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	<title>mafia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Rete NoBavaglio: appello a direttori, giornalisti e società civile. «Uniti contro chi vuole zittire l&#8217;informazione»</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 09:19:41 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p>Monta la protesta contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare approvato dalla Camera martedì 19 dicembre 2023. Croniste e cronisti «al fianco di Fnsi e Ordine».<a href="whatsapp://send?text=www.fnsi.it/rete-nobavaglio-appello-a-direttori-giornalisti-e-societa-civile-uniti-contro-chi-vuole-zittire-linformazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>«Il divieto di pubblicare che secreta le ordinanze di custodia cautelare e i contenuti fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare rappresenta un provvedimento autoritario gravissimo che non solo colpisce e limita il lavoro dei giornalisti ma soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati e rende più indifese le stesse persone private della libertà». Così le giornaliste e i giornalisti della Rete NoBavaglio che rivolgono <a href="https://pressingweb.altervista.org/2023/12/rete-nobavaglio-appello-ai-direttori-di-testata-agli-operatori-dellinformazione-e-alla-societa-civile-giornalisti-e-cittadini-si-uniscano-nella-mobilitazione-contro-lennesima-legge-bavaglio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un appello</a> a direttori di testate, operatori dell&#8217;informazione e società civile a unirsi ai cronisti nella mobilitazione contro «l&#8217;ennesima legge bavaglio».<br><br>Un provvedimento che rappresenta «la conferma dell&#8217;attacco all&#8217;informazione portato avanti negli ultimi anni dai poteri forti e dalla politica più brutta», incalza NoBavaglio, rilevando che «nel nostro Paese esiste un partito del bavaglio trasversale ai vari schieramenti parlamentari che vuole silenziare l&#8217;informazione per poter agire in modo indisturbato e senza avere addosso l&#8217;occhio mediatico».<br><br>Croniste e cronisti ricordano poi «l&#8217;alibi della difesa della privacy, del diritto all&#8217;oblio e della presunzione di innocenza del decreto Cartabia» e lamentano: «Si vuole condizionare l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione. La stessa riforma del reato di diffamazione in discussione in Parlamento non solo non risolve il problema delle querele-bavaglio ma toglie ulteriore autonomia ai giornalisti stabilendo multe onerose e l&#8217;obbligo di rettifica senza contradditorio. In questo clima di censura di Stato si contestualizza l&#8217;emendamento che proibisce la pubblicazione dei contenuti dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare».<br><br>Di conseguenza, spiega NoBavaglio, «dal momento dell&#8217;arresto fino al processo, all&#8217;opinione pubblica per mesi sarà negato il diritto di essere informata su temi importati come la lotta alla corruzione e la lotta alla mafia. Ma non solo: non sarà possibile conoscere le accuse e le prove contestate alla persona finita in carcere. E quindi se si tratta di una reclusione legittima o eccessiva: di conseguenza saranno colpite anche le garanzie a tutela del cittadino indagato o arrestato. Con questo ulteriore atto il &#8220;partito trasversale del bavaglio&#8221; è riuscito a cancellare il ruolo di garanzia che la libera stampa riveste a tutela di tutti i cittadini, anche di quelli privati della libertà».<br><br>Le Rete NoBavaglio, «ancora una volta, è al fianco della Federazione della Stampa italiana e dell&#8217;Ordine dei giornalisti e si unisce <a href="https://www.fnsi.it/bavaglio-ordinanze-custodia-cautelare-appello-al-presidente-mattarella-non-firmi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all&#8217;appello rivolto al presidente della Repubblica</a>, Sergio Mattarella, di non firmare questo provvedimento liberticida. La Rete NoBavaglio – concludono croniste e cronisti – aderisce ad ogni forma di mobilitazione contro questo provvedimento e per garantire il diritto-dovere di informare e il diritto dei cittadini di essere informati. Come rete di giornalisti e cittadini ci rivolgiamo ai direttori delle testate giornalistiche e a tutti gli operatori dell&#8217;informazione chiedendo di dare vita a una campagna contro tutti i bavagli e di unirsi in una battaglia di civiltà e democrazia che deve creare un&#8217;alleanza tra mondo dell&#8217;informazione e cittadinanza attiva. Uno Stato davvero democratico dovrebbe favorire la verifica delle informazioni e non ostacolarla. Senza libertà non può esistere una informazione corretta e di qualità e senza informazione la libertà muore».</p>
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		<title>Adalina. Storia di una morte annunciata</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2021 09:10:23 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15836" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi-1024x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi-300x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi-768x384.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi-1536x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/adalina-morta-ponte-garibaldi.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Adalina, non molto tempo fa, gira un video e annuncia:  &#8220;Non mi hanno aiutata, sto cercando un posto dove farla finita&#8230;diventate la mia voce per altre <em>Adaline</em>”. La donna realizza il suo proposito gettandosi dal Tevere poco più di una settimana fa. Cronaca di una morte annunciata. Chi era Adalina? Una 46enne nata in Albania che chiedeva un risarcimento, la cittadinanza italiana. Un risarcimento per le violenze subite dalla mafia albanese che l&#8217;aveva costretta a prostituirsi a soli 15 anni e che le aveva lasciato delle ferite emotive e fisiche. La vita era stata dura con lei, oltre alle percosse e alla gamba tagliata, ci si era messo pure un tumore. Adalina, a dispetto di tutto, combatteva. Era riuscita a fare arrestare 40 persone appartenenti alla mafia che l&#8217;aveva sfruttata. Ultimamente, lottava invece contro l&#8217;indifferenza delle istituzioni italiane che non gli riconoscevano la cittadinanza italiana (era qui dal 1996) e non gli permettevano di accedere alla 104 di cui aveva diritto essendo invalida al 100%. Il suo ultimo disperato tentativo di essere ascoltata nel messaggio che apre questo articolo. L&#8217;indifferenza, questa volta, ha avuto la meglio.</p>



<p>Storie come quella di Adalina, ne ho sentite purtroppo, in quanto collaboro con il Naga, un&#8217;associazione che da sostegno a persone straniere e di etnie varie. C&#8217;è bisogno di conoscerle queste storie, per rendersi davvero conto dell&#8217;umanità con cui viene accolto chi cerca aiuto nel nostro Paese. E&#8217; un criminale, di fatto, o clandestino che dir si voglia, solo per il fatto di esserci, di esistere in una terra diversa da quella di nascita. La politica, se non reprime il fenomeno, al massimo parla di &#8220;gestione al problema dell&#8217;immigrazione&#8221;. Lo straniero, il diverso non è mai una risorsa ma sempre un problema e chi cerca di mettere in luce la situazione viene definito buonista. Nel mio piccolo io mi chiedo e vi chiedo se possiamo fare qualcosa per fare sentire accolto chi viene nel nostro Paese, partendo da un sorriso, magari anche un&#8217;azione apparentemente insignificante può salvare qualche vita.</p>
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		<title>Giovanni Impastato: la nostra Costituzione è diventata carta straccia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2021 07:41:11 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15741" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa-2-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>a cura di Alessandra Montesanto</p>



<p>Lo scorso agosto abbiamo avuto la fortunata occasione di parlare con Giovanni Impastato, fratello di Gisueppe (detto Peppino), giovane uomo ucciso dalla mafia, a Cinisi in Sicilia il 9 maggio 1978. Una lezione, quella dei due fratelli, di coraggio, di ribellione alla criminalità, oggi come allora e della loro madre, Donna Felicia, fino al termine dei suoi giorni che ha lottato per ottenere Verità e Giustizia per l&#8217;assassinio del figlio, riuscendo dopo anni e anni di processi, ad ottenerla. Ma ora diamo la parola a Giovanni Impastato che ringraziamo per la sua disponbilità così come ringraziamo tanto anche i responsabili di Casa Memoria Impastato, a Cinisi.</p>



<p>Oggi quello che bisogna fare continuamente è lottare per i diritti umani perchè questa cultura manca. Manca ovunque: sul posto di lavoro, ad esempio e prima di tutto. Si parla di legalità, di tutele, ma la nostra Costituzione sta diventando carta straccia; nata dalla Resistenza antifascista, col sangue versato dai nostri nonni, ormai non viene più rispettata, così come in nessuno Stato al mondo sta rispettando la Dichiarazione universale sui Diritti umani.</p>



<p>Ogni giorno con il presidio di Casa Memoria Impastato con la presenza di tanti volontari che raccontano la storia di Peppino, tutto quello che lui ha fatto, il suo impegno in quegli anni difficili, cerchiamo di diffondere la cultura dei diritti fondamentali proprio perchè le battaglie di Peppino erano finalizzate su questo; battaglie di civiltà, di democrazia quando lui, per esempio, lottava per l&#8217;ecologia che lo hanno portato a scontrarsi con la mafia perchè difendeva la bellezza del territorio, difendeva qualcosa che apparteneva a tutti e quando tu difendi i beni comuni porti avanti la lotta per i diritti umani.</p>



<p>E&#8217; importante divulgare tra i giovani l&#8217;idea che si debba battersi anche per l&#8217;emanipazione di un popolo, di una società: Peppino, già negli anni &#8217;60, mise in atto una rottura nel contesto sociale dove viveva, ma anche nella propria famiglia perchè la nostra è stata una famiglia di origine mafiosa. La sua ideologia politica (gramsciano antifascista, con una profonda cultura marxista) lo ha portato a portare avanti battaglie sociali, dal basso che si legano ai diritti umani: ricordiamo quando insieme ai contadini di Punta Raisi lottava contro l&#8217;esproprio dei terreni per costruire la terza pista dell&#8217;aereoporto, è chiara che ha svolto una battaglia di civiltà e di democrazia. Battaglie sociali che oggi non esistono più perchè si prefericse parlare dei salotti televisivi, non si fa altro che ripetere promesse che non vengono mantenute.</p>



<p>L&#8217;impegno culturale è fondamentale perchè un popolo si possa emancipare e mio fratello organizzava laboratori teatrali, cineforum, dibattiti, concerti: anche la Comunicazione è importante per quanto riguarda i diritti umani: una Comunicazione alternativa, che io considero controinformazione, è molto utile per costruire un Paese migliore, così come è importante l&#8217;Arte in genere. Peppino fonda Radio Aut al cui interno canalizza queste esperienze oltre quell&#8217;arma micidiale che è l&#8217;ironia: ha avuto, infatti, la grande capacità di intuire che bisognasse usare l&#8217;ironia per mettere in difficoltà i mafiosi, demolendoli da tutti i punti di vista, con le prese in giro. Aveva anche individuato che il nemico è il nemico delle classi subalterne, è il nemico di quelle persone che lottano per i diritti umani.</p>



<p>Negli ultimi 40 anni, dalla morte di mio fratello, qualcosa è cambiato: molte altre personehanno pagato, per questo, un grosso tributo di sangue e ce ne sono molte altre che continuano a lottare la mafia, ottenendo risultati importanti. Se facciamo riferimento alla nostra realtà, nel vivere quotidiano possiamo dire che è cambiato poco, però qualche passo avanti si è fatto. Questi, però, sono processi molto lunghi, anche a livello nazionale; il problema non è dare la colpa alla gente comune, ma è che in questo Paese, se noi non riusciamo ad avere i cittadini dalla nostra parte, è perchè quesi soggetti che dovrebbro assumere un ruolo decisivo nella lotta alla criminalità non lo assumono, ma remano contro. Faccio un esempio: la scuola. Nel 1982 è stata approvata una legge regionale in Sicilia che prevedeva dei seminari formativi dopo l&#8217;uccisione del Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, un figura istituzionale, quindi. Siamo andati nelle suole per cercare di iniziare un percorso legato a quella legge. Gli studenti e i dirigenti ci hanno mandato via perchè gli studenti dovevano studiare e non potevano parlare di mafia! Solo nel &#8217;94 siamo potuti entrare nelle scuole per sensibilizzare sul tema, dopo le stragi di Capaci e di Via D&#8217;Amelio. Abbiamo, quindi, avuto un ritardo di quindici anni dove abbiamo perso un&#8217;intera generazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15742" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/impa1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Parliamo della classe politica, delle amministrazioni: Peppino Impastato era un consigliere comunale e dal primo anno dalla sua morte si doveva riunire il Consiglio per commemorarlo. Non lo hanno fatto mai, anzi. Lo hanno considerato come un terrorista.</p>



<p>Ci troviamo, quindi, di fronte a persone che non hanno ricevuto una vera educazione alla legalità, democratica e antifascista. Abbiamo generazioni intere che non credono più nell&#8217;impegno perchè i mafiosi e i collusi (anche di mentalità), hanno distrutto il nostro tessuto sociale che dobbiamo andare a ricomporre. Ancora oggi abbiamo gente che propone di togliere l&#8217;intitolazione a Falcone e Borsellino per sostituirla con quella di un gerarca fascista, fratello di Mussolini&#8230;Nella bergamasca, i leghisti hanno tolto l&#8217;intitolazione di una biblioteca comunale a Peppino per assegnarla a un sacerdote carmelitano. Dopo la domanda di un giornalista televisivo, il leghista intervistato rispose: “Peppino Impastato non fa parte della cultura del nord”. Ma c&#8217;è una cultura del nord e una del sud di fronte alla mafia? Ma a cosa è servita, allora, la spedizione dei Mille (partita da Bergamo?). E noi dobbiamo rispettare queste persone che fanno parte delle istituzioni? Io rispetto le istituzioni, ma non queste persone.</p>



<p>Il 1 luglio del 1960, in Italia c&#8217;è stato il tentativo di formare un governo con i fascisti: il famoso governo Tambroni. In quel caso la gente è scesa in piazza, in tutto il Paese; è successo il finimondo. A genova il porto era sottosopra, a Reggio Emilia ci furono sei morti, a Palermo ci furono scontri continui: i cittadini erano consapevoli di rischiare la vita per un diritto umano. Oggi abbiamo avuto governi di fascisti, di leghisti, di ladri, truffatori etc. e nessuno è sceso in piazza. Dobbiamo tornare a indignarci, mai essere indifferenti. Stiamo superando, in realtà, la soglia dell&#8217;indifferenza, entrando nella fase della rassegnazione. Le persone rassegnate mi fanno una grande paura perchè sono quelle che non hanno bisogno della verità e impediscono la nostra crescita e impediscono di portare avanti la battaglia per il Bene comune.</p>



<p>L&#8217;ultima riforma della Giustizia non è una riforma che dà una svolta seria e costruttiva. Alcune cose mi lasciano perplesso: credo che la prescrizione dovrebbe funzionare in maniera diversa così come la questione dei processi brevi andrebbe rivista. Si tratta di riforme, queste, che cercano di accontantare un po&#8217; tutti, approvate solo sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza e non su quella della prevenzione. A livello istituzionale, l&#8217;impegno della lotta contro le mafie viene portato avanti con leggi approvate con 100 anni di ritardo: ricordiamoci che prima del 1982 non esisteva la legge di Associazione a delinquere di stampo mafioso dopo l&#8217;uccisione del Generale Dalla Chiesa. Così come la legge anti racket, approvata subito dopo l&#8217;uccisione di Libero Grassi. Con una riforma carceraria seria, toglierei il 41bis: il mafioso deve essere messo in condizioni di non nuocere da alcun punto di vista. Con il 41bis, invece, il mafioso è ancora in grado di agire. E&#8217; stato vergognoso che, durante la pandemia, 400 mafiosi siano stati fatti uscire dal carcere ed è stata, però, anche vergognoso quel decreto legge che li riportava tutti di nuovo dentro: non è così che si affronta la lotta alla mafia. In quel decreto si è mostrata tutta la debolezza dello Stato. Non c&#8217;è bisogno di un dl, c&#8217;è bisogno di una riforma carceraria seria e non spezzettata.</p>



<p>I decreti sicurezza sono stati approvati dal governo leghista per poi apportare una lieve modifica per quanto riguarda la questione degli immigrati: quesi decreti dovevano essere presi tutti e buttati via perchè trrasudano razzismo, fascismo, negazione della dignità umana. Per non parlare poi dei diritti dei lavoratori&#8230;</p>



<p>Se facciamo riferimento, invece, al percorso culturale e politico di Peppino, se noi raccogliamo le sue idee e il suo coraggio possiamo portare fino in fondo il suo impegno affinché le cose possano cambiare nel migliore dei modi.</p>
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		<title>23 maggio. Lotta alle mafie. Parla: Nicola Gratteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 May 2021 08:57:40 +0000</pubDate>
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<p>Nel mese di aprile si è tenuta l&#8217;edizione 2021 del festival <em>Indipendenze </em>di Vigarano ideato da Agnese De Michele e Angela Iantosca in collaborazione col comune. In edizione on-line, ha coinvolto gli studenti delle scuole medie di Vigarano, delle superiori  ’Taddia’ di Cento e le ginnaste della Asd Vigarano ginnastica ritmica e Pgf Ferrara: 400 studenti in totale e un migliaio di collegamenti da tutta Italia. I  ragazzi hanno affrontato il tema della lotta alla mafia. </p>



<p>Queste alcune delle parole di Gratteri: &#8220;Ho la consapevolezza di rischiare ma anche che ne vale la pena. Ho addomesticato la paura – ha detto – non bisogna essere codardi, non dovete raccogliere il consenso da tutti, ma convincervi di essere nel giusto, elemento che fa superare paure e difficoltà. Bisogna sempre fare i conti con la propria coscienza e non tradire i valori per i quali si combatte. Non bisogna vivere di convenienze; io ho scelto una vita senza compromessi perché la libertà è la possibilità di poter dire ai potenti ciò che si pensa. Anche nella mia gabbia mi sento libero&#8221;.</p>



<p></p>



<p>Ed ecco il video dell&#8217;intervento. Prima e seconda parte.</p>



<p></p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (prima parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/c1cBd434bD0?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="Festival InDipendenze - 24 aprile - incontro con NICOLA GRATTERI e ANTONIO NICASO (seconda parte)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/NRO7ms0LxQc?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Nicola Gratteri: finalista al Nobel per la sostenibilità. Autorizzate le riprese del maxi processo che lo vede impegnato contro i clan del Vibonese.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2021 08:12:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia, con alcune &#8220;prescrizioni&#8221;, le riprese audiovisive del maxiprocesso Scott-Rinascita scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="820" height="546" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15156" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/gratteri-nicola-c-imagoeconomica_952153-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>Lo scorso 13 marzo 2021 sono state autorizzate dal <strong>Tribunale collegiale di Vibo Valentia</strong>, con alcune <strong>&#8220;prescrizioni&#8221;</strong>, <strong>le riprese audiovisive del maxiprocesso</strong> <strong>Scott-Rinascita</strong> scaturito dall’indagine della Dda di Catanzaro guidata da <strong>Nicola Gratteri, contro i clan del Vibonese in corso nell’aula bunker di Lamezia Terme.</strong></p>



<p>Le riprese potranno essere fatte, dalle testate che ne hanno fatto richiesta e che sono elencate nel provvedimento, ma<br>solo con telecamere fisse. Inoltre è stato fatto divieto alle emittenti Tv e alle testate giornalistiche di poterle trasmettere prima della lettura del dispositivo della sentenza del maxiprocesso. Nelle more dell’emissione della sentenza&nbsp;<strong>è stata autorizzata solo la divulgazione di immagini o brevi video privi di audio al fine di realizzare servizi di cronaca giudiziaria.</strong></p>



<p>Alla base della decisione di non rendere possibile la divulgazione delle riprese audiovisive prima della sentenza è<br>stata spiegata con la necessità di «garantire l’assoluta genuinità della prova». Il processo vede imputate più di 300 persone ed è prevista l&#8217;escussione di duemila testimoni fra accusa e difesa. La sentenza, secondo le più rosee previsioni dovrà essere emessa nel 2023. Si dovrà attendere fino ad allora quindi per la trasmissione delle immagini riprese nel corso del processo.</p>



<p>Inoltre, un&#8217;ultima, buona notizia: il procuratore<strong> Nicola Gratteri</strong> è finalista insieme ad altre quattro personalità del concorso internazionale <em>Win Win Gothenburg Sustainability Award</em>, una sorta di premio Nobel della sostenibilità promosso dal Comune di Göteborg e da undici entità e aziende industriali svedesi. Quest&#8217;anno il premio evidenzia come la<strong> &#8220;lotta contro la corruzione sia una condizione necessaria per uno sviluppo globale e sostenibile&#8221;</strong> e<strong> Nicola Gratteri</strong> è tra i 5 finalisti selezionati fra 64 nominativi di 34 paesi per il suo impegno alla lotta contro la &#8216;Ndrangheta e per<strong> &#8220;la sua determinazione nel mettere la sicurezza collettiva davanti alla sua sicurezza personale&#8221;</strong>.</p>
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		<title>Maxi processo &#8220;Rinascita-Scott&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 08:37:35 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2021/01/21/maxi-processo-rinascita-scott/">Maxi processo &#8220;Rinascita-Scott&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>“Udienze tutti i giorni, sei giorni alla settimana su sette e un Tribunale collegiale che sia esonerato dal trattare altri procedimenti penali. Solo così si potrà evitare la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare degli imputati ed una loro scarcerazione”. È quanto affermato in serata in aula, prendendo la parola, dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, nel corso del maxi-processo Rinascita-Scott contro la ‘ndrangheta del Vibonese.&nbsp;</p>



<p>Pronta la risposta della presidente del Tribunale collegiale di Vibo, il giudice Brigida Cavasino: “Come Collegio faremo di tutto per evitare la scadenza dei termini di custodia cautelare per gli imputati detenuti, ma tenere udienze tutti i giorni è impensabile perché il lavoro dei giudici non avviene solo in udienza ma è rappresentato anche dallo studio delle carte, delle deposizioni e delle trascrizioni delle intercettazioni”. Le udienze sono state quindi calendarizzate sino al 29 gennaio prossimo quando, esaurite le questioni preliminari fra accusa e difesa, si potrà avere un quadro più definito su quante udienze a settimana verranno celebrate. Il processo conta al momento 329 imputati.</p>



<p>Mentre tutta Italia parla da giorni di un&#8217;autentico citrullo, inutile e dannoso per il paese, in Calabria, tra misure di sicurezza eccezionali e giornalisti da ogni parte del globo, è in corso il processo più imponente degli ultimi 30 anni.</p>



<p>**Quattrocento capi d’imputazione**<br>** più di 300 imputati **<br>** un esercito di avvocati **<br>** un plotone di giornalisti sbarcati a Lamezia da mezzo mondo**</p>



<p>Il maxi processo con numeri da capogiro, che vedrà alternarsi davanti alla Corte una sessantina tra pentiti e testimoni di giustizia, oltre a centinaia di testimoni tra accusa e difese in una corsa sfrenata che dovrebbe andare avanti ad un ritmo di cinque udienze settimanali.</p>



<p>«Quest’aula – ha detto Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro e coordinatore della maxi inchiesta che ha portato alla sbarra le più influenti cosche di ndrangheta del vibonese – è un simbolo di tecnologia e legalità: rispettosa delle norme anticovid con mille persone sedute a distanza di sicurezza ed ha la possibilità di fare 150 collegamenti video in diretta».<br>A dimostrare che in Calabria, se si vuole, tutto si può fare.</p>



<p>La cosa sconcertante che nessun Telegiornale, nessun giornale, nessun politico di ogni colore, abbia speso una sola parola di sostegno su questo straordinario uomo che da solo sta sfidando la ndrangheta.</p>



<p>Pieno sostegno a Nicola Gratteri da parte di Associazione Per i Diritti umani. </p>
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		<title>Mafie e questione sociale: Pietro Grasso al Ri-festival di Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 07:16:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato, Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso. Ecco alcuni brani del suo discorso e del dibattito a&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>L&#8217;edizione 2019 del Ri-Festival di
Bologna ha visto la partecipazione anche dell&#8217;ex magistrato,
Presidente del Senato, Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro
Grasso. 
</p>



<p>Ecco alcuni brani del suo discorso e
del dibattito a seguire. 
</p>



<p>L&#8217;intervento dal titolo “Mafie e
questione sociale” inizia con alcune domande: perchè da quasi 200
anni dobbiamo confrontarci con una criminalità così potente? Quali
sono stati gli errori? 
</p>



<p>Le mafie hanno una storia collocabile
ancor prima dell&#8217;Unità d&#8217;Italia: la mafia del feudo che è poi
diventata quella dell&#8217;edilizia e poi ancora quella degli
stupefacenti. In realtà non esiste una mafia specializzata perchè
si tratta di un Potere determinato da un fine di profitto, ottenuto
tramite la paura, l&#8217;intimidazione, la violenza in modo da creare
assoggettamento, sudditanza, omertà. 
</p>



<p>La mafia si infiltra nell&#8217;economia,
controlla i territori, si procura i voti per ottenere privilegi e
creare una sua base; produce, quindi, disuguaglianze, negazione dei
diritti e delle libertà. In un contesto in cui l&#8217;economia è in
recessione le mafie possono agire più facilmente perchè
rappresentano un Potere, si inseriscono anche nella vulnerabilità
istituzionale, soprattutto quando la società non garantisce i
diritti fondamentali ed è lì che le mafie instaurano il proprio
sistema.</p>



<p>Il Giudice Falcone affermava che se la
mafia fosse solo un fenomeno criminale, la si sarebbe già debellata,
ma è un fenomeno economico-sociale-politico come ha dimostrato il
processo in Emilia, ad esempio, in cui la &#8216;ndrangheta aveva rapporti
con gli imprenditori. Questo non significa che la politica abbia
perso importanza, perchè senza la politica la mafia non potrebbe
entrare nei pubblici appalti, nelle forniture , e ancora,
nell&#8217;economia. 
</p>



<p>Per debellare le mafie è importante
ottenere una prova penale e questo costituisce un problema: ci sono
comportamenti censurabili che la politica dovrebbe mettere
all&#8217;angolo, ma questo non accade. Sempre nel processo Emilia si sono
trovate le tracce dei rapporti con gli imprenditori, ma di solito si
lavora nell&#8217;invisibilità dell&#8217;operato mafioso e, laddove le mafie
non hanno scontri interni, significa che stanno operando in
collaborazione e questo rende più arduo trovare le prove penali.</p>



<p>Nel nord Italia abbiamo la presenza di
mafie sommerse, con la caratteristica della corruzione; se una mafia
del sud si sposta al centro o al nord, si costituiscono le stesse
condizioni del territorio di origine. Ci sono, inoltre, situazioni
che obbediscono a strategie centralizzate con propaggini in altri
luoghi, attraverso intermediari. Spesso i mafiosi entrano nel mondo
delle imprese tramite la violenza e il denaro sporco, ma anche perchè
riescono a infiltrarsi nelle attività legali. 
</p>



<p>La lotta alla mafia da parte dello
Stato dovrebbe essere al primo posto, tra le priorità di qualsiasi
governo, invece le leggi antimafia NON sono state il prodotto
spontaneo della politica (ricordiamo la Legge La Torre che non fu
redatta dopo la sua morte, ma si dovette attendere l&#8217;uccisione del
generale Dalla Chiesa). Il 41bis, il carcere duro che serve ad
evitare le comunicazioni con l&#8217;esterno, è stato attuato solo dopo la
strage di Capaci. La politica si muove sempre DOPO una forte
emozione, e c&#8217;è da sottolineare che anche buona parte della
magistratura è stata contraria alla riforma dell&#8217;Antimafia. C&#8217;è una
politica per cui non bisogna portare fino in fondo la lotta alla
mafia perchè collusa: finanziamenti e consensi sono importanti per
alcuni soggetti politici. 
</p>



<p>A livello globale: da anni si parla di
una Procura europea per l&#8217;Antimafia, ma come si fa a combattere le
mafie se ogni Paese ha le proprie leggi? Le mafie, ormai sono
transnazionali e si alleano tra loro (Europa + Colombia +
Turchia&#8230;). I fattori geopolitici sono determinanti tanto che alcune
mafie influiscono sulle istituzioni stesse di alcuni Paesi (e si
vengono, così, a creare gli Stati-Mafia) e i governi non trovano gli
accordi utili a contrastare il malaffare con intese tra magistratura
e Polizia, almeno per condurre insieme le indagini. Gli Stati
arrancano in problemi giuridici e ne sono un esempio i paradisi
fiscali: era stata inserita la pratica di segnalazione di operazioni
sospette da parte delle banche, ma ora tali operazioni sono talmente
numerose che questo strumento non è più efficace. 
</p>



<p>Per quanto riguarda il rapporto
mafia-migrazioni (in particolare dalla Libia): dove c&#8217;è un forte
guadagno, è probabile che ci siano infiltrazioni mafiose.</p>



<p>La mafia va combattuta anche a livello
CULTURALE, gridando NO alla concussione, alle estorsioni, alla
corruzione, allo sfregio ambientale. Nel nostro Paese manca la
cultura della Legalità, a partire dalle scuole. Manca l&#8217;Etica, ma è
anche vero che molti ragazzi hanno convinto i genitori a collaborare
con la Giustizia e questo dà speranza. Non bisogna delegare la lotta
alle mafie agli “eroi”, ognuno di noi deve fare la propria parte.
</p>
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		<title>Libro/Inchiesta sul clan dei Casamonica: intervista a Nello Trocchia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 07:59:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>ha intervistato il giornalista Nello Trocchia sul suo libro/inchiesta “I Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma”, edito da Utet, il clan mafioso che ha conquistato Roma (e non solo). Pubblichiamo oggi l&#8217;intervista, nella Giornata in cui Libera celebra la Giornata della Memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime di mafie.</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-12224" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="287" height="436" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1654w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-197x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 197w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-768x1168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/cover_casamonica_DEF-673x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 673w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
<p>Cosa l&#8217;ha spinta a lavorare ad un&#8217;inchiesta così scottante e pericolosa?</p>
<p>Non ci sono inchieste facili: il nostro lavoro è quello di scoperchiare e raccontare realtà che vengono spesso sottaciute o dimenticate. Da tempo mi occupo di organizzazioni criminali; a mio avviso la questione romana e il rapporto tra la capitale e le mafie è un rapporto che è stato per troppi anni sottovalutato anche dagli esponenti dello Stato, penso ai prefetti di Roma, infatti si è parlato solo di “mele marce”. Il tema delle mafie a Roma è stato taciuto, silenziato e l&#8217; idea di raccontare una mafia, autoctona che è attiva in alcuni quartieri e in alcune zone mi sembrava molto interessante dopo aver affrontato, nel penultimo mio libro, la storia di Roberto Mancini nel quale, con il collega Ferrari, avevamo già affrontato il tema delle organizzazioni criminali a Roma. Volevo, però, affondare di più oltre la superficie e raccontare i profili identitari, i profili criminali e sociali di una mafia come quella dei Casamonica.</p>
<p>Quali sono i quartieri più colpiti?</p>
<p>Loro hanno un controllo territoriale che va dalla zona Mandrione, Porta Furba, Tuscolana fino ai Castelli. Il loro controllo è molto esteso nell&#8217;area sud della capitale, ma sono presenti ovunque. Il collaboratore di giustizia Massimiliano Fazzari, he ho intervistato in esclusiva, mi racconta he sono ome i topi (è un racconto che ha fatto anche alla Procura, al distretto antimafia di Roma), cioè divorano tutto, sono ovunque. Questa metafora ci permette di capire che, indipendentemente dalle aree territoriali, dal censo, dal ceto sociale, i Casamonica arrivano e interloquiscono con tutti perchè loro hanno a disposizione dei servizi che la città chiede e li forniscono con i soldi che vengono prestati “a strozzo” e con il commercio della cocaina. Quando tu offri questi servizi assurgi al ruolo di agenzia criminale.</p>
<p>La città li ha relegati ad un ruolo marginale, solo dal punto di vista della nomea perchè loro sono gli “zingaracci”, ma in realtà la città si serviva di questi soggetti e loro sono diventati romanissimi, prendendo usi, abitudini e costumi dei romani, incrociando con i romani la loro identità sinti che è la loro identità profonda.</p>
<p>Quali sono, quindi, le origini del clan e quali i passaggi della loro escalation criminale?</p>
<p>Sono riusciti nella loro escalation criminale perchè a Roma li ha sottovalutati; in una città che non nominava, non evidenziava, non combatteva la presenza del crimine organizzato, i Casamonica sono stati privilegiati. Se già la mafia non era un problema, i Casamonica, essendo stati battezzati come criminali di rango inferiore o di periferia, erano ancora di più sottovalutati e sono cresciuti tanto perchè il capostipite, Vittorio, e non solo lui, è stato “allevato” da Enrico Nicoletti, uomo di collegamento tra politica, imprenditoria, banda della Magliana.</p>
<p>Mi conferma, cioè, che c&#8217;è una collusione anche con la politica&#8230;</p>
<p>La collusione c&#8217;è in termini di relazioni. Nel momento in cui un&#8217;organizzazione criminale crea un impero, è chiaro che ci sono degli elementi di connivenza. A Roma sono riusciti a mettere su veri e propri quartieri abusivi e soprattutto ad imporre il loro Verbo criminale e questo lo fai solo se hai degli elementi di connivenza molto, molto importanti con ambienti della politica o quantomeno di settori di controllo. Se tu riesci a costruire le case abusive su aree pubbliche e se riesci a diventare un riferimento per mafie potentissime, è chiaro che hai il benestare di chi dovrebbe controllare le tua attività. Compito della Magistratura è capire quali sono i soggetti che li hanno aiutati, ma è un compito difficile perchè in questo clan non ci sono collbarotari di giustizia, ci sono ma sono esterni.</p>
<p>I pentiti sono i “gagi”, quelli che hanno avuto rapporti con il clan e che poi, hanno preso le distanze dallo stesso. I “gagi” sono gli estranei al clan.</p>
<p>Nel libro sono riportati molti aneddoti che riguardano i Casamonica: ce ne può anticipare uno?</p>
<p>Un aneddoto che racconta bene lo sfarzo, l&#8217;amore per la richezza: era il compleanno di Vittorio Casamonica. Mentre le donne, vestite con le loro gonne gitane, e gli uomini pieni zeppi di oro, aspettavano Vittorio, escono in questo prato davanti al ristorante e vedono arrivare un elicottero atterrare. Era il festeggiato con un elicottero privato che faceva il suo ingresso davanti ad imprenditori, professionisti, politici. Con bottiglie di Don Perignon: una festa gigantesca, da magnate, peccato che qualche giorno dopo il ristoratore pretendesse di essere pagato dall&#8217;avvocato di Vittorio Casamonica. La ricchezza, la boria sempre a spese degli altri.</p>
<p>Ma lo Stato è riuscito ad assestare qualche colpo ai Casamonica?</p>
<p>Lo Stato si è svegliato molto tardi con una ordinanza cautelare importante che è stata eseguita lo scorso luglio, l&#8217;”Operazione gramigna” (non a caso chiamata così). Un&#8217;ordinanza molto interessante dalla quale ho preso degli spunti e che cito in diverse parti del libro perchè si inserisce in un quadro della situazione che avevo già scritto e dava un contributo ulteriore perchè dava un colpo duro ad UNO degli arcipelaghi della famiglia Casamonica. Ogni arcipelago ha un capofamiglia e quell&#8217;ordinanza colpisce l&#8217;arcipelago di Via Porta Furba che aveva in Giuseppe Casamonica l&#8217;uomo di potere e nella sorella Stefania la reggente quando Giuseppe era in carcere.</p>
<p>Ci sono, poi, diversi capi in libertà, capaci di avere a che fare con broker del traffico internazionale di droga, in grado di mettere in atto usure, estorsioni , di gestire anche la prostituzione ad alto livello: insomma, a tenere in mano attività criminali ad ampio raggio. I loro soldi sono nascosti in investimenti che vanno trovati e sottratti al clan.</p>
<p>Qual è il suo rapporto con la paura?</p>
<p>La paura è un sentimento che vira verso l&#8217;annullamento della persona; dato che io amo molto la vita,provo a sviare da stati d&#8217;animo che mi conducono all&#8217;annientamento, alla compromissione degli istanti di felicità.</p>
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		<title>Giuseppe Piraino: l&#8217;imprenditore che si è rifiutato di pagare il pizzo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2019 07:45:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo. Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista. &#160; A cura di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><i><b>Associazione per i Diritti umani </b></i>ha intervistato, per voi, Giuseppe Piraino, un imprenditore siciliano che, recentemente, si è rifiutato di pagare il pizzo.</p>
<p>Ringraziamo di cuore Giuseppe Piraino per quest&#8217;intervista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><strong>Partiamo da dove vive e dalla sua professione.</strong></p>
<p>Vivo a Palermo, ho una ditta edile da circa diciotto anni e mi occupo di edilizia commercaile, civile e pubblica.</p>
<p><strong>Vuole racontarci la vicenda che l&#8217;ha vista coinvolta nella richiesta del pizzo da parte della criminalità organizzata?</strong></p>
<p>Il nostro settore è bombardato da queste richieste perchè siamo particolarmente esposti con i ponteggi, attività di ristrutturazione, etc., in tutta la Sicilia.</p>
<p>Un giorno di metà luglio, il mio capocantiere mi dice che c&#8217;è una persona losca che chiede di me. E questo è accaduto più volte. Ho sempre lasciato perdere anche perchè questa persona pretendeva che fossi io a cecarla e a mettermi in contatto con lei. Da questo si evince come tutti conoscano questi personaggi perchè, se io fossi andato dal commerciante a fianco a chiedere di quella persona, avrebbe saputo da chi e dove mandarmi.</p>
<p>A settembre, dopo non aver ricevuto alcuna risposta da parte mia, il mafiosetto si è un po&#8217; arrabbiato e ha deciso di andare al cantiere, urlando che dovevo “alzare il culo” e andare a cercarlo perchè la cosa poteva finire male; poi ha buttato tutti quanti fuori, interrompendo il lavoro dei miei operai. A quel punto mi sono arrabbiato, sono arrivato in loco e ho fatto ricominciare i lavori.</p>
<p>Il giorno dopo &#8211; certo che questa persona sarebbe tornata a minacciarmi -ho comprato una videocamera, l&#8217;ho nascosta e ho fatto la ripresa delle minacce. Sono andato da Confartigianato, di cui sono socio, e loro mi hanno dato appoggio assoluto. Mi sono recato, quindi, dai Carabinieri.</p>
<p>Il video è uscito pubblicamente a dicembre perchè le indagini erano in corso, ma le forze dell&#8217;ordine lo avevano già visionato a settembre e ci sono stati degli arresti.</p>
<p>Come si può convincere anche altri a denunciare?</p>
<p>Proprio qui è il problema: sono vicino a tutti quelli che hanno denunciato e lo stanno facendo, ma spesso vengono strumentalizzati dai centri anti-racket che hanno iniziato a fare politica, dalle istituzioni, e dai politici. Come cittadino mi aspetto chissà che cosa dai politici, ma il politico fa solo il suo mestiere&#8230;Io non mi aspetto nulla, tantomeno protezione. Quello che, paradossalmente, si deve fare è penalizzare chi paga il pizzo, perchè la Legge dice che si tratta di favoreggiamento; su 50 arresti, siamo stati in 8/9 a denunciare, di cui 7 lo hanno fatto solo perchè sono uscite le intercettazioni dei Carabinieri e, quindi, sono stati costretti a farlo per non passare nel penale. E&#8217; stata quasi una denuncia costrittiva, ma non è così che si migliora il senso civico. Il senso civico nasce qualora tutti quanti prendono coscienza di dover fare fronte comune: a quel punto ci sarà il vero cambiamento. Uso sempre parole molto pesanti nei confronti di questi mafiosetti perchè non voglio avere paura, la paura è un ricatto.</p>
<p><strong>Anche la scuola è importante per combattere la mentalità mafiosa&#8230;</strong></p>
<p>Sono stato in alcune scuole e ho detto che è bellissimo essere sbirro e bruttissimo essere mafioso. Un conto è guardare il film “Il padrino” con tutti gli stereotipi culturali del siciliano, ma un altro è vivere nel 2018 e guardare in faccia la realtà: bellissimo è denunciare. Se non studiate &#8211; ho detto agli studenti &#8211; sarete disoccupati, avrete bisogno della raccomandazione per lavorare e finirete nelle maglie della mafia per guadagnare pochissimo, rischiando tutto. E&#8217; questo che volete?</p>
<p><strong>La sua famiglia la supporta?</strong></p>
<p>Ho due figlie da un primo matrimonio e un&#8217;altra dal secondo. Tutti mi supportano, anche gli amici mi fanno i complimenti. Le mie figlie più grandi hanno avuto paura all&#8217;inizio, ma bisogna trasmettere serenità e fiducia.</p>
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		<title>Non abbassiamo la testa, non abbassiamo la guardia</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 06:30:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11493" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="349" height="196" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 597w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/C_2_articolo_3167764_upiImagepp-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></p>
<p>Claudio Fava: Presidente della commissione Antimafia. Un nome e un ruolo importanti. Federica Angeli, giornalista, Gaetano Alessi, sindacalista antimafia. Gli ultimi nomi che balzano in cronaca, ma la lista sarebbe ancora molto, troppo lunga, lista di persone che sono minacciate, avvertite con proiettili e scritte.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11494" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="342" height="228" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/1200px-20180411_IJF_Perugia_Federica_Angeli_01-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></a></p>
<p>Federica Angeli è da tempo nell&#8217;occhio del ciclone del clan Spada di Ostia e, qualche anno fa, Associazione per i Diritti umani le ha fatto un&#8217;intervista che potete leggere qui: <span lang="zxx"><a href="http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2014/04/22/federica-angeli-il-coraggio-di-una/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11495" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="337" height="253" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/gaetano-alessi-2-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>
<p>Gaetano Alessi è tra i fondatori dell&#8217;associazione “Mafie sotto casa”, composta da giovani che svolgono un&#8217;attività importante di ricerca e di informazione sul territorio dell&#8217;Emilia Romagna. “Sotto casa”: sì perchè le mafie sono capillari, si infiltrano ovunque, perchè anche certi comportamenti e modi di parlare possono essere ricondotti ad una educazione alla violenza e alla criminalità. E bisogna partire, per contrastarle, proprio dall&#8217;educazione ai valori positivi e dall&#8217;in-formazione.</p>
<p>Per Gaetano Alessi il terribile messaggio è stato: “Sei morto e non lo sai”. A Claudio Fava è stato recapitato un proiettile 7.65, lo scorso 8 ottobre. Fava è stato eletto Capo Commissione antimafia nel mese di maggio e ha dato l&#8217;avvio, tra le tante, anche all&#8217;istruttoria “Sistema Montante” che prende il nome dall&#8217;ex presidente di Sicindustria, arrestato per il reato di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Ma non è da dimenticare che fava e il suo pool sta continuando a lavorare alle indagini sulla strage di Via D&#8217;Amelio in cui perse la vita il magistrato Paolo Borsellino.</p>
<p>Evidentemente giornalisti, scrittori, avvocati, politici, sacerdoti, cittadini e tutti coloro che si impegnano nella lotta alle mafie danno fastidio, ma fanno anche paura. Bene. E quindi noi non abbassiamo la testa e non abbassiamo la guardia. Perchè se una parte dello Stato è spesso collusa, c&#8217;è anche una buona parte dello stesso che non lo è. E lo Stato SIAMO NOI.</p>
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