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	<title>machismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Femminismo e molestie, il ruolo controverso delle donne nella società</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 07:38:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="214" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato, per non parlare poi degli Stati Nazione, si cominciò a formare nelle menti dei fondatori il presupposto che le leggi che avevano il potere di regolare la vita degli uomini nelle società, dovessero anche legiferare sulla condizione di disparità che con il tempo aveva assunto la donna nei confronti dell’uomo, il quale ne aveva di fatto il predominio. Le leggi regolavano allora una famiglia patriarcale che tramite il diritto sulla famiglia imponeva severe restrizioni, limitando la libertà femminile a mere concessioni. Mentre le donne greche dell’Antico Egitto erano più libere ed erano considerate giuridicamente uguali agli uomini, le donne nella Grecia di Aristotele erano da lui considerate inferiori mentalmente perché supportato dalle leggi della polis che vedevano nella donna libera solo una donna segregata.</p>
<p align="JUSTIFY">Sebbene oggi l’Occidente creda di aver raggiunto la piena parità dei sessi sotto ogni aspetto, almeno al pari dell’Oriente o del cosiddetto Terzo Mondo, nella realtà dei fatti tale convinzione si infrange poiché spesso l’uguaglianza tanto desiderata ne restringe sulla carta i diritti fondamentali, come ad esempio la parità salariale di cui parleremo più avanti.</p>
<p align="JUSTIFY">I tabù ai quali le donne devono far fronte sembrano incespicare in una visione della società già retrograda. Movimento che primo fra tutti sostenne le diverse forme di parità tra uomo e donna, fu il femminismo che in Italia prese piede a partire dalle lotte studentesche del 1968. Una rivoluzione, a tratti pacifica, che voleva sopprimere le disuguaglianze promuovendo il pensiero critico verso una società che stava cambiando e alla quale tutti e in egual misura avrebbero dovuto far parte. Senza l’eccezione di esser considerate solo incubatrici viventi, tutte si sarebbero dovute unire ma così non è stato. E allora, se il femminismo da una parte ha aiutato le donne a prender coscienza di sé, è vero anche che ha in qualche modo accentuato quelle stesse differenze che aveva la presunzione di voler reprimere. Sono nate così, in ordine sparso: fiere editoriali al femminile, quote rosa, politiche in difesa delle donne, tanto per citarne alcune. Senza riguardo a eventuali fiere editoriali maschili, quote blu e politiche in difesa degli uomini, perché altrimenti considerate maschiliste, misogine, patriarcali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque, quale uguaglianza? Alcune di noi, hanno preferito rintanarsi in un angolo trafitto da vecchi ideali che oggi trovano fondamento solo nel passato, riducendo così le lotte per i diritti civili a stereotipi sull’inferiorità ai quali credono prima di tutto le donne. Femministe di estremo parere che, anziché difendere l’uguaglianza nel suo valore umano, offese dalla Storia denigrano l’uomo ponendolo in una posizione mai paritaria, rivendicando ove possibile una differenza biologica che contrariamente alle aspettative finisce per gravare su quelle mentali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="402" height="284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Perciò “siamo più o meno pari, senza vere alleanze” come ha scritto nel 2014 Annamaria Testa, che per Internazionale si occupa di creatività e comunicazione. E’ in questo clima che il 5 ottobre scorso nasce lo scandalo sulle molestie sessuali nel mondo del cinema a Hollywood. Il New York Times pubblica un articolo contro l’ex fondatore della Miramax e poi proprietario della Weinstein Company, Harvey Winstein, colpevole secondo il quotidiano di aver molestato almeno otto donne. Dose rincarata cinque giorni dopo dal New Yorker che lo accusa di aver molestato tredici donne e di averne stuprate tre. Da qui tutta un’escalation di denunce da parte di almeno cinquanta donne tra attrici, modelle e impiegate che avrebbero trovato il coraggio di denunciare anche a distanza di anni dall’accaduto supportate da campagne di solidarietà e, ad esempio, dalla campagna social #MeToo lanciata dall’attrice Alyssa Milano su Twitter in novembre per invitare tutte le donne a non tacere ancora sugli abusi (messaggio accolto anche oltreoceano da donne pachistane e cinesi). Per la prima volta solidali tra loro, le donne hanno poi sfilato in nero sul red carpet dei Golden Globe. Non basta, almeno trecento attrici hanno creato in Time’s Up “un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro” rilanciando anche la parità salariale come uno dei problemi di certe discriminazioni sul posto di lavoro. Mentre l’ex collaboratrice di Obama Maria Contreras-Sweet avrebbe dato notizia di essere pronta ad acquistare la Weintein Comapny e a trasformare la politica aziendale orientandola proprio in difesa delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Un vortice di moralità e femminismo messi a confronto e ai quali l’attrice francese Catherine Deneuve ha voluto recentemente dare una sterzata, firmando insieme ad altre cento donne un manifesto pubblicato su Le Monde contro il &#8220;neo-puritanesimo, che condanna la ‘caccia alle streghe’ dopo il caso Weinstein: &#8220;Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci&#8221;, non inteso a rivendicare un qualche tipo di giustifica verso le molestie o gli stupri ma che invece fraintesa, è stata costretta dopo le polemiche a scuse pubbliche verso le vittime che si erano sentite ingiustamente aggredite e giudicate dalla sua lettera.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10059 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="254" height="207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 472w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-203-300x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Sull’onda crescente delle denunce, è saltato fuori un altro problema dall’effetto mediatico immediato: quello della parità salariale che neanche a Hollywood sembrerebbe frenare gli scalpitii. Il welfare, il benessere del nostro Stato, è così direttamente proporzionale alle politiche sociali e in particolare all’autonomia femminile, sulla falsa riga di quei soggetti deboli da tutelare: disabili, anziani, minori e donne. Tre notizie una dietro l’altra che seguono il medesimo filone: l’Islanda approva con un Parlamento in maggioranza femminile, la parità salariale; una giornalista della Bbc, Carrie Gracie, si licenzia perché pagata meno dei suoi colleghi uomini, chiedendo che “la BBC valuti equamente uomini e donne”; le molestie dal cinema si spostano nel mondo della moda e due fotografi vengono cacciati da Vogue.</p>
<p align="JUSTIFY">Così, mentre le donne attendono di cambiare ancora una volta la società rimasta ancorata a un modello patriarcale che sembrava estinto promuovendo emancipazione e indipendenza, ne vediamo alcune stringersi dietro il retaggio vistoso di un femminismo d’altri tempi.</p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Specie in pericolo</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 07:27:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; &#160; &#160; La scorsa settimana, in alcune città dell&#8217; America Latina, si sono svolte diverse manifestazioni contro la violenza di genere. Il collettivo Ni una menos ha invitato tutta la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7233" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-605" width="638" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-605-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La scorsa settimana, in alcune città dell&#8217; America Latina, si sono svolte diverse manifestazioni contro la violenza di genere. Il collettivo <em>Ni una menos</em> ha invitato tutta la popolazione a protestare contro il femminicidio e altre forme di violenza machista. Questo collettivo conformato principalmente da giornaliste, attiviste e artiste argentine si è esteso a tutto il continente unendo le lotte delle donne contro il machismo. Ecco un estratto del documento letto alla manifestazione a Buenos Aires:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Nel 2008 una donna è stata uccisa ogni 40 ore; nel 2014, ogni 30. In questi sette anni, i media<br />
hanno pubblicato notizie su 1.808 femminicidi. Quante donne sono morte uccise<br />
solo per essere donne nel 2015? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che dobbiamo<br />
dire basta. In questi anni, il femminicidio ha lasciato quasi 1.500 ragazzi e ragazze orfani<br />
e alcuni di loro sono costretti a vivere con gli assassini. Il problema è di<br />
tutti e tutte. La soluzione deve essere costruita insieme. Abbiamo bisogno di<br />
impegnarci per cambiare una cultura che tende a pensare alle donne come oggetti di<br />
consumo e non come una persona autonoma.<br />
Il Femminicidio è la forma più estrema di violenza e attraversa tutte le classi sociali<br />
credenze e ideologie: Ma la parola &#8220;femminicidio&#8221; è anche una categoria politica,<br />
è la parola che denuncia il modo in cui la società comincia a vedere naturale una cosa che non è:<br />
la violenza di genere.</i></span></p>
<p>…<span style="font-size: large;"><i>E &#8216;che i diritti di alcune sono i diritti di tutti. La conservazione della vita e<br />
le decisioni delle donne vuol dire aprire la libertà per tutte e per tutti. Bisogna trovare<br />
nuovi modi di strategie di coesistenza. Non vogliamo più lacrime di dolore, vogliamo dei passi avanti per festeggiare.<br />
Non vogliamo più femminicidi. Ci vogliamo vive. Tutte.”</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Abbiamo tutti e tutte letto la terribile storia di Lucia Perez, adolescente argentina violentata e assassinata da tre uomini a Mar del Plata. Questo ennesimo attacco ha provocato la furia delle donne latine.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Messico hanno ben accolto la campagna <em>Ni una menos</em>, anche perché non ci mancano esempi di machismo. Il mese scorso due attiviste transessuali, Paola e Alessa, sono state uccise a Città del Messico. In Ecatepec , cittadina confinante con la capitale, soltanto qualche giorno prima delle manifestazioni sono state uccise madre e figlia da alcuni sconosciuti. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">In Cile, una donna mapuche è stata costretta a partorire ammanettata e circondata da poliziotti. Una bimba di 10 anni è stata bruciata viva, tagliata a pezzi e sepolta dal suo patrigno.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Non mancano gli esempi, dicevo.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Migliaia di donne e uomini di tutte le età sono usciti per le strade del nostro continente a manifestare . </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Forse non è la prima volta che le donne ne parlano. Anzi, gridano. Manifestano, s’indignano. Pretendono giustizia. Ma saranno le prime volte che lo faremo ben coscienti di questa epidemia vergognosa che invade il continente. Perché siamo stanche di avere paura. Siamo stanche di essere una specie in pericolo.</span></p>
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