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	<title>maschi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Impariamo dall&#8217;Argentina</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 08:12:31 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="456" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>A proposito dell’8 marzo e del confinamento che non finisce mai, vorrei parlarvi di queste bellissime campagne create da <em>Iniciativa Spotlight Argentina</em>. È un’iniziativa in alleanza con l’Unione Europea e ONU per limitare ed eliminare (utopia) ogni forma di violenza di genere. Verso la fine dell’anno scorso, dopo aver toccato per mano il primo periodo di confinamento, <em>Spotlight Argentina</em> ha lanciato sui Social Network la campagna <em>#YoMeOcupo</em>: una serie di messaggi e video dedicati fondamentalmente agli uomini. I cosiddetti “Ayudadores”, mariti e compagni che fanno finta di aiutare nelle faccende di casa, che non prendono per mano la vita casalinga, non prendono l’iniziativa bensì aspettano la richiesta della donna o timidamente offrono il loro aiuto. Non bisogna aspettare, non bisogna essere fintamente timidi, dovrebbero agire subito e dividersi, insieme alle mogli e compagne, il lavoro di casa. Una situazione da combattere fortemente visto il peso mentale femminile che questa situazione comporta. È interessante l’ottica del video dedicato a questi finti “supereroi” in ciabatte e accappatoio, una visione comica e non tragica solitamente accade quando si tratta di violenza di genere. Lo potete vedere qui: <a href="https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Un’altra strepitosa campagna, sempre di <em>Spotlight Argentina</em> è <em>#SinMochilas</em> (senza zaini), pensata per ragionare e sensibilizzare sull’uguaglianza tra bambini e bambine: dedicata ai genitori, responsabili di riempire di idee maschiliste e preconfezionate la testa dei loro bambini. Il modo in cui i genitori vorrebbero che loro pensassero e agissero. Frasi come “i maschi non piangono”, “il colore rosa è solo per le bambine” o “tua sorella sistema la tavola” sono sbagliate, sono maschiliste. La metafora di senza zaini è bellissima non ché azzeccatissima. Gli zaini rappresentano la loro vita, la loro testa, il loro bagaglio e la loro educazione sentimentale. I bambini ci aprono gli occhi, ci dicono che loro vorrebbero decidere cosa fare, con quali giocatoli giocare, che tipologia di film vedere o come vestirsi. Un maschio che vuole giocare con le pentole e le padelle o vuole una maglietta rosa non ha niente di male. Una bambina che usa gli anfibi, si veste di nero o che vuole giocare con le macchinine non ha niente di male. Non c’è niente che non vada in questi bambini, vorrebbero soltanto essere felici e poter decidere sulle cose del loro piccolo mondo. Da vedere assolutamente: <a href="https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1">https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="701" height="459" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15170" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 701w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3-300x196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>



<p>Un’interessante campagna con messaggi chiari e concisi per promuovere la parità di genere nello sport è un altro punto forte di questa iniziativa. È fondamentale costruire protocolli e scrivere delle leggi che proteggano le donne sportive da violenza, mobbing e maltrattamenti di ogni genere ed entità: <em>#BuenasPrácticasEnElDeporte</em>. Leggi che sappiano guidare le donne, di ogni professione, nel compito più difficile del mondo: quello di gestire la professione e il lavoro e la vita privata e la famiglia. Una situazione che ancora nel 2021 è un problema non risolto. Guardando questa campagna sullo sport, ho subito pensato all’ultima notizia riguardante questo tema, quella apparsa sui media in queste scorse settimane, quella della ex-pallavolista Lara Lugli, che nel marzo 2019 aveva sciolto il contratto con la società sportiva dopo aver saputo di essere incinta. La società per la quale lei lavorava ha chiesto i danni in sede civile perché la giocatrice era rimasta incinta, aveva lasciato la squadra, e secondo la società c’era stato un calo nelle prestazioni della medesima squadra, proprio per l’uscita della Lugli. La donna lotta ancora per ricevere il suo stipendio per il mese di febbraio 2019. Una storia che ha dell’incredibile se poi scopriamo che questo bambino non è mai nato perché la giocatrice ha avuto un aborto spontaneo.</p>



<p>Siamo davanti a situazioni che non dovrebbero diventare delle notizie, non dovrebbero nemmeno succedere, né esistere. Non dovrebbe esserci una Festa della Donna dove si ricorda che dev’essere rispettata psicologicamente e fisicamente, in ambito lavorativo e/o privato. Non dovrebbero esistere tutte queste campagne per sensibilizzare sui diritti delle donne o per lottare contro il maschilismo. Mi chiedo: esiste la Festa dell’Uomo? Inteso come maschio? Esistono le campagne per contrastare il maltrattamento agli uomini? (intesi come maschi?). Ne abbiamo parlato tanto e ne parleremo ancora. È una situazione molto complessa che non si risolve con le parole e con resoconti annuali, ma con fatti concreti e soprattutto con un&#8217;educazione corretta e sensibile a questo tema fin dai primi mesi di vita, da parte della famiglia, della scuola e anche dello Stato. Ma sappiamo che il mondo è costantemente sotto sopra, è a rovescio di come dovrebbe essere…</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;. In lista per un trapianto di cuore. L&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Mar 2018 07:52:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10263 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="327" height="154" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 327w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-300x141.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-520x245.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 520w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/trapianto-720x340.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" /><br />
</a></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrizia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Italia al voto. L’Italia al gelo.<br />
Un popolo con la pelle d’oca .<br />
Non solo per l’aggiornamento delle temperature attraverso zapping e web.<br />
Sparano sopra e dentro le nostre vite mentre ci chiediamo “cosa possiamo fare?”<br />
Sparano. Si.<br />
Lo fanno sulla necessità di usare per anestetico l’alcool o la droga di una ragazza inquieta<br />
finita dentro un altrove fatto di morte efferata. Violenta.<br />
Servizi inefficienti, la fragilità di non riuscire a respirare la vita.<br />
Illegalità. Ombre sulle nostre coscienze.<span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"></p>
<p></span></span></span>Una ragazzina abbandonata a se stessa, figlia senza famiglia. Senza Stato. Senza un domani. Senza casa, senza un lavoro, senza un sostegno, senza un addio.<br />
Un funerale donato da estranei.<br />
Servizi fantasma. E chi l’ha vista smarrita non c’era.</p>
<p>La morte messa a verbale. Annunciata.<br />
Come una promessa. Mentre le promesse parlano d’amore, di futuro. Di gioia.<br />
Come i bambini, i loro sorrisi, i pannolini, le pappe, i passi, le parole. I disegni, il profumo della loro pelle. Il loro canto spezzato…<br />
C’è chi avrebbe scommesso, lodato e santificato un padre di famiglia con un buon posto di lavoro.<br />
Un uomo abitudinario, che guarda Sanremo in Tv dal divano di casa, che lavora e rientra, un uomo senza eccessi…Il popolo sovrano lo avrebbe inserito nella categoria delle persone perbene.<br />
Non era neanche nero.</p>
<p>Dentro le certezze degli osservatori sciacalli, la loro puerile esigenza nel trovare un movente, una causa. Hanno dentro la paura di guardare in faccia la follia o che abiti vicino alle loro vite.<br />
Spesso l’hanno vista, conosciuta, sentita dentro le richieste di aiuto.<br />
“Era evitabile?” una domanda-ritornello diventata senza senso e senza risposte.<br />
Lo sciacallaggio dei talk show, degli approfondimenti morbosi. La dovizia dei particolari utili al prossimo essere impazzito che si avvarrà dell’incapacità di intendere e di volere. Momentanea s’intende.</p>
<p>La malasanità sull’amore. Siamo in rianimazione. In coma indotto. Troppo spesso irreversibile.<br />
Senza gratitudine, inadeguati a vivere. Respirare, correre, ridere, amare.<br />
Educare. Siamo in lista per un trapianto.</p>
<p><span style="color: #1d2129;"><span style="font-family: Helvetica, serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></span>L’urgenza sta nel rivedere leggi, normative, diritti, regole. Scuola, famiglie, sociale.<br />
Mentre arriva la notte degli Oscar e il giorno del Voto, la speranza di una scheda elettorale che contenga l’emergenza di restituire alle persone l’esistenza.</p>
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		<title>ANI l&#8217;Imamah</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:01:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti non è la mancanza di voce delle donne musulmane, quanto piuttosto il silenzio del sistema informativo in merito alla loro parola, al loro pensiero, al loro agire.</p>
<p>I veli in realtà sembrano stesi più sulle nostre ignoranze che sulle loro teste.</p>
<p>L&#8217;incontro alla Casa delle Donne di Milano con la Imamah di origine malese, ma residente a Los Angeles, Ani Zonneveld, è stato l&#8217;occasione per uno squarcio nella spessa cappa di ignoranza che avvolge le molteplici realtà delle donne musulmane.</p>
<p>La Imamah, già&#8230; una donna Imam che invita alla preghiera e la guida in moschea per donne e uomini che pregano insieme.</p>
<p>Comunque Ani ha voluto chiarire il valore e il senso che dà al suo ruolo di guida spirituale: non confinato nello stupore dell&#8217;eccezionalità della sua attribuzione a una donna, ma iscritto in un orizzonte molto più ampio “ Sono Imamah mio malgrado, quello che a me interessa veramente è l&#8217;aspetto teologico che dice le donne e gli uomini uguali, perchè questo può rendere migliore la vita di tutti e soprattutto per le donne musulmane.</p>
<p>A volte io invito alla preghiera e un maschio la conduce, altre volte viceversa un maschio invita e io conduco.” Una realtà che forse stupisce più una comunità cattolica credente o non credente che ancora non ha avuto la possibilità di vedere attribuire a una donna il ruolo di guida spirituale, ma di cui, nell&#8217;ambito musulmano della diaspora migratoria, Ani non è un caso isolato. Infatti nello stesso Nord Europa Sherin Khankan è Imam a Cophenaghen e Rabeya Muller lo è a Colonia e sono una decina nel solo mondo occidentale le donne imam.</p>
<p>In merito al movimento “Musulmani per i diritti umani” (“Muslim for Progressive Values”) che ha contribuito a fondare, con sedi oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Australia, Cile e in Europa in Francia, Belgio, Paesi Bassi Ani, l&#8217;imamah musicista e attivista, ci tiene a precisare “Non abbiamo inventato un nuovo Islam, ma ripreso il Corano; nel Corano uomini e donne sono spiriti uguali, e non esiste interdizione per la donna di invitare e condurre la preghiera. Del resto il Corano accetta anche i non credenti, basta che l&#8217;individuo sia una brava persona.</p>
<p>Nella prima moschea del Profeta (Maometto) la preghiera era aperta a donne e uomini insieme, lo stesso Profeta invitò Um Baraka a condurre la preghiera quando lui era assente: per 14 secoli ci hanno mentito!”</p>
<p>Già, ecco ricomparire l&#8217;inganno del patriarcato che piega al proprio volere di dominio e lo giustifica con un uso distorto e strumentale dei dogmi di fede e che purtroppo da sempre attraversa tutte le religioni.</p>
<p>Ce lo ha ricordato dal pubblico il professor Branca, islamologo dell&#8217;Università Cattolica di Milano, con l&#8217;abituale autocritica lucida e intelligente, dimostrando con due lancinanti esempi quanto la Bibbia sia misogina nel linguaggio“Troviamo la suocera di Pietro guarita da Gesù, suocera semplicemente, senza un nome e che presuppone quindi una moglie per Pietro, mai citata; o la madre dei figli di Zebedeo, anche lei senza un proprio nome.</p>
<p>Sono suocere di madri di mogli di, ma sono donne che non hanno un nome”</p>
<p>L&#8217;asserzione implicitamente rimanda al presupposto per cui il linguaggio riflette e rende menifesta la cifra di un pensiero e un atteggiamento della comunità, nella fattispecie segnata dal desiderio di dominio dei maschi nei confronti delle donne e il tentativo di cancellarne le identità non nominandole.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9606" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="843" height="474" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 843w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></p>
<p>Continuando nello svelamento di sbrigativi luoghi comuni in meritò alla libertà femminile “Coprire le donne è senz&#8217;altro sessualizzarle, ma anche svestirle come in Occidente è usare sessualmente il corpo delle donne”, afferma con pacatezza ma decisione, questa donna minuta ma forte, senza velo in testa ma neppure nella conoscenza profonda e puntuale dei fondamenti religiosi della sua spiritualità, che la stessa Comunità le ha evidentemente riconosciuta accettandola come guida spirituale “L&#8217;Imam deve conoscere a fondo il Corano ed essere accettato dalla Umma (la Comunità), non è eletto/ordinato, come un prete.”</p>
<p>E uno snodo fondamentale tra religione e convivenza sociale è la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione su cui ampiamente si gioca la strumentalizzazione delle indicazioni religiose</p>
<p>“Alle Nazioni Unite, in un mio intervento ho precisato che il Corano non sancisce il matrimonio a priori, è un contratto che si stipula tra due soggetti e dagòi stessi deve essere approvato, dall&#8217;uomo e dalla donna adulta . L&#8217;organizzaaione che ho fondato “Imam for she” ha una rete capillare di imam maschi che vanno nei villaggi a predicare il principio fondamentale del Corano per cui &#8216;le donne nel contratto matrimoniale possono dettare delle condizioni che il coniuge sarà tenuto a rispettare&#8217;. ” .</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-9607 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="325" height="325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a></p>
<p>Ani ha riferito che in Burundi ci sono 26 Imam che vanno nei villaggi per organizzare Campi di formazione allo sport ma al contempo insegnano come leggere correttamente il Corano, “E&#8217; un&#8217;attività molto importante, le ragazze hanno solo queste voci per conoscere i lori diritti. Inoltre è importante sapere che nel Corano è detto che una credente deve sposare un credente, credente, ma non necessariamente musulmano”</p>
<p>“Del resto anche quando le coppie vengono da me per essere sposate non lo faccio così, con leggerezza, ma faccio loro alcune domande mirate per sondarne la consapevolezza”</p>
<p>La conclusione di Ani non ha certo bisogno di commenti o analisi, semplicemente ci lascia ammirazione per la sua semplice lucidità e speranza che l&#8217; enunciato possa diffondersi maggiormente, farsi pensiero e guidare l&#8217;agire anche di chi non legge il Corano</p>
<p>“Nel Corano è detto che nulla può cambiare se per primo non cambi te stesso”</p>
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		<title>Indifesa: il dossier di Terres des Hommes sulla condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2016 07:13:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7144" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="lexi" width="962" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 962w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/lexi-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /></a></p>
<p><em>Tante le ragazzine che arrivano incinte sulle nostre coste. Tante, troppe le bambine e le giovani che si avventurano nei viaggi per raggiungere l&#8217;Europa in fuga da conflitti, dalla miseria e dai regimi. Nel corso del 2015 sono stati registrati in Europa poco meno di 90mila MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati, ati Eurostat), si ricorda nel dossier della campagna Indifesa di Terre des Hommes, presentato al Senato. Si tratta di bambini e ragazzi in fuga da Afghanistan, Siria, Somalia, Eritrea, Iraq e tante altre nazioni in crisi. Bambini e ragazzi che viaggiano soli, senza il supporto di genitori, fratelli maggiori o altri familiari. Nella quasi totalità dei casi, si tratta di maschi.</em></p>
<p>In base alle stime di Eurostat le bambine e le ragazze che hanno viaggiato sole per raggiungere l’Europa e sono state registrate al loro arrivo nel 2015 sono state 7.805. La Svezia è stato il paese più accogliente con oltre 35mila minori non accompagnati accolti nel 2015, in Italia, invece, nel corso del 2015 sono arrivate circa 130 bambine e ragazze sole.</p>
<p><img src="http://www.adnkronos.com/rf/image_size_1280x960/Pub/AdnKronos/Assets/Immagini/indifesa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></p>
<p>Le giovani nigeriane sono in gran parte vittime di tratta: arrivano sui barconi partiti dalla Libia, mescolate tra i profughi in fuga dall’Eritrea, dalla Somalia, dal Sudan, dal Gambia.  Sono state messe sui barconi con la forza o con l’inganno, dopo settimane o mesi di viaggio nel deserto, per essere poi costrette a prostituirsi sulle strade di tutta Italia.</p>
<p>Il dossier di Terre des Hommes mette in evidenza anche un altro aspetto violento nei paesi in guerra. In Iraq e Siria migliaia di donne e ragazze sono ridotte a schiave dei combattenti. I bambini e le bambine &#8220;prede di guerra&#8221; vengono rapiti o arruolati con la forza da eserciti regolari e gruppi ribelli. In altri casi, però, i più piccoli finiscono con l’imbracciare un fucile perché spinti dalla povertà, dall’esclusione sociale o dal desiderio di vendetta per le violenze subite dalla loro famiglia. Un’altra piaga che si è acutizzata con il conflitto è quella delle spose bambine, in Siria, in Yemen e in altri Paesi.</p>
<p>&#8220;Se da un lato l’instabilità politica e la violenza diffusa hanno reso ancora più precaria la condizione delle bambine e delle giovani donne nella sponda sud del Mediterraneo, questo profondo disordine ha anche reso più acute, più visibili, e più presenti, anche tra noi nel mondo cosiddetto sviluppato, tutte le gravi violazioni dei dritti umani di cui sono soggette le bambine e le ragazze&#8221;, afferma Lia Quartapelle, capogruppo Pd e segretario della Commissione Affari esteri e comunitari, Camera dei Deputati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-7143 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="dossier3" width="425" height="425" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 425w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/dossier3-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 425px) 100vw, 425px" /></a></p>
<p>&#8220;L’Italia &#8211; continua Quartapelle &#8211; riconosce la tutela dei diritti delle donne migranti tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze&#8221;.</p>
<p>&#8220;L’Italia &#8211; continua Quartapelle &#8211; riconosce la tutela dei diritti delle donne migranti tra le priorità da affermare con la nostra presidenza del G7. E il dossier Indifesa ci dice molto sul lavoro da fare, che si iscrive anche nel solco dell’impegno sottoscritto con l’Agenda 2030 di porre fine ai matrimoni infantili e di perseguire efficacemente l’obiettivo di una piena emancipazione di tutte le donne e tutte le ragazze&#8221;.</p>
<p>Quest&#8217;anno Terre des Hommes chiede al popolo dei social network di testimoniare la condivisione dei valori della campagna aderendo alla sua #Orange Revolution, la &#8216;Rivoluzione Arancione&#8217; che scatta proprio domani mattina. Basta postare sul proprio profilo Facebook, Twitter o Instagram un oggetto, uno slogan, una foto o un selfie dal tocco arancione usando gli hashtag #OrangeRevolution #indifesa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per leggere il dossier: http://www.terredeshommes.it/landing4/dossier.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Dall&#8217;India a Milano: una scuola baha&#8217;i</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 15:07:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6841" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6841" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (527)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-527.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Sabato scorso, presso La Dogana di Milano, si è svolto un incontro  con il Dott. Rowshan e sua moglie. Il Dott. Danesh Rowshan, fondatore e direttore della Glory School India, è nato in Iran nel 1952. Si trasferisce in India nel 1976, dove inizia la sua carriera accademica in Economia e in Lingue.</p>
<p>A Nuova Dehli conosce e sposa sua moglie, anche lei di origini iraniane, ma attratta da un amore per l&#8217;India e dal desiderio di servirne il popolo. Professore universitario per diversi anni, il Dott. Rowshan ha insegnato alla Shivaji University e alla Panjab University. Il suo amore per i bambini ha iniziato a manifestarsi sotto forma di libri scritti proprio per i minori &#8211; libri di cui egli è scrittore ed editore &#8211;  fino poi a sfociare nel desiderio di lasciare il proprio lavoro in università per occuparsi dell&#8217;educazione primaria di quel Paese. Insieme alla moglie ha quindi fondato e dirige la Glory International School India. La sua passione lo ha portato a viaggiare e tenere seminari in più di 20 nazioni.</p>
<p>Durante la serata è stato proiettato un video che riporta la quotidianità all&#8217;interno della scuola, le attività svolte dalle bambine e dai bambini, la Natura da cui sono circondati. Mentre scorrevano le fotografie, l&#8217;ospite ha spiegato che la Glory School, di ispirazione Baha&#8217;i, è sita tra le montagne ai piedi dell&#8217;Hymalaya, in un luogo circondato da villaggi poveri e ad oggi accoglie circa 120 bambini.  Le persone di questa zona vivono di agricoltura e di allevamento e non tutte le famiglie possono permettersi di pagare una retta scolastica, anche perché &#8211; oltretutto &#8211; le scuole migliori si trovano nelle grandi città, lontano da casa.</p>
<p>Ecco il motivo per cui il Dott. Rowshan e la moglie hanno deciso di aprire una scuola in questo territorio, in cui sono previste alcune borse di studio per i bambini più indigenti e una retta annuale nominale molto bassa, valida per tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Interessante è il metodo educativo che viene usato: secondo la fede Baha&#8217;i, infatti, è importante dare ai ragazzi non solo un&#8217;istruzione materiale, ma anche una direzione morale in base ai valori universali quali: la solidarietà, l&#8217;amicizia, l&#8217;onestà, la sincerità, etc. e non tramite dogmi. E l&#8217;esempio, anche da parte dei più grandi e degli adulti, è molto utile: ad esempio, una volta alla settimana tutti si danno da fare per pulire l&#8217;intero istituto.</p>
<p>Il sistema educativo baha&#8217;i si basa sull&#8217;incoraggiamento: esistono diversi livelli di classi, ma spesso vengono svolte attività in comune proprio per fare in modo che chi è rimasto indietro venga aiutato da chi ha già raggiunto uno step successivo. In Occidente, come in altri Paesi dell&#8217;Oriente, si pensa che i bambini siano ignoranti, che siano come dei contenitori vuoti da riempire di conoscenze e gli insegnanti si aspettano che imparino in fretta e si concentrano solo sugli errori e non sui risultati positivi raggiunti; il metodo educativo della Glory school, invece, fa il contrario, creando anche un clima gioioso e sereno; infatti, tra le diverse attività, viene dato molto spazio anche alle danze e alla musica.</p>
<p>Questo tipo di educazione viene impartita ai maschi, ma anche alle femmine, senza distinzione di genere. Nelle zone rurali, spesso, le bambine sono relegate in casa a svolgere le faccende domestiche. Anche quando viene accordato loro il permesso di andare a scuola, non posso uscire senza l&#8217;accompagnamento di un maschio della famiglia (padre, fratello o marito). marito sì, perché, come molti di voi sapranno, in India vige ancora il fenomeno delle &#8220;spose-bambine&#8221;, vendute per motivi economici. Secondo la fede Baha&#8217;i, invece, uomo e donna sono le ali di uno stesso uccello. devono essere forti entrambi per poter volare.  Il governo indiano cerca di intervenire, c&#8217;è anche un Ministero preposto e alcune ONG sul territorio lavorano sulla sensibilizzazione, ma le superstizioni e le tradizioni sono difficili da superare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche agli insegnanti viene impartita una formazione in cui viene richiesto di essere molto pazienti ed affettuosi con i bambini: al centro di tutto ci deve essere la parola &#8220;rispetto&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6842" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6842" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (528)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-528.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6843" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6843" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (526)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-526.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6844" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6844" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (525)" width="720" height="432" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-1024x615.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-300x180.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525-768x461.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-525.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1068w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“America latina: i diritti negati”: Ciao bella</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 08:43:56 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tutto inizia sempre così, con un “ciao bella”, accompagnato da altre tante parole che ti fanno sentire tutt’altro che bella. Ti fanno sentire sporca, cattiva, sbagliata, colpevole.</p>
<p>Eppure ci succede tutti i giorni. In metropolitana, sull’autobus, nei negozi, per strada, perfino in chiesa. E al lavoro. Le molestie sessuali ci circondano. Cresciamo con loro. Con quelle parole che fanno del corpo della donna un banale oggetto.</p>
<p>Mi è successo qui in Italia, in Messico, Tunisia, Svizzera, in Marocco… in tutti i paesi in cui sono stata. Tutti. E non mi ero resa conto. C’è sempre stato qualcuno che mi ha fatto sentire male per le sue insinuazioni sul mio modo di vestire, di camminare o per il mio corpo.</p>
<p>Credo che in Latinoamerica sia una cosa cui tristemente ci siamo troppo abituate. E’ colpa nostra. Soprattutto quando succede al lavoro. Si, è colpa nostra se non diamoa questo fenomeno il peso che ha. Non le nostre gambe o la nostra scollatura. Non dare importanza e non denunciare, quello sì che è colpa nostra.</p>
<p>Il Messico è un Paese veramente arretrato e maschilista, ma ha delle leggi che pochissime donne conoscono. Il governo dell’attuale presidente Enrique Pena, che è stato sindaco della città dove si registrano più femminicidi in assoluto, non si dà da fare per pubblicizzarle.</p>
<p>Un popolo di donne ben consapevoli dei propri diritti non è utile ad un governo del genere.</p>
<p>La “Comision para la cooperacion laboral” ha redatto una guida per far conoscere i propri diritti alle donne lavoratrici messicane. E’ scritta in modo efficace e con parole molto semplici. E’ la prima volta che mi capita di vedere un documento del genere in circolazione. Io sono stata anche lavoratrice in Messico e nessuno me ne ha mai parlato, nemmeno la mia responsabile, donna.</p>
<p>La guida inizia così.</p>
<p>“In Messico tutte le donne lavoratrici messicane e straniere anche senza permesso di soggiorno hanno gli stessi diritti.</p>
<p>Il diritto a essere trattate in modo uguale ai maschi</p>
<p>Il diritto a non subire molestie sessuali.</p>
<p>Il diritto a ricevere uno stipendio uguale a quello dei maschi per lo svolgimento dello stesso lavoro.”</p>
<p>Sotto queste parole la guida spiega cosa siano le molestie sessuali. Bisogna spiegarle, sì. Non è che hai un capo che adora le donne, che è troppo simpatico, che è troppo vivace. No. Quelle parole che ti mettono a disagio sono illegali. Si chiamano molestie sessuali e nessuna donna deve subirle. Bisogna denunciare.</p>
<p>In Messico è un delitto federale, ma pochissime donne lo sanno. Quasi mai denunciano.</p>
<p>Un datore di lavoro coinvolto in un qualsiasi trattamento discriminatorio sul posto di lavoro, che esegue, consente o tollera atti di molestia sessuale può essere multato da 250 a 5000 volte il salario minimo. Un dipendente può essere licenziato per aver commesso un atto immorale, molestie sessuali sul posto di lavoro. Allo stesso modo, un dipendente può legalmente risolvere il contratto di lavoro se lui o lei è sottoposto a molestie sessuali. Una multa pari a un massimo del salario di 40 giorni può essere inflitta nei confronti di una persona che, su base continuativa, molesta sessualmente un&#8217;altra persona di entrambi i sessi, approfittando della propria posizione gerarchica. Se la molestia è commessa da un dipendente pubblico, deve essere rimosso dal suo incarico.</p>
<p>Se ci sono le leggi, perché migliaia di donne subiscono quotidianamente queste violenze?</p>
<p>Come scrive Cynthia Juarez, femminista messicana:</p>
<p>“In Messico, la società tace sulla tortura quotidiana contro le donne e il femminicidio, ma è scioccata quando un gruppo di ragazze fanno dei graffiti, gridano o si difendono a colpi da una aggressione.</p>
<p>Il problema è che nemmeno la parte più progressiva di buone intenzioni, la società rivoluzionaria, è pronta a vedere un gruppo di donne organizzate e preparate a difendersi.</p>
<p><span style="font-family: Times, Times New Roman, serif;">Siamo rabbiose, sì. E siamo anche ciniche, amorevoli, gioiose, non solo con i nostri sogni irriverenti, ma con artigli e denti per scappare e continuare a costruire un mondo in cui nessun bambino, nessuna bambina e nessuna donna devano vivere violenza da parte di soggetti concreti,e poi vivere una nuova vittimizzazione dalla società ipocrita che vieta loro di denunciare o difendersi”.</span></p>
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