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	<title>Maroni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Cosa ci lasciano i 100mila di Milano</title>
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		<pubDate>Fri, 26 May 2017 07:35:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Luciano Muhlbauer (www.lucianomuhlbauer.it) &#160; C’è fretta di archiviare i 100mila di Milano e non semplicemente perché l’ennesima infamia targata Isis sposta di nuovo il dibattito pubblico verso il tema sicurezza, ma anche perché&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Luciano Muhlbauer (www.lucianomuhlbauer.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div class="sqs-block-content">
<p>C’è fretta di archiviare i 100mila di Milano e non semplicemente perché l’ennesima infamia targata Isis sposta di nuovo il dibattito pubblico verso il tema sicurezza, ma anche perché è più comodo così. Il 20 maggio è stato senz’altro un evento riuscito e, per giunta, in netta controtendenza non solo rispetto alle spinte culturali e politiche che in tutta Europa aprono spazi senza precedenti alle forze e tesi xenofobe, razziste e reazionarie, ma anche al posizionamento assunto dai principali tre poli della politica italiana -destre, M5S e Pd-, schierati tutti, sebbene con toni e intensità diversi, a favore di soluzioni securitarie. E allora meglio non perdere troppo tempo e relegare quella manifestazione nell’angolo delle belle marce festose, al massimo disturbate da qualche rompiballe, oppure esibirla come prova suprema della complicità dei “buonisti” con i delinquenti e gli “invasori”. In ogni caso, si tratta di togliere rilevanza politica all’evento o, meglio, non permettere che dai quei 100mila possa emergere qualcosa di politicamente rilevante e autonomo.</p>
</div>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8804 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="350" height="234" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 350w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/1495617548476-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a></p>
<div class="sqs-block-content">
<p>Il 20 maggio dà fastidio a molti, anzitutto per la dimensione e la composizione della partecipazione. I 100mila (o i 60-70mila “reali”) rappresentano sicuramente la manifestazione antirazzista più grossa che si sia vista in Italia negli ultimi vent’anni e il corteo milanese in assoluto più partecipato dai tempi delle mobilitazioni per la pace del 2003. Non è stata una manifestazione segnata dagli spezzoni delle grandi organizzazioni, ma piuttosto da una moltitudine di associazioni e comitati e dalla presenza di persone non organizzate, cioè la cosiddetta “eccedenza”. Ed era una fotografia della Milano così com’è nella realtà, fatta di tanti colori e un po’ meticcia. C’erano gli autoctoni bianchi, molti, e gli autoctoni di seconda e terza generazione e c’erano i lavoratori migranti, le comunità e tanti richiedenti asilo. Non c’era un “noi” e un “loro”, ma uno spaccato di città reale che camminava insieme.</p>
<p>Chi ha partecipato a quella manifestazione voleva anzitutto schierarsi su una questione di fondo, per l’umanità e contro la disumanità, sul fatto che chi fugge da guerre, dittature o condizioni economiche insostenibili abbia il diritto di essere accolto e che non vada ributtato in mare e che i migranti e profughi che arrivano qui non sono invasori o nemici, ma esseri umani come noi. A prima vista può sembrare poco, ma non lo è, specie se accade dopo settimane di campagne mediatiche contro le Ong e un giorno dopo l’aggressione in Centrale e l’inqualificabile ondata di insulti e richieste di annullare il corteo da parte di Salvini e del Presidente regionale, Maroni.</p>
<p>Ma in quel corteo viveva anche la contraddizione che aveva segnato l’evento sin dalla sua gestazione, cioè il fatto che i primi promotori fossero anche esponenti di quel partito, il Pd, che a livello nazionale aveva prodotto la legge Minniti-Orlando sull’immigrazione e la legge Minniti sul decoro urbano, cioè delle norme che si pongono in piena continuità politica, culturale e operativa con la Bossi-Fini e con il pacchetto sicurezza di Maroni. Ne abbiamo già parlato su questo blog e su <em>il Manifesto</em> (vedi <a href="https://lucianomuhlbauer.it/new-blog/2017/5/9/non-si-pu-tenere-il-piede-in-due-scarpe-a-proposito-di-20-maggio?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Non si può tenere il piede in due scarpe</a>) e quindi non mi dilungo oltre in questa sede, se non per ricordare che la conseguente genericità e reticenza dell’appello “Insieme senza muri” aveva fatto sì che molte adesioni fossero accompagnate da esplicite dichiarazioni di contrarietà alla Minniti-Orlando (ad esempio Cgil-Cisl-Uil, Fiom e Arci) e, soprattutto, che nascesse <a href="https://www.facebook.com/NooneisillegalMilano/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Nessuna Persona è Ilegale</a>, una <a href="http://www.nessunapersonaeillegale.it/wp-content/uploads/2017/05/NePILL-def.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">piattaforma </a>articolata che ha raccolta l’adesione di centinaia di realtà (associazioni, collettivi, comitati, spazi sociali, partiti ecc.) e degli stessi <a href="https://www.facebook.com/NooneisillegalMilano/posts/380933122301431?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">promotori</a> della manifestazione di Barcellona del 18 febbraio scorso.</p>
<p>Grazie alla piattaforma “Nessuna persona è illegale” la manifestazione ha evidenziato come la stragrande maggioranza dei presenti chiedesse la fine delle derive securitarie, comunque intitolate. Le coperte termiche oro-argento che gli attivisti della piattaforma distribuivano andavano a ruba, così come gli adesivi “No One Is Illegal” e i cartelli “No Minniti-Orlando”, e si potevano trovare ovunque nel corteo, dalla testa alla coda. Se non c’eravate, guardatevi i video e le photogallery che trovate in rete. Insomma, una manifestazione plurale e con molte diversità, ma con una chiara sintonia di fondo sul rifiuto non solo delle campagne d’odio di Salvini e dei fascisti, ma anche di ogni deriva securitaria.</p>
<p>Chi invece era in dissintonia con il sentire comune era il gruppo di esponenti del Pd che, munito di striscione e persino di cartelli inneggianti a Minniti, a un certo punto si è piazzato in testa al corteo, mettendosi attorno a Sala, Majorino, Grasso e Bonino e facendosi beffe delle belle parole dei giorni precedenti, che dicevano “i partiti stanno in fondo” o “i politici non stanno in testa”. Ovviamente, ne è nata una contestazione, peraltro assolutamente pacifica.</p>
<p>In realtà, questo episodio è di scarso interesse in questa sede, ma mi pareva corretto citarlo, poiché l’informazione che conta l’aveva trasformato in una sorta di<em> breaking news</em>, determinando una narrazione della giornata a dir poco tossica, dove da una parte ci sarebbero stati 100mila manifestanti e dall’altra 30 rompiballe che ce l’avevano con Minniti e che hanno “rovinato la festa”.</p>
<p>E quindi, al netto delle narrazioni mediatiche, che cosa ci lasciano i 100mila di Milano? Anzitutto, ci dicono che a Milano c’è ancora speranza. Sì, lo dico così, in maniera terribilmente generica, ma è un fatto che proprio la città italiana più coinvolta nel flusso migratorio non solo resiste ancora al risucchio reazionario, ma è anche in grado di produrre una reazione positiva di massa. E non è nemmeno la prima volta che accade, perché era già successo alla ex Caserma Montello nell’autunno scorso. Certo, le cose possono cambiare rapidamente, quindi inutile far finta che non ci saranno problemi in futuro, ma oggi dobbiamo prendere atto che c’è spazio per lavorare per un movimento antirazzista e dobbiamo agire di conseguenza. E questo non riguarda solo Milano, ma anche le altre città italiane.</p>
<p>Il secondo messaggio che ci lasciano i 100mila è che bisogna parlare chiaro, non essere ambigui. Dire “accoglienza e sicurezza” è una sciocchezza, perché non vuol dire nulla in termini concreti, ma in cambio giustifica tutto e il contrario di tutto. Dire “No Minniti Orlando” non è certo esauriente, ma rappresenta in maniera nitida il rifiuto delle derive securitarie, di quelle delle destre xenofobe e di quelle di chi le rincorre.</p>
<p>Infine, se quello che abbiamo detto ha un senso, allora la rete “Nessuna persona è illegale” deve continuare e allargarsi, come peraltro già annunciato prima del 20 maggio, facendo tesoro dell’esperienza e anche delle molte aspettative suscitate. E senza indugiare.</p>
<p>A Milano da troppo tempo manca un movimento antirazzista autonomo e politicamente rilevante. Forse ora, grazie al lavoro svolto e condiviso, c’è una possibilità. Come al solito, dipende solo noi.</p>
</div>
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		<title>Unioni civili: il dibattito, la società italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2016 09:22:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5138" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5138" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/01/th-14.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (14)" width="299" height="212" /></a></p>
<p>L’Associazione per i Diritti Umani ha chiesto un commento di Alessandra Bernaroli sul disegno di legge sulle unioni civili attualmente al centro del dibattito della politica e della società.</p>
<p>Ringraziamo moltissimo Alessandra Bernaroli per la disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Signora Bernaroli, è un piacere riaverla qui dopo più di un anno, quando ancora era incerta la sorte del suo matrimonio eterosessuale, poi divenuto dello stesso sesso dopo il suo percorso di trasformazione da uomo a donna.</p>
<p>Grazie, ho accettato volentieri il vostro invito e penso che anche lo spazio che mi dedicaste allora sia stato utile per vincere la mia battaglia.<br />
Attualmente, dopo la sentenza della Cassazione che nell’aprile 2015 ha deciso sul destino del mio matrimonio precedente la mia transizione, è importante ricordare che esiste in Italia un matrimonio tra due persone dello stesso sesso.</p>
<p>Scusi, forse non abbiamo compreso bene. In questo periodo si discute in Parlamento sulle unioni civili e lei sta dicendo che in realtà in Italia esiste già il matrimonio egualitario?</p>
<p>Sì, potrebbe sembrare assurdo, ma è così!</p>
<p>Provo a spiegare meglio la questione: la sentenza cui ho accennato prima ha stabilito che il nostro matrimonio potrà restare in essere così com’è fino a che in Italia non ci sarà una legge che regolamenti le famiglie composte da persone dello stesso sesso.<br />
Il nostro caso era particolare, certo; non era il caso di una coppia omosessuale, bensì quello di una coppia che inizialmente era eterosessuale e regolarmente sposata, in cui è avvenuto un cambio di sesso di uno dei coniugi senza che sia stato chiesto il divorzio. Quindi il matrimonio era preesistente: ecco la ragione di questa decisione che mi sento di definire storica.</p>
<p>Certo, ricordiamo la sua storia. Se abbiamo compreso bene, quindi, questa legge sulle unioni civili potrebbe in qualche modo “declassare” il suo matrimonio. Eppure non ci pare di aver letto alcun riferimento al suo caso nel pur intenso dibattito di questi ultimi mesi.</p>
<p>Sì, è così. Se fosse approvata la legge in discussione, io rischierei un declassamento, anche se si riaprirebbero i presupposti per una nuova battaglia giuridica. Sinceramente, ne farei volentieri a meno.<br />
Il punto della questione secondo me è un altro, invece, e l’avete giustamente evidenziato. Come mai non si è mai parlato di questo matrimonio dello stesso sesso già esistente?<br />
Davvero non saprei, posso solo formulare delle ipotesi. Non penso sia stata una dimenticanza, anzi; la nostra battaglia ha rappresentato una vera spina nel fianco per i settori più oscurantisti della nostra società e, tra l’altro, vi è l’articolo 7 della proposta Cirinnà specificamente dedicato al mio caso.<br />
Questa proposta è stata presentata quale innovatrice e foriera di un grande progresso. Come sarebbe stato possibile elogiare questa legge a tal punto, se si fosse reso palese, rendendo nota l’esistenza del mio caso, che tale progetto rappresentava invece un regresso rispetto alla più avanzata posizione già esistente nella società italiana?</p>
<p>Quello che dice è interessante, ma non dobbiamo dimenticare che, a parte il caso del suo matrimonio, ad oggi in Italia non è prevista alcuna tutela per le coppie same sex. Non pensa quindi che questa legge possa rappresentare un passo avanti, seppur non il migliore possibile?</p>
<p>Ad oggi l’Italia è oramai l’unico Paese di cultura occidentale privo di tutele per le coppie gay. È facile, in queste condizioni, essere portati a pensare che qualsiasi cosa sia comunque meglio del vuoto normativo, ma forse, pensandoci bene, non è detto che sia così.<br />
Anzitutto l’assenza di leggi lascia il campo libero per le azioni e le rivendicazioni; si può impostare liberamente la strategia. Ad esempio, la strategia giuridica sui matrimoni same sex, intrapresa oramai una decina di anni addietro, ha portato a numerose sentenze che hanno modificato i presupposti della situazione ed hanno fatto si che oggi il Parlamento sia in qualche modo obbligato a discutere (ma non ad approvare) una proposta di legge su questo tema. Per contro in certi Paesi esistono divieti espliciti su questo tema; divieti che non si possono superare facilmente.<br />
L’aspetto peggiore di questa situazione è che ci si muove e si dibatte alla ricerca di improbabili compromessi. Ma io mi chiedo: com’è possibile che si possa anche solo pensare di trattare i diritti civili come se si stesse facendo una trattativa commerciale? La dignità ed il rispetto o ci sono oppure no, non possono darsi per metà.<br />
Questi temi non ammettono compromessi: o si concedono diritti pieni o si sta scrivendo la discriminazione.</p>
<p>Quindi, per ipotesi, se in Italia passasse una proposta minimale, davvero al ribasso, una proposta che offrisse poche tutele e soprattutto una minore dignità alle coppie gay, quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi?</p>
<p>Mi risulta difficile parlare di questo senza avere a disposizione un testo di legge preciso e definito che, ad oggi, manca. Occorrerebbe in primis verificare i diritti fiscali, successori, sui figli, sulle adozioni, sul nome, sulla comunione dei beni, sullo status, ecc.<br />
Vantaggi incerti e tutti da dimostrare, quando si pretende di creare ex novo un istituto che sia per forza differente, e non di poco, da quello matrimoniale. Almeno questo pare essere il modo di procedere in cui si sta muovendo la politica.<br />
Gli svantaggi, invece, quelli sì che sarebbero certi. Il peggiore di tutti sarebbe quello di vedere sancita da una legge dello Stato una condizione di “minorità”, di inferiore dignità, scritta nero su bianco in una legge della Repubblica.<br />
Occorre riflettere bene su questo punto: se esistesse una legge di tal fatta, chiunque sarebbe autorizzato a pensare alle persone gay come ad una categoria in qualche modo un po’ inferiore alle persone etero, perlomeno nella vita di coppia. La persona omosessuale sarebbe sì titolare di dignità, ma non di una dignità piena, bensì limitata e di certo inferiore a quella della persona eterosessuale. Tutto ciò sarebbe dimostrato dall’impossibilità di costituire una famiglia a pieno titolo, riconosciuta dallo Stato nella sua forma più alta, quella del matrimonio.<br />
Purtroppo in Italia la discussione ha pretesto di confinare la famiglia LGBTI nei confini dell’articolo 2 della Costituzione, laddove si parla di formazioni sociali.<br />
Questo è un errore molto grave. Il riferimento giusto non può che essere l’articolo 3, laddove si parla di non discriminazione anche in ragione del sesso; in tal modo la nostra Repubblica viene meno al suo dovere di garantire l’eguaglianza, vittima di un condizionamento culturale di matrice religiosa.<br />
È del tutto evidente che questo stato di cose legittimerebbe atteggiamenti omofobi e discriminatori; le persone potrebbero pensare che in fondo, se una persona ha una dignità limitata, si può forse tollerare, ma non addirittura considerare degna dello stesso rispetto.</p>
<p>Non è forse una visione troppo pessimistica la sua? In fondo non i tutti i Paesi di cultura occidentale è già presente il matrimonio egualitario.</p>
<p>Può darsi che io veda troppo nero, ma i Paesi in cui non vi è ancora il matrimonio gay hanno visto le leggi sulle unioni civili approvate molti lustri addietro, in un’epoca diversa, quando il riconoscimento di questi diritti sembrava un’utopia. Alcuni di questi Paesi hanno continuato sulla via del progresso ed hanno approvato i matrimoni same sex, ma altri non hanno ancora intrapreso questa strada. Questo ci fa capire come non ci sia un automatismo ed un’unica direzione nei percorsi, mentre è molto più importante la fase iniziale.<br />
Purtroppo la storia non si muove sempre in direzione del progresso. Oggi partiamo da un dato acquisito che è l’esistenza del matrimonio egualitario in numerosi Paesi ed è a questo che occorre ispirarsi.</p>
<p>Quindi che scenari futuri le paiono più plausibili?</p>
<p>Ho sentito le opinioni di chi pensa di poter partire da un testo sulle unioni civili estendendone poi gli effetti e le capacità di tutela fino a trasformarlo in un matrimonio, seppur con nome diverso, grazie al lavoro delle Corti nazionali ed europee.<br />
Io non sono così certa che si possa facilmente ottenere questo risultato. Riguardo alle Corti europee, spesso hanno dimostrato di non voler forzare troppo la mano ai singoli Paesi, limitandosi ad esercitare più una sorta di “moral suasion” anziché imporre decisioni vincolanti. Le Corti italiane, poi, anche in mancanza di una normativa hanno preferito lasciare prive di tutele le coppie pur di non scavalcare il legislatore; è palese che se ci fosse una norma, seppur non del tutto soddisfacente, avrebbero tutte le giustificazioni per evitare accuratamente di compiere balzi in avanti.<br />
L’esempio della Germania, a cui spesso si fa riferimento, è in questo caso lampante. La normativa sulle unioni civili, pur modificata dopo le precise e numerose indicazioni delle Corti nazionali, non è ancora sovrapponibile al matrimonio.<br />
Trovo davvero assurdo il ragionamento di chi afferma che senza una norma non sarebbe possibile chiedere tutele, mentre con una legge seppur minimale si aprirebbero le porte ai ricorsi. A parte il fatto che, se fosse confermato questo ipocrita approccio delle Corti, non si potrebbe certo fare affidamento sulle stesse in nessun modo, contraddice tale impostazione il recente esempio della Corte Suprema USA, laddove in mancanza di una legge generale ha stabilito che i diritti civili vanno tutelati subito ed appieno, senza attendere gli incerti esiti del Legislatore.</p>
<p>Il rischio, in alternativa, sarebbe però quello di continuare a rimanere senza tutele.</p>
<p>Momentaneamente senza tutele, ma pieni di speranza e di energia positiva utili per pretendere un cambiamento equo, giusto e rispettoso.<br />
Sono convinta che la propria dignità e la propria autostima valgano più di un’elemosina, qual è questa proposta che io considero irricevibile.</p>
<p>Si sente spesso dire che il vero problema sono le adozioni del figlio del partner.</p>
<p>Penso che la questione delle adozioni sia un falso problema.<br />
Sono convinta che sia stato un errore strategico, non so se voluto o meno, inserire esplicitamente questo tema parlando del matrimonio egualitario. Forse si pensava di dare più forza alle adozioni appoggiandole al matrimonio, ma il risultato è stato quello di indebolire entrambe le opzioni con il risultato che ci troviamo ora ad avere una forma di unioni civili al ribasso e la stepchild adoption (che non è un’adozione piena) con ipotesi di ulteriori peggioramenti verso strambe ipotesi di affidi rafforzati.<br />
A mio avviso non è stata una buona idea, anzi piuttosto egoistica, quella di tenere il matrimonio in ostaggio delle adozioni, senza peraltro avvedersi che si stanno creando “figli di un dio minore”, con meno diritti di chi accede all’adozione piena. Si sono messe davanti a tutto singole questioni di vita quotidiana familiare, svendendo i principi. La dignità in cambio di trenta denari.<br />
A ben pensare si rappresenta come innovativa una proposta che riporta indietro gli orologi a quando vi era distinzione tra figli legittimi e naturali.<br />
I temi sono distinti e andrebbero trattati in modo distinto. Le adozioni hanno già una loro specifica disciplina e li occorrerebbe lavorare, sempre nell’ottica di tutela del minore.<br />
Per inciso, parlando di figli e di adozioni, si palesano molteplici esigenze.<br />
Si potrebbe anzitutto analizzare la questione in termini di pretesa della filiazione come diritto soggettivo costitutivo della famiglia (di una delle tante modalità in cui si può determinare la famiglia); non so se questo punto di vista possa essere criticato in quanto foriero di replicare la famiglia eterosessuale, però merita senz’altro un’analisi.<br />
Vi può anche essere il desiderio del singolo ad avere un figlio, sia per dare continuità alla sua genealogia, sia a volte in un malinteso senso di “clonazione”, quasi un anelito di immortalità.<br />
Sono tutti temi interessanti e da analizzare, temi che però ci portano lontano dal matrimonio, fino a strade inesplorate che riguardano il futuro della società, a come si faranno i bambini e di chi saranno figli. Nuove forme e tecnologie di fecondità e di nascita, nuove modalità di interazione e crescita dei figli che disegneranno il futuro della società.<br />
Temi forse troppo complessi per una modesta proposta sulle unioni civili. Temi che intersecano altre discipline, dalle adozioni alla procreazione assistita.</p>
<p>Proprio sul tema della maternità surrogata si è levato un ampio dissenso trasversale.</p>
<p>Sì, senz’altro questo tema è stato cavalcato in modo strumentale.<br />
In Italia esiste già il divieto di ricorrere alla maternità surrogata. È pur vero che è un divieto facilmente aggirabile andando all’estero in Paesi dove questa pratica è legale. Questa è solo una delle tante questioni che ogni giorno ci propone la globalizzazione e l’apertura delle frontiere.<br />
Resta il fatto che quando il bambino nasce, siamo di fronte ad una nuova realtà che merita piena tutela. Diversa sarebbe la posizione dei genitori e lì si potrebbero prevedere forme di disincentivo e sanzioni. È chiaro che in questa prospettiva la questione si trasformerebbe in un boomerang per le coppie gay desiderose di avere figli.<br />
In aggiunta vale dire che questo fenomeno merita un approfondimento serio, perché coinvolge il corpo e la libertà delle donne. Occorre far sì che sia sempre tutelata la libertà di scelta di chi decide di donare il proprio corpo; servono forme di garanzia non solo per evitare situazioni di vero e proprio sfruttamento e riduzione in schiavitù, ma occorre anche essere certi che la donna non sia spinta da considerazioni puramente economiche.<br />
Si potrebbe pensare pertanto a forme di co-responsabilizzazione della madre surrogata, fors’anche studiate a livello internazionale, in modo da limitare l’offerta di tale pratica solo a chi veramente desidera farlo per spirito altruistico.</p>
<p>Quindi, secondo lei, sul tavolo della discussione dovrebbe rimanere semplicemente il tema delle unioni civili privato del riferimento alla cosiddetta “stepchild adoption”, essendo escluso il matrimonio per problemi di costituzionalità?</p>
<p>Sì, come detto in questa prima fase io avrei tralasciato il tema dei figli, atteso che le coppie esistenti possono già trovare una buona tutela presso le Corti ordinarie.<br />
Riguardo ai presunti problemi di costituzionalità, anche qui penso si tratti di un falso problema.<br />
In realtà sarebbe ben possibile per il Parlamento modificare il codice civile e, se proprio si ritenesse (ma non se ne vede la necessità), anche la Costituzione.<br />
La verità è che manca la volontà politica di fare questo passo e si sta semplicemente cercando di dare un contentino risicato da poter poi spendere politicamente; al contempo l’obiettivo è rispondere ai pur blandi rilievi della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo offrendo davvero il “minimo sindacale”.</p>
<p>Come giudica il dibattito che si è sviluppato su questa questione?</p>
<p>Il dibattito è stato davvero intenso ed ha offerto spunti interessanti. Di sicuro non si era mai arrivati a tal punto nella società italiana e spero di aver potuto offrire anch’io un piccolo contributo positivo.<br />
Questa tensione mediatica ha però messo in luce tutti i limiti ed i difetti della politica e della società italiana.<br />
Quello che si è visto è stata davvero la manifestazione di un enorme regresso culturale e, penso, anche morale. Si è manifestata l’assenza di contenuti positivi, di spirito critico, di capacità di analisi e confronto.<br />
Si è reso palese l’arroccamento su posizioni ideologiche, forse neppure interiormente del tutto condivise, magari al solo fine di trarne un piccolo beneficio in campo politico. Più che un sano conservatorismo, una politica della propria poltrona, insomma.<br />
In questo sfacelo mi è sembrato di poter cogliere gli effetti di un certo tipo di multiculturalismo. Questo termine spesso evoca scontri tra culture inconciliabili del Nord e del Sud del mondo; qui invece vediamo lo scontro tra una morale cattolica, paladina dell’obiezione di coscienza, ed una cultura laica e razionale, aperta al confronto. In mezzo c’è purtroppo anche la posizione di chi, indifferente agli interessi della società, segue la convenienza.<br />
Mi pare di poter affermare che abbiamo la prova dell’inconciliabilità degli approcci; il tutto viene purtroppo complicato dal pragmatico ed amorale atteggiamento dell’opportunismo politico. Manca una visione inclusiva orientata alla tutela delle minoranze.</p>
<p>Come si potrebbe uscire da questo stallo? Quale sarà il destino di questa proposta?</p>
<p>Davvero non lo so, ma non sono soddisfatta.<br />
Sinceramente spero che la legge non venga approvata, perché fino a che non sarà riconosciuta pari dignità in ragione del sesso, come dice l’articolo 3 della nostra Costituzione, vorrà dire che in Italia vi è ancora discriminazione, una discriminazione che trova appigli e giustificazione nella religione.<br />
Solo il matrimonio egualitario è la soluzione giusta.<br />
Guardando al modo di agire della politica, mi sono convinta che su certe questioni occorrerebbe davvero un giudizio superiore di razionalità. Le proposte dovrebbero passare un vaglio di consistenza logica e le obiezioni e le modifiche dovrebbero essere motivate e valutate razionalmente. Solo così si potrebbero evitare compromessi mossi da pregiudizi e corruzione.</p>
<p>Non per insistere, ma in coscienza ci può confermare che la sua contrarietà a questa proposta non sia motivata dal fatto che lei e sua moglie siete le uniche persone in Italia che subirebbero una “diminutio” di diritti a seguito dell’approvazione di questa legge? Può garantire che la sua contrarietà non sia motivata da un calcolo personale?</p>
<p>In tutta sincerità, è logico che non mi possa piacere questa proposta perché vedrei svanire il mio matrimonio dopo anni di vittoriose battaglie; mi pare però di aver dimostrato di non temere di affrontare battaglie di civiltà senza guardare all’interesse personale.<br />
È vero che io lotto in primis per il mio matrimonio, come ho sempre fatto, ma la mia critica, come ho cercato di spiegare, non è motivata da ragioni personali (per me, in fondo, è sempre aperta la via dei tribunali italiani ed europei), bensì dalla consapevolezza che una norma come quella oggi sul tavolo può portare solo ad un arretramento di quella che è la collocazione delle persone LGBTI nell’ambito della società civile.<br />
Come detto, il mio unico timore è quello di veder bruciare le speranze future di riscatto a causa dell’insipienza e della vanità di pochi.</p>
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		<title>Il “tira e molla” per i luoghi di culto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2015 05:41:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A distanza di una settimana dalla ricorrenza del 25 aprile in cui si è manifestato per ogni forma di libertà e a pochi giorni di Expo 2015 a Milano, torna in evidenza, nell&#8217;agenda politica,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/05/luoghi-di-culto-norme-piu-severemilano-incontra-le-associazioni-islamiche_d2ccf6d2-9755-11e4-ab30-e814625d5a21_998_397_big_story_detail.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/05/luoghi-di-culto-norme-piu-severemilano-incontra-le-associazioni-islamiche_d2ccf6d2-9755-11e4-ab30-e814625d5a21_998_397_big_story_detail.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="127" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
distanza di una settimana dalla ricorrenza del 25 aprile in cui si è<br />
manifestato per ogni forma di libertà e a pochi giorni di Expo 2015<br />
a Milano, torna in evidenza, nell&#8217;agenda politica, la questione della<br />
costruzione di nuovi luoghi di culto, soprattutto in Lombardia e nel<br />
capoluogo che accoglierà turisti provenienti da tutto il mondo e di<br />
ogni confessione religiosa.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
febbraio (come si legge nella nota in calce) il governo italiano ha<br />
impugnato la legge redatta da Roberto Maroni e dal Cosiglio regionale<br />
lombardo, legge definita “anti-moschee” in quanto andava ad<br />
intervenire con una serie di regole urbanistiche che, secondo Maroni,<br />
avrebbero contrastato l&#8217;abuso edilizio, mentre secondo gli<br />
oppositori, avrebbero violato il diritto di libertà religiosa.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ovviamente<br />
il centrodestra ha fatto sentire la propria voce. “Renzi ormai<br />
impugna ogni legge di Regione Lombardia, che si tratti di moschee,<br />
sanità o di nutrie. E&#8217; solo ritorsione, ma non ci intimidisce”;<br />
gli ha fatto eco Matteo Salvini che ha su Facebook ha scritto: “Il<br />
governo ha impugnato la legge regionale lombarda che regolamenta i<br />
nuovi luoghi di culto, in particolare le moschee. Renzi e Alfano,<br />
ecco i nuovi imam”.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
contrario per il segretario del PD lombardo, Alessandro Alfieri,<br />
“l&#8217;impugnativa era più che prevedibile perchè legiferare in modo<br />
ideologico e populista non può che portare a questi risultati” e<br />
Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune<br />
di Milano ha commentato con un “bravo Renzi” la decisione del<br />
governo.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
prevede ancora battaglia, ma speriamo che le delibere vadano nella<br />
direzione della ragionevolezza e del rispetto di tutte le<br />
confessioni.</div>
<p><strong>La nota del Governo:</strong><br />Legge<br />
Regione Lombardia n. 2 del 03/02/2015&nbsp; “<em>Modifiche<br />
alla legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del<br />
territorio) – Principi per la pianificazione delle attrezzature per<br />
servizi religiosi”&nbsp;</em>in<br />
quanto alcune disposizioni, al fine di regolamentare la realizzazione<br />
di &nbsp;luoghi di culto e di attrezzature religiose nel territorio<br />
regionale, impongono agli enti rappresentanti di organizzazioni<br />
religiose una serie di &nbsp;stringenti obblighi e requisiti che<br />
incidono sull’esercizio in concreto del diritto fondamentale e<br />
inviolabile della libertà religiosa, in violazione degli artt. 3, 8<br />
e 19 della Costituzione, nonché dell’art. 117, &nbsp;lett. c),<br />
&nbsp;Cost., &nbsp;per<em><br />
invasione &nbsp;nella competenza esclusiva dello Stato in materia di<br />
rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose</em>.<br />
Tali disposizioni regionali violano inoltre l’art. 117, primo e<br />
secondo comma, lett. a), Cost., per contrasto con i principi<br />
&nbsp;contenuti in trattati europei ed internazionali in materia di<br />
libertà di religione e di culto, nonché, prevedendo il<br />
coinvolgimento di organi statali preposti alla sicurezza pubblica,<br />
l’art. 117, comma 2, lett. h) &nbsp;Cost., che riserva alla<br />
competenza esclusiva dello Stato la materia dell’ordine pubblico e<br />
della sicurezza e l’art. 118, comma 3, Cost., che affida alla sola<br />
legge statale il potere di disciplinare forme di coordinamento fra<br />
Stato e Regioni nella materia della sicurezza pubblica.</p>
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		<item>
		<title>La Lega, gli immigrati e la contromanifestazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2014 07:06:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo. (Le&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani è scesa in piazza per contromanifestare durante la mobilitazione leghista del 18 ottobre a Milano. Abbiamo documentato con alcune foto le diverse posizioni dei cittadini e non solo. <br />
(Le foto sono di Monica Macchi)</p>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-21.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="426" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="340" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-23.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="266" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-27.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-27.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="476" width="640" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-28.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-28.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="308" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-29.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="640" width="346" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/10/unnamed-30.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="266" width="400" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/10/19/la-lega-gli-immigrati-e-la/">La Lega, gli immigrati e la contromanifestazione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;emendamento per l&#8217;eliminazione del reato di clandestinità</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/10/11/lemendamento-per-leliminazione-de/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Oct 2013 04:31:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel giorno della visita a Lampedusa del Premier Letta e del Presidente della Commisione europea, Barroso, è stato approvato in Commissione giustizia del Senato l&#8217;emendamento per l&#8217;eliminazione del reato di clandestinità introdotto con il&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/immigrazione-interna-nuova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/immigrazione-interna-nuova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="101" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
giorno della visita a Lampedusa del Premier Letta e del Presidente<br />
della Commisione europea, Barroso, è stato approvato in Commissione<br />
giustizia  del Senato l&#8217;emendamento per l&#8217;eliminazione del reato di<br />
clandestinità introdotto con il pacchetto sicurezza del Ministro<br />
Maroni, nel 2009. L&#8217;emendamento, proposto dai senatori Andrea<br />
Buccarella e Maurizio Cioffi del Movimento Cinque stelle, è stato<br />
approvato dall&#8217;esecutivo e dovrà essere discusso al Senato: ora la<br />
persona migrante, se irregolare, compirà un illecito amministrativo<br />
che prevede l&#8217;espatrio, ma non l&#8217;arresto.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;abrogazione<br />
del reato di immigrazione clandestina è stata approvata con i voti<br />
del M5S, del Pd e di Sel. Durissima, invece, la reazione della Lega<br />
Nord. Matteo Salvini ha così commentato la decisione presa in<br />
Commissione: “ Se ci sono regimi sanguinari in Africa, si vada lì<br />
e si attacchi, altro che primavera araba. Se in Somalia e in Eritrea<br />
ci sono problemi, andiamo lì e risolviamo. La Bossi-Fini non è<br />
applicata, la Germania, la Gran Bretagna e la Francia hanno da anni<br />
il reato di immigrazione clandestina, mentre qui in Italia facciamo<br />
favori alla malavita”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Buccarella<br />
e Cioffi hanno, invece, spiegato che: “ La legge Bossi-Fini con<br />
l&#8217;introduzione di questo reato ha aumentato la clandestinità,<br />
distolto le forze dell&#8217;ordine dalla sicurezza del territorio,<br />
aumentato i costi per la giustizia con cifre spropositate”,<br />
ricordando come anche il Sindacato automo della Polizia (Sap) aveva<br />
sollecitato, già cinque anni fa, il Parlamento a dire basta con<br />
questa legge che aveva aggravato il sovraffollamento carcerario.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, infine ha<br />
dichiarato: “Lo Stato deve regolare i flussi migratori in modo<br />
compatibile con le concrete possibilità di accogliere i migranti e<br />
questo non solo per ragioni di ordine pubblico ma anche per motivi<br />
umanitari. A persone che cercano di sfuggire da situazioni di estrema<br />
indigenza e spesso disumane dobbiamo garantire un&#8217;ospitalità<br />
dignitosa. Occorre, invece, continuare a punire con severità chi<br />
sfrutta e favorisce questi fenomeni migratori incontrollati che<br />
possono causare tragedie come quelle di Lampedusa”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un primo<br />
passo nella direzione dello smantellamento della Bossi-Fini che<br />
arriva in seguito alla polemica suscitata dall&#8217;iscrizione, nel<br />
registro degli indagati, dei sopravvissuti alla strage dell&#8217;isola dei<br />
Conigli. Un passo avanti importante che è stato fatto  dopo la morte<br />
in acqua di centinaia di persone: ragazzi, donne, bambini.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>PER UN PIANO NAZIONALE D’AZIONE CONTRO IL RAZZISMO, LA XENOFOBIA E L’INTOLLERANZA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2013 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[antirazzismo]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinzanza]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>
		<category><![CDATA[intolleranza]]></category>
		<category><![CDATA[ius soli]]></category>
		<category><![CDATA[Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro per l&#8217;integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il 30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d&#8217;azione contro il razzismo, la xenofobia e l&#8217;intolleranza per il triennio 2013-2015 (che&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
ministro per l&#8217;integrazione e le politiche giovanili ,Cè Kyenge, il<br />
30 luglio scorso ha presentato lo schema del piano nazionale d&#8217;azione<br />
contro il razzismo, la xenofobia e l&#8217;intolleranza per il triennio<br />
2013-2015 (che potete leggere a seguire e che è stato pubblicato sul<br />
sito del governo).
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
piano, come ha spiegato il ministro, &#8220;richiede<br />
nelle prossime settimane la necessaria collaborazione e condivisione,<br />
non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,<br />
centrali e territoriali, a vario titolo coinvolte, al fine di<br />
pervenire a una strategia che possa essere di supporto alle politiche<br />
nazionali e locali in materia di prevenzione e contrasto del<br />
razzismo, della xenofobia e dell&#8217;intolleranza&#8221;.
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
occasione delle presentazione, Cècile Kyenge ha anche chiesto<br />
ufficialmente al segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, di<br />
intervenire per condannare gli insulti che, ripetutamente, vengono<br />
ripetuti nei suoi confronti dai militanti del partito leghista.<br />
Maroni ha risposto che avrebbe telefonato al ministro, confermandole<br />
l&#8217;invito alla festa della Lega, ma ribadendo che: “Non e&#8217; una<br />
questione politica, ma generale, la Lega<b><br />
</b>non fa mai questioni<br />
personali: noi combattiamo le idee sbagliate, le proposte sbagliate e<br />
quella dello &#8216;<br />
ius soli&#8217; non e&#8217; una<br />
proposta sbagliata, ma e&#8217; una proposta sbagliatissima e noi la<br />
contrastiamo, perche&#8217; siamo convinti delle nostre idee&#8221;.
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Piano<br />
 nazionale d&#8217;azione contro il razzismo, la xenofobia e l&#8217;intolleranza</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Perché<br />
 un Piano </b>
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 Piano rappresenta il primo esempio a livello nazionale di una<br />
 risposta dinamica e coordinata delle istituzioni e della società<br />
 civile alla recrudescenza del fenomeno razzista
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
alla<br />
 quale stiamo assistendo non solo nel nostro Paese ma in tutto il<br />
 contesto europeo.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
 tratta di un lavoro che richiede nelle prossime settimane la<br />
 necessaria collaborazione e
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
condivisione,<br />
 non solo delle associazioni di settore, ma anche delle istituzioni,<br />
 centrali e
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
territoriali,<br />
 a vario titolo coinvolte, al fine di pervenire a una strategia che<br />
 possa essere di
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
supporto<br />
 alle politiche nazionali e locali in materia di prevenzione e<br />
 contrasto del
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
razzismo,<br />
 della xenofobia e dell’intolleranza, con l’obiettivo finale di<br />
 valorizzare una
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
società<br />
 multietnica e multiculturale, aperta e democratica.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Il<br />
 contesto del Piano </b>
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
 previsto dal D. lgs 215/2003 e dall’art. 43 dell’ex Legge<br />
 40/1998, il Piano si propone di offrire una definizione chiara ed<br />
 unitaria di cosa si debba intendere per
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
contrasto<br />
 al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. Per questo motivo,<br />
 è immediatamente esplicitato che il Piano d’azione riguarda le<br />
 discriminazioni basate
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
sulla<br />
 razza, sul colore, sull’ascendenza, sull’origine nazionale o<br />
 etnica, sulle convinzioni e le pratiche religiose.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Naturalmente<br />
 il Piano tiene conto e appresta ulteriori strumenti in ragione del<br />
 diverso impatto che le stesse forme di discriminazione possono avere<br />
 su donne e uomini, in un’ottica di genere, nonché dell’esistenza<br />
 di forme di razzismo a carattere culturale.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
 struttura del Piano: gli Assi </b>
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Sulla<br />
 base delle intese fra il Ministro per l’integrazione ed il<br />
 Viceministro del lavoro e delle politiche sociali con delega alle<br />
 pari opportunità, lo schema di Piano è stato predisposto dall’UNAR<br />
 secondo un approccio integrato e multidisciplinare.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
 l’individuazione degli Assi prioritari, si è tenuto conto non<br />
 solo dei dati statistici sui
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
casi<br />
 di discriminazione rilevati dal contact center dell’Unar, tramite<br />
 il numero verde
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
800.90.10.10<br />
 e il sito web <u><a href="http://www.unar.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.unar.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u>,<br />
 ma anche dei principali ambiti di intervento
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
individuati<br />
 dall’Unione europea per il contrasto e la rimozione delle<br />
 discriminazioni. In tale individuazione, grande rilievo hanno avuto,<br />
 infine, i risultati raggiunti dall’Ufficio
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
nella<br />
 rimozione della discriminazione, prendendo spunto dalle numerose<br />
 raccomandazioni emanate o dalle best practice individuate e messe a<br />
 sistema.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
 Gruppo Nazionale di Lavoro, pertanto, verranno proposti i seguenti<br />
 Assi prioritari, di azione per i quali occorrerà individuare misure<br />
 ed azioni positive da mettere subito in
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
campo:<br />
 Occupazione, Alloggio, Istruzione, Mass Media e Sport, Sicurezza.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Ciascun<br />
 asse sarà declinato per ambiti strategici, obiettivi operativi e<br />
 misure positive
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
concretamente<br />
 attuabili a legislazione vigente.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’elemento<br />
 innovativo offerto dal Piano risiede nella sua multisettorialità,<br />
 vale a dire
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
nell’ampliamento<br />
 del target dei destinatari. Il Piano, infatti, non riguarderà, solo<br />
 i cittadini stranieri che vivono in Italia, ma anche i cittadini<br />
 italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e terze<br />
 generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni
 </div>
</div>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
che<br />
 hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
 approfondimento, inoltre, sarà dedicato alla discriminazione basata<br />
 sul colore della
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
pelle.<br />
 Diverse ricerche hanno evidenziato, infatti, come il colore della<br />
 pelle sia uno
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
specifico<br />
 elemento di discriminazione, in particolare nelle scuole o nel mondo<br />
 del lavoro.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nell’analisi<br />
 statistica saranno analizzate tali ricerche e approfondito il tema<br />
 della specifica discriminazione basata sul colore della pelle.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
 terrà conto anche dei minori stranieri presenti in Italia, e, come<br />
 dimensione evolutiva,
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
anche<br />
 dei dati relativi alle nascite e alla presenza nelle scuole negli<br />
 ultimi 3/5 anni.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 Piano riguarderà, infine, anche le persone appartenenti alle<br />
 minoranze religiose ed
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
etnico-linguistiche.</p></div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Quale<br />
 Governance del Piano </b>
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
 definizione e l’attuazione del Piano richiede un sistema di<br />
 governance</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
multilivello,<br />
 che coinvolga tutti gli attori a vario titolo interessati alle<br />
 politiche in materia di prevenzione e contrasto della<br />
 discriminazione per motivi razziali ed etnici. Si tratta, quindi, di<br />
 un modello articolato e integrato che prevede l’azione sinergica<br />
 delle istituzioni, centrali e locali, della società civile, delle<br />
 parti sociali e di tante associazioni coinvolte.
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Tra<br />
 gli attori maggiormente coinvolti vi è il Gruppo Nazione di Lavoro<br />
 delle
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
associazioni<br />
 di settore che svolgerà un ruolo essenziale nell’elaborazione e<br />
 condivisione
 </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
del<br />
 Piano. Il GNL è costituito ad oggi da 85 associazioni.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
 <b>I<br />
dati del Contact center – UNAR </b>
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Dall’analisi<br />
dei dati rilevati dal Contact center si evidenzia che nel corso del<br />
2012 sono
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
stati<br />
segnalati in totale 1.283 casi di discriminazione pertinenti per le<br />
diverse forme di
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
discriminazione<br />
(disabilità, età, etnia/razza, genere, orientamento sessuale,<br />
religione).
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Rispetto<br />
al 2011 si è registrato un incremento del 61%: ciò non vuol dire<br />
solo che il fenomeno della discriminazione in generale è in crescita<br />
nel nostro Paese, ma anche che,
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
grazie<br />
alla campagne di sensibilizzazione e comunicazione, si sta<br />
sviluppando una
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
maggiore<br />
attitudine al reporting e alla denuncia, anche da parte di testimoni,<br />
che ne
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
favorisce<br />
la emersione.
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
2012, l’UNAR ha registrato specificamente 659 casi di<br />
discriminazione per motivi
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
etnico/razziali,<br />
pari al 51,4% del totale dei casi di discriminazione trattati<br />
nell’anno.
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
40,9% delle segnalazioni sono state effettuate dalle vittime che<br />
hanno subito la
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
discriminazione<br />
e il 35,7% da parte dei testimoni della situazione discriminatoria.</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
complesso, nel corso del 2012, quindi, si è registrato una maggiore<br />
propensione
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
all’emersione<br />
dei casi di discriminazione sia da parte delle vittime (nel 2011 era<br />
il 30%,) che dei testimoni (nel 2011 era il 21%).
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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