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	<title>Marzano Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Gender l’inganno perfetto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 10:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Così una parola neutra diventa simbolo delle nostre paure:il saggio di Michela MarzanoMelania Mazzucco (da La Repubblica) La parola gender divide. Ci sono parole che a forza di essere brandite come manganelli, innalzate&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>
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&nbsp;</div>
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<br /><i>Così<br />
una parola neutra diventa simbolo delle nostre paure:il saggio di<br />
Michela Marzano</i>Melania<br />
Mazzucco   (da La Repubblica)</p>
<p>La parola gender divide. Ci sono<br />
parole che a forza di essere brandite come manganelli, innalzate come<br />
bandiere, finiscono per diventare esse stesse strumenti di<br />
aggressione, contundenti, perfino urticanti. Come molte parole<br />
straniere, fagocitate da una lingua altra che le assimila senza<br />
comprenderle e le utilizza senza spiegarle, esalano un’aura di<br />
autorevolezza e insieme di mistero, che ne giustifica l’uso<br />
improprio. Oggi può capitare che durante una pubblica discussione<br />
sulla scuola un genitore zittisca un docente agitando un foglio su<br />
cui c’è scritto “no gender”. Come alle manifestazioni in cui<br />
nobilmente si protesta contro le piaghe che minacciano l’umanità:<br />
no alla guerra, alla pena di morte, al razzismo. La perentorietà del<br />
rifiuto di qualcosa che non si saprebbe (né si intende) definire<br />
impedisce l’avvio di qualunque dialogo. Ma di che cosa stiamo<br />
parlando?<br />Lo scontro che negli ultimi tre anni è divampato<br />
intorno al gender in Italia (ma anche, in forme simili, in Francia)<br />
diventerà oggetto di studi di sociologia della comunicazione e<br />
psicologia delle masse. Ci si è riflettuto poco, finora, forse per<br />
sottovalutazione — o perché non si è stati capaci di comprendere<br />
quale fosse l’oggetto del contendere, né che riguardasse tutti, e<br />
non solo gli omosessuali. Chiunque si interessi della circolazione e<br />
della manipolazione delle idee non può non restare stregato e<br />
insieme spaventato dalla mistificazione perfetta che si è irretita<br />
intorno a questa parola, fino ad avvolgerla di una nebbia mefitica. E<br />
a occultare il vero bersaglio: la battaglia culturale, ma anche<br />
politica e legislativa, per «combattere contro le discriminazioni<br />
che subisce chi, donna, omosessuale, trans, viene considerato<br />
inferiore solo in ragione del proprio sesso, del proprio orientamento<br />
sessuale o della propria identità di genere».<br />L’ultimo libro<br />
di Michela Marzano, <i>Papà,<br />
mamma e gender</i> , che esce<br />
per Utet, ci spiega come, quando e perché sia potuto accadere che<br />
una concezione antropologica sulla formazione dell’identità<br />
(sessuale, psichica, sociale) delle persone abbia aperto una “crepa”,<br />
una “frattura profondissima” nel nostro paese, e scatenato<br />
campagne di propaganda, informazione e disinformazione mai più viste<br />
da decenni. Fino a trasformare il gender in uno spauracchio, un<br />
fantasma cui chiunque può attribuire — in buona, ma anche in<br />
cattiva fede — il negativo delle proprie idee, della propria<br />
concezione dell’esistenza, e riversare su di esso pregiudizi, fobie<br />
e paure che si agitano nel profondo di ognuno di noi.<br />Ricordando<br />
con Camus che «nominare in maniera corretta le cose è un modo per<br />
tentare di diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel<br />
mondo», Marzano assegna al libro innanzitutto questo scopo<br />
“didattico” (il volume è corredato di un glossario). Dunque<br />
gender è un termine inglese, la cui traduzione italiana è<br />
semplicemente genere. È entrato in lingua originale nel sistema<br />
della cultura universitaria perché delineava un campo di studi nuovo<br />
(gender studies) e perciò bisognoso di un proprio nome. Ma poi ha<br />
finito per riassumere l’insieme delle teorie sul genere —<br />
estinguendo ogni differenza e sfumatura, anche significativa.<i>Papà,<br />
mamma e gender</i> è un libro<br />
smilzo, di agevole lettura, una bussola utile per orientarsi nel<br />
magma burrascoso di interventi, argomentazioni, polemiche, molte<br />
delle quali vanno alla deriva sulle onde del web. Alla confusione<br />
semantica e concettuale del dibattito — che mescola sesso, identità<br />
di genere e orientamento sessuale — Marzano oppone spiegazioni<br />
essenziali (“l’ABC”) che si potevano ritenere acquisite, e<br />
invece si sono scoperte necessarie. Si memorizzi ad esempio questa:<br />
«Quando si parla di sesso ci si riferisce all’insieme delle<br />
caratteristiche fisiche, biologiche, cromosomiche e genetiche che<br />
distinguono i maschi dalle femmine. Quando si parla di “genere”<br />
invece si fa riferimento al processo di costruzione sociale e<br />
culturale sulla base di caratteristiche e di comportamenti, impliciti<br />
o espliciti, associati agli uomini e alle donne, che finiscono troppo<br />
spesso con il definire ciò che è appropriato o meno per un maschio<br />
o per una femmina ».<br />È insieme un libro di storia culturale e di<br />
cronaca contemporanea, in cui le riflessioni sulla distinzione tra<br />
identità e uguaglianza, tra differenza e differenzialismo, si<br />
affiancano all’analisi del lessico di una petizione presentata in<br />
Senato per sostenere «una sana educazione che rispetti il ruolo<br />
della famiglia », le parole di Aristotele, Bobbio e Calvino vengono<br />
valutate come quelle di uno spot contro la perniciosa “ideologia<br />
gender”. È un libro di filosofia e auto-filosofia (se posso<br />
mutuare questo termine dalla narrativa): perché l’autrice non<br />
nasconde i propri dubbi (e la critica contro la corrente radicale del<br />
pensiero gender) e rivendica l’onestà intellettuale di dire come e<br />
perché è giunta a credere a certe cose piuttosto che ad altre.<br />
L’esperienza personale — chi siamo, come siamo diventati ciò che<br />
siamo — influenza e sempre indirizza il nostro modo di stare nel<br />
mondo. «Il pensiero non può che venire dall’evento, da ciò che<br />
ci attraversa e ci sconvolge, da ciò che ci interroga e ci costringe<br />
a rimettere tutto in discussione».<br />Gli essenzialisti affibbiano a<br />
chi non riconosce il dualismo tra Bene e Male l’etichetta di<br />
relativista etico. Ma l’etica non è relativa. Dovrebbe solo essere<br />
transitiva. Come Marzano, mi sono chiesta spesso come mai si possa<br />
temere che riconoscere ad altri i diritti di cui godono i più (alle<br />
coppie omosessuali di sposarsi o di avere e crescere figli) sia<br />
lesivo di questi. In che modo il matrimonio tra due persone dello<br />
stesso sesso possa sminuire quello di un uomo e di una donna, come<br />
una famiglia differente possa indebolire le famiglie cosiddette<br />
uguali. Non so rispondermi. Però mi viene in mente il finale<br />
visionario de <i>La via della<br />
Fame</i> , il romanzo che lo<br />
scrittore nigeriano Ben Okri ha dedicato alla propria giovane<br />
nazione, tormentata dall’odio, divisa dai conflitti, e incapace di<br />
nascere. «Non è della morte che gli uomini hanno paura, ma<br />
dell’amore&#8230; Possiamo sognare il mondo da capo, e realizzare quel<br />
sogno. Un sogno può essere il punto più alto di tutta una vita».<br />
Ma ci occorre «un nuovo linguaggio per parlarci ». Ecco, forse<br />
abbiamo bisogno di una nuova parola. Lasciamo gender alle rivoluzioni<br />
antropologiche del XX secolo: il riscatto dei lavoratori, delle<br />
donne, dei neri, degli omosessuali. Le rivoluzioni sono<br />
irreversibili, nel senso che possono essere sconfitte, ma non<br />
revocate, e i principi che le accendono non tramontano. Troviamo<br />
un’altra parola per «sognare il mondo da capo».<i>IL<br />
LIBRO Papà, mamma e gender, di Michela Marzano (Utet, pagg. 151 euro<br />
12)</i></div>
<p></p>
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