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	<title>mamme Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Bambini sotto i tre anni nelle carceri: intervista a Luisa Betti Dakli</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Oct 2018 08:53:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto &#160; &#160; Luisa Betti Dakli è giornalista, esperta di diritti umani, scrive su giornali italiani e stranieri, ed è in diverse associazioni come rappresentante su diritti, violazioni e discriminazioni.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11480" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="392" height="133" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1250w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513-300x102.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513-768x261.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/cropped-cropped-cropped-luisa-betti-bn-original513-1024x348.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 392px) 100vw, 392px" /></a></p>
<p>Luisa Betti Dakli è giornalista, esperta di diritti umani, scrive su giornali italiani e stranieri, ed è in diverse associazioni come rappresentante su diritti, violazioni e discriminazioni. Ha realizzato la prima video inchiesta sui bambini con le mamme detenute in Italia dal titolo “Il carcere sotto i tre anni di vita” per la Rai, ha lavorato come autrice televisiva per Mediaset. Ha maturato una lunga esperienza nell&#8217;ambito dei diritti umani con ricerche e inchieste, soprattutto in Italia e in Medio Oriente, su violazioni, violenza di genere e abusi su minori, e sul ruolo legato ai media.</p>
<div id="attachment_11481" style="width: 2845px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-11481" loading="lazy" class="size-full wp-image-11481" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2835" height="1417" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2835w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/rebibbia_femminile16b1-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2835px) 100vw, 2835px" /></a><p id="caption-attachment-11481" class="wp-caption-text">Roma 2000.Rebibbia, Carcere Femminile. Una bambina di due anni detenuta insieme alla mamma durante il passeggio nella sezione di massima sicurezza.Rome 2000.Rebibbia Prison Women.A child of two years prisoner with the mother during the walk top security section</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>ha intervistato Luisa Betti Dakli e la ringrazia moltissimo per la sua disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Prima di tutto, chi prende la decisione di tenere i figli delle detenute, ancora molto piccoli, in carcere?</b></p>
<p>La decisione la prende la mamma. Ma quando un bambino è molto piccolo, o se addirittura non c’è nessuno che lo possa tenere fuori al là della madre, è quasi automatico che rimanga con la detenuta, ed è per questo che per legge 62 del 2011 esiste la possibilità di custodia cautelare o di sconto della pena con detenzioni attenuate sia nelle Icam sia nelle case famiglia protette, o meglio ancora ai domiciliari.</p>
<p><b>Come si svolge la quotidianità delle madri e dei figli?</b></p>
<p>Nei 6 mesi che sono stata al nido di Rebibbia per girare la mia video inchiesta Il carcere sotto i tre anni di vita per la Rai, posso dire che il tempo non esiste: per i bambini la routine del carcere è una cosa che uccide perché tutto si svolge in un luogo ristretto. Dalle stanze dove dormono mamme e bambini stipati in letti e culle, alla stanza dei giochi dove i bambini fanno avanti e indietro con il cortile del nido, lo spazio è esiguo per uno sviluppo adeguato dei piccoli. Fortunatamente le associazioni di volontari, come Roma insieme per esempio, portano i bambini fuori: all’asilo, oppure la domenica in gita, e organizzano visite nella struttura per lo svago dei minori. E per questa è una salvezza.</p>
<p><b>Quali problemi vengono riscontrati nei bimbi, a livello psicologico, e come si potrebbe tutelarli?</b></p>
<p>Non è stato fatto uno studio accurato sulle conseguenze che un bambino può avere dopo aver passato i suoi primi anni di vita in un carcere, ma posso dire che quando il professor Bollea, il padre della neuropsichiatria infantile, vide la mia inchiesta, fece delle considerazioni molto precise. Lui diceva che negli sguardi di questi bambini poteva leggere le conseguenze di quella segregazione, danni che era inumano inferire. La loro smania di attirare l’attenzione degli adulti, l’aggressività di alcuni e la passività di altri, la difficoltà a concentrarsi su un gioco per più di pochi minuti, erano sicuramente segnali importanti di un disagio molto profondo.</p>
<p><b>Ci può parlare degli ICAM, Istituti a custodia attenuata per madri detenute, progetto partito dalla città di Milano?</b></p>
<p>Gli Icam sono Istituti a custodia attenuata che dovrebbero somigliare più a una casa famiglia che a un carcere, con il personale senza divise e uno spazio esterno. Oggi ne esistono 5: a Milano, Venezia, Torino e nella provincia di Cagliari e Avellino. Ma se pensiamo che la percentuale delle detenute si aggira sul 4% dell’intera popolazione carceraria e la maggior parte è in carcere per reati minori, ci chiediamo perché ci siano ancora bambini nelle sezioni femminili delle carceri italiane. I bambini, in tutto, sono una sessantina, 27 italiane con 33 figli e 25 straniere con 29 figli, e con la legge 62 del 2011 si era stabilito che le mamme con piccoli al di sotto dei 6 anni non dovessero più essere in carcere, salvo i casi di esigenze cautelari per gravi reati. Eppure sono ancora lì e cosa abbbia impedito alle istituzioni di risolvere un problema che potrebbe essere cancellato con la semplice applicazione della legge, non si sa. Fatto sta che ancora adesso, come nel caso di Alice Sebesta che ha ucciso i suoi due figli in carcere, il magistrato di turno può decidere di far rimanere in carcere, anche per una custodia cautelare, una mamma con un bambino piccolo, malgrado non si tratti di reati gravissimi come omicidio o mafia. Quando è accaduta la tragedia a Rebibbia, per esempio, a Casa Leda, che è l’unica casa famiglia protetta a Roma, c’erano tre posti liberi, ebbene, perché il magistrato, che non ha voluto mandare la donna ai domiciliari come richiesto dal suo avvocato, non ha pensato di collocarla a casa Leda? Forse oggi, se si fosse fatta più attenzione, quei bambini sarebbero ancora vivi.</p>
<p><b>Rebibbia è l&#8217;istituto di pena che reclude la maggior parte dei bambini, in prevalenza di etnia rom: quali buone pratiche si possono attuare per favorire l&#8217;inclusione dei genitori nella società?</b></p>
<p>La prima buona pratica dovrebbe essere quella di non avere più bambini nella struttura carceraria, un bambino non può crescere in uno spazio così angusto privato della sua libertà perché nasce libero e tale deve rimanere. E anche se devo ammettere che le operatrici di Rebibbia e tutto il personale è molto sensibile al fatto che quello è un nido e ci sono dei bambini, per loro è comunque una tortura. La seconda, che è correlata, è applicare la legge in maniera più attenta.</p>
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		<title>Figli sospesi: proiezioni per le scuole superiori</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 05:57:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani in collaborazione con A.D.R.I. (Ass. Donne Romene in Italia) propone per le scuole superiori la proiezione e il commento del reportage intitolato: FIGLI SOSPESI (trasmesso anche dal TG1) Un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-604" width="560" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604-262x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 262w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Associazione per i diritti umani</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> in collaborazione </b></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>con</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>A.D.R.I.</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> (Ass. Donne Romene in Italia)</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">propone per le </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>scuole superiori </u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la proiezione e il commento del </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>reportage</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> intitolato:</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>FIGLI SOSPESI</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>(trasmesso anche dal TG1)</b></span></span></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">La storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">l’altra faccia dell’emigrazione</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">? </span></span></p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per l&#8217;organizzazione delle proiezioni:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;incontro si svolgerà DIRETTAMENTE presso gli istituti scolastici interessati, anche con classi accorpate.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Saranno presenti:</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Silvia Dumitrache, presidente associazione A.D.R.I e Alessandra Montesanto, vicepresidente Associazione per i Diritti Umani di Milano</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si approfondirà il tema affrontato nel reportage e si avvierà un dibattito con gli studenti; si affonteranno molti argomenti legati alle migrazioni; si proporrà un lavoro di approfondimento su questo fenomeno tanto attuale e tanto importante.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quota di partecipazione:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La quota richiesta è di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>euro 4</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a studente</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per altre informazioni e prenotazioni: </b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrivere una mail a: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">peridirittiumani@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>Figli sospesi: dalla Romania, le persone che accudiscono chi resta</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 08:18:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1 di Alessandro GAETA. L&#8217;Associazione per  i diritti umani ringrazia moltissimo Silvia Dumitrache. Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://“FIGLI%20SOSPESI”%20@Speciale%20Tg1%20RAI1?utm_source=rss&utm_medium=rss">“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1</a><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-04564afa-5950-4943-8100-2b90f8dba2b4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">FIGLI SOSPESI”</span></span></a><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> @Speciale Tg1 RAI1</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Alessandro GAETA.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><em>L&#8217;Associazione per  i diritti umani</em> ringrazia moltissimo Silvia Dumitrache.</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. A Speciale Tg1 un reportage per conoscere l’altra faccia dell’immigrazione. Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A Speciale Tg1 la storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’altra faccia dell’emigrazione</a>? </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i collaboratori del reportage <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-04564afa-5950-4943-8100-2b90f8dba2b4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Figli sospesi”,</a> <a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/05/09/romania-sindrome-italia_n_5295426.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Silvia Dumitrache,</a> presidente <a href="https://dumitrachesilvia.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I</a>., coordonatrice del progetto <a href="https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Mamma ti vuole bene!”</a> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Ecco il trailer:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sBfG1hMICvI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>America latina, i diritti negati: La festa di tutte le mamme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 06:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Mayra Landaverde &#160; &#160; Adesso penso a tante mamme diverse quando è la “Festa della mamma”. Quando ero piccola, pensavo solo a due donne: a mia madre e a mia nonna; facevo&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Adesso penso a tante mamme diverse quando è la “Festa della mamma”. Quando ero piccola, pensavo solo a due donne: a mia madre e a mia nonna; facevo i lavoretti a scuola e glieli portavo orgogliosa e loro erano contente. Poi sono cresciuta e ho cominciato a scoprire tante altre mamme. Alcune sole, altre sposate, altre che mamme non volevano essere, altre che cercavano disperatamente di esserlo, mamme che cercano i figli nel Mediterraneo, in Messico, madri che trovano i loro poveri resti, altre che non trovano niente.</p>
<p>Penso adesso alla mia che ha una figlia in Italia e che non vede da cinque anni.</p>
<p>Penso a mia sorella che è diventata mamma piccolissima per ben due volte. Penso alle sue telefonate da oltreoceano in cui,depressa, mi raccontava i primissimi anni della sua maternità. Perché ognuna ha e vive una maternità diversa.</p>
<p>Mia sorella è rimasta incinta che aveva 18 anni appena compiuti, il secondo figlio è nato che ne aveva 19. E’ rimasta a vivere nella nostra piccola città nel centro del Paese a fare quello che le piace, perchè è artista. Con suo marito, fotografo, riescono a mala pena a mantenere la famiglia e spesso non riescono proprio. Ma, grazie alla maternità, è felice: è bella, intelligente, rilassata. Ha due bambini splendidi. Non ho mai capito come fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5924" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/th-57.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (57)" width="269" height="221" /></a></p>
<p>Io, invece ho avuto mio figlio a 28 anni, avevo un lavoro e un marito.</p>
<p>Avevo tutto. Mio figlio è nato in un ospedale moderno. E’ stato un parto veloce, naturale e senza alcuna complicazione.</p>
<p>Qualche mese dopo che ero diventata mamma, una mia cugina in Messico ha partorito anche lei. Nel corridoio di un ospedale vecchio e senza aiuto.</p>
<p>Per lei era il secondo figlio, aveva capito benissimo di aver cominciato il travaglio quindi è andata in ospedale dove, dopo una lunghissima attesa, le hanno detto di non lamentarsi più e stare lì seduta e aspettare. Il travaglio è una di quelle cose che non possono “aspettare”. Così ha semplicemente partorito su una sedia. Il bambino ha avuto delle complicazioni e anche lei.</p>
<p>Qualche anno fa ad Oaxaca, una delle regioni più povere del Messico, una ragazzina ha partorito nelle aiuole dell’ospedale perchè era le avevano detto di tornare a casa in quanto non c’era spazio disponibile. Bisognerebbe spiegare che la ragazzina era indigena, probabilmente mixteca e le donne come lei sono sempre discriminate in tutto. Donna, indigena e adolescente incinta: insomma, tutte le sfighe del mondo.</p>
<p>In Messico si muore di parto, nelle città ma soprattutto in montagna, nella sierra dove quasi mai c’è un vero e proprio ospedale.</p>
<p>Più di 400 mila donne minori di 20 anni diventano madri. La maggior parte come conseguenza di violenze sessuali, incesto o matrimoni forzati.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Sebbene le cifre del governo non lo registrino, l&#8217;organizzazione internazionale Save the Children ha riferito che il gruppo più giovane delle donne incinte ogni anno in Messico, tra i 10 e 14 anni, è vittima di abusi sessuali.</p>
<p>Nella relazione “Stato delle madri in Messico: la gravidanza e la maternità nell&#8217;adolescenza”, l’associazione civile sottolinea che solo nei primi due anni di questa amministrazione (2013-2014) 394 bambine di 10 anni hanno partorito.</p>
<p>&#8220;Ciò è particolarmente grave perché, anche se non ci sono dati conclusivi sul tema, si può assumere che, nella maggior parte dei casi, queste gravidanze sono il risultato di violenza. Non ci sono dati più precisi, perché le fonti statistiche non lo mostrano né il ministero dell&#8217;Interno né le banche dati sulla mortalità come l’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI) hanno registrato episodi di violenza sessuale contro le popolazioni dai 10 ai 12 anni &#8221; scrivono nel rapporto.</p>
<p>Noi mamme che abbiamo scelto di esserlo in piena libertà dovremmo festeggiare le altre che sono parte di queste assurde cifre. Festeggiamo questa giornata proteggendo le nostre bambine, perché possano esserlo finchè lo vorranno e perchè, quando decideranno di fare un figlio, che lo possano fare in un luogo accogliente e sicuro.</p>
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		<title>Il Presidente e le madri-coraggio</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jan 2014 05:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le mamme della Terra dei fuochi sono state ricevute, nei giorni, scorsi dal Presidente Giorgio Napolitano che porta nel suo cognome le proprie radici e l&#8217;appartenenza a quella stessa terra. Accompagnate dal parroco di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/n-MAMME-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/01/n-MAMME-large570.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="133" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le mamme<br />
della Terra dei fuochi sono state ricevute, nei giorni, scorsi dal<br />
Presidente Giorgio Napolitano che porta nel suo cognome le proprie<br />
radici e l&#8217;appartenenza a quella stessa terra.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Accompagnate<br />
dal parroco di Caivano, Don Maurizio Petricello, che si è unito a<br />
loro per combattere l&#8217;ecomafia e lo scempio di una regione<br />
bellissima, quelle madri-coraggio hanno chiesto al capo dello Stato e<br />
alle istituzioni di non essere abbandonate.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“Abbiamo<br />
altri bambini che vogliamo far crescere”, ha detto Anna Magri, una<br />
delle donne che ha perso il figlio per un tumore insorto a causa<br />
degli sversamenti tossici sul territorio.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Chiare<br />
le parole di Don Petricello: “ Il decreto è una buona cosa, ma è<br />
nato piccino piccino. E anche noi, come comitato, abbiamo messo<br />
insieme una quindicina di emendamenti&#8230;La Sanità è la parte che<br />
manca nel decreto”. “ Per esempio dopo due anni l&#8217;esercito se ne<br />
va e i 50 milioni per la sanità sono un tantum: dopo lo screening<br />
che le cura le persone? Non si può chiedere ad una famiglia se<br />
curare la madre o la figlia”. E ancora: “ Dobbiamo smetterla con<br />
questa barzelletta degli stili di vita. I roghi non sono finiti e non<br />
potranno mai finire; e se sono finiti, si stanno spostando. Ma il<br />
vero problema è che cosa brucia e chi brucia&#8230;Bruciano i rifiuti<br />
industriali di imprese in regime di evasione fiscale. E&#8217; tutto il<br />
sistema che non funziona più: noi non vogliamo liberare la Terra dei<br />
fuochi a danno di altri, che sia la Puglia o la Basilicata o l&#8217;Europa<br />
dell&#8217;Est”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
l&#8217;Aula della Camera ha ripreso l&#8217;esame del decreto sull&#8217;emergenza<br />
ambientale: un emendamento approvato prevede che, oltre all&#8217;esercito,<br />
vengano utilizzate tutte le vetture presenti nei depositi della<br />
Protezione Civile e del Corpo dei Vigili del Fuoco della Campania e<br />
anche piante bonificanti quali, ad esempio, il vetiver. Ma, notizia<br />
ancora più importante, con il decreto viene introdotto<br />
nell&#8217;ordinamento italiano il reato di combustione rifiuti che ha<br />
portato a due arresti. Su twitter il Ministro dell&#8217;Ambiente, Andrea<br />
Orlando, ha scritto: “ Approvato il decreto Terra dei fuochi che<br />
afferma un principio fondamentale: la tutela dell&#8217;ambiente è<br />
tutt&#8217;uno con la lotta alla criminalità organizzata”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
i racconti delle mamme, il Presidente Napolitano si è commosso e ha<br />
promesso l&#8217;avvio di una vera e propria operazione di risanamento<br />
ambientale, ma anche giustizia per quello che è successo. Vero è<br />
che, purtroppo, l&#8217;impegno arriva troppo tardi e molti bambini hanno<br />
pagato, con le loro giovani vite, il prezzo dell&#8217;indifferenza.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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