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	<title>Mare Nostrum Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Ricordare tutto, ricordare tutti: non numeri, ma persone</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 06:52:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ricordare tutto, ricordare tutti&#8221;, il titolo del cortometraggio di Enrico Chiarugi e diretto da Paolo Caspani sulle 366 vittime del naufragio del barcone con a bordo 500 migranti, del 3 ottobre 2013 .  Un film&#46;&#46;&#46;</p>
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</div>
<div>&#8220;Ricordare tutto, ricordare tutti&#8221;, il titolo del cortometraggio di Enrico Chiarugi e diretto da Paolo Caspani sulle 366 vittime del naufragio del barcone con a bordo 500 migranti, del 3 ottobre 2013 .  Un film per ricordare le vittime non come numeri ma come persone: «Di quanta memoria avremo ancora bisogno per ricordarli tutti?». Al progetto ha collaborato Massimo Corbo, neurologo e direttore scientifico del Dipartimento di Terapie neuroriabilitative della Casa di Cura Policlinico di Milano.</div>
<div></div>
<div><em><strong>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato per voi Enrico Chiarugi che ringrazia molto.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Marco, ipertimesico, elenca i nomi delle 366 vittime del naufragio del 2013: come possiamo ricordare e rimettere al centro delle riflessioni le persone e le loro storie e non solo i numeri statistici?</div>
<div><span style="color: #222222;"> </span></div>
<div></div>
<div>L’idea del filmato è nata da uno di quei cortocircuiti che ogni tanto scattano dal contatto fra cose solo apparentemente lontane: in questo caso, da una lato la tragedia dei migranti e dall&#8217;altro la notizia, letta sull’edizione on line del Corriere della Sera di qualche tempo fa, di una ricerca sugli ipertimesici, un piccolissimo numero di Italiani dotati di una memoria autobiografica eccezionale.  Perché, dobbiamo dirlo, la questione dei migranti è anche una questione di memoria. E questo nonostante che quasi ogni giorno, purtroppo, ci sia la notizia dell’ennesima strage: 366 morti + 100 morti + 250 morti +… Se ci pensate, è proprio a causa dell’accumulo di dati che la somma finale delle stragi sembra dare come risultato un bello zero tondo, come se non ci fossero facce e corpi dietro quei numeri impressionanti. Ecco, il nostro tentativo è stato quello di evocare, grazie ai nomi detti da Marco Pietrantuono, delle facce vere e dei corpi veri e, contemporaneamente, di mettere “in cassaforte” (una cassaforte vivente, come è la mente di Marco) questi 366 ricordi riemersi dall’oblio.</div>
<div>In ogni caso, non ho niente di personale contro i numeri, anzi. La verità passa anche dalla capacità di mettere in relazione dati e statistiche per trarre delle conseguenze ponderate. Mi piace un po’ meno quando un numero viene isolato dal contesto, brandito come una clava e usato per suscitare la paura delle invasioni o delle guerre di religione. Di questo non hanno però colpa i numeri in sé, ma gli esseri (dis)umani che li utilizzano.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Qual è stata la reazione degli abitanti di Lampedusa alla notizia di quel terribile naufragio?</div>
<div>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">Onestamente non lo so e non vorrei dire cose sbagliate. So solo che nelle persone dell’isola con cui ho parlato si percepisce un grande senso di accoglienza e di umanità, nonostante tutte le difficoltà oggettive che derivano dal vivere quotidianamente in una situazione “eccezionale”.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div>Può esprimere la sua opinione sull&#8217;operazione Mare nostrum e sulle politiche di accoglienza europee?</p>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">“Mare Nostrum” nacque come una risposta concreta (e italiana) alla tragedia del 3 ottobre 2013; operazione necessaria per salvare immediatamente quante più vite umane possibile. Le risposte successive (Frontex, Triton) sono nate dal bisogno e dalla necessità di affrontare questo dramma in un contesto europeo. Ma qui, forse, manca proprio un’idea condivisa di Europa, da cui tutte le polemiche e le divisioni sulle quote dei migranti da accogliere, sui costi delle operazioni di monitoraggio del Mediterraneo ecc. Bisogna dire che qui i numeri sono usati e tirati da più parti, spesso per obiettivi miserabili. Credo che si debba tenere presente (e anche qui sono altri dati a dircelo &#8211; dati demografici, economici, persino climatici) che il fenomeno della migrazione dall’Africa verso l&#8217;Europa durerà a lungo. Mettere la testa sotto terra o erigere muri non servirà a niente.</span></div>
<div>Chi invece non parla mai di numeri è la Chiesa, che (lo dico pur essendo io un non credente) svolge un ruolo davvero essenziale , richiamandoci non solo all’aiuto da dare a chi è in pericolo, ma anche al percorso di dignità che deve accompagnare ogni salvataggio di ogni singola persona. Quello della Chiesa e di questo Papa è anche un invito a pensare in modo semplice, ritornando ai “fondamentali”: persone, corpi, dolore, morte.</div>
<div></div>
<div><span class="im"><br />
</span></p>
<div>Al documentario ha partecipato anche il prof. Massimo Corbo, neurologo. Qual è stato il suo apporto al progetto?</div>
<div></div>
<p><span style="color: #222222;">In realtà Massimo ha seguito il progetto soprattutto come amico che ne condivideva le finalità. La sua partecipazione alla presentazione del filmato è stata però molto importante, in quanto ha fatto emergere un punto chiave: quanto la memoria può essere legata da un lato all’emozione di un ricordo passato e dall’altro alla paura del futuro. Credo che quella che si combatterà sempre più negli anni a venire intorno alla questione dei migranti  (si spera, senza l’uso delle armi ma solo delle parole) sarà certamente anche una guerra tra dati, idee e opinioni, ma sarà soprattutto una guerra di emozioni. In questo scontro, la memoria, stimolata correttamente, credo sia il più potente antidoto contro la paura e contro il suo figlio naturale: l’odio. </span></div>
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		<title>Nawal, l&#8217;angelo dei profughi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2016 07:30:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/e5wjT7tymWm6_s4-mb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5108" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5108" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/e5wjT7tymWm6_s4-mb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="e5wjT7tymWm6_s4-mb" width="192" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nawal è l&#8217;angelo dei siriani in fuga dalla guerra. Ha 27 anni, di origini marocchine, è arrivata a Catania da piccola: da lì aiuta in modo volontario migliaia di migranti a sopravvivere al viaggio della disperazione nel Mediterraneo e a non cedere al racket degli &#8220;scafisti di terra&#8221;. Se le persone che viaggiano con i barconi della morte nel Mediterraneo hanno un angelo, il suo nome è Nawal. Se i funzionari dell&#8217;Operazione Mare nostrum e le Capitanerie di porto di tutto il Sud Italia devono ringraziare qualcuno per facilitare il loro compito, ovvero il salvare più vite possibili, devono dire grazie a Nawal. Se i giornalisti possono fare il loro mestiere raccontando per filo e per segno quello che accade, superando anche i silenzi e le attese delle risposte istituzionali, lo si deve a persone come Nawal.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha intervistato per voi Daniele Biella, giornalista e autore del libro <i>Nawal, l&#8217;angelo dei profughi</i>, Paoline Edizioni.</p>
<p>Ringraziamo moltissimo Daniele Biella per la sua disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dove e quando ha conosciuto Nawal?</p>
<p>Lavoro per <i>Vita </i>no profit e, occupandomi di temi sociali, vengo a contatto con molte persone e il 2 agosto 2014 – nel seguire il caso del terribile naufragio al largo delle coste della Libia in cui sono stati stimati circa 250 dispersi su 300 – ho incontrato alcuni giovani siriani che avevano circa trent&#8217;anni e che avevano perso in mare i propri figli; arrivati a Milano chiedono aiuti per ritrovarli anche perchè, durante l&#8217;operazione di salvataggio su Mare Nostrum e anche dopo l&#8217;arrivo a terra, avevano assicurato loro che li avrebbero ritrovati, per cui abbiamo lanciato l&#8217;appello. Istituzioni, giornalisti e volontari hanno iniziato a cercare informazioni sui bambini e, durante la ricerca, ho incontrato anche Nawal. Nawal riceve telefonate e chiama la Guardia costiera e, da quel momento è diventata, per me e per gli altri, una fonte indispensabile.</p>
<p>Qual è stato il suo percorso? Come è arrivata ad essere un punto di riferimento per i migranti?</p>
<p>Già da quando era ragazzina Nawal ha preso parte a manifestazioni e si è battuta per la giustizia: ad esempio, a 18 anni, ha allestito insieme ad alcuni amici una mensa popolare a Catania per italiani e stranieri. Nel corso del tempo ha cercato di aiutare sempre le persone anche perchè lei è arrivata dal Marocco (quando aveva 25 giorni e passando dalla Spagna): la sua è stata una vita relativamente fortunata, il viaggio della sua famiglia è stato sicuro, ha potuto studiare ma, arrivata ad un certo punto, ha capito di poter dare qualcosa a persone meno fortunate. Questo impegno si è sviluppato nel settore delle migrazioni anche perchè la Sicilia è diventata sempre più una terra di “primo arrivo” e di passaggio, per cui il suo monitoraggio dei diritti umani è diventato sempre più importante.</p>
<p>Nel momento in cui è scoppiata la rivoluzione civile e pacifica in Siria – nelle prime settimane – Nawal ha preso contatto con gli attivisti siriani tramite i social, ha verificato le fonti ed è diventata, in un certo senso, anche una reporter. anche una reporter a distanza: ha iniziato a diffondere sul web e a mandare a network informativi italiani e stranieri i video che le arrivavano dalla Siria. Da Piazza Bellini a Catania si è poi creata una rete e così è nata l&#8217;idea di una carovana per portare dei beni di prima necessità, soprattutto medicinali, nel Paese. Nel 2013, quindi, Nawal è partita per la Siria per vedere tutto da vicino, si è messa a disposizione delle persone ed è diventata, una volta tornata in Italia, una sorta di punto di riferimento per coloro che scappavano; oltretutto Nawal parla l&#8217;arabo per cui può fare da ponte e la fa molto soffrire il fatto che non ci siano interpreti arabi a fare questo lavoro&#8230;</p>
<p>Una ragazza di 28 anni sopperisce alla mancanze delle istituzioni?</p>
<p>Sì, lei come altri. Nawal aiuta a salvare vite umane; lei è una persona comune che si è presa questo impegno totalizzante perchè viene chiamata al telefono a tutte le ore del giorno e della notte; è stata a Lesbo a raccogliere le persone per portarle dalla spiaggia al centro di accoglienza, noleggiando un&#8217;auto proprio perchè ha visto che anche lì le istituzioni non riescono a far fronte al grosso flusso di migranti. Il suo, come quello degli altri, è un aiuto concreto e volontario.</p>
<p>Nawal ha detto: “ Dare a volte fa molto male, ma vi spiegherò perchè”&#8230;</p>
<p>Nel libro Nawal spiega le difficoltà, a volte, del “restare umani” perchè quello che si vede è orribile: in un passaggio molto forte, ad esempio, dice di aver paura di mangiare pesce perchè in fondo al mare i pesci si nutrono di ciò che trovano. E&#8217; difficile anche controllarsi ogni volta che riceve una chiamata per aiutare persone che sono nel panico, quindi è una fatica fisica e psicologica e Nawal sente a tal punto la responsabilità da dire “Se non rispondessi alle telefonate, sarebbe quasi omissione di soccorso”.</p>
<p>Qual è il collegamento tra le morti in mare e la nostra democrazia?</p>
<p>Questa domanda è centrale perchè la democrazia è sopperire ai bisogni degli esseri umani: in questo caso si parla di diritti delle persone e, nel momento in cui ci sono persone che avrebbero diritto alla protezione internazionale a vari livelli e non si riescono a salvare, questo è antidemocratico. Soprattutto quando sappiamo che le possibilità ci sono, per esempio attraverso i canali umanitari e gli accordi tra gli Stati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class="_5yl5">Il libro verrà presentato martedì 2 febbraio alle ore 21 alla Libreria Les Mots a Milano.</span></p>
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		<title>Andrea Segre e il progetto FUORIROTTA</title>
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		<pubDate>Sat, 16 May 2015 06:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Andare FuoriRotta significa non accettare le regole che negano il viaggio e viaggiare potendo scegliere la propria direzione. Tra i viaggiatori impossibili vi sono tanto i migranti, alcuni di loro in fuga, bloccati dalle&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://4.bp.blogspot.com/-0X8wZaRwWxk/VVb-pYGQGuI/AAAAAAAACrQ/F1V6R_qNdGI/s1600/LUNGOVIAGGIO3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="148" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/05/LUNGOVIAGGIO3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="400" /></a></div>
<div style="font-weight: normal;">
Andare<br />
FuoriRotta significa non accettare le regole che negano il viaggio e<br />
viaggiare potendo scegliere la propria direzione. Tra i viaggiatori<br />
impossibili vi sono tanto i migranti, alcuni di loro in fuga,<br />
bloccati dalle fortezze e dai muri di protezione dei Paesi più<br />
ricchi quanto i cittadini all’interno delle fortezze stesse<br />
schiacciati dalla crisi e dalle sue conseguenze.
</div>
<p><strong>Come<br />
spiegato sul sito <a href="http://www.fuorirotta.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.fuorirotta.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br />
, il progetto, ideato da Andrea Segre e dai suoi collaboratori, </strong>vuole<br />
suggerire la necessità di cambiare i destini di viaggiatori<br />
impossibili e di viaggiatori preconfezionati. Il mondo sembra diviso<br />
in queste due categorie: da una parte coloro a cui è negato il<br />
diritto al viaggio, dall’altro chi pur godendone non ne vive<br />
l’esperienza di conoscenza ma si affida a organizzazioni<br />
commerciali e omologanti che proteggono ma nello stesso tempo<br />
limitano l’esperienza stessa.</p>
<div style="font-weight: normal;">
Si<br />
tratta di un progetto che si articola in più linguaggi:<br />
cinema-documentario, diari, reportage, fotografia, comunicazione<br />
sociale.</div>
<p><strong>Il<br />
Kazakistan è </strong>il<br />
primo viaggio con cui è stato inaugurato il progetto FuoriRotta. Il<br />
viaggio sarà raccontato da un documentario che uscirà nel 2015. </p>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
Il sito<br />
ospita testimonianze scritte, video e sonore di viaggiatori<br />
FuoriRotta.</div>
<p><strong>I<br />
diari di Andrea Segre: i</strong>n contemporanea con l’uscita del documentario saranno<br />
pubblicati da Montura Editing i diari che il regista ha tenuto tra il<br />
1998 e il 2008 durante viaggi fuori rotta intorno alla fortezza<br />
europea: dall’Albania all’Iraq, dal Senegal alla Moldova, dalla<br />
Bosnia alla Tunisia. Durante questi viaggi Segre ha raccolto voci,<br />
progetti e sogni dei migranti per raccontarli nei documentari e<br />
sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica (italiana e non solo) sui temi<br />
legati alle migrazioni e alle politiche sbagliate intorno ad esse. </p>
<p></p>
<div style="font-weight: normal;">
Un<br />
progetto culturale, attivo, concreto e ricco per far circolare valori<br />
e tematiche, idee e proposte in nome del diritto alla vita, per<br />
tutti. </p>
<p>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2015/05/16/andrea-segre-e-il-progetto-fuorirotta/">Andrea Segre e il progetto FUORIROTTA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dire BASTA alle morti in mare con azioni concrete</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2015/05/03/dire-basta-alle-morti-in-mare-con/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2015 04:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per non lasciare cadere nel dimenticatoio il terribile naufragio nel Mediterraneo e affinchè non accadano più disgrazie del genere, vi proponiamo l&#8217;importante documento di Watch The Med, alarm phone. Ferries not Frontex! 10 points&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
non lasciare cadere nel dimenticatoio il terribile naufragio nel<br />
Mediterraneo e affinchè non accadano più disgrazie del genere, vi<br />
proponiamo l&#8217;importante documento di Watch The Med, alarm phone.
</div>
<p>
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="%253Amj1"></a><b>Ferries not Frontex! <br />10 points to<br />
really end the deaths of migrants at sea</b></p>
<p><i>On April<br />
20, the Joint Foreign and Home Affairs Council of the EU released a<br />
ten-​point action plan outlining their response to the recent<br />
deaths of migrants in the Mediterranean Sea. Many other proposals<br />
have also been made over the last few days. We are activists who have<br />
been involved in the struggles against the European border regime for<br />
several years and who have been in touch on a daily basis with<br />
hundreds of people who have crossed the Mediterranean through Watch<br />
The Med and the Alarm Phone project. Faced with the hypocrisy of the<br />
“solutions” that have been proposed so far, we feel compelled to<br />
undermine their falsity and attempt to open up an alternative space<br />
for reflection and action.</i></p>
<p>1. We are shocked and angered<br />
at the recent tragedies that have claimed at least 1200 lives in the<br />
Mediterranean Sea in the last week. We are shocked, although not<br />
surprised, by the unprecedented number of deaths in merely a few<br />
days. We are angered because we know that without a radical change<br />
these are just the first of many more deaths to come in 2015.</p>
<p>2.<br />
We are also angered because we know that what is proposed to us as a<br />
“solution” to this unbearable situation only amounts to more of<br />
the same: violence and death. The EU has called for the reinforcement<br />
of Frontex’ Triton mission. Frontex is a migration deterrence<br />
agency and Triton has been created with the clear mandate to protect<br />
borders, not to save lives.</p>
<p>3. However, even if saving lives<br />
was to be its core task, as it was the case for the<br />
military-​humanitarian operation Mare Nostrum in 2014, it is clear<br />
that this would not bring dying at sea to an end. Those who suggest a<br />
European Mare Nostrum should be reminded that even during its<br />
mission, the most grandiose rescue operation in the Mediterranean to<br />
date, more than 3.400 people died. Is this figure acceptable to the<br />
European public?</p>
<p>4. Others have called for an international<br />
military operation in Libya, a naval blockade or the further<br />
enlisting of African countries for the policing of their own land<br />
borders. The history of the last 20 years in the Mediterranean shows<br />
that stepping up the militarization of migration routes is only cause<br />
to more death. Each and every time a route into Europe has been<br />
blocked by new surveillance technologies and increasing policing,<br />
migrants have not stopped arriving. They have simply been forced to<br />
take longer and more dangerous routes. The recent deaths in the<br />
Central and Eastern Mediterranean are the result of the<br />
militarization of the Gibraltar Strait, of the Canary Islands, of the<br />
land border between Greece and Turkey, and of several land borders in<br />
the Sahara. The “successes” of Frontex mean death to thousands of<br />
people.</p>
<p>5. International organisations as well politicians<br />
from across the whole political spectrum have denounced smugglers as<br />
the main cause of death in the Mediterranean Sea. Several prominent<br />
politicians have compared the smuggling of migrants to the<br />
transatlantic slave trade. There seems no limit to hypocrisy: those<br />
who uphold the slave regime condemning the slave traders! We know<br />
very well that smugglers operating in the context of the Libyan civil<br />
war are often ruthless criminals. But we also know that the only<br />
reason why migrants have to resort to them is the European border<br />
regime. Smuggling networks would be history in no time if those who<br />
now die at sea could instead reach Europe legally. The visa regime<br />
that prevents them from doing so was introduced only 25 years ago.</p>
<p>6. Those who have called, once again, for the creation of<br />
asylum processing centres in Northern Africa should be reminded of<br />
two examples that are the most accurate examples of what these<br />
centres would actually mean. First, the Tunisian Choucha camp managed<br />
by the UNHCR, which abandoned those who sought refuge there from the<br />
Libyan conflict. Even those who were recognized as needing<br />
international protections were left behind in the Tunisian desert,<br />
often without any other choice than trying to cross the sea. Second,<br />
the creation by Australia of offshore processing centres on remote<br />
“prison-​islands”, which is now hailed by many as a role model<br />
for Europe, only shows how hideous the forceful confinement of asylum<br />
seekers can be. These “solutions” serve only to displace the<br />
violence of the European border regime away from the eyes of Western<br />
publics.</p>
<p>7.  Faced with this situation, what is to be done?<br />
Comrades and friends with whom we have shared common struggles in the<br />
past years have been calling for freedom of movement as the only<br />
viable response to this situation. We too make this demand ours, as<br />
it is the only one that has managed to open up a space of political<br />
imagination in an otherwise suffocating debate. Only unconditional<br />
legal access to the EU can end the death of migrants at sea. And yet<br />
we think that a general call for the freedom of movement is not<br />
enough in the current context. We want to consider the freedom of<br />
movement not as a distant utopia but as a practice – enacted by<br />
migrants on a daily basis often at the cost of their lives — that<br />
should guide our political struggles here and now.</p>
<p>8.  These<br />
are the reasons why we call for the institution of a humanitarian<br />
ferry, that should travel to Libya and evacuate as many people as<br />
possible. These people should be brought to Europe and granted<br />
unconditional protection in Europe, without undergoing an asylum<br />
process which has lost its original purpose to protect and has de<br />
facto become yet another tool of exclusion.</p>
<p>9.  Is the idea of<br />
a ferry unrealistic? In 2011, at the height of the Libyan civil war,<br />
humanitarian ferries evacuated thousands of stranded migrants from<br />
Misrata to Bengasi, overcoming obstacles such as shelling, constant<br />
fire and sea mines. This shows that even in the current volatile<br />
situation of Libya, considering such an action is possible. Moreover,<br />
ferries would certainly be immensely cheaper than the prospect of a<br />
massive rescue mission at sea and of any military solution.</p>
<p>10.<br />
 The only reality we know is that any solution short of this will<br />
continue to lead to more deaths at sea. We know that no process of<br />
externalisation of asylum procedures and border control, no amount of<br />
compliance with the legal obligations to rescue, no increase in<br />
surveillance and militarization will stop the mass dying at sea. In<br />
the immediate terms, all we need is legal access and ferries. Will<br />
the EU and international agencies be ready to take these steps, or<br />
will civil society have to do it for them?</p>
<p>The Alarm<br />
Phone<br />wtm-​alarm-​phone@​antira.​info</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quei ragazzi divorati in mezzo al mare dalla nostra indifferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2015 04:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Igiaba Scego&#160;&#160;&#160;&#160;(da Internazionale, 20-04-2015) &#160; &#160; Mio padre e mia madre sono venuti in Italia in aereo. Non hanno preso un barcone, ma un comodo aeroplano di linea. Negli anni settanta del secolo&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="JUSTIFY">
<em>di<br />
Igiaba Scego&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em><strong>(da Internazionale, 20-04-2015)</strong></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">

</div>
<div align="JUSTIFY">
&nbsp;</div>
<div align="JUSTIFY">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Mio<br />
padre e mia<br />
madre sono venuti in Italia in aereo.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Non<br />
hanno preso un barcone, ma un comodo aeroplano di linea.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Negli<br />
anni settanta del secolo scorso c’era, per chi veniva dal sud del<br />
mondo come i miei genitori, la possibilità di viaggiare come<br />
qualunque altro essere umano. Niente carrette, scafisti, naufragi,<br />
niente squali pronti a farti a pezzi. I miei genitori avevano perso<br />
tutti i loro averi in un giorno e mezzo. Il regime di Siad Barre, nel<br />
1969, aveva preso il controllo della Somalia e senza pensarci due<br />
volte mio padre e poi mia madre decisero di cercare rifugio in Italia<br />
per salvarsi la pelle e cominciare qui una nuova vita.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Mio<br />
padre era un uomo benestante, con una carriera politica alle spalle,<br />
ma dopo il colpo di stato non aveva nemmeno uno scellino in tasca.<br />
Gli avevano tolto tutto. Era diventato povero.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Oggi<br />
mio padre avrebbe dovuto prendere un barcone dalla Libia, perché<br />
dall’Africa se non sei dell’élite non c’è altro modo di<br />
venire in Europa. Ma gli anni settanta del secolo scorso erano<br />
diversi. Ho ricordi di genitori e parenti che andavano e venivano.<br />
Avevo alcuni cugini che lavoravano nelle piattaforme petrolifere in<br />
Libia e uno dei miei fratelli, Ibrahim, che studiava in quella che un<br />
tempo si chiamava Cecoslovacchia. Ricordo che Ibrahim a volte si<br />
caricava di jeans comprati nei mercati rionali in Italia e li vendeva<br />
sottobanco a Praga per mantenersi agli studi. Poi passava di nuovo da<br />
noi a Roma e quando era chiusa l’università tornava in Somalia,<br />
dove parte della famiglia aveva continuato a vivere nonostante la<br />
dittatura.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Se<br />
dovessi disegnare i viaggi di mio fratello Ibrahim su un foglio farei<br />
un mucchio di scarabocchi. Linee che uniscono Mogadiscio a Praga<br />
passando per Roma, alle quali dovrei aggiungere però delle<br />
deviazioni, delle curve. Mio fratello infatti aveva una moglie<br />
iraniana e viaggiavano insieme. Quindi c’era anche Teheran nel loro<br />
orizzonte e tanti luoghi in cui sono stati ma che ora non ricordo con<br />
precisione.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Mio<br />
fratello, da somalo, poteva spostarsi. Come qualsiasi ragazzo o<br />
ragazza europea. Se dovessi disegnare i viaggi di un Marco che vive a<br />
Venezia o di una Charlotte che vive a Düsseldorf dovrei fare uno<br />
scarabocchio più fitto di quello che ho fatto per mio fratello<br />
Ibrahim. Ed ecco che dovrei disegnare le gite scolastiche, quella<br />
volta che il suo gruppo musicale preferito ha suonato a Londra, le<br />
partite di calcio del Manchester United, poi le vacanze a Parigi con<br />
la ragazza o il ragazzo, le visite al fratello più grande che si è<br />
trasferito in Norvegia a lavorare. E poi non vai una volta a vedere<br />
New York e l’Empire State Building?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Per<br />
un europeo i viaggi sono una costellazione e i mezzi di trasporto<br />
cambiano secondo l’esigenza: si prende il treno, l’aereo, la<br />
macchina, la nave da crociera e c’è chi decide di girare l’Olanda<br />
in bicicletta. Le possibilità sono infinite. Lo erano anche per<br />
Ibrahim, nonostante la cortina di ferro, anche nel 1970. Certo non<br />
poteva andare ovunque. Ma c’era la possibilità di viaggiare anche<br />
per lui con un sistema di visti che non considerava il passaporto<br />
somalo come carta igienica.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Oggi<br />
invece per chi viene dal sud del mondo il viaggio è una linea retta.<br />
Una linea che ti costringe ad andare avanti e mai indietro. Si deve<br />
raggiungere la meta come nel rugby. Non ci sono visti, non ci sono<br />
corridoi umanitari, sono affari tuoi se nel tuo paese c’è la<br />
dittatura o c’è una guerra, l’Europa non ti guarda in faccia,<br />
sei solo una seccatura. Ed ecco che da Mogadiscio, da Kabul, da<br />
Damasco l’unica possibilità è di andare avanti, passo dopo passo,<br />
inesorabilmente, inevitabilmente.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Una<br />
linea retta in cui, ormai lo sappiamo, si incontra di tutto:<br />
scafisti, schiavisti, poliziotti corrotti, terroristi, stupratori.<br />
Sei alla mercé di un destino nefasto che ti condanna per la tua<br />
geografia e non per qualcosa che hai commesso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Viaggiare<br />
è un diritto esclusivo del nord, di questo occidente sempre più<br />
isolato e sordo. Se sei nato dalla parte sbagliata del globo niente<br />
ti sarà concesso. Oggi mentre riflettevo sull’ennesima strage nel<br />
canale di Sicilia, in questo Mediterraneo che ormai è in<br />
putrefazione per i troppi cadaveri che contiene, mi chiedevo ad alta<br />
voce quando è cominciato questo incubo, e guardando la mia amica<br />
giornalista-scrittrice Katia Ippaso ci siamo chieste perché non ce<br />
ne siamo rese conto.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
È<br />
dal 1988 che si muore così nel Mediterraneo. Dal 1988 donne e uomini<br />
vengono inghiottiti dalle acque. Un anno dopo a Berlino sarebbe<br />
caduto il muro, eravamo felici e quasi non ci siamo accorti di<br />
quell’altro muro che pian piano cresceva nelle acque del nostro<br />
mare.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Ho<br />
capito quello che stava succedendo solo nel 2003. Lavoravo in un<br />
negozio di dischi. Erano stati trovati nel canale di Sicilia 13<br />
corpi. Erano 13 ragazzi somali che scappavano dalla guerra scoppiata<br />
nel 1990 e che si stava mangiando il paese. Quel numero ci sembrò<br />
subito un monito. Ricordo che la città di Roma si strinse alla<br />
comunità somala e venne celebrato a piazza del Campidoglio dal<br />
sindaco di allora, Walter Veltroni, un funerale laico. Una comunità<br />
divisa dall’odio clanico quel giorno, era un giorno nuvoloso di<br />
ottobre, si ritrovò unita intorno a quei corpi. Piangevano i somali<br />
accorsi in quella piazza, piangevano i romani che sentivano quel<br />
dolore come proprio.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Ora<br />
è tutto diverso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Potrei<br />
dire che c’è solo indifferenza in giro.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Ma<br />
temo che ci sia qualcosa di più atroce che ci ha divorato l’anima.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
L’ho<br />
sperimentato sulla mia pelle quest’estate ad Hargeisa, una città<br />
nel nord della Somalia.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Una<br />
signora molto dignitosa mi ha confessato, quasi con vergogna, che suo<br />
nipote era morto facendo il tahrib, ovvero il viaggio verso l’Europa.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
“Se<br />
l’è mangiato la barca”, mi ha detto. La signora era sconsolata e<br />
mi continuava a ripetere: “Quando partono i ragazzi non ci dicono<br />
niente. Io quella sera gli avevo preparato la cena, non l’ha mai<br />
mangiata”. Da quel giorno spesso sogno barche con i denti che<br />
afferrano i ragazzi per le caviglie e li divorano come un tempo Crono<br />
faceva con i suoi figli. Sogno quella barca, quei denti enormi,<br />
grossi come zanne di elefante. Mi sento impotente. Anzi, peggio: mi<br />
sento un’assassina perché il continente, l’Europa, di cui sono<br />
cittadina non sta alzando un dito per costruire una politica comune<br />
che affronti queste tragedie del mare in modo sistematico.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Anche<br />
la parola “tragedia” forse è fuori luogo, ormai dopo venticinque<br />
anni possiamo parlare di omicidio colposo e non più di tragedie;<br />
soprattutto ora dopo il blocco da parte dell’Unione Europea<br />
dell’operazione Mare Nostrum. Una scelta precisa del nostro<br />
continente che ha deciso di controllare i confini e di ignorare le<br />
vite umane.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY">
Nessuno<br />
di noi è sceso in piazza per chiedere che Mare Nostrum fosse<br />
ripresa. Non abbiamo chiesto una soluzione strutturale del problema.<br />
Siamo colpevoli quanto i nostri governi. Non<br />
a caso Enrico Calamai, ex viceconsole in Argentina ai tempi della<br />
dittatura, l’uomo che salvò molte persone dalle grinfie del regime<br />
di Videla, sui migranti che muoiono nel Mediterraneo ha detto: “Sono<br />
i nuovi desaparecidos. E il riferimento non è retorico e nemmeno<br />
polemico, è tecnico e fattuale perché la desaparición è una<br />
modalità di sterminio di massa, gestita in modo che l’opinione<br />
pubblica non riesca a prenderne coscienza, o possa almeno dire di non<br />
sapere”.</div>
<p></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Politiche migratorie: gli errori fatali dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2015 06:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cari lettori, oggi vi proponiamo il video dell&#8217;incontro che l&#8217;Associazione per i Diritti Umani ha organizzato con l&#8217;Avv. Alessandra Ballerini e Edda Pando sui temi delle migrazioni. Siamo partiti dal saggio intitolato Storie di&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cari<br />
lettori, oggi vi proponiamo il video dell&#8217;incontro che l&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani ha organizzato con l&#8217;Avv. Alessandra Ballerini e<br />
Edda Pando sui temi delle migrazioni. Siamo partiti dal saggio<br />
intitolato <i>Storie di<br />
migranti e di altri esclusi</i>,<br />
per le edizioni Melampo, per approfondire quali sono i problemi, le<br />
falle e le scelte sbagliate, in termini di politiche migratorie, che<br />
hanno portato anche all&#8217;ultimo naufragio nel Mediterraneo in cui<br />
hanno perso la vita tanti, troppi migranti. Anche bambini. </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/bZZoTQxssr4/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.youtube.com/embed/bZZoTQxssr4?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;Associazione<br />
per i Diritti Umani organizza e conduce questi incontri anche nelle<br />
scuole medie inferiori e superiori e nelle università.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
informazioni, scrivere a: peridirittiumani.com</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Confessioni di un trafficante di uomini: cosa c&#8217;è dietro agli sbarchi e ai naufragi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2015 03:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ancora una triste, tragica occasione per parlare di politiche migratorie errate. Ripubblichiamo la nostra intervista a Paolo Musumeci, autore dell&#8217;inchiesta e del libro intiolato “Confessione di un trafficante di uomini”, per Chiarelettere. Confessioni di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ancora<br />
 una triste, tragica occasione per parlare di politiche migratorie<br />
 errate. Ripubblichiamo la nostra intervista a Paolo Musumeci, autore<br />
 dell&#8217;inchiesta e del libro intiolato “Confessione di un<br />
 trafficante di uomini”, per Chiarelettere.</div>
</div>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;"></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="400" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="253" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/04/images-20.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><br />
 </a></p>
<p>Confessioni di un trafficante<br />
 di uomini è il titolo di un libro-inchiesta (edito da<br />
 Chiarelettere) in cui gli autori, Andrea Di Nicola e Giampaolo<br />
 Musumeci, hanno percorso le principali vie dell’immigrazione<br />
 clandestina, dall’Europa dell’Est fino ai paesi che si<br />
 affacciano sul Mediterraneo per scoprire cosa e chi dirige i viaggi<br />
 della “speranza” di tutti quei migranti che sono costretti ad<br />
 abbandonare i propri luoghi d&#8217;origine: si racconta di soldi, di un<br />
 network di trafficanti, di una vera e propria organizzazione<br />
 criminale. La testimonianza dei protagonisti conduce il lettore in<br />
 un mondo parallelo che nessuno conosce, nemmeno le istituzioni. O<br />
 forse sì. </p>
<p>Come siete<br />
 riusciti a reperire il materiale per questo libro-inchiesta?</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
 stato un lavoro di due anni e mezzo che ha fatto tesoro anche degli<br />
 anni precedenti. Gli anni precedenti miei, perchè dal 2006 ho<br />
 lavorato sulle rotte dei migranti come fotografo; Andrea Di Nicola,<br />
 che è criminologo, studia il traffico di persone.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci<br />
 occupiamo di <i>snubbing </i>che<br />
 <i>&#8211; </i>a<br />
 differenza del <i>trafficking</i><br />
 che<br />
 rieccheggia il termine “tratta” &#8211; sarebbe il “contrabbando”<br />
 di persone: lo scafista, dietro pagamento, mi consente di passare le<br />
 frontiere irregolarmente. Abbiamo lavorato su due binari: quello<br />
 giudiziario (studio di atti processuali e interviste in carcere ad<br />
 alcuni scafisti) e poi il viaggio (in Italia, Francia, Egitto,<br />
 Tunisia, Libia) per incontrare trafficanti a piede libero. Ci siamo<br />
 presentati come giornalisti e non è stato facile perchè non è<br />
 facile far parlare un criminale; il criminale ti racconta la SUA<br />
 storia, la SUA verità, ma resta valida come testimonianza. E&#8217;<br />
 comunque la prima volta che si indaga in questo mondo nascosto.
 </div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
 avviene il “contatto” tra migranti e trafficanti?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
E&#8217;<br />
 molto semplice: noi, nel libro, utilizziamo la metafora dell&#8217;agenzia<br />
 di viaggi. Un trafficante che abbiamo incontrato in Egitto ha una<br />
 rete commerciale, una serie di agenti, di ragazzi “svegli, ma non<br />
 troppo”, come dice lui. Devono, cioè, essere efficienti, ma non<br />
 devono fare domande. Questi ragazzi intercettano la domanda di<br />
 emigrazione, poi mettono in contatto le persone con il trafficante<br />
 il quale le fa passare tra Egitto e Libia e li mette nelle mani dei<br />
 libici che li fanno salire sui barconi. Lui è un collettore, ha la<br />
 sua forza vendita sul territorio: in ogni villaggio ha un suo uomo<br />
 e, quando uno di loro chiama perchè ci sono persone pronte a<br />
 partire, inizia ad organizzare la macchina o il furgone. Quando ne<br />
 ha 5, 10, 20 si mette d&#8217;accordo con i colleghi che stanno sulla<br />
 frontiera tra Egitto e Libia, corrompe eventualmente le polizie e fa<br />
 arrivare i migranti ai porti.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
 trafficanti sono imprenditori senza scrupoli e con grandissime<br />
 abilità. Il Mediterraneo vale centinaia di migliaia di euro per<br />
 queste organizzazioni e noi dobbiamo capire questo per comprendere<br />
 l&#8217;entità del problema e prendere le decisioni corrette: arrestare<br />
 cento scafisti non serve a niente perchè la rete non viene<br />
 smantellata. Anche il pattugliamento e la chiusura delle frontiere<br />
 non serve a nulla perchè i trafficanti fatturano anche di più in<br />
 quanto la rotta diventa più lunga e i migranti pagano di più.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
 fanno i trafficanti a sfuggire ai controlli? Si può parlare di una<br />
 vera e propria mafia?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 termine “mafia” è molto usato dai migranti stessi: due anni fa<br />
 ero al confine tra Grecia e Turchia per fare un servizio su Frontex<br />
 e i migranti mi dicevano: “Do you know mafia?, Do you know<br />
 agent?”, gli agenti, la mafia per loro sono i trafficanti. In<br />
 realtà non ha niente a che vedere con la mafia nostrana, nel senso<br />
 che non c&#8217;è una cupola, una regia unica, ma sono tante<br />
 organizzazioni transnazionali, sono tante reti.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
 grosso trafficante, a Il Cairo, ci ha detto che non c&#8217;è un leader,<br />
 uno più bravo degli altri, ma che sono in tanti e che si aiutano<br />
 tra di loro. Uno scafista, invece, ci ha detto che loro sono i<br />
 “facebook” dei trafficanti, tanti nodi di una rete e, a volte, i<br />
 rapporti sono di natura tribale, a volta di natura amicale&#8230;Il<br />
 nostro tentativo è stato quello di rifare la “filiera” a<br />
 ritroso, per andare alla fonte.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
I<br />
 trafficanti riescono sempre a sfuggire ai controlli. Quando un<br />
 trafficante è di base a Karthoum, come fa un poliziotto italiano ad<br />
 intercettare il suo telefono? Con quale banda armata parliamo in<br />
 Libia, se vogliamo arrestare qualcuno? Sono tante reti, sono troppi<br />
 e non c&#8217;è collaborazione a livello internazionale, alcuni Paesi non<br />
 collaborano. Lo scafista è il pesce piccolo ed è<br />
 rimpiazzabilissimo. Molti scafisti non sanno nemmeno per chi<br />
 lavorano e alcuni grossi trafficanti subappaltano il viaggio dei<br />
 migranti.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Cosa<br />
 occorerrebbe, a livello di politica italiana e internazionale, per<br />
 bloccare il traffico di persone?</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Parlo<br />
 anche a nome di Andrea perchè la pensiamo allo stesso modo. E&#8217;<br />
 impensabile che dei richiedenti asilo si mettano nelle mani dei<br />
 trafficanti. Si potrebbe pensare, per esempio, a un cordone<br />
 umanitario, oppure si potrebbero usare i traghetti di linea o le<br />
 navi da crociera perchè il viaggio costerebbe anche meno (questa è<br />
 una proposta fatta da un vescovo&#8230;).
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
 capito che la chiusura delle frontiere europee serve solo ad<br />
 alimentare il traffico: potrebbe, invece, funzionare il dialogo tra<br />
 Paesi per cui, se io so che c&#8217;è un grosso trafficante turco, devo<br />
 poter parlare con le autorità turche&#8230;So che qualcosa in questo<br />
 senso si sta muovendo perchè un magistrato con cui abbiamo parlato,<br />
 era a Istanbul un paio di mesi fa e stava cercando di rafforzare la<br />
 cooperazione internazionale con quel Paese.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ricordiamoci<br />
 anche che l&#8217;immigrazione è la più formidabile leva politica che ci<br />
 possa essere, uno dei temi più strumentalizzati: forse l&#8217;Europa non<br />
 fa abbastanza nella prima accoglienza, però la Germania, la<br />
 Norvegia, l&#8217;Inghilterra accettano la maggior parte delle richieste<br />
 di asilo. I migranti non rimangono da noi, quindi non si deve<br />
 gridare all&#8217;emergenza perchè questa è la barzelletta italiana.<br />
 Oltretutto, non esiste solo Lampedusa in Italia: la maggior parte<br />
 dei migranti arriva a Fiumicino con un passaporto falso oppure<br />
 passano da Trieste, dalla rotta balcanica.
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 nostro libro serve proprio a cambiare la prospettiva: quello del<br />
 traffico di persone non è un affare improvvisato, ma è<br />
 un&#8217;organizzazione enorme che ricicla denaro e l&#8217;Europa sta mettendo<br />
 in atto risorse che non sono adeguate.
 </div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Nuovi desaparecidos: Stragi di migranti e richiedenti asilo – un quadro generale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2015 06:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Enrico Calamai, Portavoce del Comitato Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos L’inizio del 2014 è stato segnato, anche a livello mediatico, dall’operazione Mare Nostrum, avviata dalla Marina Militare italiana dopo la strage&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Enrico Calamai, Portavoce del Comitato Verità e Giustizia per i<br />
nuovi desaparecidos</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’inizio<br />
del 2014 è stato  segnato, anche a livello mediatico,<br />
dall’operazione Mare Nostrum, avviata dalla Marina Militare<br />
italiana dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 (366 morti e<br />
20 dispersi, numero, quest’ultimo, per necessità di cose<br />
approssimativo) e interrotta  il 1 novembre 2014, con un saldo<br />
ufficiale di 167mila vite salvate, cui sono da aggiungere, per<br />
completezza di informazione, i 3600 morti di cui si è avuta notizia<br />
e che hanno attribuito al Mediterraneo il poco invidiabile primato di<br />
 area di confine a più alto tasso di mortalità nel mondo.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Alla<br />
luce dell’entità di tali cifre, appare ipotizzabile che la stima<br />
di ventimila morti nei vent’anni antecedenti i Mare Nostrum, di cui<br />
si è parlato finora,  possa costituire una approssimazione<br />
eccessivamente per difetto. Tanto più che ad essa andrebbero sommate<br />
le morti  avvenute nei Paesi di transito fino alle sponde africane<br />
del Mediterraneo, di cui poco o nulla si sa.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
2014 è stato anche l’anno in cui ci siamo costituiti in Comitato<br />
“Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos”, una piccola<br />
realtà associativa aperta a familiari delle vittime, giuristi,<br />
giornalisti ed esponenti della società civile, che si propone come<br />
obiettivo primario di porre al più presto fine alle stragi di<br />
migranti e richiedenti asilo.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Arrivati<br />
a fine anno, appare opportuno tentare di tracciare un primo quadro<br />
sia della problematica in generale, che della nostra neonata<br />
attività.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol>
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Breve<br />
 introduzione</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Negli<br />
ultimi settant’anni  la comunità degli Stati ha elaborato un<br />
corpus giuridico in materia di promozione e  tutela dei diritti<br />
umani, che è andato acquistando peso sempre maggiore nell’ambito<br />
del diritto internazionale. Gli stessi  Stati continuano tuttavia a<br />
calpestarli, sia a livello di politica interna,  nel loro elefantiaco<br />
funzionamento  quotidiano, che nel loro operare a livello di politica<br />
estera, con criteri ancora riconducibili alla <i>realpolitik</i>.</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ciò<br />
vale anche per le cosiddette democrazie avanzate del mondo<br />
occidentale e, in particolare,  per l’Italia. E’ quanto accade,<br />
da troppo ormai, nei confronti di richiedenti asilo e migranti che,<br />
non dimentichiamolo, hanno anch’essi pieno titolo  al rispetto dei<br />
loro diritti fondamentali e, soprattutto, del diritto alla vita.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Furono<br />
gli albanesi, che continuavano a sbarcare a ondate in un’Italia che<br />
ritenevano ospitale perché democratica e ricca, i primi a subire<br />
increduli quel mix di astuzia,  pregiudizio e violenza, anche<br />
mediatica, che sarebbe culminato nell’affondamento di un loro<br />
barcone, con tutto il carico di umanità dolente, ad opera di una<br />
nave della nostra Marina Militare.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
sarebbe cominciata ad arrivare  dal sud del mondo,  a partire dalla<br />
sponda africana del Mediterraneo, mentre Bush senior vagheggiava di<br />
un nuovo ordine mondiale,  la spinta che continuamente si rinnova e<br />
ancora spaventa l’Europa opulenta del nuovo millennio e l’Occidente<u><br />
</u>in<br />
generale.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di un portato strutturale del neoliberismo, ormai imposto a<br />
scala mondiale e caratterizzato dall’asimmetria,<br />
scientificotecnologica in primo luogo, ma di conseguenza anche<br />
militare, economica e culturale, in cui la guerra è tornata a essere<br />
strumento praticabile e praticato,  anche da parte di Stati la cui<br />
costituzione la ripudia.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta dei danni collaterali di un contesto mondiale in cui le<br />
risorse dei paesi che non si dimostrano in grado di difendere la<br />
propria sovranità, specie il petrolio, ma domani, chissà, forse<br />
anche l’acqua, vengono accaparrate da una parte di gran lunga<br />
minoritaria della popolazione mondiale, per mantenere livelli di<br />
vita, inquinamento e spreco, cui si accompagnano nel resto del mondo<br />
miseria estrema, disastri ecologici, guerre, proliferazione nucleare<br />
e degli armamenti in genere, migrazioni di massa e terrorismo.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
interventi in Afghanistan e Iraq, in Libia,  Mali e anche quello<br />
attraverso l’opposizione in Siria, senza il quale forse l’ISIS<br />
non sarebbe esistito, sono  tasselli da mettere insieme. Ne sono<br />
conseguenza diretta i<br />
disperati che da mille rotte diverse puntano verso il Mediterraneo.</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol start="2">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>I<br />
 macrosoggetti</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
  La<br />
NATO, al punto 24 del Concetto Strategico del 1999, constatava che<br />
”&nbsp;<i>I<br />
movimenti incontrollati di un gran numero di persone, in particolare<br />
come conseguenza di conflitti armati, possono anche porre problemi<br />
per la sicurezza e la stabilità, che colpiscano l’Alleanza.”<br />
</i>Detto<br />
diversamente, per la più potente alleanza militare al mondo, il<br />
fenomeno va considerato in sé e per sé, senza risalire alle sue<br />
cause. Inutile aggiungere che, in termini militari, qualunque<br />
fenomeno comportante problemi di sicurezza vada eliminato.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Analogo<br />
il modo di ragionare dell’Unione europea, quando include la<br />
cosiddetta immigrazione irregolare nell’elencazione dei pericoli<br />
cui<br />
l’Unione Europea ritiene di dover far fronte con la Politica di<br />
Sicurezza e Difesa Comune, mettendola alla pari con terrorismo,<br />
proliferazione delle armi di distruzione di massa, cyber war, etc.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Eppure,<br />
checché sostengano questi giganti della scena mondiale, la costanza<br />
della ragione ci evidenzia che non<br />
siamo in presenza di un’invasione di forze ostili, bensì di un<br />
afflusso di gruppi vulnerabili e bisognosi di protezione,<br />
assolutamente normale nella storia e addirittura codificato dal<br />
diritto internazionale consuetudinario, con norme che adesso si vuole<br />
nei fatti cancellare. Un afflusso che, va aggiunto, può dimostrarsi<br />
destabilizzante soltanto nel contesto neoliberista di una spesa<br />
pubblica in materia sociale, che continua a venir implacabilmente<br />
decurtata  malgrado l’arrivo di nuovi possibili fruitori.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<ol start="3">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Il<br />
 modus operandi</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
ci può sorprendere che dalle due premesse sopra riportate derivi una<br />
trattazione sicuritaria se non <i>manu<br />
militari</i><br />
del problema, nell’ambito del sistema difensivo integrato che i<br />
singoli Stati appartenenti all’Ue e/o alla NATO sono chiamati a<br />
realizzare.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Né<br />
può meravigliarci che ognuno degli Stati membri vi si sia adeguato,<br />
specie in una congiuntura caratterizzata da venti di guerra in Medio<br />
Oriente e ai confini dell’ex Unione Sovietica, mediante norme in<br />
materia di immigrazione, di difesa delle frontiere e delle acque<br />
territoriali, di accordi bilaterali con gli Stati della sponda<br />
africana del Mediterraneo per l’esternalizzazione delle attività<br />
di pattugliamento e controllo, di operazioni affidate alle forze<br />
armate e di sicurezza.</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema sta nelle ricadute che l’insieme di tali attività,<br />
commissive, omissive o permissive,  comporta per i non cittadini<br />
dell’Unione, quando a realizzarle di concerto è la totalità dei<br />
soggetti presenti a livello  regionale. Stiamo parlando dell’<br />
operato  degli Stati europei, della stessa Unione Europea e della<br />
stessa NATO, da una parte, degli Stati  africani di attraversamento e<br />
mediterranei, dall’altra.  E, per contro, della difficoltà a<br />
comprendere la portata del problema  complessivo,  da parte di<br />
un’opinione pubblica europea, frammentata dalle paratie derivanti<br />
da media tuttora nazionali.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Stiamo<br />
parlando di  un combinato disposto  che ha fatto del Mediterraneo e<br />
dello stesso deserto che ormai possiamo considerare come gravitante<br />
intorno, un immenso vallo, non dissimile nella sostanza  alla terra<br />
di nessuno che divideva le opposte trincee del fronte durante la I<br />
guerra mondiale,  protetto da filo spinato, mine e spuntoni di ferro,<br />
 per massimizzare il numero dei morti ad ogni tentativo di<br />
attraversamento.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
O,<br />
se si preferisce, un tritacarne giuridico, dato che é lo sbarramento<br />
di ogni via d’uscita legale a mettere questi disperati  alla mercé<br />
dei predoni che in Sudan danno la caccia agli eritrei in fuga da una<br />
delle dittature più feroci al mondo, per estorcere riscatti di ogni<br />
tipo, compreso l’espianto degli organi, o delle milizie che in<br />
Libia  utilizzano  i corpi  di richiedenti asilo e migranti per lo<br />
sminamento,  è tutto questo a ridurli a <i>res<br />
nullius</i>,<br />
non diversamente dagli ebrei nell’Europa occupata dai nazifascisti,<br />
mettendoli  infine  in mano agli scafisti, se e quando riescono ad<br />
arrivare al Mediterraneo. Anzi è tutto questo a produrre il lavoro<br />
sporco di predoni, milizie e scafisti, certi, a differenza dei pirati<br />
somali, di agire in sintonia con la volontà politica occidentale e<br />
di poter quindi contare sull’impunità.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
non basta. E’ estremamente improbabile che un barcone possa<br />
sfuggire ai controlli incrociati continuamente in atto da parte di<br />
aerei,  droni, satelliti, elicotteri, sofisticate apparecchiature<br />
radar , ecc. e che lo stesso accada per i gruppi che si avventurano<br />
nella traversata del deserto nella speranza di raggiungere  il<br />
Mediterraneo. Non mancano testimonianze ad avvalorare l’ipotesi<br />
che i medesimi vengano inquadrati, seguiti fin dall’inizio e<br />
lasciati a percorrere fino in fondo il loro calvario,  nell’ambito<br />
di una strategia di deterrenza finalizzata a minimizzarne il numero,<br />
nell’impossibilità di sradicare del tutto il fenomeno. Non mancano<br />
testimonianze su gravissime omissioni di soccorso che di certo<br />
costituiscono un illecito internazionale.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol start="4">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>La<br />
 strategia</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
problema<u><br />
</u>è che<br />
per ognuno che muore, ma forse sarebbe meglio dire che facciamo<br />
morire,  tantissimi altri continuano a tentare di arrivare, costretti<br />
alla<b><br />
</b>fuga<br />
come sono da bombardamenti,  dittature, terrorismo, catastrofi<br />
ecologiche e miseria estrema e crisi troppo spesso da noi stessi<br />
provocate. E allora,  ecco che la frontiera viene sempre più<br />
esternalizzata e  il fronte  spinto sempre più in là,  ecco che<br />
aumentano le possibilità di lucro da parte della criminalità<br />
organizzata, in una  terra di nessuno  sempre più estesa e<br />
perfezionata, fino a renderli impercettibili nella tragedia del loro<br />
respingimento, dispersi nell’ambiente, impensabili e inesistenti<br />
perché <i>quod<br />
non est in actis, non est in mundo</i>.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Sono,<br />
in una parola, i nuovi desaparecidos, e il riferimento non è<br />
retorico e nemmeno polemico, è tecnico e  fattuale perché la<br />
desaparición è una modalità di sterminio di massa, gestita nel<br />
cono d’ombra di un sistema mediatico ormai prevalentemente<br />
iconografico, in cui si dà per scontato che tutto ciò che esiste<br />
viene rappresentato e ciò che non viene rappresentato non esiste, in<br />
maniera che  l’opinione pubblica non riesca a prenderne coscienza,<br />
o possa almeno dire di non sapere.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
la segretezza con cui era stata programmata e avviata, la Soluzione<br />
Finale ne è stata l’antesignana, mentre la strategia dei militari<br />
argentini ne rappresenta il più recente esempio di successo<br />
nell’eliminazione fisica di un gruppo politico d’intralcio al<br />
neoliberismo. Scaturisce direttamente dal cuore di tenebra del mondo<br />
occidentale l’attuale  inconfessabile ecatombe di coloro che, per<br />
chi ci governa, altro non sono che  <i>Untermensch,</i>.</p>
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol start="5">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Mare<br />
 Nostrum</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Vale<br />
la pena soffermarsi un momento sul rapporto visibità/invisibilità.<br />
La strage di Lampedusa dell’ottobre 2013, non fu la prima né sarà<br />
presumibilmente l’ultima di tale portata.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Essa<br />
tuttavia riuscì a bucare lo schermo dell’indifferenza mediatica e<br />
con lo scalpore sollevato costrinse le autorità italiane e quelle di<br />
Bruxelles a recarsi sul posto, a vedere di persona la mostruosità<br />
implicita in un simile spiegamento di bare, a farsi vedere mentre<br />
vedevano e a non poter più pretendere di ignorare. La<br />
deresponsabilizzazione poteva a quel punto essere assicurata soltanto<br />
mediante un altrettanto percettibile agire in senso opposto.  Ne<br />
conseguì l’avviamento di Mare Nostrum, che pur con tutti limiti<br />
inerenti un’operazione che agisce a valle delle scelte politiche<br />
che causano il problema,  ha ridato dignità alla Marina Militare<br />
italiana, permettendole  di salvare ben 167 mila vite umane in un<br />
anno.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
almeno è la cifra ufficiale, ed è da capogiro. Soprattutto pone<br />
l’ineludibile problema di quante saranno le morti che dobbiamo<br />
aspettarci a partire dalla fine di Mare Nostrum. Come noto, infatti,<br />
a un anno dalla tragedia di Lampedusa il Governo italiano lo ha<br />
cancellato, con decisione imposta malgrado il contrario avviso a più<br />
riprese espresso dalla nostra Marina Militare e motivata con asserite<br />
esigenze di bilancio, come se fosse lecito porre un prezzo alle vite<br />
umane.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
decisione  sembra  rispondere a preoccupazioni elettorali del<br />
Ministro Alfano, oltre a  venire incontro alle ragioni cinicamente<br />
espresse alla Camera dei Lords dal Sottosegretario UK Mrs Joyce<br />
Anelay, secondo la quale i salvataggi vanno bloccati perché<br />
sortiscono l’effetto di incoraggiare altre partenze. Ma<br />
soprattutto, a un anno delle morti di Lampedusa, tale decisione<br />
sembra fare affidamento sul prevalere dell’indifferenza<br />
nell’opinione pubblica, assuefatta alla sinusoide delle stragi da<br />
un’informazione emozionale quanto ondivaga,  e sulla conseguente<br />
possibilità di lasciar ormai silenziosamente rientrare il problema<br />
nell’invisibilità.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ben<br />
altra cosa sarà l’operato di Frontex e Tryton,  che rappresentano<br />
il ritorno a misure di polizia, non di salvataggio,  mentre gli<br />
interventi della nostra Marina Militare potranno aver luogo soltanto<br />
dopo esser stata ricevuta la segnalazione di natante in avaria,<br />
anziché con la tempestività resa finora possibile dalle<br />
perlustrazioni sistematicamente effettuate anche fuori dalle nostra<br />
acque territoriali.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Un’ultima<br />
considerazione va fatta circa l’aspetto finanziario del problema,<br />
anche se il problema non è finanziario bensì politico e prima<br />
ancora etico.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
costo di Mare Nostrum ha oscillato tra i 9 e i 10 milioni di euro al<br />
mese, per un totale annuo quindi non superiore ai 120 milioni,<br />
presumibilmente sostenuti peraltro dalla Marina Militare con fondi<br />
fatti gravare sul proprio bilancio, mentre l’Italia ha ricevuto<br />
dall’Ue la cifra di 286 milioni circa per il 2014, come contributo<br />
per le spese sostenute per l’assistenza ai profughi.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Tutt’altro<br />
discorso andrebbe fatto per  la modalità con cui questa cifra è<br />
stata spesa, alla luce anche del recente scandalo sui rapporti tra<br />
criminalità organizzata e politica per la gestione di questi fondi.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol start="6">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>La<br />
 diplomazia italiana </u>
 </div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’Italia<br />
appare adoperarsi a un disegno politico  finalizzato a ridurre il<br />
numero non delle morti di migranti e richiedenti asilo in generale,<br />
ma di quelle che, avendo luogo nel Mediterraneo, possono costituire<br />
una turbativa per l’opinione pubblica.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
novembre scorso, mentre Mare Nostrum chiudeva e quando era ormai<br />
chiaro che la Libia da noi liberata non era più in grado di svolgere<br />
il lavoro sporco di bloccare  un esodo che ha assunto proporzioni<br />
bibliche, aveva luogo a Roma un incontro a livello ministeriale del<br />
cosiddetto Processo di Khartoum, promosso dall’Italia in quanto<br />
presidente Ue, con governi disparati come  quello dell’Etiopia,<br />
lacerata da movimenti indipendentisti, come quello somalo, che a mala<br />
pena riesce a controllare il palazzo presidenziale,  come il regime<br />
eritreo, notoriamente uno dei più feroci  al mondo, o il Sudan, il<br />
cui presidente Bashir ha il dubbio onore di un mandato di cattura<br />
dalla Corte Penale Internazionale.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Obiettivo<br />
dichiarato di questo  processo è la gestione di quelli che vengono<br />
definiti flussi migratori , e che tali non sono, visto che di<br />
rifugiati e richiedenti asilo prevalentemente si tratta. D’altronde,<br />
l’unico vero motivo di convergenza può consistere nel<br />
puntellamento di questi regimi in funzione di baluardo contro il<br />
fondamentalismo islamico (obiettivo  perseguibile anche in altri<br />
modi), aiutandoli a  porre definitivamente fine alle ondate di<br />
disperati in fuga,  che hanno raggiunto un’entità tale da mettere<br />
a rischio la loro stabilità interna e, secondo la valutazione delle<br />
nostre autorità, anche quella dei Paesi verso cui si dirigono per<br />
chiedere l’asilo politico: Italia ed Ue. Evitare che partano,<br />
evitare che arrivino, evitare che si veda e sappia ciò che accade in<br />
scenari sempre più lontani dalle nostre oasi di benessere, renderli<br />
sempre più impercettibili per la nostra opinione pubblica, sempre<br />
più inesistenti nel sistema mediatico mondiale.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
E,<br />
con ciò, chiudere in una manovra a tenaglia il disegno  già avviato<br />
con il Processo di Rabat, cui fanno capo gli Stati della costa<br />
atlantica dell’Africa, neanche essi particolarmente democratici:<br />
non lasciare più a  predoni, milizie o criminalità organizzata in<br />
generale il lavoro sporco di bloccare i disperati alla ricerca di vie<br />
di fuga verso libertà, democrazia e dignità, affidandolo<br />
direttamente a governi che si suppone vi provvedano con maggior<br />
efficienza, anche perché potranno contare  sulla nostra complicità<br />
e sul nostro supporto.
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
tratta di un progetto politico che presenta inquietanti analogie con<br />
il Piano Condor,  attuato in America Latina, negli anni ’70 del<br />
secolo scorso, nei confronti dei cosiddetti sovversivi che, in<br />
sostanza, vi ostacolavano l’imposizione del neoliberismo.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<ol start="7">
<li>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<u>Il<br />
 Comitato Verità e Giustizia per i nuovi desaparecidos</u></div>
</li>
</ol>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Noi<br />
ci opponiamo a  quelli che non possono che essere definiti crimini di<br />
lesa umanità.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Sentiamo<br />
l’urgenza di porre fine al susseguirsi di morti, presumibilmente<br />
destinato a subire una brusca impennata con la soppressione di Mare<br />
Nostrum e con il convergente strutturarsi dei Processi di Khartoum e<br />
di Rabat.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ci<br />
siamo costituiti in associazione con la finalità di svolgere ogni<br />
iniziativa opportuna diretta a impedire le morti nel Mar Mediterraneo<br />
e nei percorsi verso gli Stati dell’Unione Europea dei migranti e<br />
delle persone in cerca di asilo,  ottenere il riconoscimento<br />
dell’identità delle vittime e ricercare la verità sulla loro<br />
scomparsa anche attraverso l’istituzione di un Tribunale<br />
Internazionale di opinione, nonché chiedere l’individuazione e la<br />
condanna dei responsabili ed il risarcimento nei confronti dei<br />
familiari delle vittime nelle sedi giurisdizionali nazionali,<br />
comunitarie, europee e internazionali.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm; text-indent: 1.25cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Chiediamo<br />
al nostro  Governo e alle forze politiche presenti a livello<br />
parlamentare sia italiano che europeo, di  intraprendere i passi<br />
necessari a smantellare la situazione di fatto e di diritto che è<br />
causa di tali crimini e di provvedere all’apertura di canali<br />
umanitari che permettano l’afflusso di richiedenti asilo e migranti<br />
in pericolo di vita, facilitando il loro arrivo in Italia e/o nei<br />
Paesi di destinazione, nella prospettiva che si arrivi al più presto<br />
a costituire un sistema di accoglienza europeo unico, condiviso e<br />
applicato da tutti gli stati membri dell’Unione. Chiediamo l’aiuto<br />
della stampa più qualificata per abbattere il muro di gomma<br />
dell’inconsapevolezza dell’opinione pubblica e avviare fin da<br />
subito un percorso di verità e giustizia. Chiediamo a quanti si<br />
sentano in sintonia con quanto finora espresso di contattarci al fine<br />
di studiare qualunque forma di possibile collaborazione.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Dobbiamo<br />
interrompere questa catena infame, porre al più presto fine a un<br />
meccanismo che costantemente rimescola vittime e benessere,<br />
trasformandoci in collettività subalterna e silenziosa di una<br />
democrazia,  che non può essere altro che forma vuota ove non<br />
accompagnata da autentico  rispetto dei diritti umani.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>A un anno da quei corpi nel Mare Nostrum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2014 03:33:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mare Nostrum: non come bene comune, ma nel senso in cui ne parlava Mussolini. Un mare che serviva a colonizzare, a schiavizzare, ad assoggettare. E in quello stesso mare, esattamente un anno fa, il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mare<br />
Nostrum: non come bene comune, ma nel senso in cui ne parlava<br />
Mussolini. Un mare che serviva a colonizzare, a schiavizzare, ad<br />
assoggettare. E in quello stesso mare, esattamente un anno fa, il 3<br />
ottobre 2013, sono morte tante, troppe persone: uomini, donne,<br />
ragazzi, bambini. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/1113988619.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/1113988619.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="125" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Forse<br />
pochi ricordano che la maggior parte di loro proveniva dall&#8217;Eritrea,<br />
proprio uno dei Paesi dell&#8217;Africa orientale vittima delle manie<br />
imperialiste, ma così legato all&#8217;Italia per la cultura che, per<br />
anni, ha caratterizzato le sue città: scuole, monumenti, lingua,<br />
letteratura&#8230;Quanti eritrei hanno sognato il Belpaese negli anni del<br />
Fascismo e quanti, oggi, tentano di venire qui, sognando un futuro<br />
migliore, un futuro libero da una nuova, contemporanea dittatura. Ma<br />
molti di loro, quel 3 ottobre di un anno fa, non ce l&#8217;hanno fatta:<br />
sono naufragati, anonimi, in quelle acque che dovevano significare<br />
salvezza.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa è<br />
cambiato da allora? Frontex si è inasprita, militarizzando terra e<br />
mare, invece di aprire corridoi umanitari e ai funerali è stato<br />
ufficialmente invitato l&#8217;ambasciatore eritreo in Italia,<br />
probabilmente complice del dittatore Isaias Afewerki. Quindi poco è<br />
cambiato, anzi.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
proposito dei funerali: le commemorazioni delle vittime non sono<br />
state fatte a Lampedusa, come logico che fosse, ma ad Agrigento;<br />
erano stati annunciati i funerali di Stato, che non sono stati mai<br />
effettuati; ma, soprattutto, non sono stati invitati i parenti e gli<br />
amici di tutte quelle persone che erano fuggite per cercare rifugio.<br />
Nessun rifugio in vita, nessun rispetto in morte.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A loro e<br />
ai loro parenti &#8211; di cui si stanno cercando le generalità, per dare<br />
degna sepoltura ai loro cari &#8211; dedichiamo queste poche righe. Perchè<br />
almeno la Memoria serva da monito.
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/10/03/a-un-anno-da-quei-corpi-nel-mare-nostru/">A un anno da quei corpi nel Mare Nostrum</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Io sto con la sposa</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2014/09/04/io-sto-con-la-sposa/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2014 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; In attesa che esca anche nelle sale delle città italiane, vi riproponiamo la recensione del film IO STO CON LA SPOSA, presentato nei prossimi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia. L&#8217; &#8216;appuntamento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
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In attesa che esca anche<br />
nelle sale delle città italiane, vi riproponiamo la recensione del<br />
film IO STO CON LA SPOSA, presentato nei prossimi giorni alla Mostra<br />
del Cinema di Venezia. L&#8217; &#8216;appuntamento è al Lido di Venezia per il<br />
4 Settembre alle 14,30 in Sala Grande, con replica il 5 settembre<br />
alle 17,30 in Sala Perla. I biglietti si possono acquistare <u><a href="http://d3g8f.s68.it/e/t?q=7%3DCHYbE%261%3DS%26H%3DAJ%26G%3DUFHbY%264%3DwLNy_7swY_H3_LZhr_Vo_7swY_G8Q6B.4I74D.C3_7swY_G86rtFHj177r37Gj_7swY_G8mc_7swY_G86rtFHj17gr5jp337Gj-S7N3p9Fr4-gPn3LI.j8HR_1fut_Bug_LZhr_WmFbVELX&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">online</a></u><br />
. Per chi non può essere a Venezia, il festival mette a disposizione<br />
400 <em>streaming on demand</em><br />
su <u><a href="http://d3g8f.s68.it/e/t?q=2%3DQ8VWS%26q%3DP%26C%3DO0%26D%3DPT8YT%26H%3DmIIC_wprm_8z_GnXo_Q3_wprm_75LJ2.BN0tK82x.8I_EVro_Ok589r_GppU_Q5OEPS_EVro_Ok8DFyD2BsAzFuDHxzxfz_wprm_75A614_GnXo_Q3&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Mymovies</a></u><br />
per l&#8217;Italia, e altrettanti per l&#8217;estero su <u><a href="http://d3g8f.s68.it/e/t?q=y%3DYKXTa%264%3DR%260%3DWM%26F%3DMbKaQ%26P%3DzKFK_0rou_K2_Dvkq_NA_0rou_J7xJFF2A141.AwJFDD28NuFB0.uF9_Mitl_Wx7A8CJ_Dvkq_NA1F-EO7-4AI-42-w6s2EK7Jw&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Festival<br />
Scope</a></u> .</p>
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<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
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<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="messagebody"></a></p>
<p>Cinque<br />
 passaggi di frontiera attraverso l&#8217;Europa: Italia, Francia,<br />
 Lussenburgo, Germania, Danimarca e Svezia. Un gruppo di<br />
 palestinesi-siriani, di notte e clandestinamente, percorrono<br />
 migliaia di chilometri “accompagnati” da una sposa. Perchè, chi<br />
 avrebbe il coraggio di chiedere i documenti ad una sposa? Nasce da<br />
 questa domanda il documentario <i>Io<br />
 sto con la sposa (On the bride&#8217;s side) </i>ideato<br />
 e realizzato da Gabriele Del Grande, giornalista e scrittore,<br />
 Antonio Augugliaro, videoartista e Khaled Soliman Al Nassiry, porta<br />
 e critico palestinese-siriano. “<em>Siamo<br />
 stanchi di dividere gli esseri umani in legali e illegali. E siamo<br />
 stanchi di contare i morti in mare. Non sono vittime della burrasca,<br />
 ma di leggi europee alle quali è arrivato il momento di disobbedire<br />
 per riaffermare il principio della libertà di circolazione</em>”,<br />
 dichiara Gabriele Del Grande. <br />“<em>Quando<br />
 vedi arrivare gente del tuo paese e sai che stanno scappando da una<br />
 guerra&#8230; </em>&#8211; aggiunge<br />
 Khaled Soliman Al Nassiry &#8211; <em>Senti<br />
 che stai facendo una cosa giusta. Aiutare anche una sola persona ad<br />
 uscire da quel mare di sangue, ti fa sentire dalla parte del<br />
 giusto</em>”.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Dal<br />
 14 al 18 novembre scorso ventritrè persone, tra ragazzi e ragazze,<br />
 italiani, siriani e palestinesi prendono parte ad un corteo nuziale<br />
 che parte da Milano con destinazione Stoccolma, violando le leggi<br />
 sull&#8217;immigrazione. Tasneem, questo il nome della sposa, e i suoi<br />
 amici sfondano la Fortezza Europa con il sorriso e il coraggio d<br />
 disubbidire.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
“<em>Abbiamo<br />
 cercato uno sguardo nuovo</em><br />
 &#8211; dice Antonio Augugliaro &#8211; <em>scevro<br />
 da ogni vittimismo e commiserazione. Nel film, raccontiamo prima di<br />
 tutto una storia che ha il gusto dell&#8217;avventura, la dimensione del<br />
 sogno e la forma di una maschera.</em>”</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
 storia raccontata è una finzione, ma affonda le sue radici nella<br />
 realtà: per preparare il progetto i registi hanno intervistato<br />
 tantissimi migranti che hanno messo le loro vite in mano ai<br />
 trafficanti. Il documentario mette in scena proprio questo tipo di<br />
 viaggio e di scelta e i tre autori rischiano 15 anni di carcere per<br />
 favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina.</div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

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