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	<title>Macron Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Francia. La &#8220;Loi sécurité globale&#8221;: quali sono le ragioni dietro le recenti manifestazioni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2020 09:14:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Sono più di 130 mila i manifestanti che, secondo le fonti del Ministero degli Interni francese, sono scesi in piazza sabato 28 novembre in tutta la Francia, più di 500 mila&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Maddalena Formica </p>



<p>Sono più di 130 mila i manifestanti che, secondo le fonti del Ministero degli Interni francese, sono scesi in piazza sabato 28 novembre in tutta la Francia, più di 500 mila secondo gli organizzatori.</p>



<p>Oggetto delle proteste è la nuova proposta di legge, la “<em>Loi sécurité globale</em>”, promossa da La République en Marche, partito dell’attuale Presidente Emmanuel Macron, e votata in prima lettura dall’Assemblea Nazionale martedì 24 novembre, nonostante la denuncia della natura &#8220;liberticida” di alcuni suoi articoli da parte di organizzazioni a difesa dei diritti umani e ONG quali Amnesty International France e la Ligue des Droits de l’Homme.</p>



<p>Del testo di legge, finalizzato a una più efficiente organizzazione del lavoro di polizia, contestati sono l’articolo 22 e soprattutto l’ormai celebre articolo 24: quest’ultimo, in particolare, sancisce una pena fino a un anno di prigione e 45&nbsp;000 euro di ammenda per coloro che diffondono l’immagine del volto o di un qualsiasi altro elemento d&#8217;identificazione di un poliziotto in operazione, qualora tale diffusione sia finalizzata alla lesione della sua integrità fisica o psichica.</p>



<p>Tale divieto è stato giustificato dai deputati promotori con riferimento alla necessità di proteggere i poliziotti, vittime spesso sui social network, come riferito dai sindacati, di commenti di odio o di incitamento alla violenza. Il divieto ha sin da subito, però, sollevato polemiche e aperto il dibattito, in un contesto dove sempre più importante è il ruolo dei cellulari e di internet nella denuncia delle violenze degli agenti di polizia.</p>



<p>I sostenitori della legge ritengono infatti che le riprese di poliziotti rimangano comunque consentite, eventualmente oscurandone il volto, purché l’autorità giudiziaria non rilevi in un momento successivo l’intenzione di lederne l’integrità fisica o psichica, solo in presenza della quale è riconosciuta l’integrazione della fattispecie di reato; sempre possibile è poi la denuncia delle violenze subite da agenti presso il servizio Ispezione generale della Polizia nazionale (IGPN).</p>



<p>Un importante rischio di lesione di diritti e libertà fondamentali, quali il diritto all’informazione e la libertà di stampa, è però temuto da Claire Hédon, capo dell’autorità amministrativa indipendente francese Défenseur des Droits, ma anche dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e dalla Commissione europea. Si teme, infatti, che i cittadini e i giornalisti rinuncino, anche in situazioni del tutto legittime, a esercitare tali libertà per paura di alimentare situazioni di tensione con la polizia o che siano gli agenti stessi a ordinare, anche per mezzo della forza, di non effettuare filmati, valutando <em>ex ante</em> l’intenzione lesiva del soggetto. Anche lo stesso ricorso dinanzi all’Ispezione generale della Polizia nazionale è criticato in quanto ne viene sistematicamente messa in discussione la reale indipendenza dal corpo di polizia.</p>



<p>Le contestazioni di questi giorni, sempre più accese e talvolta anche con risvolti purtroppo violenti, sono state alimentate da due episodi di violenza della polizia che hanno scioccato questa settimana l’opinione pubblica francese.</p>



<p>Il primo episodio è stata la violenta aggressione, accompagnata da insulti razzisti, il 21 novembre 2020, del produttore musicale Michel Zecler da parte di quattro di poliziotti parigini, attualmente sospesi e in stato di fermo. Zecler, fermato perché non indossava la mascherina, avrebbe, secondo i poliziotti, posto resistenza ma il video della violenza, divenuto virale su internet grazie alla registrazione delle telecamere di sorveglianza, ha fatto emergere chiaramente la falsità delle dichiarazioni. Il secondo episodio, sempre a Parigi, a pochi giorni di distanza, è stato lo sgombramento forzato di un campo di migranti in Place de la République che raccoglieva centinaia di persone, arrivate pochi giorni dopo lo smantellamento del campo di migranti più grande dell’Île-de-France, a Saint Denis. Anche in questo caso, giornalisti e cittadini hanno denunciato la brutalità di alcuni componenti della polizia, mettendo online foto e video delle aggressioni visualizzati in pochi minuti da migliaia di utenti.</p>



<p>Entrambi gli eventi hanno riportato con prepotenza nel dibattito pubblico il tema delle violenze, soprattutto di natura razzista, di cui talvolta membri delle forze dell’ordine si sono resi autori e il rischio di garantirne una sorta di impunità con l’adozione della nuova legge.</p>



<p>Come già accennato, la nuova proposta di legge è stata poi criticata anche nel suo articolo 22, in forza del quale si legittima in una serie di ipotesi la registrazione di filmati da parte del corpo di polizia per mezzo di droni, in particolare nel contesto di manifestazioni, per garantire il rispetto dell’ordine e della sicurezza pubblica da parte dei partecipanti.</p>



<p>Tra gli altri, sono intervenuti, anche su questo punto, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, la Commissione nazionale consultativa dei diritti dell’Uomo francese e diverse ONG: si sottolinea infatti il rischio di lesione del diritto costituzionalmente garantito alla privacy, senza nessun bilanciamento in nome del principio di proporzionalità, e la necessità che gli ordinamenti giuridici incomincino a regolare le nuove tecnologie, in gran parte, almeno in Francia, trascurate dagli strumenti del diritto.</p>



<p>Una proposta di legge molto dibattuta, dunque, dove diritti dell’Uomo e interessi pubblici si confrontano ancora una volta, una proposta che prima di dividere l’opinione pubblica ha già diviso la stessa maggioranza e che ora aspetta di essere votata in Senato ma che nel frattempo ha sollevato questioni giuridiche e filosofiche eterne: qual è il giusto bilanciamento tra due diritti, in questo caso di un cittadino comune e di un poliziotto? Quanto può essere limitato il diritto di un cittadino in nome di un interesse pubblico?</p>



<p>Questi quesiti, ricorrenti e sempre di attualità in Francia come in Italia, rimangono per ora senza riposta ma il dibattito è di nuovo aperto.</p>



<p>Riferimenti:</p>



<p><a href="https://it.euronews.com/2020/11/28/poliziotti-violenti-in-francia-spaccata-anche-la-maggioranza?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://it.euronews.com/2020/11/28/poliziotti-violenti-in-francia-spaccata-anche-la-maggioranza?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.vie-publique.fr/loi/277157-loi-de-securite-globale-police?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vie-publique.fr/loi/277157-loi-de-securite-globale-police?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/28/plus-de-cent-mille-manifestants-partout-en-france-contre-la-proposition-de-loi-securite-globale_6061513_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/28/plus-de-cent-mille-manifestants-partout-en-france-contre-la-proposition-de-loi-securite-globale_6061513_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/16/le-conseil-des-droits-de-l-homme-de-l-onu-s-inquiete-du-contenu-de-la-proposition-de-loi-pour-une-securite-globale_6059972_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/16/le-conseil-des-droits-de-l-homme-de-l-onu-s-inquiete-du-contenu-de-la-proposition-de-loi-pour-une-securite-globale_6059972_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemondedudroit.fr/publications/248-etudes-et-documents/72326-proposition-loi-securite-globale-alerte-defenseure-droits.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemondedudroit.fr/publications/248-etudes-et-documents/72326-proposition-loi-securite-globale-alerte-defenseure-droits.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/interpellation-d-un-producteur-de-musique-une-pluie-de-coups-et-de-mensonges_6061286_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/interpellation-d-un-producteur-de-musique-une-pluie-de-coups-et-de-mensonges_6061286_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/violences-policieres-darmanin-assume-l-evacuation-musclee-place-de-la-republique_6061324_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.lemonde.fr/societe/article/2020/11/27/violences-policieres-darmanin-assume-l-evacuation-musclee-place-de-la-republique_6061324_3224.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.franceinter.fr/le-debat-sur-l-article-24-de-la-proposition-de-loi-securite-fait-serieusement-tanguer-la-majorite?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.franceinter.fr/le-debat-sur-l-article-24-de-la-proposition-de-loi-securite-fait-serieusement-tanguer-la-majorite?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Co-Mai: condanna e solidarietà al popolo francese. Combattiamo insieme il terrorismo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 08:24:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="400" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/ProfFoadAodi.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14761" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/ProfFoadAodi.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/ProfFoadAodi-300x218.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></figure>



<p><br>Ancora una volta pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali.<br>La Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) condanna &#8220;con fermezza il feroce attacco nella Cattedrale di Nizza&#8221;. &#8220;Ancora una volta dentro una chiesa pagano con la vita persone innocenti per colpa di fanatici che utilizzano la religione secondo scopi personali&#8221;, dichiara il presidente Foad Aodi che guida anche l’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (Amsi) ed è membro del registro esperti  Fnomceo. &#8220;La vera religione, che parla di pace, dialogo, non ha niente a che fare con il terrorismo. Da anni Co-mai è impegnata nel dialogo interreligioso e ancora una volta ci troviamo a condannare il terrore a Nizza, come in altre città della Francia&#8221;, continua Aodi che ricorda le due iniziative #MusulmaninChiesa e CristianinMoschea il 31.07 e 11.09.2016.</p>



<p>&#8220;E&#8217; un momento molto difficile a livello internazionale per colpa del Coronavirus per questo il mio richiamo all&#8217;unità è ancora più forte. Non c&#8217;è solo l&#8217;emergenza sanitaria da affrontare, ma anche il terrorismo di chi in nome di Dio attenta alla vita altrui&#8221;, aggiunge Aodi, a giudizio del quale le recenti dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron &#8220;sono state utilizzate per incoraggiare persone &#8216;malate&#8217;, con crisi d&#8217;identità, lupi solitari, al fine di scatenare una guerra interreligiosa tra le civiltà. Uniti, dobbiamo essere un muro contro tali alibi&#8221;. &#8220;Faccio appello alle responsabilità di ogni leader politico mondiale &#8211; insiste il presidente Co-mai &#8211; Purtroppo talune dichiarazioni possono essere strumentalizzate, possono costituire un alibi al terrore. Non è ovviamente una giustificazione, ma un richiamo a combattere insieme contro il terrorismo. Chi sbaglia deve pagare senza se e senza ma. Chiedo a tutto il mondo arabo e musulmano in Italia e in Europa &#8211; conclude &#8211; di continuare nella loro azione a favore del dialogo interreligioso&#8221;. La preghiera di domani, &#8220;sarà dedicata alle vittime e contro il terrorismo&#8221;.</p>
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		<title>Aggiornamento #Libano</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2020 07:50:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anmbamed di Farid Adly) Manifestazioni a Beirut per il terzo giorno consecutivo. Scontri con la polizia nella piazza dei Martiri, nel centro della città. “Punire i responsabili ed i primi tra coloro si&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da Anmbamed di Farid Adly)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="600" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14497" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/libano-beirut-proteste-20191021090150-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p>Manifestazioni a Beirut per il terzo giorno consecutivo. Scontri con la polizia nella piazza dei Martiri, nel centro della città. “Punire i responsabili ed i primi tra coloro si siedono sulle poltrone del governo e del Parlamento”, hanno scritto nei cartelli. “Negligenza e corruzione sono le cause della strage”, annunciano altri. La richiesta è la caduta del governo e elezioni anticipate subito. Pietre contro lacrimogeni e pallottole di gomma. I manifestanti hanno tentato di raggiungere la sede del Parlamento, scavalcando le transenne, ma sono stati respinti. Nei video postati sui social è stato notato un principio di incendio nelle vicinanze del palazzo del Parlamento, ma è stato subito domato dai vigili del fuoco. La situazione politica nel paese sta precipitando. Si sono dimessi due ministri: quella dell&#8217;Informazione, Manal Abdulsamad, e dell&#8217;ambiente, Dimanus Qattar. Abdulsamad ha spiegato la sua decisione per l&#8217;incapacità di rispondere alla volontà popolare di un passo di cambio nella gestione del potere. 11 i deputati che si sono dimessi dall&#8217;incarico.</p>



<p>Il confronto politico è sulla natura dell&#8217;inchiesta sulla strage. I partiti dell&#8217;opposizione, Saad Hariri (sunniti), Walid Jumblat (Socialisti) e una parte dei partiti cristiani chiedono un&#8217;inchiesta internazionale. I partiti al governo (Hezbollah, una parte dei sunniti e i cristiani&nbsp;seguaci del presidente&nbsp;Aoun) vogliono mantenere il carattere nazionale alla vicenda. Il timore dei primi è che venga insabbiata l&#8217;inchiesta; quello dei contrari è che vengano scoperte responsabilità politiche dei diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni.</p>



<p>Sulla questione si è espresso anche il patriarca maronita, nel sermone della Domenica, chiedendo le dimissioni del governo, elezioni anticipate e inchiesta internazionale.</p>



<p>Un altro tema nel dibattito politico libanese è il disarmo di Hezbollah; tema questo che rischia di avvelenare le acque e portare il paese allo scontro confessionale e alla guerra civile.</p>



<p>Le ricerche dei dispersi sono praticamente concluse. Il capo delle squadre ha affermato che “non ci sono più speranze di trovare altre persone vive sotto le macerie. Rimaniamo a lavorare per la rimozione delle macerie e liberare le strade”. Il numero totale delle vittime sale quindi a 208 morti.</p>



<p>Sul piano internazionale, la Conferenza di Parigi dei paesi donatori, promossa dalla Francia e dall&#8217;ONU, non sembra aver trovato il successo sperato. Di fronte ad una valutazione del danno di 15 miliardi di dollari, gli aiuti promessi sono di 250 milioni e “condizionati alla fornitura diretta degli aiuti alla popolazione, per evitare corruzione e clientelismo. Non daremo carta bianca al sistema politico libanese”, ha sentenziato il presidente Macron.</p>



<p>IL premier libanese Diyab ha presentato le sue dimissioni, dopo le proteste popolari e le dimissioni di 4 ministri e 11 deputati dai loro incarichi. Lo ha fatto con dignità, sostenendo le rivendicazioni della piazza, ma mettendo con dignità i punti sugli i: “Siamo qui a guidare il paese da pochi mesi, ma ci siamo accorti che il sistema corrotto è uno Stato nello Stato. Siamo per la punizione di chi ha sbagliato, per una vicenda che dura da 7 anni&#8230; Tra coloro che hanno chiesto le nostre dimissioni ci sono politici che hanno governato per molto più tempo di questo governo tecnico. Non c&#8217;è limite alla vergogna”. La frecciata è rivolta senza nominarli all&#8217;ex premier Saad Hariri, ai ministri di governi passati che siedono nelle istituzioni bancarie e finanziarie. Il presidente Aoun lo ha incaricato degli affari correnti e inizierà le consultazioni per una nuova nomina o elezioni anticipate. La crisi libanese è complessa, perché il sistema politico è marcio e fondato non sulla cittadinanza, ma sull&#8217;appartenenza alle confessioni. Una delle richieste delle manifestazioni di piazza, che durano dello scorso 17 Ottobre, è proprio la fine della spartizione confessionale della politica e delle poltrone. Una rivendicazione che dura dai tempi della guerra civile durata dal 1975 al 1990. Ma il sistema è riuscito, a causa dell&#8217;interferenza anche di fattori esterni, a impedire il cambiamento. La strage del porto è dato il colpo di grazia al sistema corrotto, ma probabilmente anche alle speranza di cambiamento e di fronte al Libano si apre un periodo molto difficile pieno di incognite.</p>



<p>Il paese è sulla bocca di un vulcano e rischia di finire nell&#8217;uragano degli scontri regionali e internazionali: lo scontro tra l&#8217;iran e Israele e Stati Uniti, la lotta tra Turchia e Qatar da una parte e Arabia Saudita e Emirati arabi uniti dall&#8217;altra. E anche qua non manca lo zampino della Turchia, che sfida sul terreno delle influenze la Francia. Nel paese inoltre vivono circa due milioni di profughi palestinesi e siriani, con il dramma dei loro paesi dove, in uno c&#8217;è una guerra civile e l&#8217;altro è sottoposto ad un&#8217;occupazione militare. La guerra tra Israele e Siria si gioca anche sul territorio libanese.</p>



<p>Il Libano si è barcamenato finora in un equilibrio instabile, dichiarando la sua neutralità. Una condizione impossibile in un mare di contraddizioni come lo è il Vicino Oriente. Le pressioni politiche ed economiche messe in campo da Washington e Riad nascono dalla volontà di escludere Hezbollah dal governo. Ma senza questo movimento, non ci sarebbe una maggioranza in Parlamento. Hezbollah è un partito e allo stesso tempo un movimento armato di resistenza contro Israele ed è nel campo dell&#8217;Iran e del presidente siriano Bashar Assad. Suoi 4 aderenti sono accusati per l&#8217;assassinio dell&#8217;ex premier Rafiq Hariri e processati in contumacia al Tribunale speciale dell&#8217;Aja, che doveva emettere la sentenza lo scorso Venerdì. In passato, le condizioni politiche hanno costretto lo stesso Saad Hariri, figlio di Rafiq e capo del Partito Al Mustqbal (Futuro), a presiedere un governo di coalizione con Hezbollah. Condizioni che adesso non ci saranno più.</p>



<p>Durante la conferenza dei paesi donatori, si è vista la debolezza del governo attuale, che è stato escluso dal poter gestire gli aiuti internazionali, che andranno direttamente alle organizzazioni non governative libanesi ed agli organismi internazionali dell&#8217;ONU.</p>



<p>Le variabili sono molte e il presidente francese Macron ha accennato ad una di queste rivolgendosi al presidente USA Trump: “Le sanzioni rischiano di complicare il quadro politico libanese, invece di risolverlo”. Le sanzioni all&#8217;Iran, che toccano Hezbollah, intende. Per non far crollare il paese dei cedri, Parigi indica un governo di unità nazionale, per una riforma costituzionale.</p>



<p>Sarà capace la società civile libanese, che ha condotto le lotte di piazza, in modo civile e misurato, di proseguire su questo sentiero accidentato? Una riforma costituzionale ha bisogno di un Parlamento non spartito tra le confessioni ed una legge elettorale democratica: ogni testa un voto.</p>



<p>E&#8217; una lotta impari, che si svolge in condizioni molto più difficili in una situazione economica disastrosa e un clima internazionale polarizzato, che non lascia spazi di manovra.</p>



<p>Dalle ceneri del porto, potrebbe nascere il nuovo Libano, ma non si vedono in campo le forze per portarlo a termine.</p>
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		<title>Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 07:49:09 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l&#8217;immigrazione&#8221;.<br />
Lo spiraglio arriva al termine di un braccio di ferro durato un giorno intero. E dopo che Conte aveva minacciato di mettere il veto per bloccare le conclusioni del vertice europeo, senza un accordo sugli sbarchi.  Il premier italiano si ritiene soddisfatto e afferma: &#8220;Da questo Consiglio esce un&#8217;Europa più responsabile e solidale, l&#8217;Italia non è più sola&#8221;. E sulla eventualità che l&#8217;Italia realizzi sul suo territorio dei centri di accoglienza per i migranti su base volontaria previsti dall&#8217;accordo raggiunto al Consiglio Ue, il capo del governo prende tempo: &#8220;E&#8217; una decisione che ci riserveremo di prendere, è una decisione collegiale ma non siamo invitati a farlo&#8221;.</p>
<p>Secondo le conclusioni del vertice si evince &#8220;che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo, quindi anche le Ong, devono rispettare le leggi e non devono interferire con le operazioni della Guardia costiera libica&#8221;, spiega Conte aggiungendo che &#8220;è passato il principio che il tema della gestione dei flussi deve essere affrontato secondo un approccio più integrato che riguarda la dimensione esterna, quella interna e il controllo delle frontiere&#8221;. Si afferma anche il principio, secondo Conte, che &#8220;chi arriva in Italia, arriva in Europa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10926 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="330" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Conte aggiunge: &#8220;si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l&#8217;Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani&#8221; e si sottolinea che vengano &#8220;intensificati i rapporti e gli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Molti predicevano un mancato accordo o il trionfo di soluzioni nazionali, questa sera abbiamo trovato soluzioni europee&#8221;, ha aggiunto Macron. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel smorza gli entusiasmi:  &#8220;Dopo un&#8217;intensa discussione sul tema più difficile per l&#8217;Unione europea, cioè le migrazioni, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale&#8221;, ma &#8220;abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni&#8221;.<br />
Dai Paesi dell’Est il commento è stato: &#8220;Siamo molto compiaciuti&#8221;,  come ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki, lasciando il Consiglio europeo, annunciando che ha prevalso il &#8220;carattere volontario&#8221; nel documento.</p>
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		<title>ANALISI. Macron, La Libia, l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jun 2018 08:17:43 +0000</pubDate>
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<p>Di Michela Mercuri</p>
<p>(cipmo.org)</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10827 aligncenter" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="475" height="301" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 475w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/th-227-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></p>
<p>Nel 1881 il Governo della Terza Repubblica francese, con un’azione di forza, stabilì il protettorato sulla Tunisia, obiettivo dei propositi coloniali del Regno d’Italia. Fu un attacco durissimo, tanto che la stampa parlò di “schiaffo di Tunisi” per sottolineare l’umiliazione subita dinanzi all’atto d’oltralpe.<br />
Potrebbe sembrare un evento oramai consegnato al passato ma, a ben guardare, è ancora una valida lente interpretativa per delineare i rapporti tra Roma e Parigi.<br />
La storia degli ultimi anni, specie dal 2011 in poi, è costellata di episodi che lasciano poco spazio a interpretazioni buoniste. L’azione internazionale in Libia è stata voluta dall’allora Presidente francese Nicolas Sarkozy anche per mettere le mani sulle risorse del Paese e porre fine al “fastidioso” trattato di amicizia e cooperazione tra Roma e Tripoli. Seguono anni difficili in cui l’Eliseo continua a perseguire una propria agenda nell’ex Jamahiriya, spesso a danno dell’Italia.<br />
Il vertice di Parigi per la Libia del 29 maggio è l’ultimo atto di questo percorso accidentato.<br />
L’ambizioso Emmanuel Macron, dopo il fallimentare tentativo di pacificazione dello scorso luglio tra il Premier onusiano Fayez al-Serraj e il Generale Khalifa Haftar, uomo forte dell’est libico &#8211; che si è rivelato poco più di una photo opportunity &#8211; ha deciso di ritentare un nuovo summit. Se del primo incontro non aveva neppure avvertito il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, questa volta, invece, pare aver approfittato della crisi politico-istituzionale del nostro Paese per cercare di segnare un gol praticamente a porta vuota.<br />
Al di là delle congetture, però, quel che conta sono i fatti e, a ben guardare, anche questo tentativo si è risolto con un sostanziale nulla di fatto. Vediamo perché.<br />
Da un punto di vista formale e diplomatico l’incontro di Parigi potrebbe apparire un successo, o comunque un importante passo avanti. Oltre a Serraj e ad Haftar erano presenti il Presidente dell’Alto Consiglio di Stato Khaled al-Mishri e il Presidente del Parlamento, con sede a Tobruk, Agila Saleh. Il vertice ha visto, poi, la partecipazione dell’inviato dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè, e dei rappresentanti di molti Paesi, tra cui quelli di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, storici sostenitori del Generale e di Turchia e Qatar, da sempre vicini a Tripoli.<br />
Tuttavia, non basta mettere quanti più attori possibili intorno a un tavolo per risolvere i problemi del Paese. Il “piano Macron” non ha condotto alla firma di nessuna dichiarazione di intenti tra i rappresentanti libici. Questa reticenza è sintomatica della persistente sfiducia tra le parti, del mancato riconoscimento reciproco tra gli attori presenti e, probabilmente, cosa ancor più grave, della loro dipendenza dalle milizie non presenti al vertice. Una criticità che potrebbe pregiudicare l’obiettivo più ambizioso proposto (o imposto) dal Presidente francese: elezioni a dicembre del 2018. L’opzione più probabile, infatti, è che una volta tornati a casa i vari leader continueranno a lavorare in ordine sparso, cercando di rafforzare la propria compagine. Prova ne sia che, a neppure 48 ore dall’incontro parigino, al-Mishri, importante rappresentante della Fratellanza Musulmana, avrebbe ribadito di non riconoscere la legittimità di Khalifa Haftar come comandante in capo dell’esercito libico, cosa che invece starebbe molto a cuore all’Eliseo. C’è poi un errore di fondo nell’approccio francese alla questione libica: le elezioni politiche in un contesto così frammentato e instabile non sono la soluzione per il consolidamento di un nuovo status quo. Sarebbe necessario invertire la prospettiva: non elezioni per stabilizzare la Libia, ma tentare di stabilizzare la Libia prima di indire elezioni. Viceversa, il vincitore dalla tornata elettorale potrebbe essere defenestrato, magari in maniera violenta, in poco tempo. Si tratta di un ragionamento che trova conferma anche nel fatto che molte delle milizie che controllano i Consigli politici e militari di alcune città libiche – tra cui gli Zintan e le potenti milizie di Misurata e Sabratha- hanno boicottato il vertice. Immaginare un percorso politico senza questi attori vorrebbe dire fare i conti senza l’oste e compromettere fin dall’inizio il processo di stabilizzazione del Paese.<br />
E’ evidente, dunque, che per fare in modo che gli impegni presi non restino lettera morta sarà necessario uno sforzo costante della comunità internazionale che fin qui è sembrato mancare e soprattutto una visione comune, scevra da pericolose iniziative unilaterali come quella francese. Anche in questo caso sarebbe necessario invertire la prospettiva: non dovrebbe essere Macron a convocare le Nazioni Unite, proponendo un piano per la Libia, ma dovrebbero essere le Nazioni Unite a tracciare un percorso di pacificazione nazionale rispettato da tutti gli Stati membri.<br />
Detto ciò, non dobbiamo restare a guardare sperando che la proposta francese fallisca per avere una “rivincita”, perché un fallimento non gioverebbe a nessuno e in primo luogo ai libici. Abbiamo ancora le carte per tentare di avere un ruolo in questo negoziato. Siamo presenti nel territorio con l’ambasciata a Tripoli e il consolato a Bengasi e negoziamo da tempo con gli attori locali che conosciamo meglio di chiunque altro, Macron compreso.<br />
Del grande lavoro svolto in Libia negli ultimi anni dall’Italia e dei rischi di iniziative diplomatiche “personali” si è fatto portavoce anche il nostro Ambasciatore a Tripoli, Giuseppe Perrone, che, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia “Agi”, ha definito il vertice di Parigi “un’occasione altamente mediatica per ricordare ai libici la necessità di attuare gli impegni richiesti dal piano d’azione delle Nazioni Unite per superare la crisi libica”, ricordando, inoltre, che “divisioni e iniziative caotiche potrebbero contribuire al ritorno delle barche della morte”.<br />
Non resta che augurarci che il neonato governo italiano tenga bene a mente queste parole e restituisca all&#8217;agenda libica la priorità che merita, agendo di conseguenza.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Scala 4 piani a mani nude per salvare un bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 08:09:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ accaduto a Parigi, un giovane proveniente dal Mali non ha avuto nessuna esitazione dopo aver visto un bambino appeso all’esterno del balcone di una palazzina al quarto piano. Rischiava di finire giù e si teneva a fatica.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">La scena è stata ripresa da uno dei cellulari delle tante persone rimaste con il naso all’insù nell’attesa di un miracolo.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrampicandosi velocemente, piano dopo piano è riuscito a salvare il bambino di quattro anni che eludendo la sorveglianza della madre si trovava in grave pericolo di vita.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ diventato un eroe in sole 24 ore, come si evince nel video, diventato virale sul web, che permette di assistere alla determinazione di questo ragazzo.</span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-size: medium;">Soprannominato lo Spiderman francese, Mamoudou Gassama, 22 anni, è arrivato dal Mali a Settembre 2017. E’ stato ricevuto all’Eliseo dal presidente francese Macron che ha voluto ringraziarlo e durante l’incontro, ha detto a Mamadou che gli sarà concessa la cittadinanza onoraria francese e che entrerà a far parte dei pompieri. «Tutti i documenti saranno regolarizzati», ha assicurato il capo dello Stato. Mentre il ragazzo visibilmente emozionato ha detto solo: «Non avrei mai pensato di poter incontrare un giorno il presidente della Repubblica».</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
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