggior parte delle bambine indossano, a scuola, le loro uniformi con il velo. E&#8217; un&#8217;identita&#8217; forte, un&#8217;identita&#8217; visiva. I giovani sono coloro che sono piu&#8217; marginalizzati, specialmente le giovani musulmane. </i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ci piacerebbe sapere come sara&#8217; il loro futuro quando lascieranno la scuola e non faranno piu&#8217; parte di un gruppo sicuro. Per esempio, quanto influenzera&#8217; l&#8217;essere musulmane nella scelta di una carriera? Quante tra loro andranno all&#8217;Universita?”</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>H., Londra:</b></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>&#8230;con la guerra contro il terrorismo i crimini d&#8217;odio sono numerosi. Le leggi che sono in atto al momento stanno marginalizzando le comunita&#8217; musulmane. Si sentono attaccate, quando invece sarebbero meglio chiedere loro una collaborazione per fermare il terrorismo. Allo stesso tempo, ogni volta che ci rifiutiamo di sostenere il governo, veniamo visti come terroristi che cercano di proteggere altri terroristi.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Poi c&#8217;e&#8217; anche la paura quando s&#8217;indossa l&#8217; hijab&#8230; la paura di essere attaccati.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Personalmente, non sono stata vittima di crimini d&#8217;odio, ma conosco persone che lo sono state, inclusa mia sorella. Aveva le cuffie e in un primo momento non aveva realizzato: poi ha visto che una delle persone che viaggiavo sullo stesso treno, ha fermato un uomo che tentava di parlarle.Quando mia sorella ha tolto le cuffie senti&#8217; che l&#8217;uomo le gridava delle cose brutte, accusandola di essere una terrorista. Per fortuna c&#8217;erano altre persone sul treno che hanno preso le sue difese. </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Ad un&#8217;altra amica hanno detto di ritornare nel suo Paese! </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>E, inoltre, un giorno ero alla fermata dell&#8217;autobus e vedo una donna che vestiva con l&#8217;hijab fermarsi con il suo passeggino. Una persona le si avvicina e le chiede se avesse una bomba nascosta proprio nel passeggino. Davvero scioccante.”</i></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5120" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5120" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (171)" width="732" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-171.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 732w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/untitled-171-300x206.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" /></a>foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i> </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Two women living in London share their experiences on being Muslim today.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ruksana, London:</b></span></span></p>
<p>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I think there is a huge difference between the older generation and the younger one. We saw a great shift in the 90&#8217;s with the Gulf war where the identity of being Muslim became a topic in itself. Up to that point in time, one would identify oneself with being from Pakistan first and therefore Pakistani before Muslim. Today, there is a stronger sense of a Muslim identity which the younger generation identifies with. At the same time, there is a growing racism, particularly fuelled by tabloids. There should be freedom of speech but also a need for greater responsibility on what one is saying. </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>In East London, you would see most school young girls wearing a head scarf. It is a strong identity, a visual identity. Young people are being more marginalised, particularly young girls. I would really like to find out how it will be for them in the future when they will be leaving school and not longer among the safety of their peer groups. How being Muslim and a woman will inform in their career choices for instance? How many will attend University?”</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>H., London:</b></span></span></p>
<p>“ <span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>With the war on terror at the moment hate crimes are very high. The laws that are currently being put in are even more marginalising the Muslim communities. They feel they have been attacked instead of trying to work together to stop terrorism. But then, whenever we don&#8217;t want to help the government they see us like terrorists and wanting to protect terrorists. Then as well the fear when you wear hi jab the fear that you might be attacked. </i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Personally, I have not felt any hate crimes but I have heard from other people, like my sister that she was on a train and she had a lot of hate. She had headphones on and did not realise at first. When a commuter tried to stop a man talking to her, she took the headphone off. The man was not saying nice things, he was accusing her of being a terrorist. Thankfully, there were people defending her on the train.</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Another friend of mine, she was told to go back to her home and then once I was at a bus stop and there was a lady wearing a hi jab with a push chair and someone asked her if there was a bomb in the push chair. It was really shocking.”</i></span></span></p>
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