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	<title>luogo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il giardino delle meraviglie? E&#8217; a Milano, quartiere Corvetto</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2020 08:08:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Aliou Diop, dell&#8217;associazione Sunugal sul nuovo progetto in atto presso il C.I.Q. &#8211; Centro Internazionale di Quartiere: il Giardino delle meraviglie. Che cos&#8217;è il&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="966" height="640" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14779" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 966w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/sunu-5-min-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 966px) 100vw, 966px" /></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>ha intervistato Aliou Diop, dell&#8217;associazione Sunugal sul nuovo progetto in atto presso il C.I.Q. &#8211; Centro Internazionale di Quartiere: il Giardino delle meraviglie.</p>



<p>Che cos&#8217;è il C.I.Q. Centro Internazionale di Quartiere?</p>



<p>E&#8217; un progetto nato tre anni fa; come associazione Sunugal abbamo lavorato – per 15 anni presso la Fabbrica del vapore a Milano – sui temi che riguardano la Cultura. Abbiamo, poi, saputo di un bando del Comune di Milano, abbiamo partecipato e lo abbiamo vinto. Ci siamo ritrovati uno spazio di circa 1000mq, messo abbastanza male e ci siamo impegnati a sistemarlo.</p>



<p>Grazie a tante realtà lo abbiamo ristrutturato ed è partito come luogo di incontro, di scambio di idee; siamo nel quartiere Corvetto e il nostro obiettivo è quello di creare un luogo che sia un punto di riferimento per le famiglie, per gli abitanti, per gli artisti, per i giovani, per tutti. Le nostre attività vanno dai laboratori per bambini fino alle presentazioni di libri, film, danza, teatro, etc. E&#8217; un luogo aperto alla cittadinanza.</p>



<p>Durante il primo lockdown come vi siete organizzati?</p>



<p>Abbiamo iniziato a fare pulizie perchè, dietro allo spazio, c&#8217;era un&#8217;area, una discarica; durante il lockdow, quindi, abbiamo iniziato a bonificarla e a sistemarla. Più andavamo avanti nel lavoro e più l&#8217;abbiamo arredata, anche con piante ed è diventata un bel giardino.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14780" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/ciq_2_mpiACvb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Gli abitanti del quartiere vi hanno aiutato?</p>



<p>Prima e dopo il lockdown sì. Durante, tramite corrierei, sono arrivate alcune piante e anche con l&#8217;associazione DARE &#8211; che ha sede qui da noi – continuiamo a sistemare e a organizzare attività: poche settimane fa abbiamo ricevuto il WWF, abbiamo pintato arbusti autoctoni lombardi, un signore ci porta ogni giorno i prodotti del suo orto e ci dà consigli su come coltivare la terra&#8230;</p>



<p>Dopo il lockdown, le famiglie del quartiere con cui collaboriamo sono tornate a fare grigialte, cene. A socializzare.</p>



<p>Cosa vorreste diventasse questo giardino delle meraviglie?</p>



<p>Il giardino vuole essere un ulteriore spazio a disposizione della cittadinanza. E&#8217; vero che lo spazio all&#8217;interno è grande, ci sono varie sale, ma più si va avanti con le attività e più ti rendi conto che a Milano mancano gli spazi e averne uno in più diventa fondamentale.</p>



<p>Il giardino vuole essere un luogo in cui si possono fare iniziative d&#8217;estate, dove i bambini possono giocare, fare i compiti, fare laboratori. Anche l&#8217;orto sarà didattico, sull&#8217;esperienza del giardinaggio.</p>



<p>In che modo state cercando le risorse per organizzare altri progetti interessanti?</p>



<p>Abbiamo lanciato la campagna di raccolta fondi MERAVIGLIAMOCI (<a href="https://www.produzionidalbasso.com/project/meravigliamoc-i-q-coltiviamo-idee-nel-giardino-delle-meraviglie/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.produzionidalbasso.com/project/meravigliamoc-i-q-coltiviamo-idee-nel-giardino-delle-meraviglie/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) perchè il giardino è vivibile, ma non è ancora finito: ad esempio, bisogna sistemare la parte elettrica, il sistema di irrigazione, bisogna sistemare l&#8217;ingresso.</p>



<p>Se i DPCM ce lo permetteranno, tutte le domeniche siamo nel giardino a lavorare&#8230;Se qualcuno volesse regalarci piante o venire ad aiutarci, ne saremmo contenti.</p>
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		<title>Teatro utile: dare una famiglia alle rifugiate e ai rifugiati</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2019 07:03:48 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="498" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-1024x498.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/20190504_115947-768x373.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>
a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p> <br>In attesa dello spettacolo che si terrà il prossimo 26 giugno e di cui vi daremo comunicazione, Associazione Per i Diritti umani ha avuto occasione di parlare con Tiziana Bergamaschi &#8211; ideatrice e regista &#8211; e Mateo Çili &#8211; aiuto regista, che organizzano e conducono laboratori teatrali per ragazze e ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.  </p>



<p>
	Ecco cosa ci hanno raccontato: 
	</p>



<p>Sul territorio della città di Milano sono ad oggi accolti molti migranti di cui alcuni in carico al servizio di etnopsichiatria in quanto portatori di varie forme di disagio psichico o di sintomatologie riconducibili a disturbi psichiatrici nella maggior parte dei casi conseguenza di traumi complessi subiti nel paese di origine o durante il percorso migratorio.</p>



<p>
	Il
	progetto Teatro Utile 2019 (Teatro Utile è alla sua settima
	edizione ed è un progetto sulla ricchezza culturale delle diversità
	e l&#8217;inclusione attraverso l&#8217;arte, promosso dall&#8217;Accademia dei
	Filodrammatici di Milano), che vede la collaborazione tra
	l’Accademia dei Filodrammatici di Milano e il servizio di
	Etnopsichiatria dell’Ospedale Niguarda, si propone di realizzare,
	attraverso le dinamiche del teatro, un intervento terapeutico da
	affiancare alle terapie convenzionali, per favorire il ripristino di
	un sé non più frammentato, ma che ha ritrovi la sua integrità.</p>



<p>Partecipano al progetto 15 migranti, 6 drammaturghi (Riccardo Mini, Cinzia Mela, Alice, Sacha Oliviero, Riccardo Tabilio, Laura Vagnoni, Alice Grati) 2 registi (Enrico Lofoco, Sergio Fantoni), 4 attori (Alice Pavan, Chiara Serangeli, Nicolò Polesiello e Federico Ragonese), 2 operatori sociali (Magda Emanuele, Laura Lagamucci) guidati nel percorso teatrale da trainer (artisti, alcuni di loroa loro volta migranti &#8211; Mateo Çili, Olivier Elouti, Dotcha , Daniel Koll, Mayil Georgi Nieto, Lorenzo Piccolo, Chiara Claudi) e per quanto riguarda il laboratorio di drammaturgia da Marco Di Stefano, il tutto coordinato da Tiziana Bergamaschi che sarà anche la regista dello spettacolo che andrà in scena al teatro Franco Parenti il 26 giugno 2019 (Giornata del rifugiato che ha subito tortura).</p>



<p>
	Un gruppo di persone che, pian piano,
	si è andato creando, iniziando da un lavoro molto importante di
	training che abbiamo svolto da gennaio a fine febbraio in cui le
	abbiamo fatte incontrare con diverse modalità di fare teatro,
	cercando di passare loro degli strumenti: la voce, il corpo, lo
	spazio, il teatro sensoriale, tutto finalizzato alla creazione di un
	insieme anche perchè loro non vivono insieme, ma in diverse parti
	di Milano, in diversi centri e quello che le unisce è il recarsi
	presso l&#8217;ospedale Niguarda per continuare un&#8217;attenzione nei loro
	confronti da parte dello psichiatra Lorenzo Mosca, dalle psicologhe,
	dalle assistenti sociali che li aiutano in questo difficile percorso
	di ambientazione in un luogo nuovo e di cui non parlano molto la
	lingua. 
	</p>



<p>Creare
un gruppo è stato interessante, è stata una scommessa.</p>



<p>Conoscere,
attraverso il Teatro, queste persone che si erano incrociate, ma non
si erano mai viste &#8211; anche se hanno in comune il fatto di essere
straniere e rifugiate &#8211; è stato interessante perchè loro non
avevano mai sentito parlare di Teatro, o di Teatro come lo intendiamo
noi occidentali, ma si sono ambientate subito e hanno lavorato
insieme. 
</p>



<p>Il
lavoro che è stato fatto non tanto per far sì che si formassero
attori straordinari, ma per far sì che il Teatro avesse una funzione
di cura, affiancando quelle degli specialisti dell&#8217;ospedale; un
Teatro di cura che non fosse psicodramma, teatro terapia, ma uno
spazio della fantasia in cui liberare le loro anime molto
appesantite. In questo gruppo, le ragazze e i ragazzi si sentono in
una famiglia: la cura da sola, isola. Il gruppo teatrale, invece,
porta ad un confronto tra persone che condividono i problemi e i
sogni. 
</p>



<p>Per noi
il Teatro è un “effetto collaterale”, lo spettacolo è solo il
finale di un percorso che vuole, prima di tutto, creare sintonia,
trovare un posto in cui non si sentano soli in un Paese straniero,
senza punti di riferimento, ma tra voci amiche. E vorremmo continuare
a fare questo anche per i prossimi anni. 
</p>
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		<title>Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell&#8217;altro e dell&#8217;altrove</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 07:52:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; E&#8217; uscito da pochi giorni il saggio intitolato Sconfinare. Viaggio alla ricerca dell&#8217;altro e dell&#8217;altrove a cura di Donatella Ferrario, per San Paolo Edizioni. «Questa è la storia di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11613" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1377" height="2126" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1377w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover-768x1186.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Sconfinare_cover-663x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 663w" sizes="(max-width: 1377px) 100vw, 1377px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; uscito da pochi giorni il saggio intitolato <span style="color: #ff0000;"><em>Sconfinare</em>. <em>Viaggio alla ricerca dell&#8217;altro e dell&#8217;altrove</em></span> a cura di Donatella Ferrario, per San Paolo Edizioni.</p>
<p>«Questa è la storia di un viaggio. Come tutti i viaggi è nato da un&#8217;idea: la voglia di esplorare un luogo in cui si è stati e in cui ci si trova ogni giorno, in cui pare di muoversi a proprio agio, di conoscerne strade e scorciatoie. Un luogo tanto comune a tutti da divenire insignificante, in senso etimologico. Il confine».</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato Donatella Ferrario &#8211; giornalista, lavora per Milano Multietnica &#8211; e la ringrazia per la sua disponibilità.</p>
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<p align="JUSTIFY">“Insignificante”, in senso etimologico, significa “privo di significato”: quali sono, invece, i luoghi che comunicano ancora qualcosa?</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni luogo comunica sempre qualcosa, a patto di porsi in un atteggiamento di apertura, in una disposizione a vedere e ascoltare. Luoghi fisici ma anche luoghi dell’anima, ricordi di ciò che magari non esiste più, se non dentro di noi o in una memoria condivisa o storica.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>Sconfinare</em> è un viaggio che fa parte dell’esperienza di ognuno. Ho riflettuto, insieme ad altri compagni di avventura &#8211; da Abraham Yehoshua a Paolo Rumiz, da Claudio Magris ad Antonia Arslan, Eugenio Borgna, Uliano Lucas, Pap Khouma, José Tolentino Mendonça, Furio Colombo e Nello Scavo &#8211; su un luogo che, spesso, è un non luogo, inafferrabile, talora imposto da trattati, segnato da cippi, da dogane, tracciato sulle mappe: il confine, appunto. E ho pensato poi di allargare l’orizzonte: perché, anche se non ce ne rendiamo conto, noi, come esseri umani, siamo sempre portati ad andare oltre, a scavalcare i muri e/o a guardare cosa c’è al di là. È l’atteggiamento del bambino, quell’istinto che abbiamo &#8211; magari sepolto dagli anni e dall’abitudine &#8211; e che dovremmo recuperare: quello di andare a vedere, di renderci conto. Il libro, attraverso più voci e sguardi, ritrova una convinzione comune a tutti: il fatto che, in ogni nostro atto, sconfiniamo, andiamo oltre. Poi magari ritorniamo, ma il movimento è sempre presente in noi: è un andare e venire. E al ritorno siamo molto diversi da come siamo partiti. Basta pensare all’esperienza che tutti hanno fatto di un viaggio, non importa quanto lontano.</p>
<p align="JUSTIFY">Quindi ogni luogo è significante: anche il più consueto, il più routinario. E prende significato dalle persone che lo abitano e lo attraversano.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche la nostra pelle è un confine, quello della nostra identità: pelle chiara, scura, tatuata&#8230; Come è stato trattato, nel libro, il tema della ricerca di un&#8217;identità?</p>
<p align="JUSTIFY">La domanda, più o meno sottintesa, è stata: cos’è l’identità? Cosa caratterizza me, te, un altro? Un confine, un muro invalicabile, può proteggere questa identità, questo essere appartenenti a un qualcosa (un popolo, una nazione, una tradizione, una lingua, ecc. ecc.)? Ognuno ha risposto secondo la sua visione esistenziale. Di fatto l’identità, il nascere in un luogo, da certi genitori, il vissuto, è sempre un qualcosa in movimento. La mia unicità di individuo non viene messa in crisi dal contatto con l’altro, la mia nascita non mi definisce per sempre. È come un’impronta che muta, rimanendo però la mia impronta. Non si può parlare di identità senza aver presente la riflessione di Amartya Sen («dobbiamo avere piena consapevolezza di possedere molte e distinte affiliazioni, e di poter agire con ognuna di esse in molti e diversi modi»), che supera il determinismo e apre a decine di possibilità.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle conversazioni di Sconfinare spesso fa capolino la nostra identità europea, penso a Paolo Rumiz e a Pap Khouma, per esempio. Quel riconoscimento che non sempre ci è chiaro di un’appartenenza, oggi così bistrattata che ha, come dice Rumiz, un bisogno disperato di cantori.</p>
<p align="JUSTIFY">Un ulteriore argomento importante è quello del razzismo: fino a poco tempo fa era strisciante, ora sempre più evidente. Quali sono, a suo parere, i motivi che stanno riportando a galla nella nostra società slogan e comportamenti sempre più violenti nei confronti, ad esempio, degli stranieri?</p>
<p align="JUSTIFY">Si fa leva sulla paura. Quella irrazionale, inconscia: la paura del diverso da me, di colui/colei che possono minare la mia identità &#8211; per riandare al tema della domanda precedente &#8211; sottrarmi quello che è mio, rubarmi il lavoro, ottenere benefici a mio discapito.</p>
<p align="JUSTIFY">La paura genera, come il sonno della ragione, dei mostri. Chi detiene il potere (ogni forma di potere, peraltro) questo lo sa benissimo e in questo momento storico il potere lo si usa in modo spregiudicato: le tematiche sono poche, depauperate di verità, ma su queste si insiste quotidianamente, si parla di invasione di migranti, di pericolo, si sottolineano solo certi episodi e se ne tacciono altri. E non importa se i numeri e le percentuali negano, per esempio, l’invasione: il seme della paura fa in fretta ad attecchire. Un proclama ripetuto più volte finisce per essere una verità, qualcosa di indiscusso.</p>
<p align="JUSTIFY">Si è completamente perso il senso del limite, il confine, se si vuole, tra ciò che è lecito dire e cosa no: l’amplificazione talora irresponsabile dei media o dei social fa poi da cassa di risonanza. Il linguaggio pare funzionare di più se è urlato, se usa parole che incitano all’odio, che risvegliano paure ataviche. Dobbiamo fare i conti con i nostri fantasmi, prendere coscienza che l’altro da noi non è un depauperamento ma è una fonte di ricchezza. Riandare alla storia: che dovrebbe essere un cartello indicatore per non ripetere gli stessi errori, o che dovrebbe ricordarci che, da sempre, l’umanità migra e che anche noi siamo stati un popolo di migranti. Il razzista per lo più lo è insieme ad altri: si sente rafforzato, legittimato, protetto da chi pare pensarla come lui. Il gruppo è il deterrente della sua paura.</p>
<p align="JUSTIFY">La risposta è nella solidarietà, nel rispondere punto per punto: mi viene in mente Paolo Rumiz quando afferma che ciò che fa davvero paura è il silenzio impaurito di chi si professa antirazzista ma tace. Ma per andare oltre e combattere i razzismi ci vuole una coraggiosa autocritica: uno dei grandi errori degli scorsi anni, come racconta sempre Rumiz nel libro, è stato di aver trascurato e abbandonato a se stesse le periferie.</p>
<p align="JUSTIFY">Qual è il luogo che una persona può considerare “casa”?</p>
<p align="JUSTIFY">Ognuno ha una sua personale risposta. Direi che casa è il luogo in cui sento che ci sono o possono esserci le condizioni perché come individuo riesca a esprimermi in tutte le mie potenzialità. In sostanza casa è per me libertà: di crescere, di poter manifestare la mia opinione. Va oltre il senso di appartenenza: casa è proprio senza confini. È l’illusione di avere infinite possibilità. Per Pap Khouma casa è il luogo in cui puoi entrare e chiudere la porta: dice “sono io che faccio entrare e faccio uscire il mondo”.</p>
<p align="JUSTIFY">Quanto è importante riuscire a “sconfinare” da se stessi per entrare in contatto con l’altro? E scoprire, poi, che non c&#8217;è un vero e proprio limite&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Il libro si è proposto di mostrare che lo sconfinamento è la cifra quotidiana del nostro vivere. Anche se non ce ne accorgiamo, come dicevo. Si è parlato anche di confini che devono esistere: quelli morali o i limiti imposti dalle leggi. Ma ciò che è elettrizzante è proprio accorgersi che la “contaminazione” con l’altro avviene sempre, anche a nostra insaputa, e che non ci può fare male, anzi, ci arricchisce, ci fornisce degli occhiali che ci fanno guardare più in là, ci offre la possibilità di osservare il mondo da diverse prospettive. Oltretutto il rapporto è sempre circolare, si dà e si riceve. E la contaminazione inizia ogni giorno, non appena apriamo gli occhi e ci guardiamo intorno.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-11614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="360" height="513" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 709w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/Locandina-16-11-2018-211x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 211w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Lettera a Papa Francesco: insieme in Moschea contro il terrorismo per abbattere i muri della paura e del pregiudizio con un messaggio di pace, di auguri e di solidarietà&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 08:25:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6763" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-6763" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (517)" width="409" height="409" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 641w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-517-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 409px) 100vw, 409px" /></a></p>
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<p>#Cristianinmoschea, Foad Aodi (Co-mai): &#8220;Lettera a Papa Francesco: insieme in Moschea contro il terrorismo per abbattere i muri della paura e del pregiudizio con un messaggio di pace, di auguri e di solidarietà&#8221;</p>
<p>Più di 1000 tra Associazioni, Comunità e Organizzazioni internazionali aderiscono all&#8217;appello di Co-mai e &#8220;Uniti per Unire&#8221; a Papa Francesco per  l&#8217;11 e il 12 di settembre</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: 14pt;">Roma 5 settembre 2016 &#8211; &#8220;Riponiamo in Papa Francesco la nostra speranza per un rinascimento senza pregiudizi né paura che si costruisce con i mattoni della buona convivenza tra le religioni e le civiltà&#8221;: con questa premessa <b>Foad Aodi</b>, Focal Point per l&#8217;Integrazione per l&#8217;Alleanza delle Civiltà (UNAoC), Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento Internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;, invia in data 2 settembre una lettera scritta &#8220;con il cuore in mano&#8221; a Papa Francesco, in cui chiede al Santo Padre di sostenere l&#8217;appello #Cristiani in Moschea, lanciato da Co-mai e Uniti per Unire per l&#8217;11 e il 12 di settembre. A sostenere l&#8217;appello oltre alle diverse moschee italiane, ci sono più di 1000 tra Comunità e Centri culturali arabi, islamici e di origine straniera in Italia, tra i quali le Comunità arabe italiane, Le Associazioni musulmane d&#8217;Italia,  il  Congresso islamico europeo degli imam e predicatore in Italia, il Consiglio Supremo dell&#8217;Islam in Italia (CSI). Tra gli aderenti si aggiungono un gran numero di  Associazioni, Federazioni, Istituzioni del Mondo del volontariato, dell&#8217;istruzione e  della ricerca  tra i quali l&#8217;Università Telematica Internazionale UNINETTUNO, la Fondazione Migrantes,  Avis Roma e la Lega Italiana dei diritti dell&#8217;uomo (Lidu).</span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: 14pt;">Il programma consiste in un doppio appuntamento: l&#8217;11 e il 12 di settembre le moschee dal Nord a Sud d&#8217;Italia (Piemonte &#8211; Torino; Emilia Romagna &#8211; Bologna, Ravenna e Cesena; Lombardia &#8211; Milano e Mantova; Lazio &#8211; Roma &#8211; Moschea  di Marconi; Moschea di Centocelle;  Moschea del quartiere Laurentino e Moschea di Ostia Lido; Campania; Marche &#8211; Pesaro; Puglia &#8211; Bari; Sicilia &#8211;  Catania;  Sardegna) apriranno le loro porte liberamente ai visitatori cristiani, agli osservanti delle diverse fedi e ai laici. L&#8217;11 settembre,  dalle 17  alle 20, i  partecipanti si scambieranno un messaggio di pace per promuovere il dialogo, la conoscenza, la buona convivenza e l&#8217;unione  contro il terrorismo; il  12 settembre, moschee e luoghi di preghiera resteranno aperti a partire dalle 9.30 per uno scambio di auguri durante la celebrazione della grande Festività musulmana dell&#8217;Eid Al Adha. L&#8217;elenco completo delle moschee, dei sostenitori e degli aderenti all&#8217;iniziativa  è in attesa di ulteriori adesioni e sarà divulgato giovedì 8 settembre.  L&#8217;evento &#8211; come spiega il Focal Point &#8211; è dedicato a tutte le vittime degli attacchi terroristici e si apre anche con un pensiero di solidarietà rivolto ai familiari delle vittime del terremoto che ha colpito le Regioni italiane dell&#8217;Umbria, delle Marche e del Lazio.</span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Times New Roman'; font-size: 14pt;">&#8220;Insieme alle Comunità arabe, alle Associazioni musulmane, alle Comunità di origine straniera, alle Istituzioni e al Mondo dell&#8217;istruzione, della ricerca,  della sanità e a tutti gli amici del not-for-profit, scriviamo una nuova pagina della storia italiana ed europea&#8221;, dichiara Aodi. &#8220;Trovando forza dal rispetto reciproco &#8211; aggiunge &#8211; vogliamo condividere questo momento di festa ma anche di dolore profondo che unisce l&#8217;Italia e il mondo arabo. Non si uccide nel nome della religione, ma nel nome del rispetto, dell&#8217;amore e della solidarietà si può costruire un futuro migliore. Spero dunque &#8211; come ho scritto nella lettera &#8211; di abbracciare Papa Francesco assieme a tutti i fratelli musulmani, cristiani e laici, domenica prossima in Moschea&#8221;. Conclude.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Santità Papa Francesco,</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>è con profonda stima e </i></span><span style="font-size: large;"><i>con rispetto</i></span><span style="font-size: large;"><i> altrettanto profondo che mi appello alla Sua veneranda Persona.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>In questo momento storico tanto segnato dal terrore che lacera vite e anime per opera di quanti abbiamo definito &#8220;gli assassini delle religioni&#8221;, Le esprimo in qualità di Focal Point in Italia per l&#8217;Alleanza delle Civiltà (UNAoC); delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai); del Movimento Uniti per Unire, oltre che dalle seicento Federazioni, Unioni, Associazioni e Organizzazioni arabe, musulmane, italiane e di origine che ci sostengono, la mia sincera gratitudine per ogni gesto, per ogni azione o parola che ha ridato all&#8217;Occidente e al Mondo arabo e musulmano una nuova forza: quella di non perdere la fede e la speranza in un futuro di pace.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Le Co-mai si riflettono in ogni carezza e abbraccio fisico o virtuale, dolcemente proferito nelle Sue preghiere, rivolto ai nostri fratelli migranti e a tutte le vittime dei conflitti irrisolti. Ancora Grazie, Sua Santità.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Da parte nostra, abbiamo prestato ascolto alle Sue parole e  siamo andati avanti con coraggio. La nostra voce si è amplificata nella Sua voce per costruire ogni giorno occasioni di dialogo, per salvare la purezza delle religioni, contro chi cerca di inquinarne e strapparne le radici con una guerra alle religioni, che non ha niente a che vedere con una guerra di religioni.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Seguendo questo orientamento sincero che va oltre i Paesi, le culture, le religioni, i colori e i partiti, abbiamo lanciato l&#8217;appello #Musulmaninchiesa, il 31 di luglio, dimostrando che il Mondo musulmano ed arabo condanna fermamente il terrorismo e si associa alla preghiera dei sacerdoti cristiani per le vittime degli attacchi del terrore. </i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Con successo, oltre 23 mila musulmani in Italia ci hanno sostenuto e si sono recati in chiesa, dando prova che la buona convivenza tra le religioni esiste e va difesa sia in Occidente che nei nostri Paesi di origine. Per questo motivo abbiamo invitato i cristiani che vivono nei Paesi arabi e musulmani a contribuire a costruire dove si trovano, quello che ci auguriamo possa essere un rinascimento senza conflitti e pregiudizi. </i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Siamo fieri che i membri delle Comunità del Mondo Arabo in Italia e dell&#8217;Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI) abbiano contribuito a donare il sangue alle vittime dei terremoti che hanno colpito l&#8217;Italia, sentendosi dei cittadini italiani a tutti gli effetti e lasciando intendere che siamo tutti figli di una stessa umanità.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Adesso ci rivolgiamo a Lei, Sua Santità, perché sostenga insieme a noi l&#8217;appello #Cristianinmoschea che abbiamo lanciato per l&#8217;11 di settembre, data di una delle pagine più buie della storia, con l&#8217;attentato alle Torri gemelle a New York.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Questa iniziativa che ha trovato l&#8217;adesione di tanti mussulmani in Italia attende ora le conferme delle moschee che apriranno le porte ai visitatori cristiani, laici o professanti altri credi, il giorno prima dell&#8217;importante festività musulmana dell&#8217;Eid.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>La visita del cristiani alle moschee in questa data, indurrebbe alla comprensione che il pensiero d&#8217;amore supera il pensiero dell&#8217;odio, che il dialogo e la conoscenza superano il pregiudizio, che la luce della speranza è molto più forte dell&#8217;ombra della paura.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Con il cuore in mano mi rimetto a Lei sperando di poterLa incontrare presto in Moschea, con tutti i fratelli musulmani, cristiani e laici.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Fiducioso nella Sua cortese risposta e nel Suo fondamentale sostegno, Le rivolgo un sorriso oltre ai miei più cari saluti,</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i><b>Foad Aodi</b></i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: large;"><i>Focal Point per l&#8217;Integrazione in Italia per l&#8217;Allenza </i></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><i>delle Civiltà UNAoC</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-size: large;"><i>Presidente delle Co-mai e Uniti per Unire</i></span></span></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/06/lettera-a-papa-francesco-insieme-in-moschea-contro-il-terrorismo-per-abbattere-i-muri-della-paura-e-del-pregiudizio-con-un-messaggio-di-pace-di-auguri-e-di-solidarieta/">&#8220;Lettera a Papa Francesco: insieme in Moschea contro il terrorismo per abbattere i muri della paura e del pregiudizio con un messaggio di pace, di auguri e di solidarietà&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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