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	<title>matrimonio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Diritto al Rispetto della Vita Privata e Familiare nella Corte Costituzionale della Repubblica Italiana e nella Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 08:06:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>D Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali. di Nicole Fraccaroli Animata dalla volontà di identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>D</strong></p>



<p><strong>Un Approccio Comparato basato sul Caso delle Unioni Omosessuali.</strong></p>



<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<p>Animata dalla volontà di
identificare come l&#8217;unione omosessuale sia regolata, percepita e
supportata da due diversi sistemi giuridici, nel seguente documento
di ricerca contemplo da una parte la sentenza della Corte
Costituzionale Italiana che si occupa di tale sfida e dall&#8217;altra, la
Corte Europea dei Diritti Umani  nel caso Oliari e altri c. Italia,
la cui sentenza riguardava tre coppie omosessuali che secondo la
legislazione italiana non avevano la possibilità di sposarsi o
entrare in nessun altro tipo di unione civile. 
</p>



<p><br>Sulla base della
legislazione italiana, le coppie sposate sono le uniche ad avere
diritto a formare una famiglia; infatti, in base all&#8217;articolo 29
della Costituzione Italiana &#8220;La Repubblica riconosce i diritti
della famiglia come una società naturale fondata sul matrimonio. Il
matrimonio si fonda sull&#8217;eguaglianza morale e legale dei coniugi
entro i limiti stabiliti dalla legge per assicurare l&#8217;unità
familiare.&#8221; L&#8217;articolo 29 è solitamente considerato come una
trave sostenuta da quattro colonne: il principio di solidarietà,
quello personalista, e il principio di uguaglianza e autonomia.
Stando alla Costituzione, non può esserci famiglia se questa non è
basata sul matrimonio tra uomo e donna e l&#8217;antropologia Cristiana ha
fortemente influito nella costruzione di tale visione. Il diritto
alla famiglia è significativamente presente nel codice civile
attraverso il primo libro dal titolo &#8220;Delle persone e della
famiglia&#8221;, che si riferisce all&#8217;organizzazione del matrimonio e
ai diritti e doveri dell&#8217;uomo e della donna, marito e moglie.</p>



<p>Considerando invece la
Convenzione Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e delle Libertà
Fondamentali in ambito del diritto al rispetto della vita privata e
familiare; la vita privata è un concetto ampio, incapace di una
definizione esaustiva e può &#8220;abbracciare molteplici aspetti
dell&#8217;identità fisica e sociale della persona&#8221;. Attraverso la
sua giurisprudenza, la Corte Europea ha fornito indicazioni sul
significato e sulla portata della vita privata ai fini dell&#8217;articolo
8 ed è evidente che la giurisprudenza si è mossa in linea con gli
sviluppi sociali e tecnologici. La nozione di vita privata non è
limitata alla vita personale di un individuo; ma essa anche comprende
il diritto di stabilire relazioni con altri esseri umani. La corte ha
affermato che elementi quali l&#8217;identificazione di genere, il nome,
l&#8217;orientamento sessuale e la vita sessuale sono elementi importanti
della sfera personale tutelati dall&#8217;articolo 8. L&#8217;ingrediente
essenziale della vita familiare è il diritto di vivere insieme in
modo che le relazioni familiari possano svilupparsi normalmente e i
membri della famiglia possano godere della reciproca compagnia. I
diritti umani non rappresentano un discorso finito, concluso e la
CEDU è uno strumento vivente, interpretato alla luce delle
situazioni attuali. Di conseguenza, una coppia omosessuale che vive
in una relazione stabile rientra nella nozione di vita familiare,
così come nella vita privata, allo stesso modo delle coppie
eterosessuali. Questo principio è stato inizialmente enunciato nel
caso di Schalk e Kopf c. Austria, dove la corte ha ritenuto
artificioso sostenere che una coppia omosessuale non potesse godere
della vita familiare ai sensi dell&#8217;articolo 8.</p>



<p><br>Prendo in
considerazione la sentenza della Corte Costituzionale Italiana n.138
dell’aprile 2010, poiché i rimedi interni della causa Oliari e
altri c. Italia sono stati esauriti sulla base di tale decisione. 
<br>In questa sentenza la Corte ha esaminato le disposizioni del
Codice Civile che disciplinano il matrimonio, in seguito alle
referenze di due tribunali (di Venezia e Trento) interrogati da
alcune coppie omosessuali in seguito al rifiuto da parte
dell&#8217;ufficiale civile di pubblicare avviso della loro intenzione di
sposarsi. Dal momento che i tribunali portano affermazioni simili, li
considero congiuntamente. <br>I giudici del rinvio hanno sollevato
una questione di costituzionalità degli articoli relativi alla
famiglia all&#8217;interno del codice civile con riferimento agli articoli
2, 3, 29 e 117 della Costituzione, in quanto non consentirebbero alle
persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio. I giudici del
rinvio riconoscono che il matrimonio ai sensi della legge italiana &#8220;è
inequivocabilmente centrato sul fatto che i coniugi sono di sesso
diverso&#8221;; ma si riferiscono anche agli argomenti dei ricorrenti,
i quali hanno sottolineato che la legge italiana non contiene un
concetto di matrimonio, né un divieto espresso sul matrimonio tra
persone dello stesso sesso. D&#8217;altra parte, i tribunali riconoscono
che non è possibile ignorare la rapida trasformazione della società
e dei costumi negli ultimi decenni, che hanno visto la fine del
monopolio detenuto dal modello della famiglia tradizionale e la
nascita spontanea parallela di diverse forme di convivenza che
necessitano di protezione. Di conseguenza, tale richiesta di
protezione richiede un&#8217;attenzione particolare alla compatibilità
dell&#8217;interpretazione tradizionale (all&#8217;interno del codice civile) con
i principi costituzionali.</p>



<p>Un primo principio è
quello sancito dall&#8217;articolo 2 della Costituzione che riconosce i
diritti inviolabili degli uomini e secondo i due tribunali questo
concetto non riguarda solo la sfera individuale, ma in particolare
quella sociale come espressione della personalità dell&#8217;individuo. I
tribunali sostengono poi che, dal momento che il diritto di contrarre
matrimonio è un elemento essenziale dell&#8217;espressione della dignità
umana, ai sensi dell&#8217;articolo 3 della Costituzione il cui obiettivo è
quello di proibire differenze irragionevoli nel trattamento, esso
stesso deve essere garantito a tutti e non può essere soggetto a
discriminazione, con conseguente obbligo per lo Stato di intervenire
nei casi in cui il suo esercizio sia ostacolato. In relazione
all&#8217;articolo 29, i giudici sostengono che il significato della
disposizione non sia quello di considerare la famiglia come un
&#8220;diritto naturale&#8221;, ma piuttosto di affermare la precedente
esistenza e autonomia della famiglia rispetto allo Stato. I tribunali
si riferiscono infine all&#8217;articolo 117 della Costituzione, che impone
al legislatore di rispettare i limiti derivanti dal diritto
comunitario e dagli obblighi di diritto internazionale; ricordando a
tale riguardo gli articoli 8, 12 e 14 della CEDU. 
</p>



<p>La Corte Costituzionale
dichiara infondati tutti i principi costituzionali evocati dai
tribunali, ad eccezione dell&#8217;Articolo 2, riconoscendo che &#8220;Questo
concetto deve includere le unioni omosessuali, intese come la
coabitazione stabile di due individui dello stesso sesso, a cui viene
concesso il diritto fondamentale di scegliere liberamente la propria
situazione di coppia e di ottenerne il riconoscimento legale insieme
ai diritti e doveri associati &#8220;. Questa è un&#8217;ipotesi
fondamentale presa dalla Corte Costituzionale in quanto dichiara che
due persone dello stesso sesso sono investite dalla Costituzione
Italiana con un diritto fondamentale di ottenere il riconoscimento
giuridico dei diritti e dei doveri relativi alla loro unione. <br>La
corte ritiene che l&#8217;aspirazione a questo riconoscimento non possa
essere raggiunta solo rendendo le unioni omosessuali equivalenti al
matrimonio. Ne consegue che spetta al Parlamento determinare le forme
di garanzia e riconoscimento delle unioni menzionate; poiché in
realtà comporterebbe l&#8217;inclusione di una nuova figura nel quadro
normativo del Codice Civile. 
</p>



<p>Si considera ora la
sentenza della Corte Europea, relativa alla causa Oliari e altri c.
Italia presentata nel 2015, sulla sola base delle presunte violazioni
dell&#8217;articolo 8 della CEDU.</p>



<p>La valutazione di tale
Corte rinvia innanzitutto ad alcuni principi generali. Infatti,
mentre lo scopo essenziale dell&#8217;articolo 8 è di proteggere gli
individui da interferenze arbitrarie da parte delle autorità
pubbliche; lo stesso può anche imporre allo Stato determinati
obblighi positivi e assicurare il rispetto della vita privata o
familiare anche nella sfera delle relazioni tra individui. La Corte
chiarisce che per valutare gli obblighi positivi degli Stati è
importante fare alcune considerazioni: il giusto equilibrio che
dev’essere raggiunto tra gli interessi concorrenti dell&#8217;individuo e
della comunità nel suo complesso; l&#8217;impatto di una situazione in cui
vi è discordanza tra realtà sociale e legge e, il margine di
apprezzamento concesso agli Stati. In secondo luogo, la Corte applica
tali principi al caso in questione, prendendo atto della situazione
dei ricorrenti all&#8217;interno del sistema nazionale italiano. Si accorge
così che lo stato attuale dei richiedenti nel contesto giuridico
interno può essere considerato solo un&#8217;unione di fatto, e che può
essere regolata da alcuni accordi contrattuali privati ​​di
portata limitata che non soddisfano alcune esigenze fondamentali
della regolamentazione e protezione di una relazione stabile e
impegnata.</p>



<p>Ciò è dimostrato dal
fatto che tali contratti sono aperti a chiunque conviva,
indipendentemente dal fatto che siano o meno una coppia. È
interessante notare che la Corte ha anche affermato ulteriormente che
l&#8217;esistenza di un&#8217;unione stabile è indipendente dalla convivenza. La
Corte ritiene che, in assenza di matrimonio, le coppie dello stesso
sesso abbiano interesse ad ottenere l&#8217;opzione di entrare in una forma
di unione civile, poiché questo sarebbe il modo più appropriato per
il loro rapporto di essere legalmente riconosciuto e per essere
protetto in modo pertinente. Il governo italiano non è riuscito a
mettere in luce gli interessi della comunità nel suo complesso,
poiché è stato negato che l&#8217;assenza di un quadro giuridico
specifico che garantisse il riconoscimento omosessuale tentasse di
proteggere il concetto tradizionale di famiglia, o la morale della
società. Oltre a quanto sopra, è rilevante anche il movimento verso
il riconoscimento legale delle coppie omosessuali che ha continuato a
svilupparsi rapidamente in Europa. In particolare apprezzo
l&#8217;essenziale affermazione della Corte secondo la quale, nel caso di
specie, il margine di apprezzamento non dovrebbe essere più ampio,
poiché non riguarda i diritti supplementari che potrebbero derivare
da tale unione, ma riguarda un bisogno generale di riconoscimento e
protezione legale. <br>Di fatto, in assenza di un interesse
comunitario prevalente da parte del governo italiano, contro il quale
bilanciare gli interessi dei ricorrenti, e alla luce delle
conclusioni dei tribunali nazionali sulla questione che è rimasta
inascoltata (si avverte che I tribunali italiani effettuano
accertamenti sulla questione caso per caso); la Corte constata che il
governo italiano ha oltrepassato il margine di apprezzamento e non ha
adempiuto all&#8217;obbligo positivo di garantire che i richiedenti
dispongano di un quadro giuridico specifico che preveda il
riconoscimento e la protezione della loro unione omosessuale.</p>



<p>L&#8217;unione omosessuale è
stata trattata, attraverso i due risultati, non in una maniera
completamente opposta, ma in un modo rappresentativo, di un sistema
domestico ancora ostaggio di disposizioni che incorporano idee
tradizionali, e di un sistema giuridico maggiormente disposto ad
espandere i diritti umani alle nuove situazioni attuali.</p>



<p>È
fondamentale riconoscere che la Corte Costituzionale Italiana non ha
respinto la questione della costituzionalità negando ulteriori
cambiamenti, ma sostenendo che tale cambiamento debba essere
innescato dal Parlamento sulla base dell&#8217;articolo 2 della
Costituzione che deve includere le unioni omosessuali. <br>Dall&#8217;altra
parte, la Corte europea non si è limitata a rivendicare la necessità
del riconoscimento giuridico e della protezione delle unioni
omosessuali, ma parla in termini di un obbligo positivo statale
derivante dall&#8217;articolo 8; e questo ha influenzato l&#8217;interpretazione
estensiva dei diritti umani nell&#8217;ordinamento italiano, come risultato
dell&#8217;adozione della Legge Cirinnà (n118, del 25 Maggio 2016) che
attualmente prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso.
<br><br>
</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Un matrimonio americano</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jan 2019 09:06:26 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Roy e Celestial, due giovani belli, colti, entusiasti. Roy e Celestial si sposano giovani. Roy e Celestial sono neri di Atalanta.</p>
<p>Una sera, dopo una cena con i genitori di lui – Olive e Big Roy – decidono di fermarsi nell&#8217;unico hotel di Eloe, la cittadina dove tutti si sono incontrati. I due ragazzi litigano, Roy esce per rinfrescarsi le idee e viene interpellato da una signora di mezza età che, la mattina successiva, verrà trovata senza vita. In pochi istanti, l&#8217;esistenza di Roy e Celestial verrà stravolta perchè l&#8217;uomo sarà accusato di aggressione e stupro e trascorrerà in carcere cinque, lunghi anni.</p>
<p>Questa la sinossi dell&#8217;ultimo romanzo di Tayari Jones, collaboratrice del New York Times e vincitrice di numerosi premi letterari; l&#8217;opera si intitola <i>Un matrimonio americano</i>, e in Italia è edito da Neri Pozza.</p>
<p>Americani sono i protagonisti: Roy è nato in Lousiana e Celestial in Georgia, ma le loro antiche origini sono afro, origini evidenti dal colore della pelle, dai ricci dei capelli e dai tratti delle personalità di tutti i personaggi neri descritti dall&#8217;autrice: coraggiosi, forti, spavaldi, tenaci.</p>
<p>Ricordano il silente vecchio noce, al centro di un cortile, di un appartamento in cui si svolge la seconda parte della storia, quando Roy esce di prigione e deve affrontare la realtà.</p>
<p>I suoi anni in carcere sono stati duri, soprattutto perchè lui è vittima di un tremendo “errore” giudiziario: o meglio, è stato un capro espiatorio che denota tutto il razzismo ancora vitale nella società occidentale di oggi. Ma per lui le cose sono complicate anche dal fatto che Celestial ha deciso di iniziare una relazione con il loro amico comune, Andre, da sempre innamorato di lei.</p>
<p>Sembra un banale triangolo, ma così non è: la questione rivela, innanzitutto, quanto la volontà di un sistema scorretto che mette in galera gli innocenti possa devastare le persone e le relazioni umane. Il carcere, così concepito, non è affatto strumento di recupero, ma di annullamento di autostima e di speranze. In secondo luogo, emergono le difficoltà di restare fedeli, non solo alle persone che si sono amate, ma ai princìpi di onestà e di giustizia. Celestial è una figura centrale (così come Olive, due donne fondamentali nella vita di Roy e nella narrazione): combattuta tra il “dover” essere ciò che gli altri si aspettano da lei e il suo “voler” essere se stessa. Così come sono importanti le figure paterne del protagonista (Big Roy, il padre adottivo e Walter, genitore biologico, conosciuto tra le mura dell&#8217;istituto di pena): entrambi, uno con la saggezza di chi ha saputo amare e l&#8217;altro con la durezza di chi ha sbagliato molto, insegnano a Roy come diventare adulti in un mondo che discrimina, senza perdere la dignità. Un romanzo che di persone vere, con tutte le sfaccettature degli esseri umani. Non di bambole&#8230;</p>
<p>La vicenda è raccontata dai tre protagonisti, ad ognuno di loro viene data la possibilità di spiegare il proprio punto di vista, senza mai che la Jones diventi giudice perchè sa bene quanto sia difficile capire le pieghe dell&#8217;animo umano. Lo scandaglia con grande maestria, facendo parlare uomini e donne, giovani e meno giovani. Emerge, sì, la denuncia dell&#8217;ottusità ancora in voga nelle istituzioni americane (e non) nei confronti della comunità nera, ma questo romanzo si apre a considerazioni serie sulla Giustizia, sul Tradimento e sul Perdono, prima di tutto di se stessi.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Lapidate Safiya</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Jul 2018 07:39:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10935" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="680" height="362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/safiya-300x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></b></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya Hussaini, donna, moglie e madre.</p>
<p align="JUSTIFY">Vive nel nord della Nigeria, nel villaggio di Tungar Tudu, dove ancora oggi vige la sharia, la legge coranica applicata in modo rigido. Ed è proprio a causa della legge-sharia che la protagonista del libro di Raffaele Masto, deve subire più e più ingiustizie.</p>
<p align="JUSTIFY">Ho deciso di scrivere di Safiya non per stendere la recensione di un libro ma con lo scopo di mettere in luce la situazione di molte donne costrette ad accettare i dettami di una religione che, solo in alcuni casi, si impone sulla vita di molte donne africane e medio orientali.</p>
<p align="JUSTIFY">Una bambina, Safiya, nata in un villaggio molto povero della Nigeria, che vive spensierata la sua infanzia e che, come qualsiasi bambina, non vede l’ora di poter andare a scuola, imparare e crescere. Tutto va secondo le prescrizioni di Allah, fino a quando a 12 anni viene concessa in matrimonio. In queste zone il matrimonio forzato è un evento normale, si impone nella vita di molte bambine, costrette ad accettare un allontanamento improvviso dalla loro infanzia per diventare immediatamente donne.</p>
<p align="JUSTIFY">“La mamma mi abbracciò, mi accarezzò la testa, ma non parlò. Il suo abbraccio muto era la risposta che non volevo: non c’era niente da fare. Il mio matrimonio era deciso. Si sarebbe fatto anche contro la mia volontà. Mi avrebbero venduta a un uomo che non conoscevo.”</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya, ormai divenuta donna e moglie devota, è costretta a superare una serie di prove: diventa madre di 7 figli, viene ripudiata più volte e sconfitta dal dolore per la morte di 2 dei suoi bambini causa varicella.</p>
<p align="JUSTIFY">Una serie di ostacoli, voluti ancora una volta da Allah, che però non fanno perdere d’animo la donna che, anche con l’ultimo figlio in grembo e con una sentenza di lapidazione per adulterio, non perde la forza e la voglia di crescere Adama.</p>
<p align="JUSTIFY">“Il mio destino… impossibile non pensarci. Stava là, a margine dei miei pensieri come un’ombra malvagia in agguato, pronto a balzare fuori per terrorizzarmi ogni volta che i miei occhi si posavano su una pietra, una delle tante sparse sulla terra polverosa. Le pietre mi avrebbero straziata e uccisa. Il mio destino era la lapidazione.”</p>
<p align="JUSTIFY">La storia di Safiya ha ormai più di dieci anni ma è ancora di grande attualità. Il contesto nigeriano è ancora il medesimo, i contrasti e gli interessi, anche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ancora una volta viene rimarcata la contrapposizione tra il Nord e il Sud della Nigeria che è ancora oggi l’elemento principale della politica interna di questo Paese. Un Nord musulmano e un Sud cristiano che si dividono anche sul piano giuridico: da una parte un sistema di leggi che discendono dai dettami della religione e dall’altra un sistema laico, il tutto in uno Stato federale che solo sulla carta è unitario.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya era il pretesto per uno scontro tra élite politiche, economiche e militari che si contendevano (e si contendono ancora) la gestione di un Paese ricchissimo e potente dal punto di vista regionale e continentale. Attraverso la sua storia si capisce come la religione sia spesso un pretesto per regolare conti, per giocarsi potere e influenza. Safiya, ignara donna di un villaggio di poco più di trecento abitanti, era usata dalla macchina tritatutto della politica come oggi quella stessa macchina usa Boko Haram.</p>
<p align="JUSTIFY">Safiya si è salvata grazie anche all’intervento dei media internazionali che hanno portato alla luce un caso che come mille altri doveva rimanere di limitato interesse.</p>
<p align="JUSTIFY">Molte donne, spose bambine, madri sfruttate che non vengono salvate dalla mobilitazione internazionale, rimangono uccise, lapidate o torturate.</p>
<p align="JUSTIFY">Un libro forte, dopo la lettura del quale tutte le donne dovrebbero sentirsi un po’ Safiya.</p>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Sana Cheema. &#8220;L&#8217;ho uccisa io&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2018 07:42:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10677" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="571" height="116" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 571w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/lho-uccisa-io-2-300x61.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 571px) 100vw, 571px" /></a></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Patrzia Angelozzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha confessato il padre di Sana Cheema, la ragazza italo-pakistana residente a Brescia. Lo ha fatto solo dopo l’arrivo dei risultati dell’autopsia. Fino a quel momento aveva affermato, insieme alla complicità di qualche parente-conoscente, chela figlia, <b>sua figlia</b>, era deceduta per morte naturale.</p>
<p>Invece no, la ragazza è stata uccisa da lui, con l’aiuto di qualcuno, per strangolamento. Con una modalità così efferata da causarle la rottura dell’osso del collo.</p>
<p>Doveva sposare un uomo che aveva scelto lui. SUO PADRE. Un uomo pakistano in un matrimonio combinato. Anche il resto della famiglia era d’accordo…? O forse semplicemente non poteva intervenire? Sua madre, avrebbe potuto avere un ruolo in questa decisione imposta e dire la sua? Non credo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="660" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/3719857_0844_sana-300x103.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></a></p>
<p>Era arrivata in Italia insieme alla sua famiglia all’età di 10 anni. Aveva frequentato le scuole, imparato la lingua del Paese ospitante e cresciuta in un contesto accogliente, faceva parte di un mondo lavorativo e sociale dove si sentiva inclusa.<br />
Non è bastato spostarsi, crescere, studiare. O forse solo lei aveva assimilato il senso dell’ evolversi e diventare donna libera di pensare e scegliere.</p>
<p><b>Non accade solo in Pakistan, abbiamo numeri, casi e vite anche nel nostro Bel Paese</b> che di bello, attualmente, conserva ben poco rispetto ai diritti. Soprattutto quelli riservati alle donne.</p>
<p><b>Abbiamo mondi femminili dove è lontana la libertà di pensiero, di azione. Esprimersi e scegliere diventa arduo e coraggioso. Tocca rischiare la vita o obbedire alla follia.</b></p>
<p><b>Confessano tutti o la maggior parte di loro</b>, sono quelli che non cercano il suicidio nell’immediatezza dei loro crimini.<br />
<b>Padroni con le mogli, Padroni con le figlie, le fidanzate, le compagne, le amanti. Padroni delle vite di queste donne.<br />
</b>Crescere negli anni un figlio, indipendentemente dal fatto che sia maschio o femmina e non riuscire a comprendere il concetto di rispetto verso l’individuo equivale a un delitto. Al quale si aggiunge troppo spesso la violenza, la morte.</p>
<p>Sana Cheema, sarà un altro simbolo. Rappresenterà la visione malata che appartiene ad altri mondi e anche al nostro. Aveva studiato e non bastava. Lavorava e non bastava. Gestiva un’agenzia di pratiche automobilistiche ed era autonoma. Non bastava.<br />
Doveva sposare un uomo scelto da suo padre.</p>
<p>Queste sono storie che devono essere raccontate nelle scuole, approfondite in un parallelo storia-contemporanea e Leggi. Evoluzione e diritti, affinché nascano dibattiti volti a sostenere le coscienze.</p>
<p>Sana Cheena aveva solo 25 anni e una vita davanti.</p>
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		<title>&#8220;Orizzonte donna&#8221;. Jaha&#8217;s promise</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Dec 2017 11:27:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Ivana Trevisani</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_3-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: large;">Dal titolo alla realtà, il film documentario di Patrick Farrelly e Kate O&#8217;Callaghan, ci restituisce la promessa mantenuta e onorata da Jaha </span><span style="font-size: large;">Dukureh</span><span style="font-size: large;">, una promessa fatta a se stessa ancor prima che a tutte le ragazze e donne che, come lei hanno dovuto subire una pratica e una consuetudine che segnano la vita di ogni donna costretta a patirle: mai più mutilazioni genitali femminili, mai più matrimoni infantili forzati.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Due pratiche che Jaha conosce molto bene per averle vissute su di sé, in Gambia, il suo paese natale, ancora bambina è stata sottoposta a mutilazione genitale e successivamente, a 15 anni portata dal padre a New York per sposarla ad uno sconosciuto di 45 anni, a cui era stata promessa dalla famiglia quando aveva 9 anni.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La determinazione di Jaha a non accettare passivamente le ingiustizie, le consente dopo dieci anni di sottrarsi</span><span style="font-size: large;"> a quel matrimonio, e di costruirsi una nuova famiglia, con un altro compagno, scelto da lei e che con lei condivide l&#8217;idea di libertà femminile e la sostiene nel suo impegno al contrasto delle sopracitate pratiche.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La sua tenacia e il sostegno del nuovo marito la incoraggiano a tornare in Gambia per condurre su campo la sua lotta, e proprio nel paese delle sue origini avvia e guida una campagna contro le pratiche che le hanno segnato la vita. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9967" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_4-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L&#8217;intelligenza di Jaha le fa tuttavia intuire che non sarebbe favorevole, per l&#8217;efficacia della lotta, chiudersi in un&#8217;enclave con sole donne, peraltro non sempre disposte ad accettare la sua posizione. Eccola quindi a cercare e perseguire un&#8217; alleanza anche con i maschi. esponendo e spiegando l&#8217;obbiettivo della sua lotta, per strada, con i giovani uomini che incontra e nella casa paterna dove, grazie all&#8217;accordo con il suo stesso padre, riesce nel fermo intento di salvare la sorellina neonata, sottraendola al disegno di mutilazione genitale della giovane madre, ultima moglie, che si rassegna a rinunciarvi a fronte della nuova decisione del marito. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Portare a discussione, senza animosità</span><i> </i><span style="font-size: large;">ma con inconfutabile pacatezza la questione è l&#8217;atteggiamento che ha consentito a Jaha non solo di raggiungere l&#8217;affermazione di un risultato favorevole della sua lotta per le donne le ragazze le bambine, ma mosso anche ad una consapevolezza dell&#8217;atrocità e dell&#8217;insensatezza di una pratica accettata per inerzia tradizionale e nell&#8217;ignoranza la stessa popolazione maschile. </span><i> </i></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9968" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="500" height="500" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jaha_5-500x500-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Jaha, con le alleanze e il sostegno femminili e maschili nell&#8217;intero paese, riesce a mettere anche le strutture di potere di fronte alle loro responsabilità, a pretendere rispetto per i diritti delle donne, bambine e ragazze e l&#8217;esito, a fronte di tanta lucida e indiscutibile richiesta, non può che essere positivo. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 28 dicembre 2015 il governo del Gambia proibisce per legge le MGF (Mutilazioni Genitali Femminili), con la reclusione fino a tre anni di chi se ne renda responsabile e/o un&#8217;ammenda di 1200 euro, pari a 4 volte il salario medio, ottimo deterrente in un paese la cui popolazione non gode certo di diffuso benessere economico. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il 6 luglio 2016 inoltre, il governo del Gambia vieta i matrimoni forzati con minori e prevede il carcere per chi li contrae.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il film si rivela quindi, molto più che racconto, l&#8217;eccezionale affresco di uno straordinario riscatto sia individuale che sociale riuscito, che pur senza eluderla, ma anzi riconoscendola e affrontandola, ha potuto superare la tensione di un conflitto personale, familiare e politico.</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Uguaglianze e disuguaglianze di genere nel mondo arabo-musulmano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 09:25:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI Giovedì 9 novembre, ore 19.00 Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO) UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL MONDO ARABO-MUSULMANO A partire dai seguenti due&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><b>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</b></p>
<p align="CENTER">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Giovedì 9 novembre, ore 19.00</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL MONDO ARABO-MUSULMANO</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">A partire dai seguenti due testi:</p>
<p align="LEFT"><b>La nostra rivoluzione: voci di donne arabe, di Hamid Zanaz</b></p>
<p align="LEFT"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9679" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="198" height="300" /></a></b></p>
<p align="LEFT">Già nel dodicesimo secolo il filosofo e scienziato arabo Ibn Rushd, meglio noto in Europa con il nome di Averroè, attribuiva la stagnazione dei paesi musulmani alla rigida subordinazione delle donne. Nove secoli dopo è cambiato qualcosa? Molto poco, risponde Zanaz. Eva la peccatrice è ancora sotto stretta tutela maschile e un&#8217;interpretazione integralista dell&#8217;islam punta a rafforzare questa subalternità elevata a tratto identitario. Ma sono tante le donne del mondo arabomusulmano che stanno cominciando a criticare apertamente questa diseguaglianza di genere, che ha le sue radici non solo nei dettami religiosi ma anche nelle tradizioni culturali. E lo fanno interpellando direttamente il rimosso, i tabù, con una lucidità, un coraggio e un umanesimo sui quali l&#8217;Occidente, sempre più tentato da un ritorno al pensiero religioso, dovrebbe attentamente meditare.</p>
<p align="LEFT"><b>La sposa yemenita. Le mille (e una)nozze, di Laura Silvia Battaglia</b></p>
<p align="LEFT"><b> </b></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>
<p align="LEFT">Sbiadito per molti il mito della Regina di Saba, confinati a cataloghi turistici ormai poco frequentati i merletti che ornano suoi palazzi, lo Yemen è ora un Paese, e soprattutto un conflitto, dimenticato. Va dunque a Laura Sivia Battaglia, giornalista free-lance e documentarista che vive tra Milano e Sanaa, il merito di dedicargli non un saggio né un romanzo, ma un libro a fumetti che dice molto di lei ma anche della cultura, della società, della vita quotidiana e delle attuali tragedie di questa striscia di terra a sud della Penisola arabica. Una terra devastata dalla guerra in corso da oltre due anni tra i ribelli Houthi e la coalizione a guida saudita, e rifugio sicuro per i terroristi di Al Qaeda e Isis.</p>
<p>Accompagnata dall&#8217;abile matita di Paola Cannatella &#8211; già autrice di una biografia a fumetti della giornalista Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan &#8211; Laura Silvia Battaglia si racconta dall&#8217;epoca del suo primo incontro con lo Yemen nel 2011, e da studentessa di arabo in un istituto della capitale. Ma per farlo sceglie le scene di un matrimonio in puro stile yemenita, in cui le donne &#8211; in eleganti e succinti abiti occidentali celati sotto il niqab &#8211; festeggiano per tre giorni separate da uomini. E&#8217; qui che sarà proprio lei, unica ospite occidentale, a ricevere dalla sposa la prima rosa rossa del bouquet, presagio sicuro che presto a sposarsi sarà proprio lei.</p>
<p>E così infatti le accadrà qualche tempo dopo, con un giovane yemenita che insegnava nella sua stessa scuola. Ma l&#8217;amore è solo uno dei fili rossi della narrazione, e lo Yemen che vi prende vita &#8211; e stregò tanto Pasolini da portarlo a girare proprio qui alcuni dei suoi film &#8211; è anche l&#8217;apertura a un reciprocamente rispettoso dialogo interreligioso fra lei, di fede e formazione cattolica, ed il più importante Sheikh di Sanaa &#8211; graficamente rappresentato da una delle vignette più belle del libro. Ci sono poi le donne dello Yemen, che dalla &#8216;rivoluzione&#8217; del 2011 si coprono di più (&#8220;il niqab è arrivato in Yemen come una folata di vento con la vittoria di Islah, il partito dei Fratelli Musulmani, e con l&#8217;ingresso nel Paese di salafiti pakistani&#8221;). Donne che &#8220;impari a distinguere solo dagli occhi, da un guizzo inconsulto, da un rilievo della palpebra in giù&#8221;.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><b>Alla presenza di:</b></p>
<p align="LEFT">Laura Silvia Battaglia (giornalista), Ivana Trevisani (antropologa e scrittrice), Monica Macchi (esperta di mondo e cultura arabi e moderatrice)</p>
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			</item>
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		<title>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2017/10/24/primo-incontro-della-rassegna-un-mondo-di-diritti/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Oct 2017 07:35:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI a cura di Associazione per i Diritti umani 9 novembre, ore 19.00 Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO) UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/10/24/primo-incontro-della-rassegna-un-mondo-di-diritti/">Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><b>Primo incontro della rassegna UN MONDO DI DIRITTI</b></p>
<p align="CENTER">a cura di Associazione per i Diritti umani</p>
<p align="CENTER">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">9 novembre, ore 19.00</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">Presso: TEMPORITROVATOLIBRI, Corso Garibaldi 17 (MM Lanza, MILANO)</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="color: #ff0000;"><span style="font-size: large;">UGUAGLIANZE e DISUGUAGLIANZE DI GENERE NEL MONDO ARABO-MUSULMANO</span></span></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">A partire dai seguenti due testi:</p>
<p align="LEFT"><b>La nostra rivoluzione: voci di donne arabe, di Hamid Zanaz</b></p>
<p align="LEFT"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9679" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/9788898860548_0_0_300_75-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="198" height="300" /></a></b></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">Già nel dodicesimo secolo il filosofo e scienziato arabo Ibn Rushd, meglio noto in Europa con il nome di Averroè, attribuiva la stagnazione dei paesi musulmani alla rigida subordinazione delle donne. Nove secoli dopo è cambiato qualcosa? Molto poco, risponde Zanaz. Eva la peccatrice è ancora sotto stretta tutela maschile e un&#8217;interpretazione integralista dell&#8217;islam punta a rafforzare questa subalternità elevata a tratto identitario. Ma sono tante le donne del mondo arabomusulmano che stanno cominciando a criticare apertamente questa diseguaglianza di genere, che ha le sue radici non solo nei dettami religiosi ma anche nelle tradizioni culturali. E lo fanno interpellando direttamente il rimosso, i tabù, con una lucidità, un coraggio e un umanesimo sui quali l&#8217;Occidente, sempre più tentato da un ritorno al pensiero religioso, dovrebbe attentamente meditare.</p>
<p align="LEFT"><b>La sposa yemenita. Le mille (e una)nozze, di Laura Silvia Battaglia</b></p>
<p align="LEFT"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9678" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="457" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/c8f1d56ca18a89aefec133b6bab88879-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></b></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">Sbiadito per molti il mito della Regina di Saba, confinati a cataloghi turistici ormai poco frequentati i merletti che ornano suoi palazzi, lo Yemen è ora un Paese, e soprattutto un conflitto, dimenticato. Va dunque a Laura Sivia Battaglia, giornalista free-lance e documentarista che vive tra Milano e Sanaa, il merito di dedicargli non un saggio né un romanzo, ma un libro a fumetti che dice molto di lei ma anche della cultura, della società, della vita quotidiana e delle attuali tragedie di questa striscia di terra a sud della Penisola arabica. Una terra devastata dalla guerra in corso da oltre due anni tra i ribelli Houthi e la coalizione a guida saudita, e rifugio sicuro per i terroristi di Al Qaeda e Isis.</p>
<p>Accompagnata dall&#8217;abile matita di Paola Cannatella &#8211; già autrice di una biografia a fumetti della giornalista Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan &#8211; Laura Silvia Battaglia si racconta dall&#8217;epoca del suo primo incontro con lo Yemen nel 2011, e da studentessa di arabo in un istituto della capitale. Ma per farlo sceglie le scene di un matrimonio in puro stile yemenita, in cui le donne &#8211; in eleganti e succinti abiti occidentali celati sotto il niqab &#8211; festeggiano per tre giorni separate da uomini. E&#8217; qui che sarà proprio lei, unica ospite occidentale, a ricevere dalla sposa la prima rosa rossa del bouquet, presagio sicuro che presto a sposarsi sarà proprio lei.</p>
<p>E così infatti le accadrà qualche tempo dopo, con un giovane yemenita che insegnava nella sua stessa scuola. Ma l&#8217;amore è solo uno dei fili rossi della narrazione, e lo Yemen che vi prende vita &#8211; e stregò tanto Pasolini da portarlo a girare proprio qui alcuni dei suoi film &#8211; è anche l&#8217;apertura a un reciprocamente rispettoso dialogo interreligioso fra lei, di fede e formazione cattolica, ed il più importante Sheikh di Sanaa &#8211; graficamente rappresentato da una delle vignette più belle del libro. Ci sono poi le donne dello Yemen, che dalla &#8216;rivoluzione&#8217; del 2011 si coprono di più (&#8220;il niqab è arrivato in Yemen come una folata di vento con la vittoria di Islah, il partito dei Fratelli Musulmani, e con l&#8217;ingresso nel Paese di salafiti pakistani&#8221;). Donne che &#8220;impari a distinguere solo dagli occhi, da un guizzo inconsulto, da un rilievo della palpebra in giù&#8221;.</p>
<p align="LEFT"><b>Alla presenza di:</b></p>
<p align="LEFT">Laura Silvia Battaglia (giornalista), Ivana Trevisani (antropologa e scrittrice), Monica Macchi (esperta di mondo e cultura arabi e moderatrice)</p>
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		<title>ANI l&#8217;Imamah</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:01:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Ivana Trevisani</p>
<p>Che le donne musulmane, con o senza velo, non sono mute, potrebbe essere quasi un&#8217;ovvietà, purtroppo il dilagare dei luoghi comuni intorno ai soggetti rende l&#8217;affermazione necessaria. Il vero problema infatti non è la mancanza di voce delle donne musulmane, quanto piuttosto il silenzio del sistema informativo in merito alla loro parola, al loro pensiero, al loro agire.</p>
<p>I veli in realtà sembrano stesi più sulle nostre ignoranze che sulle loro teste.</p>
<p>L&#8217;incontro alla Casa delle Donne di Milano con la Imamah di origine malese, ma residente a Los Angeles, Ani Zonneveld, è stato l&#8217;occasione per uno squarcio nella spessa cappa di ignoranza che avvolge le molteplici realtà delle donne musulmane.</p>
<p>La Imamah, già&#8230; una donna Imam che invita alla preghiera e la guida in moschea per donne e uomini che pregano insieme.</p>
<p>Comunque Ani ha voluto chiarire il valore e il senso che dà al suo ruolo di guida spirituale: non confinato nello stupore dell&#8217;eccezionalità della sua attribuzione a una donna, ma iscritto in un orizzonte molto più ampio “ Sono Imamah mio malgrado, quello che a me interessa veramente è l&#8217;aspetto teologico che dice le donne e gli uomini uguali, perchè questo può rendere migliore la vita di tutti e soprattutto per le donne musulmane.</p>
<p>A volte io invito alla preghiera e un maschio la conduce, altre volte viceversa un maschio invita e io conduco.” Una realtà che forse stupisce più una comunità cattolica credente o non credente che ancora non ha avuto la possibilità di vedere attribuire a una donna il ruolo di guida spirituale, ma di cui, nell&#8217;ambito musulmano della diaspora migratoria, Ani non è un caso isolato. Infatti nello stesso Nord Europa Sherin Khankan è Imam a Cophenaghen e Rabeya Muller lo è a Colonia e sono una decina nel solo mondo occidentale le donne imam.</p>
<p>In merito al movimento “Musulmani per i diritti umani” (“Muslim for Progressive Values”) che ha contribuito a fondare, con sedi oltre che negli Stati Uniti anche in Canada, Australia, Cile e in Europa in Francia, Belgio, Paesi Bassi Ani, l&#8217;imamah musicista e attivista, ci tiene a precisare “Non abbiamo inventato un nuovo Islam, ma ripreso il Corano; nel Corano uomini e donne sono spiriti uguali, e non esiste interdizione per la donna di invitare e condurre la preghiera. Del resto il Corano accetta anche i non credenti, basta che l&#8217;individuo sia una brava persona.</p>
<p>Nella prima moschea del Profeta (Maometto) la preghiera era aperta a donne e uomini insieme, lo stesso Profeta invitò Um Baraka a condurre la preghiera quando lui era assente: per 14 secoli ci hanno mentito!”</p>
<p>Già, ecco ricomparire l&#8217;inganno del patriarcato che piega al proprio volere di dominio e lo giustifica con un uso distorto e strumentale dei dogmi di fede e che purtroppo da sempre attraversa tutte le religioni.</p>
<p>Ce lo ha ricordato dal pubblico il professor Branca, islamologo dell&#8217;Università Cattolica di Milano, con l&#8217;abituale autocritica lucida e intelligente, dimostrando con due lancinanti esempi quanto la Bibbia sia misogina nel linguaggio“Troviamo la suocera di Pietro guarita da Gesù, suocera semplicemente, senza un nome e che presuppone quindi una moglie per Pietro, mai citata; o la madre dei figli di Zebedeo, anche lei senza un proprio nome.</p>
<p>Sono suocere di madri di mogli di, ma sono donne che non hanno un nome”</p>
<p>L&#8217;asserzione implicitamente rimanda al presupposto per cui il linguaggio riflette e rende menifesta la cifra di un pensiero e un atteggiamento della comunità, nella fattispecie segnata dal desiderio di dominio dei maschi nei confronti delle donne e il tentativo di cancellarne le identità non nominandole.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9606" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="843" height="474" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 843w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Ani-Zonneveld-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></p>
<p>Continuando nello svelamento di sbrigativi luoghi comuni in meritò alla libertà femminile “Coprire le donne è senz&#8217;altro sessualizzarle, ma anche svestirle come in Occidente è usare sessualmente il corpo delle donne”, afferma con pacatezza ma decisione, questa donna minuta ma forte, senza velo in testa ma neppure nella conoscenza profonda e puntuale dei fondamenti religiosi della sua spiritualità, che la stessa Comunità le ha evidentemente riconosciuta accettandola come guida spirituale “L&#8217;Imam deve conoscere a fondo il Corano ed essere accettato dalla Umma (la Comunità), non è eletto/ordinato, come un prete.”</p>
<p>E uno snodo fondamentale tra religione e convivenza sociale è la famiglia fondata sul matrimonio, istituzione su cui ampiamente si gioca la strumentalizzazione delle indicazioni religiose</p>
<p>“Alle Nazioni Unite, in un mio intervento ho precisato che il Corano non sancisce il matrimonio a priori, è un contratto che si stipula tra due soggetti e dagòi stessi deve essere approvato, dall&#8217;uomo e dalla donna adulta . L&#8217;organizzaaione che ho fondato “Imam for she” ha una rete capillare di imam maschi che vanno nei villaggi a predicare il principio fondamentale del Corano per cui &#8216;le donne nel contratto matrimoniale possono dettare delle condizioni che il coniuge sarà tenuto a rispettare&#8217;. ” .</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-9607 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="325" height="325" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/DDqI_QnUwAI6hoH-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></a></p>
<p>Ani ha riferito che in Burundi ci sono 26 Imam che vanno nei villaggi per organizzare Campi di formazione allo sport ma al contempo insegnano come leggere correttamente il Corano, “E&#8217; un&#8217;attività molto importante, le ragazze hanno solo queste voci per conoscere i lori diritti. Inoltre è importante sapere che nel Corano è detto che una credente deve sposare un credente, credente, ma non necessariamente musulmano”</p>
<p>“Del resto anche quando le coppie vengono da me per essere sposate non lo faccio così, con leggerezza, ma faccio loro alcune domande mirate per sondarne la consapevolezza”</p>
<p>La conclusione di Ani non ha certo bisogno di commenti o analisi, semplicemente ci lascia ammirazione per la sua semplice lucidità e speranza che l&#8217; enunciato possa diffondersi maggiormente, farsi pensiero e guidare l&#8217;agire anche di chi non legge il Corano</p>
<p>“Nel Corano è detto che nulla può cambiare se per primo non cambi te stesso”</p>
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		<title>Spose bambine in Marocco</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Sep 2017 06:59:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi &#160; Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/ e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9469" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="606" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 606w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/sposabamb-300x173.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">Ne abbiamo parlato l’anno scorso a proposito dell’Egitto, </span></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: serif;">https://www.peridirittiumani.com/2016/08/02/egitto-e-le-spose-bambine/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">e siamo costretti a riparlarne anche per il Marocco: infatti sabato scorso la polizia è intervenuta al “Palais des Roses”, albergone </span></span><span style="color: #000000;">per cerimonie </span><span style="color: #2b2a2a;"><span style="font-family: serif;">nel centro di Tetouan per impedire un matrimonio tra una bimba di 13 anni e un uomo di 27. Esattamente come in Egitto, anche in Marocco il Codice di famiglia prevede </span></span><span style="color: #000000;">che per sposarsi bisogna aver compiuto 18 anni, ed esattamente come in Egitto la madre ha provato a dire che non si trattava di un vero e proprio matrimonio, bensì di una festa di fidanzamento…infatti la bimba indossava un abito bianco rosato non il classico bianco da sposa! Ed anche in questo caso, la denuncia è partita dai social network: le foto degli invitati postate su </span><span style="color: #000000;">Facebook</span><span style="color: #000000;"> hanno fatto scattare la denuncia da parte di moltissimi utenti e anche dei parenti del padre della bimba, gravemente malato e tenuto all’oscuro di tutto. Il risultato? Cerimonia interrotta tra le proteste degli invitati rimandati a casa senza poter terminare il banchetto ma nessun arresto, né denunce anche se il caso è passato al procuratore del Re.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: serif;">Secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili, risalenti al 2014, sono circa 35mila i matrimoni tra minori registrati (perché moltissimi si celebrano solo con funzione religiosa, senza la registrazione civile): il 3% delle spose hanno meno di 15 anni e più dell’85 per cento dei genitori è d’accordo sul matrimonio delle minorenni.</span></span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 07:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Mi sento un poeta troiano, uno di quelli a cui è stato tolto persino il diritto di tramandare la propria sconfitta” Mahmoud Darwish Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #1c1c1c;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>Mi sento un poeta troiano, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>uno di quelli a cui è stato tolto persino </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>il diritto di tramandare la propria sconfitta</i></span><span style="color: #1c1c1c;">”<br />
</span><span style="color: #1c1c1c;">Mahmoud Darwish</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8956" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="712" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033-300x115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al Museo teatro Commenda di Prè di Genova la mostra fotografica <em>Le strade dell&#8217;apartheid </em>ideata da Luca Greco, una trentina di scatti in bianco e nero sul popolo saharawi nel deserto dell&#8217;Hammada (sud dell&#8217;Algeria), sui palestinesi dei campi profughi e sui muri che separano cattolici e protestanti in Irlanda del Nord: tre realtà in cui vigono forme diverse di apartheid. Ci sono anche tre reading: il 15 giugno, alle 19 Gianna Coletti fa conoscere la storia di Mariem Hassan “la voce del Sahara” e del popolo saharawi, in La voce dei figli delle nuvole, il 22 giugno alle 19 Davide Sormani in Tracce di Sands, racconta dell’attivista repubblicano irlandese Bobby Sands e il 29 giugno alle 19 Marco Sgarbi chiude con Juliano. Ovvero sia della resistenza dedicato al fondatore del Freedom Theatre di Jenin, Juliano Mehr Khamis di cui abbiamo già parlato qui <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Verrà inoltre presentato il libro di Barta Edizioni in uscita in questi giorni “Io sono saharaui”, una graphic novel dedicata appunto a Mariem Hassan, storia musicale al femminile che si intreccia ad un percorso di autodeterminazione individuale e politica per l’indipendenza del popolo saharawi. Un testo diviso in sei capitoli, dove ogni titolo rimanda ad una canzone, caratterizzato da una militanza estetica radicale (testo in font sempre diversi che circondano i disegni coloratissimi) che rispecchiano le scelte di vita di Mariem dal rifiuto del matrimonio combinato a 15 anni, alla decisione di indossare la melfa, il vestito tradizionale lungo 10 metri, fino al successo trovato in Spagna il paese dei colonialisti.</p>
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<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031-217x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
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