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	<title>Malta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Processo Open Arms, la città di Barcellona si costituisce parte civile contro Salvini</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2021 08:21:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Pablo Ramiro  (Da Euronews.com) Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona   &#8211;   Mauro Scrobogna/LaPresse Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno&#46;&#46;&#46;</p>
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<h1></h1>



<p>Di <a rel="noreferrer noopener" target="_blank" href="https://twitter.com/euronews?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Pablo Ramiro</strong></a>  (Da Euronews.com)</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/36/20/320x180_cmsv2_067dd262-761e-5ba9-8c06-1e3fca3b1585-5323620.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona" title="Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona"/></figure>



<p><em>Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel mirino della città di Barcelona </em>  &#8211;   <a href="https://it.euronews.com/2021/01/27/processo-open-arms-la-citta-di-barcellona-si-costituisce-parte-civile-contro-salvini#?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mauro Scrobogna/LaPresse</a></p>



<p>Il consiglio comunale di Barcellona si costituirà parte civile nell&#8217;ambito del processo Open Arms contro l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno italiano, Matteo Salvini.</p>



<p>La sindaca di Barcellona, Ada Colau, lo ha confermato mercoledì nel corso di una visita alla nave di salvataggio della Ong. Il Comune si presenterà dunque come parte accusante nell&#8217;ambito del procedimento in cui Salvini potrebbe dover rispondere di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.</p>







<p>Siamo ancora nelle fasi dell&#8217;udienza preliminare, al via lo scorso 9 gennaio nella città di Palermo.</p>



<p>Salvini potrebbe andare a processo qualora il Gup, Lorenzo Jannelli, dovesse ritenere che l&#8217;ex ministro abbia violato le leggi italiane nel negare l&#8217;ingresso nel porto di Lampedusa alla nave di salvataggio spagnola Open Arms, con 163 persone a bordo, nell&#8217;agosto 2019.</p>



<p>Il giudice ha ammesso al procedimento le accuse di 18 parti civili, tra cui 7 immigrati che viaggiavano sulla barca.</p>



<p>Il Comune di Barcellona, nel 2019, ha siglato un accordo con la ONG, donandole circa mezzo milione di euro (quasi il 35% del totale del progetto), e conferendo all&#8217;organizzazione la medaglia d&#8217;oro per il merito civico.</p>



<p>Per questo motivo, &#8220;il Comune può rivendicare contro Salvini un danno patrimoniale causato dal blocco della nave&#8221;; inoltre, indica l&#8217;ufficio del sindaco in un comunicato, sussisterebbe un danno d&#8217;immagine causato alla città di Barcellona.</p>



<p>&#8220;Sia il governo spagnolo che quello italiano volevano farci una multa di un milione di euro. Ora però possiamo vedere, anzi, tutti possono vedere che si è trattato di un&#8217;infamia, che siamo stati vittime di un abuso di potere. Le persone che avevano bisogno di aiuto immediato sono state private della loro libertà, come dicono le convenzioni internazionali&#8221;, spiega Oscar Camps, direttore della ONG, convinto che la sua organizzazione abbia agito nel rispetto dei trattati internazionali e del diritto del mare.</p>



<p>Nei 21 giorni in cui alla barca è stato negato l&#8217;attracco, 14 persone si sono buttate in mare cercando di raggiungere terra a nuoto. Fu alla fine il procuratore di Agrigento a consentire lo sbarco dei migranti.</p>



<p>Il procuratore ha parlato di una situazione &#8220;di grande disagio fisico e psicologico, di profonda angoscia psicologica, e di altissima tensione emotiva che avrebbe potuto provocare reazioni difficili da controllare, delle quali, inoltre, il tentativo di raggiungere l&#8217;isola a nuoto è stato solo un preludio&#8221;.</p>



<ul><li><a href="https://it.euronews.com/2021/01/09/salvini-in-tribunale-udienza-preliminare-rinviata-per-il-caso-open-arms?utm_source=rss&utm_medium=rss">Salvini in tribunale: udienza preliminare rinviata per il caso Open Arms</a></li><li><a href="https://it.euronews.com/2020/03/10/coronavirus-salvini-vs-salvini-venite-in-italia-anzi-no-chiudiamo-tutto?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus, Salvini vs. Salvini: &#8220;Venite in Italia&#8221;. Anzi no: &#8220;Chiudiamo tutto&#8221;</a></li></ul>



<p>Salvini è già comparso in tribunale il 3 ottobre 2020, a Catania, nell&#8217;ambito dell&#8217;udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio per il caso della nave Gregoretti e dei suoi 131 migranti a bordo. La ONG ritiene che il politico italiano abbia bloccato l&#8217;ingresso in porto alla Open Arms per un proprio tornaconto elettorale.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://static.euronews.com/articles/stories/05/32/33/56/808x454_cmsv2_aecba6c5-e2fd-57a9-9be1-1cd3f4759ed2-5323356.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="AP Photo"/><figcaption><em>La sindaca di Barcellona, ada Colau, con il direttore di Open Arms, il 27 gennaio 2020</em>AP Photo</figcaption></figure>



<p>L&#8217;avvocato di Salvini, Giulia Bongiorno, sostiene che la decisione sia stata presa in blocco da tutto il governo, e che non si sia trattata di un&#8217;iniziativa singola dell&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno. Sottolinea inoltre che la Open Arms rifiutò altre alternative di porto di sbarco e che, avendo effettuato il salvataggio in acque libiche e maltesi, ed essendo imbarcazione battente bandiera spagnola, non avrebbe dovuto cercare un porto sicuro in Italia.</p>



<p>L&#8217;udienza preliminare del processo Open Arms si è già tenuta, anche se brevemente; tuttavia, il magistrato ha deciso di rinviare la seduta al prossimo 20 marzo 2021. Il luogo scelto è stato simbolico, ovvero il bunker del carcere Ucciardone di Palermo, dove si tenne il maxiprocesso contro la mafia negli anni &#8217;80.</p>



<h2>Cronologia dei fatti dell&#8217;agosto 2019</h2>



<p>Nell&#8217;agosto 2019, Salvini negò per 21 giorni lo sbarco ad Open Arms sull&#8217;isola di Lampedusa ai circa 160 migranti a bordo, salvati dalla Ong da un naufragio. Dopo una serie di evacuazioni parziali, per ragioni medico-sanitarie, rimasero alla fine a bordo 90 persone. Negli ultimi tre giorni, con la barca alla fonda a soli 800 metri dal porto, diversi migranti si buttarono in mare per raggiungere la terraferma.</p>



<p>La prima offerta del governo spagnolo di concedere un porto di sbarco per i migranti arrivò dopo 17 giorni di odissea, ma la Open Arms si rifiutò di fare rotta verso i porti di Algeciras e Mahon, considerati troppo lontani.</p>



<p>L&#8217;equipaggio giustificò la propria decisione per ragioni legate alla sicurezza di chi era a bordo e all&#8217;impossibilità per la barca di effettuare un viaggio così lungo. Open Arms denunciò anche lo stato di prostrazione fisica e psicologica sia dell&#8217;equipaggio sia dei migranti salvati a causa del lungo protrarsi del braccio di ferro politico e diplomatico.</p>



<p>Madrid si decise ad inviare la nave della Marina spagnola &#8220;Audaz&#8221; per prendere in carico i migranti e scortare la &#8220;Open Arms&#8221; fino al porto di Maiorca, ma alla fine, nella notte del 20 agosto, la procura di Agrigento diede il via libera agli 83 migranti rimasti a bordo di sbarcare a Lampedusa, mettendo fine all&#8217;odissea.</p>



<p>Il procuratore di Agrigento prese questa decisione dopo essere salito a bordo della nave spagnola, accompagnato da diversi medici, per verificare le condizioni dei migranti e la situazione a bordo.</p>
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		<title>Emergenza Malta: giornalisti sequestrati da delinquenti</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Dec 2019 08:10:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da labottegadelbrabieri.org) L’appello di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo con un articolo di Youssef Hassan Holgado SIAMO VERAMENTE PREOCCUPATI di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo Siamo veramente preoccupati per quanto sta accadendo a Malta.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da labottegadelbrabieri.org)</p>



<p></p>



<p>L’appello di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo con un articolo di Youssef Hassan Holgado</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/11/111-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/11/111-4-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-88603"/></a></figure></div>



<p>SIAMO VERAMENTE PREOCCUPATI</p>



<p>di Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo </p>



<p>Siamo veramente preoccupati per quanto sta accadendo a Malta. La scorsa notte, insieme a tutti gli altri colleghi (almeno una quarantina) siamo stati letteralmente sequestrati dopo la conferenza stampa del Premier Joseph Muscat. Un fatto di una gravità assoluta, come testimoniano le immagini. Sono stati dieci minuti incredibili, sequestrati e bloccati senza una motivazione, fra le urla delle colleghe maltesi che avevano riconosciuto chi ci bloccava.<br>Inizialmente pensavamo a poliziotti in borghese o uomini del secret service, apprendiamo invece che fossero picchiatori e criminali, pluripregiudicati, a quanto pare sostenitori del primo ministro maltese.<br>A Malta, evidentemente, non esistono regole valide per tutti, tranne quelle volute a uso e consumo dallo stretto gruppo di Muscat.<br>Nell’Isola rappresentiamo la Federazione Nazionale della Stampa italiana, quindi istituzionalmente:<br>– Chiediamo al Premier Muscat di chiarire pubblicamente perché siamo stati sequestrati e di chiedere scusa.<br>– Chiediamo all’Europa di intervenire subito: ciò che è accaduto la scorsa notte non ha precedenti in una Repubblica democratica, in un Paese che è a ottanta chilometri in linea d’aria dall’Italia, in uno Stato che dovrebbe essere parte integrante dell’Europa.<br>– Chiediamo ai giornalisti di tutto il mondo, come annunciato nella nota del segretario Lorusso e del Presidente Giulietti, di denunciare quanto sta accadendo.<br>È una vergogna, non esiste lo stato di diritto a Malta.<a href="http://www.strisciarossa.it/emergenza-malta-giornalisit-sequestrati-da-delinquenti/?utm_source=rss&utm_medium=rss">d</a></p>



<p><strong>Malta, Muscat alle corde. Minacciati giornalisti italiani – Youssef Hassan Holgado</strong></p>



<p>«Barra!» urlano i manifestanti sotto al Palazzo del governo. Una delle tante parole maltesi che derivano dall’arabo. Significa “fuori”. La società civile continua a chiedere le dimissioni del premier Muscat, che secondo il&nbsp;<em>Times of Malta</em>&nbsp;sembrano oramai imminenti. Inizierà una nuova corsa per la leadership del Partito Laburista ma non si sa ancora se sarà il viceministro Chris Fearne a sostituire eventualmente il primo ministro in attesa di nuove elezioni.</p>



<p>Nelle ultime ore nell’Isola è successo di tutto. Ieri mattina Muscat ha avuto un incontro con il presidente della Repubblica George Vella, durante il quale gli avrebbe comunicato le sue intenzioni di dimettersi. Soltanto poche ore prima i ministri avevano deciso di non concedere la tanto discussa grazia a Yorgen Fenech, considerato il mandante dell’assassinio di Daphne.</p>



<p>Fenech avrebbe chiesto la sostituzione dell’ispettore Keith Arnaud visti i suoi presunti legami con Schembri. Quest’ultimo, capo di gabinetto e braccio destro di Muscat è stato accusato di essere il “mastermind” dietro l’intera vicenda. Dopo averlo arrestato, la polizia lo ha rilasciato giovedì sera per mancanza di prove.</p>



<p>Nel pomeriggio di ieri, il primo ministro ha rilasciato un breve comunicato in cui ha dichiarato di aver denunciato alla polizia il ricevimento di messaggi che lo intimavano di concedere la grazia a Fenech, altrimenti i ricattatori avrebbero pubblicato alcune chiamate tra il premier e l’imprenditore.</p>



<p>In giornata è arrivata anche la decisione del Partito laburista di annullare la manifestazione indetta per questa domenica a Fgura, cittadina situata nella parte sud-orientale dell’Isola. Adrian Delia, leader del Partito nazionalista d’opposizione, continua a chiedere le dimissioni per «ristabilire la normalità all’interno del Paese». Scontate anche le dichiarazioni del parlamentare nazionalista e avvocato della famiglia di Daphne, Jason Azzopardi, che qualche giorno fa ha accusato Muscat di avere le mani sporche di sangue.</p>



<p>Il&nbsp;<em>turmoil</em>&nbsp;politico di queste ore rischia di degenerare sempre di più. Ieri sera alcuni giornalisti hanno denunciato di essere stati trattenuti senza alcuna motivazione dopo la conferenza stampa del premier. Erano presenti anche gli italiani Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo. «Siamo stati sequestrati per parecchio tempo da un manipolo di persone che non avevano nulla a che fare con la sicurezza del Palazzo e che non rispondevano alle nostre domande» dichiara Ruotolo. «Alcuni – continua – sono stati riconosciuti come pluripregiudicati, erano il servizio d’ordine privato del premier». I due giornalisti erano lì in rappresentanza della Fnsi da sempre in prima fila nel chiedere giustizia per Daphne. «In questo momento l’opposizione non si fa vedere, nelle piazze ci sono solo studenti e membri della società civile. Malta è una vigilata speciale per noi, è un paese europeo e quindi è importante avere una presenza indipendente da parte delle organizzazioni dei giornalisti» conclude Ruotolo. Presenza forte e costante che ha portato una nazione intera a mobilitarsi contro i palazzi corrotti del potere.</p>
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		<title>Ong. La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jul 2019 08:47:15 +0000</pubDate>
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<h1><em>Ong.</em>&nbsp;La nave Alex in stallo, naufraga la trattativa per lo sbarco dei 41 migranti</h1>



<p>di Ilaria Solaini per <em>www.avvenire.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</em></p>



<p>laria Solaini, inviata a bordo di Alex &amp; co./Mediterranea venerdì 5 luglio 2019. Trasbordate soltanto le tredici persone più fragili, a bordo manca lo spazio vitale. Davanti a Lampedusa il veliero è in condizioni disperate, senza cibo e senza acqua per far funzionare i bagni</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c/2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/medi1_65336401.jpg?width=1024&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Una immagine che documenta la situazione precaria dei migranti a bordo del veliero Alex &amp; co. (foto Rescue Mediterranea)<a rel="noreferrer noopener" href="http://www.facebook.com/sharer.php?u=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a rel="noreferrer noopener" href="https://twitter.com/share?url=https%3a%2f%2fwww.avvenire.it%2fattualita%2fpagine%2fmediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;text=La%20nave%20Alex%20in%20stallo,%20naufraga%20la%20trattativa%20per%20lo%20sbarco%20dei%2041%20migranti&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"></a><a href="mailto:?Subject=Avvenire%20%20mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico&amp;Body=Vorrei%20condividere%20con%20te%20questo%20articolo%20https://www.avvenire.it/attualita/pagine/mediterranea-davanti-lampedusa-malta-roma-caso-politico?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Situazione di stallo al largo di Lampedusa. A bordo della barca a vela Alex &amp; co., della Missione Mediterranea, la situazione è disperata: manca l&#8217;acqua per far funzionare i bagni, la giornata è stata caldissima e nonostante il trasbordo di 13 persone, le più fragili, manca lo spazio vitale per i 41 rimasti a bordo con l&#8217;equipaggio. E soprattutto, la soluzione appare ancora fuori dall&#8217;orizzonte, nonostante un accordo annunciato fin dal pomeriggio tra Italia e Malta per uno scambio di migranti: i 41 accolti a Malta, 55 dall&#8217;isola andranno in Italia. Ma fino a tarda sera l&#8217;accordo è solo sulla carta, perché la Alan Kurdi non è in condizione di navigare fino a Malta e all&#8217;orizzonte non ci sono navi militari né italiane né maltesi per un trasbordo di emergenza..</p>



<h3>L&#8217;EVACUAZIONE</h3>



<p>I medici della Guardia costiera, saliti a bordo della Alex &amp; co. di Mediterranea a fine mattinata, hanno chiesto l&#8217;evacuazione per alcuni migranti<strong>. Tredici persone sono state trasbordate nel primo pomeriggio.</strong>Si tratta di un minore, due donne gravide, una donna malata con sorella e figlia e due famiglie di 4 e 3 persone. A bordo del veliero, bloccato in acque internazionali davanti a Lampedusa, restano 41 migranti più l&#8217;equipaggio. Per loro la Guardia costiera ha portato il pranzo e l&#8217;acqua.&nbsp;<strong>Le condizioni a bordo del veliero sono precarie. Sole a picco. Non c&#8217;è quasi più acqua nei cassoni</strong>, il che significa non poter più utilizzare i bagni. Scarseggia anche il cibo.</p>



<h3>L&#8217;ACCORDO TRA ITALIA E MALTA</h3>



<p>Nel pomeriggio&nbsp;<a href="https://twitter.com/RescueMed/status/1147135328702144512?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;Ong twitta che l&#8217;«accordo tra governi italiano e maltese è confermato da entrambe le parti</a>:&nbsp;<strong>aspettiamo che le Autorità organizzino il trasferimento a Malta su assetti militari</strong>, visto che non può avvenire a bordo della ALEX». Sarebbe infatti troppo&nbsp;<strong>rischioso affrontare la navigazione fino a Malta, distante 96 miglia</strong>. Solo 12 miglia invece separano il&nbsp;<strong>veliero, omologato per 18 persone</strong>, dal porto di Lampedusa. Ma a bordo si resta in attesa: il balletto delle dichiarazioni non riesce a nascondere il fatto che non ci sono segnali dell&#8217;arrivo di navi per trasbordare i migranti e alleggerire così la situazione della Alex.</p>



<p>Fino a metà pomeriggio, con un sole a picco e penuria di acqua potabile, la Marina Militare maltese ha confermato per due volte che nessuna imbarcazione militare sta avvicinandosi a Lampedusa per scortare la Alex fino alle acque maltesi.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/veliero898.jpg?width=620&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Il veliero Alex &amp; co. di Mediterranea, lungo 18 metri (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>La Difesa avrebbe messo a disposizione mezzi della Marina Militare per il trasbordo, ma dal titolare del Viminale non sarebbe arrivato il via libera. L&#8217;obiettivo sarebbe il sequestro del veliero, meglio a se a La Valletta. Ma la Mediterranea invece, secondo il Viminale, desidererebbe trasbordare tutti i migranti in acque maltesi e poi tornare in porto in Italia. Una provocazione, secondo il Viminale.<br></p>



<h3>L&#8217;annuncio di Malta: scambio di migranti con l&#8217;Italia</h3>



<p>«A seguito di contatti tra i governi maltese e italiano, è stato deciso che&nbsp;<strong>Malta trasferirà 55 migranti, che sono stati salvati in mare al largo della Tunisia e che sono a bordo della nave Alex, a bordo di una nave delle forze armate di Malta</strong>&nbsp;e saranno accolti a Malta. D&#8217;altra parte,&nbsp;<strong>l&#8217;Italia prenderà 55 migranti da Malta</strong>». Lo aveva annunciato stamani il governo maltese. «Questo accordo non pregiudica la situazione in cui questa operazione ha avuto luogo e in cui Malta non ha alcuna responsabilità legale, ma fa parte di un&#8217;iniziativa che promuove uno spirito europeo di cooperazione e buona volontà tra Malta e l&#8217;Italia».</p>



<h3>Nella notte il braccio di ferro politico</h3>



<p>Sbarco sì, sbarco no. A poco più di 12 ore dal&nbsp;<a href="https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-mediterranea-mare-deserto-resti-gommone?utm_source=rss&utm_medium=rss">salvataggio di 54 vite umane</a>,&nbsp;<strong>la barca a vela di Mediterranea si trova schiacciata in un braccio di ferro tutto politico:</strong>&nbsp;da un lato c&#8217;è Malta che ha dichiarato di non assumersi nessuna responsabilità legale per il caso in questione e dall&#8217;altro c&#8217;è Roma che ha notificato il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane a Mediterranea. La Mediterranea respinge questo divieto, sostenendo che &#8220;è illegittimo perché non può applicarsi a una nave che ha effettuato una operazione di soccorso, e perché non può essere vietato a una bandiera italiana l&#8217;ingresso nelle acque del proprio Paese&#8221;.&nbsp;<br></p>



<p>L&#8217;equipaggio a bordo è stato sveglio tutta la notte per assicurarsi che le persone che cercavano di dormire strette e distese sul ponte, a prua gli uomini e a poppa le donne coi bambini, potessero farlo in sicurezza e senza correre rischi. Dopo aver percorso 65 miglia&nbsp;<strong>alle 3.30 del mattino Alex &amp; co si è posizionata al limite delle acque territoriali italiane, davanti al porto di Lampedusa</strong>, ed è stato da quel momento che sono intercorsi una serie di telefonate, mail e scambi concitati. Il primo nella notte tra uno degli ufficiali della centrale di soccorso di Malta e il&nbsp;<strong>capomissione Erasmo Palazzotto, parlamentare di Sinistra italiana</strong>: al centro del contenzioso la proposta di far sbarcare le persone soccorse dall&#8217;Alex &amp; co nel porto della Valletta. La replica di Mediterranea? Mandateci gli assetti navali e veniteci incontro:&nbsp;<strong>«Non riusciamo ad arrivare fino a Malta. Abbiamo bisogno di effettuare il trasbordo</strong>&nbsp;&#8211; ha spiegato Palazzotto -, altrimenti rischiamo di mettere in pericolo le vite delle persone».</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG2019070_65325766.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)"/></figure>



<p>Un momento del salvataggio, ieri in acque internazionali davanti alla Libia, dei 54 migranti: tra loro anche bambini (foto Rescue Mediterranea)</p>



<p>A distanza di poche ore arriva un&#8217;altra comunicazione via mail a Mediterranea Saving Humans: è sempre Malta a ribadire l&#8217;offerta che era già arrivata dopo le 3.45 del mattino, ma solo al telefono &#8211; quando la Alex era già a ridosso dell&#8217;isola delle Pelagie e quindi a 96 miglia da La Valletta. La proposta è sempre la stessa: ossia&nbsp;<strong>accogliere la barca a vela nel porto maltese, anche se per gli ufficiali della Valletta si tratterebbe esclusivamente di «un gesto di buona volontà&nbsp;</strong>nell&#8217;ambito della cooperazione europea».&nbsp;<strong>Di trasbordo non se ne parla.</strong></p>



<p>E se i militari maltesi non intendono assumersi alcuna responsabilità, nemmeno l&#8217;Italia lo ha fatto, ignorando finora le esigenze umanitarie e di sostenibilità della&nbsp;<strong>Alex &amp; co, una barca di 18 metri a vela non adatta al trasporto prolungato di 65 persone, compreso l&#8217;equipaggi</strong><strong>o</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.avvenire.it/c//2019/PublishingImages/6ebf80154bcc4d49a04b8bcd6cd0c7d0/IMG_0984_65325767.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)"/></figure>



<p>Una migrante incinta tratta in salvo da Mediterranea (foto Valerio Nicolosi)</p>



<p>Una posizione che è stata spiegata anche ai&nbsp;<strong>militari della Guardia di finanza italiani che sono saliti a bordo intorno alle 4 del mattino per consegnare l&#8217;atto di notifica riguardante il divieto di ingresso</strong>&nbsp;nelle acque territoriali italiane, una nota conseguenza del decreto Sicurezza bis (lo stesso che pochi giorni fa aveva tenuto fuori dal porto di Lampedusa la nave Sea Watch 3): come ha precisato il capomissione: «Non c&#8217;è sufficiente cibo, né acqua per poter garantire dei pasti dignitosi alle 54 persone soccorse». Finora&nbsp;<strong>sono state distribuite barrette energetiche e acqua, oltre a un tè mattutino con cui reidratarsi e riscaldarsi dopo la notte trascorsa sul ponte. Questa situazione è ai limiti della sostenibilità</strong>: non può protrarsi a lungo, non deve protrarsi a lungo.</p>



<h3>La nave Kurdi soccorre 65 persone<br></h3>



<p>Intanto scoppia un altro caso: la nave Alan Kurdi della ong tedesca&nbsp;Sea-Eye ha riferito di avere recuperato 65 persone che si trovavano a&nbsp;bordo di un canotto, in un&#8217;operazione di soccorso al largo delle coste&nbsp;libiche. Secondo la Sea-Eye, che fa base a Regensburg in Baviera, il&nbsp;soccorso è avvenuto in acque internazionali, a 34 miglia dalle coste della Libia. L&#8217;ong tedesca ha anche&nbsp;riferito di avere informato le autorità libiche, italiane, maltesi e&nbsp;tedesche. A loro volta, le autorità tedesche di Brema hanno informato&nbsp;il ministero degli Esteri di Berlino.</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Interno Salvini ha scritto al suo collega tedesco Horst Seehofer, ribadendo che è &#8220;necessario ed urgente che la<br>Germania intervenga nei confronti della nave Alan Kurdi e del suo Comandante affinché, nel doveroso esercizio della Vostra e<br>loro responsabilità, sia assicurato alle persone a bordo il rapido sbarco in apposito luogo&#8221;.</p>



<p></p>



<p>_______________________________________________________________________Aggiornamento da pressenza.org</p>



<p>La prima reazione di Matteo Salvini al salvataggio di 54 persone da parte del veliero Alex di Mediterranea denota un penoso misto di megalomania e infantilismo:&nbsp;<em>“Vogliono venire in Italia per rompere le palle a me e al governo italiano e io in Italia farò di tutto per non farceli venire”.</em>&nbsp;Da una parte una specie di Re Sole moderno, convinto che tutto il mondo ruoti intorno a lui, dall’altra un bambino viziato che fa i capricci e si lascia andare a insulti e minacce quando le cose non vanno come vuole lui.</p>



<p>Di Maio non è da meno:&nbsp;<em>“Le Ong hanno trovato il loro palcoscenico e iniziano lo show sulla pelle di questi poveri disperati” accusa, dando degli incoscienti a quelli che usano una barca a vela per “andare in Libia a prendere le persone e vengono qui a sfidare l’Italia</em>.” Peccato che Mediterranea non avesse altra scelta, visto che la Mare Jonio, una nave molto più grossa di Alex, è ancora sotto sequestro. Poi fa il verso a Salvini ribadendo la necessità di “<em>difendere i confini</em>” (da neonati e donne incinte?) e contraddice il suo stesso Ministro degli Esteri (che qualche giorno fa aveva ammesso che non ci sono porti sicuri in Libia) sostenendo che i migranti si potevano portare là.</p>



<p>In contrasto con questo squallido teatrino, le descrizioni che arrivano dal veliero Alex sono drammatiche: “<em>La situazione a bordo è insostenibile. Sono solo le 10 del mattino, ma il sole è a picco, stiamo cercando di fare ombra ai naufraghi. Sono soprattutto le donne a stare male nonostante le cure della dottoressa”.</em></p>



<p>Poi le cose cominciano a muoversi: “<em>Dopo una visita a bordo dei medici SMOM” riferisce Mediterranea, “è in corso l’evacuazione a bordo di motovedetta CP300 della Guardia Costiera delle prime 13 persone salvate. Sono i soggetti più vulnerabili (bambini, donne) e le loro intere famiglie. La Alex non è attrezzata per garantire a lungo la sicurezza di un numero così alto di persone. È stata costretta a imbarcare i naufraghi per una questione di vita o di morte”</em>&nbsp;aggiunge.</p>



<p>Malta si dichiara poi disponibile ad accogliere i migranti a bordo dell’Alex e stringe un accordo con l’Italia per trasferirne lo stesso numero da La Valletta.&nbsp; Ancora una volta le persone salvate vengono trattate come pacchi postali, da spostare da un luogo all’altro come niente fosse.&nbsp;<em>“Veniteli a prendere”</em>&nbsp;invoca comunque Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea Saving Humans.<em>&nbsp;“Siamo grati a Malta per la disponibilità, ma il veliero Alex non è in grado di navigare per oltre cento miglia. Le caratteristiche della nave non consentono di affrontare la traversata verso Malta, ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera Italiana</em>” spiega.</p>



<p>“<em>Abbiamo prestato assistenza medica alle persone a bordo del veliero Alex”</em>&nbsp;dichiara intanto Open Arms. “<em>Abbiamo offerto la nostra imbarcazione per accompagnarle a Malta. Malta ci ha risposto che il porto per noi è chiuso per motivi politici. La Spagna tace. Chi è rimasto a difendere il diritto del mare e la vita?</em>” si chiede l’Ong spagnola.</p>



<p>Purtroppo l’ennesimo braccio di ferro sulla pelle di persone stremate e vulnerabili continua, contrapponendo versioni opposte tra Salvini e i volontari della Ong.&nbsp;<em>“Mediterranea rifiuta l’offerta del governo italiano, ovvero il trasbordo degli immigrati per condurli a La Valletta, a condizione che in porto entri anche l’imbarcazione della ong Alex. E’ una provocazione, una scorciatoia per dribblare le norme di un altro paese membro dell’Unione Europea. Vogliono l’impunità</em>” accusa Salvini.</p>



<p>“<em>Avevamo&nbsp;chiesto di essere scortati con rifornimenti di acqua cibo, di non essere sottoposti ad alcuna misura restrittiva e di non entrare alla Valletta ma trasbordare le persone in acque internazionali. Ci hanno detto, dopo aver sentito Malta, che non c’era problema</em>” ribatte Mediterranea.</p>



<p>Poi fornisce un ulteriore chiarimento in un post pubblicato sulla pagina Facebook:&nbsp; “<em>Non è vero che abbiamo rifiutato Malta e non cerchiamo impunità. Non è vero che Alex ha rifiutato di andare a Malta. Ha accettato La Valletta come porto sicuro da ieri notte, pur nella consapevolezza dell’assurdità di non permettere lo sbarco nel porto sicuro più vicino di Lampedusa. Questo per preservare i naufraghi a bordo dallo spettacolo indecente di giorni di trattative in mare.</em></p>



<p><em>Quello che abbiamo chiesto sono però delle garanzie per la sicurezza dei naufraghi e per la&nbsp;nostra, tra le quali quella di navigare con a bordo solo con 18 persone equipaggio incluso, perché questo è il numero massimo di portata della nostra barca a vela.</em></p>



<p><em>Abbiamo chiesto inoltre di poter sbarcare le poche persone migranti che avremmo così a bordo al limite delle acque territoriali maltesi. Questo perché da Italiani non vogliamo essere sottoposti al regime di un paese straniero che in passato ha sequestrato le navi della società civile senza alcuna procedura di trasparenza.</em></p>



<p><em>Questo non significa affatto cercare impunità, perché cerca impunità chi ha commesso dei reati, e non è questo il nostro caso. Abbiamo persino rispettato il divieto di non entrare in acque italiane, nonostante un giudice abbia appena chiarito che il decreto sicurezza bis non si applichi alle navi che hanno effettuato un soccorso.</em></p>



<p><em>Ma forse è questo il problema del governo italiano, non avere sponda per attaccarci. E per questo cerca di ordire trappole altrove, con un assurdo scambio di ostaggi (Italia prende 50 migranti da Malta in cambio di quelli che abbiamo a bordo) con un’operazione crudele e anche economicamente ingiustificabile.</em></p>



<p><em>Lo avremmo fatto comunque, andare a Malta, per la sicurezza delle persone a bordo che alle 22 di sera restano senza cibo, dopo quello portato stamattina. Per tutti noi le condizioni igienico sanitarie sono ormai al collasso e non ci è stato nemmeno fatto un carico di acqua dolce come richiesto.</em></p>



<p><em>Restiamo in attesa di risposta dalle autorità italiane, perché fino ad ora (fatta eccezione per comunicati stampa che mentono spudoratamente) restiamo senza alcuna risposta formale alle nostre richieste. La situazione non sarà gestibile ancora a lungo</em>“.</p>



<p>Nel frattempo si apre un nuovo terreno di scontro: “<em>Questa mattina, la nave Alan Kurdi ha avvistato un gommone blu che trasportava 65 persone, a circa 34 miglia dalla costa libica. Le persone sono state evacuate e ora sono a bordo della nave. Le autorità libiche non rispondono</em>” scrive il 5 luglio sul suo profilo twitter la ong battente bandiera tedesca Sea Eye, in missione con la nave ‘Alan Kurdi’ nel Mediterraneo. “<em>La Alan Kurdi è adesso in navigazione verso nord e attende una risposta dalle autorità italiane e maltesi per individuare un porto sicuro nel quale far sbarcare i migran</em>ti”.</p>



<p>La risposta di Salvini è il divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane, con la solita, assurda indicazione di “fare rotta verso la Tunisia o verso la Germania”.</p>



<p>La mattina del 6 luglio arriva la replica di Sea Eye: “<em>Con 65 persone soccorse a bordo ci stiamo dirigendo verso Lampedusa.&nbsp;Non siamo intimiditi da un ministro dell’interno, ma siamo diretti verso il più vicino porto sicuro. Si applica la legge del mare, anche quando qualche rappresentante di governo rifiuta di crederlo.”</em></p>



<p>Per tutto la giornata del 5 luglio si sono moltiplicate le iniziative di sostegno e solidarietà nei confronti di Mediterranea e Sea Eye, con presidi a Milano,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/698487270614589/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Roma</a>,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Genova</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/2310592222368495?utm_source=rss&utm_medium=rss">Bologna</a>. A&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/events/322316205386077/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Milano</a>&nbsp;il presidio permanente convocato in piazza del Duomo continuerà a oltranza fino a quando non sarà garantito lo sbarco in un porto sicuro a tutte le persone che si trovano ancora in mezzo al mare. Gli organizzatori invitano a portare materassini, acqua e generi di conforto, in previsione di una notte sul sagrato del Duomo.</p>



<p></p>
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		<title>L&#8217;ennesimo incubo in mare: il caso della Sea Watch e della Sea Eye</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2019 08:31:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11890" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="801" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/Dv6KpZiW0AA9XcY-1024x684.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>Temperatura notturna a 2/3 gradi, tempesta, promiscuità forzata, mancanza di beni di prima necessità: ancora una volta migranti e attivisti richiano la vita nel Mediterraneo. Per più di 12 giorni sono stati costretti a rimanere al largo 49 persone tra cui tre bambini di 1, 6 e 7 anni.</p>
<p>Vari, in questi giorni, sono stati gli appelli dell&#8217;equipaggio della Sea Watch: “Per persone malnutrite e in condizioni di salute molto precarie come quelle che abbiamo a bordo, la disidratazione come causa del mal di mare è un rischio molto grave e può mettere a rischio la vita soprattutto se associata all&#8217;ipotermia”. Molte persone vomitano e il rischio è anche quello di una crisi psicologica perchè sono tutti rinchiusi in uno spazio stretto, privo di servizi sanitari. Questa la situazione a bordo della Sea Watch e della Sea Eye.</p>
<p>Tanti sono stati gli appelli di altre organizzazioni umanitarie (Unhcr e Oim), tra queste anche Msf. Il Presidente, Ruggero Giuliano, ha affermato: “&#8230;Facciamo appello alle autorità europee ed italiane affinchè si trovi al più presto un porto sicuro per questi naufraghi. Facciamo appello alla società civile italiana affinchè alzi la voce su questa situazione inaccettabile e sulla richiesta di politiche più umane che allevino le sofferenze delle persone. Chi fugge ha bisogno di protezione. La tutela della vita al primo posto, poi i dibattiti politici su chi accoglie”.</p>
<p>Malta – dopo la mobilitazione di 300 accademici di tutto il mondo – ha permesso alle navi delle due Ong di restare ridossate, cercando riparo, ma senza entrare in porto. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha deciso di aprire quello della città e di accogliere i migranti, aggiungendo che sarà lui stesso a dirigere le operazioni.</p>
<p>Ricalchiamo l&#8217;invito alla disobbedienza di De Magistris, di Leoluca Orlando di Palermo e di altri sindaci e anche di Alex Zanotelli !</p>
<p>Riprendendo le parole di Msf, <i><b>Associazione Per i Diritti umani </b></i>chiede alle autorità italiane:</p>
<ul>
<li>di mettere al primo posto la vita delle PERSONE migranti</li>
<li>di smettere di fare propaganda politica sulla pelle dei migranti e degli attivisti</li>
<li>di aprire i porti</li>
<li>di coordinarsi con gli altri Paesi dell&#8217;Ue per aprire corridoi umanitari</li>
<li>di garantire una prima assistenza sanitaria ai migranti</li>
<li>di garantire luoghi sicuri di accoglienza</li>
<li>di garantire una tutela legale</li>
<li>di legiferare in maniera solidale in tema di migrazioni per poter fare in modo che le Ong possano operare in maniera corretta, senza danno per le persone che cercano di mettere in salvo.</li>
</ul>
<p>Qui si parla di SALVEZZA di vite e di UMANITA&#8217; prima di tutto.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11891" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="844" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1-300x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/facebook_1546541427268-1-768x675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nave Aquarius torna nel Mediterraneo: assistenza umanitaria in mare disperatamente necessaria</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Aug 2018 07:28:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; 1 agosto 2018 – La nave di soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere (MSF), salpa oggi da Marsiglia dopo uno scalo prolungato in porto. Tornerà nel Mediterraneo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11115" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="410" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/acquarius-nave-300x176.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>1 agosto 2018 – </em>La nave di soccorso Aquarius, gestita in collaborazione da SOS MEDITERRANEE e Medici Senza Frontiere (MSF), salpa oggi da Marsiglia dopo uno scalo prolungato in porto.<br />
Tornerà nel Mediterraneo centrale per continuare a offrire assistenza alle persone che rischiano la vita nella traversata del mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“La rotta del Mediterraneo centrale è la più letale al mondo”</em> dichiara <strong>Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo della Aquarius.</strong><br />
<em>“Oggi, con pochissime navi umanitarie rimaste in mare e nessun meccanismo dedicato di ricerca e soccorso messo in atto dagli Stati europei, l’assistenza umanitaria è necessaria più che mai.<br />
Il soccorso in mare di persone in difficoltà resta un obbligo legale e morale.<br />
Questo disprezzo per la vita umana è spaventoso.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È la prima volta, in più di due anni di ininterrotta attività di soccorso, che la Aquarius resta in porto per oltre un mese.<br />
Questa sosta prolungata è il risultato dei netti cambiamenti avvenuti nel contesto del Mediterraneo centrale, che hanno avuto serie ripercussioni sulle attività di soccorso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla fine di giugno l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha riconosciuto il nuovo Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso (JRCC) libico.<br />
Sempre di più le responsabilità di coordinamento dei soccorsi sono state trasferite alla Guardia Costiera libica supportata dall’Unione Europea, nonostante gli Stati Europei siano ben consapevoli dell’allarmante livello di violenza e sfruttamento che rifugiati, migranti e richiedenti asilo devono subire in Libia.</p>
<p>Le contese politiche sui porti di sbarco hanno bloccato in mare per intere settimane navi che avevano effettuato dei soccorsi.<br />
Le organizzazioni umanitarie impegnate in attività di ricerca e soccorso sono state criminalizzate e bandite dai porti in Italia e Malta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale, il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire – nel modo più rapido ed efficace possibile – che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti” </em>ha detto la dott.ssa <strong>Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le équipe di MSF e SOS MEDITERRANEE a bordo della Aquarius ribadiscono che:</p>
<p></strong></p>
<p>&#8211; Aquarius continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo.</p>
<p>&#8211; Aquarius continuerà a coordinare la propria attività con tutte le autorità marittime competenti nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime.</p>
<p>&#8211; Aquarius rispetterà ordini di non-intervento solo se saranno dispiegate altre navi per assistere le persone in difficoltà e portarle in un porto sicuro.<br />
La Aquarius rispetterà un ordine di non-intervento solo se sarà chiaro che tutte le altre risorse e assetti disponibili saranno dispiegati per salvare le persone in pericolo e portarle in un porto sicuro. Soccorrere un’imbarcazione in difficoltà è un obbligo legale.</p>
<p>&#8211; Aquarius non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare.<br />
La Libia non è un posto sicuro per rifugiati, richiedenti asilo e migranti.<br />
Un posto sicuro è un luogo dove vengono assicurati i loro bisogni primari, ma anche dove possono chiedere la protezione a cui potrebbero avere diritto e dove non rischiano di subire ulteriori abusi e violazioni. Oggi la Libia non è riconosciuta come un porto sicuro.</p>
<p>&#8211; Rifugiati, richiedenti asilo e migranti intercettati in mare non devono essere riportati in Libia.</p>
<p>Per questo la Aquarius sarà costretta a rifiutare qualunque ordine da parte delle autorità marittime di sbarcare in Libia le persone soccorse in mare o di trasferirle su qualunque altra nave che le porterebbe in Libia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dall’inizio dell’anno, oltre 1.100 persone sono morte nel Mediterraneo centrale secondo dati ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), quasi due terzi da inizio giugno, quando l’attività delle organizzazioni umanitarie è stata progressivamente ostacolata.<br />
Oltre 10.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia dalla Guardia Costiera libica quest’anno.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Dopo le intercettazioni sempre più frequenti della Guardia Costiera libica, ora anche la nave italiana Asso 28 ha riportato in Libia 108 persone soccorse in mare, un precedente inaccettabile che potrebbe rappresentare una grave violazione della legislazione internazionale sul diritto d’asilo” conclude <strong>Lodesani, presidente di MSF.</strong><br />
“La Libia non è un posto sicuro, nessuno deve essere riportato nel paese.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Note tecniche sulla nave Aquarius</strong></p>
<p>In oltre due anni di attività nel Mediterraneo centrale la nave Aquarius ha assistito più di 29.000 persone in oltre 200 operazioni di soccorso, tutte coordinate dalle autorità marittime competenti.<br />
In molte occasioni la Aquarius è stata mobilitata dalle autorità marittime per accogliere persone soccorse da altre navi nel Mediterraneo centrale, sia commerciali, militari o della Guardia Costiera italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La nave dispone di 3 imbarcazioni veloci di soccorso, dotate di strumenti galleggianti di emergenza per le operazioni di soccorso di massa.<br />
Ha a bordo un team di 35 operatori appositamente selezionati, con un equipaggio marittimo professionista, soccorritori e un team medico di MSF, tutti formati per fornire assistenza alle persone in difficoltà in mare. La Aquarius è allestita per poter fornire cure di emergenza a oltre 500 persone contemporaneamente, per diversi giorni in alto mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre era a Marsiglia la Aquarius è stata dotata di una nuova imbarcazione veloce di soccorso per garantire soccorsi più efficienti.<br />
Con l’aumentata probabilità che le persone soccorse in mare dovranno trascorrere più giorni a bordo prima di poter sbarcare in un porto sicuro, sono state imbarcate scorte supplementari di cibo e forniture mediche. Per la maggiore probabilità di morti in mare, è stato installato un container refrigerato sul ponte della nave per conservare i cadaveri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>MSF in mare e in Libia</strong></p>
<p>MSF è scesa in mare nel maggio del 2015 per supplire al vuoto lasciato dalla chiusura dell’operazione di ricerca e soccorso <em>Mare nostrum</em> e rispondere a un inaccettabile numero di morti in mare.<br />
Dall’inizio delle proprie attività in mare MSF ha contribuito a salvare oltre 75.000 vite nel Mediterraneo centrale, nel rispetto del diritto marittimo e sotto il coordinamento della Guardia Costiera italiana.<br />
In Libia, MSF fornisce assistenza medico-umanitaria in centri di detenzione che sono in capo all’autorità del Ministero dell’Interno e del suo Dipartimento contro l’Immigrazione Illegale (DCIM), nelle regioni di Tripoli, Khoms e Misurata.</p>
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		<title>Barbara Spinelli: «Celebrazioni europee fuori luogo»</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 08:33:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7900" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="797" height="597" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 797w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/Bandiera-UE-768x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong><br />
<em>Intervento di Barbara Spinelli (GUE/NGL) durante la discussione in Plenaria del Parlamento sulle “Conclusioni della riunione del Consiglio europeo del 9 e 10 marzo, inclusa la dichiarazione di Roma, Dichiarazioni del Consiglio europeo e della Commissione”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La discussione si è svolta alla presenza del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, del presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana Paolo Gentiloni e del presidente in carica del Consiglio dell’Unione europea e vice Primo ministro della Repubblica di Malta Louis Grech.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>«Siccome non mi sento di celebrare, né sono oggi fiera dell’Unione, posso dire solo quello mi augurerei si dicesse e facesse, in quest’anniversario.</p>
<p>Mi piacerebbe che l’Unione riconoscesse gli errori che ha fatto, da quando è iniziata la crisi. Che desse assoluta priorità alla giustizia sociale e a un New Deal di grandi dimensioni, perché solo così convincerà i cittadini sempre più disgustati dalle nostre istituzioni.</p>
<p>Mi piacerebbe che smettesse di chiamare populisti tutti coloro che non ottenendo un vero cambio di marcia sentono disgusto e paura.</p>
<p>Mi piacerebbe che l’Unione cominciasse a pensarsi come terra d’immigrazione, e smettesse di scaricare sull’Africa questioni che <strong>noi</strong> non sappiamo risolvere, se non con muri e prigioni per rifugiati. Sembrerà un’utopia, ma non dimentichiamo che anche l’unione era, in piena guerra, un’utopia di pochi».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I “respingimenti assistiti” sono la miglior soluzione per l’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 08:27:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>171 mila migranti arrivati dal Mediterraneo nel 2016 (numero record). Usare la flotta per risolvere il problema in modo ragionevole &#160; di Gianandrea Gaiani  (Il Foglio.it) L’emergenza causata dai flussi ininterrotti di immigrati illegali in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="titolo_articolo titolo"></h1>
<div class="sommario_articolo testoResize">
<p>171 mila migranti arrivati dal Mediterraneo nel 2016 (numero record). Usare la flotta per risolvere il problema in modo ragionevole</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7607" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-692" width="940" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692-300x101.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-692-768x257.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
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<p class="autore vc_author_with_link"><span class="prefisso_autore">di Gianandrea Gaiani  </span>(Il Foglio.it)</p>
<p class="autore vc_author_with_link">
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<p class="autore vc_author_with_link">L’emergenza causata dai flussi ininterrotti di immigrati illegali in Italia – secondo dati diffusi questa settimana dal ministero dell’Interno gli illegali giunti dal Mediterraneo nel 2016 sono ormai 171 mila, e il dato batte il record storico di 170 mila del 2014 – dovrebbe imporre al governo italiano l’assunzione della responsabilità di fermare le partenze dalle coste della Tripolitania. Non solo per ripristinare la legalità da tempo calpestata consentendo a chiunque paghi i criminali di raggiungere l’Europa (neppure chi fugge dalla guerra ha diritto di rivolgersi a criminali per andare dove vuole) ma anche perché le politiche di immigrazione sono di competenza dei singoli stati, non dell’Unione europea, come dimostrano i respingimenti attuati dalla Bulgaria o il no all’accoglienza detto da Malta. La linea dura sull’immigrazione sta prendendo piede in tutta Europa, inclusa la Francia (i programmi del Front National ma anche di François Fillon parlano chiaro) e persino in Germania, dove Angela Merkel si ricandida promettendo un ritorno al rigore su questo tema.</p>
<p>L’Italia rischia quindi di restare isolata a causa dell’accoglienza indiscriminata benché abbia a disposizione un’opzione ragionevole e a basso costo, quale quella dei “respingimenti assistiti”. Si tratta di un’operazione attuabile impiegando 5 o 6 fregate e pattugliatori (un terzo di quelle schierate oggi dalle flotte italiane ed europee) e una nave da sbarco classe San Giorgio dotata di ampio ponte di volo dove raccogliere i clandestini soccorsi in mare e identificarli: una flotta da schierare a ridosso della costa libica per intercettare barconi e gommoni appena salpati evitando così naufragi e migliaia di morti. Malati, bambini soli e donne incinta sarebbero trasferiti in Italia per essere rimpatriati tramite i loro paesi d’origine, “incoraggiati” con la minaccia di chiudere il rubinetto degli aiuti elargiti da Italia e Ue. Tutti gli altri (oltre l’80 per cento sono uomini giovani) verrebbero riportati in Libia a piccoli gruppi, utilizzando mezzi da sbarco con scorta dei fucilieri di Marina e lasciati su una spiaggia mantenuta sgombra da milizie e bande libiche con la presenza deterrente di aerei e di una delle fregate Fremm – da mezzo miliardo di euro ciascuna – oggi impiegate come “traghetti”.<br />
A differenza delle operazioni di soccorso e accoglienza, destinate a non avere mai fine, i “respingimenti assistiti” consentirebbero di risparmiare molte vite e azzerare i flussi migratori e gli affari dei trafficanti (chi li pagherebbe per ritrovarsi sulla sponda africana del Mediterraneo?) legati al terrorismo islamico, come ammette anche il governo italiano. Certo, a Tripoli non approverebbero i respingimenti (secondo la missione navale Ue, i traffici di esseri umani rappresentano il 50 per cento del pil della Tripolitania), ma finché la nostra ex colonia non sarà in grado di controllare il suo territorio, l’Italia ha il diritto di difendersi dalle minacce. Del resto Stati Uniti, Egitto e Algeria hanno condotto numerosi raid militari in Libia senza chiedere il permesso alle Nazioni Unite che, con i “respingimenti assistiti”, avrebbero l’occasione per intervenire e rimpatriare i migranti, come già fecero nel 2011 in Tunisia con un ponte aereo a favore di oltre un milione di lavoratori stranieri fuggiti dalla Libia. Anche l’obiezione secondo la quale non si possono riportare i migranti in un paese in guerra non regge: in Libia si combatte solo in poche aree, i migranti sono entrati nel paese di loro volontà e secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni il 56 per cento degli africani presenti vuole restare a lavorare in Libia, non venire in Europa.</p>
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		<title>Una tragica testimonianza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2014 06:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo questa testimonianza diretta, dura ed eblematica che vi chiediamo di far circolare. Grazie. Ho ricevuto ora una testimonianza da un ragazzo Eritreo adir poco agghiacciante. Questo ragazzo insieme ad altri 110 Africani di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riceviamo<br />
questa testimonianza diretta, dura ed eblematica che vi chiediamo di<br />
far circolare. Grazie.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ho<br />
ricevuto ora una testimonianza da un ragazzo Eritreo adir poco<br />
agghiacciante. Questo ragazzo insieme ad altri 110 Africani di cui 4<br />
eritrei compreso lui sono partiti a bordo di un gommone il 20<br />
settembre notte fonda dopo circa 4 ore di viaggio hanno avuto<br />
problema che il gommone comincia a sgonfiarsi, ma continuano il loro<br />
viaggio in tanto lanciano lo Sos, gli dicono tra poco veniamo, ma<br />
nessuno arriva, la domenica 21 settembre circa alle 14:00pm vedono<br />
una grande nave con la scritta Malta, prima la superano vanno oltre,<br />
poi visto il rischio concreto di affondare tornano verso la nave, tra<br />
le 15-16.00pm dalla nave gli dicono di avvicinarsi, cosi accostano<br />
poi qualcuno dalla nave getta una corda, nel tentativo di prendere la<br />
corda si rovescia il gommone a causa anche delle onde che produce una<br />
nave in movimento, tutti finiscono in acqua, il personale della nave<br />
maltese, restano a guardare e fotografare la scena senza intervenire<br />
per circa un ora e mezza, in tanto in questo lasso di tempo muoiono<br />
55 persone tra cui uno dei 4 eritrei, dopo di che il personale della<br />
nave decidono di trarre in salvo solo quelli che sono riusciti a<br />
resistere mettendo giù delle scialuppe con motore veloci nel<br />
movimento hanno raccolto i superstiti solo 55 persone, quindi la metà<br />
sono morti sotto gli occhi di tutti, su questa nave c&#8217;erano molte<br />
persone in divisa rossa, una specie di camice da medico ma rosso. Uno<br />
dei superstite e il fratello dell&#8217;unico ragazzo eritreo morto di<br />
questo gruppo e io con loro ci chiediamo, perché il personale della<br />
nave ha voluto mettere in pericolo la vita di queste persone<br />
chiedendo di avvicinarsi alla nave sapendo che l&#8217;onda che muove gli<br />
avrebbe ribaltato il gommone, poi avendo delle scialuppe ben<br />
equipaggiate perché non hanno mandato quelle per soccorrere le<br />
persone? perché hanno atteso per un ora e mezza prima di intervenire<br />
una volta rovesciato il gommone che si sono limitati a guardare chi<br />
riusciva a stare a galla? a fare foto. Bisogna chiedere spiegazione<br />
alle autorità maltese, chi sa quanti altri casi simili ci sono nel<br />
mediterraneo, questo è un omissione di soccorso, 55 persone morte<br />
perché qualcuno ha preferito stare a guardare per 1:30 min mentre i<br />
poveri annegavano. Il testimone di questa vicenda ora è in Germania,<br />
ora lui cercare di rintracciare anche gli altri due eritrei<br />
sopravvissuti a questa tragica vicenda, per<br />
dare la loro testimonianza.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Fr.<br />
Mussie Zerai<br />Chairman of Habeshia Agency<br />Cooperation for<br />
Development<br />E-mail:<u><a href="mailto:agenzia_habeshia@yahoo.it" target="_blank">agenzia_habeshia@yahoo.it</a></u><br /><u><a href="http://habeshia.blogspot.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">http://habeshia.blogspot.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />Phon<u><a href="tel:%2B39.3384424202" target="_blank">+39.3384424202</a></u><br />Phon:<u><a href="tel:%2B41(0)765328448" target="_blank">+41(0)765328448</a></u></div>
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		<title>Ancora migranti morti: ancora appelli, parole e polemiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2013 04:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>250 migranti, decine di morti: ancora bambini, donne e ragazzi. Un barcone si è capovolto nel canale di Sicilia, tra la Libia e Malta: un aereo militare dell&#8217;isola, in ricognizione,avrebbe avvistato l&#8217;imbarcazione, i migranti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Barcone-immigrati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Barcone-immigrati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
250<br />
migranti, decine di morti: ancora bambini, donne e ragazzi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
barcone si è capovolto nel canale di Sicilia, tra la Libia e Malta:<br />
un aereo militare dell&#8217;isola, in ricognizione,avrebbe avvistato<br />
l&#8217;imbarcazione, i migranti avrebbero iniziato a muoversi, ad<br />
agitarsi, a gridare per attirare l&#8217;attenzione del pilota e la ressa<br />
avrebbe, così, causato il capovolgimento della carretta e il<br />
naufragio.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;area<br />
in cui è avvenuto il fatto è di competenza maltese e il premier,<br />
Joseph Muscat, ha affermato: “Questa tragedia non può essere solo<br />
un altro (ennesimo) allarme per l&#8217;Europa. Ora è tempo di agire.<br />
Questo è un problema europeo, non è solo un problema dell&#8217;Italia e<br />
di Malta”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Dall&#8217;inizio<br />
di gennaio abbiamo ricevuto 33mila persone, di cui solo 13mila a<br />
Lampedusa, la maggior parte nel periodo estivo. Considerate le cifre<br />
e la forte concentrazione temporale stiamo cercando di gestire il<br />
fenomeno in maniera strutturale e non solo emergenziale”, ha<br />
dichiarato il viceministro italiano dell&#8217;Interno, Filippo Bubbico,<br />
sottolineando: “I passi avanti fatti dall&#8217;Italia sia sotto il<br />
profilo del diritto d&#8217;asilo con una legge europea (entrata in vigore<br />
il 4 settembre scorso) che ha potenziato del 60% gli organismi per il<br />
riconoscimento dello status di rifugiato (ora sono 16 in tutto), sia<br />
sotto il profilo dell&#8217;accoglienza, raddoppiando &#8211; anche con<br />
finanziamenti aggiuntivi &#8211; la capacità di accoglienza del sistema<br />
Sprar, passando da 8.000 a 16.000 posti”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, al TG La7 ha ripetuto, ancora<br />
una volta che l&#8217;Europa non può essere una diga nel Mediterraneo e<br />
che Lampedusa non può essere la frontiera dell&#8217;Europa stessa perchè<br />
è un&#8217;isola troppo piccola e, soprattutto, ha ricordato che “queste<br />
persone non vanno lasciate morire. Tutto questo è una gran farsa per<br />
cui si pagano prezzi altissimi, vite umane e sacrifici di luoghi di<br />
confine come Lampedusa”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Ministro per l&#8217;Integrazione, Cecile Kyenge, sul reato di<br />
clandestinità &#8211; di cui si è ricominciato a dicutere dopo il naufragio dell&#8217;isola dei Conigli &#8211; ha affermato: “ E&#8217; un percorso lungo e abbiamo fatto<br />
i primi passi. Un primo approccio c&#8217;è stato, ora però serve un<br />
progetto condiviso più che dal punto di vista giuridico dal punto di<br />
vista culturale: sono cambiamenti da fare insieme, nella<br />
condivisione, nel confronto, nella partecipazione”: Risponde a<br />
queste parole, Gasparri, della Lega e vicepresidente del Senato: “<br />
Non è la legge Bossi-Fini che causa morti. Sono anche frutto della<br />
demagogia di chi fa facili annunci, frutto delle guerre sbagliate in<br />
Libia, di chi vuole smantellare norme per favorire i mercanti di<br />
morte. Giù le mani dal reato di clandestinità”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Parole,<br />
annunci, promesse e polemiche&#8230;sulla pelle di chi è costretto a<br />
fuggire dal proprio Paese d&#8217;origine per cercare un luogo in cui<br />
vivere pacificamente e in cui potrebbe veder tutelati i propri<br />
diritti di base. Ma molti non fanno nemmeno in tempo a verificare<br />
l&#8217;opportunità di questa speranza.
</div>
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