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	<title>maschilismo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 14:36:39 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="747" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17302" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1024x747.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-300x219.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-768x560.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio-1536x1121.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/inizio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Un tintinnio arrabbiato liberato al cielo e che avanza per le strade del mondo.&nbsp; Chi usa un mazzo di chiavi. Chi usa la voce. Pentole fischietti e tamburi. Qualsiasi cosa pur di fare rumore, pur di farsi sentire&#8230; Per dare voce a tutte quelle donne e bambine, che insieme a Giulia Cecchettin, sono state brutalmente uccise da una cultura patriarcale e maschilista, storicamente radicata in troppi uomini  e in alcune donne.&nbsp;Le donne vengono spesso descritte come vittime. Questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare che siamo anche tra i principali agenti del cambiamento nelle società. Un nome a caso? Rosa Parks.&nbsp;Decise e determinate nel conquistare insieme agli uomini uno spazio neutro dove una nuova concezione di essere sociale possa nascere e svilupparsi. Come Vida Movahed,&nbsp;<em>&nbsp;la ragazza di via della rivoluzione,</em>&nbsp;che nel 2017, si è tolta il velo e lo ha sventolato come una bandiera bianca, in una strada centrale di Teheran, ma ad oggi ancora in carcere, con l&#8217;accusa di incoraggiamento alla prostituzione.<br>Eravamo in tante e in tanti alla manifestazione del 25 novembre a Milano, organizzata dal movimento &#8221; Non una di meno&#8221;. A commuovermi è quasi sempre la vivace partecipazione maschile; a seguito del tragico fatto di Giulia, diverse migliaia di persone in vesti viola sono scese in piazza anche in Francia per condannare la violenza contro le donne. Scarpe rosse e bandiere tricolori anche a&nbsp;New York dove due ragazze italiane, in collaborazione con Italian Women USA Community, si sono date appuntamento in Times Square per manifestare un segnale di forte vicinanza con la famiglia Cecchettin e l&#8217;Italia. A Roma, anche Fiorella Mannoia, Malika Ayane, Noemi, Luca Zingaretti, Ferzan Ozpetec&nbsp;insieme ai 500 000&nbsp;manifestanti. A Istanbul tentano un corteo, purtroppo bloccato dalla polizia in tenuta antisommossa; 2 mila in corteo a Madrid, con i ministri del partito socialista. Non mancano le polemiche a Genova, contro l&#8217;idea di attuare corsi di autodifesa, dove si urla la  necessità di educazione e prevenzione. A Roma partecipa anche il presidente Mattarella, con il suo discorso: &#8221; Dietro alle violenze verso le donne, il fallimento della società&#8221;; A Palermo un coro di 80 donne che cantano in dialetto siciliano la &#8220;ninna nanna di tutte le matri&#8221;; In Brasile una fila di scarpe con nomi di donne sulla spiaggia di Copacabana a Rio. Cortei in Bulgaria, Turchia, Cile e Guatemala.T ante le camminate arrabbiate, anche a Messina, Parma, Ravenna, Viareggio, Trieste, Udine. A Rimini sfilano in 5 mila con 106 palloncini rossi.15 mila a Torino. In 30 mila&nbsp;ci arrabbiamo da Largo Cairoli fino in Duomo, a Milano.<br>&#8221;&nbsp;<em>Quando esco voglio essere libera, e non coraggiosa</em>.&#8221; Recita uno dei tanti cartelli, che faccio anche mio.<br>Sono tante le donne che si sono rispecchiate nella storia di Giulia Cecchettin, e grazie alla diffusione dei suoi messaggi vocali, sempre più donne stanno prendendo consapevolezza di ritrovarsi in qualche modo vittime di atteggiamenti manipolatori e aggressivi. Lo affermano i centri antiviolenza che hanno visto in questi giorni l&#8217;intensificarsi di segnalazioni.</p>



<p>Perchè è stato scelto proprio il 25 novembre come giornata mondiale contro i femminicidi e la violenza sulle donne? Per la storia di tre sorelle, Minerva e Maria Teresa Mirabal, che in data 25 novembre 1960 sono state violentate, seviziate e barbaramente uccise su ordine del dittatore Rafael Leonida Trujillo, nella Repubblica Dominicana. Le coraggiose <em>LAS MARIPOSAS</em> (Le Farfalle), nome in codice da loro usato, per le loro battaglie in nome della libertà e in opposizione al regime sanguinario e maschilista. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="660" height="370" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17304" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/mari-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></figure>



<p>L&#8217;uccisione delle tre sorelle Mirabal, contrariamente alle previsioni del dittatore, scosse le coscienze e Las Mariposas divennero un simbolo di forza e di resistenza. Nel 1980 durante il primo Incontro Internazionale Femminista in Colombia, la Repubblica Domenicana propose come emblema della violenza contro le donne il triplice assassinio delle sorelle Mirabal. Nel 1999 l&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 54/134, ha designato il 25 novembre come Giornata Internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne, in onore de Las Mariposas.</p>



<p><br>Se domani non rispondo alle tue telefonate, mamma.<br>Se non ti dico che torno per cena.<br>Se domani, mami, vedi che il taxi non arriva.<br>Può darsi che io sia avvolta nelle lenzuola di un albergo,<br>su una strada, o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).<br>Può darsi che sia in una valigia o abbandonata su una spiaggia (Emily, Shirley).<br>Non spaventarti, mamma, se vedi che mi hanno pugnalata (Luz Marina).<br>Non urlare se vedi che mi hanno trascinata (Arlette).<br>Mammina, non piangere se ti dicono che mi hanno impalata (Lucía).<br>Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato,<br>che erano i miei vestiti, che era l’alcol nel mio sangue.<br>Ti diranno che è stato per l’orario, perché ero da sola.<br>Che quello psicopatico del mio ex aveva dei motivi,<br>che lo avevo tradito, che ero una puttana.</p>



<p>Ti diranno che ho vissuto, mamma,<br>che mi ero permessa di volare troppo in alto in un mondo senz’aria.<br>Ti giuro, mamma, che sono morta combattendo.<br>Ti giuro, cara mamma, che ho urlato davvero forte mentre volavo.<br>Si ricorderà di me, ma’, saprà che sarò stata io a rovinarlo,<br>quando mi riconoscerà nel volto di tutte quelle che gli urleranno contro il mio nome.<br>Perché so, mamma, che tu non ti arrenderai.<br>Però, per quanto tu possa volerlo fare, non imbrigliare mia sorella.<br>Non rinchiudere le mie cugine, non vietare niente alle tue nipoti.<br>Non è colpa loro, mamma, così come non è stata nemmeno colpa mia.<br>Sono loro, saranno sempre loro, gli uomini.<br>Lotta per le loro ali, visto che le mie me le hanno tagliate.<br>Lotta perché siano libere e possano volare più in alto di me.<br>Combatti perché possano urlare più forte di me.<br>Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho fatto io.<br>Mammina, non piangere sulle mie ceneri.<br>Se domani sono io, mamma,<br>se domani non torno, distruggi tutto.<br>Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.</p>



<p>{Cristina Torres-Cáceres — Se domani non torno}. <strong><em>A Giulia</em></strong>.<br>* Nel titolo una poesia di Ivan&nbsp;<a href="http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.i-v-a-n.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Sdegno dal mondo arabo per il comportamento inaccettabile e vergognoso nei confronti della von der Leyen</title>
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					<description><![CDATA[<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale. L&#8217;incidente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15214" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/04/ursula-von-der-leyen-erdogan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Co-mai ,Amsi e Umem; mai più offese alle donne. Erdogan e Charles Michel chiedete scusa. Lanciamo il &#8220;Osservatorio #NoMaschilismo&#8221; contro le donne che non ha né colore né cultura e religione ma figlio dell&#8217;ignoranza personale.</p>



<p>L&#8217;incidente di protocollo, ribattezzato &#8220;sofagate&#8221;, durante la visita dei leader Ue in Turchia diventa un caso diplomatico. Martedì il presidente turco <strong>Erdogan </strong>ha prima lasciato in piedi poi fatto accomodare su un divano la presidente della Commissione europea, <strong>Ursula von der Leyen</strong>, mentre lui e il presidente del Consiglio Ue, <strong>Charles Michel,</strong> prendevano posto su due poltrone con le rispettive bandiere alle spalle.</p>



<p>Per questa volta la Commissione “ha preferito dare priorità alle questioni di sostanza rispetto al protocollo”, ma assicura che “saranno presi contatti di tutte le parti coinvolte perché non si ripeta in futuro“. La visita di Ursula von der Leyen e Charles Michel ad Ankara, dove hanno incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan al palazzo presidenziale, è diventato un caso diplomatico; il comportamento dell’organizzazione turca al palazzo presidenziale dove è avvenuto l’incontro, che ha fatto trovare solo due sedie, una per il capo di Stato e l’altra per il presidente del Consiglio Ue, lasciando la presidente della commissione europea in disparte, ha imbarazzato il mondo, lasciando “sorpresa” la Von der Leyen, come ha spiegato il portavoce di Palazzo Berlaymont.</p>



<p>&#8220;Abbiamo aspettato 24 ore per esprimere il nostro sdegno da una parte e la solidarietà alla <strong>von der Leyen</strong> dall&#8217;altra parte sperando che arrivassero le scuse di Erdogan e Charles Michel. Purtroppo nessuno dei due ha preso una posizione forte contro questo comportamento inaccettabile sia durante (Era doveroso da parte di Michel ribellarsi subito durante la visita e non giustificarsi nel rispetto del protocollo) che dopo l&#8217;accaduto che ha registrato una gravissima mancanza di rispetto verso le donne nel mondo. Chiediamo adesso che facciano le loro scuse pubbliche e non si ripeta più e purtroppo il maschilismo sta espandendo nel mondo contro le donne e non ha colore ,religioni e culture ma una ignoranza personale .Cosi Dichiara il Presidente <strong>Foad Aodi</strong> a nome della Comunità del mondo arabo in Italia<strong>(Co-mai) </strong>,l&#8217;associazione medici di origine straniera <strong>(AMSI)</strong> ,Unione medica euro mediterranea<strong> (UMEM)</strong> e il movimento internazionale transculturale interprofessionale <strong>Uniti per Unire che</strong> annuncia oltre il dipartimento contro la violenza sulle donne lanciamo il &#8220;Osservatorio <strong>#NoMaschilismo&#8221; </strong>contro le donne nel mondo del Movimento Uniti per Unire insieme alle associazioni e comunità aderenti  per ribadire il rispetto reciproco ,il rispetto dei diritti e doveri e nessuno può parlare o comportarsi in modo  scorretto a nome nostra offendendo le donne, le culture e le religioni.</p>
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		<title>&#8220;America latina. I diritti negati&#8221;. Impariamo dall&#8217;Argentina</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2021 08:12:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi A proposito dell’8 marzo e del confinamento che non finisce mai, vorrei parlarvi di queste bellissime campagne create da Iniciativa Spotlight Argentina. È un’iniziativa in alleanza con l’Unione Europea e ONU&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="456" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/los-ayudadores-768x438.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>A proposito dell’8 marzo e del confinamento che non finisce mai, vorrei parlarvi di queste bellissime campagne create da <em>Iniciativa Spotlight Argentina</em>. È un’iniziativa in alleanza con l’Unione Europea e ONU per limitare ed eliminare (utopia) ogni forma di violenza di genere. Verso la fine dell’anno scorso, dopo aver toccato per mano il primo periodo di confinamento, <em>Spotlight Argentina</em> ha lanciato sui Social Network la campagna <em>#YoMeOcupo</em>: una serie di messaggi e video dedicati fondamentalmente agli uomini. I cosiddetti “Ayudadores”, mariti e compagni che fanno finta di aiutare nelle faccende di casa, che non prendono per mano la vita casalinga, non prendono l’iniziativa bensì aspettano la richiesta della donna o timidamente offrono il loro aiuto. Non bisogna aspettare, non bisogna essere fintamente timidi, dovrebbero agire subito e dividersi, insieme alle mogli e compagne, il lavoro di casa. Una situazione da combattere fortemente visto il peso mentale femminile che questa situazione comporta. È interessante l’ottica del video dedicato a questi finti “supereroi” in ciabatte e accappatoio, una visione comica e non tragica solitamente accade quando si tratta di violenza di genere. Lo potete vedere qui: <a href="https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/N4IWoGT0txU?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Un’altra strepitosa campagna, sempre di <em>Spotlight Argentina</em> è <em>#SinMochilas</em> (senza zaini), pensata per ragionare e sensibilizzare sull’uguaglianza tra bambini e bambine: dedicata ai genitori, responsabili di riempire di idee maschiliste e preconfezionate la testa dei loro bambini. Il modo in cui i genitori vorrebbero che loro pensassero e agissero. Frasi come “i maschi non piangono”, “il colore rosa è solo per le bambine” o “tua sorella sistema la tavola” sono sbagliate, sono maschiliste. La metafora di senza zaini è bellissima non ché azzeccatissima. Gli zaini rappresentano la loro vita, la loro testa, il loro bagaglio e la loro educazione sentimentale. I bambini ci aprono gli occhi, ci dicono che loro vorrebbero decidere cosa fare, con quali giocatoli giocare, che tipologia di film vedere o come vestirsi. Un maschio che vuole giocare con le pentole e le padelle o vuole una maglietta rosa non ha niente di male. Una bambina che usa gli anfibi, si veste di nero o che vuole giocare con le macchinine non ha niente di male. Non c’è niente che non vada in questi bambini, vorrebbero soltanto essere felici e poter decidere sulle cose del loro piccolo mondo. Da vedere assolutamente: <a href="https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-1">https://youtu.be/6OVvOOZESZ8?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="701" height="459" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15170" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 701w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/sin-mochilas-3-300x196.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>



<p>Un’interessante campagna con messaggi chiari e concisi per promuovere la parità di genere nello sport è un altro punto forte di questa iniziativa. È fondamentale costruire protocolli e scrivere delle leggi che proteggano le donne sportive da violenza, mobbing e maltrattamenti di ogni genere ed entità: <em>#BuenasPrácticasEnElDeporte</em>. Leggi che sappiano guidare le donne, di ogni professione, nel compito più difficile del mondo: quello di gestire la professione e il lavoro e la vita privata e la famiglia. Una situazione che ancora nel 2021 è un problema non risolto. Guardando questa campagna sullo sport, ho subito pensato all’ultima notizia riguardante questo tema, quella apparsa sui media in queste scorse settimane, quella della ex-pallavolista Lara Lugli, che nel marzo 2019 aveva sciolto il contratto con la società sportiva dopo aver saputo di essere incinta. La società per la quale lei lavorava ha chiesto i danni in sede civile perché la giocatrice era rimasta incinta, aveva lasciato la squadra, e secondo la società c’era stato un calo nelle prestazioni della medesima squadra, proprio per l’uscita della Lugli. La donna lotta ancora per ricevere il suo stipendio per il mese di febbraio 2019. Una storia che ha dell’incredibile se poi scopriamo che questo bambino non è mai nato perché la giocatrice ha avuto un aborto spontaneo.</p>



<p>Siamo davanti a situazioni che non dovrebbero diventare delle notizie, non dovrebbero nemmeno succedere, né esistere. Non dovrebbe esserci una Festa della Donna dove si ricorda che dev’essere rispettata psicologicamente e fisicamente, in ambito lavorativo e/o privato. Non dovrebbero esistere tutte queste campagne per sensibilizzare sui diritti delle donne o per lottare contro il maschilismo. Mi chiedo: esiste la Festa dell’Uomo? Inteso come maschio? Esistono le campagne per contrastare il maltrattamento agli uomini? (intesi come maschi?). Ne abbiamo parlato tanto e ne parleremo ancora. È una situazione molto complessa che non si risolve con le parole e con resoconti annuali, ma con fatti concreti e soprattutto con un&#8217;educazione corretta e sensibile a questo tema fin dai primi mesi di vita, da parte della famiglia, della scuola e anche dello Stato. Ma sappiamo che il mondo è costantemente sotto sopra, è a rovescio di come dovrebbe essere…</p>
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		<title>Sono nata libera, ma anche oggi sono incatenata</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2020 10:37:21 +0000</pubDate>
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<p>di Xhulia Lamaj</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/19ac1bda-c63d-49d4-8f12-9eb3ff27b636-1024x768-1-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Oggi in Albania una percentuale alta  dei genitori pretendono di comportarsi con i loro bambini , come se fossero i loro padroni di vita. Sono guidati da idee conservatrici per tutela dei propri figli. Il loro consiglio sarebbe :” Fai come dico io” ; ogni cosa si fa per il loro bene. Ogni errore fatto viene coperto per il benessere e l’educazione dei figli. Il bambino nasce come una creatura innocente e ha bisogno di amore ,molto amore , per crescere con salute. È come quella piantina nuova che ha bisogno di cura, impegno per diventare un albero grande. Questo vuol dire molto sforzo, tempo e pazienza. Però non può dare ragione ai genitori se vogliono diventare tutori della loro vita. Il percorso che sceglieranno i propri bambini , sia femmina o maschio , è un loro diritto. Un cammino con alti e bassi , non ha importanza. L’importante è la fiducia nelle loro forze, per raggiungere il loro traguardo. La cosiddetta compassione si trasforma in debolezza della loro personalità. Questa debolezza benevola si presuppone continuerà anche dopo l’adolescenza , lasciando una debole educazione e raffigurazione sbagliata della libertà. Non puoi dire alla bambina o al bambino ; &#8211; Tu continuerai questa professione , perché so io qual è la giusta per te. No! Farà quello che vuole lui: studierà per la Facoltà che vuole, lavorerà dove si trova meglio perché è  diritto di ogni individuo quello di essere libero e indipendente per le decisioni che prenderà. Nella nostra società ognuno sta aprendo gli  occhi  e sta capendo che niente di male viene dalla formazione scolastica. Anni fa non si poteva pensare questa cosa , soprattutto nelle zone rurali. Le ragioni sono diverse. L’ Albania anche oggi è un posto povero, però la povertà non ha impedito agli albanesi di avere cultura e conoscenza. È la mentalità delle persone povere di conoscenza a far sì che  i giovani restino nell’ignoranza, soprattutto  le ragazze che  soffrono di più. Loro sono considerate deboli, quindi per i genitori è più facile sposarle in età piccola. Nella nostra società l’orgoglio e l’onore di un uomo dipende dal modo in cui si comportano le  femmine della loro famiglia, incapaci di controllare il comportamento sessuale, preferiscono darle al padrone, uomo futuro delle figlie. La ragazza da quando nasce deve stare zitta, obbediente, non esprimere i propri pensieri. Deve accettare ogni decisione di suo padre. Nei paesini lontani dalla città non si poteva sentire che la ragazza studiava in qualche università, che vivesse in un alloggio o casa in affitto. Solo il matrimonio simbolizzava il preludio alla felicità. I sogni , le speranze si spegnevano e si spengono anche oggi, vanno via con la rugiada del mattino, si sciolgono come la neve a maggio. E da qui inizia il grande calvario degli sforzi.</p>



<p>Lei si chiama Alma , ha 17  anni e adesso è diventata mamma, però sola. Il suo matrimonio con un uomo che non conosceva l’ha fatta scontrare con una realtà piena di sofferenze. Sposata senza volerlo, senza andare a scuola e casalinga. Alma si doveva arrendere all’ego maschilista del suo nuovo padrone di cui ha affrontato anche la violenza fisica da parte di suo marito. È finita in tribunale per poter avere richiesta di ordine di protezione e altri documenti. Dopo tanta burocrazia, Alma ha divorziato. Certe ragazze hanno il supporto dei propri genitori, certe no, per ragioni economiche. Alma prima calma, bella, silenziosa supportata dalla famiglia , sta lottando per se stessa. Anche se lavora in nero, sta cercando di uscire dal burrone dove l’hanno buttata. Come sempre in questi casi la colpevole è sempre la donna, lei ha la colpa perché ha alzato la voce, lei doveva sopportare suo marito, che anche se rientrava ubriaco, anche se la violentava può essere normale, perché chi ti ama ti colpisce, perché l’uomo affronta tutti i problemi di casa, lui deve lavorare e mantenere la famiglia , ed è normale arrabbiarsi e lo stress del giorno lo deve scaricare sul corpo della moglie. Questa è la logica di certe persone, che colpevolizzano le loro donne anche quando vengono ferite e addirittura ammazzate dai loro mariti, fratelli, padri. Un&#8217;altra brutta storia si è sentita in questi giorni: il fratello uccide sua sorella per proteggere la dignità della propria famiglia. Che patetico. Appena l’onore viene violato emerge la legge delle montagne  che non chiede come o perché, ma vuole essere solo rispettata.  Come può una società cosi sviluppata far accadere queste cose? Signori dovete stare con i piedi per terra: non capite che cosa state facendo? Chi siete voi per giudicare? Lo sviluppo di un paese si vede quando una donna ha voce in famiglia e nella società. “ Una storia  sentita è, o fratello , la miseria che ti resta nella gola e ti prende dentro la tristezza.” Questo versetto di Migjeni descrive bene la tristezza delle storie che appartengono a molte donne. Le madri, timide e silenziose, percepiscono la tristezza fin dalla nascita delle loro figlie femmine, insieme al loro latte benedetto e alla paura imposta… Le crescono educandole  ad avere paura dei  loro padri, ad avere paura dal loro compagno di classe perché è un uomo forte ecc.. Puoi chiamare una paura &#8220;concezione precoce&#8221; che senza volere si eredita di generazione in  generazione . In ogni tempo, in ogni situazione si è vista nella Storia , scritta o no , l’intelligenza , la forza e la potenza della donna, e non solo in Albania. Lì dove il coraggio era più grande, lì ha trionfato. Una delle tante è Ina . Adesso la sua vita naviga in libertà. Ina, una donna semplice, però piena di valori d’anima che le hanno dato l&#8217; impulso di uscire dalla prigione della famiglia , con pazienza e coraggio e che può diventare un esempio per molte donne, ragazze, ovunque siano. Le catene  delle persone devono spezzarsi perché i genitori non sono padroni del bambino, l’uomo non è padrone della donna. Nessuno può imporre alla donna quello che non vuole. La vita ti insegna più dei libri , a volte e si possono affrontare tutte queste cose , il disprezzo si può tollerare anche se ti fa male, la povertà si tollera anche se il corpo soffre , però la negazione  della parola , le catene invisibili della schiavitù nessuno sono è più duri da affrontare. Un cuore libero, un occhio sorridente che conosce  il valore della libertà , non si può barattare con nessuna moneta, d&#8217;oro o d&#8217; argento. </p>
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		<title>Donne e discriminazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 07:14:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Foto dalla Campagna UNWOMEN </b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12181" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></span></span>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne?</p>
<p align="JUSTIFY">Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni, dalla conquista del diritto al voto, le donne hanno sempre più visto crescere i loro diritti e il loro ruolo nella società. Nulla di più vero ma anche nulla di più contestabile. In Italia non vi sono “palesi” discriminazioni, né sul posto di lavoro né nella vita ma guardando più a fondo i dati si scopre che solo il 22% dei dirigenti in Italia sono donne, contro il 78% degli uomini (Fonte: Il Sole 24 Ore), la maggior parte delle quali si trova in Lombardia e Lazio.</p>
<p>Inoltre, secondo il Global Gender Gap Report 2017, su 144 Paesi esaminati, l’Italia si piazza al 126esimo posto per la parità retributiva tra uomini e donne, e al 118esimo per la partecipazione delle donne all’ economia. <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Art. 37 Costituzione: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Una pratica molto distante dalla teoria dunque che crea barriere legali che limitano l’accesso delle donne al mondo del lavoro e ristringono la possibilità di arrivare ad una vera equità di genere che, è stato dimostrato, ha effetti negativi anche sulla crescita globale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni giorno, nel mondo del lavoro, le donne subiscono gli effetti della discriminazione di genere in tre ambiti: l’accesso al mondo del lavoro, le carriere e i salari. Ma come ha fatto il genere a trasformarsi in un giudizio di valore diverso per donne e uomini? La presenza di una società prettamente maschilista sia sotto il punto di vista politico che religioso. Il mondo religioso, per l’appunto, è tra i più ostili al cambiamento per quanto riguarda l’entrata delle donne come capi religiosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Certo, rispetto a qualche anno fa le donne hanno più facilmente accesso al mondo del lavoro, ma difficilmente arrivano a ricoprire posizioni importanti. Fattore ancora più importante, è quello del gap salariale: secondo un rapporto dell’Onu, nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Questo accade perché solitamente lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito o sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende. Ma anche, semplicemente, perchè ricevono in media salari più bassi rispetto ai loro colleghi maschi per fare esattamente lo stesso lavoro. Esistono poi dei settori in cui le presenze femminili vengono ancora accettate a fatica: le donne sono considerate universalmente più adatte a lavorare in settori come istruzione e cura, mentre sono guardate con scetticismo se sognano di diventare informatici, ingegneri o tecnici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per quanto sia innegabile il raggiungimento di importanti traguardi, la strada lungo la parità assoluta è ancora lunga. Tocca alla scuola operare affinché le visioni retrogade sulla donna spariscano una volta per tutte, con immediati benefici anche per la società. E’ infine necessario un intervento decisivo della politica: servono leggi mirate per garantire parità di trattamento e pieno rispetto delle regole sui luoghi di lavoro e nei pubblici uffici. Solo con uno sforzo congiunto l’uguaglianza non sarà più soltanto un miraggio.</p>
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		<title>Marocco. Le donne berbere continuano le manifestazioni per i diritti</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2019 08:31:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11904" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="590" height="391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 590w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/a-donne-berbere-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 26 dicembre, pochi giorni fa, è giunta anche in Italia una notizia, qui però passata in sordina: in Marocco le donne berbere hanno deciso di manifestare per i loro diritti.</p>
<p>Qual è la situazione dell&#8217;etnia berbera nel Paese nordafricano? Il Marocco fa parte della cosiddetta “Islamic belt” (cintura islamica), ma la sua popolazione è divisa, in maniera quasi paritetica, tra arabi e berberi. Il sovrano, Mohamed VI, è arabo (ma la madre è berbera), così come i detentori del potere politico ed economico.</p>
<p>I berberi vengono discriminati  anche se detengono il monopolio del commercio. Sono nomadi e la più alta concentrazione si trova nella regione del Rif (nell&#8217;estremo nord del Paese); la loro discriminazione si basa sul fatto che sono molto legati alle proprie tradizioni e, per questo, vengono considerati arretrati dal governo centrale.</p>
<p>Nel 2016 un pescatore perse la vita in uno scontro con la Polizia, mentre tentava di impedire il sequestro del frutto del proprio lavoro; da allora si sono accesi focolai di rivolta, ripresi appunto lo scorso dicembre dalle donne. Sì, proprio le donne, spesso rimaste sole ad accudire i figli e la casa perchè i loro uomini si trovano nelle prigioni di Stato. Donne, fino a poco tempo fa, ancora analfabete; donne che oggi sono scese nelle strade per chiedere istruzione e la possibilità di lavorare fuori dalle mura domestiche, più tutela contro le molestie, ma anche sanità, servizi di sussistenza e infrastrutture. Per il Bene della parte femminile, certo, ma anche per il resto della società.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Alla ricerca di Oum Kulthum</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 07:20:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Commento al film “Looking for Oum Kulthum” di Shirin Neshat &#160; &#160; La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Commento al film </span><span style="font-size: large;"><i>“Looking for Oum Kulthum” </i></span><span style="font-size: large;">di Shirin Neshat</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumk1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="294" height="221" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">La solitudine dell&#8217;artista ormai famosa nel suo palazzo, forse il prezzo pagato per il successo, si anima nel triangolo che via via si compone: donna matura, giovane donna e ragazzina che scioglie il nodo stretto della storia e la dipana nei ricordi del magnifico bianco e nero in cui Neshat è maestra.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">E con mossa perfetta Neshat, alla colorata sontuosità che ci restituisce l&#8217;artista ormai all&#8217;apice del successo,</span><b> </b><span style="font-size: large;">sostituisce il bianco e nero di un paesaggio rurale lontano nel tempo e luogo d&#8217;origine dell&#8217;artista, che immediatamente trasporta lo spettatore agli inizi del suo cammino nel canto: una bambina</span><span style="font-size: large;"> di circa dieci anni, costretta a esibirsi travestita da beduino. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nonostante Oum Kulthoum avesse dovuto effettivamente sottostare a quell&#8217;imposizione, perchè alle donne era vietato cantare in pubblico, l&#8217;enorme successo procuratole dalla sua magnifica voce, le consentì in seguito di assumere un intero gruppo di musicisti e di negoziare i suoi contratti, sottraendosi a una tradizione misogina imperante. La sua grandezza artistica travalicò rapidamente i confini egiziani e la sua fama le venne tanto riconosciuta da essere soprannominata </span><span style="font-size: large;"><i>Ambasciatrice dell&#8217;arte araba</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La bellezza della sua voce, il canto sublime che dispensava, guadagnarono inoltre a Oum Kulthoum, divenuta simbolo della canzone araba, la possibilità di vivere liberamente la propria vita privata, pur segnata da difformità sentimentali: un matrimonio annullato e un altro intorno ai cinquant&#8217;anni. La stessa circostanza di non avere figli, condizione riprovevole e marginalizzante per una donna nella cultura islamica, fu tramutata simbolicamente, proclamando Oum Kulthoum </span><span style="font-size: large;"><i>Madre di tutto l&#8217;Egitto</i></span><span style="font-size: large;">. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ma fare un film su Oum Kulthum si rivela per la regista un vero cimento, con difficoltà crescente a catturare l&#8217;essenza della leggendaria cantante del mondo arabo, in quanto donna, artista, mito; poiché il proposito di Neshat è quello di esplorare le lotte, i sacrifici e il prezzo pagato per il successo, da un&#8217;artista donna vissuta in una società conservatrice dominata da uomini. </span></p>
<p><span style="font-size: large;"><b>U</b></span><span style="font-size: large;">n dominio che con l&#8217;espediente dell&#8217;ostruzionismo dell&#8217;attore durante le riprese del film, Neshat vuole segnalarci ancora presente nell&#8217;oggi. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Lo schiacciamento della donna da parte del patriarcato sociale è del resto una condizione che Neshat ha dovuto vivere in prima persona, e nello scorrere dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista si inserisce quella della regista; raccontando la vicenda umana di Kulthum, Neshat ripercorre la propria. </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Anche la storia di vita della vera regista </span><span style="font-size: large;">Shirin Neshat, è stata infatti segnata dalla prevaricazione di stampo maschilista, fotografa e videoartista iraniana, costretta all&#8217;esilio dall&#8217;avvento in patria del regime khomeinista, rimase forzatamente a New York dove si era trasferita nel 1983 dopo aver conseguendo il Master of Fine Arts alla Berkeley University frequentata dal 1974. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">La </span><span style="font-size: large;"><i>vera </i></span><span style="font-size: large;">regista, non allusione, ma realtà del film che richiede una precisazione: Neshat nella costruzione del disegno cinematografico utilizza l&#8217;escamotage della storia di una giovane regista che decide di fare un film su Oum Kulthum, e questo le consente di sfuggire alla banalità di se stessa che racconta se stessa, perchè probabilmente non questo è l&#8217;interesse profondo di Neshat, quanto piuttosto quello di trasmettere un messaggio che pur presente nelle vite delle tre donne, le trascende diventando universale. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Da un passaggio in Iran nel 1990 infatti Neshat, profondamente colpita dalle imposizioni del regime islamico esercitate in particolare nei confronti delle donne, decise che la condizione della donna islamica, il suo rapporto con il mondo maschile e più in generale il rapporto uomo-donna nella cultura islamica e in quella occidentale, sono diventati i nodi centrali della sua ricerca e creazione artistica.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Quindi non a caso inserisce nel racconto filmico delle riprese, con il suo familiare bianco e nero, un&#8217;intera sequenza della</span><b> </b><span style="font-size: large;">rivolta femminista al Cairo nel 1914, in cui le donne scesero nelle strade per chiedere diritti politici, libertà di istruzione e di scelta lavorativa.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La polemica capziosa e apertamente maschilista dell&#8217;attore e i suoi reiterati attacchi alla regista sono volti non solo a mantenere propria e non abdicarla</span><b> </b><span style="font-size: large;">a</span><b> </b><span style="font-size: large;"><i>“una donna” </i></span><span style="font-size: large;">il possesso del Mito</span><span style="font-size: large;"><i>, </i></span><span style="font-size: large;">ma al tempo stesso a ridurre e chiudere</span><b> </b><span style="font-size: large;">al solo ambito popolare la grandezza di</span><b> </b><span style="font-size: large;">Oum Kulthoum che, effettivamente si esibì per i lavoratori dei cantieri sperduti nel deserto, per contadini, operai, costruttori e soldati, ma cantò anche per re e capi di stato e accompagnò le celebrazioni di eventi storici fondamentali. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-10295 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="236" height="320" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 236w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/03/oumm-221x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 221w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;inserimento dell&#8217;attore vacuo è un riconoscimento di Neshat alla universalità di Oum Kalthoum, poiché, come unanimamente testimoniato e riconosciuto da chi l&#8217;ha vissuta direttamente o ne ha raccolto i racconti, anche dopo il 1975, anno della sua morte, la presenza artistica, la vicenda singolare della donna, attraverso la sua grandezza e incanto artistico è diventata vicenda collettiva. In quella voce straordinaria che riusciva a indurre il riso più gioioso o portare a lacrime di commozione gli ascoltatori, ognuno poteva sentire la propria sofferenza, il proprio passato, il proprio presente, la propria patria, ognuno in quella voce poteva ritrovarsi.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film, oltre all&#8217;indiscutibile valre artistico, nel doppio registro di lettura: biografico ed autobiografico, si rivela omaggio e riconoscimento della grandezza <span style="font-size: large;">di Oum Kulthum e Shirin Neshat come artiste e come donne.</span></span></p>
<p><span style="font-size: large;">Ha girato alcune delle sue opere video, video-installazioni e filmati in Turchia, in Marocco e a New York. (come Umm Kultum).</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il suo amore per l&#8217;arte si rivelava già in uno dei suoi primi lavori in cui su volto, mani e piedi liberi dai veli aveva tracciato, con scrittura calligrafica persiana versi d&#8217;amore di poetesse iraniane.</span></p>
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		<title>Femminismo e molestie, il ruolo controverso delle donne nella società</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2018 07:38:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Valentina Tatti Tonni Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10057" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/untitled-1159.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="281" height="214" /></a></b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Nelle civiltà antiche la donna, in quanto creatrice di esseri umani, aveva ruoli sociali importanti e a lei era associato un vero e proprio culto. Con l’avvento delle prime città-Stato, per non parlare poi degli Stati Nazione, si cominciò a formare nelle menti dei fondatori il presupposto che le leggi che avevano il potere di regolare la vita degli uomini nelle società, dovessero anche legiferare sulla condizione di disparità che con il tempo aveva assunto la donna nei confronti dell’uomo, il quale ne aveva di fatto il predominio. Le leggi regolavano allora una famiglia patriarcale che tramite il diritto sulla famiglia imponeva severe restrizioni, limitando la libertà femminile a mere concessioni. Mentre le donne greche dell’Antico Egitto erano più libere ed erano considerate giuridicamente uguali agli uomini, le donne nella Grecia di Aristotele erano da lui considerate inferiori mentalmente perché supportato dalle leggi della polis che vedevano nella donna libera solo una donna segregata.</p>
<p align="JUSTIFY">Sebbene oggi l’Occidente creda di aver raggiunto la piena parità dei sessi sotto ogni aspetto, almeno al pari dell’Oriente o del cosiddetto Terzo Mondo, nella realtà dei fatti tale convinzione si infrange poiché spesso l’uguaglianza tanto desiderata ne restringe sulla carta i diritti fondamentali, come ad esempio la parità salariale di cui parleremo più avanti.</p>
<p align="JUSTIFY">I tabù ai quali le donne devono far fronte sembrano incespicare in una visione della società già retrograda. Movimento che primo fra tutti sostenne le diverse forme di parità tra uomo e donna, fu il femminismo che in Italia prese piede a partire dalle lotte studentesche del 1968. Una rivoluzione, a tratti pacifica, che voleva sopprimere le disuguaglianze promuovendo il pensiero critico verso una società che stava cambiando e alla quale tutti e in egual misura avrebbero dovuto far parte. Senza l’eccezione di esser considerate solo incubatrici viventi, tutte si sarebbero dovute unire ma così non è stato. E allora, se il femminismo da una parte ha aiutato le donne a prender coscienza di sé, è vero anche che ha in qualche modo accentuato quelle stesse differenze che aveva la presunzione di voler reprimere. Sono nate così, in ordine sparso: fiere editoriali al femminile, quote rosa, politiche in difesa delle donne, tanto per citarne alcune. Senza riguardo a eventuali fiere editoriali maschili, quote blu e politiche in difesa degli uomini, perché altrimenti considerate maschiliste, misogine, patriarcali.</p>
<p align="JUSTIFY">Dunque, quale uguaglianza? Alcune di noi, hanno preferito rintanarsi in un angolo trafitto da vecchi ideali che oggi trovano fondamento solo nel passato, riducendo così le lotte per i diritti civili a stereotipi sull’inferiorità ai quali credono prima di tutto le donne. Femministe di estremo parere che, anziché difendere l’uguaglianza nel suo valore umano, offese dalla Storia denigrano l’uomo ponendolo in una posizione mai paritaria, rivendicando ove possibile una differenza biologica che contrariamente alle aspettative finisce per gravare su quelle mentali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10058" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="402" height="284" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/th-204-300x212.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Perciò “siamo più o meno pari, senza vere alleanze” come ha scritto nel 2014 Annamaria Testa, che per Internazionale si occupa di creatività e comunicazione. E’ in questo clima che il 5 ottobre scorso nasce lo scandalo sulle molestie sessuali nel mondo del cinema a Hollywood. Il New York Times pubblica un articolo contro l’ex fondatore della Miramax e poi proprietario della Weinstein Company, Harvey Winstein, colpevole secondo il quotidiano di aver molestato almeno otto donne. Dose rincarata cinque giorni dopo dal New Yorker che lo accusa di aver molestato tredici donne e di averne stuprate tre. Da qui tutta un’escalation di denunce da parte di almeno cinquanta donne tra attrici, modelle e impiegate che avrebbero trovato il coraggio di denunciare anche a distanza di anni dall’accaduto supportate da campagne di solidarietà e, ad esempio, dalla campagna social #MeToo lanciata dall’attrice Alyssa Milano su Twitter in novembre per invitare tutte le donne a non tacere ancora sugli abusi (messaggio accolto anche oltreoceano da donne pachistane e cinesi). Per la prima volta solidali tra loro, le donne hanno poi sfilato in nero sul red carpet dei Golden Globe. Non basta, almeno trecento attrici hanno creato in Time’s Up “un fondo per il sostegno legale a donne e uomini molestati sessualmente sul lavoro” rilanciando anche la parità salariale come uno dei problemi di certe discriminazioni sul posto di lavoro. Mentre l’ex collaboratrice di Obama Maria Contreras-Sweet avrebbe dato notizia di essere pronta ad acquistare la Weintein Comapny e a trasformare la politica aziendale orientandola proprio in difesa delle donne.</p>
<p align="JUSTIFY">Un vortice di moralità e femminismo messi a confronto e ai quali l’attrice francese Catherine Deneuve ha voluto recentemente dare una sterzata, firmando insieme ad altre cento donne un manifesto pubblicato su Le Monde contro il &#8220;neo-puritanesimo, che condanna la ‘caccia alle streghe’ dopo il caso Weinstein: &#8220;Lasciamo agli uomini la libertà di importunarci&#8221;, non inteso a rivendicare un qualche tipo di giustifica verso le molestie o gli stupri ma che invece fraintesa, è stata costretta dopo le polemiche a scuse pubbliche verso le vittime che si erano sentite ingiustamente aggredite e giudicate dalla sua lettera.</p>
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<p align="JUSTIFY">Sull’onda crescente delle denunce, è saltato fuori un altro problema dall’effetto mediatico immediato: quello della parità salariale che neanche a Hollywood sembrerebbe frenare gli scalpitii. Il welfare, il benessere del nostro Stato, è così direttamente proporzionale alle politiche sociali e in particolare all’autonomia femminile, sulla falsa riga di quei soggetti deboli da tutelare: disabili, anziani, minori e donne. Tre notizie una dietro l’altra che seguono il medesimo filone: l’Islanda approva con un Parlamento in maggioranza femminile, la parità salariale; una giornalista della Bbc, Carrie Gracie, si licenzia perché pagata meno dei suoi colleghi uomini, chiedendo che “la BBC valuti equamente uomini e donne”; le molestie dal cinema si spostano nel mondo della moda e due fotografi vengono cacciati da Vogue.</p>
<p align="JUSTIFY">Così, mentre le donne attendono di cambiare ancora una volta la società rimasta ancorata a un modello patriarcale che sembrava estinto promuovendo emancipazione e indipendenza, ne vediamo alcune stringersi dietro il retaggio vistoso di un femminismo d’altri tempi.</p>
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