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	<title>Mali Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Un sito per le persone scomparse del Mali e non solo</title>
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		<pubDate>Sat, 24 May 2025 10:14:16 +0000</pubDate>
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<p>Un altro importante traguardo reso possibile dal progetto “Dalla testimonianza al protagonismo: le madri dei migranti dispersi nel Mediterraneo promotrici di diritti e di attività generatrici di reddito in Mali e in Senegal”, promosso dalle associazioni Abarekà Nandree ODV, Todo Cambia e&nbsp;Énergie pour les Droits de l&#8217;Homme Sénégal&nbsp;e finanziato dall&#8217;Otto per Mille della Chiesa Valdese.</p>



<p>Il progetto ha l&#8217;obiettivo di promuovere l&#8217;autonomia e la partecipazione democratica delle famiglie dei migranti dispersi, mediante attività generatrici di reddito portate avanti dalle donne appartenenti a queste famiglie e con il sostegno alla loro mobilitazione per verità e giustizia sulla sorte dei loro cari.</p>



<p>La Sezione Mali è composta da 10 video-interviste ad alcune delle 42 donne parti attive del progetto e da una fotogallery che raccoglie le immagini dei loro parenti scomparsi, vittime delle frontiere. Grazie alle testimonianze di queste donne, le famiglie hanno potuto dare voce e dignità alle tragiche storie di migrazione dei loro parenti morti o dispersi nel tentativo di raggiungere l&#8217;Europa dal Mali alla ricerca di una vita migliore per se stessi e per le loro famiglie.</p>



<p>Mariam Kanta, Houlale Baniele, Sara Diabate, Aoua Sangare, Tah Coulibaly, Aminata Kone, Niele Samake, Fatoumata Aba Toure, Ami Konate e Kadia Cisse. Per noi, forse, sono solo dei nomi non sempre facili da pronunciare. Ascoltando le loro testimonianze e connettendoci emotivamente con gli effetti che la tragica scomparsa dei loro cari ha avuto sulle loro famiglie in termini psicologici, sociali ed economici, appare evidente che queste donne sono, invece, esempio di resilienza e di lotta quotidiana affinché la memoria dei loro genitori non si perda nell&#8217;indifferenza e nel cinismo dei Governi europei e di quelli locali&nbsp;.</p>



<p>La raccolta delle foto dei dispersi maliani che compongono la fotogallery e le 10 video-interviste della Sezione sono frutto del prezioso lavoro di supporto svolto in Mali dai partner locali, GRAM&nbsp;(Groupe de Recherche et d&#8217;Actions sur les Migrations)&nbsp;e ADEM&nbsp;(Association pour la Défense des Emigrés Maliens)&nbsp;che da anni lavorano nel Paese e in rete con altre associazioni europee, per difesa la diritti dei migranti e per denunciare la strage dei morti e disperdersi alle frontiere.</p>



<p><em>&#8220;I bianchi vanno e vengono dal nostro Paese a loro piacimento (e in sicurezza). Al contrario, quando i nostri genitori decidono di partire, li aspetta la morte. Mi piacerebbe vedere tutti trattati equamente!&#8221;,</em>&nbsp;afferma nella sua intervista Aminata Koné che ha perso il marito nel disperato tentativo di arrivare in Europa. Alla sua voce si aggiunge quella di Sara Diabaté che sa di aver perso la madre e la sorellina ingoiate dalle onde del Mar Mediterraneo:&nbsp;<em>&#8220;siamo stufi di vedere i nostri genitori, fratelli, sorelle che lasciano il Paese e muoiono. Vogliamo giustizia!&#8221;</em></p>



<p>Questa Sezione è un modo per dare voce alle migliaia di famiglie maliane rimaste in un limbo senza scadenza e per amplificare la loro richiesta di Verità, Giustizia e Dignità affinché superi il Mediterraneo e arrivi in Europa restituendoci ciò che ormai facciamo fati a ricordare: i morti alle frontiere NON SONO NUMERI ma VITE UMANE.</p>



<p>Sezione Mali e fotogallery:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/mali?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Testimonianze delle famiglie:&nbsp;<a href="https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://missingattheborders.org/testimonials?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Colpo di Stato in Mali</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2020 08:27:43 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p><em>Mali 2019, uno Stato sofferente in cui i civili non sono al sicuro in nessuna parte del paese. A partire dai machete utilizzati dai Peul, nomadi senza meta, che, come racconta un sopravvissuto, si sono scagliati su uomini al lavoro nei campi come delle furie indiavolate, per poi dirigersi alle abitazioni dove non hanno risparmiato nessuno. Donne, bambini e anziani sono stati falcidiati senza pietà.</em></p>



<p>Con queste parole inizia un mio articolo di novembre 2019 che descrive un paese ormai in crisi, oggetto di corruzione, lotte intestine e attacchi jhadisti.</p>



<p>Agosto 2020, neanche un anno dopo il Mali vede il suo presidente Ibrahim Boubacar Keita arrestato da militari ammutinati. Il presidente 75enne in questi giorni ha ufficialmente lasciato la cara poltrona attraverso un video diffuso dalla TV di Stato ORTM. L’annuncio arriva alla fine di una giornata di proteste in cui un numero imprecisato di soldati è sceso in piazza, determinato a ribaltare e conquistare il potere. Cinque gli ufficiali a capo del Golpe, tra i quali i colonnelli Sadio Camara e Malick Diaw che hanno marciato con lo scopo di “ripristinare l’ordine e la sicurezza”.</p>



<p>Dal 2013, difatti, il Mali ha visto grandi disagi economici e sociali che hanno costretto l’intervento di diverse missioni ONU con lo scopo di stabilizzare il potere. Nonostante questo e nonostante la voglia di pace dei civili, nel 2019 centinaia di maliani innocenti sono stati uccisi dai così detti gruppi etnici di autodifesa. Sovente si sente parlare di questi gruppi che nascono per lo più nelle situazioni di totale assenza di Stato e che vedono singoli o gruppi etnici armarsi per contrastare da soli i terroristi.</p>



<p>Il pericolo più ovvio di tutto questo ovviamente sta nel fatto che gruppi di persone di etnie differenti che si armano per il contrasto al terrorismo, finisce inevitabilmente per creare guerra e disagi tra gli stessi raggruppamenti.</p>



<p>Tornando alla situazione del Mali, considerato anche quanto appena detto, la popolazione civile non ha potuto che apprezzare e lodare i 5 golpisti: scene di giubilo e festeggiamenti si sono susseguite per ore nelle strade di Bamako.</p>



<p>La Commissione dell’Unione Africana ha però da subito condannato le proteste e la presa di potere, mirando ad una veloce soluzione della crisi sociale e politica in atto. Ovviamente anche le forze americane si sono subito dichiarate contrarie alle dimissioni del presidente Keita, non appoggiando i manifestanti e osteggiando i cambiamenti di potere.</p>



<p>Difficile dire se gli americani e le forze internazionali interverranno effettivamente in questa situazione, considerando soprattutto l’appoggio della maggior parte dei civili ai golpisti e alla caduta dell’attuale governo.</p>
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		<title>La complessa realtà del Mali</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 08:47:28 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="800" height="533" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14507" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/mali-2-1-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure></div>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Il presente articolo ha come fine quello di condividere informazioni in merito alla dura e complessa realtà che ormai da molti anni abita e affligge il Mali. Non si sente troppo parlare di questo territorio e delle sue sfide, e per questo motivo, l’autrice ha deciso di puntare i riflettori in questa direzione.</p>



<p>La missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA) è stata istituita con la risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza ONU del 25 aprile 2013 per sostenere i processi politici in quel paese e svolgere una serie di compiti relativi alla sicurezza. Alla missione è stato chiesto di sostenere le autorità di transizione del Mali nella stabilizzazione del paese e nell&#8217;attuazione della tabella di marcia transitoria. Adottando ad unanimità la risoluzione 2164 del 25 giugno 2014, il Consiglio ha inoltre deciso che la Missione dovrebbe concentrarsi su compiti quali garantire la sicurezza, la stabilizzazione e la protezione dei civili; sostenere il dialogo politico e la riconciliazione nazionale; e assistere il ripristino dell&#8217;autorità statale, la ricostruzione del settore della sicurezza e la promozione e protezione dei diritti umani in quel paese.</p>



<p>“Nel Mali centrale, ho osservato un accumulo di fallimenti di sicurezza, giudiziari e amministrativi che facilita l&#8217;impunità di violenza di massa. Le forze armate maliane e il MINUSMA non sono riusciti a fornire un&#8217;adeguata sicurezza ai civili della regione&#8221;, ha affermato Alioune Tine, esperto indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali, in una dichiarazione in seguito alla sua visita al paese. Ha inoltre aggiunto che i civili sono stati vittime di organizzazioni criminali transnazionali, gruppi terroristici e milizie armate che stanno afferrando il controllo della regione. All&#8217;esperto in diritti umani è stato detto che gli autori di precedenti attacchi in diverse regioni non sono stati ritenuti responsabili, rendendo l&#8217;impunità come uno dei fattori aggravanti dell&#8217;attuale violenza.</p>



<p>La situazione dei diritti umani in Mali è peggiorata nel 2019, poiché centinaia di civili sono stati uccisi in numerosi incidenti da gruppi etnici di autodifesa, la maggior parte per il loro percepito sostegno ai gruppi islamisti, e gli attacchi di islamisti armati si sono intensificati nelle parti settentrionali e centrali della contea alleata di Al- Qaeda e dello Stato islamico; e servizi di sicurezza maliani, forze di pace, forze internazionali e sempre più civili sono stati presi di mira. Le forze di sicurezza maliane hanno sottoposto numerosi sospettati a gravi maltrattamenti e molti sono morti in custodia o sono scomparsi con la forza.</p>



<p>Oltre 85.000 civili sono fuggiti dalle loro case a causa della violenza nel 2019. Le agenzie umanitarie sono state attaccate, in gran parte da banditi, minando la loro capacità di fornire aiuti.</p>



<p>Le atrocità contro i civili e il deterioramento della situazione della sicurezza nel Sahel hanno attirato una significativa attenzione da parte dei partner internazionali del Mali, in particolare le Nazioni Unite, la Francia, la Germania, l&#8217;Unione Europea e gli Stati Uniti. Questi attori denunciavano regolarmente atrocità attraverso dichiarazioni pubbliche ma sono stati incoerenti nelle loro richieste di responsabilità.</p>



<p>Nel corso del 2019, almeno 400 civili sono stati uccisi in incidenti di violenza comunitaria nel Mali centrale e settentrionale. La violenza ha contrapposto gruppi di autodifesa allineati etnicamente con comunità etniche Peuhl o Fulani accusate di sostenere gruppi armati islamisti. Gli attacchi più letali nel Mali centrale furono perpetrati dai miliziani Dogon, inclusa la peggiore atrocità nella storia recente del Mali, poiché almeno 150 civili furono massacrati il ​​23 marzo nel villaggio di Ogossagou; un attacco del 1 ° gennaio al villaggio di Koulogon ha ucciso 37 civili e gli attacchi di giugno nei villaggi di Bologo e Saran hanno lasciato oltre 20 morti. Dopo il massacro di Ogossagou, il governo ha promesso ma non è riuscito a disarmare e sciogliere la milizia implicata. I miliziani di Peuhl furono implicati nel massacro del 9 giugno di 35 civili Dogon nel villaggio di Sobane-da.</p>



<p>Gli attacchi di islamisti armati alleati di Al Qaeda e, in misura minore, della consociata dello Stato islamista nel Sahel, hanno ucciso oltre 150 civili, nonché decine di forze governative e almeno 16 missioni multidimensionali di stabilizzazione integrata delle Nazioni Unite in Mali, incluso l&#8217;attacco del 20 gennaio alla base ONU di Aguelhok che ha ucciso 11 peacekeeper ciadiani.</p>



<p>Oltre 50 civili sono stati uccisi da ordigni esplosivi improvvisati piantati su strade, specialmente nel Mali centrale. Il 3 settembre, un&#8217;esplosione ha ucciso 14 passeggeri di autobus vicino a Dallah e un attacco di giugno vicino a Yoro ne ha uccisi 11.</p>



<p>Gli islamisti armati hanno continuato a minacciare e talvolta ad uccidere i leader locali ritenuti collaboratori del governo e hanno anche imposto la loro versione della Sharia (legge islamica) attraverso tribunali che non aderivano a standard di giusto processo.</p>



<p>Dalla fine del 2018, numerosi uomini detenuti dalle forze di sicurezza durante operazioni di antiterrorismo sono stati sottoposti a sparizione forzata, cinque sono stati presumibilmente giustiziati o sono morti sotto custodia e dozzine di altri sono stati sottoposti a gravi maltrattamenti in detenzione. Numerosi uomini accusati di reati legati al terrorismo sono stati arrestati dall&#8217;agenzia di intelligence nazionale in strutture di detenzione non autorizzate e senza rispetto per l’equo processo.</p>



<p>Oltre 150 bambini sono stati uccisi durante la violenza in comunità. Il Fondo delle Nazioni Unite per l&#8217;Infanzia (UNICEF) ha segnalato 99 casi di reclutamento e utilizzo di bambini da parte di gruppi armati nei primi sei mesi del 2019, più del doppio di quelli segnalati l&#8217;anno precedente. Oltre 900 scuole sono rimaste chiuse e a 270.000 bambini sono stati negati il ​​diritto all&#8217;istruzione e allo sfollamento.</p>



<p>La magistratura maliana è rimasta afflitta da negligenza e cattiva gestione e molti posti nel Mali settentrionale e centrale sono stati abbandonati a causa dell&#8217;insicurezza. Centinaia di detenuti sono stati trattenuti in detenzione preventiva estesa a causa dell&#8217;incapacità dei tribunali di trattare adeguatamente i casi. Il ministro della giustizia Malick Coulibaly, nominato a maggio, ha preso provvedimenti concreti per migliorare le condizioni carcerarie e ha promesso di migliorare l&#8217;accesso alla giustizia e di compiere progressi nei casi di atrocità. Il mandato dell&#8217;unità giudiziaria specializzata contro il terrorismo e il crimine organizzato transnazionale, istituito dalla legge nel 2013, è stato ampliato a luglio per includere i crimini internazionali in materia di diritti umani. A ottobre, il governo ha prorogato di un anno lo stato di emergenza, dichiarato per la prima volta nel 2015. Lo stato di emergenza conferisce ai servizi di sicurezza ulteriore autorità e limita le riunioni pubbliche.</p>



<p>Vi sono stati scarsi progressi nel fornire giustizia per le atrocità commesse nel 2012-2013, tuttavia sono state avviate diverse indagini da parte dei tribunali locali e dell&#8217;unità giudiziaria specializzata. Gruppi locali hanno affermato che il governo è riluttante a mettere in discussione o accusare i leader della milizia implicati in modo credibile nei massacri, favorendo gli sforzi di riconciliazione a breve termine previsti per mitigare la tensione comunitaria. Al contrario, l&#8217;unità specializzata ha indagato attivamente su oltre 200 casi legati al terrorismo e nel 2018 ha completato 10 processi. La Commissione nazionale per i diritti umani (CNDH) ha indagato su alcuni abusi, ha emesso numerosi comunicati, ha visitato i centri di detenzione e ha istituito un programma per fornire supporto legale agli indigenti.</p>



<p>La Commissione per la verità, la giustizia e la riconciliazione, istituita nel 2014 per indagare sui crimini e sulle cause profonde della violenza dal 1960, ha raccolto oltre 14.000 vittime e testimonianze, ma la sua credibilità è stata indebolita dall&#8217;inclusione dei membri del gruppo armato e dall&#8217;esclusione dei rappresentanti delle vittime. Francia e Stati Uniti hanno guidato le questioni militari, l&#8217;UE quelle relative alla formazione e alla riforma del settore della sicurezza, mentre le Nazioni Unite si sono focalizzate sulle vicende relative allo stato di diritto e alla stabilità politica.</p>



<p>L&#8217;operazione Barkhane, la forza antiterrorismo regionale francese di 4.500 membri, ha condotto numerose operazioni in Mali. La missione di formazione dell&#8217;UE in Mali (EUTM) e la missione di rafforzamento delle capacità dell&#8217;UE (EUCAP), hanno continuato a formare e consigliare le forze di sicurezza del Mali.</p>



<p>MINUSMA ha significativamente supportato il governo, anche nelle indagini sulle atrocità, negli sforzi di riconciliazione della comunità e nel pattugliamento. Tuttavia, il suo solido mandato di protezione civile è stato messo in discussione a causa di persistenti attacchi contro le forze di pace e la mancanza di attrezzature.</p>



<p>La Commissione internazionale d&#8217;inchiesta, istituita nel 2018 dal segretario generale delle Nazioni Unite come previsto dall&#8217;accordo di pace del 2015, ha indagato su gravi violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario commesse tra il 2012 e gennaio 2018. A giugno, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato e rafforzato il mandato di MINUSMA includendo il deterioramento della situazione della sicurezza nel centro del Mali come seconda priorità strategica. Il Tribunale penale internazionale (ICC) ha continuato le indagini, iniziate nel 2013, su presunti crimini di guerra commessi in Mali. L’investigazione è stata richiesta dal governo del Mali nel luglio 2012. Il 27 settembre 2016, al-Mahdi è stato condannato a nove anni di prigione per la distruzione del patrimonio culturale mondiale nella città malese di Timbuktu. Almeno nove mausolei e una moschea furono distrutti.</p>



<p>La lotta ad una realtà maliana fatta di tolleranza, dialogo, rispetto per i diritti umani e libertà fondamentali e conformità con il diritto internazionale è ancora attuale, giornaliera; e tali sforzi non includono unicamente gli attori domestici, ma anche quelli internazionali. Per questi motivi, è importante essere a conoscenza degli sviluppi che possono influenzare fortemente la storia di un paese, il suo presente e futuro.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; Addio terrorismo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2020 09:24:33 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>Il giornalismo ha il potere di far credere ai lettori che molte vicende siano terminate, che il problema del quale si è tanto scritto non esista più. Nella situazione in cui ci troviamo oggi, stremati e incerti a causa del Coronavirus, alcune notizie sono scomparse dalla maggior parte delle testate, nazionali e non. Vista la gravità del momento questo è legittimo, quasi naturale, ma solo in parte perché la realtà è che non è tutto scomparso: il problema migratorio, lo sfruttamento sul posto di lavoro, la discriminazione tra uomini e donne sono tematiche non risolte. Notizia grande mangia notizia piccola, è la gara dei giornalisti. Quello che si preclude il nostro periodico, tra le altre cose, è dare un’informazione libera a 360 gradi cercando di non dimenticare nessuna notizia, anche in periodi come questo.</p>



<p>Questa introduzione un po’ fuori tema per arrivare al problema del terrorismo che fino a pochi mesi fa spaventava tutti noi e che ci ha resi persino insicuri di recarci sul posto di lavoro. Vero è che nel continente europeo gli attacchi di matrice terroristica si sono momentaneamente fermati (attenzione, non è scomparso il problema) ma nel continente africano non è così. Mali e Nigeria sono tra gli stati più colpiti da questo fenomeno e, vista la mancanza delle istituzioni statali, clan ed etnie si stanno organizzando da sé creando milizie private che operano al di fuori di ogni mandato.</p>



<p>La presenza di terroristi in queste zone è continua e la mancanza dello Stato e delle altre istituzioni sta trasformando alcuni paesi africani in crogioli di varie forze di autodifesa armata. In molte regioni dell’Africa è ormai difficile distinguere se le uccisioni e le violenze avvengano per mano di jihadisti o per odi intercomunitari che tradizionalmente avvelenano le relazioni tra popolazioni diverse. O, ancora, è difficile capire se l’uccisione sia il risultato di una resa dei conti tra etnie: vi è ufficialmente caos nell’identificare i mandanti.</p>



<p>Secondo quanto riportato da Mario Giro di Africa Rivista “Nel caso maliano nessuno capisce più nulla. I massacri più recenti si svolgono nella regione a cavallo con il Burkina Faso, e molti sostengono che i miliziani possano essere venuti da lì. I jihadisti si avvantaggiano della situazione: il Fronte per la Liberazione del Macina, la cellula islamista guidata da Koufa (unico capo Peul jiadhista), fa reclutamento tra i suoi aiutato dalla paura che ormai tutti hanno dei Peul.”</p>



<p>In Mali si sta creando confusione tra etnie e terrorismo, tanto che tutte le altre etnie presenti sul territorio si sono ormai persuase che tutti i Peul siano terroristi. Cosa non vera.</p>



<p>Quello maliano è solo une esempio, potremmo citare anche la Nigeria dove tutte le popolazioni locali sono ormai armate o, ancora, la Repubblica Centrafricana dove i gruppi degli ex ribelli si sono trasformati in milizie locali.</p>



<p>La mancanza di difesa da parte dello Stato africano sta portando ad una degenerazione di questi fenomeni e ad una privatizzazione dello strumento militare. La Storia ci insegna che questa non è un’ottima notizia, i disagi e gli scontri tra etnie aumenteranno a vista d’occhio e senza una difesa forte si potranno ripresentare genocidi come quello di Zanzibar nel 1964 o, ancora, più grave in Rwanda nel 1994.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221; L&#8217;interminabile strage in Mali</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 08:22:13 +0000</pubDate>
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<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="719" height="480" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/Giovane-manifestante-Peul-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/Giovane-manifestante-Peul-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 719w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/Giovane-manifestante-Peul-4-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure></div>



<p>
Un eccidio non documentato in corso e una serie di attacchi
terroristici di cui nessun giornalista parla.</p>



<p>Mali 2019, un paese sofferente in cui i civili non sono al sicuro, in nessuna parte del paese. A partire dai machete utilizzati dai Peul, nomadi senza meta, che, come racconta un sopravvissuto, si sono scagliati  su uomini al lavoro nei campi come delle furie indiavolate, per poi dirigersi alle abitazioni dove non hanno risparmiato nessuno. Donne, bambini e anziani sono stati falcidiati senza pietà.  </p>



<p>
Ci troviamo a Bandiagara, ai piedi delle rocce di Falesia, dove gli
attacchi sono continui e violentissimi. Le vittime sono centinaia e
neppure l&#8217;esercito è in grado di fronteggiare cotanta brutalità.</p>



<p>Un conflitto decennale, tra vicini di casa, che vede gli agricoltori dogon e gli allevatori peul da sempre in una situazione di scontro. Negli ultimi anni le ostilità si sono inasprite a causa della presenza degli jihadisti che ne hanno approfittato per seminare odio in territori già ingestibili per mancanza di autorità.  Il governo francese è intervenuto a sostegno della capitale Bamako ma neanche questo è servito a placare gli animi. Inoltre, solidalmente a questa situazione, ad inizio ottobre alcuni soldati sono stati uccisi in un attacco contro una postazione militare nella regione di Menaka. &#8220;Il bilancio provvisorio è salito a 53 vittime appartenenti alle Malian Armed Forces&#8221;, ha dichiarato l&#8217;esercito maliano sulla sua pagina Facebook.  </p>



<p></p>



<p>&#8220;La situazione è sotto il controllo della Fama Indelimane. Le valutazioni sono ancora in corso&#8221;, ha aggiunto l&#8217;esercito maliano. Quaranta soldati sono stati uccisi in due attacchi jihadisti il 30 settembre e il 1 ottobre, vicino al Burkina Faso, in un paese nel sud del Mali, secondo un rapporto di un funzionario del Ministero della Difesa. L&#8217;attacco di ieri sera ha anche causato &#8220;ferite e danni materiali&#8221;, secondo l&#8217;esercito.</p>



<p>Nessun giornalista occidentale sta documentato l’eccidio. A squarciare il silenzio sono gli stessi dogon che con i loro cellulari inviano foto atroci e resoconti dettagliati delle violenze o lo stesso esercito maliano che pubblica aggiornamenti su Facebook sullo stato dei fatti.</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Scala 4 piani a mani nude per salvare un bambino</title>
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		<pubDate>Wed, 30 May 2018 08:09:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/balcne-300x188.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ accaduto a Parigi, un giovane proveniente dal Mali non ha avuto nessuna esitazione dopo aver visto un bambino appeso all’esterno del balcone di una palazzina al quarto piano. Rischiava di finire giù e si teneva a fatica.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">La scena è stata ripresa da uno dei cellulari delle tante persone rimaste con il naso all’insù nell’attesa di un miracolo.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">Il ragazzo arrampicandosi velocemente, piano dopo piano è riuscito a salvare il bambino di quattro anni che eludendo la sorveglianza della madre si trovava in grave pericolo di vita.</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-size: medium;">E’ diventato un eroe in sole 24 ore, come si evince nel video, diventato virale sul web, che permette di assistere alla determinazione di questo ragazzo.</span></span></p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-size: medium;">Soprannominato lo Spiderman francese, Mamoudou Gassama, 22 anni, è arrivato dal Mali a Settembre 2017. E’ stato ricevuto all’Eliseo dal presidente francese Macron che ha voluto ringraziarlo e durante l’incontro, ha detto a Mamadou che gli sarà concessa la cittadinanza onoraria francese e che entrerà a far parte dei pompieri. «Tutti i documenti saranno regolarizzati», ha assicurato il capo dello Stato. Mentre il ragazzo visibilmente emozionato ha detto solo: «Non avrei mai pensato di poter incontrare un giorno il presidente della Repubblica».</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="593" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 593w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/1-1-300x224.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/05/30/scritture-al-sociale-scala-4-piani-a-mani-nude-per-salvare-un-bambino/">&#8220;Scritture al sociale&#8221;. Scala 4 piani a mani nude per salvare un bambino</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Inciampi di vita e l&#8217;Ambrogino d&#8217;oro: testimonianze di rifugiati.</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 10:41:59 +0000</pubDate>
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<p>Il Teatro Officina, giunto al quarantesimo anno di attività, ha vinto il premio “Ambrogino d&#8217;oro” 2016, un riconoscimento importante per chi si occupa di Cultura a Milano.</p>
<p>Massimo de Vita, con i suoi splendidi 80 anni, ha dato voce, corpo e idee ad uno degli spazi teatrali più vivaci della città, dove si dà attenzione a chi non ne ha.</p>
<p>Domenica scorsa sono saliti sul palco alcuni ragazzi, rifugiati, provenienti da Paesi diversi: Pakistan, Iran, Mali, Senegal&#8230;Sono giovani che hanno partecipato ad un laboratorio di teatro sociale, tenuto da Enzo Biscardi. Per mesi si sono incontrati: davanti ad una colazione, raccontavano le loro storie, parlando pochissimo l&#8217;italiano. Storie di aspiranti calciatori, di ingegneri laureati, di agricoltori, di studenti&#8230;Storie di ragazzi con le aspettative di tanti, ma con un&#8217;esistenza già segnata da traumi e paure.</p>
<p>I loro racconti partono da una domanda: Come sono arrivato qui? Non si tratta dei barconi, ma del loro stato emotivo. La testimonianza diretta è importante perchè spesso le notizie date dai media vengono strumentalizzate; i ragazzi, invece, si raccontano e dicono quello che succede a tutti i migranti, a tanti rifugiati e profughi. La maggior parte di loro, ad esempio, è passata dalla Libia, prima di arrivare in Italia. In Libia c&#8217;è la possibilità di lavorare, ma non è possibile custodire i soldi nelle banche oppure mandarli alle famiglie rimaste nei Paesi d&#8217;origine; quindi, i rifugiati vengono rapinati e, se si ribellano, vengono portati in carcere. E lì sappiamo cosa accade.</p>
<p>Kamarà, Moussa, Lassan, Abbas&#8230;Ci raccontano che nei centri di accoglienza non si dorme bene, spesso non si mangia abbastanza, ma non ci sono i soldi per uscire e comprare altro cibo; ci raccontano che in Libia se rubi ti tagliano le mani, se una ragazza esce con un ragazzo si prende 40 frustate, se una donna sposata commette adulterio viene lapidata.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7549" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-677" width="360" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-677-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>E poi iniziano a riportare le storie personali e a spiegare perchè sono fuggiti dalle loro patrie.</p>
<p>Il ragazzo iraniano ha partecipato ad alcune manifestazioni contro il governo; Abbas, pakistano, è figlio della seconda moglie del padre ed era odiato dalla prima moglie e dai fratellastri per la vergogna e l&#8217;abbandono causato dal padre e dal suo secondo matrimonio; Lassan, il ragazzo senegalese ha lasciato la famiglia a causa dei numerosi scontri tra i genitori, ma ha rinunciato al gioco del calcio e agli studi a cui teneva tanto. Il suo viaggio? Nel suo Paese aveva anche un problema politico, per cui scappa e riesce ad attraversare il Mali e il Niger in autobus, dormendo in strada. Arriva in Libia a bordo di una jeep che trapostava 32 persone, strette come sardine; 13 lunghi giorni di tragitto perchè l&#8217;auto aveva un sacco di problemi. In Libia ha lavorato per tre mesi ma alla fine non è stato pagato e, prima di riuscire ad arrivare a Tripoli, i poliziotti lo hanno preso e lo hanno messo in galera dove è rimasto per sei mesi. Ogni tanto poteva uscire dalla cella per andare a lavorare e, durante uno di questi trasferimenti, è riuscito a scappare. Arrivato a Tripoli, Lassan è salito su una barca di 2 metri per 7 con a bordo 107 persone. Due giorni di traversata e poi, finalmente, una nave della Marina italiana li ha tratti in salvo e sono arrivati in Italia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7550" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-675" width="1142" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1142w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-300x168.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-675-1024x575.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1142px) 100vw, 1142px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questo spettacolo fa parte di un progetto più ampio dal titolo “Inciampi di vita” in cui gli autori si sono recati negli ospedali, nel dormitorio di Viale Ortles, nel carcere di Opera, in casa di accoglienza&#8230;Per ascoltare e riportare le voci di homeless, di malati, di detenuti, di migranti: di coloro che sono fragili e forti nell&#8217;attaccamento alla vita, di coloro che hanno in comune con tutti noi più di quanto saremmo portati a pensare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7551" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-678" width="360" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 360w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-678-168x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 168w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; &#8211; Il turismo della miseria</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 07:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7046" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7046" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (558)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più moderne. Siamo scontenti&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Djenné</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, definito patrimonio dell’umanità, è una delle prime città oggetto del così detto “turismo della miseria”, che attrae viaggiatori da ogni parte del mondo, i quali, rimanendo a lato della povertà, osservano cittadini obbligati a congelarsi nel tempo a favore dei più curiosi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La fantastica moschea presente a Djenné ha consentito a questa città di diventare patrimonio dell’umanità e, allo stesso tempo, porta tensioni in tutto il paese a causa di un dilagante pensiero di insoddisfazione; le persone vivono in situazioni di disagio evidente ma nulla viene modificato perché il turista viene attratto proprio da quello. Va di moda ormai questa abominevole pratica: visitare quartieri o città “al limite” con lo scopo semplicemente di dire – io ci sono stato, è spaventoso -.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Insieme a Djenné troviamo anche la città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Makoko</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, in Nigeria. Makoko è un quartiere di Lagos composto da sei villaggi distinti, quattro dei quali, detti galleggianti, nascono su esili palafitte direttamente sull’acqua puzzolente delle lagune. Le persone che vivono in questo grande quartiere sono tra le 100 e le 250.000, il numero non è chiaro neanche a loro. I giovani vivono raccogliendo terra; si immergono nelle acque delle lagune e trasportano in superficie secchi di sabbia che verrà poi venduta ai costruttori edili di Lagos. Piantano una scala sul fondo, scendono con il loro secchio e risalgono con un carico di sabbia che finirà diretto su altre imbarcazioni destinate alla città.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7047" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7047" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (560)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Makoko, pubblicizzata come “la Venezia dell’Africa” dal riprovevole turismo della miseria, è oltretutto poco accogliente per i bianchi a causa del clima particolarmente umido, delle condizioni di igiene e della malaria presente in tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso soprannome è stato dato anche alla città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ganvié</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Benin dove, allo stesso modo, la popolazione vive su palafitte in condizioni disastrose. Gli abitanti continuano ad aumentare, allargando sempre più profondamente le precarie palafitte che li ospitano. Le condizioni igieniche sono deplorevoli e l’età media della popolazione è molto bassa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’acqua del lago non è potabile perché salmastra e quindi l’unico rifornimento di acqua potabile avviene tramite due fontanelle dove gli abitanti vanno con le loro piroghe per riempire bidoni. Le acque reflue vengono sversate direttamente nel lago e l’unica disinfestazione efficace è assicurata dall’irraggiamento solare. Altro problema è l’assenza di energia elettrica che rende ancora meno vivibile tutto il quartiere.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante gli evidenti problemi, queste tre città africane, insieme a molte altre, attirano turisti europei in grande quantità che, rimanendo sulle loro piroghe affittate per due soldi, non osano avvicinarsi troppo sostando, anzi, distanti per poter osservare meglio. Restano immersi nel loro turismo della miseria, senza senso e senza rispetto per chi in quelle condizioni ci vive ogni giorno, non per il tempo di una vacanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7048" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7048" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (559)" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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		<title>Stay human, Africa: il terrorismo in Mali</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Dec 2015 07:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; Il 20 novembre, ad una settimana esatta dopo la strage di Parigi, alcuni uomini armati hanno fatto irruzione all’Hotel Radisson blu di Bamako, la capitale del Mali. L’albergo è il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
di Veronica Tedeschi</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<strong></strong>&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
20<br />
novembre, ad una settimana esatta dopo la strage di Parigi, alcuni<br />
uomini armati hanno fatto irruzione all’Hotel Radisson blu di<br />
Bamako, la capitale del Mali. L’albergo è il più famoso della<br />
città e da sempre è frequentato da diplomatici e uomini d’affari<br />
occidentali; al momento dell’attacco l’hotel era pieno per il 90%<br />
della sua accoglienza totale, con circa 140 clienti e 30 dipendenti.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
un assedio di&nbsp;otto ore, le forze di sicurezza maliane e internazionali<br />
sono intervenute per liberare i cento ostaggi; il bilancio è di 22<br />
persone morte, compresi gli assalitori.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
rivendicazione dell’attacco è stata fatta dal gruppo Mourabitoun,<br />
affiliato ad Al Quaeda e che si sarebbe recentemente unito all’Isis.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
presidente&nbsp;<b>Boubacar<br />
Keïta</b>,<br />
ha condannato “Nella <i>maniera<br />
più ferma possibile, questo atto barbaro che non ha niente a che<br />
vedere con la religione</i>”.<br />
Il presidente francese,&nbsp;<b>Francois<br />
Hollande</b>,<br />
ha dichiarato: “<i>Dobbiamo<br />
dimostrare la nostra solidarietà al Mali, un Paese amico</i>”<br />
e ha invitato i francesi a Bamako a raggiungere l&#8217;ambasciata e a<br />
mettersi al sicuro, e tutti i cittadini francesi nei Paesi a rischio<br />
ad adottare precauzioni.&nbsp;</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<img loading="lazy" border="0" height="168" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/untitled2811529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></p>
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Mali, purtroppo non è nuovo ad attacchi del genere, nonostante non<br />
se ne senta parlare in Occidente; in passato gli attacchi degli<br />
estremisti islamici erano concentrati nel nord del Paese ma a partire<br />
dal 2015 si sono diffusi anche al centro e poi al sud, fino ad<br />
arrivare al confine con la Costa d’Avorio e il Burkina Faso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
mese di marzo Bamako è stata ancora una volta la protagonista di un<br />
attentato in un ristorante nel quale sono morte cinque persone.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
10 giugno scorso,&nbsp;uomini armati hanno attaccato le forze di sicurezza a<br />
Misseni, città al confine con la Costa d’Avorio e, infine, ad<br />
agosto è stata attaccata la città di Sévaré, nella regione di<br />
Mopti, a nordest di Bamako.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Solo<br />
nel 2015 gli attentati in Mali sono, quindi, stati quattro ma le<br />
violenze nell’ex colonia francese sono cominciate già nel 2013<br />
quando i soldati tuareg sono tornati nel nord del Paese dopo la<br />
guerra in Libia, creando un movimento nazionale  con lo scopo di<br />
combattere il governo di Bamako e conquistare l’indipendenza della<br />
regione settentrionale dell’Azawad. Questo conflitto ha portato ad<br />
un colpo di Stato e, infine, alla proclamazione dell’indipendenza<br />
dell’Azawad nell’aprile del 2012.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
susseguirsi di violenze ha causato l’intervento delle truppe<br />
francesi e africane.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Ad<br />
oggi, in Mali, sono quindi presenti truppe francesi, malesi,<br />
internazionali e tedesche. Il 25 novembre, infatti, anche la Germania<br />
ha annunciato l’invio di 650 soldati a sostegno della missione<br />
francese in Mali.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://3.bp.blogspot.com/-IwobzLVL3iQ/VmvWHH973_I/AAAAAAAADwI/XdRxHGPM8Qc/s1600/untitled%2B%2528116%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="239" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/untitled2811629.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
mirino dell’interesse internazionale è ora presente l’ex colonia<br />
francese, ma vedere nell’aumento degli attacchi terroristici in Mali<br />
solo un altro pezzo del puzzle del terrorismo islamico sarebbe un<br />
errore. L’aumento di gruppi nel Paese è soprattutto il prodotto di<br />
condizioni storiche locali e non di un’ideologia imposta<br />
dall’esterno. Il terreno è fertile in Mali, come nel resto<br />
dell’Africa, per il reclutamento di chi vuole la violenza.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
stati africani, già alla prese con la povertà e gli esperimenti di<br />
democrazia, non dispongono dell’arsenale e delle competenze in<br />
materia di sicurezza per opporre la resistenza necessaria a tentativi<br />
di condizionamento.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Dopo<br />
l’11 settembre americano e il 13 novembre francese nessuno è al<br />
sicuro dal terrorismo?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Forse<br />
sì, ma ci sono molti motivi per dubitarne. &nbsp;La<br />
vulnerabilità di un Paese varia in base al livello di sviluppo dello<br />
stesso, al suo grado di organizzazione  e reattività dei servizi di<br />
intelligence.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
comprende meglio questo concetto, basta pensare alla situazione della<br />
Somalia, la quale non riesce a stare a galla di fronte alla minaccia<br />
del gruppo jihadista Al Shabab; stiamo parlando di uno stato fallito<br />
a causa della lunga guerra civile che l’ha invaso per anni, di uno<br />
stato corrotto e non in grado di proteggere la sua popolazione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
situazione in Mali non può essere paragonata a quella somala ma<br />
entrambi questi stati hanno alla base molta debolezza e necessità di<br />
aiuti esterni tanto da rendere i rispettivi governi vulnerabili a<br />
violenze e attacchi esterni.</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-zUMKQPDAad8/VmvWBi4IDRI/AAAAAAAADwA/-HhIE6qKt30/s1600/untitled%2B%2528114%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/12/untitled2811429.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="297" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<br />&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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		<title>La ricostruzione dei mausolei in Mali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2015 07:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù (in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato coordinato dall’Unesco (l’Agenzia Onu per l’educazione,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Veronica Tedeschi
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di<br />
<b>Timbuctù</b><br />
(in Mali) andati distrutti nel 2012. Il progetto di restauro è stato<br />
coordinato dall’<b>Unesco</b><br />
(l’Agenzia Onu per l’educazione, la scienza e la cultura) e nella<br />
sua totalità costerà 11 milioni di dollari, donati in parte<br />
dall’Unione Europea e in parte dalla Svizzera; seguirà a questi<br />
primi otto, la ristrutturazione di altri 6 mausolei che sarà<br />
completata entro fine anno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" class="separator" style="clear: both; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-bokmJTaXSiY/Vdg-1-gGdXI/AAAAAAAADCQ/AjZGU8s4c18/s1600/unnamed%2B%2528162%2529.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%28162%29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Soprannominata<br />
«La città dei 33 santi», Timbuctu fiorì tra il XV e il XVI secolo<br />
come centro carovaniero e di propagazione dell’Islam in Africa.<br />
Tipici sono i suoi monumenti come le tre <b>moschee<br />
storiche</b><br />
Djingareiber, Sidi Yahiya e Sankoré, gli <b>antichi<br />
portali,</b><br />
le case dei primi esploratori, il pozzo costruito nel punto in cui,<br />
mille anni fa, una donna tuareg – narra la leggenda – trovò<br />
l’acqua che ha dato ricchezza e potenza alla città del deserto. Ma<br />
è anche l’atmosfera che si respira. «Sembra deserta – osserva<br />
una guida turistica in un’intervista all’agenzia Ansa -, poi ogni<br />
tanto qualcuno fa “capolino” e, piano piano, cominci ad avvertire<br />
uno sguardo da dietro le tipiche finestrelle antiche a grata che<br />
impediscono di vedere l’interno, ma dalle quali si può osservare<br />
perfettamente l’esterno.” Durante il periodo di occupazione della<br />
città i combattenti jihadisti hanno vandalizzato e distrutto moschee<br />
e mausolei considerati non rispondenti all’ortodossia islamica e<br />
hanno bruciato alcuni manoscritti.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Grazie<br />
all’ intervento francese che ha respinto a Nord gli Jihadisti, oggi<br />
in città si respira un’aria diversa e, molto lentamente, anche il<br />
turismo sta riprendendo. La ricostruzione dei mausolei rappresenta<br />
chiaramente la volontà della popolazione di non voler perdere la<br />
propria cultura e di non arrendersi alla volontà dell’Islam<br />
estremista.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
“<b>Il<br />
vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace.</b><br />
<b>Si<br />
tratta di una risposta agli estremisti e la sua eco può essere udita<br />
ben oltre i confini del Mali</b>”,<br />
ha affermato Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco,<br />
annunciando che l’Unesco ha fatto ricorso alla Corte Penale<br />
Internazionale contro i distruttori dei mausolei.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-TB36IElb7gs/Vdg-x_U2h_I/AAAAAAAADCI/ejppRYbCr9k/s1600/unnamed%2B%25285%2529.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="320" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/08/unnamed-%285%29.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="296" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/08/22/la-ricostruzione-dei-mausolei-in-mali/">La ricostruzione dei mausolei in Mali</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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