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	<title>magistrati Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Nel decreto Ong l&#8217;impronta del fascismo. Attenzione!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2023 08:04:27 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="280" height="180" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/ong.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16798"/></a></figure></div>



<p>di Riccardo Bonacina (da vita.it)</p>



<p>In un&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/blog/la-puntina/2022/12/30/nel-decreto-ong-limpronta-del-fascismo-attenzione/5225/.%20https:/www.vita.it/it/article/2022/12/29/tutte-le-falle-del-codice-anti-ong/165307?utm_source=rss&utm_medium=rss">articolo molto argomentato</a>&nbsp;la nostra Anna Spena con l’ausilio del giurista&nbsp;<strong>Gianfranco Schiavone sottolinea tutte le falle e le incongruenze esplicite o nascoste nella bozza di decreto contro le ong impegnate in operazioni di salvataggio dei migranti in mar</strong>e. Non aggiungo altro essendo l’analisi, a me sembra, completa anche alla luce delle disposizioni internazionali ed europee.</p>



<p><strong>Ciò che però più mi impressiona nel decreto e prima ancora nella tenacia perseverante e anche un po’ idiota nel perseguirlo, è che in esso riluce una delle caratteristiche prime del fascismo: l’intolleranza verso le libere associazioni</strong>, la volontà di reprimere e controllare tutto ciò che non è governativo, ciò che può sfuggire al potere politico e dell’esecutivo.</p>



<p><strong>Questa risonanza fascistissima la coglie bene Luigi Ferrarella</strong>, giornalista esperto in giudiziaria sul&nbsp;<em>Corriere della sera</em>&nbsp;quando scrive: “La bozza mette in mano al prefetto una progressione di sanzioni pecuniarie e di fermi amministrativi delle navi da venti giorni a due mesi, e persino di loro confisca in caso di recidiva. Come prima conseguenza,&nbsp;<strong>l’autorità amministrativa che infligge queste sanzioni</strong>&nbsp;(prima di qualunque vaglio giurisdizionale anche solo cautelare)&nbsp;<strong>non ha le garanzie di indipendenza dei magistrati</strong>, perché è chiaro che il prefetto di turno fa quello che vuole il ministro dell’Interno da cui dipende gerarchicamente. La seconda conseguenza è<strong>&nbsp;la mancanza di tassatività (rispetto alla norma penale) del precetto di condotta asseritamente violato</strong>, e quindi la gassosità degli indici di inosservanza che l’autorità amministrativa ritenga di punire. La terza è&nbsp;<strong>l’inversione della tempistica delle sanzioni.&nbsp;</strong>Poiché il vero obiettivo (bloccare le navi) non è stato raggiunto in passato quando la cassetta degli attrezzi era quella penale, applicata da magistrati che in conformità al diritto internazionale finivano quasi sempre per concludere le proprie istruttorie in termini favorevoli ai soccorritori marittimi, ecco che allora si fa invece decidere ai prefetti una sanzione subito eseguibile, contro la quale saranno le Ong a doversi attivare per contestarne la legittimità al Tribunale amministrativo regionale, ma con a loro carico sia i non brevi tempi sia i costi, visto che in attesa dell’esito del ricorso le norme accollano all’armatore le spese di mantenimento della nave sotto fermo”.</p>



<p><strong>La bozza di decreto contro le ong (sul cui nome non starei a dibattere, è così bello e salutare sapere che esistono organizzazioni indipendenti dai governi!) conferisce il potere, tutto il potere alla struttura che più statale non si può: le prefetture</strong>, articolazioni dello Stato nei territori, articolazioni le cui inefficienze sono del resto note a tutti (ricordate la sanatoria della Bellanova? Remember?). La bozza di decreto toglie alla magistratura il potere per affidarlo ai prefetti che sono impiegati del Ministero dell’Interno.<strong>&nbsp;Cose da Codice Rocco, che solo recentemente, nel 2017 è stato cambiaato almeno in parte grazie alla Riforma del Terzo settore</strong>. Oggi si può fare una Fondazione senza chiedere permesso ai prefetti. Evviva.</p>



<p>Invece per la Meloni e il suo Governo si va in avanti guardando indietro, anche in questo caso: ritorna l&#8217;<strong>allergia a chi è troppo indipendente</strong>. Essendo che come a tutti è noto che l’opera di soccorso di una decina di navi delle Ong ha salvato nel 2022&nbsp;<a href="https://www.vita.it/it/article/2022/12/27/navi-umanitarie-oltre-14mila-i-migranti-salvati-nel-2022/165277/?utm_source=rss&utm_medium=rss">solo il 14 % dei migranti arrivati in Italia via mar</a>e l’unica ratio della nuova norma è ostacolare il campo del non governativo o commerciale. E chi se ne frega dei migranti in pericolo.</p>



<p><strong>Capite che tutto questo è non solo odore di fascismo ma molto di più!</strong></p>



<p><strong>Questa scelta del Governo mi ha ricordato due triste invettive, la prima del futuro Paolo VI quando era assistente nazionale della Federazione universitari cattolici (Fuci) e il 30 maggio 1931 scrive ai genitori e racconta del «triste giorno» in cui il fascismo sciolse d’autorità i gruppi giovanili cattolici:</strong>&nbsp;«Carissimi, come saprete, le nostre associazioni giovanili oggi sono state sciolte. Anche la Fuci. L’intimazione avvenne verse le due e mezzo nel nostro povero, misero ufficio, dove s’era tanto lavorato. Rovistarono ogni cosa per una perquisizione, ma che cosa possono trovare di cattivo tra le nostre povere carte? Il palazzo era pieno di agenti di Questura e Carabinieri. Da dieci giorni ci eravamo quasi abituati a questa strana compagnia. Poi siamo andati a San Pietro, ci siamo incontrati con alcuni amici. Nessun smarrimento d’animo; ma quanta pena. Quale umiliazione per il nostro Paese!. Mi si dice che il Santo Padre abbia avuto commozione fino al pianto a queste notizie ma che dimostri una forte e consueta chiarezza di comando. Tutti si ha la sensazione che qualche cosa di terribile prima, di provvidenziale poi sta per accadere. Speriamo sempre e preghiamo».</p>



<p><strong>Prima di lui anche Luigi Einaudi avvertì che col pretesto della pace sociale, si stava pian piano soffocando le libertà fondamentali, imponendo con la forza unanimità e consenso</strong>. Scriveva: “Lo fanno malmenando il diritto di associazione col decreto del 24 gennaio 1924 sulla vigilanza sulle associazioni operaie. Se la «vigilanza» fosse stata giuridica, cioè affidata al magistrato in virtù di leggi uguali per tutti, sarebbe stato un’ottima cosa, ma col decreto essa era per definizione politica in quanto si dava al prefetto e al ministro degli interni autorità per ispezionare, revocare, sostituirsi ai consigli di amministrazione, gestire e liquidare il patrimonio delle associazioni operaie, e solo di esse”.</p>



<p><strong>Ecco, ragazzi, attenzione: a volte ritornano</strong></p>
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		<title>Coronavirus/Carceri. Antigone: &#8220;dopo decreto governo che apre a nostre proposte ci appelliamo a direttori e magistrati perché le attuino da oggi e in modo ampio&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2020 08:19:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="800" height="531" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/Carcere_italiano_chiave-768x510.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<h2><a href="https://www.antigone.it/news/antigone-news/3281-coronavirus-carceri-antigone-dopo-decreto-governo-che-apre-a-nostre-proposte-ci-appelliamo-a-direttori-e-magistrati-perche-le-attuino-da-oggi-e-in-modo-ampio?utm_source=rss&utm_medium=rss">C</a></h2>



<ul><li></li></ul>



<h1>Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia</h1>



<h2>Protesta contro le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria: a Modena 6 detenuti sono morti dopo la rivolta nel carcere di Sant’Anna. A Foggia fuggono in 50, interviene anche l’esercito. Bonafede: «Dialogo costante, violenza da condannare»</h2>



<p><a href="javascript:void(0)">di Michelangelo Borrillo</a></p>



<p>(da www.corriere.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss </p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.corriereobjects.it/methode_image/2020/03/09/Interni/Foto%20Interni%20-%20Trattate/7350f59cd2dd64cbc184c3a197e9c9ae[1]-U431301008320562nEG-U31701096457890kBB-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg?v=20200309204806&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Coronavirus, esplodono le carceri: rivolta a  San Vittore, Regina Coeli e Modena. Evasione di massa a Foggia"/></figure>



<p><br><a href="javascript:void(0);"></a></p>



<p>Fumo anche da Regina Coeli a Roma, dove sono accorsi gli agenti. Ormai dilaga in tutta Italia la rivolta nelle carceri. Da una parte della cancellata i detenuti che protestano. E alcuni che riescono anche ad evadere (come accaduto a Foggia). Dall’altra i parenti dei detenuti accorsi all’esterno del carcere. In mezza Italia, si contano almeno 28 proteste, è partita la rivolta nelle carceri,<a href="https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-emilia-romagna-sei-morti-rivolta-carcere-modena-f2c9dcce-61e5-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;dopo quella di domenica di Modena,</a>&nbsp;con i detenuti che protestano contro le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus e la sospensione delle visite:&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-milano-rivolta-carcere-san-vittore-detenuti-tetto-0d721e9a-61ed-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">oggi è accaduto a San Vittore a Milano</a>, e poi a Foggia, a&nbsp;<a href="https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/20_marzo_09/carcere-poggioreale-la-rivolta-danni-milioni-euro-eca0e9ce-61df-11ea-82aa-d3821fde97d4.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Napoli</a>, a Frosinone, a Roma e a&nbsp;<a href="https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_09/coronavirus-rivolta-carceri-modena-foggia-san-vittore-a7586076-61ef-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">Palermo.</a></p>



<figure><iframe loading="lazy" width="540" height="400" allowfullscreen="true" src="https://video.corriere.it/video-embed/0e1b12c0-61f2-11ea-9897-5c6f48cf812d?playerType=article&amp;autoPlay=false&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<h5>A Modena sette morti</h5>



<p>A Modena la situazione più grave: sono complessivamente sette i detenuti morti provenienti dal penitenziario modenese, tre a Modena ed altri tre dopo i trasferimenti in altre strutture carcerarie, a Parma, Alessandria e Verona. La procura di Modena ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento contro ignoti. E altri detenuti sono stati portati in ospedale, in prognosi riservata e terapia intensiva, come spiega l’Ausl di Modena in un bollettino. In tutto sono 18 i pazienti trattati, in gran parte per intossicazione. Ferite lievi anche per tre guardie e sette operatori sanitari. A San Vittore, invece, la protesta è scattata verso le 8 del mattino, nel terzo raggio, detto «La Nave», quando alcuni carcerati hanno danneggiato gli ambulatori mentre altri, raggiunto il tetto, hanno iniziato a bruciare oggetti gridando «Libertà». Sul posto gli agenti di polizia in assetto antisommossa&nbsp;<a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_09/coronavirus-pavia-detenuti-saliti-tetti-rientrano-celle-01e9a052-61cf-11ea-9897-5c6f48cf812d.shtml?utm_source=rss&utm_medium=rss">(è rientrata invece la situazione al carcere di Pavia).</a></p>



<ul><li></li></ul>



<p>&#8220;Il nuovo decreto legge del governo per rispondere all&#8217;emergenza coronavirus contiene, nella parte relativa alla gestione degli istituti penitenziari, l&#8217;apertura a delle misure che avevamo sollecitato nei giorni scorsi riguardante l&#8217;aumento della durata delle telefonate e l&#8217;incentivo ad adottare misure alternative e di detenzione domiciliare&#8221;. A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. &#8220;Ci appelliamo dunque &#8211; prosegue Gonnella &#8211; a tutti i direttori delle carceri e a tutti i magistrati di sorveglianza affinché assicurino un contatto telefonico quotidiano dei detenuti con i propri famigliari e affinché più gente possibile, che sta scontando una parte finale della propria pena, possa accedere alle suddette misure alternative alla detenzione. E&#8217; un grande sforzo &#8211; sottolinea il presidente di Antigone &#8211; che va fatto immediatamente, anche per allentare la tensione che sta crescendo negli istituti di pena, oltre che per riconoscere i diritti fondamentali&#8221;.</p>



<p>&#8220;Gli strumenti normativi ci sono &#8211; ricorda Patrizio Gonnella. I direttori hanno come strumento sia il consiglio di disciplina che può proporre come premio l&#8217;accesso alla misura alternativa, sia gruppi di osservazione e trattamento allargato che possano proporre cumulativamente, per tutti i detenuti che hanno le caratteristiche per usufruirne, queste misure&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Ci rivolgiamo ancora poi a tutti i magistrati di sorveglianza, anche attraverso le loro rappresentanze, affinché capiscano la situazione drammatica di questo momento e facciano uno sforzo nella concessione di misure di questo genere. Evitiamo che le carceri diventino luoghi di tensione e di sofferenza estrema, facciamolo nel nome dei diritti dei detenuti, dei loro parenti, ma anche del personale penitenziario&#8221; conclude Gonnella.</p>
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		<title>Oggi, sabato 14 settembre, inaugurazione secondo centro antiviolenza Marie Anne Erize</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2019/09/14/oggi-sabato-14-settembre-inaugurazione-secondo-centro-antiviolenza-marie-anne-erize/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 07:04:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>stefania catalloroma, Italia Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p><strong class="">stefania catallo</strong>roma, Italia</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://assets.change.org/photos/7/jo/ln/ByJOlNJcFuZsBDt-800x450-noPad.jpg?1568090066&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p></p>



<p>Duecento metri quadrati di libertà per le donne vittime di violenze, oltre che per i ragazzi e le ragazze omosessuali cacciati di casa: è questo lo spazio che il Tribunale di Sorveglianza per le Misure Speciali ha affidato al centro antiviolenza Marie Anne Erize di Roma.</p>



<p>L&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile – una villa confiscata alla criminalità organizzata, situata a Lunghezza, nel quadrante est di Roma – conferma che il miglior utilizzo dei patrimoni sottoposti a sequestro è l&#8217;uso sociale. Ne sono esempio altre attività che sono iniziate nei luoghi sottratti alla mafia e che ora sono occupati da laboratori o cooperative formate da persone in stato di fragilità.</p>



<p>“Quando siamo entrate nella villa, pur rendendoci conto delle sue potenzialità, ci siamo chieste: e adesso come faremo ad arredarla? Chi ci darà il denaro necessario?” ha dichiarato Stefania Catallo, presidente del centro antiviolenza. “Invece, grazie ad un passaparola, abbiamo ricevuto ogni cosa potesse servirci: dalle sedie ai letti alle posate. La solidarietà è stata enorme e per noi che siamo autofinanziate, è stata salvifica. “</p>



<p>La villa è diventata inoltre un laboratorio artistico, grazie alle opere realizzate da alcuni tra i maggiori street artist italiani: Aloha, Chimpa e Tina Loiodice hanno decorati alcuni ambienti della casa, dando vita a una struttura unica dove le donne “possano trovare un&#8217;oasi di pace e bellezza, nella quale riprogettare la loro vita” , ha dichiarato Catallo.</p>



<p>La nuova struttura ospiterà anche una parte della Biblioteca Marie Anne Erize, già presente nella sede operativa del centro situata alla Romanina, e una sartoria solidale.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione è prevista per sabato 14 settembre e sarà organizzata come un open day, nel quale si potrà partecipare a laboratori sulla violenza di genere, sulle emozioni e sulla genitorialità, condotti dalle professioniste della struttura.</p>



<p>L&#8217;attore teatrale Emilio Spataro darà vita ad una performance molto intensa: “Il femminicida e la crisalide”, interpretando due personaggi diametralmente opposti e, purtroppo, attuali.</p>



<p>L&#8217;inaugurazione avrà come madrine Carla Cucchiarelli e Antonella Armentano, giornaliste del TG Lazio, e Alessandra Barletta, giornalista de Il Manifesto. I tassisti dell&#8217;associazione Tutti Taxi per Amore porteranno aiuti per le donne e i ragazzi ospiti della casa; è prevista inoltre la presenza dei magistrati che si sono occupati dell&#8217;assegnazione dell&#8217;immobile.</p>



<p>A partire dalle 17, l&#8217;accesso alla struttura sarà riservato e su invito; i giornalisti che volessero partecipare possono accreditarsi attraverso la mail: scuolaerize@libero.it</p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p>Per continuare a firmare la petizione:  <br><a href="https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.change.org/p/ignazio-marino-salviamo-il-centro-antiviolenza-di-tor-bella-monaca/u/25052138?cs_tk=AhEzzWNvV_35Atthe10AAXicyyvNyQEABF8BvIFaBMNuT4WpM1a4xXykXVI%3D&amp;utm_campaign=af0d9819f894472eb6be791032343a3d&amp;utm_medium=email&amp;utm_source=petition_update&amp;utm_term=cs&utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </p>
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		<title>Un esposto all&#8217;Ordine dei giornalisti. La discriminazione dei rom e le conseguenze sociali e politiche</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 06:33:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non dimentichiamo che le invettive del Ministro dell&#8217;Interno di questa povera Italia sono rivolte, non solo ai migranti e agli immigrati, ma anche all&#8217;etnia rom. Non dimentichiamo che anche in Passato i rom sono stati discriminati prima e perseguitati, poi. E non dimentichiamo quali siano state le basi della propaganda fascista. Per cui, oggi, vogliamo riportare un esposto presentato, lo scorso 30 agosto, all&#8217;Ordine del Giornalisti da parte di Associazione 21 luglio perché anche la stampa, lo sappiamo, fa la sua parte, nel bene e nel male&#8230;</p>
<h1 class="gdlr-blog-title">Associazione 21 luglio presenta esposto all’Ordine dei Giornalisti</h1>
<div class="clear"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11238" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="693" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-300x208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/tendopoli-2-5-768x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></div>
<p><!-- entry-header --></p>
<div class="gdlr-blog-content">
<p>Utilità sociale dell’informazione, verità dei fatti esposti, forma civile della esposizione dei fatti e della loro valutazione. Sono queste le tre condizioni del diritto di stampa che per l’Associazione, impegnata in attività di monitoraggio nell’ambito dell’<strong><a href="http://www.21luglio.org/21luglio/osservatorio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noopener">Osservatorio 21 luglio</a></strong>, non sono presenti all’interno dell’articolo oggetto dell’<strong>esposto</strong>: “I rom sotto accusa? Quelli che vinsero il ricorso anti-sgombero alla <strong>Corte europea</strong>”. Il testo pubblicato in Cronaca di Roma de Il Messaggero a seguito dei furti avvenuti presso la tendopoli della <strong>Croce Rossa di via Ramazzini</strong>, è firmato dal giornalista professionista Lorenzo De Cicco.</p>
<h3><strong><u>L’esposto di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>L’Associazione chiama in “causa” la storica sentenza della <strong>Corte di Cassazione</strong> del 18 ottobre 1984, n. 5259 cd. “decalogo del giornalista”, e presenta un esposto al Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio: è a loro che chiede di verificare eventuali illeciti deontologici commessi da De Cicco ma chiede anche di valutare l’omesso controllo da parte del direttore della testata romana, Virman Cusenza.</p>
<h3><strong><u>Stralcio dell’articolo di riferimento</u></strong></h3>
<p>All’interno del testo, <strong>pubblicato sul quotidiano Il Messaggero</strong> nella giornata di mercoledì 28 agosto si legge: «Da “paladini” anti-sgombero alla Corte di Strasburgo alla razzia di vestiti e computer nel centro d’accoglienza dove erano stati portati dal comune dopo lo smantellamento del River. I due Rom appena denunciati per il furto nella tendopoli della Croce Rossa a Monteverde sono gli stessi che il 24 luglio erano riusciti a strappare alle toghe europee la sospensiva dello sfratto forzoso deciso da Virginia Raggi. …. L’azione legale [ndr di fronte alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo] è andata avanti. Tanto che ieri l’<strong>Ufficio Rom del Comune ha spedito ai magistrati di Strasburgo una nuova relazione «urgentissima»</strong> in cui si parla del «furto aggravato» nella struttura della Croce Rossa, con allegata denuncia presentata dal Direttore della Cri. Una segnalazione è stata spedita anche alla Procura del Tribunale dei minori. I due nomadi denunciati sono mamma e papà di 10 bambini».</p>
<p><strong>L’autore dell’articolo già nel 2015 aveva ricevuto una sanzione di avvertimento</strong> da parte del Primo Collegio Territoriale di Disciplina presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio per aver assunto un comportamento deontologicamente scorretto sempre dalle pagine della stessa testata.</p>
<h3><strong><u>La posizione di Associazione 21 luglio</u></strong></h3>
<p>Per i legali impegnati nel monitoraggio dell’Osservatorio sulla discriminazione <strong>il «giornalista professionista ha volontariamente reso pubblico che il nucleo famigliare</strong> dimesso dal “Better Shelter” è quello che <strong>ha presentato lo scorso 23 luglio ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo</strong>, senza che questo avesse rilevanza alcuna per i fatti di cronaca narrati». Non solo: «il giornalista sembra discostarsi dall’obbligo deontologico di attenersi alla verità accertata dei fatti, sostenendo in più passaggi che i due ricorrenti nella loro persona son stati denunciati nonostante la denuncia sporta dalla Croce Rossa sia contro ignoti [come riportato dalla collega giornalista Bogliolo in un articolo pubblicato nella medesima pagina cartacea del quotidiano] e non contro persone note ed essendo in corso da parte delle competenti autorità le doverose e necessarie indagini volte all’accertamento dei fatti e all’individuazione dei rei e delle responsabilità».</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sosteniamo l’appello del nobel Pamuk: “Stop alla repressione del regime di Erdogan in Turchia”</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2016 08:21:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6968" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="turkeyImpronte-800x445" width="800" height="445" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-300x167.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/turkeyImpronte-800x445-768x427.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#Associazione per i Diritti umani  e #</span><span class="_58cm">NOBAVAGLIO</span></span></span> <span class="_5afx"><span style="color: #c2272d;"><span class="_58cl _5afz">#</span><span class="_58cm">StopCarcereTurchia</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Marino Bisso</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non si può restare indifferenti davanti alla repressione del regime di Erdogan. Restare in silenzio vuol dire esserne complici. In queste settimane sono state svuotate le carceri e altre verranno costruite per imprigionare migliaia di oppositori arrestati negli ultimi mesi: si parla di almeno centomila detenuti politici. Tra questi intellettuali, magistrat<span class="text_exposed_show">i, avvocati e insegnanti. In cella sono finiti anche tanti giornalisti “colpevoli” solo di voler fare il proprio lavoro con onestà e senza cedere alle censure del regime turco. Il fallito golpe è diventato così l’alibi per annullare libertà e diritti civili. Tutto avviene nella pressoché indifferenza o timidezza degli organismi internazionali, a cominciare dalla Ue, preoccupati più di salvare i difficili equilibri geopolitici dell’area che non la difesa dei fondamentali diritti dell’uomo. La scorsa settimana abbiamo manifestato la nostra indignazione assieme alla Fnsi e tante altre associazioni amiche. Torneremo ancora in piazza e sosteremmo in tutti i modi possibili l’appello dello scrittore turco Orhan Pamuk, lanciato da La Repubblica che ha già raccolto firme illustri di scrittori, giornalisti e accademici di tutto il mondo. Tocca in particolare proprio ai giornalisti il dovere di tenere accesi i riflettori sulle gravi violazioni dei diritti umani di cui si sta macchiano il regime di Ankara. Lo possiamo fare non solo con i nostri articoli ma anche attraverso i nostri siti e blog personali per chiedere a tutti di partecipare a questa battaglia per la libertà e spingere gli organismi internazionali a intervenire per fermare violenze e abusi. Per questa ragione è fondamentale che l’appello di Repubblica venga diffuso da tutti coloro che non ci stanno a tenere gli occhi chiusi sugli orrori che colpiscono tanto i cittadini turchi che il popolo kurdo”. </span></p>
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<div class="mbs _6m6 _2cnj _5s6c"><a href="http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.repubblica.it%2Festeri%2F2016%2F09%2F11%2Fnews%2Fturchia_appello_intellettuali-147579398%2F&amp;h=vAQHmwCbF&amp;enc=AZNzNBi6sqhky9OJvXZsuY8RhuUMTjPCMIOwxrEbUYZSvq3_V0ZkY2qF4NSDQYj79TIc5hyov8CNx-CAOK-0-Jzpy9qYrRis2-ZQEvHQUMPEEQ-Lx-5Ci6pjA_brVQPDZ-Bj54VVHjOy-iKtd2mYTzF1L5mee92P-sq4FO5UoZ3Vubr3D-GGnKMHMT91JxOxNB8&amp;s=1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow"><span style="color: #c2272d;">Turchia, l’appello degli intellettuali contro la caccia alla streghe</span></a></div>
<div class="_6m7 _3bt9">Alla lettera aperta di protesta contro “la vendetta del governo” dopo il tentato golpe e per la liberazione di Ahmet Altan hanno aderito tra gli altri….</div>
<div class="_6m7 _3bt9"><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #c2272d;">http://www.repubblica.it/esteri/2016/09/11/news/turchia_appello_intellettuali-147579398/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></div>
<div class="_59tj _2iau">
<div>
<div class="_6lz _6mb ellipsis">repubblica.it</div>
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		<title>Mercanti di schiavi   &#8211;  Tratta e sfruttamento nel XXI secolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2016 07:11:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; La tratta di esseri umani è la peggiore schiavitù del XXI secolo e riguarda il mondo intero. I nuovi schiavi hanno in comune le situazioni di estrema vulnerabilità da cui provengono: guerre, povertà,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/54nkHk0RYIJO_s4-mb-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6193" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6193" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/54nkHk0RYIJO_s4-mb-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="54nkHk0RYIJO_s4-mb (2)" width="204" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La tratta di esseri umani è la peggiore schiavitù del XXI secolo e riguarda il mondo intero. I nuovi schiavi hanno in comune le situazioni di estrema vulnerabilità da cui provengono: guerre, povertà, diseguaglianze, corruzione, violenze e persecuzioni. Ma anche l&#8217;incapacità ? o la non volontà ? dei governi locali e delle istituzioni internazionali di affrontare il fenomeno. Non si tratta infatti solo di perseguire i criminali, ma anche di agire sulle cause che obbligano milioni di persone a lasciare le loro case, spingendole spesso nelle reti dei trafficanti; e sulla domanda, soprattutto di lavoro servile o di sesso a pagamento, in continua crescita nei Paesi più sviluppati. Questi i temi trattati nel saggio di Anna Pozzi: <em>Mercanti di schiavi &#8211; Tratta e sfruttamento nel XXI secolo</em>, edito da Le Vele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha intervistato, per voi, la giornalista Anna Pozzi e la ringrazia tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali sono i motivi politici, culturali e sociali alla base delle nuove forme di schiavitù?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Attualmente nel mondo ci sono dai 21 ai 35 milioni di persone private della loro libertà e dignità. Milioni di uomini, donne e bambini sfruttati, brutalizzati, spogliati dei loro diritti fondamentali, comprati e venduti come merci qualsiasi, usati e abusati, gettati via quando non servono più. Sono i nuovi schiavi del XXI secolo, vittime di truffe, ricatti, minacce, violenze, ma anche di manipolazioni e condizionamenti psicologici potentissimi. Come sono potenti i nuovi trafficanti e sfruttatori: uomini e donne senza scrupoli, che si arricchiscono sul commercio di carne umana, una delle attività meno perseguite e più redditizie al mondo. L’impunità è, appunto, una delle ragioni alla base della tratta degli schiavi contemporanei. Ma anche la mancanza di politiche locali e internazionali di prevenzione, le troppe zone d’ombra di illegalità, presenti anche nei Paesi più sviluppati, così come le condizioni di povertà, ingiustizia, guerre e crisi che spingono milioni di persone a lasciare la loro terra, rischiando di finire nelle mani di trafficanti e sfruttatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel saggio si parla della tratta di esseri umani: questa prevede anche il fenomeno della vendita degli organi? Ce ne può parlare, nel caso?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ancora oggi, la finalità principale della tratta è lo sfruttamento sessuale (53%) che riguarda soprattutto donne (49%) e bambine (21%). Segue lo sfruttamento lavorativo, che coinvolge specialmente uomini (18%) e minori maschi (12%), ma sempre di più anche le donne. Le altre finalità della tratta sono: accattonaggio forzato, servitù domestica, matrimoni precoci e forzati, adozione illegali, gravidanze surrogate, arruolamento in gruppi militari o terroristici e anche il traffico illegale di organi. Un fenomeno, quest’ultimo, che si è accentuato in questi ultimi anni con l’esodo massiccio di profughi dal Medio Oriente (e non solo). Profughi che in diversi casi sono stati costretti a pagarsi la fuga anche attraverso la vendita di organi. Lo stesso è stato documentato nella penisola del Sinai, specialmente per quanto riguarda giovani eritrei scappati dal regime di L’Asmara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali sono, in Italia, le nuove forme di schiavitù e come si potrebbero contrastare ?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia sono presenti quasi tutte le forme di schiavitù moderna. Le più diffuse anche nel nostro Paese sono lo sfruttamento sessuale, che riguarda dalle 50 alle 70 donne e minorenni straniere (con piccole percentuali di uomini, ragazzini e trans) e circa 150 mila i lavoratori (di cui l’80 per cento migranti) vittime del caporalato o sfruttati in condizioni para-schiavistiche. Oltre che nel settore agricolo, specialmente nelle regioni meridionali, il lavoro in condizioni servili è diffuso in tutto il Paese e riguarda diversi ambiti: edilizia, servizi domestici e di cura, settore turistico-alberghiero, ristorazione, fabbriche o commercio ambulante. In Italia, nonostante esistano buone leggi soprattutto per la protezione delle vittime (in particolare le donne costrette a prostituirsi), non si fa abbastanza per perseguire i criminali e per prevenire lo sfruttamento. Con l’arrivo di migliaia di profughi sulle coste italiane, quasi sempre vittime di traffico e in molti casi a rischio di sfruttamento, la situazione è diventata ancora più grave e difficile da gestire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché, a suo parere, manca la volontà – da parte delle istituzioni internazionali – di affrontare il problema?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sia a livello locale che a livello internazionale, sta crescendo la consapevolezza circa il fenomeno della tratta e delle nuove schiavitù. Nel 2014, l’Onu ha introdotto per la prima volta la Giornata internazionale contro il traffico di esseri umani e nel 2015 è stata istituita anche una Giornata ecclesiale di preghiera e riflessione, fortemente voluta da Papa Francesco, che ha più volte definito la tratta un «crimine contro l’umanità» e una gravissima violazione dei diritti umani delle persone coinvolte. Il Pontefice è forse la personalità mondiale più attenta a questo fenomeno e ha promosso in Vaticano diversi summit ad altissimo livello con politici, magistrati e giovani di tutto il mondo. Ma dal punto di vista delle istituzioni nazionali o internazionali non si vede lo stesso attivismo. Oggi il dramma della tratta è sempre più intrecciato con il fenomeno epocale delle migrazioni. Ma quest’ultimo continua a essere affrontato solo come un’emergenza. Non lo si guarda adeguatamente al suo interno e nelle sue molte sfaccettature, compresa quella del traffico e della tratta di migliaia di persone. Un business illegale estremamente redditizio, su cui le organizzazioni internazionale stanno costruendo delle vere e proprie fortune, speculando sulla pelle delle persone più vulnerabili.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Galere d&#8217;Italia&#8221;: 12mo rapporto Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2016 07:38:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5728" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5728" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (280)" width="498" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-280-295x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; stato presentato a Roma il <strong>12° Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione “Galere d&#8217;Italia”</strong>. I <strong>dati</strong> che emergono mostrano che, dalla fine dell&#8217;anno al 31 marzo 2016, sono stati registrati 1331 detenuti in più nelle carceri italiane. Il tasso di affollamento è attualmente al 108% e 3950 persone sono prive di un posto regolamentare. Il tasso di detenzione è invece nella media europea. L&#8217;Italia ha circa 90 detenuti ogni 100 mila abitanti. Risulta essere particolarmente alto il numero degli imputati: i detenuti in attesa di sentenza definitiva sono il 34,6% del totale (la media europea è del 20,4%).</p>
<p>I <strong>detenuti stranieri</strong> sono meno, in percentuale, rispetto al 2009. Oggi rappresentano il 33,45% della popolazione detenuta. La media europea è del 21% circa. Essi risultano essere in percentuale più alta rispetto agli italiani in custodia cautelare. Cresce inoltre l&#8217;istituto della messa alla prova e i dati mostrano che le misure alternative alla detenzione e il braccialetto elettronico portano la recidiva a tassi prossimi allo zero. Sono stati inoltre presentati i risultati delle visite dell&#8217;Osservatorio di Antigone nelle sezioni psichiatriche e alcuni dei casi seguiti dal difensore civico dell&#8217;Associazione relativamente ad episodi di morti e presunte violenze.</p>
<p>Infine, il rapporto evidenzia che gli <strong>Stati Generali dell’Esecuzione Penale</strong>, voluti dal Ministero della Giustizia on. Andrea Orlando, sono stati un’importante e innovativa occasione di partecipazione democratica alle scelte istituzionali in materia di esecuzione penale. Gli Stati Generali sono stati un percorso di riflessione e approfondimento durato circa un anno durante il quale 18 tavoli di lavoro, composti da personalità esperte del sistema penitenziario e di diverse discipline, hanno dibattuto e prodotto riflessioni e proposte circa l’esecuzione della pena. Antigone vi ha preso parte attivamente, attraverso alcuni dei suoi componenti. L’esito finale dovrà ora incrociarsi con la discussione parlamentare del disegno di legge delega del Governo per la riforma dell’ordinamento penitenziario, approvato alla Camera e al momento fermo al Senato.</p>
<p><strong>Antigone</strong>, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”, è nata alla fine degli anni ottanta nel solco della omonima rivista contro l’emergenza promossa, tra gli altri, da Massimo Cacciari, Stefano Rodotà e Rossana Rossanda. E’ un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. In particolare Antigone promuove elaborazioni e dibattiti sul modello di legalità penale e processuale in Italia e sulla sua evoluzione; raccoglie e divulga informazioni sulla realtà carceraria, sia come lettura costante del rapporto tra norma e attuazione, sia come base informativa per la sensibilizzazione sociale al problema del carcere anche attraverso l&#8217;Osservatorio nazionale sull&#8217;esecuzione penale e le condizioni di detenzione; cura la predisposizione di proposte di legge e la definizione di eventuali linee emendative di proposte in corso di approvazione; promuove campagne di informazione e di sensibilizzazione su temi o aspetti particolari, comunque attinenti all’innalzamento del modello di civiltà giuridica in Italia, anche attraverso la pubblicazione del quadrimestrale Antigone.</p>
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		<title>Un convegno sul tema dei minori non accompagnati</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2014 05:21:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I minori non accompagnati sono ragazzi sotto i 18 anni di età che si trovano fuori dal loro Paese di origine, senza entrambi i genitori e senza le cure di un adulto responsabile in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/05/09/un-convegno-sul-tema-dei-minori-non/">Un convegno sul tema dei minori non accompagnati</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I minori non accompagnati sono<br />
ragazzi sotto i 18 anni di età che si trovano fuori dal loro Paese<br />
di origine, senza entrambi i genitori e senza le cure di un adulto<br />
responsabile in base alle leggi dell’ordinamento giuridico nel<br />
Paese ospitante. Alcuni di loro sono completamente soli, mentre altri<br />
vivono con parenti o con adulti che non sempre si dimostrano in grado<br />
di assumersi la responsabilità della loro cura anche perchè,<br />
spesso, questi bambini e questi ragazzi fuggono da situazioni di<br />
guerre, di conflitti, di occupazione militare.<br />La normativa<br />
italiana più recente in materia è il Regolamento del Comitato per i<br />
minori stranieri (D.P.C.M. 535/99). La normativa precedente a questa<br />
legge non disciplinava i diritti dei minori non accompagnati. Si<br />
ovviava a questa mancanza applicando la normativa generale che si<br />
riferiva particolarmente alla Convenzione sui diritti dei fanciulli<br />
di New York del 1989. Dall’approccio adottato nella Convenzione di<br />
New York deriva una differenziazione tra la posizione del minore<br />
straniero e quella dell’adulto, garantendo al minore un diritto<br />
all’educazione, alla formazione, alla crescita. Tale riconoscimento<br />
di diritti deve prescindere dalla cittadinanza e crea obblighi per lo<br />
Stato in cui il minore si trova. <br />Nel testo del Regolamento, per<br />
minore straniero non accompagnato s’intende: “il minorenne non<br />
avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione Europea<br />
che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi<br />
causa nel territorio dello Stato privo di assistenza e rappresentanza<br />
da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente<br />
responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento<br />
italiano”.<br />In questa definizione rientrano due categorie di<br />
minori:</p>
<p>• quelli completamente soli </p>
<p>• quelli che vivono con<br />
adulti diversi dai genitori, che non sono loro tutori o affidatari in<br />
base a un provvedimento formale, in quanto questi minori sono privi<br />
di rappresentanza legale per la legge italiana</p>
<p>
Ma le questioni sono tante,<br />
complesse e ancora aperte, per cui l’Unione Nazionale Camere Minorili unitamente alla Camera Minori e Famiglia di Roma e alla Scuola Superiore dell’Avvocatura ha organizzato una giornata di approfondimento e confronto sull’attuale tema della tutela del minore straniero non accompagnato nell’ottica di un confronto pratico tra le diverse normative nel contesto interno, comunitario ed internazionale nonché in funzione della raccolta e promozione delle buone prassi esistenti nei diversi ambiti, amministrativi, sociali e normativi interessati dal fenomeno. </p>
<p>All’incontro parteciperanno, tra gli altri, il Tribunale per i minorenni di Roma nella persona della Dott.ssa Melita Cavallo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella persona del Dirigente Integrazione e tutela dei minori  Dott.ssa Stefania Congia, l’On. Sandra Zampa Vicepresidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Dott. Vincenzo Spadafora Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Dott. Rodolfo Sabelli Presidente Associazione Nazionale Magistrati, il Dipartimento di Giustizia Minorile nella persona del Consigliere Daniela Bacchetta, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Lazio  Dott. Francesco Alvaro, l’Associazione Nazionale dei Magistrati per i Minori e per la Famiglia nella persona del Vicepresidente Dott. Claudio Cottatellucci magistrato presso il Tribunale per i minorenni di Roma, il Dott. Mario Rosario Ciancio magistrato presso l’Ufficio del Giudice Tutelare del Tribunale di Roma, l’Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani nella persona della Presidente Dott.ssa Luisa Piarulli.,  il Dr. Gianni Fulvi, presidente Coordinamento Nazionale Comunità per Minori; l’avv. Antonella Inverno per Save the Children  e l’avv. Salvatore Fachile per Associazione per gli studi giuridici sull’Immigrazione</p>
<p>L’incontro si terrà il 9 maggio 2014 con inizio alle ore 9,30 presso l’Aula Magna del Tribunale per i minorenni di Roma, via dei Bresciani 32.</p>
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		<title>Lo Stato della follia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Apr 2014 04:10:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vincitore del Premio “Ilaria Alpi”, nel 2013 e di molti altri riconoscimenti in Festival nazionali, il documentario Lo Stato della follia, del regista Francesco Cordio, apre le porte di alcuni ospedali psichiatrici giudiziari (OPG)&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-40.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/untitled-40.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vincitore<br />
del Premio “Ilaria Alpi”, nel 2013 e di molti altri<br />
riconoscimenti in Festival nazionali, il documentario <i>Lo<br />
Stato della follia</i>, del<br />
regista Francesco Cordio, apre le porte di alcuni ospedali<br />
psichiatrici giudiziari (OPG) italiani per denunciare le condizioni<br />
in cui versano le persone in essi detenute. Ma non solo: l&#8217;indagine<br />
si interroga anche sui motivi per cui alcuni vengono internati e<br />
troppo a lungo, sulle modalità di analisi delle loro condizioni<br />
psichiatriche, sul rapporto, del tutto burocratico, tra medici,<br />
magistrati e pazienti.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
fatto, per voi, un&#8217;intervista a Francesco Cordio che ringraziamo<br />
molto per il tempo che ci ha voluto dedicare.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
progetto nasce da una sua esperienza negli OPG a seguito dei lavori<br />
della Commissione parlamentare, commissione presieduta dal Senatore<br />
Ignazio Marino, sull&#8217;efficacia ed efficienza del Servizio sanitario<br />
Nazionale: come sono nati il suo interesse verso questo argomento e<br />
il progetto cinematografico?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alcuni<br />
Senatori della Commissione d&#8217;inchiesta &#8211; che è una commissione<br />
straordinaria e non permanente – avevano visto dei miei lavori<br />
precedenti e, quando hanno deciso di andare a documentare in video<br />
quello che succedeva dentro gli ospedali psichiatrici giudiziari, mi<br />
hanno contattato.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Io non<br />
avevo alcuna conoscenza degli OPG e ho accettato un po&#8217; senza sapere<br />
dove mi stessero portando, ma dal primo ingresso che ho fatto non ho<br />
potuto fare altro, oltre allo shock, che appassionarmi al tema. Ho,<br />
quindi, chiesto ai Senatori di poter utilizzare quel materiale che<br />
stavo filmando per un loro lavoro interno (che per la prima volta<br />
nella storia della Repubblica è andato agli atti nei lavori della<br />
Commissione) anche un mio lavoro esterno più ampio, che potesse<br />
arrivare a un pubblico più vasto. La cosa mi è stata riconosciuta<br />
per cui, negli anni successivi, ho continuato ad occuparmi di questo<br />
tema e ho avuto la fortuna di di conoscere l&#8217;attore Luigi Rigoni che,<br />
invece, ha avuto la sfortuna di finire in un ospedale psichiatrico<br />
giudiziario, quello di Aversa, e ho deciso di far raccontare a lui la<br />
sua disavventura. Questo suo racconto si intreccia alle immagini che<br />
ho filmato dentro gli ospedali.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
titolo del film può essere anche un gioco di parole: come può, lo<br />
Stato, ripristinare una psichiatria più democratica, che garantisca<br />
i diritti di base alle persone internate?
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
optato per mettere nel titolo la “S” maiuscola perchè la cosa<br />
più assurda e paradossale è che sia lo Stato a rappresentare la<br />
parte folle: se devono essere curate delle persone che commettono un<br />
reato in uno stato di incapacità di intendere e di volere e, invece,<br />
vengono mandate ad ammalarsi o a peggiorare la propria situazione,<br />
allora vuol dire che è lo Stato ad essere folle.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
percorso più opportuno da seguire, secondo me, potrebbe esserci<br />
suggerito dalla Spagna dove la persona incapace di intendere e di<br />
volere che compie un reato non può essere internata per un tempo più<br />
lungo della durata della pena di una persona che è in possesso delle<br />
proprie facoltà e che ha commesso un reato.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qual è<br />
il nesso tra crimine e follia? E come mettere in pratica misure di<br />
sicurezza adeguate, tenendo conto della sentenza n. 139 della Corte<br />
Costituzionale del 1982 secondo la quale la pericolosità sociale<br />
“non può essere definita come un attributo naturale di quella<br />
persona o di quella malattia”?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
fondamentale una valutazione psichiatrica più adeguata<br />
e,soprattutto, il percorso all&#8217;interno delle strutture ospedaliere<br />
deve avere una maggiore assistenza psichiatrica.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Se noi<br />
calcoliamo che dentro un OPG la visita dura in media 32 minuti&#8230;vuol<br />
dire che si è completamente abbandonati.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
importante che gli psichiatri facciano valutazioni più appropriate<br />
nella fase della perizia ed è importante che, poi, i magistrati<br />
decidano confrontandosi di persona con gli psichiatri e con le<br />
persone che stanno per mandare in OPG perchè, spesso, magistrati e<br />
medici si relazionano tra loro solo tramite fax. E&#8217; tutto un fatto di<br />
carte e di burocrazia, ma in questo modo si gioca con la vita di<br />
persone deboli, indifese, che a volte non hanno una famiglia che le<br />
aspetta fuori. In questo senso lo Stato è molto colpevole.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
misure di sicurezza risalgono ad un codice antico, al codice Rocco, e<br />
vengono comminate nel momento in cui la persona, incapace di<br />
intendere e di volere, compie un reato: se è minimo, la misura di<br />
sicurezza consta in due anni di internamento e, durante questo<br />
periodo, la Sanità nazionale dovrebbe curare l&#8217;internato per far<br />
scemare la sua pericolosità sociale. Se, al termine della misura di<br />
sicurezza, la nuova perizia stabilisce che la persona è ancora<br />
pericolosa, si può decidere per una eventuale proroga. E si arriva a<br />
20,30 anni o ai famosi “ergastoli bianchi”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci può<br />
riportare le voci di qualche persona rinchiusa, ad esempio, a<br />
Montelupo Fiorentino, a Reggio Emilia o ad Aversa, per citare solo<br />
poche strutture?
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra le<br />
tante testimonianze che ho registrato, quella che più mi ha colpito<br />
è quella di un ragazzo internato a Reggio Emilia che, con grande<br />
lucidità, dice una frase: “ L&#8217;Uomo è un animale che può<br />
abituarsi a tutto, ma qua viene messo a dura prova”. Dopo qualche<br />
mese il ragazzo ha deciso di togliersi la vita.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nei<br />
titoli di coda scrivo che il film è dedicato a lui e a tutti coloro<br />
che non ce l&#8217;hanno fatta.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
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		<item>
		<title>XXI Anniversario delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio: le Navi della legalità e un libro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2013 04:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Giovanni falcone]]></category>
		<category><![CDATA[legalità]]></category>
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		<category><![CDATA[magistratura]]></category>
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		<category><![CDATA[navi]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più di 20.000 studenti, di 800 scuole, di 13 Paesi europei sono saliti, ieri, sulle Navi della legalità, dai porti di Civitavecchia e di Napoli: sono giunti a Pelrmo per commemorare il XXI anniversario&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Più di<br />
20.000 studenti, di 800 scuole, di 13 Paesi europei sono saliti,<br />
ieri, sulle Navi della legalità, dai porti di Civitavecchia e di<br />
Napoli: sono giunti a Pelrmo per commemorare il XXI anniversario<br />
delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio, che cade il 23 maggio, in cui<br />
morirono i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Francesca<br />
Morvillo, le donne e gli uomini delle loro scorte.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Le<br />
navi della legalità” è il progetto di educazione alla Legalità<br />
promosso dal Miur e dalla Fondazione “Giovanni e Francesca<br />
Falcone”:  <i>Le nuove rotte<br />
dell&#8217;impegno. Geografia e legalità, </i>questo<br />
il titolo scelto per il tema di quest&#8217;anno. I<br />
ragazzi hanno partecipato ad un concorso nazionale e, oggi,<br />
partecipano alla cerimonia istituzionale che si svolgerà, come di<br />
consueto, nell&#8217;Aula Bunker del carcere Ucciardone di Palermo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il viaggio sulle navi gli studenti, e i docenti accompagnatori, hanno<br />
potuto confrontarsi con importanti figure delle associazioni<br />
antimafia e dello Stato. La nave salpata da Civitavecchia ha ospitato<br />
il Presidente del Senato, Piero Grasso, il Ministro dell&#8217;Istruzione,<br />
Maria Chiara Carrozza, il presidente Rai, Anna Maria Tarantola e il<br />
Prof. Nando Dalla Chiesa. Sulla nave salpata da Napoli sono<br />
intervenuti: il sottosegretario all&#8217;Istruzione, Marco Rossi Doria, il<br />
Presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il Commissario Straordinario<br />
Antiracket, Giancarlo Trevisone e l&#8217;imprenditore &#8211; e testimone di<br />
giustizia &#8211; Pino Masciari.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
termine della giornata di commemorazione, tutti i partecipanti si<br />
raduneranno di fronte all&#8217;Albero Falcone, simbolo universale di<br />
Legalità, diventato bene culturale tutelato dalla Regione Sicilia e<br />
dallo Stato italiano.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giovanni<br />
Falcone: un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente. I tuoi<br />
sogni, il nostro futuro. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Di Maria<br />
Falcone e Francesca Barra. Rizzoli</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/FALCONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/05/FALCONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Sono<br />
nato nello stesso quartiere di olti di loro. Conosco a fondo l&#8217;anima<br />
siciliana. Da un&#8217;inflessione di voce, da una strizzatina d&#8217;occhi<br />
capisco molto di più che da lunghi discorsi”. Queste sono le<br />
parole di Giovanni Falcone, riferendosi agli uomini d&#8217;onore, che la<br />
sorella, Maria Falcone, riporta nei suoi ricordi del fratello. Del<br />
grande magistrato ricorda anche la sua passione per piccole papere<br />
che collezionava e comprava in giro per il mondo. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
ritratto inedito e rigoroso di Falcone, quello che emerge nel libro<br />
“Giovanni Falcone: un eroe solo. Il tuo lavoro, il nostro presente.<br />
I tuoi sogni, il nostro futuro”, scritto a quattro mani da Maria<br />
Falcone e dalla giornalista Francesca Barra, edito da Rizzoli.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
un eroe solo? Perchè il magistrato, durante  la sua carriera, è<br />
stato attaccato da tanti per la sua coerenza; perchè molti<br />
detrattori hanno criticato il suo metodo investigativo e le tecniche<br />
di coordinamento da lui approntate per portare avanti la lotta alla<br />
criminalità organizzata; perchè la verità è scomoda, ancora oggi.<br />
Dopo il mancato tettanato nei suoi confronti all&#8217;Addaura, lo stesso<br />
Falcone disse: “ Questo è il Paese felice in cui, se ti si pone<br />
una bomba sotto casa, e la bomba per fortuna non esplode, la colpa è<br />
tua che non l&#8217;hai fatta esplodere”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ecco<br />
perchè Maria Falcone e Francesca Barra hanno ritenuto importante<br />
ricordare i momenti salienti della vita del magistrato, la sua<br />
avventura umana e professionale: per lasciare alle nuove generazioni<br />
l&#8217;eredità vera e profonda di un Uomo che, nonostante tutto, ha<br />
sempre avuto un amore profondo per lo Stato, un forte senso della<br />
Patria, un grande rispetto per la giustizia e per l&#8217;autorità. Ed è<br />
fondamentale che le genrazioni future (ma non solo) si confrontino<br />
ancora con modelli positivi, divenuti “eroi” loro malgrado.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
volume è arricchito dagli interventi di Leonardo Guarnotta, che ha<br />
scritto la premessa, di Loris D&#8217;ambrosio e da Sergio Lari, autore<br />
della postfazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/05/23/xxi-anniversario-delle-stragi-di-capaci/">XXI Anniversario delle stragi di Capaci e via D&#8217;Amelio: le Navi della legalità e un libro</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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