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	<title>massmedia Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Frode o golpe de Estado?</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 10:58:12 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Abbiamo un nuovo presidente eletto dal popolo venezuelano nelle elezioni presidenziali con il 67% dei voti a livello nazionale e internazionale, i seggi elettorali digitalizzati fino a questo momento 31/07/24, ore 13.19 rappresentano l&#8217;81,21%. Manca ancora quasi il 20% dei seggi elettorali da digitalizzare, ma questa percentuale potrebbe solo aumentare. Il nome del nostro presidente eletto è EDMUNDO GONZÁLEZ<br>URRUTIA. Non dimenticatelo.<br>Il dittatore Nicolás Maduro ha compiuto la sua ultima frode elettorale, c’è chi parla piuttosto di Golpe de Estado. Frodi elettorali erano era già successe in passato, abbiamo imparato in questi anni, abbiamo fatto tesoro delle esperienze passate e questa volta ci siamo preparati molto bene. La campagna elettorale e la macchina per preparare i volontari e le elezioni da parte della “Mesa de la Unidad Democratica” (MUD) è stata perfetta. Ognuno dei protagonisti di questa storia, dai famosi “comanditos” (gruppi di cittadini che<br>lavoravano insieme con un obiettivo comune), ai radar (cittadini che raccoglievano informazioni di prima mano, le verificavano e le inviavano al comando elettorale della MUD), ai rappresentanti nei seggi elettorali (grandi protagonisti di queste elezioni) hanno reso possibile la trasparenza dei voti e gli evidenti brogli commessi dal dittatore.<br>A dispetto di quello che dicono i giornali italiani e di come introducono l&#8217;argomento di queste elezioni e del regime di Maduro, le informazioni che vi diamo in peridirittiumani sono quelle che arrivano direttamente dal Venezuela, senza passare per agenzie di stampa, filtri o manipolazioni varie.<br>Il popolo è sceso in piazza immediatamente, già il 29 mattina si era svegliato per strada, subito dopo che il primo bollettino del CNE era stato trasmesso in televisione e con la massima impunità aveva annunciato quello che temevamo, ovvero che il dittatore aveva vinto con il 51% dei voti. FRODE. Chiaro e evidente.<br>La grande prova è il verbale firmato e sigillato che esce da ogni seggio elettorale. Come si dice, carta canta!<br>Non c&#8217;è altro da dire. Il CNE non pubblica i verbali di cui dice di essere in possesso. La MUD sta facendo del suo meglio per dimostrarlo attraverso canali legali e ufficiali, come ha sempre fatto. Un&#8217;altra informazione<br>importante è che la rappresentante nazionale davanti ai seggi del paese, incaricata dalla MUD per verificare, la deputata Delsa Solorzano, non è mai riuscita ad accedere alle strutture del CNE per verificare che quanto affermato dal regime nel primo bollettino fosse vero. La MUD non è mai riuscita a verificare quel famoso 51%. Perché non è riuscita a verificarlo? Perché non esiste.<br>Né Maria Corina Machado, né González Urritia, né la MUD hanno chiamato alla rivolta, ai disturbi. Il popolo è sceso dai “barrios” di sua spontanea volontà, perché queste persone, martoriate da 25 anni, non hanno nulla da perdere e ora difendono la democrazia e soprattutto difendono il LORO voto, come lo stiamo difendendo tutti noi in Venezuela e in tutto il mondo. Avremo il nostro rendiconto democratico, dobbiamo solo aspettare ancora un po&#8217;.<br>Il dittatore sta cercando in tutti i modi di legalizzare la frode, manipolando la legge a suo piacimento, falsificando i verbali, inventando cifre e presentando un ricorso alla Corte Suprema di Giustizia (sempre gestita da lui) per chiarire e certificare i risultati del 28 luglio. Dichiara di essere pronto a presentare il 100% dei verbali, come abbiamo appena detto, falsificati. In poche parole, se la canta e se la suona. Il CNE pubblica il falso, il dittatore rivendica il falso e fa ricorso a sé stesso, per difendere sé stesso. Mi spiego?<br>Impunemente.<br>Il mondo invia comunicati ufficiali, deputati e parlamentari intervengono nelle varie sedi governative del mondo, maree di tweet e messaggi Instagram vanno e vengono, da Biden a Elon Musk, ma la verità è che l&#8217;usurpatore è lì e non vuole andarsene, continuerà a commettere crimini per rimanere al suo posto e continuare a tenere in ostaggio il Paese. Non penso faccia una piega con tutti questi messaggi, tweet e documenti firmati che arrivano dal mondo. La situazione si evolve di ora in ora, nel bene e nel male. Le speranze non sono perse e la giustizia deve ancora arrivare. Si teme per la vita di Maria Corina Machado e di Edmundo Gonzalez Urrutia, si teme per la vita di tanti venezuelani che vogliono giustizia e far prevalere i loro diritti, si teme per la libertà del paese, di teme per la “Democrazia” che costantemente è messa alla prova. Continueremo a informare.</p>
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		<title>Turchia: Selahattin Demirtaş a processo. Proposte di misure concrete per una soluzione della questione curda</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 08:38:36 +0000</pubDate>
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<p>L’ex co-presidente del partito HDP Selahattin Demirtaş, che da questa settimana è sotto processo presso un tribunale penale di Ankara nel cosiddetto processo Kobane, nel suo discorso di difesa ha proposto passi concreti per risolvere pacificamente la questione curda in Turchia.<br>Purtroppo, i politici e i media in Europa non si sono praticamente accorti di questo processo e del “piano di pace” proposto. Demirtaş ha proposto sette passi per risolvere il conflitto – che dura dalla fondazione della Repubblica di Turchia oltre 100 anni fa – e le relative guerre, espulsioni, movimenti di rifugiati, violazioni dei diritti umani e crimini di guerra attraverso i negoziati. Come primo passo, il 51enne, in carcere dal 2016, chiede la fine della “lotta armata” tra l’esercito turco e il PKK curdo.</p>



<p>Affinché entrambe le parti possano tornare a parlarsi, è necessario rimuovere “tutti gli ostacoli legali e amministrativi alla politica democratica” in Turchia. Il diritto alla protesta pacifica, agli scioperi, all’auto-organizzazione e alla libertà di espressione deve essere garantito e allineato agli standard europei e universali. La terza richiesta riguarda il luogo in cui si svolgono le proposte e i<br>dibattiti politici sulla soluzione della questione del Kurdistan.<br>Secondo Demirtaş, questo luogo è il Parlamento, la “Grande Assemblea Nazionale della Turchia”. Per questo, il Paese ha bisogno di una nuova costituzione civile e liberal-democratica.</p>



<p>Questa nuova costituzione dovrebbe “riconoscere i curdi come popolo, garantire il libero uso della loro lingua madre in tutti i settori, la<br>conservazione e lo sviluppo della loro storia e cultura, la loro auto-organizzazione con una propria identità e il diritto all’auto-amministrazione”. Inoltre, è necessario indagare sui crimini del passato e avviare una rivalutazione critica della storia del Paese.<br>Infine, le decine di migliaia di persone imprigionate per motivi politici devono essere rilasciate.</p>



<p>La leadership turca purtroppo non risponderà a nessuna delle proposte di Demirtas. I politici curdi hanno ripetutamente avanzato queste proposte.<br>La soluzione pacifica della questione curda non sta fallendo a causa della mancata volontà di compromesso dei curdi. Piuttosto, lo Stato<br>turco insiste a risolvere la questione con la guerra, la violenza, l’espulsione, l’assimilazione forzata, i procedimenti penali e le prigioni.</p>



<p>Il “Processo Kobane” si occupa degli eventi relativi alla città di confine curdo-siriana di Kobane, assediata dall’IS nel 2014/15.<br>All’epoca, l’esercito turco impedì ai Curdi turchi di andare in soccorso dei loro parenti dall’altra parte del confine. All’epoca Demirtaş aveva invitato a protestare contro questa situazione.</p>
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		<title>Emanuele: diritti e spiritualità</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jan 2024 09:20:42 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Recentemente, a seguito dell&#8217;intervista con la pastora Daniela Di Carlo, ho visitato la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi a Milano. Qui ho incontrato una vecchia conoscenza che sento “fratello di battaglie” politiche.<br>Ci incontriamo spesso ad eventi LGBTQI+ e non solo.<br>Si chiama Emanuele Crociani e ad oggi lo trovo cresciuto sia sul piano personale sia politico.<br>Uno di quei ragazzi che non si vedono né sentono, ma quando serve ci sono sempre.<br>In questa nostra chiacchierata mi ha parlato di politica, ma anche di spiritualità.</p>



<p><br>Ti vuoi presentare brevemente?</p>



<p><br>Sono Emanuele Crociani, ho 32 anni e lavoro come impiegato amministrativo. Sono cresciuto in una famiglia numerosa di un piccolo paese di campagna in provincia di Milano, ma da qualche anno vivo a Voghera con mio marito. Sono gay e mi sono unito civilmente da circa un anno. La mia passione è sempre stata la politica, ambito anche dei miei studi universitari. Ho coltivato anche altri interessi e<br>aspetti della mia personalità, tra cui la spiritualità che ha sempre avuto uno spazio molto importante.<br>Per riassumere, direi che sono un idealista che si impegna per cambiare il mondo, anche se spesso per la coerenza alle mie idee mi capita di essere una “minoranza”: in politica, nelle chiese, in sindacato…</p>



<p><br>Come ti sei avvicinato alla politica?</p>



<p><br>E’ una passione che mi era sorta in me quando ero ragazzino. La mia famiglia e il movimento spirituale che frequentavamo mi ha insegnato a combattere per i grandi ideali, e così ho pensato che la politica potesse essere la mia vocazione. Allora appena ho compiuto 16 anni mi sono iscritto alla giovanile del partito che a quel tempo sentivo più vicino a me (il Pd, che era stato appena fondato) ed ho coinvolto con il mio entusiasmo parte della mia famiglia. Nel mio piccolo Comune non ho avuto problemi con i compagni di partito. Il clima di fiducia mi ha aiutato a non allontanarmi dall’impegno politico dopo le prime inevitabili delusioni e sconfitte. Inoltre movimento spirituale che frequentavo assiduamente (il Movimento dei focolari) mi ha sempre mostrato la politica come una forma di amore civico. Sono anche riuscito a diventare consigliere comunale. Poi per coerenza con i miei ideali ho cambiato partito e mi sono spostato più a sinistra, approdando in Sinistra Italiana. Certo è più difficile arrivare al potere militando in un piccolo partito, ma sento che adesso sto davvero lottando coerentemente per quello in cui credo: ambiente, solidarietà, diritti…</p>



<p><br>Hai scritto, da battista ex-cattolico, circa l’ecumenismo e il rapporto con il cristianesimo e la<br>comunità LGBT+, vuoi dirci di più?</p>



<p><br>Per coniugare la spiritualità con l’omosessualità cercavo un approccio realmente coerente: ho cominciato a frequentare dei gruppi LGBTQ cristiani, sia protestanti sia cattolici. Gli ideali di fraternità appresi dal Movimento dei focolari mi hanno dato l’apertura mentale necessaria per conoscere anche le altre chiese. Ecumenismo significa in primo luogo questo: avere la mente aperta, essere curiosi.<br>Diciamo che dopo qualche anno lo “spirito protestante” in me ha prevalso: il loro impianto teologico mi sembrava più convincente, mi sentivo più accolto dalla comunità e il mio fidanzato della chiesa protestante battista mi ha accompagnato in questo percorso di cambiamento. Ma non dimenticherò mai la meravigliosa esperienza di fede vissuta con il Movimento dei focolari, che mi ha insegnato tra l’altro che l’ecumenismo è l’unità nella diversità, ed è un sentimento che deve nascere e crescere dal basso.<br>Così poi arriva il dialogo, la collaborazione, tante iniziative spirituali, culturali, artistiche… In ambito LGBT+: i gruppi cristiani “queer” che ho frequentato sono più o meno cinque (uno protestante valdese, uno protestante battista, uno legato al Movimento dei Focolari, due cattolici) perché penso che se non collaboriamo tra noi che siamo minoranza nella società rischiamo sia di essere esclusi dalle chiese sia<br>incompresi dal mondo LGBTQ laicista. Esclusi dalle chiese perché ci considerano peccatori, (anche se grandi passi in avanti sono stati fatti soprattutto in alcune chiese protestanti) ed esclusi dall’associazionismo laicista LGBTQ perché deridono i valori spirituali (ovviamente non tutte le associazioni LGBTQ sono laiciste, alcune sono sanamente laiche). Ora il mio compito nella chiesa battista è quello di rappresentarla nel Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Inoltre cerco in ogni modo di organizzare iniziative con i vari gruppi LGBTQ che ho frequentato, creando ponti e scrivendo articoli sia per il portale cattolico de La Tenda di Gionata sia per quello laico dell’associazione LGBTQ Il Grande Colibrì. Se volete approfondire potete cercare i miei articoli su quei portali.</p>



<p>Vuoi darci una tua opinione circa le recenti posizioni del Papa circa le Unioni Civili?</p>



<p><br>Questo papa ha per fortuna un approccio meno dogmatico sull’omosessualità, e finalmente sta facendo passare il messaggio che quando si parla di omosessualità si parla di persone. Eppure i documenti ufficiali sono ancora quelli di prima: l’omosessualità sarebbe intrinsecamente disordinata e via dicendo.<br>Recentemente il Papa ha affermato che le persone omosessuali possono ricevere una benedizione, ma non come coppie e nemmeno in una sorta di rito apposito. Cioè il Papa ha affermato che se un gay chiede di ricevere una benedizione un sacerdote se vuole può dargliela in forma privata. Non si tratta di benedire le unioni civili, come fanno molte chiese cristiane protestanti. I mass media vorrebbero un Papa progressista ma in realtà Bergoglio non lo è, lui ha un senso di umanità che va oltre i rigidi dogmi senza aver il coraggio però di abolirli. A mio parere un Papa progressista ci sarà solo se sarà donna.</p>



<p><br>Un ultimo messaggio?</p>



<p><br>A volte mi prende lo sconforto a vedere il disastro attorno a noi: guerre, inquinamento, ingiustizie, fascismo, omofobia, transfobia, xenofobia, nazionalismo, guerre sante, genocidi, femminicidi e violenze gratuite… Al Consiglio Comunale del mio piccolo Comune, per convincere i consiglieri comunali a dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, qualche anno fa, ho detto una cosa che per me è sempre validissima: siamo tutti minoranza, lo siamo in qualche aspetto o per qualche tempo della vita. Allora per questo invito tutti a sostenere le minoranze, tutte quante: religiose, sindacali, politiche, di orientamento (ed io ora mi ci trovo in tutte queste quattro), e tutte le altre che il disegno nazista ha voluto cancellare (tra cui rom, malati mentali, diversamente abili…). All’unanimità Liliana Segre è diventata cittadina onoraria di Robecco sul Naviglio. Questo identico discorso lo ho pronunciato in Comune un&#8217;altra volta, il giorno della mia Unione Civile, davanti agli invitati. Ed è il messaggio che vorrei lasciare a tutti: aiutiamoci tra noi e non arrendiamoci mai! Se tra noi prevarrà questa solidarietà diverremo “cittadini onorari del mondo” e riusciremo a realizzare i nostri sogni.</p>



<p><br>Concludo rigraziando personalmente Emanuele per la persona che è, perché ci ricorda quanto sia<br>importante avere una coscienza civile e coltivare la propria spiritualità. Continua così!<br>Alla prossima intervista!</p>
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		<title>Rete NoBavaglio: appello a direttori, giornalisti e società civile. «Uniti contro chi vuole zittire l&#8217;informazione»</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 09:19:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Monta la protesta contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare approvato dalla Camera martedì 19 dicembre 2023. Croniste e cronisti «al fianco di Fnsi e Ordine». «Il divieto di pubblicare che&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p>Monta la protesta contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare approvato dalla Camera martedì 19 dicembre 2023. Croniste e cronisti «al fianco di Fnsi e Ordine».<a href="whatsapp://send?text=www.fnsi.it/rete-nobavaglio-appello-a-direttori-giornalisti-e-societa-civile-uniti-contro-chi-vuole-zittire-linformazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>«Il divieto di pubblicare che secreta le ordinanze di custodia cautelare e i contenuti fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare rappresenta un provvedimento autoritario gravissimo che non solo colpisce e limita il lavoro dei giornalisti ma soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati e rende più indifese le stesse persone private della libertà». Così le giornaliste e i giornalisti della Rete NoBavaglio che rivolgono <a href="https://pressingweb.altervista.org/2023/12/rete-nobavaglio-appello-ai-direttori-di-testata-agli-operatori-dellinformazione-e-alla-societa-civile-giornalisti-e-cittadini-si-uniscano-nella-mobilitazione-contro-lennesima-legge-bavaglio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un appello</a> a direttori di testate, operatori dell&#8217;informazione e società civile a unirsi ai cronisti nella mobilitazione contro «l&#8217;ennesima legge bavaglio».<br><br>Un provvedimento che rappresenta «la conferma dell&#8217;attacco all&#8217;informazione portato avanti negli ultimi anni dai poteri forti e dalla politica più brutta», incalza NoBavaglio, rilevando che «nel nostro Paese esiste un partito del bavaglio trasversale ai vari schieramenti parlamentari che vuole silenziare l&#8217;informazione per poter agire in modo indisturbato e senza avere addosso l&#8217;occhio mediatico».<br><br>Croniste e cronisti ricordano poi «l&#8217;alibi della difesa della privacy, del diritto all&#8217;oblio e della presunzione di innocenza del decreto Cartabia» e lamentano: «Si vuole condizionare l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione. La stessa riforma del reato di diffamazione in discussione in Parlamento non solo non risolve il problema delle querele-bavaglio ma toglie ulteriore autonomia ai giornalisti stabilendo multe onerose e l&#8217;obbligo di rettifica senza contradditorio. In questo clima di censura di Stato si contestualizza l&#8217;emendamento che proibisce la pubblicazione dei contenuti dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare».<br><br>Di conseguenza, spiega NoBavaglio, «dal momento dell&#8217;arresto fino al processo, all&#8217;opinione pubblica per mesi sarà negato il diritto di essere informata su temi importati come la lotta alla corruzione e la lotta alla mafia. Ma non solo: non sarà possibile conoscere le accuse e le prove contestate alla persona finita in carcere. E quindi se si tratta di una reclusione legittima o eccessiva: di conseguenza saranno colpite anche le garanzie a tutela del cittadino indagato o arrestato. Con questo ulteriore atto il &#8220;partito trasversale del bavaglio&#8221; è riuscito a cancellare il ruolo di garanzia che la libera stampa riveste a tutela di tutti i cittadini, anche di quelli privati della libertà».<br><br>Le Rete NoBavaglio, «ancora una volta, è al fianco della Federazione della Stampa italiana e dell&#8217;Ordine dei giornalisti e si unisce <a href="https://www.fnsi.it/bavaglio-ordinanze-custodia-cautelare-appello-al-presidente-mattarella-non-firmi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all&#8217;appello rivolto al presidente della Repubblica</a>, Sergio Mattarella, di non firmare questo provvedimento liberticida. La Rete NoBavaglio – concludono croniste e cronisti – aderisce ad ogni forma di mobilitazione contro questo provvedimento e per garantire il diritto-dovere di informare e il diritto dei cittadini di essere informati. Come rete di giornalisti e cittadini ci rivolgiamo ai direttori delle testate giornalistiche e a tutti gli operatori dell&#8217;informazione chiedendo di dare vita a una campagna contro tutti i bavagli e di unirsi in una battaglia di civiltà e democrazia che deve creare un&#8217;alleanza tra mondo dell&#8217;informazione e cittadinanza attiva. Uno Stato davvero democratico dovrebbe favorire la verifica delle informazioni e non ostacolarla. Senza libertà non può esistere una informazione corretta e di qualità e senza informazione la libertà muore».</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Scrivere d&#8217;Africa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Nov 2023 09:19:31 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>E&#8217; da un po&#8217; di mesi che mi occupo di questa rubrica, che scrivo sulla situazione del continente africano. Non sono mai stato in Africa e sinceramente ho iniziato a scrivere senza troppa preparazione, ma spinto dalla voglia di fare.<br>Nel documentarmi, mi sono imbattuto nel libro “Parlare d&#8217;Africa – 50 parole chiave” di Luca Jourdan e Karin Pallaver pubblicato dalla Carocci. Il libro analizza proprio come i mass-media parlano di Africa. Leggendo questa pubblicazione, mi sono reso conto che forse sono stato un po&#8217; incosciente, diventare retorici è molto facile.<br>Il testo è una sorta di glossario, le 50 parole chiave appunto, necessarie per orientarsi nella storia e nell&#8217;attualità del continente africano. Adatto per chi, come il sottoscritto, si approccia per la prima volta o quasi, all&#8217;argomento. Un altro obiettivo del libro è di decostruire strereotipi. Gli autori si sono concentrati soprattutto sull&#8217;Africa subsahariana, ovvero l&#8217;area maggiormente interessata a luoghi comuni e rappresentazioni scorrette.<br>Non conosci l&#8217;Africa e vuoi saperne di più? Ti consiglio proprio questo libro. Ogni voce è volutamente breve e permette al lettore di acquisire le informazioni in modo chiaro e coinciso.</p>



<p><br>Concludo riportando passi di un saggio provocatorio di Binyavanga Wainaina (andate a vedere di chi si tratta) pubblicato su <em>Granta </em>nel 2005:<br>&#8220;Nel titolo, usate sempre le parole &#8216;Africa&#8217;, &#8216;nero&#8217;, “safari”. Nel sottotitolo, inserite termini come &#8216;Zanzibar&#8217;, &#8216;masai&#8217;, &#8216;zulu&#8217;, &#8216;zambesi&#8217;, &#8216;Congo&#8217;, &#8216;Nilo&#8217;, &#8216;grande&#8217;, &#8216;cielo&#8217;, &#8216;ombra&#8217;, &#8216;tamburi&#8217;, &#8216;sole&#8217; o &#8216;antico passato&#8217;. Altre parole utili sono &#8216;guerriglia&#8217;, &#8216;senza tempo&#8217;,<br>&#8216;primordiale&#8217; e &#8216;tribale&#8217;.<br>Mai mettere in copertina (ma neanche all’interno) la foto di un africano ben vestito e in salute, a meno che quell’africano non abbia vinto un Nobel. Usate, piuttosto, immagini di persone a torso nudo con costole in evidenza. Se proprio dovete ritrarre un africano, assicuratevi che indossi un abito tipico masai, zulu o dogon.<br>Nel testo, descrivete l’Africa come se fosse un paese caldo, polveroso con praterie ondulate, animali e piccoli, minuscoli esseri umani denutriti. Oppure caldo e umido, con popolazione di bassa statura che mangia scimmie. Non perdetevi in descrizioni accurate, l’Africa è grande: cinquantaquattro nazioni e novecento milioni di persone troppo impegnate a soffrire la fame, morire, combattere o emigrare per aver tempo di leggere il vostro libro.<br>Il continente è pieno di deserti, giungle, altipiani, savane e molti altri paesaggi, ma questo non interessa ai vostri lettori. Fate delle descrizioni romantiche, evocative, senza esagerare con i dettagli.<br>Ricordatevi di dire che gli africani hanno la musica e il ritmo nel sangue e che mangiano cose che nessun altro uomo è in grado di mangiare. Non citate mai riso, carne e grano: preferite, tra i piatti tipici del continente nero, cervello di scimmia, capra, serpente, vermi, larve e ogni sorta di selvaggina. E ricordatevi anche di aggiungere che voi siete riusciti a mangiare questi cibi e anzi che avete imparato a farveli piacere.</p>



<p>Soggetti vietati: scene di vita quotidiana, amore tra africani, riferimenti a scrittori o intellettuali, cenni a bambini scolarizzati che non soffrano di framboesia, Ebola o abbiano subìto mutilazioni genitali. Nel libro adottate un tono di voce sommesso e ammiccante con il lettore e un tono triste, alla “era esattamente quello che mi aspettavo”.<br>Chiarite subito che il vostro progressismo è senza macchia e dite quanto amate l’Africa e come vi sentite in armonia con quella terra e anzi, non potete viverne lontani. L’Africa è l’unico continente che si può amare: approfittatene! Se siete uomini, descrivete le torride foreste vergini. Se siete donne, parlate dell’Africa come di un uomo in giubbotto multitasche che sparisce nel tramonto.<br>L’Africa è da compatire, adorare o dominare. Ma qualsiasi punto di vista scegliate, assicuratevi di dare l’impressione che senza il vostro intervento l’Africa sarebbe spacciata…&#8221;.</p>



<p><br></p>
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		<title>Impariamo il Cinema?</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Oct 2023 13:31:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i diritti umani sostiene la Cultura Associazione Per i Diritti umani vi propone un mini-corso di Cinematografia per imparare le tecniche e il linguaggio filmico. Siamo costantemente bombardati da immagini (web, tv,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/Lesa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i diritti umani </em></strong>sostiene la Cultura</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani vi propone un mini-corso di Cinematografia per imparare le tecniche e il linguaggio filmico. Siamo costantemente bombardati da immagini (web, tv, cartelloni pubblicitari, telefoni cellulari, etc.), ma come possiamo decodificarle e capirne i significati profondi? Come analizzare o realizzare un film (oppure un cortometraggio, un documentario) ? Se siete interessati e, magari, volete diventare più consapevoli; se desiderate capire anche l&#8217;attualità attraverso le diverse forme di comunicazione audio-visive&#8230;questo corso può esservi utile. </p>



<p>I proventi del corso andranno a sostenere le attività della nostra associazione. GRAZIE! </p>



<p></p>



<p>Si terrà presso la biblioteca di <strong>LESA</strong> (sul lago Maggiore) per 2 incontri in presenza e altri 2 incontri, invece, saranno online. </p>



<p>18 novemre ore 11-12.30 online</p>



<p>25 novembre ore 15 -17 in presenza (biblioteca)</p>



<p>2 dicembre ore 11-12.30 online </p>



<p>16 dicembre ore 15-17 in presenza (biblioteca)</p>



<p></p>



<p>COSTO TOTALE: 50 euro </p>



<p></p>



<p>BIBLIOTECA di LESA: Via Roma, 14 &#8211; LESA (Arona) &#8211; per gli incontri in presenza </p>



<p>Per le lezioni online: ci connetteremo su Zoom oppure su altra piattaforma che sarà comunicata direttamente ai partecipanti e ai quali verrà fornito il link per la partecipazione</p>



<p><strong>Il corso è adatto a tutte e tutti, da 13 a 90 anni !!!</strong></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Elezioni insanguinate in Ecuador, l&#8217;appello della Rete NoBavaglio ai media: &#8220;Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano&#8221;</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/08/18/america-latina-diritti-negati-elezioni-insanguinate-in-ecuador-lappello-della-rete-nobavaglio-ai-media-tenete-accesi-i-riflettori-sul-voto-non-abbandonate-il-popolo-ecuadoriano/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 14:00:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani, che fa parte della rete #NOBAVAGLIO, pubblica e condivide il seguente appello: di MARINO MURATORE La RETE NOBAVAGLIO esprime solidarietà al popolo ecuadoriano nei giorni delle elezioni presidenziali. E&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="753" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17115" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-1024x753.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-300x221.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec-768x565.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/08/ec.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1300w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani, che fa parte della rete #NOBAVAGLIO, pubblica e condivide il seguente appello:</p>



<p><strong>di MARINO MURATORE</strong></p>



<p><strong>La RETE NOBAVAGLIO esprime solidarietà al popolo ecuadoriano nei giorni delle elezioni presidenziali. E lancia un appello ai media: “Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano”</strong></p>



<p>Domenica 26 agosto 2023 si vota in Ecuador per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dell’Ecuador, consultazione che è stata unita a un referendum sulle esplorazioni petrolifere in una importante regione dell’Amazzonia. Un periodo elettorale funestato il 10 agosto dalla uccisione del candidato presidente Fernando Villavicencio, durante un comizio pubblico. Villavicencio era un giornalista molto stimato dal popolo ecuadoriano per le sue denunce della corruzione pubblica, della criminalità legata al narcotraffico, in quanto grandi quantitativi di droga provenienti dalla Colombia transitano per il paese per essere imbarcati a Guayaquil, Esmeraldas, Manta e altri porti ecuadoriani. Una seconda pista del traffico della droga attraversa il paese, utilizzando la via fluviale dall’Amazzonia ai confini con il Perù e la Colombia.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5251"/></a></figure>



<p><br>Villavicencio aveva più volte segnalato la complicità di molti politici, funzionari delle dogane, dirigenti di polizia con i diversi cartelli del narcotraffico, spesso in guerra tra loro. Il candidato presidente aveva denunciato la corruzione in una intervista televisiva anche lo stesso giorno nel quale è stato ucciso. Lui e il suo partito Construye, hanno portato all’attenzione internazionale la condizione terribile nelle quale sono confinati popoli amazzonici, come ad esempio gli Shuar e i Kofan che hanno la sfortuna di vivere in terre ricche di risorse petrolifere, controllate da un Governo che ha svenduto i giacimenti alle multinazionali e alla Cina.<br>In tale clima politico non deve stupire le moltitudini di omicidi quotidiani per regolamento di conti, gli assassini di sindaci e sindacalisti che lavorano per la giustizia,<br>La polizia nazionale ecuadoriana ha registrato 3.568 morti violente nei primi sei mesi di quest’anno, molto più delle 2.042 segnalate nello stesso periodo del 2022.<br>Lo scorso anno si è concluso con 4.600 morti violente, la cifra più alta nella storia del Paese e il doppio del totale nel 2021.<br>Solo in questi ultimi giorni è stato assassinato anche Pedro Briones, un altro candidato alla Presidenza della Repubblica dell’Ecuador. Inoltre la candidata all’Assemblea nazionale, Estefany Puente, ha subito un attacco armato, per fortuna è rimasta illesa.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5255"/></a></figure>



<p><br>La RETE NOBAVAGLIO manifesta quindi solidarietà verso il popolo ecuadoriano, un popolo amico da decenni dell’Italia. Un popolo che ha visto partire verso l’Europa, in seguito ad una grave crisi economica avvenuta negli ottanta nel paese sudamericano, molte donne e uomini emigrati in Spagna e Italia per cercare lavoro e nuove opportunità. Le mete preferite nel nostro paese sono state Genova (per il suo rapporto secolare con il porto di Guayaquil) e successivamente Roma e Milano. In questi decenni così tantissimi cittadini italiani hanno usufruito della competenza, professionalità delle badanti, baby-sitter, lavoratrici in imprese di pulizie, operatrici socio sanitarie, operai provenienti dall’Ecuador. Uomini e donne spesso sfruttati, sottopagati che hanno però contribuito senza nessun riconoscimento al nostro benessere. Solo recentemente si stanno costituendo per cooperative sociali gestite direttamente da lavoratori e lavoratrici ecuadoriani.<br>La RETE NOBAVAGLIO quindi auspica che le elezioni in Ecuador possano volgersi in maniera democratica e manifesta il suo appoggio al nuovo candidato Presidente della Repubblica per il partito Construye, il giornalista Christian Zurita, amico di Villavicencio e che ha dichiarato che continuerà nello stesso spirito la lotta per la giustizia e contro la corruzione.<br>LA RETE NOBAVAGLIO si rende disponibile a fornire informazioni a tutti ii cittadini ecuadoriani che vorranno esprimere il loro voto attraverso il voto telematico, segnalando i luoghi di assistenza al voto on line nelle città di Roma; Genova e Milano</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Milano Pride 2023: le mie impressioni</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 10:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Come tutti ormai sapete da parecchi anni il mese di giugno è il mese del Pride, il mese dell&#8217;orgoglio della comunità lgbtqi+, cioè di tutte quelle persone che non si ritrovano&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Martina Foglia</p>



<p></p>



<p>Come tutti ormai sapete da parecchi anni il mese di giugno è il mese del Pride, il mese dell&#8217;orgoglio della comunità lgbtqi+, cioè di tutte quelle persone che non si ritrovano e non si identificano per nulla o totalmente nel loro genere biologico e anche di coloro che amano persone dello stesso genere. A questa sigla appartengono anche tutte quelle persone che etnicamente o socialmente vengono ritenute diverse dalla società perché eccentriche e per questo emarginate. Fatta questa doverosa premessa, una considerazione generica ma sulla quale mi vorrei soffermare è perché tutti gli eventi dedicati alla comunità LGBTQI+ siano concentrati in un unico mese e non durante tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno:<br>secondo me la tutela e la garanzia dei diritti non dovrebbe avere una scadenza, tutti in questo mese ne parlano, alcune TV trasmettono programmi o film dedicati all&#8217;argomento e poi il silenzio!<br>Veniamo ora all&#8217;argomento del mio articolo: il Pride di Milano 2023, che quest&#8217;anno non è nato sotto una &#8220;buona stella&#8221;. Attualmente abbiamo una situazione politica che osteggia fortemente questo tipo di manifestazioni, un governo che nega un diritto fondamentale, quello della libertà di amare chi si vuole, di scegliere e di condividere una vita con chi si vuole, di scegliere e di diventare genitori perché le persone lgbtq* non rispecchiano il canone di &#8220;famiglia tradizionale&#8221;. </p>



<p>Il Pride di quest&#8217;anno ha rischiato di saltare per varie ragioni. Una delle critiche più evidenti mossa anche dalla stessa comunità lgbtqi+, che peraltro mi trova molto d&#8217;accordo ,è quella relativa alla scelta degli sponsor che certo non fanno dell&#8217;etica, della tutela e garanzia dei diritti umani, la loro &#8220;mission&#8221;. Qualche esempio: Coca-cola, Nestlé, Bayer e Google, ovvero tutte multinazionali che sfruttano l&#8217;essere umano attraverso il monopolio, avvalendosi del lavoro minorile o &#8221; schiavizzando&#8221; i propri lavoratori. Capite bene che è questa la più grande contraddizione visibile a tutti.</p>



<p>Io non sono contraria agli sponsor, anzi so bene quanto possano portare benefici a questo tipo di eventi, ma faccio una riflessione: non sarebbe stato meglio, al momento della scelta delle partnership , concentrarsi su sponsor in linea col messaggio che questo tipo di manifestazione vuole trasmettere? Speriamo che l&#8217;anno prossimo almeno per quanto riguarda questo aspetto, ci sia maggiore coerenza ! È vero, finora ho parlato di tutto quello che secondo me in questo Pride è andato storto, ma ci sono state anche molte cose positive: ho notato maggior affluenza rispetto all&#8217;anno scorso, eravamo in tantissimi quasi non si riusciva a camminare, che detto da me&#8230; Ho respirato ancora di più il senso di unità, di coesione, di partecipazione. Eravamo tutti accomunati dalla stessa voglia di poter vivere la nostra sessualità, il nostro essere, la nostra vita quotidiana in libertà senza discriminazioni, oppressioni, costrizioni, repressioni. È stato anche il Pride delle Famiglie Arcobaleno o come si usa dire ora omogenitoriali che il sindaco della città di Padova, come avrete letto su tutti i giornali, ha deciso arbitrariamente e indegnamente di togliere dallo stato di famiglia: 33 genitori di coppie omogenitoriali, rendendo così di fatto orfani i bambini di uno dei loro genitori. Ecco, quest&#8217;anno era presente un carro dedicato al sostegno di queste famiglie.</p>



<p>Concludo con una mia personale frase che ho scritto su un cartoncino appositamente per questo Pride, la mia convinzione: l&#8217;amore è sempre amore!<br>L&#8217;amore è il punto di partenza per sconfiggere il pregiudizio e la discriminazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="793" height="436" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17036" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 793w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/prid-768x422.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 793px) 100vw, 793px" /></a></figure>
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		<title>Reporters senza frontiere: “In Italia difficile ottenere dati in possesso dello Stato”</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 08:25:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da professionereporter.eu) La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi del mondo. Disinformazione, propaganda e intelligenza artificiale rappresentano minacce crescenti per il giornalismo.&#160; L’Italia, è però riuscita a&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>(da professionereporter.eu)</p>



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<p>La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi del mondo. Disinformazione, propaganda e intelligenza artificiale rappresentano minacce crescenti per il giornalismo.&nbsp;</p>



<p>L’Italia, è però riuscita a scalare la classifica nell’ultimo anno, attestandosi al 41esimo posto su 180, guadagnando 17 posizioni rispetto al 2022. Sono i risultati dell’ultimo rapporto di Reporters senza frontiere (Rsf).&nbsp;</p>



<p>Nella scheda sull’Italia si legge che “la pandemia ha reso più complesso e scomodo per la stampa l’accesso ai dati in possesso dello Stato”. Un grado di paralisi legislativa ha inoltre “impedito l’approvazione di provvedimenti per proteggere e incrementare la libertà di stampa”. La libertà di stampa continua a essere minacciata dal crimine organizzato, in particolare al Sud, e da vari gruppi violenti estremisti. Tendenza, quest’ultima, cresciuta durante la pandemia: “Spesso il lavoro dei cronisti viene ostacolato durante le manifestazioni”. I giornalisti, in Italia, vivono sostanzialmente un clima di libertà, ma capita che censurino se stessi “per conformarsi alle linee delle loro testate, per evitare diffamazioni e rappresaglie dei gruppi estremisti o della criminalità organizzata”. La situazione generale vede un calo delle vendite, una dipendenza dagli introiti della pubblicità, un crescente stato di precarietà “che mina il dinamismo e l’autonomia dei giornalisti”. La polarizzazione della società italiana colpisce i giornalisti verbalmente e fisicamente, come è accaduto durante la pandemia, nel corso delle proteste contro alcune misure sanitarie. I giornalisti che indagano contro la criminalità organizzata e la corruzione sono minacciati e aggrediti, le loro case e auto talvolta danneggiate e incendiate. Venti giornalisti sono sotto scorta.&nbsp;&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INTERFERENZE E MINACCE</p></blockquote>



<p>L’indagine di Rsf valuta lo stato dei media in 180 paesi e territori, esaminando la capacità dei giornalisti di pubblicare notizie di interesse pubblico senza interferenze e senza minacce alla propria incolumità. Secondo il World Press Freedom Index, riguardo alla libertà di stampa 31 paesi sono in una “situazione molto grave”, rispetto ai 21 di due anni fa. L’aumento dell’aggressività da parte di governi autocratici – e di alcuni considerati democratici – unita a “massicce campagne di disinformazione o propaganda” ha fatto peggiorare la situazione.</p>



<p>L’ambiente per il giornalismo è considerato “cattivo” in sette paesi su 10 e soddisfacente solo in tre su 10, secondo Rsf. L’Onu afferma che l’85% delle persone vive in paesi in cui la libertà dei media è diminuita negli ultimi cinque anni.</p>



<p>Il rapporto mostra che i rapidi progressi tecnologici stanno consentendo ai governi e agli attori politici di distorcere la realtà: “La differenza tra vero e falso, reale e artificiale, fatti e artifici si sta offuscando, mettendo a repentaglio il diritto all’informazione. La capacità senza precedenti di manomettere i contenuti viene utilizzata per indebolire coloro che incarnano il giornalismo di qualità e indebolire il giornalismo stesso”. L’intelligenza artificiale sta “provocando ulteriore scompiglio nel mondo dei media”, con strumenti “che digeriscono i contenuti e li rigurgitano sotto forma di sintesi che violano i principi di rigore e affidabilità”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INDIA E TURCHIA INDIETRO</p></blockquote>



<p>La Russia, già precipitata in classifica lo scorso anno dopo l’invasione dell’Ucraina, è scesa di altre nove posizioni: i media statali ripetono la linea del Cremlino e i media dell’opposizione sono costretti all’esilio.</p>



<p>Tagikistan, India e Turchia, sono passati dalla “situazione problematica” alla categoria più bassa. L’India ha registrato un calo particolarmente netto, arretrando di 11 posizioni, fino alla 161esima, dopo le acquisizioni dei media da parte di oligarchi vicini al premier&nbsp;&nbsp;Narendra Modi. In Turchia, l’amministrazione del presidente Recep Tayyip Erdogan ha intensificato la persecuzione dei giornalisti in vista delle elezioni del 14 maggio, afferma Rsf. La Turchia imprigiona più giornalisti di qualsiasi altra democrazia.</p>



<p>Alcuni dei maggiori cali dell’indice del 2023 si sono verificati in Africa. Il Senegal è sceso di 31 posizioni, principalmente a causa delle accuse penali mosse contro due giornalisti, Pape Alé Niang e Pape Ndiaye. La Tunisia ha perso 27 posizioni, a causa del crescente autoritarismo del presidente Kais Saied.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>PERICOLO MEDIO ORIENTE</p></blockquote>



<p>Il Medio Oriente è la regione più pericolosa del mondo per i giornalisti. Le Americhe non hanno più nessun paese colorato di verde, che significa “buono”, sulla mappa della libertà di stampa. Gli Stati Uniti sono scesi di tre posizioni, al 45esimo posto. La regione Asia-Pacifico è trascinata al ribasso da regimi ostili ai giornalisti, come il Myanmar (173esimo) e l’Afghanistan (152esimo).</p>



<p>I paesi nordici sono da tempo in testa alla classifica Rsf dei Paesi più virtuosi. La Norvegia è al primo posto nell’indice sulla libertà di stampa per il settimo anno consecutivo. Al secondo posto un paese non nordico: l’Irlanda. I Paesi Bassi sono tornati tra i primi 10, salendo di 22 posizioni, dopo l’omicidio del 2021 del reporter di cronaca nera Peter R. de Vries. Il Regno Unito si trova al 26esimo posto.</p>
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		<title>In piedi rom e sinti: contro ogni pregiudizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2023 07:38:04 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2023/04/06/in-piedi-rom-e-sinti-contro-ogni-pregiudizio/">In piedi rom e sinti: contro ogni pregiudizio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p>di Ervin Bajrami che ringraziamo molto così come ringraziamo il Movimento Kethane</p>



<p>La questione delle borseggiatrici nelle metropoli della nostra nazione ha assunto una presa di posizione mediatica e sociale di grande impatto e rilevanza, la questione che dovremmo porci è perché? _Innanzitutto partirei da un&#8217;analisi politico sociale attuale per poter comprendere meglio il grande tema che riguarda la comunità rom e sinta italiana.<br>Ci tengo a precisare che la mia analisi non vuole essere né una guida né pretendo altresì che venga considerata giusta ma più semplicemente vorrei che ci ponesse delle questioni e che smuova le coscienze per poter meglio comprendere alcune questioni.<br>~Sappiamo tutti come~ le questioni politiche che hanno grande rilevanza sociale ed economica nel nostro Paese, quando non trovano un terreno favorevole, devono in qualche modo trovare un capro espiatorio che svii l&#8217;attenzione mediatica da temi importanti ed è proprio quello che sta succedendo. Il tema del PNRR ci tiene sulle spine da mesi ormai e il Ministro Fitto non ha ancora riferito alle camere quelle che sono state o saranno le decisioni della maggioranza, anch&#8217;essa divisiva sulla questione nonostante la scadenza sia ormai prossima. L&#8217;aspetto sociale della nostra nazione e un quadro disastroso dopo due lunghissimi anni di pandemia, ~una guerra alle porte~la guerra potenzialmente mondiale e il caro bollette di certo non aiutano e non ci danno una stabilità economica.<br>In tutto questo l&#8217;inflazione gioca un ruolo fondamentale che, come scrive Forbes è passata da 9.1 a 7.7 nel mese di marzo dovuta al calo dei costi energetici ma non calano i prezzi sui beni alimentari e sui servizi che invece sono in rialzo.</p>



<p><br>In tutta questa prospettiva che può sembrare positiva bisogna chiedersi ma i poveri quanti sono? Un dato che ci arriva dall&#8217;Istat è che i poveri in Italia nel 2021 erano circa 5,6 milioni attualmente abbiamo superato i 6 milioni, quindi una famiglia su 10 vive in povertà ~assoluta~ . Gli stranieri in Italia sono circa 6 milioni (la maggioranza rappresentata da persone che arrivano da stati membri del UE) 8.8% della popolazione e i rom e i sinti sono circa 18000 individui lo 0,23% della popolazione dei quali la maggioranza con cittadinanza italiana e una presenza secolare nei vari territori, ~il 3% di questi vivono nei campi (promossi e creati dalle istituzioni)~ Perché ci tenevo a darvi alcuni di questi dati? Per permettervi di riflettere su alcune terminologie mediatiche e su come si riesce, troppo spesso, a spostare l&#8217;asticella dell&#8217;attenzione su problematiche che ancora oggi vengono definite &#8220;un problema sociale&#8221; In base ai dati, potrebbe sembrare quasi impossibile ma purtroppo questa è la narrazione con la quale si attaccano determinate minoranze che siano etniche e non. Parliamo anche del fenomeno dell&#8217; &#8220;utero in affitto&#8221; come viene definita dagli oppositori, una pratica normata e definita nella maggior parte dei paesi membri insieme alle adozioni per le coppie dello stesso sesso ma non in Italia, ma se in Italia non è permesso e non vi è una norma in questa direzione perché se né parla tanto? Nel secolo scorso tra i primi internati nei campi di concentramento nazi-fascista vi furono i rom, i sinti e gli omosessuali, venivano definiti parassiti della società, una male da estirpare, un pericolo per la cultura maggioritaria e per le tradizioni oltre che un abominio religioso nel caso degli omosessuali, oggi, anche a livello istituzionale torniamo a sentire le stesse definizioni e tornano ad essere i protagonisti esclusivi dei problemi sociali, soprattutto se chiedono parità di trattamento, diritti o riconoscimento oltretutto previsti dalla costituzione ma non applicati. Tornando alla questione delle borseggiatrici, non penso sia un fenomeno inesistente ma anzi, sono consapevole che ci sia e che debba essere fermato e per fortuna esistono apposite leggi e apposite figure previste nel nostro stato di diritto ~che dovrebbero intervenire,~ in base alle leggi vigenti e &#8220;punire&#8221; chi sbaglia ma incolpare un&#8217;intera comunità di individui per l&#8217;errore di pochi rendendo la colpa collettiva e fomentando odio e violenza verso le comunità rom e sinte ha una connotazione politico-mediatica ben diversa e con obbiettivi ben lontani da quelli che possiamo trovare in uno stato di diritto e in una democrazia. </p>



<p>Ci sono arrivate diverse segnalazioni di donne rom e sinte aggredite sui mezzi pubblici solo per essere state riconosciute dai tratti somatici come rom e sinte o presunte tali mentre si recavano a lavoro, a scuola o per esigenze personali si sono ritrovate sui mezzi pubblici, instaurando forte paure nelle comunità a livello nazionale eppure in tutto questo la questione della sicurezza è stata narrata a senso unico e non ci siamo nemmeno posti l&#8217;interrogativo di come si possono sentire l comunità dopo quell&#8217;attacco forte e ingiusto, nonostante il nostro popolo alle ingiustizie ormai si è abituato perché non ha mai smesso di subirle e continua ad oggi ad incassare colpi devastanti che vanno ad influenzare ed influire anche su un lavoro che noi del movimento Khetane abbiamo cercato e che stiamo cercando di portare avanti come il tema della dispersione scolastica, delle attività lavorative, dell&#8217;abitare e dell&#8217;inclusione sociale che è sempre stata e continua ad essere escludente a partire dalle istituzioni per poi riversarsi sulla società creando forti traumi soprattutto nei nostri giovani che basandosi su certe tipologie di narrazioni che si riversano sulla collettività vanno incontro a due fenomeni, il primo è quello del disconoscimento della propria cultura e delle proprie radici millenarie e il secondo di conseguenza è quello della cancellazione etnica e personale per paure di ripercussioni, ovvero non fanno il coming out etnico. In tutto questo di esempi positivi di rom e sinti nella nostra nazione ne abbiamo a migliaia, così come eventi storici che hanno portato il nostro popolo e le personalità del nostro popolo a contribuzioni positive a livello mondiale.</p>



<p>In conclusione, la dilagante povertà, la mancanza di azioni politiche che vadano a contrastare fenomeni d&#8217;odio e disuguaglianze sociali ci portano a trovare il capro espiatorio al quale accennavo all&#8217;inizio, del resto secondo le ultime indagini si è accertato che circa l&#8217;80% della popolazione ha pregiudizi o prova odio verso i rom e i sinti e questo dato, grazie anche al contributo politico-mediatico è drasticamente destinato a salire, sta a noi scegliere come guardare la realtà della nostra società, una società nata come collettività ma che punta a livello sociale al benessere psicofisico sociale individuale eppure incapace di scendere gli errori di pochi e più facilmente disposta a generalizzare questioni di grande impatto soprattutto verso chi le subisce. L&#8217;8 aprile sarà la giornata internazionale dei rom e dei sinti che ci ricorda di come dopo la seconda guerra mondiale, alcuni attivisti si ritrovarono e scelsero la nostra bandiera (l&#8217;unica a non aver mai combattuto una guerra) il nostro inno che narra di viaggi lontani nei quali ci siamo portati dietro, la nostra lingua, la nostra cultura e soprattutto la nostra resilienza. OPRE ROMA TAJ SINTI. (In piedi rom e sinti)</p>
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