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	<title>L&#039;ultimo arrivato Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>L&#8217;ultimo arrivato: il romanzo vincitore del premio Campiello</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2015 05:06:00 +0000</pubDate>
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<p>Negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro non erano solo uomini e donne pronti all’esperienza e alla vita, ma anche bambini a volte più piccoli di dieci anni che mai si erano allontanati da casa. Il fenomeno dell’emigrazione infantile coinvolge migliaia di ragazzini che dicevano addio ai genitori, ai fratelli, e si trasferivano spesso per sempre nelle lontane metropoli. Questo romanzo è la storia di uno di loro,di un piccolo emigrante, Ninetto detto pelleossa, che abbandona la Sicilia e si reca a Milano. Era la fine del ’59, avevo nove anni e uno a quell’età preferirebbe sempre il suo paese, anche se è un cesso di paese e niente affatto quello dei balocchi». Ninetto parte e fugge, lascia dietro di sé una madre ridotta al silenzio e un padre che preferisce saperlo lontano ma con almeno un cenno di futuro. Quando arriva a destinazione, davanti agli occhi di un bambino che non capisce più se è «picciriddu» o adulto si spalanca il nuovo mondo, la scoperta della vita e di sé.&nbsp; </p>
<p>Queste alcuni brani della descrizione del romanzo <em>L&#8217;ultimo arrivato</em>, edito da Sellerio, di Marco Balzano, vincitore del premio Campiello 2015.&nbsp;&nbsp;&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha intervistato l&#8217;autore che ci regalato queste sue parole.&nbsp; </p>
<p>Ringraziamo tantissimo Marco Balzano.</p>
<p>Quanto è importante, oggi, ricordare l&#8217;emigrazione interna italiana?</p>
<p> Moltissimo. La memoria va tenuta in vita per rapportarsi in maniera più efficace col presente. È utile per non interpretare tutto alla luce di allarmismi e demagogie, ma in maniera politicamente più incisiva per risolvere civilmente le grandi questioni e migliorare la nostra immagine rispetto ad atteggiamenti passati.</p>
<p>&nbsp;Perché la scelta di un bambino come protagonista della storia?</p>
<p>&nbsp;Perché l&#8217;emigrazione infantile e minorile in genere è stata una faccia dell&#8217;emigrazione di cui, nonostante il tema in genere sia stato molto battuto anche in letteratura per tutto il secolo scorso e l&#8217;inizio del nuovo millennio, si è parlato poco, per non dire niente.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;Non si tratta di un racconto autobiografico: quali sono state le ricerche che hanno preceduto la stesura del libro?&nbsp;</p>
<p>No, non c&#8217;è nulla di autobiografico. Anzi, la difficoltà è stata togliersi completamente, non inciampare in questa storia. Ho prima studiato l&#8217;argomento dal punto di vista storico e sociologico, poi ho intervistato quei settantenni che sono emigrati da “picciriddi”. L&#8217;ho fatto senza prendere appunti, in modo che le loro parole si potessero liberamente confondere in me e dar vita a un personaggio di fantasia ma che prendesse spunto da vite vere. Volevo scrivere un storia, una narrazione, non un romanzo storico o sociologico: la storia di una vita.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;Quali sono le riflessioni che il testo suggerisce ai ragazzi che lo leggeranno?&nbsp;</p>
<p>&nbsp;Il mondo dei giovani, ancor più di quello degli adulti, corre velocissimo. Tutto cambia in fretta, non si fa in tempo a desiderare qualcosa che subito ne esiste una versione più aggiornata. In questa rapidità le vite diverse dalle nostre sembrano sempre trapassato remoto. Non è così, invece: e la letteratura in genere ci connette con tempi, spazi ed esistenze  in cui non eravamo presenti. Compie un&#8217;operazione di avvicinamento del diverso e dell&#8217;ignoto e permette di conoscerlo. Nel mio piccolo, penso che anche la storia di Ninetto, il mio protagonista, possa innescare questo processo di scoperta.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;A chi dedica questo premio?</p>
<p>A mia figlia Caterina e a mia moglie Anna, un editor straordinario che ha vagliato e setacciato tutte le mie parole rendendole migliori. E poi, si sa, non è mai semplice convivere con uno scrittore!&nbsp;</p>
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