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	<title>malattia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Diversinsieme&#8221;: quest&#8217;anno parleremo di benessere mentale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 16:05:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo arrivati al quarto anno! ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI organizza l&#8217;evento &#8220;Diversinsieme&#8221; che ha come tematica, per l&#8217;edizione di quest&#8217;anno, il benessere mentale. Molte persone sono colpite da serie malattie psicologiche o psichiatriche,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p></p>



<p>Siamo arrivati al quarto anno! </p>



<p>ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI organizza l&#8217;evento &#8220;Diversinsieme&#8221; che ha come tematica, per l&#8217;edizione di quest&#8217;anno, il benessere mentale. </p>



<p>Molte persone sono colpite da serie malattie psicologiche o psichiatriche, ma in tanti viviamo disagi di varia natura spesso causati dal modus vivendi imposto dalla società: la richiesta di impegno lavorativo è sempre più alta, il sistema capitalistico ci obbliga a ritmi &#8211; doveri &#8211; responsabilità sempre maggiori, siamo chiamati a mostrarci giovani ed efficienti, a spostarci di continuo, a limitare tempo e spazio per la coltivazione del nostro vero Sè che non è altro che la nostra natura autentica, in cui si annidano i veri desideri e tutto ciò che ci fa stare bene con noi stessi prima e con gli altri poi.</p>



<p>Imparare a prendersi cura l&#8217;uno dell&#8217;altro significa, innanzitutto, saper ascoltare e, una volta conosciuta una persona in profondità, parlarle con il suo stesso linguaggio, con riferimenti ai suoi valori, alle sue idee, ai suoi sistemi di riferimento; questo, ad esempio, è molto importante quando si ha a che fare con persone anziane, spesso colpite da malattie neurodegenerative.</p>



<p>Con i giovani, gli adolescenti in particolare, è di nuovo molto importante il linguaggio così come cercare un&#8217;alleanza che non si deve appiattire su una complicità amicale da parte degli adulti, ma si dovrebbe basare su un patto di reciproco rispetto.</p>



<p>Noi adulti di mezza età come possiamo prenderci cura di noi stessi tra famiglie e altre attività quotidiane?  E come, poi, possiamo prenderci cura di chi ci sta intorno e con cui ci relazioniamo?</p>



<p>Stare bene: due brevi parole che spesso si danno per scontate. Stare bene significa avere una sicurezza economica, buona salute fisica, rapporti sereni, ma questi sono i diritti fondamentali per una vita comune; durante un&#8217;esistenza, si invecchia (più o meno &#8220;bene&#8221;, appunto) o ci si ammala o ci si ritrova a dover affrontare situazioni dolorose e complicate tanto da mettere a rischio la salute mentale. Un attacco di panico, un periodo di depressione; oppure una diagnosi di schizofrenia o di demenza senile&#8230;E il mondo crolla, sia quello del paziente sia quello dei familiari o delle persone più vicine. </p>



<p>Ecco che ASSOCIAZIONE PER I DIRITTI UMANI, da sempre all&#8217;ascolto delle esperienze di tanti, vuole dare voce alla loro voce e vuole anche proporre alcune soluzioni ai moltplici disagi che affliggono l&#8217;animo umano. Senza sterotipizzazioni, senza giudizi, ma soltanto con l&#8217;apertura di chi sa cosa significa soffrire, ma anche affrontare la sofferenza. </p>



<p>Vi aspettiamo, dunque, per partecipare alle bellissime proposte in programma (in locandina)! Ce ne sarà per tutti: musica, disegni, testimonianze, attività di gruppo, etc.</p>



<p></p>



<p><strong>DOMENICA 18 MAGGIO</strong></p>



<p><strong>ore 10.30 &#8211; 18</strong></p>



<p></p>



<p><strong>presso Biblioteca Chiesa Rossa, Milano</strong></p>



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		<title>La settimana dell&#8217;inclusione</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Dec 2024 09:39:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p><br>di Sabrina Minervini</p>



<p></p>



<p>Lunedì 16 dicembre ho avuto l’onore di raccontare il mio percorso di vita durante uno spettacolo della classe 5 C<br>nella scuola primaria Montessori di Bollate.<br>Questo spettacolo fa parte di un progetto intitolato “La settimana dell’inclusione.”<br>Questa settimana nasce con l’obbiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni riguardo all’essere più inclusivi e rispettosi verso chi ci sembra diverso, lontano dai canoni che ci impone la società.<br>Durante lo spettacolo a cui ho partecipato abbiamo reso omaggio a grandi personaggi che nonostante la loro<br>disabilità hanno intrapreso una carriera straordinaria avendo così una vita degna di essere vissuta! Abbiamo ricordato<br>Bebe Vio grande campionessa paralimpica, Sammy Basso che fondò un’associazione con lo scopo di diffondere<br>maggiori conoscenze sulla progeria malattia di cui lui stesso era affetto e Greta Thumberg, attivista per la tutela dell’ambiente discriminata in quanto donna e affetta dalla sindrome di Asperger.</p>



<p>Ciò che accomuna queste persone oltre alla disabilità e alla loro tenacia nel raggiungere i loro obbiettivi, è sicuramente il<br>sostegno familiare, questo per far capire che non tutti abbiamo la fortuna di avere qualcuno al nostro fianco ma sicuramente quando si ha un sostegno si è più motivati a realizzare i propri sogni.<br>Ora vi starete chiedendo: che ci faceva una ragazza di 28 anni in uno spettacolo di quinta elementare?<br>Sinceramente solo all’idea di parlare dopo aver ricordato questi grandi personaggi mi ha fatto sentire un po’ in imbarazzo ma poi mi è diventato tutto più chiaro.<br>Quelle di Bebe Vio, Sammy Basso e Greta Thimberg sono storie di riscatto personale e così anch’io ho parlato del mio percorso di vita e del mio riscatto grazie all’associazionismo e al mio “lavoro” nel sociale e di come mi gratifica essere d’aiuto agli altri nonostante io abbia una disabilità che mi porta a non avere una vita “standard” come ad esempio un lavoro stabile, amicizie solide o un amore.<br>Sapere che una scuola dedichi un’intera settimana a questi temi mi dà speranza per un futuro migliore ed un mondo più rispettoso versi gli altri.</p>



<p>Parlare di questi argomenti nelle scuole è necessario in quanto la scuola dovrebbe essere il luogo più importante, dopo l’ambiente familiare, per un bambino dove, oltre alle materie del programma scolastico, dovrebbe formarsi anche a livello umano e avere così rispetto verso ogni diversità (disabilità, culture, etnie, popoli etc).<br>Concludo dicendo che per me è stato un vero onore e davvero emozionante partecipare a questo progetto e spero che si diffonda in tutte le scuole primarie e secondarie in modo tale da rendere il mondo un posto miglore!!!<br>Ah dimenticavo lo spettacolo in cui sono stata coinvolta è stato intitolato “Gli Sfigati”, un titolo per lanciare una provocazione per farci riflettere: siamo proprio sicuri che gli sfigati siano queste persone che nonostante le loro difficoltà sono riuscite a guadagnarsi una vita soddisfacente e per cui vale la pena vivere?<br>Oppure gli sfigati sono le persone che non riescono ad accettare la diversità e non riescono a guardare oltre avendo paura di tendere la mano a chi non si conosce e che non hanno la curiosità di scoprire?</p>
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		<title>&#8220;Buone notize&#8221;. Musica: terapia per liberare le proprie emozioni</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2024 10:00:19 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia </p>



<p>Con questa intervista vi voglio presentare Morgana, una ragazza con disabilità che ha trovato nella musica conforto nei momenti difficili oltre che una modalità per liberare le proprie emozioni per connettersi con il mondo circostante. Ora attraverso questa forma d&#8217;arte ha scelto di aiutare persone con  disabilità a trovare una loro identità, un loro posto nel mondo.</p>



<p><br>Ti vuoi presentare?</p>



<p>Mi chiamo Morgana, ho 25 anni, sono una insegnante di pianoforte e studio pianoforte jazz al conservatorio di Milano (dopo aver preso la laurea di jazz però vorrei specializzarmi in Musicoterapia e lavorare come musicoterapeuta). Sono nata con una patologia rara chiamata Spina Bifida Occulta.</p>



<p><br>So che una delle tue passioni è la musica, qual è stato il tuo primo approccio con questa forma d&#8217;arte ?</p>



<p>Diciamo che il mio rapporto con la musica e il pianoforte nasce dai primissimi anni di vita: a due anni vidi la mia madrina suonare il piano (lei è una insegnante di pianoforte) e mi piacque talmente tanto che dissi a mia mamma che pure io volevo iniziare a suonare quel meraviglioso strumento.</p>



<p>Sei una ragazza con una disabilità, la musica ti ha aiutato e ti sta aiutando nel processo di accettazione della tua caratteristica? In che modo?</p>



<p>Fin dai primi momenti la musica (come anche il disegno) è stata per me una forma di piacere ma anche di sfogo del dolore. La mia disabilità è subdola, essendo occulta le si dà poca importanza, ma è degenerativa e pian piano nel tempo ho iniziato ad avere sempre più problemi. I dolori e le difficoltà fisiche si legavano a quelle psicologiche (anche perchè in tutto il mio percorso scolastico, dalle elementari alle superiori, sono stata bullizzata) e ciò che mi dava pace era trasformare i miei sentimenti  in note.</p>



<p>Suoni molto bene il pianoforte ed è diventato un tuo &#8220;fedele compagno di vita&#8221;e da grande avresti voluto realizzare un sogno &#8230; </p>



<p>Sono una persona molto ambiziosa e, soprattutto nel periodo della scuola media, sognavo di diventare una musicista famosa che si sarebbe esibita in tutti i palchi del mondo. Oltre al pianoforte so suonare molti altri strumenti (come chitarra e percussioni) e per un lungo periodo mi sono dilettata nel comporre musiche e canzoni sia con il piano che con la chitarra.. Il mio sogno era proprio quello di viaggiare per il mondo con la musica e aiutare le persone ad affrontare le loro difficoltà, ma pian piano questa visione è cambiata col tempo.</p>



<p>Infatti, ad un certo punto della tua vita, sei  stata costretta a dover fare i conti con la tua disabilità ma so che ad oggi tu e la musica siete in costante connessione. Come e in quanto tempo ti sei &#8220;reinventata&#8221;?</p>



<p>Alle superiori, circa nel periodo che va dalla fine della 4° e per tutto il periodo della 5° (e anche molto dopo), ho avuto il cosiddetto &#8220;blocco dell&#8217;artista&#8221;. Sono stata operata di disancoraggio midollare il 2 settembre del 2016 ed è stato un intervento che mi ha cambiato la vita. Nella settimana che sono stata in ospedale mi ero portata l&#8217;ukulele e tutti i giorni i pazienti del mio reparto venivano nella mia stanza per sentirmi suonare e trovare un po&#8217; di pace dai loro pensieri. Quello è stato il primo momento in cui ho sperimentato una sorta di musicoterapia. Dopo essere uscita dall&#8217;ospedale sono stata alcuni mesi in riabilitazione e poi ho avuto un grande blocco: non ho più suonato per tre anni il pianoforte. Tutt&#8217;ora non mi spiego il motivo: ricordo che lo guardavo con enorme tristezza. Nel 2019, dopo una grande depressione, mi sono detta. &#8220;Cavolo, la musica è la mia vita, non posso abbandonarla così&#8221; e mi sono rinchiusa in casa per un anno a studiare intensamente e per riuscire ad entrare in Conservatorio. Ce la feci, entrai e iniziai il percorso di Jazz. In tutti questi anni di grandi cambiamenti mi sono resa conto che il mio sogno di adolescente di spaccare i palchi non solo non era realizzabile a causa dei miei disagi fisici (che tutt&#8217;ora ho) ma soprattutto non faceva proprio per me: sempre di più mi sono resa conto che ciò che faceva per me era aiutare le persone a capire che le proprie difficoltà e che la musica è una grande alleata in questo.6) </p>



<p>Sei riuscita, quindi, a fare della tua passione un lavoro e non è da tutti&#8230; Insegni musicoterapia a persone con disabilità  cognitiva e/o disagio psichico: puoi spiegarci in breve gli approcci che utilizzi? </p>



<p>Sì, ci ho messo tanto tempo. Dopo le superiori non sono andata in università, ma ho iniziato a fare mille lavori che non facevano per me&#8230; A 20 anni ho iniziato pian piano a farmi un giro di allievi a cui insegnare pianoforte, per lo più bambini. Ora ho molti allievi privati e lavoro in una scuola a Milano. Insegno per lo più pianoforte e solfeggio a bambini e ragazzi anche della mia età e mi sono spesso trovata in situazioni dove l&#8217;allievo aveva dei disagi psicologici (ansie, depressione, preoccupazioni, problemi in famiglia&#8230;). Quando è così la cosa da fare è una: parlarne. Si parla, si cerca di capire qual è la problematica e poi faccio fare una cosa: faccio suonare l&#8217;allievo in modo libero, cercando di fargli suonare le sue emozioni, oppure dico: &#8220;Suonami questo brano e metti il tuo sentimento&#8221;. Altre volte faccio chiudere gli occhi e immaginare una storia o un colore. La musica parla e racconta e dobbiamo ascoltarla.</p>



<p>Al termine del percorso con un tuo allievo quali sono  i cambiamenti più significativi che questo percorso ha apportato nella sua vita?</p>



<p>In tutti i miei allievi ho notato che l&#8217;approccio con la musica si trasformava da un semplice &#8220;suono una nota&#8221; a un &#8220;sto raccontando una storia&#8221;. Mi stupisce sempre in modo positivo vedere la loro passione crescere sempre più e vederli sperimentare mi riempie di gioia. Sentirsi dire da un ragazzo che soffre di una forte depressione: &#8220;Vengo volentieri a fare la lezione da te perchè mi piace tanto suonare&#8221;&#8230;Per chi sta bene sembra una frase magari banale, ma in realtà lui sta dicendo &#8220;Riesco a trovare il coraggio e la forza di alzarmi dal letto nonostante il grande peso che ho dentro per riuscire a raggiungere un obiettivo&#8221;. E&#8217; impressionante. </p>



<p>E&#8217; indubbio che questi ragazzi si rivolgono a te  perché vogliono imparare quello che di positivo può dare loro la musica, ma c&#8217;è qualcosa che tu hai imparato relazionandoti con loro?</p>



<p>Quello che ogni giorno imparo soprattutto dai bambini, è vedere il mondo con spensieratezza e leggerezza, che tutto può essere un bellissimo gioco. Spesso sono stanca e non ho le forze di fare lezione ma i bambini hanno dentro talmente tanta energia che la infondono anche a te e ogni volta esco dalle lezioni più carica di prima. E poi mi fanno sempre ridere. Il mio motto è: il tiramisù è il mio unico credo (bella la musica, ma quanto è buono il tiramisù?!).</p>



<p><br>Questa è la storia di Morgana che ci dimostra come la musica, oltre che una passione, ė libertà e terapia per l&#8217;anima.</p>
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		<title>Perché ascoltare e cantare De Andrè</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 12:55:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Sabrina Minervini “Tu prova ad avere unmondo nel cuore e nonriesci ad esprimerlo conle parole” “Un matto” Perché ho scelto proprio lui?Ascoltando le canzoni di Fabrizio De André suggerite dal mio psicoterapeuta, il&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="825" height="464" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 825w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 825px) 100vw, 825px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini </p>



<p></p>



<p>“Tu prova ad avere un<br>mondo nel cuore e non<br>riesci ad esprimerlo con<br>le parole”</p>



<p><br>“Un matto”</p>



<p>Perché ho scelto proprio lui?<br>Ascoltando le canzoni di Fabrizio De André suggerite dal mio psicoterapeuta, il quale ha sempre sostenuto che questo cantautore fosse terapeutico per chi ha delle difficoltà di qualsiasi tipo, ho scoperto quanto rispecchiassero la mia vita e quanto tutt’ora sono attuali. Lui metteva al centro della sua visione del mondo gli emarginati, coloro che non riuscivano ad integrarsi nella società e quindi non avevano la possibilità di esprimersi, ha cercato di combattere contro il pregiudizio e la discriminazione sociale che tutt’oggi esiste.</p>



<p>Entrando nello specifico…<br>Per spiegarvi che cosa intendo non posso che citare un paio di canzoni:<br>Ne’ “La città vecchia” si nota palesemente come De André riuscisse a guardare oltre le apparenze. Questa canzone infatti narra di persone che sono state marchiate dalla società per i loro sbagli e per questo vengono emarginati ciò che mi colpisce di questo testo è che il cantautore non dice che queste persone non debbano essere punite, ma di cercare di capirle e di provare a trattarle come persone senza giudicarle: “Se tu penserai se giudicherai da buon borghese li condannerai a 5000 anni più le spese, ma se capirai se li cercherai fino in fondo se no sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”. Da qui si può notare la sua lotta contro il pregiudizio.</p>



<p>“Un malato di cuore”<br>Sicuramente la canzone che mi rispecchia di più racconta di un ragazzo che inizialmente non voleva convivere con la sua malattia che lo ha costretto dalla nascita fino al suo diventare adulto a “farsi narrare la vita dagli occhi” ovvero essere obbligato a guardare la vita degli altri non potendo vivere completamente la propria, ma alla fine della canzone si nota il suo cambiamento nell’accogliere la sua condizione.<br>Questa canzone mi sta aiutando ad accettare le mie privazioni e difficoltà.</p>



<p></p>



<p>Citazioni:</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l&#8217;ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l&#8217;illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.”<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> “Qualche volta dopo un concerto mi piacerebbe dire al pubblico che tutto quello che anno ascoltato è falso, assolutamente falso, perché io esprimo solo delle emozioni, dei sogni, ma per cambiare la realtà c’è bisogno di altro, di azioni concrete”.</p>



<p><br>Queste citazioni non provengono dalle sue canzoni ma semplicemente sono frasi tratte da discorsi, questo significa che il suo invito al cambiamento e la sua lotta contro l’ingiustizia sociale non solo sono presenti nelle canzoni ma anche in ciò che diceva.</p>



<p>E infine ricordiamoci che…:</p>



<p>Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior&#8230;“Via del campo”.</p>



<p>Questo era il suo modo per dire che da tutto ciò che all’apparenza sembra senza valore possono nascere grandi cose.</p>



<p><br>Grazie Fabrizio</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. HIV: dati incoraggianti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2023 10:39:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Il primo dicembre è la giornata mondiale per la lotta contro l&#8217;HIV, ma questo è solo uno dei motivi che mi porta a parlare di questo virus.<br>E&#8217; ancora viva l&#8217;attenzione su questo tema? La situazione in Africa è immutata? L&#8217;Iss riferisce che quest&#8217;anno, in Italia, tra gli over 50, la quota delle diagnosi tardive (con una situazione immunitaria compromessa) arriva all&#8217;80%. Alla luce del dato appena fornito, non possiamo di certo affermare che colpisca solo ragazzi disattenti e disinformati.<br>L&#8217;Africa, però è ancora il Paese più colpito dalla pandemia di HIV.<br>L&#8217;origine del virus non è del tutto chiara. Ha compiuto un salto di specie dai primati all&#8217;uomo e secondo alcuni epidemiologi si è inizialmente diffusa, nei primi del &#8216;900, nelle metropoli coloniali africane come il Congo, a seguito dei processi di inurbamento e di concentrazione della popolazione.<br>La scarsa resistenza dell&#8217;HIV rende poco accreditata l&#8217;ipotesi secondo cui l&#8217;uso di siringhe non sterili abbia contribuito alla diffusione del virus.<br>E&#8217; decisamente più probabile che ci sia una correlazione tra i piani di aggiustamento strutturale imposti dalla Banca mondiale e dal Fondo monetario internazionale e la pandemia. I piani di aggiustamento già citati, infatti, portarono al collasso dei sistemi sanitari, all&#8217;impoverimento della popolazione e conseguentemente al fatto che molte donne per sopravvivere si trovarono costrette a<br>mercificare il proprio corpo.<br>Che dire però della situazione attuale? Alcuni Paesi come Botswana, Ruanda, Eswatini, Tanzania, e Zimbabwe hanno attuato politiche efficaci nel contenere i contagi e curare i malati di Aids. Si è raggiunto il cosidetto “95-95-95”: il 95% delle persone che vivono con il virus è consapevole del proprio stato, il 95% di queste persone è in trattamento antiretrovirale e il 95% di coloro che sono in trattamento ha carica virale non rilevabile (e perciò non trasmissibile). Altri 16 Paesi , di cui otto in Africa sub-sahariana, regione in cui vive una buona parte delle persone HIV positive del mondo, sono sulla buona strada raggiungere questo obiettivo.<br>I programmi di sensibilizzazione dei Paesi africani “virtuosi” sono basati sulle comunità e non stigmatizzano le popolazioni più a rischio, come omosessuali, sex-worker o tossicodipendenti. I governi di questi Paesi hanno pensato a programmi che affrontano le disuguaglianze e forniscono finanziamenti adeguati.<br>Tornando nel nostro Paese, segnalo l&#8217;associazione con cui sono venuto in contatto per sapere di più sul virus, si tratta di ASA. L&#8217;associazione non fornisce solo informazioni, ma svolge una serie di attività di sensibilizzazione e supporto. Ecco il sito: asamilano30.org</p>
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		<title>Silvia e i suoi &#8220;Lacerti d&#8217;anima&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:22:15 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="480" height="597" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena-241x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 241w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. </p>



<p></p>



<p></p>



<p>Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media di Cornaredo, consigliere comunale, componente del Gruppo Donne della UILDM e ovviamente scrittrice.</p>



<p>Il suo “Lacerti d&#8217;anima” ha ricevuto una menzione d&#8217;onore al Premio Culturale Internazionale Unicamilano 2020 e una segnalazione di merito al Premio Letterario Samnium 2020.</p>



<p>Oggi ce ne parla attraverso questa intervista:</p>



<p><strong>La corporeità sembra essere uno dei fili conduttori di questa raccolta, sin dal titolo “Lacerti d&#8217;anima”, vuoi dirci di più&#8230;</strong></p>



<p>La scelta di questa parola è data dalla possibilità di ritrovare suoni dolci e duri nello stesso tempo, ci sono infatti lettere come la “c” ma anche la “r” e la “t”. Quest&#8217;unione di suoni differenti trova un parallelo con la realtà della vita e nel rapporto che abbiamo col nostro corpo.</p>



<p><strong>Ritroviamo spesso la parola fragilità nelle tue poesie&#8230;cosa significa per te? Ti senti fragile o ti sei sentita fragile?</strong></p>



<p>Io intendo la fragilità come caratteristica che ci accomuna, non come una marca di diversità. Un elemento che permette il confronto. L&#8217;esperienza della pandemia ha tirato fuori proprio le fragilità nascoste di ognuno di noi. Se ci riflettiamo bene questa caratteristica non è sempre sintomo di debolezza, siamo noi che abbiamo interiorizzato la dicotomia forte/debole.</p>



<p><strong>Quanto c&#8217;è di autobiografico in “Lacerti d&#8217;anima”?</strong></p>



<p>Quasi tutte le poesie sono autobiografiche eccetto “Tradimento” che ,in realtà, nasce semplicemente da una riflessione sull&#8217;argomento. Non l&#8217;ho mai sperimentato nel rapporto di coppia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="778" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima--193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p><strong>Quando hai iniziato a scrivere e perchè?</strong></p>



<p>Il 2014 non è solo l&#8217;anno in cui ho iniziato a scrivere in versi, ma rappresenta un momento di svolta.</p>



<p>Sono stata, infatti, ricoverata in terapia intensiva per una polmonite batterica. In questi momenti critici, ho fatto un bilancio della mia vita e ne sono scaturite, conseguentemente, una serie di riflessioni su quanto sia importante vivere la propria vita appieno, cogliendo le opportunità che ci si presentano.</p>



<p>Nel Giugno dello stesso anno, ho anche organizzato un evento dal titolo “Arte sbarrierata”, nato con l&#8217;intento dell&#8217;incontro e del dibattito sull&#8217;arte in tutte le sue forme, dalla scrittura alla danza e infine al teatro. Mi piacerebbe riproporlo prima o poi&#8230;</p>



<p>L&#8217;autoconsapevolezza e la militanza per vedere riconosciuti diritti fondamentali è arrivata, invece, ad Ottobre, grazie all&#8217;incontro con il Gruppo Donne della UILDM.</p>



<p><strong>Nella raccolta nomini una certa Ida&#8230; ti va di dirci di più..</strong></p>



<p>Ida è una signora anziana che ho conosciuto all&#8217;Alzehimer Cafè, un&#8217;iniziativa svoltasi presso il Centro Anziani di Cornaredo. Due sabati al mese circa, si è creata l&#8217;opportunità di far incontrare gli anziani non più autosufficienti o soli con esperti e non. Questo si è realizzato attraverso varie attività, tra cui uno storytelling creativo che ha prodotto anche un libricino.</p>



<p>Sono rimasta colpita proprio da Ida per via della sua storia misteriosa, ma anche per il legame che siamo riuscite a creare in poco tempo. Quest&#8217;esperienza mi ha fatto riflettere sull&#8217;amore incondizionato, senza pretese e che non chiede nulla in cambio.</p>



<p><strong>Pensi che pubblicherai ancora poesie?</strong></p>



<p>Prediligo la prosa. Al momento, comunque, collaboro alla realizzazione di alcune antologie e sto scrivendo un romanzo.</p>
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		<title>Promo teatrale: &#8220;Nel mezzo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2022 08:04:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per le nostre lettrici e i nostri lettori una promozione teatrale per lo spettacolo intitolato &#8220;Nel mezzo&#8221;, in scena presso il Teatro Fontana di Milano fino al 27 novembre 2022. Costo del biglietto in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Per le nostre lettrici e i nostri lettori una promozione teatrale per lo spettacolo intitolato &#8220;Nel mezzo&#8221;, in scena presso il Teatro Fontana di Milano fino al 27 novembre 2022. </p>



<p>Costo del biglietto in promozione 15 euro (invece di 23).</p>



<p>Liberamente ispirato al&nbsp;<strong><em>Visconte dimezzato</em></strong>&nbsp;di Italo Calvino&nbsp;</p>



<p>Con <strong>Gaetano D’Amico e Federica Armillis</strong><br>Drammaturgia <strong>Gaetano D’Amico, Annalisa Bianco</strong><br>Regia <strong>Annalisa Bianco</strong><br>Assistente alla regia<strong> Federica Armillis</strong><br>Produzione <strong>EGUMTEATRO</strong></p>



<p></p>



<p>LO SPETTACOLO: </p>



<p><em>Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti. Tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra.</em></p>



<p>Questo dice Italo Calvino parlando del suo&nbsp;<em>Visconte dimezzato</em>.</p>



<p>Quella scissione che fa di noi un campo di battaglia permanente tra possibilità realizzate e potenzialità inespresse. Quel senso di insoddisfazione permanente. Quel patire per ciò che non si è fatto, per ciò che non si è detto, per quello che ci si è lasciati sfuggire quando si aveva l’occasione. Quante polarità in noi, in tutti noi. Eppure sopravviviamo faticosamente a questa lacerazione interiore e qualsiasi sia la parte che prevale, quell’altra non soccomberà mai totalmente.</p>



<p>Ma cosa accadrebbe se, oltre alla nostra psiche, o anima che dir si voglia, ad essere dimezzato fosse il nostro corpo? Questo succede al Visconte Medardo di Terralba, protagonista del romanzo di Italo Calvino, spaccato in due metà da una palla di cannone. E così succede anche a Gaetano, autore di questa pièce insieme ad Annalisa Bianco. Un uomo che, dieci anni fa, sperimenta su di sé l’esperienza inusuale dell’essere veramente diviso in due. Per un ictus, un grave danno al suo tessuto cerebrale, improvviso e inaspettato, come una palla di cannone in pieno petto, appunto.</p>



<p>Uno spettacolo di narrazione e di autobiografia, realizzato da un attore di talento che a un certo punto della sua vita si trova ad affrontare un’esperienza dolorosa. La celebre vicenda letteraria narrata da Calvino dialoga e si intreccia così con quella vissuta in prima persona da Gaetano D’Amico, trasformando lo spettacolo in un’occasione preziosa per parlare dell’esperienza della malattia e della disabilità, con lo sguardo lucido e a volte spietato di chi non si rassegna alla condizione di “perdita”.</p>



<p></p>



<p>Perchè  Associazione Per i Diritti umani promuove la cultura! </p>



<p>Tel. <a href="tel:+390269015733">+39 02 6901 5733</a><br>DA LUNEDÌ A VENERDÌ DALLE 09:30 ALLE 18.00</p>



<p>VIA GIAN ANTONIO BOLTRAFFIO, 21<br>20159 MILANO<br><a href="tel:+390269015733">+39 02 6901 5733</a></p>



<p></p>
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		<title>“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 08:37:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="795" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ho deciso di leggere l&#8217;ultimo libro di Joan Didion, “Blue nights” (edito in Italia da Il saggiatore), e non il suo penultimo, più celebre, “L&#8217;anno del pensiero magico” per due ragioni: in primo luogo perchè l&#8217;autrice americana è deceduta nel dicembre del 2021 a causa di complicazioni del Parkinson (secondo la versione ufficiale della sua casa editrice, ma forse per via dell&#8217;anoressia che da tempo l&#8217;aveva colpita) e il Parkinson è la patologia di cui soffre anche mio padre, ora quasi ottantacinquenne; e in secondo luogo perchè in questo ultimo romanzo parla del rapporto con sua figlia Quintata, deceduta due anni dopo il decesso del marito, John Dunne, anche lui celebre autore e giornalista. Insomma è chiaro che io sia stata attratta da questo libro per la paura del lutto, della perdita dei miei genitori e per il timore di non aver ancora concluso, dentro di me, il percorso di comprensione e perdono reciproco, necessario per la nostre vicende esistenziali e familiari.</p>



<p>Ma perchè la mia vita, unica e particolare, si collega a quella in fondo altrettanto unica e particolare di una donna più grande di me, che ha vissuto lontano da me, in California e in altre parti degli Stati Uniti, molto più colta, brava, privilegiata, famosa di me?</p>



<p>Per quanto riguarda il suo essere privilegiata, Joad Didion ne è stata sempre perfettamente consapevole e ne parla definendo il “privilegio” un&#8217;opinione, un&#8217;accusa che lei rifiuta, considerando quello che ha perso, quello che sua figlia Quintana ha vissuto. Non esistono vite privilegiate, perchè la malattia e la morte &#8211; i temi principali con cui si fanno i conti in <em>Blue nights</em> &#8211; sono quelli più ardui che si affrontano proprio quando le notti azzurre iniziano a comparire all&#8217;orizzonte.</p>



<p>Il particolare, quindi, si fa univerale e le domande a cui la Didion tenta di dare risposte sono le stesse mie, le nostre, le vostre&#8230;Il senso di colpa di Joan madre per non aver approfondito il lato oscuro della figlia adottiva, amata più che se fosse stata biologica per il bisogno di proteggerla da se stessa e di non esserci riuscita; il trauma della perdita del marito-compagno che, come Joan moglie dichiara, era il <em>medium</em> tra lei e il mondo esterno, un mondo che dagli anni &#8217;60 inizia a rinnegare per la violenza gratuita, per quel caos che Joan, fin da bambina, osserva e cerca di razionalizzare, incapace di “stare nel mezzo”, ma sempre invece in cerca di Assoluto.</p>



<p>Resta, in <em>Blue nights</em>, la scrittura pulita, netta del&#8217;autrice, in grado di riportare il timore della fragilià e della malattia in forma di cronaca, la penna utilizzata come un chirurgo che, freddamente, seziona la banalità, lo scorrere dei giorni con metodo e disciplina per tenere l&#8217;universo terreno sotto controllo: l&#8217;imprevedibile fuori e l&#8217;ingovernabile, dentro.</p>



<p>Del marito e della figlia, gli amori più grandi, conserva le ceneri nel muro e le fotografie sulla scrivania: è Passato, sono passati, ma ogni tanto li rivede nelle strade, nelle stanze come ombre di chi ora è nella Luce: Joan è laica, forse atea, non fa riferimenti ad una Fede specifica, ma crede in una Luce come quelle notti che prima o poi avvertono dell&#8217;arrivo della Fine, come quelle notti, blu, che appartengono ai nostri cari e che poi traghetteranno ognuno di noi verso l&#8217;Oltre e allora mi piace pensare che ci ritroveremo dalla stessa parte perchè tutto si Ri-nnova.</p>



<p>Leggerò anche “L&#8217;anno del pensiero magico” e consiglio la visione dell&#8217;intenso documentario intitolato “Joan Didion. Il centro non reggerà”, disponibile sulla piattaforma Netflix perchè non credo si debba temere l&#8217;ineluttabile e io desidero affrontarlo con la stessa spavalderia con cui mi butto nella vita e sono grata a Joan Didion per avermi insegnato a farlo anche con la sua capacità di tradurre la paura in profondità e la profondità in poesia dell&#8217;esperienza.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Mastro Geppetto</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2022 07:44:52 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/mastro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="424" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/mastro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16293" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/mastro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 424w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/mastro-193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>La fantasia nella fantasia con un tuffo, di testa, nella realtà. La fantasia di Collodi e della sua celebre fiaba che narra di un padre artigiano e di un figlio di legno viene amplificata da Fabio Stassi, autore del romanzo Mastro Geppetto (edito da Sellerio) che, come suggerisce il titolo, si concentra sulle avventure di un uomo ormai vecchio alla ricerca del figlio scomparso.</p>



<p>Con un linguaggio antico, che affonda le radici negli anfratti degli Appennini, tra boschi in penombra, strade acciottolate, luoghi magici e odorose osterie, Geppetto si avventura sulle orme del suo adorato burattino per il quale, nella stamberga in cui hanno vissuto una manciata di giorni, aveva dipinto un orizzonte.</p>



<p>Vittima di uno scherzo crudele e delle vessazioni degli “onorevoli” del Paese, il falegname raccatta le sue poche e umili cose per mettersi in viaggio. Incontra il responsabile di un circo, un sacerdote, un contadino, una giovane fanciulla che gli appare come una visione, unica figura femminile ricorrente in una comunità quasi completamente al maschile.</p>



<p>Geppetto è l&#8217;”anima candida”, per dirla con Voltaire, un uomo ingenuo, dedito al lavoro manuale, che, per sconfiggere la solitudine, è in grado, come i bambini, di dare un cuore ad un oggetto. “Dar vita alle cose”: è da qui che l&#8217;autore, con una maestria linguistica che spesso si fa poetica, entra nell&#8217;interiorità del suo protagonista, un uomo anziano, fragile di ossa e di mente che percorre una sua personalissima ricerca spirituale. I pensieri si confondono, la parola si spezza, il corpo si indebolosce, ma ciò che resta saldo &#8211; come uno dei tanti alberi del paesaggio salvifico e consolatorio che lo circonda &#8211; è il desiderio di riabbracciare il figlio.</p>



<p>L&#8217;umanità è indifferente e cattiva: chi non si omologa, chi non è più nel pieno delle proprie facoltà e delle forze è vittima di bullismo e di discriminazione, o forse lo è soltanto chi è ancora capace di vivere di immaginazione e di bontà.</p>



<p>Il romanzo – raffinato, profondo e commovente – non è soltanto una rivisitazione del Pinocchio collodiano, ma è un espediente per parlare, nel finale, di un tema di stretta attualità, poco considerato perchè, forse, è ancora un tabù: la malattia mentale. La degenerazione cognitiva di una persona non è accettata, così come quella fisica, in un&#8217;epoca e in una società in cui si è costretti ad essere belli, giovani e in salute, per sempre. Lo scrittore romano, invece, si misura con la caducità dell&#8217;esistenza, con quella finitudine che è universale e che ci rende uguali, tutti degni di attenzione e cura. Geppetto, nella sua progressiva spoliazione (quasi mistica), si consuma lentamente, ma resta vivida la luce del suo amore per il figlio. E se vogliamo leggere tutto questo in chiave cristiana, ben venga.</p>
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		<title>“LibriLiberi”: Yoga di Emmanuel Carrère</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2021 09:06:38 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Emmanuele Carrère, celebre autore francese contemporaneo, è solito intrecciare frammenti della propria biografia a narrazioni romanzate di altri personaggi, reali o immaginari forse per la necessità di comprendere più a fondo la vita umana comune &#8211; la sua come quella della maggioranza degli individui che abitano questa terra &#8211; o forse per un pizzico di narcisismo che permea la sua opera, come quella di molti altri autori.</p>



<p>Il suo ultimo lavoro intitolato semplicemente <em>Yoga</em> (per Adelphi, nell&#8217;edizione italiana) è un testo originale: Carrère dichiara che nasce da una prima idea che riguardava la stesura di un libercolo sulla pratica della meditazione, ma che col tempo si è trasformato in qualcos&#8217;altro. E qui si inserisce la relazione con le proprie esperienze personali, le più dure: la perdita di amici, la propria depressione e l&#8217;inasprirsi del disturbo bipolare.</p>



<p>Con una scrittura franca, l&#8217;autore dialoga con il lettore, guardandosi dentro con lucidità e critica a volte sprezzante e riuscendo, così, a donare a chi legge lo stesso coraggio per guardarsi allo specchio. L&#8217;interesse di questo nuovo libro è, inoltre, fornito dalle conoscenze di Carrère, dai suoi rapporti professionali e amicali con persone che hanno fatto e fanno parte della nostra attualità (come, ad esempio, i responsabili del giornale satirico Charlie Hebdo, uccisi in un attacco terroristico di matrice islamica).</p>



<p>Bisogna affrontare questo racconto-diario con la consapevolezza che chi parla è un uomo maturo, malato, talentuoso, ma anche ricco e colto: assaporare il fascino di una vita privilegiata può far nascere il dubbio che per alcuni tutto sia più facile &#8211; e in alcuni casi lo è &#8211; ma la sofferenza descritta dallo scrittore, il tormento che si declina in vari modi e sempre diversi &#8211; dal senso di colpa, alla paura, dal rimorso alla rassegnazione, induce a comprendere che non sia così scontata l&#8217;equazione “ricchezza = serenità” e che nemmeno l&#8217;istruzione, la cultura e la meditazione riescano a controbilanciare la malattia mentale, spesso più insidiosa e pericolosa di quella fisica. L&#8217;amore per il prossimo può essere la cura migliore, quella cura che riconcilia con la vita, anche nei suoi aspetti più oscuri.</p>
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