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	<title>Marielle Franco Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina: i diritti negati&#8221;: Il Brasile a Milano per Marielle Franco (e non solo)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2019 06:49:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1196" height="1019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1196w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-768x654.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/04/20190415_223340-1024x872.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1196px) 100vw, 1196px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>È da molto tempo che nella mia rubrica non si parla del Paese più grande del Latinoamerica; abbiamo trovato a Milano un pezzo di Brasile, composto da donne di tutte le nazionalità e abbiamo parlato con una di loro, cittadina del mondo, femminista, Italo peruviana fuori, brasiliana dentro: Lizzeth Velarde del <em>Collettivo Donne latine femministe di Milano &#8211; Marielle Franco</em></p>
<p><strong>Ci racconti come è nato il vostro collettivo?</strong></p>
<p>Il nostro collettivo è nato dopo un presidio sulla Darsena organizzato per <em>Non una dimeno </em>in occasione della <em>morte</em> di Marielle Franco.</p>
<p>Lì abbiamo conosciuto due ragazze brasiliane Paola e Roberta e Sergio.</p>
<p>Abbiamo iniziato subito ad interrogarci, pensando che ci sarebbe piaciuto costituire un collettivo dedicato a Marielle, ma anche alle indagini sul suo caso, per portar luce sul suo assassinio e per portare avanti l&#8217; intersezionalità delle lotte che lei combatteva . Questo perchè la cosa che ci ha avvicinate/i è stato il fatto che notavamo che nel mondo ci siano sempre quelli che parlano per gli altri, per cui abbiamo deciso di iniziare a far sentire la nostra voce diretta sulle tematiche LGBT, prostituzione, GPA, antirazzismo…</p>
<p>Dopo una pausa estiva ci siamo ritrovati per discutere delle elezioni in Brasile e ci siamo resi conto che a Milano erano stati organizzati diversi eventi per il movimento <em>Ele Não</em> contro Bolsonaro, tutti la stessa giornata e nello stesso orario, quindi ho proposto a Nathaly (anche lei membro del collettivo) di chiamare le organizzatrici dei diversi eventi per provare a farne uno solo, unico. A quel punto avevamo un gruppo di circa trenta donne disposte a organizzare iniziative  e, così,  mi sono resa disponibile a dare una mano per l&#8217;organizzazione; ho proposto al gruppo di offrire informazioni alla cittadinanza su chi è Bolsonaro e soprattutto per spiegare alcuni punti del suo programma politico.</p>
<p>Quel primo presidio, tenutosi in Piazza Cairoli, è stato molto partecipato e siamo riuscite a coinvolgere il movimento di politica di sinistra milanese grazie al fatto che Nathaly e io ne eravamo già parte. Hanno partecipato persone di <em>Rifondazione</em>, del <em>Cantiere</em> , <em>Cambio passo</em> e altri.</p>
<p>Sfortunatamente Bolsonaro è poi andato al ballottaggio e noi decidiamo di organizzare flashmob, in metropolitana. In quei giorni il gruppo si vede più nutrito da nuove persone, conosciute già al primo presidio e emerge la necessità di non fermarsi soltanto alle elezioni: si voleva iniziare un percorso femminista di sinistra che fosse in grado di affrontare anche altre tematiche.</p>
<p>Con una serie di difficoltà abbiamo organizzato il festival” <a href="https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://m.facebook.com/CollettivoMarielleFrancoDiMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sappiamo tutti che Jair Bolsonaro non prometteva niente di buono per il Brasile. Misogino, omofobo, fascista. Nulla da aggiungere. Ha vinto facendo leva sulla rabbia della gente, strategia ormai consolidata nel mondo anche da altri: Trump, Salvini, per citarne alcuni.</p>
<p><strong>Le assurde dichiarazioni di Bolsonaro sono anche quelle più pericolose. Dichiarare apertamente e con un certo odioso orgoglio di “preferire un figlio morto che gay” è un segnale forte. A più di un anno di mandato, cosa è veramente cambiato legalmente e socialmente per la comunità LGBT?</strong></p>
<p>Dal punto di vista legale Bolsonaro sta chiedendo che vengano aboliti tutti i diritti che erano stati ottenuti dalla comunità LGBT, come ad esempio il matrimonio ugualitario o le adozioni.</p>
<p>Ma ciò che risulta più grave è il senso di legittimazione dell&#8217; omotransfobia: se già il Brasile contava il maggior numero di morti per crimini di odio, oggi le persone si sentono legittimate a derubare,picchiare,violentare quotidianamente e sempre di più le persone LGBT. Non a caso molti sono scappati.</p>
<p>Conosco alcuni brasiliani, che ho conosciuto qui in Italia, che stanno facendo di tutto per andar via dal loro Paese, infatti richiedono qui  asilo politico; sicuramente la comunità LGBT sta fuggendo dal Brasile, così come anche la comunità nera sta subendo discriminazioni e violenze maggiori rispetto a prima”</p>
<p><strong>Il mese scorso sono state arrestate due persone per l&#8217;omicidio di Marielle. Ci sono indizi che portano direttamente ai Bolsonaro. Al figlio e al padre ma su questo non c&#8217;è ancora chiarezza. Che lei sia stata uccisa per il suo attivismo è ovvio. Ma chi è il mandante del suo assassinio?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda gli arresti e il presunto coinvolgimento dei Bolsonaro, non c&#8217;è ancora chiarezza, è vero,  per cui non possiamo fare delle accuse precise. Però è certo che Marielle sia stata uccisa per il suo attivismo e perché era una donna nera lesbica. Sicuramente il video che lei aveva appena pubblicato che mostrava la violenza della Polizia militare all&#8217;interno delle favelas contro la comunità nera ha smosso tanto gli animi. Inoltre, c&#8217;è un altro fatto dal quale si parla poco:  ovvero che le persone coinvolte nel suo assassinio fossero legate anche ad un progetto di edilizia che Marielle, proprio negli ultimi giorni di vita aveva contestato pubblicamente. Dunque: chi ha ucciso Marielle Franco…Il governo brasiliano. Ma come poter arrivare a dimostrarlo?</p>
<p>Monica Benicio (compagna di Marielle ) ci dice sempre di usare spesso l&#8217;hashtag “Quem mandou matar Marielle” perché crede che la segnalazione di massa sia l’unico modo che farà smuovere i governi più forti per richiedere chiarezza sulla sua uccisione. Io non so se funziona, ma sicuramente sta a tutti noi far pressione sui governi. Purtroppo qui in Italia siamo messi male, abbiamo Salvini, ma dobbiamo cercare in ogni modo di lottare lo stesso.</p>
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		<title>Uccisa Marielle Franco, la donna che entrava nelle favelas</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 09:59:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10331" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/gal_18162-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Se negli anni Ottanta in Sud America la capitale della droga in genere è e continua ad essere il Messico, quella del narcotraffico dalla Colombia, con la caduta dei cartelli più antichi (un insieme di organizzazioni che formano un unico sistema criminale), si sposta in Brasile. Come scrive Roberto Nicolini nel libro Mafia globale a cura di Nando Dalla Chiesa: “I diversi Paesi sudamericani, sono spesso pervasi da culture di impunità difficili da sradicare, frutto delle dittature che ne hanno segnato la storia, e sono spesso costretti a contendere il monopolio della violenza ad altri attori come le guerriglie o la stessa criminalità organizzata, avvantaggiate dalla conformazione territoriale del continente (si pensi all’estensione della foresta amazzonica o delle Ande). A ciò va aggiunto che le crisi economiche, gli elevati tassi di inflazione e i sistemi di profonde disuguaglianze sono una costante che si accompagna a una generalizzata situazione di forte povertà e all’assenza di programmi di sviluppo alternativo alle coltivazioni di coca e marijuana”.</p>
<p align="JUSTIFY">Rio De Janeiro è la seconda città del Brasile dopo San Paolo a concentrare il più elevato numero di popolazione ed attrarre investimenti in economia. La sua peculiarità sono senz’altro le favelas, le cosiddette baraccopoli brasiliane, in cui operano almeno tre gruppi criminali che operano nel traffico (Comando Vermelho, Terceiro Comando Puro e gli Amigos dos Amigos) e che sfruttano a loro favore con violenza e intimidazioni le debolezze socio-economiche delle persone che vi abitano, come in qualunque luogo alla periferia del mondo in cui lo Stato non ritiene importante l’intervento, o quando è proprio lo Stato talvolta a colludersi con i poteri criminali.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ in questo luogo, in questo contesto che Marielle Franco è stata uccisa. Un’esecuzione. Era appena uscita da un evento in favore dei diritti delle donne nere nelle favelas. I sicari la stavano aspettando, hanno esploso nove colpi d’arma da fuoco: quattro proiettili l’hanno colpita alla testa, uno ha colpito il suo autista e un altro ha ferito la sua addetta stampa. Gli altri sono rimasti a terra o conficcati nell’auto o nelle pareti vicine. Unico obiettivo: non mancare il bersaglio, portare a termine il lavoro, eliminare Marielle Franco. Perché? Aveva 38 anni, ed era consigliera del Partito Socialismo e Libertà di Rio de Janeiro. Più che essere &#8220;bella, nera e lesbica&#8221; come alcuni giornali hanno scritto, presumibilmente non l’hanno uccisa perché era bella, nera e lesbica, ma perché era un&#8217;attivista civile che si batteva in favore dei diritti umani, contro i narcotrafficanti e la polizia militare che da &#8220;battaglione della morte&#8221; uccide i giovani delle favelas.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ stato dichiarato che le indagini sul duplice omicidio verranno seguite dai vertici di Brasilia, la capitale, con la dovuta attenzione, accompagnate da tutti i messaggi di sdegno che in queste ore la stampa estera sta raccogliendo e pubblicando per mostrare un Paese affranto. Una democrazia ancora una volta piegata e al quale dolore risponde la piazza, in migliaia in queste ore si sono riversati in strada in segno di protesta. Per la gente comune, per le donne povere e per i loro figli reclutati dai cartelli, Marielle Franco non era un’attivista qualunque. Era la donna che entrava nelle favelas e denunciava, portava luce e speranza, si faceva carico di tutte le cause inaccettabili che il Paese ancora si ostinava di difendere. Un riflettore puntato che gli assassini mal sopportavano.</p>
<p align="JUSTIFY">Il giorno prima di essere uccisa, come sempre accade in queste circostanze, Marielle Franco aveva “osato” esprimersi in modo diretto contro i poteri forti del narcotraffico supportati con arroganza dalla polizia militare e su Twitter aveva scritto: &#8221;Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Un movente, una promessa. Marielle Franco condannava la violenza, finché la violenza non le si è rivolta contro.</p>
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